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Full text of "Latini e anglo-sassoni (Rasse inferiori e razze superiori)"

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l^arbarU College librarg * 







FROM THE 

J. HUNTINGTON WOLCOTT FUND 



Established in 1891 by Roger Wolcott (H.U. 1870), in 

inemory of his father, for "the purchase of books of 

pennanent value, the preference to be given to 

Works of History, Politicai Ecònomy, and 

Sociology/' and increased in 1901 by 

a bequest in his will. 



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Dott. NAPOhEOHE ^ItHJAHHI 

pi(ofe88ot(« di Statistjea nell' Unlvevsltà di Napoli 
.Deputato al Pavlatrletito 



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(Razze ìnferiopì e pazze supepìopi) 



CON Pt^BfSAZlONB 



di 



GIACOMO HOVICOW 



SECONDA EDIZIONI: 



presso la t^ivista Popolale 
1906 



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PROPRIETÀ LETTERARIA 



/?. Stahilinieiito Tipografico Pansini — Chiostro S. Lorenao, Napoli 



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INDICE ANALITICO 



CAPITOLO I. 

I problemi dell' antroposociologia (pag. 1-2) 

I numerosi problemi che costituiscono quello più comprensivo delle su- 

periorità o della inferiorità delle raz;:e ...... pag. 

CAPITOLO li. 

La razza e le razze. Criteri per classificarle. 
Esistono razze pure I (pag. 3-8) 

Bibliografìa sulla quistione delle razze. Nota ..... pag. 

II concetto della razza. .... 
Varie classificazioni delle razze 
Monoginismo e poliginismo .... 
Luogo di origine ed età dell' uomo 
Non esistono razze pure. Confessione di De Lapouge 

CAPITOLO III. 

Gli Ariani. Origine, caratteri, numero e distribuzione 
della razza superiore (pag.. 8-14) 

La controversia si limita ai popoli europei colle loro colonie . pag. 

Classificazione degli antropo-sociologi ........ 

Caratteri della razza superiore ......... 

Origine e distribuzione della razza superiore. ...... 

L'indice cefalico, secondo Ammony è il carattere differenziale massimo. » 



CAPITOLO IV. 

Corrispondenza tra i caratteri fisici e i caratteri psichici 
neiruomo e nelle razze (pag. 14-24) 

Concessione di Fouillée alle teorie lombrosiane . 
Le esagerazioni di Woltmann ..... 
Scarso valore del peso del cervello .... 
Contraddizioni tra caratteri anatomici e caratteri psichici 
11 giudizio di Rat:{el e di Ripley. 



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CAPITOLO V. 

Razze o Nazioni (pag. 23-30) 

Oggi esistono nazioni, non razze. Consenso ^i Woltmann 
Contrasti antropologici e nazionali .... 



» ivi 



CAPITOLO Vf. 
Temperamenti e caratteri psichici nazionali (pag. 25-49) 



Difficoltà nell 'assegnazione dei caratteri psichici nazionali 

1 caratteri dell' Ariano. Lapouge. .... 

I caratteri delle varie branche dell'uomo caucasico. Keane 

Le ditterenze specifiche psichiche tra le razze. Ross 

La vendettta, l'individualismo, il pecorismo ecc. . 

L'educabiJità. DemoHns e Lapouge 

Caratteri dei popoli contemporanei. Mantega:{\a. 

Giudizi contraddittori sui caratteri psichici dei popoli 

CAPITOLO VII. 



pag. 31 
33 
35 
3« 
39 
43 
45 
ivi 



L'autodeiiigrazìolie latina e l'esaltamento anglo-sassone (pag. 49-57) 

La boria delle nazioni. Parigi, cervello del mondo ! . . . . pag. 49 
L'esaltamento degli anglo-sassoni e la denigrazione latina comincia con 

Tacito ............. 50 

L'Europa giovane di Ferrera . . . . . . ... » 5f 

La boria degli Anglo sassoni e dei Tedeschi ...... 53 



CAPITOLO VI 



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Contributo dei varìi popoli nello sviluppo della civiltà (pag. 57-61) 



Le benemerenze delle prime civiltà ....... 

Le grandi civiltà del Mediterraneo ....... 

Tutte le civiltà e tutti i grandi avvenimenti e i grandi uomini sono di 
origine germanica?! Woitmatin ....... 

CAPITOLO IX. 

Paralleli demografici (pag. 61-76) 

I fenomeni demografici tutti (natalità , mortalità , emigrazioni , urba- 
nismo, ecc.) smentiscono la distinzione tra razze superiori e razze 
inferiori ........... 



pag. 57 
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CAPITOLO X. 

La potenza politica e militare (pag. 70-75) 

Mutabilità estrema della supremazia politico- militare .... pag. 70 

Fiacchezza prussiana sino alla battaglia di Jena . . . . . » 71 

Fierezza spagnuola contro Napoleone I. ....... 72 

Lo spirito di libertà non e esclusivo degli Anglo-sassoni ...» ivi 
Contraddizioni degli antroposociologi sulla democrazia. De Lapouge, 

Ammon e Letisse. .......... 74 

CAPITOLO XI. 

La potenza economica (pag. 73-77) 

La ^potenza economica passò da un popolo all'altro .... pag. 75 

CAPITOLO XII. 

Le condizioni intellettuali. L^asse dei geni (pag. 78-84; 



Coltura di Arabi e Barbari; Analfabetismo inglese 
L'asse dei geni. Decandoble^ Odin 
Statistica artistita contraddittoria. 



pag- 



7^ 
79 
82 



CAPITOLO XIII. 
La moralità. I costumi. J^a moralità sessuale (pag. 85-90) 

La moralità istintiva e cosciente ........ pag. 

Dati statistici pei reati sessuali . . . . . . . . » 

Gli Unisessuali tedeschi e anglo-sassoni ....... 

CAPITOLO XIV. 

I reati contro la proprietà e contro le persone (pag. 91-103) 

Delinquenza di cupidigia. Confronti statistici. ..... pag. 

Il carattere e i furti degli Scozzesi. Russel-Garnier 

Omicidi e infanticidi. Confronti statistici 

I fabbricanti di angioli. Infanticidi 

Lesioni personali. Confronti statistici 

La ferinità italiana è^una leggenda 

La ferinità e la delinquenza antica dell'Inghilterra 

CAPITOLO xy. 
La moralità. Filantropia, altruismo collettivo (pag. 104- 112) 

La munificenza Anglo-sassone ........ pag. 104 

Corruzione politica latina e anglo- sassone . . . . » 105 

Crudeltà dell'uomo giusto di Keane . . . . . . » 107 



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pag. 117 

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» 124 



CAPITO XVI. 

Di alcuni altri dati di statistica morale (pag. 113-117) 

Alcoolismo, pauperismo, divorzi e separazioni ..... pag. 113 
Illegittimi e suicidi . . . . . . • • • » '^S 

CAPITOLO XVII. 

iiV insegnamenti della Storia di Roma , di Venezia 
e d'Inghilterra (pag. 1 17-127) 

I sociologi, che respirgono la dottrina delie razze .... 
Rassomiglianze nella storia e nella evoluzione di Roma , di Venezia e 

dell' Inghilterra ........•• 

Relativismo della superiorità e della inferiorità ..... 

CAPITOLO xvì:i. 
I fattori dell'evoluzione sociale (pag. 127-138) 

A) Fattori fisici 

Configurazione geogratica , suolo, clima ecc. . . . . » 129 

Azione, ambiente fisico e uomo primitivo . . . . . . » '33 

Immobilità, ambiente fisico e mutabilità, caratteri psichici . . » 134 

II clima e la pubertà . . . . . . .. . . . »^ rSS 

CAPITOLO XIX. 

1 fattori deir evoluzione (139-151) 

B) Fattori antropologici 

I fattori antropologici e la lazza. Da Fergusson a Gobineau . . pag. 140 
Le conseguenze logiche nella organizzazione economica e politica della 

dottrina delie razze. Da Gobinau a Woltmann . . . . » 141 

Matrimoni eugenici e incrociamenti . . . . . . » 143 

Le nazioni sono la smentita collettiva alPeugenismo .... » 145 

Eredità e teoria di Weismann . . . ' . . . . . » 146 

CAPITOLO XX. 

I fattori deir evoluzione sociale (pag. 1 51-168 

C) I fattori sociali — U educaiione 

lì fattore educazione è il risultato di tutti i fattori sociali . . . pag. 

I mutamenti nei caratteri fondamentali ....... 

» negli Scozzesi e nei Giapponesi ...... 

» nei Cinesi .......... 



152 
154 
155 
157 



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VII 



Perchè fallisce l'educazione verbale e l'istruzione sola 
L'educazione degli inferiori. De Rousiers 

» dei negri ..... 

Eilenizzazione, latinizzazione e sassonizzazione 
Forza educativa dell'illusione e deli/ autosuggestione 
La coscienza della propria forza riesce benefica . 
L'azione del genio, dell'eroe. .... 



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CAPITOLO XXL 

I fattori deireyoluzione sociale in azione (pag. 169-214) 

i.o Venezia - I diversi fattori che ne promossero la grandezza . )^ 
2.° Gran Brettagna — I diversi fattori che ne promossero la grandezza. >• 

» — L'educazione inglese » 

» — Il caso. La distruzione della invincibile armada. » 

3.° Stati Uniti — Azione speciale dei fattori fisici .... » 

» — Le differenze tra la colonizzazione spagnuola e la 

colonizzazione inglese. ...... 

» — Azione pervertitrice della schiavitù ...» 

» — Come avviene la fusione dei vari elementi. 

De Rousiers ........ 

» — Perchè i Negri non vengono assimilati. . » 

CAPITOLO XXH. 

I fattori dell'eToluzione regressiva (pag. 215-229) 



Tutti i popoli subirono sinora la fase della decadenza . 
La decadenza non avviene perchè si estingue una razza 

L' urbanismo consuma i migliori ? Ammon 

L' immobilismo. Sergi 

Corruzione dei costumi e parassitismo sono i veri fattori delia decadenza 
L* Imperialismo conduce al parassitismo . . . . , . 
Le storie di Roma , di Venezia e dell' Olanda si rassomigliano nella 
decadenza ........... 

CAPITOLO XXIII. 

La decadenza anglo-sassone (pag. 230-291) 
A) Inghilterra 

Le decadenze antiche . . . 

Difficoltà di dimostrare la decadenziai dei popoli contemporanei 

Beresford nega la decadenza inglese; si contraddice .... 

Malagodiy Ferrerò^ Sergia Lombroso l'ammettono 

i,^ La decadenza economica: relativa alla più rapida ascensione della 
Germania e degli Stati Uniti ....... 



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pag. 



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2.® La decadenza politica vera non e' e . 

3.0 li pericolo deriva dall' Imperialismo , eh' e già degeneralo in 
lingoismo. . . .' . 

L' Imperialismo rende necessario il militarismo . 
II Ibìgoismo . . ..... 

4.*^ Il trionfo di Joe (Chamb^rlain) Suo significato 

5.^ La trasformazione del carattere . 

CAPITOLO XXIV. 
La deciidenza aii^^lo-sassone (pag. 291-341) 

B) Stati Uniti 

Rassomiglianza coU'Inghilterra nell'Imperialismo . . 

I ,^ Enorme espansione economica ...... 

2.0 LMmperialìsmo nord americano; sua i^en.'si e sviluppo 

3.° Il trionfo di Roosevelt ....... 

4.'^ La violenza dei costumi ....... 

5.^ La corruzione ......... 

Il severo giudizio di Lord Bercsford ...... 



pag. 237 

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CAPITOLO XXV. 

La decadenza delle «azioni latine eontemporanoe (pai,^ 342-357) 
A) Spagna — B) Francia 



La decadenza latina non si può misurare da quella deUe repubbliche 
sud- a meri cane ...... 

Cause che determinarono la decadenza della Spagna 
E in decadenza la Francia?. .... 

I .^ La decadenza politica .... 

2.*^ La decadenza intellettuale .... 

3.° La decadenza economica. Parallelo coir Inghilie 

CAPITOLO XXVI. 

La decadenza delle nazioni latine (pag. 357-364) 

C) Italia 

La mancata unità nel passato non costituisce decadenza 

Maggiore corruzione delle rjf^e superiori nel Medio Evo. Addington 

Syrnonds ... 
Il Papato impedì l'unificazione dell'Italia ...... 

L' unificazione cosciente, volontaria : fatto unico ..... 



343 
344 
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CAPITOLO XXVII. 
Evoluzione parallela deiritalìa e della Germania (365-386) 

I giudizi degli Italiani contemporanei non possono essere imparziali . pag. 365 
Maggiori progressi della Germania. Cause estranee alla razza — A) Concu- 
ssioni naturali, ì.^ Configurazione geografica .... » 368 

Enorme importanza della navigazione fluv-ale in Germania ...» 369 
2.0 II suolo ed il clima. 3.° 11 sottosuolo. Ferro e carbone in Italia 

e in Germania ........... 370 

b) Condizioni storiche. — i .^ Differenza tra Prussia e Piemonte 

sotto la cui egemonia avvenne Tunifìcazione tedesca e italiana . » 37^ 
2° Metodi diversi adoperati nei due processi di unificazione . . » 372 
3.® Forze popolari prevalse in Italia e forze statali prevalse in Ger- 
mania nei due processi . . . . . . . . . * ivi 

4..^ Serietà nel federalismo tedesco; uniformità ncirunità italiana . » 373 

5.0 II fattore individuale. Cavour e Bismarck * 374 

Sviluppo economico e politico considerevole dell'Italia rispetto alla Ger- 
mania non ostante le condizioni d' inferiorità della prima indipen- 
denti dalla razza . . . . . . . . . . "375 

I punti neri nello sviluppo dell'Italia. L'emigrazione; suo significato . » 376 

Giudizi di stranieri constatanti lo sviluppo dell'Italia . . *. * 3^i. 

La risposta di Bjornson ai calunniatori dell'Italia. ...» 383 

L' alba del secolo XX segnerà V inizio del nuovo risorgimento italico 

secondo Fischer ........... 386 

CAPITOLO XXVUI. 

Gl'Italiani delle colonie (pag. 386-409) 

Sergi nega le attitudini colonizzatrici agli Italiani. .... pag. 386 
Errori di Sergi. Impossibilità di mutamento istantaneo delle condizioni 

psicologie ne degli emigrati . . . . . . . . » 388 

I miracoli compiuti dagli Italiani stabiliti nesli Stati Uniti. Il giudizio 

di Frederìchsen 390 

Le buone qualità degli Italiani e i buoni risultati dati da quelli emigrati 
negli Stati Uniti riconosciuti da giornali y riviste e scrittori nord- 
americani ............ 392 

II giudizio di Austin in difesa della cosidetta immigrazione obiectionnable, » 396 
Il numero degli Italiani nelle carceri, nei manicomi e nei ricoveri nord- 
americani nel 1904 .......... 400 

I Siciliani in Tun'sia. Loro minima delinquenza . . . . . » 401 

Gl'Italiani nell'Argentina. Importanza economica e sociale. Riconosciuta 

da Bolton King e Thomas Okey, ....... 403 

La Greater Italy . » 409 



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CAPITOLO XXIX. 

Possono risorgere le nazioni ! (pag. 409-428) 

I risultati della ricerca sulle raf fé pag. 409 

Tutti i popoli decaddero. Saranno una eccezione gli Anglo- Sassoni ? » 410 

I popoli decaduti, per risorgere, hanno bisogno di una iniezione di sangue 

barbaro? » .4" 

II Risorgimento italiano non si deve alla invasione dei barbari . » 412 
Se non si ammette la rigenerazione senza bisogno di barbari è sicura 

la degenerazione dell'umanità, perchè lo stock dei barbari è esaurito. » 414 
Mosso nega V esaurimento biologico. Novicow con ragione ammette la 

morte del solo tipo sociale . »4i5 

Le condizioni per risorgere. L*ideale • 41Ò 

La risurrezione imminente della ra^^a gialla » 4? 9 

Decadenze economiche e politiche e risurrezioni in Inghilterra » 420 

I Pangermanici negano la possibilità della Welt-politik e dell' Imperia- 

lismo ai Latini » 423 

La risurrezione dell'Italia è un fatto e non una ipotesi * 4^5 

CAPITOLO XXX. 

L'avvenire (pag. 429-436) 

II livellamento delle condizioni tra le diverse nazioni .... pag 429 

Significato del pericolo giallo » 43° 

La funzione del movimento socialista. Irredentismo e chauvinisme » 431 

Le condizioni per Tevoluzione progressiva. De Greef . . . » 43 2 
La solidarietà internazionale e le unioni dei popoli secondo la razza. 

Bjórnson » 434 

La solidarielà internazionale sarà il prodotto dei legami economici. 

Hobson » 435 

Verso la civiltà umana cogli avanzi delle antiche civiltà ...» 436 

FINE 



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Vi sono persone che provano piacere dichiarandosi 
di razza decaduta. Esse non hanno torto : sono real- 
mente dei nevrotici , degli ammalati , dei degenerati. 
Hanno un solo torto : attribuiscono a popolazioni in- 
tere ciò che in essi è un tratto individuale. In ogni 
momento e presso ogni nazione c'è un certo numero 
di folli ; da ciò non si ha diritto di dedurre che la 
nazione intera sia colpita da alienazione mentale. 

Si dica lo stesso dei temperamenti malaticci, nei 
quali la disorganizzazione del sistema nervoso ha sop- 
presso ogni energia fisica e mentale: questi disgraziati 
rappresentanti dell' umanità non hanno che da guar- 
darsi attorno per convincersi che il rimanente degli 
uomini sì trova in condizioni diverse. Essi vedranno 
milioni di contadini e di operai lavorare dodici ore al 
giorno per un magro salario: vedranno questi diseredati, 
che mangiano raramente sino ad affamarsi, rimanere 
coraggiosi , forti , senza perdersi in lamenti ridicoli, 
riprendere tutti i giorni, senza stancarsi, il loro ingrato 
lavoro, fare molti figli ed andare a fondare di là dai 
mari società nuove riboccanti di speranza e di avvenire. 

Si accomodino pure i nevrotici a dichiararsi dege- 
nerati ! Ma non osino attribuire alla loro nazione le 
stigmate che appartengono soltanto ad essi. 

Un' altra categoria d' individui viene a cantare la 



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litania della degenerazione. Cosa strana ! questi in- 
dividui si dicono patrioti ! Buon numero di scrittori 
d' ingegno , sani di spirito e di corpo , che sentono 
anche un grande vigore fisico e mentale, perfetta- 
mente coscienti della loro potenza letteraria, dichia- 
rano alla propria nazione che essa è degenerata, per 
iscuotere il torpore degli spiriti , per risvegliarli , per 
far prendere risoluzioni virili. 

Costoro son simili ad un generale, che volendo spin- 
gere i suoi soldati al pericolo, li proclami vili ! 

Il metodo di questi scrittori è completamente sba- 
gliato: invece di condurre allo scopo desiderato, riesce 
ad uno diametralmente opposto. Chi vuole combattere 
un male deve tentare di far comprendere che esso è 
passeggero e non definitivo. 

S'immagini che si dica ai negri: Voi avete delle isti^ 
turioni detestabili perchè la vostra pelle è nera. I negri avreb- 
bero il diritto di rispondere: Se le nostre istituzioni sono 
cattive in conseguenza della nostra rai\a, in conseguenza quindi di 
un fatto naturale, è inutile chiederci sforzi per migliorarle: tanto 
varrebbe domandarci di modificare il colore della nostra pelle. 

Al contrario se si dicesse ai negri: Voi avete delle 
cattive istituzioni, ma esse dipendono esclusivamente dalle vostre 
idee : e come voi potete modificare queste ultime cosi del 
pari potete modificare le vostre istituzioni, i negri allora ve- 
drebbero aprirsi dinanzi a loro la prospettiva di un 
avvenire migliore e potrebbero lavorare con ardore 
per realizzarlo. 

I singolari patrioti di cui ho parlato testé sembrano 
dire ai -popoli latini: Voi attualmente non dispiegate tanta 
energia quanta ne spiegano gli anglo-sassoni, dunque voi appar- 
tenete ad una razza inferiore, ad una rai^a degenerata. 



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XIII 



I latini potrebbero rispondere: Ciò è deplorevole! Ma 
se la nostra fiaccherà viene dalla rawa, nulla noi possiamo 
fare. Invano voi e invitate a shara\\arci dei nostri vi^ii che 
sono inerenti alla nostra natura : tanto varrebbe domandarci 
di aver delle ali. 

Un grande numero di Russi nell'ora attuale hanno 
il più santo orrore per le istituzioni che reggono il 
loro paese. Ma essi non dicono ai loro concittadini: 
queste istituiioni saranno eterne tra voi perchè soru) inerenti 
alla vostra ra^a inferiore. I veri patriotti devono predi- 
care Todio indomabile contro le istituzioni che loro 
sembrano funeste; ma nello stesso tempo devono in- 
culcare la convinzione che non è solamente possibile, 
ma che è facile rovesciarle. 

In una parola, l'uomo di scienza, ch'è un patriota, 
deve incoraggiare e non scoraggiare i proprii con- 
cittadini. 

Lo scoraggiamento è la peggiore delle calamità : 
di tutti i veleni è il più pericoloso e funesto , pre- 
cisamente perchè toglie le facoltà di agire e di creare 
agli individui che hanno la facoltà più mirabili e per 
la creazione e per l'azione; in guisa che le forze che 
avrebbero potuto dare dei risultati eccellenti, riman- 
gono inerti. 

Che un uomo incapace nulla faccia, è un fatto na- 
turale cui ci si deve necessariamente sottomettere. 
Ma impedire ad un uomo capace, di produrre grandi 
opere, scoraggiandolo, è un vero delitto. Perciò coloro 
che cantano la degenerazione delle loro patrie sono 
veri avvelenatori. Sono del pari ignoranti ed illogici. 

Infatti, la pretesa ineguaglianza delle razze, la loro 
pretesa degenerazione è uno degli errori più colossali. 



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XIY 



che abbiano afìlitto lo spirito umano. Questo errore 
deriva dalla confusione dei fatti fisiologici coi fatti 
sociali. 

Nessuno contesterà che attualmente lo stato sociale 
dei negri dell' Africa non sia inferiore a quello dei 
bianchi di Europa. Su ciò non è dubbio. L'errore con- 
siste soltanto nel pretendere che i negri siano bar- 
bari, non in conseguenza di un insieme di circostanze 
storiche sfavorevoli , ma unicamente perchè hanno 
pelle nera e capelli crespi. L'errore consiste nel- 
r affermare , che in tutte le condizioni possibili . tra 
quaranta o tra cinquanta secoli, i negri non saranno 
altro che barbari , precisamente a causa della loro 
pelle e della qualità dei loro capelli. 

È ancora più assurdo sostenere che giammai gli 
Italiani avranno un'attività industriale eguale a quella 
dell' Inghilterra perchè essi sono di razza Latina e gli 
Inglesi di razza Anglo-Sassone. 

Nessuno, meglio di N. Colajanni in questo volume, 
ha dimostrato la falsità assoluta di simili idee. Egli 
prende la questione della ra^a da tutti i lati , la gira 
e la rigira in mille modi per condurre il lettore a 
questa verità assiomatica : che lo stato sociale dipende 
da circostanze naturali e storiche e non dalla razza. 

Dei nobili Anglo-Sassoni possono essere selvaggi, 
barbari , corrotti , pigri , stupidi , come dei Latini de- 
generati possono essere civili, onesti, attivi, intelligenti. 

Dopo il libro di Colajanni la si finirà — io lo spero — 
con questa grande mistificazione che si chiama la de- 
cadenza delle rane latine. E ne sarebbe tempo: essa è 
durata troppo ed ha fatto molto male. 

< La razza piti forte, dice Rossi — citato da Cola- 






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"T^^yrv^^ 



XV 



Janni — sarà sempre quella che ha un sentimento 
forte della propria superiorità ». 

I Latini dovrebbero ricordarsi costantemente di tale 
frase. GÌ' Italiani sopratutto, che hanno prodotto tante 
meraviglie nel passato , che sono stati per sì lungo 
tempo alla testa della civiltà, devono avere l'assoluta 
convinzione che nulla, assolutamente nulla, loro im- 
pedisce di far quanto i loro antenati. Non solo tanto, 
ma ancora di più : perchè giammai, dalle origini della 
storia, r Italia si è trovata in circostanze tanto favore- 
voli quanto quelle dei nostri giorni. 

Unificata, alla fine, e non col ferro e col fuoco, come 
nell'antichità di Roma: unificata per libera volontà 
dei suoi cittadini, l' Italia per la prima volta, ha una 
organizzazione politica più o meno soddisfacente. Delle 
riforme, senza dubbio, sono necessarie ; ma esse pos- 
sono compiersi senza rivoluzioni violenti. Per la prima 
volta, dalle origini della storia, gì' Italiani vivono per 
loro stessi e non per i padroni stranieri; perchè , non 
bisogna dimenticarlo , Roma antica fu spesso un pa- 
drone , ed un padrone durissimo , pei provinciali. E 
quanti altri vantaggi presenta 1' unità attuale sull'an- 
tica ! Ai nostri giorni le ferrovie e i telegrafi fanno 
non solamente l'unità politica, ma l'unità reale, la 
vita in comune di tutti gl'Italiani per mezzo del cuore 
e del pensiero. E quali meraviglie di progressi indu- 
striali promettono i cinque milioni di cavalli di forza 
elettrica che le Alpi e gli Appennini contengono nei 
loro fianchi ! 

L' Italia è una, ed è forte. Alcuni anni ancora, alcuni 
sforzi , un po' di saggezza e di patriottismo ed essa 
diverrà ricca. Allora le sofferenze venti volte secolari 



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XVI 



del popolo italiano saranno finite: esso rinascerà alla 
luce del giorno e , per la prima volta , potrà sentirsi 
felice ! 

Ed è in questo momento che i nevrotici , i pessi- 
misti, gli uccelli di cattivo augurio, i profeti di sven- 
tura vengono ad affermare agli Italiani che essi sono 
un popolo finito , degenerato e che non ha che dn 
adagiarsi nella tomba ! No, il popolo italiano sì labo- 
rioso , sì perseverante , dotato delle qualità naturali 
più brillanti non ascolterà queste voci sinistre. Esso 
seguirà lieto e pieno di fiducia gli uomini come Co- 
lajanni , che gli hanno provato in modo inconfu- 
tabile che la sua pretesa inferiorità e la sua pretesa 
degenerazione, sono, come dice lui, un romanzo an- 
tropologico, e, come dico io, la più colossale delle aber- 
razioni. 

J. Novicow 



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<t g)»(& 



CAPITOLO I. 
1 problemi dell* antropo-socioiogla 



Il tema che ho impreso a trattare è vasto e compljssso ; implica nu- 
merosi, intricati problemi, la maggior parte dei quali se non si devono 
proclamare addirittura insolubili, certamente sono ancora insoluti. È 
doveroso, intanto, affrontare tale trattazione perchè anche quando si 
riesce a constatare soltanto la nostra attuale ignoranza, ciò serve 
sempre a fugare o ad attenuare certi pregiudizi , che corrono come 
assiomi, e che sono ben lontani dalla verità; pregiudizi, però, che 
hanno spesso una disastrosa ed efficace azione nella politica, nella 
economia , nella morale dei contemporanei. È utile trattare questo 
argomento di palpitante attualità che si delinea sotto il titolo di ra!(!(e 
inferiori e raf^e superiori, che forma la trama della pretesa nuova 
scienza, V antroposociologia, perchè dalla discussione scaturisce a luce 
meridiana la vanità di quella, che Giambattista Vico chiamò bella- 
mente la boria delle nazioni. 

Raffermata vastità e complessità del tema e il numero e la impor- 
tanza dei problemi che comprende emergono chiaramente da questa 
loro incompleta enumerazione. 

A) Anzitutto che cosa si deve intendere per la parola ra^^a ? è 
una o sono molte le ra:{^e? dove sono nate e da quanti secoli vivono ? 
come si distinguono e si classificano le r^^^? l'ambiente fisico ha 
un'azione modificatrice sui caratteri delle ra^^e? 

B) Da questo primo gruppo di problemi ne scaturisce un secondo 
non meno importante. Esistono al giorno d'oggi ra^s^epure? Corri- 
spondono le nazioni odierne alle ra:{:{e? 

C) Nelle ra:{ie umane, alle innegabili differenze anatomiche, an- 



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2 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

tropologiche corrisponde una diversa potenzialità intellettuale e mo^ 
rale ? Tra i popoli esiste la differenziazione clie si osserva tra gl'in- 
dividui e che in botanica e in zoologìa riesce ai generi, alle specie, 
alle varietà? 

D) Esiste la trasmissione nei discendenti delle qualità acquisite, 
che rende possibile e spiega la trasformazione darviniana delle specie ; 
e più ampiamente costituisce la base della teoria della evoluzione ? 
Se è vera questa trasmissione, a che cosa si riduce la differenza ini- 
ziale tra r(V{^e inferiori e r(V{\e superiori, dato che ne sia dimostrata 
l'esistenza ? 

E) I popoli, le collettività, si devono rigorosamente paragonare 
agli individui distinguendo ìn iwtì, peTciò, le fasi fatali naturali della 
fanciullezza, della giovinézza, della maturità, della vecchiaia ? Quale 
valore ha l'orgafiicisifto in socìolqgia? 

F) Se nelle collettività manca la fase ultima degli individui, la 
morie, ma c'è la decadenza, la degenerazione : si può ammetterne il 
risoigimento e la rigenerazione ? 

G) Se la rigenerazione, il risorgimento , non è possibile: eatro 
qtuattti secoli le vigorìe umane si esauriranno, lasciando un laido e 
immane detrito di degenerati ? e quale sarà l'ultima ras^za che dopo 
avere riassunto tutte le precedenti civiltà delie razze decadute, su- 
birà la fatale degenerazione, che rappresenterà la vera catastrofe h-- 
a^le deU'nmatìità ? 

L'indice generale dei problemi implicati nell'altro delle roffem*- 
feriori e ra!(J(e superiori dice da sé ed eloquentemente che in un «olo 
libro non possono essere svolti^ neanche sommariamente. 

È indispensabile, perciò , circoscrivere la trattazione a ciò che ai 
riièrkce più direttamente, più immediatamente e con maggiore in- 
Iftresse di attualità all'argomento delle ra^ife ir^eriori e ra:{^e superiori 
e limitarsi ad un cenno fuggevolissimo su di alcuni degli indicati 
problemi : a queUì d' indole più generale e più discussi, che hanno 
c^gi maggiore importanza politica e sociale. 



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Dorr. napòlbons ooujiumtt 



CAPITOLO U, 



Lrft rasu • le rasce • Criteri per classificarle^ 
Bslstono raxse pare?(i). 

Le più vivaci discussioni si sono fatte sul significato e sul valore 
della parola raj^a, Babington nega i caratteri della razza e non am- 
mette che quelli degli individui, e È l'individuo, egli dice, che dob- 
biamo studiare e non il vago fantasma designato sotto il nome di 
riV(^a, Anche quando la ra^^a è studiata impiegando, i metodi più 
precisi di statistica e di osservazione esatta, tutte le descrizioni che 
fii riferiscono alla medesima non sono che generalizzazioni di verità, 
che si applicano agli individui , che la compongono. A questa con- 



(i) Nella Sociologia criminale (voi. H) mi sono occupato largamente di alcune 
delie quistioni qui accennate ed ho citato molti scrittori esaminandone le opinioni. 
Qui mi limito a dare Tindicazione precisa di alcune opere « di autori, che saranno 
spesso ricordati in questo e nei successivi capitoli. 

Sul significato disUa parola raffd, suUe sue classificazioni ecc. è classica l'opera 
di De Quatrefages : La specie umana (Traduzione italiana. Milano 1877). Pel resto 
oltre L'origine dell'uomo di Darwin si riscontrino : G. Sei^ì : Origine e diffusione 
deila stirpe del Mediterraneo (Roma 1895); Idem: Africa, Antropologia della 
stirpe camitica; Idem: Ari e italici attorno all' Italia preistorica (Torino, 
Bocca 1897 e 1898); Penka: Herkunft der Arier; Taylor: The ori gin oftheArian; 
A. H. Keane : Ethnology (Cambrigde at University Presse > 1896) ; Idem : Man ; 
Past and present, 1899; Deniker: Races et peuples de la terre (Paris, Schldcher, 
1900); John Lubbock: L* homme prehistorique. Les origines de la eiirìUsation ; 
Tylor : Primitive colture ; researches in the history of mankind; Wattz : Afitro^ 
pologie -der Naturvolker; Lazarus: Dos lebender seele; Rat^el: Le rane umane 
(Traduzione italiana. Unione Tipografico-Editrìce^ Torino 1893); Ranke : L']uomo 
(Trad. Italiana, id.); Otto Ammon: Die naturliche auslese beim Menschen (Jena 
Fischer 1893) 9 i^^ni : Histoire d'une idée, UAnthroposociologie (Paris, Gi^rd £X 
Brière 1898); C, C. Closson : La Hìerarchie des races europeennes (Paris, Giard 
et Brière 1898); Manouvrier : L'indice cephalique et la pseudo-sociologie (Nella 
Revue de V Ecole d'Anthropologie, Paris 1899) ; Folkmar : Le^ons d'Anthropo- 
logie philosophique (Paris, Reìnwald 1900); W. Z. Ripley: Tìie races of Europe, 
a sociological study (New York. Appleton and G.) ; Vacher de Lapouge : Les se- 
ìectiones sociales; Idem: VAryen, Son role sociale (Paris, Fontemoing, 1899); ^* ^^ 
Micfaelis: L'origine degli indo Europei (Torino, Bocca, 1903); Ludwig Woltniann: 
BoHUsdie Anthropologie, Etne Untereuckmng ùber den Einflus der De$cendeni- 
thet>rie amf die Ljéhre von der poUtischen Entmcklung der Vólker» Thuringische 
VerJags-^ustalt. Eisenach un Leipzig, 1903. 



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4 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

ctosiofic si è condotti ponendo mente alle enonnì difficoltà che s*in- 
coonano nello stabilire i caratteri differenziali tra le razze diverse. 
Pncìò la ro^a umana non deve che considerarsi come una specie 
nei senso biologico. I processi di adattamento, di variazione, d*incro- 
cìamcnto, di acclimatazione, e di specializzazione e di differenzia- 
zione sono i grandi fattori, che spiegano la storia moderna dei popoli 
e di^i individui > (Foikmar), 

Morselli e Mant^azza del pari ritengono che il t^ medio delle 
razze e dei gruppi specifici umani non esiste in natura ; che le razze 
sono in mtmero indefinito per la grande variabilità degii uomini 
sempre wattainlL Così pure il Woltmann, che aveva il maggiore in- 
teresse a precisare il concetto di ra^^a è, costretto, accordando grande 
importanza aUa statistica delle /ariazioni, a distinguere il tipo dalla 
rof^o. n t^ è un*idea morfologica; la nifi^a genealogica. Rascia e 
fq» non corrispondcmo esattamente. Quanto meno varia una ra^^^a, 
tanfo più unitario è il suo t^ e tanto più gl'individui concordano 
in una medesima forma fondamentale di organizzazione. Ma quanto 
più varia una rof^aj tanto più si allontanano gli estremi dal tipo 
medio. In tali casi è quasi impossibile di rimontare alla razza dal 
tipo, sicdiè soltanto la ricerca genealogica può stabilire la parentela 
organica (tiferà cit. pag. 23). 

Così è avvenuto die alcuni classificano le razze dal preteso luogo 
della loro origine (razza caucasica, mongolica, af icana ecc.) ; o dal 
colore della pelle (bianca, gialla, nera, ecc.); o dalle dimensioni del 
cranio (brachicefali, mesatice£ali , dolicocefali); o dalla forma del 
cranio {Sergi), o dalla forma dei capelli (crespi^ lanosi, lisci : Haékel); 
o dal linguaggio (monosillabico , agglutinante , a flessione) ; o dalla 
statura ecc. ecc 

Per questi motivi diferiscono profondamente tra loro le classifica- 
zioni di Bujfon, Cuvier, Lesson, Bory de Saint Vincent, Pritchard, 
Agassiz, Quatrefages, Huxley, Sergi, Penka, Beddoe, Ripley, Keane^ 
Deniker ecc E per la stessa ragione mentre Blumenbach distingueva 
cinque razze, Topinard ne ammette diciannove; Nolt e Gliddon 
riamoscono sessantaquattro famiglie divise fra otto razze; Deniker 
ammette 29 razze racchiuse in 17 gruppi, che più etnicamente rag- . 
gnippa — tenendo conto della lingua — in ariani e anariani ; Haekel 
ne enumera 34; mentre Tultimo antropologo di grido, il Keane, di- 
vide gli hominidae in quattro gruppi a base geografica : Aomo aethio-* 
picms, momgoiicus. americanuSy caucasicus. Nel gruppo caucasico com- 
prende tutti gli Europei, i Polinesiani^ i Toda, gli Aini, i Vedda. Gli 
europei del Sud, poi, mette nel sottogruppo dei melanocroidi e quelli 



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V 



DOTT, NAPOLEONE GOLAJANNI 5 

del Nord in quello dei xantocroidi. Il Lapoujge, seguendo altri an- 
tropologi , non solo ha voluto enumerare le razze viventi , ma si è 
occupato anche di quelle preistoriche e ne ha numerato dieci dal- 
VHomo europaeus all'i/. Acrogonus. Ha scoperto pure che l'uomo delk 
sepolture neolitiche era dolicofalp.... e biondp ecc. Tante incertezze 
facevano vergognare Virchow, perchè non si fosse riuscito a conoscere 
i caratteri differenziali tipici, nel senso naturalistico e scientifico della 
parola, per le nazionalità, che sopra lUtto rigqardano : i Celti, i Ger- 
mani, gli Slavi (Ranke). L'ignoranza sui caratteri antropologici della 
razza o delle razze, che popolano la Prdssia,,il paese scientifico per 
eccellenza, dice non sciza ironia il Van Genaep, è enorme sicché 
nei cartogrammi dell' indice cefalico e della statura del Dcnicker, 
tale Stato è rappresentato da una macchia bianca; paese ancora da 
scoprirei (i) 
I Le difficoltà non diminuiscono quando si vuol sapere se la razza 

I primitivamente era unica e se le differenze si svilupparono in con- 

r seguenza dell' azione dell'ambiente fisico e sociale (monoginismo) o 

se primitivamente erano molte (poliginismo). 
Quanti si attengono alla Bibbia stanno pel monoginismo, sebbene 
I cattolici come Agassiz siano poliginisti; mentrp è monoginista Darwin. 

Folkmar inclina pel monoginismo e giustamente opina che l'ipotesi 
! darwiniana non contraddice ne il monoginismo, né il poliginismo. 

Il Keane considera i gruppi umani come vafietà di una sola specie 
l e non come specie distinte del genere homo. Al monoginismo dà forza 

I il fatto che tutte le varietà umane sono tra loro feconde e spesso i 

[ prodotti dell'incrociamento sono più fecondi e migliori. Ma scienziati 

di grande grido propendono pel poliginismo. E al poliginismo inclina, 
I non ostante la sua prudenza abituale, Mantegazza, che crede siano 

i stati diversi gli Adami ; al poliginismo dettero sapore politico di at- 

I tualità Gobineau e Gumplowicz, Lapouge eAmmon; méntre si può 

ricondurre al monogismo il Ripley, che attribuisce all' influenza del 
1 clima e delle condizioni sociali la trasformazione subita dai medi- 

I terranei migrando verso il Nord dove assunsero i caratteri, che oggi 

l' si vogliono propri e distintivi della razza superiore per eccellenza — 

della razza ariana. Non s'incontrano difficoltà serie a spiegare il cam- 
I biamento del colorito col passaggio dal Sud al Nord e lo si attribuisce 

all' influenza del clima diverso. Se ne trovano maggiori quando si 
I vuole sapere come dalla bassa statura degli uomini del Sud si passò 

i a quella assai più alta di quelli del Nord. Se é pur vero che col mi- 

I 

i (i) Arnold Van Gennep : Les races de l'Europe, NGÌVEuropéen i^ ottobre 19Q4. 



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O RAZZE èUPERfORI H RA2SeB INFERIORI 

glioramento delle condizioni economiche The antropometrie Commise 
^km del 1883 mostrò l'aumento della statura nella Gran Brettagna ; 
che, Bertillon nel 1886 dimostrò lo stesso fatto per la Francia, Arbo 
nel 1895 per la Norvegia, Haltkrontz nel 1886 per la Svezia, Livi e 
Pagliani per l'Italia (i); riesce, però^ difficile, giudicando almeno dalle 
condizioni attuali, l'ammettere che nei tempi primitivi T alimenta- 
zione e le condizioni sociali siano state migliori nel Nord anziché 
nel Sud. 

La grande difficoltà di questo problema si può scorgere dalla so- 
stanziale contraddizione in cui incórre il Keane. Il quale da un lato 
ammette che i gruppi umani primitivi si svilupparono nel loro spe- 
ciale ambiente discendendo tutti dal precursore del pliocene , forse 
dall' Homo javanensis di Manouvrier , che sarebbe il vero antenato 
dell' uomo attuale ; ammette che le specializzate divisioni tra i vari 
gruppi umani probabilmente siano avvenute nell'epoca preneolitica 
per opera del clima, del suolo, dell'alimentazione, delle occupazioni 
e della eredità. D'onde la corrispondenza tra certe zone geografiche 
e certe zone delle razze e della cultura. Ma dall'altro vorrebbe dis- 
sentire da Ripley e da Sergi ritenendo che ci sia una originaria dif- 
ferenza tra i dolicocefali biondi del Nord e i dolicocefali bruni del 
Sud. '{Man ecc. Gap. i® e 14**). 

Più tardi si vedrà cernie convenga rispetto alle quistioni politico^ 
sociali odierne circoscrivere l'esame delle razze soltanto a quelle che 
vivono in Europa e che ora hanno più o meno numerosi rappresen- 
tanti in America, in Australia, ed anche in Asia e in Africa. Intanto 
giova notare che l'accordo non è maggiore in quanto al luogo di ori- 
gine dell'uomo. Lo si voleva nato nell'Asia {De Quatrefages)\ gli si 
assegnò come luogo di nascita un continente scomparso al sud del- 
l'India — la Lemuria; ma ora trova largo consenso chi lo vuole deri- 
vato dall'Africa. {Brinton, Sergi, Folkmar, Keané). 

Altrettanto dicasi dell'età. I sette giorni della creazione anche pei 
cattolici si riducono a sette grandi epoche e la data della apparizione 
dell' uomo sulla terra, anche escludendo che esso sia vissuto nell'epoca 
terziaria, col Lyel gli si devono accordare i 250,000 anni dell'epoca 
quaternaria. E Usserio, seguito dai cattolici, accetta che Gesù sia 
nato 49,000 dopo la creazione del mondo I Mariette Bey calcolò che 
ì geroglifici dell'obelisco della Piazza della Concordia in Parigi ri- 



(i) Per il miglioramento della statura degli italiani si riscontri la recente mono- 
grafìa del D.r G. De Rossi : La statura degli italiani e V incremento in esso ve- 
rificatosi* (tieW Archivio di Antropologia ed Etnologia, 1902). 



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F- 



(i) Anche nella rigida ed ingrata Scandinavia, che non «Uettara i popoli air in- 
vasione , si trovano le tracce dei miscugli. Ripky vi dice abbondanti quelle del- 
l' //omo alpinus. Gap. IX. Se ne occuparono pure Ret?ius e Fùrst (Anthropologia 
Svecica), Come e quanto sia ridicola la boria delle nazioni contemporanee nel ere- 



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"^ 



DOTT. NAPOiLEOME COLAJANNX 7 

montano a più di 70 $ecoli fa e Brinton sostiene che da più dì 6000 
anni le razze nere, bianche e gialle assunsero i caratteri che hanno 
adesso. 

Se e come le rai:{e diverse, o primitivamente tali prodotto di 
una ulteriore trasformazione differenziatrice , in tante centinaia di 
secoli, con tanti contatti e con tanti incrociamenti si siano potute 
mantenere pure nessuno sa pensare e la supposizione della esistenza 
al giorno d'oggi di ra^^e che si debbono considerare come inferiori j/^ 

e di altre superiori-, da tale punto di vista appare già come un as- ■ *ts 

surdo a chiunque non è dominato da preconcetti metafisici e da pre- ^^^ 

giudizi politici e nazionali. 1 ;/ 

Mi occupai nella Sociologia criminale di questa grande difficoltà, ^ '::^ 

che rasenta la impossibilità, di ammettere oggi delle ras^^e pure e dì 
riconoscere perciò nei fenomeni sociali la influenza di questa o quel- >C' 

l'altra razza; adesso questa difficoltà venne formulata da chi nella ^ 

influenza stessa crede e in termini tali che giova far conoscere. -, 

e La nazione che comincia a formarsi, scrive Lapouge, comprende i' 

delle razze diverse in proporzioni difiTerenti e ripartite in una certa 
maniera nella gerarcliia sociale. Da questi individui esce a poco a 
poco un gruppo più compatto. Di generazione in generazione le linee • • 

si congiungono , si ramificano e si uniscono ancora all' infinito. La ' . 

comunità di plasma si stabilisce in tutta la massa e non vi è indi- 
viduo che non sia un poco parente di tutti. Dopo quindici secoli, ;; 
per esempio, che la Francia esiste, cioè dopo 45 generazioni, il nu- > k 
mero teorico degli antenati di ogni contemporaneo è prodigioso e • 1 
quello dei parenti collaterali inconcepibile. Dopo la 20* generazione, • 
cioè dopo 1200 anni, il numero degli autori diretti di ogni individuo 
si eleverebbe a più di due milioni. Per la 45* generazione si arriva 
quasi a sette miliardi.... » {UArym etc. p. 366 e 368). D'onde l'ironia 
del Manouvrier verso, coloro che vogliono presentare titoli autentici 
dì nobiltà della propria razza. Egli è vero che lo stesso Lapouge 
ritiene limitati gl'incrocìamenti da cause geografiche, politiche, ecc.; 
ma chi guarda soltanto alle migrazioni dei periodi storici, ai lenti 
infiltramenti, al processo continuo di endosmosi e di esosmosi tra 
popoli e razze limitrofi^ dovrà convenire che nelle vene di ogni in- 
dividuo oggi scorrono elementi del sangue di tutte le razze (i). Per 



A 



8 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

questo solo dato, adunque, si dovrebbe essere indotti ad escludere 
l'influenza di ra^^a nei fenomeni sociali. Si vedrà in appresso come 
questa mancanza di purità da illustri sociologi e antropologi con- 
temporanei venga giudicata una condizione favorevole all'evoluzione 
progressiva. 



CAPITOLO IH. 



Gli Ariani. Origine» caratteri» numero e distribasione 
della razza superiore 

Il Ripley accennando alle presenti controversie sulle r^f^e dichiara 
che al giorno d'oggi è difficilissimo trattarne con calma e serenità; 
poiché non e' è forse alcuna quistione scientifica , ad eccezione di 
quella della evoluzione , che sia stata discussa con tanta asprezza e 
confusa diabolicamente nelle mani dei chauyins, quanto questa delle 
razze e della loro origine. Gli americani , egli soggiunge , devono 
trattarla con serena imparzialità, poiché per loro é la stessa cosa, 
dal punto di vista dell'orgoglio nazionale il dovere scorgere il nobile 
ariano nell' Anglo-sassone, nel Celta o nell'Iberico. E infatti, data la 
grande mistura di anglo-sassoni, di irlandesi (celti), e di spagnuoli 
e italiani (iberici) che è avvenuta negli Stati-Uniti, l'orgoglio nazio- 
nale non viene ferito in alcun modo coli' assegnare la uguaglianza 
o la equivalenza di quelle tre razze tra loro. 

Ma non si può dire che la stessa serena imparzialità i suoi con- 
cittadini degli Stati Uniti abbiano mostrato verso gli uomini appar- 
tenenti alla razza negra o alla gialla (i cinesi), verso le quali hanno 
agito ed agiscono in modo spietato, ingiusto, inumano. 



dersi discendenti da razze superiori si può scorgere da questi dati: il tipo biondo e 
dolicocefalo, secondo Virchow, non si osserva che nel 33 a 43 ®/q nella Germania 
del Nord; nel 25 a 32 nel centro; nel 18 a 24 nel Sud. Otto Ammon, cne non è 
sospettabile di poca tenerezza per la superiorità germanica, nel Baden riduce le 
proporzioni all' i e 1/2 ^j^ tra i coscritti. La Sardegna che sembra antropologica- 
mente la più pura presenta tracce almeno di due razze (Spinazzola: / bronci sardi 
e la civiltà antica della Sardegna, Nsipoìì 1903). Alla purità deìÌQ tslzzh non cre- 
dette Gobineau, il vero fondatore dell'antropo-sociologia, che ritenne quelle attuali 
prodotto di cento incrociamenti, e non vi crede neppure Woltmann , i* ultimo suo 
epigono £EUiatico. 



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F" 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 9 

Se la discussione si dovesse estendere a tutte le rarze attualmente 
viventi sulla terra, la si dovrebbe estendere alla negra ed alla turU" 
nica o gialla, Non sono pochi gli scrittori, che negano la inferiorità 
dei negri ; né sono pochi i fatti che danno ragione a costoro. Sono 
ancora più numerosi coloro che assumono la difesa dei turanici^ che 
nel Giappone hanno già un campione della possibilità di una rapi- 
dissima evoluzione progressiva. Altri sinanco scorge in questi tura- 
nici un pericolo non lontano per tutti i popoli che vivono sotto il 
dominio della cosidetta civiltà occidentale^ eh* è la più evoluta, ed è 
quella, secondo Pierre Lafitte e la scuola di Augusto Gomte, svilup- 
patasi in Europa, e ch'è stata trapiantata in America, in Africa, in 
Australia (i). 

Ma esclusi i negri e i turanici, entro l'ambito della civiltà occiden- 

I tale vivono popoli appartenenti a ra^f^fe diverse e delle quali alcune 

si possono considerare come inferiori ed altre come superiori? 

! Ecco il punto d'importanza politico-sociale attuale, cui vuoisi cir- 

\ coscrivere la discussione. 

I Indubbiamente in Europa e dovunque sono immigrali i rappre- 

sentanti della civiltà occidentale vivono tre grandi razze a caratteri 

I antropologici, anatomici, abbastanza nettamente differenziati. Ce n'è 

I una superiore alle altre due ? e qual'è dessa ? 

I Accetto la classificazione degli antropo-sociologi , che sostengono 

I oggi la supremazia assoluta di una razza sulle altre, ed espongo i 

caratteri anatomici principali di tutte e tre. 

i.** Homo europeaus: dolicocefalia; statura alta; colore chiaro degli 

j occhi, della pelle e dei peli. L' homo europaeus è il tipo della razza 

j germanica o ariana. 

I 2.** Homo alpinus : brachi cefalia; statura media; colore chiaro (ma 

un poco meno che neìVhomo europaeus) degli occhi, della pelle e dei 
peli. Dair/iomo alpinus si vogliono derivati i popoli celtici. 

3.** Homo meridionalis : dolicocefalia ; statura bassa ; colore oscuro 

' degli occhi, della pelle e dei peli. Appartengono 9ÌVhomo meridionalis 

i mediterranei. 

I Quale tra le tre sarebbe la ra\:[a superiore? Da Gobineau in poi 

\ la risposta è stata data con fanatismo da alcuni antropo-sociologi : 



(i) G. Sergi, IMllustre antropologo dell'Ateneo di Roma, l' inferiorità assoluta la 
circoscrive ai soli negri, perchè essendo stati, egli dice, a. contatto di tante civiltà 
e per tanti secoli non si sono civilizzati. (L* evoluzione umana, Torino, Bocca, 1903). 
Di uguale avviso e per le stesse ragioni è il Woltitiann, che ritiene necessaria per 
loro la schiavitù. Si vedrà che anche pei nesgri la conclusione è arrischiata. 



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IO RAZZB 6lU>ERIORI E RAZZE INFERIORI 

la razza superiore sarebbe quella ariana rappresentante l'homo e«ro- 
pceus, che Woltmann chiama ra^^a germanica o nord^etiropea (i). 

Lapouge e Ammon hanno dato alle ipotesi le proporzioni del grot- 
tesco ed hanno provocato la protesta di antropologi illustri, quali il 
Sergi, il Ripley, il Manouvrier ecc. che pur sono disposti ad ammet- 
tere non solo difEerenze anatomiche, ma anche psichiche, tra le razxe. 
A maggiori , inverosimili esagerazioni, come vedremo, è arrivato il 
Woltmann. Anticipando la discussione sui caratteri psichici, qui ri- 
cordo che per Lapouge Tarlano ha anche un altro carattere : è ma- 
linconico. Perciò, forse, si satura di birra e di alcool 1 

Di più : per lo stesso Lapouge, la razza superiore, la razza forte e 
conquistatrice per eccellenza , avrebbe avuto una evoluzione semi- 
patologica , di cui si avrebbero i segni nella diminuzione generale 
del pigmento e nella costituzione linfatica (L'Aryen, pag. 47). Strana 
base biologica per una ra^^a superiore! 

L'alta statura e il colorito biondo sarebbero i Veri distintivi della 
raj^^a superiore. Se poi i protoari fossero biondi o bruni, brachicefali 
o dolicocefali i dotti non sanno ancora deciderlo, mentre con tanta 
leggerezza in nome della scienza antropo-sociologica si vorrebbero 
condannare 2M' inferiorità naturale, organica, fatale, talune razze pro- 
movendo r ilarità o il sano scetticismo di alcuni veri cultori della 
scienza ( De Michelis ). Di fronte alla difficoltà di poter mettere di 
accordo due soli antropologi sui caratteri fisici, che devono costituire 
il tipo ariano e nella impossibilità di darne uno agli Indo Europei, 
un antropologo, il De Michelis, se ne rimette, ptv mantenerlo, ai 
caratteri glottologici. 

Ma chi sono gli ariani? Il Lapouge, che non sa condannare l'an- 
nunziata ipotesi di Brinton, di Sergi e di Ripley; l'apologista del- 
l' ariano biondo e dolicocefalo ad un certo punto , pur combattendo 
De Mortillet, Topinard e Drumont, che vedono gli ari superiori nei 
brachicefali dell' Alvergna, della Savoia e del Piemonte non sa ne- 
gare a questi ultimi il carattere di ari e ne fa due varietà : l'ario per 
eccellenza, il globe trotter; e l'ario che vende le castagne, le marchand 
de marronsy che appartiene alla stessa razza del primo, come un do- 
mestico appartiene alla casa. 

Se le quistioni scientifiche si potessero risolvere coi bons-mots cer- 
tamente la soluzione avrebbe fatto un passo con quello di Lapouge ; 
ma così non è. Epperò rimangono le critiche acute e i ragionamenti 



(i) Il Woltmann, che dovrò citare spesso, comprende tutti gli uomini in tre 
grandi razze: la caucasica, la mongolica e la negra. 



\ 



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j^f^^.-yv^^;:^ 



DOTT. NAPQLEONS OOLìlìANHI M 

di Sergi, che in Arti e Italici si è provato a confermare quanto altri 
avevano anche tentato prima (De Mortillet, Topinard ecc.) cioè : che 
i veri ari non sarebbero i dolicocefali biondi ; ma i brachicefali, per 
disprezzo indicati dai fanatici antropo-sociologi come Marchafjds de 
marrons I 

Si avverte di volo che non tutti i popoli che comunemente si di- 
cono appartenenti a questa o a quell'altra razza presentano ì carat-' 
teri tipici, che abbiamo sd^raccennato. Cosi si dice che gli Irlandesi 
sono celti ; e quando si parla dei caratteri psichici dei celtici, come 
tipici si additano quelli degli irlandesi. Ma a loro manca tra i ca- 
ratteri anatomici il più essenziale : la brachicefalia. L'indice cefalico 
degli irlandesi differisce ben poco da quello degli inglesi , che rap- 
presenterebbero abbastanza prevalentemente gli ariani, i discendenti 
daìVHomo europaeus. Nei cartogrammi dell'indice cefalico e della sta- 
tura del Denicker Inghilterra, Scozia e Irlanda sarebbero rappresen- 
tate dalla medesima tinta bleu (Van Gennep). 

Sì comprende che àoìVhomo meridionalis in quanto a caratteri ana- 
tomici , antropologici , si sale gradatamente , insensibilmente verso 
Vhomo europaeus in guisa da ottenersi numerose sotto-razze che talora 
sono stabilmente e nettamente caratterizzate. 

Dove sia nata la razza superiore, l'ariana, non si sa dire. Le origini 
asiatiche — un tempo sostenute da Adelung , Bopp , Hegel, Pictet e 
sino all'ultimo momento dall'illustre Max Muller — non sono più di 
moda. Dal 1862 in poi con Omalius d'Halloy, Boucher de Perthe, 
Lyell, Latham, Penka, Poesche, Schrader, Taylor, De Michelis, ecc., 
se ne sostengono le origini europee ; e mentre il Lapouge scrive un 
vero romanzo per dimostrare ch'essa è autoctona del nord di Europa, 
il Sergi e il Ripley, come fu accennato, la derivano dai mediterranei. 
Queste ipotesi , intanto , per non rimanere campate in aria, hanno 
bisogno come presupposto necessario l'altra che ammette la possibilità 
della trasformazione, sotto l'influenza del clima, della nutrizione, del 
genere di vita ecc., se non delj'indice cefalico, almeno quella della 
statura o del colorito : trasformazione che si concilia benissimo colle 
ipotesi df Lamark e di Darwin e che troverebbe conferma sotto i 
nostri occhi se davvero la si potesse constatare nell'America del Nord 
dove gli anglo-sassoni si avvicinerebbero gradatamente al tipo delle 
Pelli Rosse, come affermò il De Quatrefages. 

L^ipotesi, naturalmente, s'impone ai monoginisti; perciò la caldeg- 
giano molti darwinisti, come ad esempio lo Schimdt (Descenden^lehre 



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12 RAZZE SUPERIORI K RAZZE INFERIORI 

und Darwinismus) ; ma la combatte, e vigorosamente , tra i più re- 
centi scrittori, il De Michelis (i). 

Del resto la parola giusta V hanno pronunziata gli antropologi 
contemporanei più eminenti, che con non mai abbastanza lodata pru- 
denza proclamano con Kcane essere assai discutibile tutto ciò che si 
riferisce ai primordi dcìVHomo caucasicus (che sarebbe il protostipite 
di tutte le razze di Europa); con Dcniker esclamano: c'è buio pesto 
sulle origini degli ariani ! e con Ripley non sanno far di meglio che 
concludere come Mantegazza : Ignoramus ! Credo, quindi, che il Mor- 
selli attenda invano Tuomo dalla mente enciclopedica e dallo sguardo 
di aquila, che risolva il problema degli Arii, intorno al quale si di- 
scute da oltre un secolo (2). 

È scarsa T importanza attuale politica e sociologica sulla origine 
degli ariani. Ma se essi sono realmente dal punto di vista psichico 
e sociale i veri superiori interessa moltissimo conoscerne il numero 
e la distribuzione geograrica. 

La razza ariana nel mondo , anche a giudizio di coloro che ne 
danno come sicuri le origini e i caratteri sarebbe scarsamente rap- 
presentata. Vivrebbe nella Scandinavia, in Inghilterra, in poche zone 
della Germania settentrionale ed occidentale ; in qualche provincia 
del Belgio e dell'Olanda; in pochissimi dipartimenti della Francia 
orientale e settentrionale ; in qualche cantone della Svizzera. Sareb- 
bero davvero sporadici gli ariani in Italia, nel resto della Francia, 
nella penisola iberica , nella Russia, nel resto della Germania; an- 
cora più scarsi nell' Europa orientale e meridionale. 

11 Lapougc si addolora di questa scarsità degli ariani ; si spaventa 
ancora di più per la fatale loro rapida distruzione. Essi, infatti, se- 
condo la teoria antropo-sociologica, attratti come sono dalle città vi 
vengono rapidamente distrutti. Perciò , egli , ad evitare la grande 
sventura che deriverebbe all' umanità ed alla civiltà dalla loro scom- 
parsa, consiglia i matrimoni cosidetti eugenici — tra i migliori cam- 
pioni deir arianìsmo , — la libertà di scelta delie donne per i più 
accreditati uomini-stalloni e sinanco la vendita dei loro elementi sem- 
plici riproduttori... e la fecondazione artificiale ! (3). 



(i) La possibilità della trasformazione dei brachicefali in dolicocefali, e viceversa, 
fu sostenuta da Ranke, Holl, Bogdanow, Bloch ecc. (De Michelis: {Op. cit., p. 313)- 
Woltmann la combatte strenuamente e la diminuzione dei dolicocefali con sostitu- 
zione di brachicefali l'attribuisce a migrazioni e incrociamenti. 

(2) Rivista di filosofia e scienie affini. Luglio-agosto 1904. 

(3) Nella 'seconda edizione del mio Socialismo (Roma 1898. Presso la Rivista 






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DOTT. NAPOLEONE GOLAJANNI 



^3 



Secondo il Lapouge attualmente le proporzioni delYHomo Europaeus 
puro nel mondo intero sono le seguenti : 



"lo 



Cifre asso] 



"lo 
"lo 
"lo 
"lo 



(compresi in 
Cifre asso 



ute 



10,000,000 

2,300,000 

6,000,000 

1 5|OOo,ooo 

600,000 

9,000,000 

1,600,000 

quelli del Nord) 

ute 1,800,000 

100,000 

500,000 

100,000 



Inglesi 25 

Scandinavi 25% 

Tedeschi del Nord. . . . 20^/0 

Stati Uniti 20 

Olandesi 15 

Russi 7 " 

Francesi 4 " 

Tedeschi del Sud ... . 3 % 

Austriaci 3 % 

Svizzeri 3 % 

Italiani 2 % 

Spagnuoli I 7o 

In tutto il mondo, compresi altri tre milioni del Canada, A^ustralia, 
ecc. gli uomini superiori sarebbero 51 milioni (VAryeriy p. 345 e 346). 

GFitalianì per la grande scarsità di elementi germanici , perciò, 
sarebbero degli inferiori; cosi il resto dei latini Ma non sarebbero 
dei superiori nemmeno gli austro-ungarici e la grande maggioranza 
degli abitanti della potente e dotta Germania ; nemmeno quelli della 
Prussia I Ivi dalla famosa polemica Virchow-De Quatrefages risulte- 
rebbe che prevalgono i Finni, che tanto variamente si sono evoluti 
in Russia, e gli Slavi dalla spiccata brachicefalia , assai più vicini 
air homo alpinuSy che all' homo europaeus. 

E accennando a tale celebre polemica il Ripley ha scritto delle 
pagine eloquenti per dire ai contendenti che ebbero entrambi torto 
e ragione e per aimostrare quanto siano vane queste contese sulle 
razze primitive, che hanno tutte portato dei contributi alla civiltà e 
che potranno ancora renderle dei servizi quelle che i superiori stol- 
tamente giudicano degradate e non suscettibili di incivilimento. 

Agli italiani può importare forse il conoscere l'attuale loro com- 
posizione etnica. Sappiamo dal Lapouge che i rappresentanti dell' i/omo 
Europaeus arrivano appena a mezzo milione, il resto è di discendenti 
dell' Homo alpinus e dell' Homo meridionalis. 

Ma in Italia, tra le due razze che vi prevalgono ci sarebbe una 



popolare ) mi sono trattenuto più a lungo delle strane, delle pazzesche — per non 
dire immorali — proposte del Lapouge e dì altri allevatori àeVìà. razza umana. Con 
pari entusiasmo del Lapouge il Woltmann si dichiara partigiano dell* eugenismo e 
caldeggia la legislazione sociale specialmente perchè serve a mantenere una popola- 
zione rurale nella quale abbondano gli elementi superiori germanici. 



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W'' 



14 RAZ:SE SUFERtORt E RAZ2E IltrBRlORl 

graduazione : graduatione anche ammessa dal Sergi , benché non 
nelle proporzioni assegnatele da qualche suo discepolo. La parte se^ 
tentrionale e mediana sarebbe abitata dalla razza celtica derivante 
dsiìVhomo alpinus ; la quale benché sprezzantemente dichiarata servile 
dal Lapouge godrebbe di una relativa superiorità (i). La meri(Uonale 
e le isole sarebbero abitate dai discendenti dell' homo meridiomatis, 
ì veri inferiori, che costituirebbero, secondo gli antropo-^sociologi 
nostrani, la ra^^^a maledetta ! 

Questa dovrebbe essere la conclusione definitiva e incontroversa 
deirantropo-sociologia. Ma, disgraziatamente per la medesima, l'ac- 
cordo non c'è su questo punto fondamentale tra i massimi pontefici 
della vera scienza ; poiché é T Ammon per lo appunto che afferma 
risolutamente doversi scorgere il criterio più importante per giudi- 
care della gerarchia della razza nel cranio, nell'indice cefalico. « Poco 
importa il colore, egli dice; sarà più vicino alla razza germanica — 
la ra\:{a superiore—chi presenta la dolicocefalia non ostante il colore 
bruno (Histoire d*une idée p. 15). Cosi nel cinematografo antroposo- 
ciologico si verifica un cambiamento a vista e i veri inferiori, — i me- 
diterranei d'Italia, della Francia e della Spagna—i doHcocefBli bruni 
diverrebbero superiori a metà. I condannati ad occupare T ultimo 
gradino della scala sarebbero i brachicefali chiari dell'Italia setten- 
trionale , del centro della Francia , della Svizzera , della Germania, 
del Sudi 



CAPITOLO IV. 



eorrispondenza tra i caratteri fisici e i caratteri psichici 
ii«ii' uomo e neiie razze 

Ammessa la differenziazione tra le razze in base alle diversità di 
alcuni caratteri anatomici principali sorge spontanea questa domanda; 
c'è corrispondenza tra i caratteri anatomici e i caratteri psichici? 

Per intendere la storia e per risolvere gli audaci problemi posti 
dall' antroposociologia è bene rispondere in precedenza a tale do- 
manda. 



( I ) Il Woltmann ritiene gli alpini appartenenti alla ra:(:(a mongolica. Degtì alpini 
fecero una splendida difesa Schaatfhausen, Virchow, Matiegiui, Taylor e MortiUet. 



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DOrr. KÀI^OLEOKB QOLAMKKt t$; 

In questa domanda generica è compreso il caso particolare delU 
teoria kmibrosìaaa , che alla sua vdita si riconduce alla frenologia 
di Gali, sui rapporti fra i caratteri anatomici e fisiologici deiruomo 
con quelli ìntsikttuaii e morali , a cui ho consacrato , per combat<« 
terla, quasi tutto il i^ volume della mia Sociologia CriminMs. 

fai Italia tale teoria mentre auscita ^lì entusiasmi di un piccolo 
manipolo di rumoro^ discepoli , che solleticano la vanità nazionaie 
designandola come una scienza essenzialmente italiana, viene accolta 
dal mondo Bcientifico con un scMrrìso d' incredulità. Scarsa fortu- 
na ha incontrato in Germania, dove fu oppugnata da un Virdiow, 
e lA Unghilterra; maggiore opposizione trovò in Francia dove uomini 
tanto dissimili per gli studi e per le tendenise politiche quali i so- 
ciologi Letourneau,Tarde, De Roberty,— conservatori o evoluzionisti — 
Manouvrier e Topinard antropologi eminenti , Jean Grave e Du- 
iueanil rividuzionari anarchici ecc. V hanno respinta in nome della 
scienza e Tlunno messa in ridicolo. Però c'è qualcuno, che pur es- 
sendo benemerito nella lotta contro la boria delle nafronf, contri- 
buisce con qualche affermasrione a darle credito e ad aumentarne la 
popolarità (i). 

Alludo precisamente ad Alfredo Fouillée; il quale contraddicendo 
se stesso e la sua opera scrive : « Certi caratteri mentali devono 
esistere m virtù del rapporto tra il fisico e il morale ; ma noi non 
possiamo cte sospettarli alla lontana. Si comprende che la forma del 
cranio^ per esempix^ favorisce ora V energia volontaria, come nei doli-- 
coccoli biondi ddi' Inghilterra ; ora lo sviluppo intellettuale come nei 
dolicocefali bruni della Francia; ora la violen!(a delle passioni, comune 
nei dolicocefali brwd del mex^giomo » (2). 

11 Fouillée certamente non ha valutato la importanza di questa 
concessione, che ccmtraddice il giudìzio severo dato da luì stesso 
contro ie fantastiche teorie lombrosiane e infirma tutta la dimostra- 
zione fatta in due opere pregevoli della inanità delle distinzioni tra 
rtff^ inferiori e rwpfe st^eriori. Se è vero che V energia volontaria, 



(i) Il Manouvrier vide benissimo come le teorie di Lombroso che colla influenza 
della razza cercano spiegare la diversa intensità della delinquenza potevano e dove- 
vano avere più larga applicazione in tutto il campo della fenomenologia sociale. 
(L'indice cephalique et ìa pseudo sociologie. Nella Revue de l' Ecole d*anthropo- 
logie, 15 Aout 1899). 

(2) Esquisse psychologique des peuples europeens, 2* Ed. Paris, F. Alcan, 1903 
p. XII. AfU rìfeiirò più spesso a questo libro ed airaltro anteriore milhi Psy^holagie 
du peuple frangais quando citerò il nome del Fouillée senz'alerà mdioazione. 



M 



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li 






l6 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

^' lo sviluppo intellettuale 6 la violenta delle passioni sono in rapf)orto 

colla forma del cranio, rinasce intera la teoria delle razze ed è giu- 
stificato il tentativo di spiegare la storia passata e di prevedere quella 
futura riportandosi alla prevalenza di questa o di queir altra forma 
del cranio! 

Chi ha portato le fantasticherie dell'antropologia criminale nel- 
Tantroposociologia esagerandole sino all'inverosimile è sttito il Wolt- 
mann; il quale ha creduto di trovare la corrispondenza precisa, ma- 
tematica , generale tra caratteri anatomici e caratteri psichici nelle 
razze, nelle classi sociali, negli uomini di genio. 

Giova riassumere le sue lunghe dissertazioni, certamente ignote 
alla grande maggioranza d^li studiosi in Italia^ anche a titolo di 
varietà dilettevole. 

« I fatti politici e intellettuali, dice il Woltmann sono il prodotto 
della organizzazione fisica, degli istinti e caratteri naturali e indu- 
cono ad accettare la legge naturale generale che R. Leuckart così 
ha formulato: le azioni di un uomo sono inseparabilmente connesse 
alla struttura del suo corpo, alla sua forma, grandezza e correda- 
mento {Ausriistung) (i) ». 

a L' organizzazione fìsica delle razze è la forma visibile dei suoi 
caratteri spirituali. La connessione tra corpo e spirito è molto com- 
plicata e connessa alle funzioni dell'intero organismo. D^ una parte 
la grandezza e la forma delle membra, dall' altra parte le propor- 
zioni della testa coli' intero corpo, del cranio colla faccia, danno la 
misura delle qualità intellettuali. Ma è il cranio soltanto il prezioso 
recipiente, che contiene l'organo ancora più prezioso, aa cui dipen- 
dono in prima linea gli atti delle razze, delle famiglie, degli indi- 
vidui e delle loro dipendenze: il cervello umano, venne chiamato da 
Reil, il più magnifico fiore della creazione, la matrice della storia. 

« La più forte dolicocefalia, specialmente quella occipitale si trova 
nelle razze più basse. Il cervello di tali dolicocefali è contrassegnato 
dall' instabilità, dalla leggerezza e dall' eccitabilità degli effetti mo- 
mentanei e dalle impressioni sentimentali. Mancano delle attitudini 
intellettuali superiori e della inibizione, che producono le idee larghe 
e generali {umfassendé) e le decisioni durature. La brachicefalia mar- 
cata invece è contrassegnata dalla tenacità, dalla fermezza, dalla 
diligenza, che fu cosa già constatata sperimentalmente dai frenologi. 
Questi caratteri psichici sono la peculiarità delle razze nere e con- 



*>" 



ì 



(i) Uber den Polymorphismus der individuen, 1851, 71. Leuckart è un vero 
precursore di Lombroso I 



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DOTT. NAPOLEONB COLAJANHI I7 

trassegnano la razza mongolica e il tipo alpino nell'Europa cen- 
trale ». 

« Il cranio lungo delle razze bianche con rilevante sviluppo della 
fronte rappresenta un organo armonico adatto all'espansione di una 
vera civiltà ». 

« In conclusione gli uomini più alti e col più grande cranio, colla 
dolicocefalia frontale e colla pigmentazione chiara , e quindi quelli 
della razza nord-europea, germanica (homo europaeus di Ammon, di 
Lapouge ecc.) sono i più perfetti rappresentanti del genere umano 
e rappresentano il prodotto più elevato della evoluzione » (Op. cit 
pag. 250 a 23Ó). 

La corrispondenza tra gerar.chia morfologica e gerarchia psichica 
che il Woltmann cerca dimostrare nello insieme di uomini che co- 
stituisce una r^f^J, com'è logico, la trasporta anche tra le varie classi 
sociali. L'aristocrazia, la nobiltà, ha basi legittime e naturali perchè 
essa ha i caratteri tisici e psichici , entro i contini di una nazione, 
della discendenza degli uomini e delle ra^^e superiori, dando ragione 
con ciò allo Stillfried che sin dal 1807 aveva tentato dimostrare l'uti- 
lità e la legittimità del dominio delia classe aristocratica (op. cit, 
pag. 270, 271, 301) (i). Infine la corrispondenza tra le due gerarchie 
di caratteri che c'è nelle razze e nelle classi sociali non può' man- 
care negli indivìdai. Gli uomini di genio, compreso Gesù Cristo, 
quindi, devono presentare i caratteri della razza germanica e delle 
classi nobili; essere cioè: alti, biondi, dolicocefali. 

Il Woltmann non s' imbarazza per le eccezioni ; se Napoleone i", 
Voltaire, Kant, Wagner erano di media statura il loro germanesimo, 
e* era almeno negli occhi e nell'indice cefalico.... Se si dubitasse di 
questa corrispondenza ci sarebbe modo di eliminare ogni incertezza 
con ulteriori prove sopraffine. Eccole: dei dodici Imperatori che Sve- 
tonio descrive tre — Augusto , Nerone e Galba — avevano gli occhi 
cerulei germanici. Cesare era un prodotto d'incrociamento. I nume- 
rosi busti dei Cesari mostrano lo schietto tipo germanico del cranio 
e del volto. E se questi dati, pensando alle turpitudini calla deca- 
denza dell'impero, non si trovassero troppo favorevoli per fare giu- 
dicare della superiorità degli uomini coi dati caratteri del germa- 
nismo, il nostro antropo-sociologo avverte che i ritratti dell'epoca 
della repubblica romana, che si conservano nei musei italiani erano 
dolicocefali; quindi superiori (op. cit,, pag. 285 a 296) (2). 



(i) Die Apologie des A deh. 

(2) In qual modo e dove abbia misurati tali crani dei romani della repubblica, 

3-C0LAÌANNI, 



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I 



l8 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Neil* assegnare la razza, cui appartengono alcuni grandi uomini 
tra i signori antroposociologi c*è tanto accordo quanto ce ne potrebbe 
essere tra gl'inquilini di un manicomio. Se 'ne giudichi da questi 
saggi: per Stewart Chamberlain, l'antropologo prediletto da. Gu- 
glielmo 2°, Byron era un vero germanico; ma Driessmann lo consi- 
dera come un celta volgare. Cervantes era un grande ariano per 
Chamberlain; un Celto-lbero per Driessmann (i). 

Ma questa corrispondenza tra caratteri anatomici e caratteri psichici 
manca quasi sempre o manca nel maggior numero dei casi; e quel 
eh' è più stanno a smentirlo tanto l'osservazione individualizzata, 
quanto le osservazioni collettive e in massa ; sicché non si emette 
un giudizio arrischiato ed aprioristico affermando che gl'indici cefa- 
lici, le fronti sfuggenti, le orecchie ad an$a, le fòrti sopracciglia ecc. 
che negli ultimi anni hanno assunto importanza pel significato psico- 
logico che ad essi venne assegnato hanno avuto inesorabilmente la 
stessa sorte eh' ebbero altra volta la frenologia di Gali e l' angolo 
facciale di Camper. 

Nei due volumi di Sociologia Criminale ho già riportato una lunga 
serie di casi, che contraddice e smentisce recisamente il rapporto e 
la connessione, che si volle stabilire tra ì due ordini di caratteri. 

Ad evitare lunghe dimostrazioni qui si ricordano alcune osserva- 
zioni individuali tipiche. Leopardi, ad esempio, era un campionario 
di caratteri fisici deformi ed anche di vera degenerazione; ma quale 
antropologo oserebbe mettere in dubbio l' altissima mentalità del 
grande ed infelice poeta della Ginestra'/ 11 cranio di Neanderthal, 
che appartiene alla razza di Canstadt, dagli antropologi viene con- 
siderato come la forma di cranio più bassa e più degradata; ebbene: 
il Vogt ricordò che il D.r Emmayer, un distinto alienista, Bruce, 



il Woltmann non dice. Il museo di Napoli è il più ricco di busti in Itab'a; ma nes- 
suno ricorda che studi analoghi siano stati fatti su tali busti. Quelli appartenenti 
sicuramente all' epoca della repubblica sono pochissimi e nulla e' è di più incerto 
della identificazione di tali busti. Il Prof. Vittorio Spinazzola , cui mi rivolsi come 
a persona di rara competenza per avere qualche chiarimento in proposito mi ri- 
spose ribadendo tutti i miei dubbi. Che valore possa poi avere la constatazione 
delia dolicocefalia dei busti dei romani delia repubblica non riesco a comprendere 
una volta che la massa della popolazione da Roma in giù fu ed è dolicocefala. 
La dolicocefalia basta ad innalzare la popolazione del mezzogiorno dUtalia alia dignità 
di razza superiorCy germanica? 

(i) Jean Pinot: — La faillite de la psychologie des peuples^ Nella Revue ^ 
I* marzo 1905. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI ip 

l'eroe scozzese ed altre distinte persone, rassomigliavano pel loro 
cranio a quello di Ne^nderthal (De Quatrefages). 

Perciò si comprende come gli antropologi contemporanei a diffe- 
renza dei sociologi che costruiscono romanzi su di una antropologia 
di loro creazione, respingano questi rapporti pericolosi, che non pos- 
sono servire se non a discreditare la loro scienza. 

Così il Manouvrier giudica V assegnazione di speciali qualità in- 
tellettuali e morali alla dolicocefalìa ed alla brachicefalia come un 
traviamento dello spirito non giustificato da alcun fatto biologico e 
storico ; il Deniker aggiunge : a la forma della testa in quanto può 
essere espressa dall'indice cefalico esercita un' influenza sul volume 
dei cervello e per conseguenza sul suo peso e forse sull'intelligenza? 
La quistione è subordinata a quella di sapere sino a qual punto il 
peso del cervello è l'espressione del valore psichico di quest'organo. 
Noi vedremo che questo peso non può essere preso che con una gros- 
solanissima approssimazione per la soluzione delle quistioni psicolo- 
giche. Anche riconoscendo al peso del cervello V importanza esagerata 
che gli si volle per lungo tempo accordare, si può dire che esso non 
è in relazione colla forma del cranio (i). Gli studi di Calori , ad 
esempio, stabiliscono che i cervelli dei brachicefali sono alquanto 
più pesanti (di 21 grammi) di quelli dei dolicocefali (Races ecc. 



(f) Questa scala dei peso di alcuni cervelli di uomini eminenti è istruttiva: 

Cuvier, naturalista gr. 1829,96 

Byron, poeta » 1807,00 

Lejeune Dirichlet, matematico .... » 1530 

FuchSy patologo » 1499 

GausSy matematico ....... 1493 

Dupuytren, chirurgo » 1436 

' - Hermann, filosofo . . . . , . » 1358 

Hausmann, mineralogista . . . . . » 1226 
Il cervello degli ultimi due era inferiore al peso medio di quello dei tedeschi della 
loro età {De Quatrefages: Opera cit, p. 49Ó-97). Ci sono casi recenti di cervelli 
di uomini celebri, tra i quali Gambetta, a minimo peso. Questo aneddoto narrato 
da FouìUe'e serve a mostrare quanto siano spesso ridicole le pretese degli antropoli 
che dal cranio stabiliscono la razza: un giorno si scoprì alla Salpétriere un cimitero 
e si disse che vi erano stati sepolti i soldati degli alleati nei 18 14; un cranioiogista 
subito dall'esame dei crani stabilì che uno era finnico, un altro celtico ecc. Poco 
dopo sì assodò che quei crani appartenevano a donne niorte di colera nei 183Ì2 
{Fsych, du peuple francais pag. 78). In Italia si narrano parecchi aneddoti gra- 
ziosi- sui cràni di contemporanei, che gli studenti regalavano ad un famoso antropo- 
sociologo, come crani antichissimi. ...... .- ; 



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20 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

p. 90 e 91). Giuffrida-Ruggieri, invece, crede di avere dimostrato che 
in Italia non sussiste U superiorità cranica-yolumetrica dei setten- 
trionali; la maggiore capacità V avrebbe ritrovata tra i mediterranei 
di Alfedena, di Avezzano ed anche della Sardegna (i). 

^^ ; E non è meno esplicito il Keane nel negare al volume del cranio 

e agli indici craniali la misura della forza mentale; poiché se questi 
potessero valere a darci — e non ce la possono dare — la cono- 

[< V scenza delF intima struttura del cervello , delle sue circonvolu- 

zioni e delle sue cellule, le tavole per la gradazione di tale capacità 
nelle diverse razze smentirebbero l'ipotesi {Ethnology. Gap. 3** e 9**). 
£ la smentita assume proporzioni mastodontiche guardando alla ta- 
vola delle distribuzioni degli indici cefalici in Europa costruita dal 
Ripley ( The races ec. pag. 83). Essa c'insegna che si trovano accanto 
gli uni agli altri i popoli più diversi per la loro evoluzione e per 
le condizioni psichico-sociali attuali sia nella estrema dolicocefalia 
(Portogallo, Africa Settentrionale, Scozia , J^orvegia , ecc.); sia nella 
estrema brachicefalia (Zone centrali della Francia, Svizzera italiana, 
Piemonte, Lombardia, Serbia, Epiro, Tartari della Russia ecc.). Né 
è più fortunato il Woltmann coll'elenco di indici cranici di diversi 
popoli del Morton e del Le Bon. Non c'è accordo tra i due e a giu- 

^i ; di care dagli indici cefalici di Morton gli esquimesi e i negri sareb- 

bero superiori ai cinesi 1 {op, cit. pag. 66 e 67). Ogni tentativo, adun- 
que, di indurre i caratteri psico-sociali dei popoli dagli indici cranici 
può essere tutto, meno che uno studio scientifico. 

Contro la rispondenza tra caratteri anatomici e caratteri psichici 
stanno altri argomenti. Chiunque voglia darsi la pena di scorrere 
gli scritti dei geografi come Reclus, degli antropologi come de Qua- 
trefages o degli etnologi come Ratzel e Letourneau troverà che in 
Asia, in Africa, in America, in Australia popoli che hanno uguali 
caratteri anatomici presentano una mentalità differente; e viceversa 
popoli con differenti caratteri anatomici hanno la stessa, identica men- 
talità; e in Sociologia Criminale ho riportato parecchi esempi spiccati 
di questo contrasto. E veramente tipico il contrasto, tra popoli civili 
dell'Europa contemporanea, che presentano gli Ungheresi e gli abi- 
tanti delia Finlandia appartenenti alla stessa razza finnica. Ma ce 
n' è qualche altro, che merita un cenno più largo. 

Gli antropologi dimostrano, e gli antropo-sociologi come Vacher 
de Lapouge accettano, che c'è una razza, che presenta gli stessi ca- 



fc*^: 



(i) Z.a capacità del cranio nelle diverse popolazioni italiane antiche e moderne, 
Roma, 1904. Presso la Società romana di antropologia. 



ki 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 21 

ratterì anatomici e che abita una zona abbastanza vasta con una 
certa continuità geografica. È quella che popola il centro della Francia, 
la Svìzzera, Talta Italia, la Baviera, la Boemia, la Polonia ecc. La si 
chiami r^^fa celtica o con altro nóme poco importa; ciò che interessa 
maggiormente è che gli uomini di detta razza sono prevalentemente 
brachicefali, di statura media, di colorito alquanto più chiaro di quello 
dei mediterranei. Dicono gli antropologi , che essi discendono dal- 
VHomo alpinus e lo rappresentano tipicamente al giorno d'oggi. 

Ma l'uguaglianza di caratteri anatomici, per disperazione deiran- 
tropo-sociologia, è accompagnata dalla massima difformità del grado 
di evoluzione sociale e dei caratteri psichici. 

Francesi del centro, Svizzeri, Italiani del nord , Bavaresi , Boemi, 
Polacchi, Slavi non differiscono soltanto per la lingua, per la nazio- 
nalità, per la religione — e la differenza non sarebbe piccola còsa 1 — 
ma per altri caratteri più importanti — per tutto quanto il grado di 
civiltà raggiunto. Vediamo le differenze soltanto tra gli alpini dì 
Francia e d'Italia che ci sono più noti, più familiari e che più e' in- 
teressano (i). 

La razza alpina in Francia abita i paesi più montagnosi, più iso- 
lati e più poveri ; vi è avversa al divorzio e alla separazione di corpo ; 
dà uno scarso contributo al suicidio; delinque maggiormente contro 
le persone ; è deficiente di uomini eminenti nel mondo delle lettere 
e delle arti; è conservatrice in politica; è lenta sulla via del pro- 
gresso intellettuale e sociale. E in Italia ? 

La razza alpina nella penisola italiana ha occupato la vallata del 
Po, che è una delle principali aree di richiamo di tutta Europa ed 
è una delle regioni più ricche, più attive e più popolose ; Pullè, Lom- 
broso e Bellio, per sostenere le differenze tra le razze, hanno dimo- 
strato che nell'Alta Italia popolata da tale razza per lo appunto sono 
più frequenti i suicidi e i reati contro la proprietà; che vi è scar- 
sissimo r analfabetismo , intensa la vita intellettuale, numerosi gli 
uomini eminenti nelle lettere , nelle scienze e nelle arti ; che vi è 
più rigogliosa e più progressiva la civiltà e che in politica vi sono 
prevalenti i partiti avanzati (radicali, repubblicani e socialisti). 

La smentita al rapporto tra caratteri anatomici e psichici potrebbe 
essere più inesorabile ? E che cosa rimane di tutte le leggi formulate 
dal Lapouge e dall' Ammon, ripetute pappagallescamente dal Closson 



(i) Il Dott. Fr. M. Pasanise, riassumendo l'opera di Ripley {The races ec.) ha 
esposto ed aggruppato con molta evidenza queste differenze. (Le ra:({e di Europa 
Roma 1900. Presso la Società geografica itatiana, pag. 81). 



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22 RAZZE SUPERIORI ^ RAZZE INFERIORI 

e dal MuSang, e stabilite sui caratteri anatomici delle varie popo- 
iazioai in rapporto alle loro condizioni sociali ? (i). 

Ma contro il rapporto tra le due serie di caratteri — gli anatomici 
e gii piico-sociali nel loro insieme — sta l'obbiezione da me formu- 
lata tanti anni or sono contro la scuola di antropologia criminale e 
che rimane ancora senza risposta. Riconoscono gli antropologi che i 
caratteri anatomici da molte migliaia di secoli non sono mutati ; tanto 
che il Kollmann ammise il dauertypus. Ammisero gli. stessi antro- 
pologi — ed il Sergi di recente ha riconfermato l'osservazione — che 
nel corpo umano il cranio è la parte principale dell'organismo e che 
serve meglio a caratterizzare le razze (2). Ora il cranio per lo ap- 



(i) Si accennò alia differenza di ricchezza ti*a alpini di Francia e d* Italia ; giova 
aggiungere che la legge di distribuzione della riccìxe\\a del Lapouge ha V appa- 
renza di una rigorosa dimostrazione statistica, poiché egli ha voluto provare colle 
cifre che i dipartimenti dolicocefali della Francia sono molto più ricchi dei dipar- 
timenti brachicefali (Vedi : Closson : La Hierarchie des races europeennes. Paris, 
Giard ed Bricre 1898). Collo stesso metodo si riesce a provare che in Italia le Pro- 
vincie brachicefale sono molto più ricche delle provincie dolicocefale. 

Chi vuole vedere come la ricchezza' secondo la razza o almeno secondo i carat- 
teri anatomici in Italia sia inversamente distribuita che in Francia riscontri Topera 
eccellente di F. S. Nitti : La ricchez:(a dell'Italia (Napoli 1904). Nell'Estremo 
Oriente si trovano le stesse contraddizioni che si constatano nell'Estremo Occidente. 
Il Giappone oggi è di moda ; e nel Giappone si trova che i caratteri dei discendenti 
dei Samurai, cioè dell'aristocrazia, sono più fini e più belli di quelli del resto della 
popolazione. In ciò l'antropo sociologia troverebbe una conferma alle proprie vedute. 
Ma a due passi dall* Impero del Sole nascente si trova la Corea la cui popolazione 
presenta i caratteri anatomici dei Samurai, ma non ne ha quelli psichici ! Nel Giap- 
pone, infine, la corrispondenza tra la gerarchia morfologica e la psichica trova la 
smentita più solenne : ivi vivono , relegati nei boschi da veri selvaggi che stanno 
per estinguersi gli Ainos, Ora gli Ainos sono gli uomini delle forme più belle e che 
più si avvicinano alle razze superiori di Europa ! (Vedi Denìcker : Races et peuples 
de la terre). Gli Ainos abbiamo visto che il Keane li annovera tra i Caucasici su- 
periori. Il Mufiang con dati privi di ogni serietà scientifica pretese dimostrare che 
gli alunni delle scuole classiche e i più intelligenti erano dolicoce^Eili; Mac Donald 
nvece studiando 1074 alunni delle scuole di Washington trovò che rabilità cresce 
in ragione inversa della dolicocefalia e che un alto grado di dolicocefalia coincide 
colla stupidità ( Esperimentai Study of children, Report of the Commissioner of 
Education for the year 1899-98. Washington 1899). Il Niceforo , un discepolo di 
Lombroso, poi la dolicocefalia e la brachicefalia degli alunni la mette in relazione 
colla loro condizione economica ( Notes préliminaire d* anthropologie sur 3147 
enfants des écoles de Lausanne, Roma. Casa Editrice italiana 1903). 

E si pretende dare alla scienza sociale una base incrollabile coli 'antropologia!.... 

(2) Il Mantegazza , come ricordai in Sociologia criminale , aveva dimostrato il 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 



23 



punto in tutto il periodo storico, su cui si hanno documenti di vario 
genere, è rimasto immutato più degli altri clementi del dauertypus ; 
ma questa perennità di forma costituisce un contrasto marcatissimo 
colla evoluzione ora rapida ed ora lenta delle razze I Le forme del 
cranio di una data razza sono oggi quello che la paleontologia ci dice 
che furono trenta secoli or sono(i); ma in questi tremila anni di 
storia la razza stessa è sorta, caduta e risorta. La importanza somma 
del cranio nella caratterizzazione delle razze, poi, acquista un sin- 
golare valore quando si vuole stabilire la ditferenza tra germanici o 
arii e mediterranei : gli uni e gli altri, infatti, furono e sono doli- 
cocefali ; dolicocefalia che, come fu avvertito, indusse Brinton, Sergi 
e Ripley ad ammettere che arii e mediterranei siano rami della 
stessa razza. 

Vi sono alcune razze storiche, poi, che costituiscono da sole la do- 
cumentazione più solenne della variabilità delle loro condizioni psi- 
chiche, di tutta la loro mentalità, a seconda che variarono le condi- 
zioni deir ambiente sociale in cui si sono trovate. Tra non molto 
sapremo dei mutamenti avvenuti negli Zingari, che già sono divenuti 
sedentari in Ungheria e in Rumenia (Colocci) ; conosciamo già che 
gli Ebrei sono, essenzialmente proteiformi e che questa razza che ha 
dato alla civiltà uomini sommi in ogni campo dello scibile, da Me- 
yerber, a Lassalle, a Marx, costituisce l'esempio più meraviglioso di 
una trasformazione continua e profonda. Gli Ebrei a seconda del- 
l' ambiente in cui si trovarono e delle leggi cui vennero sottoposti 
furono, non singolarmente, ma collettivamente: pastori o industriali; 
guerrieri o pacifici; artisti o scienziati; proletari o banchieri (2). 



contrasto tra T immutato tipo fisico dei crani etruschi e delle donne di Roma e i 
carattere dei toscani e delle romane di oggi. 

Sergi (Africa) conferma la persistenza del tipo fisico. È tale che negli avventu- 
rieri bisciari dello Egitto si riscontra la faccia di un gran signore contemporaneo 
dì Cheopas ; una fellaine pA*esa a caso in un villaggio del Delta porta sopra le spalle 
la testa dì un Re anteriore agli Icsos e un qualsiasi signore del Cairo contempla 
con stupore al Museo dì Bulag 'a statua di Chephron o di Seti 1 che riproduce 
tratto per ti atto a distanza di cinquanta secoli le somiglianze di questi vecchi Faraoni. 

(i) L' uomo fossile della razza di Cro Magnon, dolicocefalo^ alto, ha un cranio 
dì 1590 centimetri, superiore a quello delle razze europee attuali {De Quatrefages 
pag. 381). Ciò serve a dimostrare infondate certe ipotesi di Broca sullo sviluppo del 
cranio umano. Tale ipotesi in base ai confronti tra crani antichi e moderni viene 
combattuta pure da Giutfrida-Ruggierì (La capacità del cranio ecc.). 

{2) Per la grande mutabilità degli Ebrei a misura che mutarono le loro condi- 
zioni di ambiente fisico e sociale si riscontrino : Carlo Cattaneo : Le interdizioni 



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24 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

^ Ma gli Ebrei, certo con grave scandalo del Drumont e degli anti- 

semiti francesi , benché non ariani , non vengono considerati come 
inferiori dal Lapouge. Tutt'altro. Al lievito semitico si volle dal Lom- 
broso attribuire la deleteria fermentazione criminosa; ma il Decan- 
doUe, invece, giudicando da ciò che e' insegnano i fatti e la storia, 
fece un quadro magnifico, attraentissimo di ciò che sarebbe l'Europa 
se fosse tutta popolata da Ebrei: avrebbe una popolazione longeva, 

pacifica, intelligente, ricca, morale 

La evidenza dei fatti ha indotto, quindi, i veri cultori della scienza 
a scrivere pagine come la seguente : 

« Bisogna accentuare colla maggiore nettezza questo fatto , che il 
?> concetto di popoli naturali (barbari) non ha in sé nulla di antropolo- 

gico, nulla di anatomo-JìsiologicOy ma che invece esso è un concetto 
puramente etnografico che si riferisce esclusivamente alla civiltà. 
1 popoli naturali sono popoli poveri di civiltà e dei popoli di qua- 
lunque ra^^a possono ancora non essere progrediti di un grado qua- 
lunque di svolgimento naturale sino a conseguire la civiltà oppure 
possono essere regrediti in questa. In confronto della civiltà romana 
gli antichi Tedeschi e Galli non erano meno barbari , meno man- 
^f canti di ogni civiltà di quanto non sono i Cafri o i Polinesiani tì- 

f^' spetto a noi , e una parte considerevole di quello che oggi forma il 

E;;- popolo civile dei Russi al tempo di Pietro il Grande non era ancora 

^-l che semplice popolo naturale » (Rat:{el). 

t^ * La pagina di Ratzel collima perfettamente colle conclusioni di 

ff Ripley che considera come opera vana il tentativo , in base ai dati 

^ di cui disponiamo, di cercare attributi raziali specifici da mettere 

h- addosso a ciascuno dei nostri tre tipi etnici e consiglia, perciò nella 

r*' etiologia dei fenomeni sociali di prendere in consiaerazione, non la 

^- razza, ma l'ambiente fisico-sociale. (The races ecc. p. 523 e 527). 

^■. 

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t 



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israelitiche ; Cesare Lombroso : L* antisumitismo e la scienza moderna ( Roux. 
[■• ' Torino 1894) ; Davide Castelli : Gli Ebrei. Sunto di Storia politica e letteraria 

X (Firenze, G. Barbera 1899). L'amore alla pròpria raiaa indusse Lombroso ad asse- 

I. stare un colpo formidabile alle proprie teorìe. 



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DOTT. NAPOLEONE GOLAJAKNI ^5 

CAPITOLO V. 
Ramc o Naslonc 

Chi oggi, occupandosi dei popoli che vivono in Europa, in Ame- 
rica, in Australia e in alcune parti deirAfrica e dclFAsia, parla di 
ra^^e si riferisce al passato; e ad un passato non recente, ma di 
centinaia di secoli. 

Nella realtà dell'ora presente non esistono più le ra^^e^ ma i po^ 
poli. E meglio che i popoli oggi vivono ed agiscono sulla scena del 
mondo le nazioni, 

V osservazione non è soltanto dei sociologi, che negano certe distin- 
zioni tra le ra^^e; deriva invece dagli stessi antropologi più inchini 
a volere riconoscere la spiccata individualità delle ra^^e, Keanc e 
Sergi, Ripléy e De Quatrefages, Ranke e De Lapouge , Manouvrier e 
Driesmann, Woltmann e Reich convengono, con singolare concordia, 
che ci troviamo di fronte alle nazioni; e che quando, argomentando 
dai fatti contemporanei o passati appartenenti alla storia e non alla 
preistoria, parliamo di caratteri psichici e di conseguente condotta 
ed evoluzione collettiva delle ra^^^e^ noi adoperiamo una parola im- 
propria, che genera degli equivoci e dei malintesi considerevoli. 

Dovremmo, invece , parlare di caratteri psichici e di conseguente 
condotta ed evoluzione collettiva delle nazioni. 

Oggi non e* è una na:{ione , che sia il prodotto di una sola raf^a. 
Le nazioni sono il risultato, se non della fusione vera, almeno della 
unione, della sovrapposizione e del miscuglio di diverse ra^^e, che 
non erano già pure ancora prima che cominciasse il periodo storico 
della loro vita. Quelle naponiy che sembrano antropologicamente le 
più omogenee, come la Gran Brettagna, sono il risultato di diverse 
razze: di due principalmente, tra le quali si vogliono scorgere note- 
voli differenze e caratteri specifici antagonistici: la celtica e la ger- 
manica o anglo-sassone propriamente detta. Woltmann con prudenza 
insolita avverte che il concetto storico di popolo tedesco è diverso da 
quello di ra^s[a germanica e deride il patriottismo di alcuni francesi, 
che la propria denominano nazione gallica (Op, cit. pag. 63). 

Come s' intreccino le ra^!{e per dar luogo alle nasoni lo abbiamo 
appreso dal Lapouge. (Vedi pag. 9). 

Ma che cosa caratterizza le na:{ioni? L'elemento psico-sociale con 
tutte le sue manifestazioni collettive. E come la ra^^a viene classi- 



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26 KAZZE SUPEmOKI E RAZZ£ IKFSmMI 

tìcata e contraddistinta dai caratteri anatomici comuni ; c«rì la 
nazione la è dai caratteri psichici e dalle manifestazioni sociali 
comuni. 

Non e è nasone dove non ci è comunanza di sentire , dove non 
e è un comune patrimonio intellettuale e morale , che sospinge ad 
un' azione comune e stabilisce la solidarietà tra i membri che la 
compongono. Dove mancano tali elementi manca la nazione e ci può 
essere soltanto lo Stato o Y Impero come nell' Impero degli Czars e 
in quello degli Absburgo in Europa. 

Ora sono precisamente la vita e le manifestazioni collettive delle 
nazioni , che confermano da un lato la negazione assoluta del rap- 
porto, della connessione, quasi causale, tra caratteri anatomici e ca- 
ratteri psichici, precedentemente dimostrata; e dall'altro distruggono 
sperimentalmente la dottrina delle razze quale V intende l'antropo- 
sociologia contemporanea. E nel seno delle nazioni degli Stati e degli 
Imperi odierni che si dimostrano storicamente e statisticamente 
la comunanza di sentire e di operare tra elementi antropologica- 
mente diversi; la diversità e l'antagonismo nei sentimenti e nelle 
z^j manifestazioni politiche e sociali tra elementi antropologicamente 

1^ identici. 

In Europa sono più evidenti e più stridenti tali contrasti tra i 
caratteri antropologici e lo sviluppo e le manifestazioni del senti- 
mento nazionale. In quella grande unità politica eh' è la Francia, 
Tuguale sentimento nazionale vibra nell'anima dei celti del centro, 
dei mediterranei del mezzogiorno e della Corsica, degli ariani o 
meglio dei rappresentanti déWHomo Europaeus dei Nord, dell'Alsazia 
e della Lorena. Chi potrebbe mettere in dubbio il sentimento nazio- 
nale francese di Napoleone i^ di Kleber, di Gambetta, di Zola e di 
cento altri appartenenti alle rof^e più diverse e facenti parte di una 
medesima nazione} 

Che la ra^^a non si dovesse confondere colla nazione e che a co- 
stituii e quest'ultima contribuissero sopratutto i fattori sociali, gli 
clementi storici, avevano da tempo avvertito antropologi, etnologi e 
storici. La correzione acquistò popolarità dopo la guerra franco-ale- 
manna del 1870-71 che strappò l'Alsazia e la Lorena alla Francia 
per annetterle alla Germania. I tedeschi vollero giustiiìcare la vio- 
lenza coir antropologici, e colla linguistica; ma i francesi risponde- 
vano — e della partita fu il Renan — che la storia aveva corretto 
l'antropologia e che gli alsaziani potevano essere tedeschi per la 
lingua, pel cranio, per la statura, pel colore della pelle e degli occhi; 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI itj 

ma erano francesi pel cuore, per i sentimenti, per tutta la loro men- 
talità (i). Ed era verol 

Opportunamente aveva soggiunto il Renan che i ricordi nazionali 
cementano le nazioni e che « en fait de souvenirs nationaux, les 
deuils valent mieux que les triomphes, car ils imposent des devoirs, 
ils commandent Teffort en commun » (Fouillée), 

Quest'opera di fusione e di accomunamcnto in un unico sentimento 
nazionale non è esclusiva della Francia; ma Tassimilazione in senso 
inverso si è verificata altrove. 1 sentimenti nazionali dei francesi 
cacciati dalla patria dall'editto di Nantes in Inghilterra, nella Sviz- 
zera in Germania si modificarono profondamente. 
- ff Né il carattere, né T intelligenza , osserva Lazarus, distinguono 
più oggi dai Tedeschi i rifugiati Francesi , sì numerosi in Prussia; 
lo spirito trionfa nella ra!(^a comune della terra; i popoli sono dei 
principii spirituali » (Fouiliée). Lo stesso è avvenuto nel Canada, dove 
la iqyaUy verso l'Inghilterra dei cittadini di origine francese se su- 
bisce oggi un indebolimento non è nel senso del ritorno al senti- 
mento nazionale francese, ma in quello di voler far parte di un' altra 
grande nazione: quella degli Stati Uniti. 

Ciò che avviene nell'Impero Austro-Ungarico è ancora più singo- 
lare. È un giovane scrittore lombrosiano, il Nìceforo, che da recente 
ha onestamente confessato che ncll' Istria e nella Dalmazia alcuni 
gruppi con caratteri anatomici italici nutrono e manifestano un vero 
fanatismo slavo; e viceversa alcuni gruppi di caratteri slavi sono i 
più entusiastici irredentisti italiani. Giudicando della ra^f a dai nomi 
il contrasto tipico viene rappresentato da Oberdank, che muore sulla 
forca, perchè voleva unire Trieste e l'Istria all'Italia e da Bianchini 
che nel Reichstag austriaco è il campione più fanatico dei croati 
contro ritalia. Questo vero chasse\ croise^ di caratteri antropologici 
e di sentimenti nazionali nell' Impero degli Absburgo viene messo 
in evidenza dallo studio pregevole dell'Auerbach {Les races et les na^- 
tionalités dans V Autriche Hongrie.) Lo stesso Auerbach ricorda che 
Kossuth, che sembra incarnare il magiarismo, era di origine croata; 
Parnell, il campione della causa irlandese, non era un celto, ma un 
anglo-sassone ; Disraeli, che il conservatorismo inglese onora di una 
specie di culto, era ebreo e di origine italiana. 

Torniamo all' Austria-Unghejia. Ivi czechi e tedeschi presentano 



(i) Woltmann forse per giustiticare lo strappo dell' Alsazia e delia Lorena alla 
Francia afierma che i legami della nazione non vanno mai al di là dei confini della 
comune lingua. (Op, cìt. pag. 333). 



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28 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

quasi dapertutto i caratteri antropologici degli slavi o dell'ifòmo al- 
pinus. L'antropologia, dice il Ripley, ha creato fratelli gli czechi e i 
tedeschi della Boemia; il sentimento nazionale li ha resi nemici. 

Ma sul caotico miscuglio di razze dell' impero austro-ungarico e 
sulla scarsa correlazione tra i caratteri fisici e il sentimento nazio- 
nale arreca somma meraviglia il leggere queste parole: « È assai 
« curioso, sotto pretesto di antagonismo di razza, vedere gli Czechi 
« e i Tedeschi di Boemia venire alle mani. Che esso parli czeco o te- 
« desco, Tabitante della Boemia non è né slavo, né tedesco... ma bra- 
« chicefalo — il suo indice cefalico é di 83. Possa questa sentenza ri- 
« conciliare i r'ratelli nemici 1 » E il Lapouge (VAryen p. 334) che le 
scrisse non si avvide che egli arrecava un colpo formidabile alle 
proprie teorie? (i). 

Parimenti i mediterranei dolicocefali del mezzogiorno e della Sar- 
degna e della Sicilia amano T Italia, tanto, se non di più, quanto i 
celti brachicefali del Settentrione. E gl'italiani, i tedeschi e i fran- 
cesi che vivono nel centro della catena alpina — dove, dice Ripley, 
si dettero la posta tutte le razze di Europa — fusi nel crogiuolo della 
libertà creano la Svizzera : il prototipo degli organismi politici in- 
ternazionali dell'avvenire; mentre al di là dell'Atlantico, in pro- 
porzioni assai più vaste sotto l'influenza delle istituzioni politiche e 
sociali e secondo i criteri designati da Mayo-Smith, si avvicinano e 
si fondono due elementi etnici, che in Europa si combattono aspra- 
mente , da nemici irriconciliabili : gì' irlandesi e gì' inglesi che lo 
stesso Ripley proclamò irreconciliabili in Europa. 

La conclusióne ? Chiara, evidente : il sentimento nazionale, l' idea 
della patria sfugge e si sottrae alle misure degli antropologi ; anzi 



(i) Il Lapouge ha cercato diminuire l'importanza di questi fatti colte seguenti 
inconcludenti osservazioni sulla naturalii(:^a:(ione : « I poteri pubblici non possono 
fare di uno straniero un nazionale come non si può cambiare una femina in maschio. 
Si possono dare ad uno straniero i dritti di un Francese; se egli ha lo spirito fatto 
di un certo modo egli potrà essere come un nazionale ma non se ne farà mai un 
francese. Occorrerà almeno il sangue di due donne francesi perchè il nipote sia 
nella famiglia più che membro adottivo, e per molte genet anioni i suoi discen- 
denti saranno dei francesi dubbi ed incompleti {L'Aryen, pag. 368). 

Non so se Napoleone, Kleber, Gambetta, Denfert-Rocherau avevano nelle vene 
dei loro antenati il sangue di almeno due francesi. Ma se si può fare la ricerca per 
singoli individui è certo che i corsi e gli alsaziani in massa senza azione del sangue 
di due donne francesi hanno mostrato ardente patriottismo francese. Ciò che egli 
dice dei boemi toglie ogni valore alle sue osservazioni. 



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DOTT. NAPOLEONE OOLAJANNI 29 

le contraddice sqlennemente. Le forme craniche, la statura, il colore 
della pelle, dei capelli, degli occhi possono essere diversi : ma si può 
sentire, pensare ed agire nello stesso modo. 

In questa dimostrazione , intanto, c'è la prova che infirma ineso- 
rabilmente la dottrina delle razze in quanto riesce alla differenzia- 
zione tra raif^e superiori e ra^^e inferiori, almeno per quelle razze 
che vivono in Europa e in America e che rappresentano la civiltà 
€H:cidentale. 

Gli scritti del Fouillée, del Ripley, dell' Auerbach, del Sergi, che 
documentano e provano irrefragabilmente come più ra!(^e possano 
formare una nazione che pensa, sente ed agisce uniformemente, stanno 
altresì a dimostrare che alle ra^i^e non si possono assegnare caratteri 
psico-sociali valevoli a differenziarli ed a stabilire la superiorità delle 
une e la inferiorità delle altre. 

Il significato profondo della realtà della nasone in sostituzione 
della idealità della ra^^a non è sfuggito ad uno dei più eminenti an- 
tropologi, che tra gli ultimi si è occupato deirargomento: al Keane, 
che cosi si esprime: « Flinders Petrie ha acutamente osservato che il 
solo senso che può avere adesso la parola rai^^a è quello di un gruppo 
di uomini , il cui tipo si è unificato coir eccedenza della funzione 
deir assimilazione sulla funzione del cambiamento prodotto da ele- 
menti stranieri. E con Gustavo Tosti dobbiamo ricordare che nello 
stato attuale della scienza la parola rajifa è una formula vaga alla 
quale nulla di definito può corrispondere. Da una parte le ra^e ori- 
ginarie possono ammettersi soltanto nella paleontologia; mentre i 
gruppi più limitati che ora si chiamano r^^fjfe non sono razze ma po^ 
poli o riunioni di popoli, affratellati più dalla civiltà che dal sangue. 
La ra^!{a così concepita finisce coll'essere identificata colla naziona- 
lità. Perciò da Vierkandt è stato domandato, se, pel principio di con- 
vergenza, una fusione di parecchie razze, isolate lungamente in una 
data area, non possa eventualmente dare origine ad una nuova razza, 
senza lasciare alcuna traccia delle primitive razze che la compresero. 
Con ciò dev^ essere inteso il famoso detto di Topinard : les peuples 
seuls sont des realités; cioè i soli popoli — gruppi che occupano ana 
data area geografica — hanno un'obbiettiva esistenza. Perciò Ehren- 
reich pensa — e noi abbiamo accettate l'idea nella classificazione del- 
VEthnnology — che i gruppi umani più che dalla loro struttura ossea, 
si devono distinguere dai loro caratteri esterni, dalle loro abitùdini 
e dalla loro lingua. {Man: Post and present p. 3 1 e 32). 

Ed è l'insieme degli elementi morali e intellettuali, complessissimo 
ed intricato prodotto del processo storico^ che costituisce una civiltà 



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30 RAZ^SÈ superiori e RAT^KB IWVKRHH ll 

che sempre e dapertutto si sovrappose airelemenp biologico della 
ra:(!(a. Questa confusione tra Telemento biologico della nv^^a e gli 
elementi storici della civiltà, autorevolmente biasimata dal De Ro- 
berty, ci riconduce a quell'organicismo della sociologia o a quel dar- 
vinismo sociale, che oramai trova scarsi e fiacchi sostenitori nel campo 
scientifico (i). 



CAPITOLO VI. 
Temperamenti e caratteri psicliicl naxionaif* 

Le contraddizioni stridenti, che la storia ha registrato, tra i carat- 
teri anatomici e i caratteri psichici delle razze avrebbero dovuto in- 
durre i cultori della scienza ad una maggiore prudenza nell* asse- 
gnare questo o quell'altro carattere intellettuale o morale come spe- 
ciale , distintivo , esclusivo air una o all' altra razza. Ma cosi non è 
avvenuto; e quelli stessi scrittori — antropologi o sociologi — della 
cui autorità e dei cui argomenti, suffragati dai fatti, sinora mi sono 
valso per combattere certi romanzi pseudo-scientifici, trascinati dal- 
l'imponenza di alcune manifestazioni contemporanee, senza accorgersi 
dei mutamenti che si vanno nettamente delineando e che potrebbero 
dar loro una smentita nel futuro anche prossimo, come la si riscontra 
nel passato neppur i emoto — e lo si vedrà — , hanno fatto tale asse- 
gnazione. 

In verità non è facile mettere dell'ordine e della chiarezza discu- 
tendo tale argomento. Si rifletta che r^f^e pure non esistono dal punto 
di vista strettamente antropologico. Ci mancano i documenti auten- 
tici per dire quali fossero i caratteri dei popoli primitivi : Lapouge, 
ad esempio non esita a dichiarare che è tutta ipotetica la psicologia 
dell'ariano primitivo; e di ciò dovrebbero tener conto coloro che vor- 
rebbero indurre il carattere psichico dei celti e dei germani dai 
Commentari di Cesare e dagli scritti di Tacito. Nulla, quindi, di 
più antiscientifico e di contrario alla verità dell'orgoglio con cui lo 



(i) Sin dal 1884 mi levai contro il darvinismo sociale; e fui il primo a levarmi 
in Italia per combattere le applicazioni che ne aveva fatte Enrico Ferri. Nella 2*" Edi- 
zione del Socialismo (1B98) potei constatare con viva soddisfazione che gli scien- 
iMtxi che. dividevano, il mio parere erana diveauti legione. - - ■-■ - ^ 



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DOTT. NAPOLEONE COLA/ANNI 3I 

SchmoUer ricorda che nella Germania del Nord si riscontrano tut- 
tavìa gli uomini di Tacito dai corpi grandi e magnifici, dagli occhi 
bleu e dai capelli biondi, dalla durezza brutale, dall'orgoglio intiessi- 
bile, dalla fedeltà senza riserva e dalla purezza della vita di fa- 
miglia (i). 

Riferendoci ai popoli ed alle nazioni contemporanee è ancora più 
difficile — anzi impossibile —-distribuire i caratteri alle razze: Tltalia 
risulta di brachicefali e di dolicocefali; in Germania ed anche nella 
Prussia, che rappresenta oggi la parte preminente e direttiva del- 
l'impero, fìnni, slavi e sassoni sono inestricabilmente frammischiati; 
in Francia si danno la mano i rappresentanti dell* homo europaeus, 
deìValpiniis, del meridionalis; in Austria Ungheria ingarbugliano an- 
cora di più il problema tutte le sottorazze: e peggio ancora nell'Im- 
pero Russo, dove nelle vene del boiaro o del mujick scorre molto 
sangue mongolico. E infine cresce V imbroglio di fronte alla varia 
significazione data a certe parole, che si adoperano con tanta legge- 
rezza : per Ammon , Closson , Lapouge , Woltmann e parecchi altri 
gli Ari sono i dolicocefali alti e biondi; e gli Ari per lo stesso Ammon 
sono i Germani. Per Sergi, per tanti altri invece gli ari sono i bra- 
chicefali discendenti dall' //omo alpìnus sparsi nel centro della Francia, 
nell'Alta Italia, nella Germania del Sud, nell'Austria in Russia 1 

Né la ripetizione di questi contrasti è un capriccio, una voluttà; 
ma serve per mostrare quale fiducia meritino tali assegnazioni quando 
si vede che tra i maggiori antropologi i caratteri psichici superiori, 
che gli uni accordano ai dolicocefali , gli altri li concedono ai bra- 
chicefali... 

Perciò sono più avveduti coloro che quando parlano di caratteri si 
riferiscono ai tipi nazionali quali si sono andati formando attraverso 
ai secoli colla fusione delle razze, coU'acclimatazione, colla selezione 
progressiva o regresiva, colla trasmissione ereditaria dei caratteri 
acquisiti. 

Questi prodotti hanno potuto subire l'azione dell'insieme dei fattori 
intellettuali e morali che costituisce una civiltà ; ed é così che i 
prodotti della fusione delle varie r^zze in Francia, in Italia, in Ispa- 
gna hanno potuto denominarsi impropriamente popoli di raif^a latina, 
mentre non potrebbero essere che nazioni a civiltà latina. 

La distinzione tra rai{^a e na^fione s'impone poiché l'una sarà di- 



(i) Frincipes d'Economie politique. Traduzione francese. Giard et Briére. Paris 
1905. Voi. i^ p. 376. In principio dei capitolo c'è una copiosa bibliografìa moderna 
sull'argomento delle ra\ie e delle naiioni. 



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32 KAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Stinta individualizzata dai caratteri anatomici ; T altra dai caratteri 
psichici. Quando si accenna a questi ultimi, quindi, ci si deve rife- 
rire sempre al popolo, alla nazione e non alla ra^!(a. 

Ma ciascuna nazione ha temperamento e caratteri tipici, che la di- 
stinguano nello insieme dalle altre naponi'^ (i) 

L'Azam ha enumerato oltre 120 caratteri diversi (buoni, malvagi, 
cupi, dolci, gioviali, espansivi, riservati, melanconici ec. ec). 

Manca una perfetta corrispondenza tra carattere e temperamento; 
cosi troviamo onestà, intelligenza, bontà nei biliosi, nei sanguigni, 
nei linfatici. 

Non esito, come feci nella Sociologia Criminale^ ad ammettere la 
esistenza di certi caratteri psichici negli individui e nelle colletti- 
vità; ma nego che essi slang esclusivi^ propri, patognomonici di una 
data razza, di un dato popolo, di una data nazione; nego sopratutto 
che essi siano immutabili. Qjuando sono più evidenti e più spiccati 
in una collettività lo sono semplicemente in un dato momento sto- 
rico. Al carattere psicologico , quindi , non dovrebbe assegnarsi che 
un valore assai relativo anche quando ci riferiamo al tipo nazionale 
anziché alla ra^^a. 

Poiché, ad esempio, mentre da un lato i tipi d'italiano, di fran- 
cese , di spagnuolo differiscono già alquanto tra loro pel tempera- 
I mento — ciò che riconosce il Fouillée — ; dall'altro é indiscutibile che 

I il carattere o il temperamento del tipo ha mutato pel passato e muta 

I sotto i nostri occhi; i caratteri sono in continuo divenire. Nulla e' é 

[.;,. quindi di stabile, di fisso nel carattere o nel temperamento dei po- 

[ poli. Quello che si osserva si riferisce sempre alla fase di evoluzione 

} in cui popoli e nazioni si trovano. 

\ Ho anticipato in qualche modo le risultanze di 'questo studio e 



(i) Del carattere e dei caratteri degli individui e delle collettività mi sono oc- 
cupato abbastanza a lungo nella Sociologia Criminale (Voi. 2^ pag* 61 e seg.). 
Si distingue di ordinario carattere da temperamento, 11 temperamento^ dice Manou- 
vrier, in qualche modo è il grado d'intensità, della vita nell' attività nervosa. Esso 
8i ripercuote su tutte le funzioni, dalle più umili sino alle più elevate. Contribuisce 
potentemente alla formazione delle varietà intellettuali e non esercita una minore 
influenza sul carattere morale ». (L'indice céphalique ecc.). 

Il carattere nel senso etico è lo insieme delle qualità psichiche e morali , che 
danno il marchio, l'impronta speciale agli individui, alle famiglie, alle più estese 
collettività e serve a differenziarli e distinguerli. Il temperamento si riferisce , pre- 
valentemente alle condizioni biologiche ; il carattere a quelle psichiche. Il Manou- 
vrier distingue: temperamento iperstenico, stenico e astenico , che considera cor- 
rispondenti al temperamento bilioso, sanguigno e linfatico dqgli antichi. 



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-^ 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 3} 



M 



ritorno subito ai caratteri psichici distintivi dei popoli quali hanno 

preteso di stabilirli gli antroposociologi , che combatto, fermandomi 

da principio sui caratteri speciali, che dall'antropo-sociologia si voi- .^^^ 

lero assegnare, non alle na^ionij ma alle ra^^e principali, di cui al :^ 

giorno d*oggi si parla con tanta insistenza: aìVanglo^sassone ed alla 'M 

latina^ slìV ariana e alla non-ariana, ^^ 

Vediamo quali sono quelli d. U'ariano di Ammon e del non ariano , -^ 

brachicefalo, che sarebbe poi l'ariano di Sergi. 11 Lapouge artistica- 
mente, per quanto calunniosg^mente, ci ha dato la silhouette del su- 
periore anglo-sassone — il globe trotter — e deir inferiore celtico — 
italiano, francese, austriaco ecc.: le marchand de marrons. 

Sentiamolo : « Si prenda come tipo l'inglese o l'americano. Si di- . 
stingue per la potenza della ragione e della volontà più che per la 
prontezza delle idee, per la facilità di apprendere e per la memoria. 
Ha una grande resistenza al lavoro intellettuale e materiale: il suo 
sistema nervoso è potente e resistente. Ha la ragione fredda e giusta 
la volontà fredda, precisa, tenace, superante gli ostacoli. L' attitudine 
al comando ne fa la razza dominatrice per eccellenza. È caratteri- 
stica la sua arditezza ed intensa la sua combattività che ne fa un 
conquistatore militare ed industriale ed un uomo libero. Ma ciò che 
maggiormente distingue l'individuo di razza Europaeus sono due qua- 
lità in apparenza contraddittorie: l'individualismo e la solidarietà ». 

a La solidarietà esiste pure tra i brachicefali ; ma è di un' altra 
specie. L'ariano ama di mettersi innanzi, il brachicefalo a rimanere 
indietro. La solidarietà del primo è quella della muta che dà la caccia 
al cinghiale. La solidarietà del secondo è quella del gregge di mon- '\\ 

toni, tra i quali ciascuno cerca di nascondeisi dietro ai vicino e ji 

conta su di lui per passare inosservato nel momento del pericolo. ,'V,t 

Colla prima solidarietà si va lontano perchè quelli che cadono non 'j} 

arrestano gli altri; colla seconda la resistenza dura sino a tanto che .; 

i meno vili, quelli che osano resistere in prima lìla, non siano scom- ^ 

parsi. Caduti o fugati questi, avviene il si salvi chi può, il ciascuno \' 

per sé, il massacro o la servitù bassamente o ipocritamente accettata. . •^^ì 

J^ solidarietà del brachicefalo, quando succede di essere aggressiva, 
è quella della massa collegata contro i capi , degli imbecilli contro 
gl'intelligenti, dei vili contro coloro che vogliono marciare; è il colpo 
partito dalla folla, di cui nessuno è responsabile, è la persecuzione 
ipocrita e legale , contro la quale non è permesso protestare. È la 
solidarietà per la irresponsabilità. » {VAryen ecc. p. 370 a 375). 

Chi doveva dire ai fierissimi abitanti dei Comuni italiani , forti, 
meravigliosi per la volontà , per la iniziativa energica in tutto — in 

4-COLAJANNI. 



I 






\1 



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1. 



34 'RAZZE SÙPEtltORI £ VLkZXE INFERIORI 

guerra, in pace, neireconomìa, nell'arte e nella scienza — che tante 
volte fiaccarono T orgoglio dei superiori discesi dalie Alpi , che essi 
dovevano essere giudicati tanti montoni ? Meno male che un altro 
tedesco, e non degli ultimi, più che nei brachicefali italiani, riscontrò 
r exprit de troupeaux nei propri concittadini 1 ( Niet!(sche), Questo 
exprii de troupeaux, che corrisponde all' obbediera^a che Biedermann 
assegna ai tedeschi , si deve riconoscere anche nelle stesse parole 
colie quali Lapouge osa lodare l'adattamento facile.... alla servitù dei 
germani prigionieri dei romani. (VAryen ecc. pag. 361). 

L'attitudine al comando.... Non la negheremo agli inglesi ed ai 
tedeschi contemporanei. Pur troppo non si può negarla loro.... Ma è 
caratteristicay esclusiva, degli anglo-sassoni ? 

Per poterlo atfermare si dovrebbe cancellare tutta la storia di 
Roma, senza rimontare più in là ad altri popoli. Del buon governo 
che Venezia fece delle sue provincie si ha un esempio eh' è rimasto 
unico negli annali dell'umanità: quando la Repubblica delle Lagune 
si trovò dì fronte alla Lega di Cambrai , le prosciolse dall' obbligo 
delia fedeltà; ma le provincie, senza coercizione materiale, le tennero 
fede ! Vorremmo vedere che cosa farebbe l'Irlanda se le si concedesse 
la facoltà di sottrarsi al dominio dell'Inghilterra.... Ed un dato per 
atfermare V attitudine al buon governo negli anglo^sassoni lo si ri- 
scontra nel desiderio dell' Inghilterra di essere sempre bene infor- 
mata , u^ell informed. E le famose relazioni degli ambasciatori della 
Repubblica veneta? Lapouge trova anche il lato, per cosi dire, fisico 
ed esteriore dell'attitudine al comando negli ariani; trova le phisyque 
du róie nell'imponenza, nel fulgore di acciaio degli occhi bleu, nella 
voce rude ed imperiosa , del Gallo o del Germano , che sapeva im^ 
pressionare i greci e gli stessi romani (L'Aryen p. 371). 

E Mario che paralizza il Cimbro col suo sguardo e colla sua voce ? 
E Napoleone i"" e Garibaldi che trascinano a vittorie miracolose col 
loro sguardo di acciaio, colla loro voce, erano forse galli o germanici ? 

Si vuole trovare un carattere speciale negli anglo-sassoni nell'at- 
titudine a colonizzare. « L'inghil terra, dice Green, a cominciare dal 
secolo XVIIl partorisce delle nazioni ». E Sergi esalta questa atti- 
tudine colonizzatrice. Ma come farne un carattere di ras[S[a se essa 
fu eminentissima, sotto varie forme, — e tutte adatte alle condizioni 
del tempo -— tra i fenici, tra i greci, tra i romani, tra gl'italiani del 
medio evo, tra gli spagnuoli ? 

La stessa risposta vale per lo spirito commerciale che Taine volle 
accordare peculiarmente ai tedeschi ed agli inglesi dimenticando 
che gli uni e gli altri dovettero apprendere alla scuola di Cartagine, 



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DÓtT. KAPÒLfiOKE CÒLAJANKt ^5 

di Genova , di Venezia. E strana coincidenza 1 In Germania nelle 
città anseatkhej dove più si sviluppò lo spirito commerciale, troviamo 
istituzi&ni e metodi che più si rassomigliano a quelli dei gloriosi 
comuni italiani. 

Un altro tratto che si vuole caratteristico iperbolicamente degli 
angk>-sassoni : la fede nella propria forza e nei propri destini. Ma 
ne avevano altrettanta , sé non di più i romani. Quando Annibale 
era alle porte di Roma, il campo che occupava trovò un compratore. 
« La grande virtù intellettuale dei romani fu il profondo sentimento 
del generale nel particolare , virtù che doveva farne il popolo orga- 
nizzatore e legislatore per eccellenza ; la loro grande virtù morale e 
sociale, parallela coU'altra, fu la devozione e l'intiero sacrificio del- 
l'individuo all'insieme ; il clan^ la gens era un corpo di cui le per- 
sone non erano che i membri. In altri termini , se la forza virile 
(virtus) fu la prima qualità del Romano, la seconda fu l'ordine. Mai 
altro popolo seppe meglio organizzare la forza. Il suo spirito ordi- 
natore concilia la tradizione col progresso » (Fouilléé). 

Ma usciamo dalla caricatura partigiana ed ascoltiamo qualche altro 
antropologo di razza anglo-sassone per vedere come sono distribuiti 
i caratteri tra le ra^!{e. Eccoci al Keane. 

Egli nella sua prima opera ( Ethnology ) delinea il temperamento 
dell'uomo caucasico in generale : attivo^ intraprendente, immaginativo. 
In quanto alle due sottodivisioni le designa cosi : xantocroidi (i su- 
periori di Ammon ecc.) serii, risoluti, solidi, stupidi (stolid); mela- 
nocroidi ( mediterranei di Sergi) : fieri , impulsivi , volubili. Sciènza, 
arte, lettere, onestamente soggiunge, si sono sviluppate in alto grado 
tra gli uni e tra gli altri. 

Nell'altra opera (Man: Fast and present) presenta più dettagliata- 
mente i caratteri mentali delle branche dell' i/omo caucasicus. 

I** Homo europaeus: serio, energico, intraprendente; risoluto, solido, 
stupido (stolid); esteriormente riservato, pensieroso e profondamente 
religioso; umano, costante, non sregolatamente crudele. 

2° Homo alpinus e homo mediterraneus (o meridionalis) brillante, 
vivo, acuto, eccitabile ed impulsivo ; socievole e cortese , ma incon- 
stante, mancatore di parola ed anche perfido (iberico, italiano del sud); 
spesso atrocemente crudele (alcuni slavi^ persiani, semiti, indonesiani 
ed anche sud europei)^ con alto senso estetico e leggermente svilup- 
pato dal lato etico; bravo, immaginoso, musicale e riccamente dotato 
dal lato intellettuale. 

In quanto alla cultura di tutti e tre i gruppi ripete su per giù ciò 
che egli aveva detto ntìV Ethnology : la riconosce generalmente ele- 



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• ^f^>%»v» 



36 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

vata; i*arte, rindustria, la scienza, la filosofia, le lettere sono in uno 
> . stato florido quasi dapertutto ( meno in Africa e nel!' Indonesia ) e 

tianquillamente progressivo. In alcune regioni popolate dal popoli 
del secondo gruppo la civiltà data dai tempi più remoti (Egitto, Ara- 
bia); in altre da 2000 a 3000 anni (cultura premicenica, micenica, 
ittita, ellenica e italica). Tra i caucasici, gì' Indonesiani ed alcuni 
Hamiti rimangono rozzi , con usi primitivi , con poche arti , senza 
scienze e lettere; in qualche punto dira ancora il cannibalismo (Gel- 
iolandj, 
r . . Se abbiano fondamento le distinzioni stabilite dal Keane , che ha 

f^^' dovuto subire sempre l'influenza della boria delle nazioni q delFesal- 

tamento del momento storico che attraversa la sua nazione, lo lasce- 
remo dire alla storia ; intanto è chiaro che nessuno potrebbe dire 
inferiori le razze , dipendenti dall' h. alpinus e dall' h. meridionalis 
accettando per veri i caratteri, che loro assegna l'illustre antropologo 
anglo-sassone; del buono e del bello ci sarebbe in tutti i rami del- 
ìliomo caucasicus\ tra loro non ci sarebbe che diversità (i). 

Se il Keane, su cui , come sul Ripley, spesso mi appoggio perchè 
essendo un anglo-sassone superiore non è sospettabile di parzialità 
e di simpatia pei mediterranei e pei latini inferióri , si mostra ab- 
bastanza equo verso questi ultimi, non va immune, però , dalla in- 
fluenza del pregiudizio della differenza di razza. Di che si ha prova 
pensando da un lato alla supremazia che assegna all' anglo-sassone 
e di cui si parlerà più distesamente e ai caratteri che attribuisce alle 
sottorazze, ai popoli, alle nazioni esistenti. Sentasi ad esempio ciò 
che egli dice dei semiti e degli irlandesi. 

« L' intelletto semita può essere conside ato come meno vario, ma 
più intenso; contrasto dovuto forse all'ambiente^ monotono e ad una 



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(i) Nel 1889 fui forse il primo in Europa a rilevare nella Sociologia Criminale 
le esagerazioni e le assurdità del Lapouge che aveva pubblicate le sue idee in 
diverse riviste francesi. Egli non si ebbe a male le mie critiche e ripubblicando in 
volume gli scritti sparsi qua e là e che formavano parte del suo corso di antro- 
po-sociologia dettato nell'Università di Montpellier mi consacrò queste parole : 

« G'est donc bien à tort que Colajanni (Sociologia criminale T. 2. p. 206, 2Ó5) 
me reproche amèrement d'avoir lié la supériorité sociale à une question de race, 
de donner à la race aryenne, européenne ou dolicho-blonde un brevet exclusif de 
supériorité. Gette question de l'èugénisme et de la valeur relative des races est 
trop grave pour èrre traité incidemment , et j'y reviendrai ». fSelecttors sociales 
p. 78). Sembrerebbe che egli mi desse ragione; ma l'insieme di Selections e peggio 
ancora UAryen per quanto non esenti da contraddizioni più che mai insistono nel 
concetto delie superiorità dell'ariano dolico-cefalo biondo e alto. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 37 

fauna e flora limitata a poche specie. Poco inclina bìì^l filosofia e alla 
scien^Uy ma molto alla poesia sublime associata con qualche profonda 
concezione di ordine morale — d' onde le tre grandi religioni : giu- 
daismo, cristianismo e maomettani smo. L* espansione e il progresso 
sono caratteristici dell'ariano; la concentrazione e Y immutabilità del 
semita » {Ethnology p. 394). 

Ora non e' è popolo che abbia mutato tanto quanto il semita ; e 
pochi altri credo che possano vantarsi, in proporzione del loro nu- 
mero, di avere dato un largo contributo alla scienza ed alla tìlosotìa 
quanto gli ebrei. 

Degli irlandesi e degli inglesi scrive: « Diversi alquanto per la razza 
si sono mantenuti diversissimi pel temperamento. 11 celto si man- 
tiene perfettamente celto: ardente, passionato, veemente, impulsivo, 
più cortese che sincero, volubile ed eloquente, fantastico se non im- 
maginativo, più acuto e brillante, che profondo, facilmente esaltato 
e depresso, mancante di fermezza e quindi novarum rerum cupidis- 
simus. Il sassone rimane sempre un sassone: solido ed ottuso (stolid), 
esteriormente improvviso ma forte di cuore (outwardly abrupt but 
warm-hearted) e veritiero; orgoglioso e prepotente per senso innato 
di superiorità, ma sente simpatia, è sempre giusto e quindi è un con- 
duttore nato di uomini; sembra ottuso o pigro, ma realmente è pre- 
minente nel campo della tìlosotia e della immaginazione ( Newton, 
Shakspeare); preferisce il dovere alla gloria (Man. ec. p. 532). 

Ebbene a smentire brutalmente la distinzione tra i caratteri psi- 
chici dei celti e dei sassoni, oltre quanto sarà detto in appresso, basta 
la storia dei rapporti tra l'Irlanda e l'Inghilterra ; dalla quale appa- 
risce chiaro come la luce del sole, che in quella storia» di oppressione 
e d'iniquità all'Inghilterra non resta ne la gloria, né la giustizia, né 
la simpatia per gli altri uomini, né il sentimento del ^ov^re / Resta 
la stigmata di sgretolamento crudele. 

In realtà gli anglo-sassoni dovunque verso i soggetti,* verso > do- 
minati, si mostrarono rapaci, egoistici, duri, astuti, perfidi.... Questi 
sono caratteri cattivi, di cui non c'è da inorgoglirsi. Ma sono forse 
esclusivi della razza superiore ? Oh no l Fouillé li ha assegnati ai 
romani ; e con ragione. Sono un prodotto, non della ra^:[a ; ma del- 
l'esercizio del dominio. 

E vengo a chi più da recente ha voluto ritornare alle differente 
specifiche tra le razze, dopo avere protestato contro le esagerazioni 
delle teorie biologiche che avevano ammesso razze disposte al mo- 
noteismo e al politeismo, ali autocrazia e alla democrazia, alla con- 
servazione sulle novazioni e dopo aver ricordato l'esempio più bril- 



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3$ RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

lante della fallacia di tali distinzioni — esempio che viene da un 
americano e vale a distrarre quello accampato dal Sergi. Alludo ad 
Edward A. Ross e ad un suo note volo articolo sulle cause della su- 
periorità di ra\\a (i). 

li Professore dell'Università di Nebraska crede che ira le razze ci 
siano delle ditferenze specifiche in quanto: airadattabilità al clima, 
alla energia, alla fiducia in sé stessi { selj^reliance )^ allo spirito di 
preveggenza , ai senso del valore delle cose , al carattere guerresco, 
alle qualità morali, alla sociabilità e alla stabilità del carattere. 

Il Ross che pare non voglia essere confuso con coloro che credono 
nella superiorità o inferiorità congenita, naturale, di alqune razze, in 
questo senso realmente non può essere con loro confuso : non as- 
segna ad alcune razze tutte le buone qualità, che valgono ad assi- 
curare la vittoria , la superiorità. Così ad esempio ai mongolici as- 
segna il primato nell' adattabilità climatica ; agli ebrei quello del 
senso del valore delle <:ose ; ai latini la sociabilità ecc. ecc. Ma lascia 
scorgere, che crede peculiari degli Anglo-sassoni: l'energia, la fiducia 
in sé stessi, la preveggenza; mentre bellamente dimostra che le qua- 
lità morali ed altruistiche, la sociabilità e il carattere guerresco oggi 
possono riuscire più di danno, che di giovamento; e che di danno 
sopratutto riuscì ai latini nell'America l'altruismo che impedi loro 
di distrurre le razze indigene colle quali s'incrociarono. 

Ora tutte queste ingegnose distinzioni hanno un difetto : non ten- 
gono conto delle vicende storiche che dimostrano l'assoluta insussi- 
stenza delle differem^e specifiche e dei caratteri fondamentali immu- 
tabili da un lato; la massima mutabilità di tali caratteri dall'altro. 
E di questa estrema mutabilità ce n' é la dimostrazione luminosa 
nella storia del popolo-camaleonte; di quel popolo ebreo eh' é stato 
guerriero, pastore, agricoltore, mercante, banchiere, nazionalista, co- 
smopolita a seconda delle condizioni sociali diverse in cui si è tro- 
vato. Osereb'be il Ross negare l'energia, la self-reliance tee, ai latini, 
ai greci, ai cartaginesi, agli italiani dei Comuni, a Venezia? 

Occupiamoci adesso di alcuni caratteri e di alcune istituzioni che 
si sono con particolarità attribuiti a qualche popolo ed a qualche 
razza. Di volo si rilevi l'amenità di chi — se non erro il Ferrerò — 
vide nel comunismo agrario del Mir l'originalità pratica del popolo 
russo. 11 Mir è tanto poco caratteristico della ra^^a che entra a far 
parte del popolo russo, che istituzioni analoghe al medesimo si tro- 



(i) Negli: Annals of the american Academy of politicai and social science. 
(LiigJìo 1901. Philadelphia). 



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r 






DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 39 

vano altrove: la dessa a Giava, ¥ allmend tra i tedescni, la comunità 
di villaggio neirindia, la township dei crofters tra gli scozzesi. E il 
Mir è tanto poco un carattere di razza tra i russi , che esso non è 
di origine antichissima e sta già per iscomparire per dar luogo alla 
formazione capitalistica (i). Questa istituzione non rappresenta che 
una fase della organizzazione economica ^ eh' è stata attraversata da 
popoli di tutte le razze e vissuti sotto tutti i climi. 

Alla stessa conclusione si perviene a proposito della vendetta y su 
cui tanto s'insiste dagli antioposociologi e dagli antropo-criminologi 
alla Lombroso, attribuendolo come un carattere di razza dei mediter- 
ranei moderni e specialmente degli italiani del Sud^ della Sardegna, 
della Sicilia, della Corsica, della Spagna ecc. (2). 

Questa accusa ai popoli del Mediterraneo è antica. Derivandolo 
dairintluenza del clima il Bonstetten sin dal 1824 attribuì lo spirito 
di vendetta ai popoli del Sud (3). Ma sin d' allora Melchiorre Gioia, 
che conosceva appieno la storia e la statistica, distrusse l'accusa 
mostrando che la vendetta era stata esercitata al Nord quanto al 
Sud (4). E sono stati i popoli del Nord, che ci hanno regalato delle :^ 

istituzioni giuridiche, poggiate per lo appunto sulla vendetta^ sulla -^^ 

faida.,., E mentre la vendetta diminuisce o scomparisce tra Siciliani, M 

Calabresi, Corsi rimane in onore tra Montenegrini, Albanesi^ ed ^^j 

altri popoli balcanici (5). ^t 

Dirò un pò più oltre quello che era la vendetta presso uno dei pò- yi 

poli contemporanei più colti, più morali e più progressivo, lo scoz- ^| 

zese; e mi fermo ora su due caratteri, che per molto tempo e prima '^ 

ancora che la quistione delle razze assumesse le proporzioni attuali, 



'\y' 



'M. 



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(i) Sul Mir e le istituzioni analoghe comuniste si riscontri il mio scrìtto : Di '^^. 

alcuni studi recenti sulla proprietà collettiva, (Bologna 1886) nonché il libro <? 

classico ék De Laveleye. Sulle trasformazioni ed origini del Mir si rìscontrino gli '*'* 

Studi di Tikomirow, Kowalewski, Miliouchow, di Nicolas-on ecc. 

(3) Questo errore sullo spirito di vendetta viene accettato da Foullée (Esquis V'; 

psych, des peuples europ. ecc. pag. 38 e altrove). 

(3) Uhomme du Midi et V homme du Nord ou V influence du climat, Genève, 

Pascoud, 1824. ^; 

(4) Annali Universali di Statistica. Milano 1835. 

(5) Sulla vendetta e sulla faida come spirito attivo e istituto prevalente tra i 
nordici e tra i Germani e da loro importato nell* Europa del Sud si riscontri il 
Manuale di Storia del Diritto di G. Salvioli. Si apprenderà come i nordici prati- 
cassero la vendetta inesorabile per offese liev<. Ciò che del resto Brunner, Schlegel, 
Post , Sceinmetz ed altri illustri Tedeschi non ubbrìacati dall' antropo-sociologia 
hanao rìconoecuito e dimostrato. 



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40 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

furono assunti a distintivi di alcuni popoli. Furono versati mari d'in- 
chiostro per dimostrare che quel modo di sentire e di agire che si 
disse individualismo era proprio degli ari, degli anglo-sassoni ; ed a 
loro se ne fece un merito grande ed insuperabile. Viceversa a tutti 
i popoli a civiltà, greco-latina concedevasi un modo di sentire e di 
agire diverso, che non poteva essere sinteticamente espresso con una 
sola parola, ma che si distingueva per la mancanza d'iniziativa in- 
dividuale e per la tìducia illimitata nell'azione dello stato: paterna- 
lismo di un illustre politico nord-americano o pecorismo come altri 
sprezzantemente l'ha denominato. 

Ora nell'assegnazione di questi due caratteri psichici fondamentali 
sono avvenute delle strane trasposizioni o modificazioni. Ammon e 
Lapouge continuano ad esaltare i loro ari per V individualismo; ma 
il secondo gli mette accanto la solidarietà , attribuendo una solida- 
rietà di ordine inferiore agli altri popoli, come s' è visto. Le Bon e 
Demolins continuano a fare l' apologia dell' individualismo anglo- 
sassone , desumendolo da tratti storici insussistenti e rimproverano 
acremente ai neo-latini la soggezione e la tìducia nello stato, che 
oggi si traduce nella propaganda trionfale del socialismo. 

Nulla di più infondato di questi tagli netti sulla psicologia dei 
popoli. 

Nota il Fouillée che l'individualismo fu sempre la nota attribuita 
agli italiani; altri non glielo nega del tutto, ma tutto quello che c"è 
in loro ritiene che loro venga dai Germani. Il Sergi, infine, più re- 
cisamente in una serie brillantissima di considerazioni svolte prima 
in Arii e Italici e poscia in Decadenza delle nazioni latine^ l'indi- 
vidualismo lo assegna agli italici — senza dargli significato d'infe- 
riorità — e la socialità agli ari brachicefali — e perciò ad una parte 
degli italiani contemporanei — giudicandola più utile e più conve- 
niente, in ispecie dal punto di vista economico, nella presente fase 
di evoluzione. 

Sarebbe follia il voler negare ciò che ha di buono l'iniziativa in- 
dividuale ed anche quando l'individualismo viene riconosciuto come 
predominante tra gì' italici mediterranei , sarebbe grave errore non 
riconoseere che in questo secolo ha fatto miracoli tra gli anglo- 
sassoni. Però è semplicemente risibile l'asserzione di Le Bon che ai 
neo-latini attribuisce quello spirito antinomico all' individualismo, 
che conduce al socialismo. 

Come non vedere che il gran quartiere generale del socialismo è 
in Germania, è a Berlino, tra gli uomini superiori? Se il socialismo 
costituisce un segno d'inferiorità si condannino.... gli uomini superiori. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 4I 



*% 



Ma r Inghilterra è immune ancora, o quasi, dalla macchia socia- '^ 

lista ! Se si tratta del socialismo dottrinario la constatazione è giusta '""*' 

e viene surfragata e'oquentcmente dalle statistiche elettorali. Al di là 
della Manica sboccia appena mentre V efflorescenza è nel suo pieno 'à^ 

sviluppo in Germania e nel Belgio e i petali cominciano a risplen- T] 

dere alla luce del sole in Italia e in Francia. Se il criterio del Le 
Bon fosse buono, la superiorità spetterebbe alla.,.. Spagna: (lui i so- 
cialisti sono un' intima, incalcolàbile minoranza; invece T inferiorità 
sbalorditiva spetterebbe alb Germania col suo centinaio circa di de- 
putati socialisti , coi suoi tre milioni di elettori dello stesso colore ! 
Però dello spirito fattivo del socialismo non può darsi la stessa di- 
stribuzione: trionfa in Inghilterra. 

11 LavoUéc — un liberista eminente — malinconicamente osservò, 
senza preoccuparsi della quìstione di razza, che se in Inghilterra il 
socialismo teorico, il socialismo verbale , faceva pochi progressi, ciò (^ 

si doveva al fatto deplorevole che quello pratico vi aveva fatto passi 
da gigante : non vi è socialismo ufficiale, perche tutti, anche i con- 
servatori, legiferano ed agiscono da socialisti, egli concludeva ' E il 
Bernstein, che partiva da diversi punti di vista, riusci più di recente 
alle identiche conclusioni. 

Senza intrattenermi del paternalismo , del pecorismo — che in ciò 
che ha di sano, ad evitare la discreditata denominazione di Socialismo % 

di Stato, io ho chiamato interven^ionisrno — e degli spostati, che ven- >;, 

gono fabbricati a getto continuo tanto in Italia e in Francia, quanto .'^1i 

in Germania — lo deplorò vivamente Guglielmo II in uno dei suoi -^1 

tanti discorsi —è bene ricordare che la rivoluzione sull'individua- . {"5 

lismo e sull'azione dello Stato in Inghilterra non è soltanto nei fatti, '^5, 

ma che si è fatto strada anche nella teoria: statisti e scienziati illustri ''"J 

stanno oggi per la onnipotenza dello Slato; ad esempio: Huxley e V: 

John Gorst. '*' 

Il Self government in Inghilterra decade e chi in Italia senza lam- ìi\ 

biccarsi il cervello in ricerche speciali ne volesse le prove ricorra a *' 

due libri recenti del Duca di Gualtieri , che sulla decadenza versa ^ 

lagrime amarissime. Spencer invano negli ultimi anni deplorò l'in- .1; 

vasione del socialismo di Stato; e Pearson alla sua volta è costretto ^\ 

a riconoscere che V Inglese ha cambiato la sua fede nell' intrapresa 
privata in una fede nell'organizzazione di Stato ! 

Ma siamo giusti : in Inghilterra l'azione dello Stato venne tenuta 
sempre in grandissimo conto e si esplica da secoli energicamente; 
con energia ancora più intensa in questo secolo specialmente nel 
campo della legislazione sociale. E chi avesse vaghezza di maggiori 



d! 



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42 KAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

dettagli non avrebbe che da leggere una sola opera recentissima, cui 
dà autorità maggiore la posizione uificiale dell' autore : V opera di 
Hans von Nostitz, un diplomatico, sull'elevamento delle classi lavo- 
ratrici in Inghilterra (i). 

Il pecorismo, il paternalismo nella forma più soggetta a critica, in 
Inghilterra prevale da secoli — e fu giustizia che prevalesse — nella 
forma di assistenza ai poveri. Se il Demolins s'indigna deirimpiego- 
mania e della (iducia sconfinata che i francesi pongono nello Stato, 
si ricordi che lo stesso Taine nelle Notes sur l'Angleterre, che det- 
tero credito non piccolo alle leggende sulle virtù mirifiche degli 
anglo-sassoni, riferisce questo parere di Grote: non esserci, cioè, fa- 
miglia di lavoratore inglese, che in parte non viva della carità pub- 
blica. La smentita a questo preteso individualismo dì ra:{:{a diverrebbe 
più clamorosa se mi volessi indugiare nel tratteggiare il continuo 
e sistematico intervento dello Stato nell' Australia e nella Nuova 
Zelanda. 

Parlai di leggenda su certe qualità degli anglo-sassoni, riferendomi 
air azione delfo Stato; e la leggenda venne creata da parecchie cir- 
costanze : dall' avere assunto in Inghilterra proporzioni politiche e 
popolari la teoria del lasciar fare , lasciar passare levata a vessillo 
di redenzione dalla scuola di Manchester, cui oggi dà il gambetto 
l'antagonistica scuola di Birmingham ; dalF avere lo Stato rispettate 
le libertà politiche anche quando interveniva socialmente; dall' avere 
accettato ampiamente il liberismo doganale nella seconda metà di 
questo secolo dopo essere stata protezionista nella prima ed accennare 
a ridivenire tale nel futuro prossimo, sempre inspirandosi alla con- 
venienza del momento. E sono già protezionisti gli anglo-sassoni 
del Canada e dell'Australia e il mutamento delle condizioni ha pre- 
parato la campagna di Chamberlain. 

Rimane, quindi , destituita di fondamento l'arbitraria distinzione 
che vollero stabilire il Le Bon ed anche il Demolins sul socialismo^ 
suir individualismo, sul particolarismo, s\x\Vini:{iativa privata come ca- 
ratteri distintivi delle razze. 

La fantasia antroposociologica non si è esaurita colla distribuzione 
dei caratteri psichiei alle varie razze e nazioni. I suoi cultori senti- 
vano che le trasformazioni avvenute in senso progressivo e bene- 
fico tra gli anglo-sassoni intaccavano dalle fondamenta la teoria delle 



(1) Dos aufsteigens des Arbeiter standes in England, Iena. G. Fischer, 1900; 
Duca di Gualtieri : Euolu^ione democratica delle istituzioni inglesi; Idem: // re- 
gime rappresentativo e la società moderna, Torino, Roux e Viarengo 1899 e 1900. 



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. v-'Vt-^*- 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 43 

ra^:^e; perciò con un ammirabile tour de force essi'finirono coli' as- 
segnare agli ariani o anglo-sassoni quello che chiamerò il carattere 
dei caratteri y il carattere massimo che assicura loro la superiorità: 
r educabilità. 

Al Demolins, che attenuando la teoria delle razze, volle dimostrare 
che la superiorità agli anglo-sassoni viene dalla educazione (i) il 
Lapouge senza esitare rispose che i metodi educativi degli anglo- 
sassoni invano si tenta introdurli in Francia coW Ecoles des Roches 
e colla propaganda della Science sociale perchè essi sono un carattere 
di ra\\a. {L'Aryen pag. 391 e seg.). 

La caratteristica superlativa dei metodi educativi anglo-sassoni si 
riduce principalmente alla cura dell'educazione fìsica, che ritarda la 
pubertà e i godimenti sessuali e crea il grande serbatoio delFenergia 
morale. 

Ora questo carattere di ra^ja^ esclusivo degli anglo-sassoni è tanto 
insussistente quanto i precedenti; e se ne convince di leggieri chi 
guarda lontano attraverso la storia degli altri popoli. Si riscontra 
nella Grecia antica, in Roma, nell'Italia dei Comuni. 

E ciò ha dimostrato con lusso di fatti e di osservazioni critiche, 
chi ha studiato gli anglo-sassoni con sensi di ammirazione , e chi 
della educazione fisica, intellettuale e morale ha esposto bellamente 
r azione : Angelo Mosso. 

A me duole che i limiti impostimi in questo lavoro non consen- 
tano di riprodurre alcune sue pagine magistrali ; ma il lettore mi 
saprà grado se con lui ricorderò che: «.... la scuola di Pitagora diede 
tale impulso all'educazione fisica in Italia, che nei giuochi olimpici 
successe una volta che sette vincitori nello stadio furono tutti di 
Crotone. Il più celebre tra gli atleti fu un Italiano, Milone, il quale 
aveva in Olimpia una statua di bronzo. La civiltà nostra dovrebbe 
invidiare quei tempi nei quali le città non si sapeva se fossero più 
gloriose dei loro tìlosoti ». 

(( Gli Italiani del mezzogiorno ebbero allora la riputazione di es- 
sere i più forti e i più destri , e correva il proverbio che 1' ultimo 
dei crotoniati valeva il primo dei greci ». 

« In un tempo nel quale l'Italia era maestra della educazione tìsica 
alle altre nazioni, dall'Italia venne la nuova luce che doveva disper- 
dere le tenebre del medio, evo. La coltura e la scienza moderna eb- 
bero in Italia le origini loro ». 

« L' evoluzione che ora subisce la ginnastica ha ravvivato le ricerche 



(1) A quoi tieni la superiorité des anglo-saxoas, Paris Firmin-Didot. 



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44 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

storiche nel campo della educazione fisica. Tutti sono d'accordo nel 
dire che il metodo inglese di educare la gioventù, quel metodo che 
ha fatto della razza sassone, la razza più forte su tutte, la più resi- 
stente alla varietà dei climi, la prima per lo sviluppo dei polmoni 
e per la potenza dei muscoli , è quella vecchia educazione fisica, la 
quale fioriva in Italia all'epoca del Rinascimento » (i). 

Altrove lo stesso Mosso rileva: che gli artisti italiani fecero del 
moto e che questo influisce sullo sviluppo della mente e conchiude' 
« Se il genio di questi uomini straordinari rimarrà sempre un se- 
greto, non però possiamo dire che la loro mano era altrettanto maestra 
quanto era sublime la loro mente. Erano degli umili operai che affa- 
ticandosi coU'opera delle braccia, sollevarono T umanità alla contem- 
plazione degli ideali più sublimi della bellezza. Se i Greci supera- 
rono tutti nel genio, è perchè furono il popolo che diede più movi- 
mento al corpo; perchè furono essi che portarono la ginnastica e lo 
studio degli atteggiamenti della espressione ad un punto che non fu 
più raggiunto dagli altri popoli : perchè i Greci coltivarono l'educa- 
zione fisica con un sentimento quasi religioso » (2). 

Il sin qui detto mi dispenserebbe dal continuare nella confuta 
delle stramberie che si scrivono sui caratteri psicologici dei popoli; 
anche da pensatori eminenti , come ad esempio il Mantegazza e il 
Fouillée, che combattono sotto molti aspetti la distinzione tra ra:^^e 



(1} In questi tempi, nei quali e' è la moda , per non dire la mania , di giurare 
suir autorità degli anglo-sassoni y sarà bene rammendare che un geniale scrittore 
inglese, John Àddington Symonds, ha esaltato per lo appunto l'educazione e l'energia 
tisica degli italiani del Rinascimento, fll Rinascimento in Italia, L'Era dei tiranni. 
Torino, Ed. Roux e Viarengo, 1900). 

(2) Il Mosso si è occupato più volte di questa quistione in; La Riforma dell' E- 
duca\ione ; in Pensiero e moto — conferenza tenuta nelle Clark University di 
Worcester che venne riprodotta nell'appendice a: La democrazia nella religione e 
nella scienza — : due opere edite dai Fratelli Treves Milano; nonché in due arti- 
coli pubblicati nella Nuova antologia del ló marzo e del i** aprile 1902. L'illustre 
professore dì Torino' vi combatte tutti gli errori popolarizzati da Guglielmo Ferrerò 
sulla educazione fìsica , sulla educazione della donna , sulla pubertà tardiva , sulla 
moralità sessuale ecc. degli anglo-sassoni nello stesso senso in cui combattei i ca~ 
ratteri antropologici in Sociologia Criminale sin dal 1889 e poscia gli errori di 
Ferrerò ncUìi Rivista popolare fAlla scoverta della ra^^a giovane, 15 maggio 1897). 
Lo stesso Mosso poi ha opportunamente osservato al Ferrerò che la differenza nella 
energia e nella forza fìsica tra latini ed anglo-sassoni attualmente è limitata alle 
sole elassi dirigenti e non alle masse lavoratrici : la differenza, perciò, non può mai 
derivare da diversità di raf^a. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 45 

inferiori e ra^!(e superiori e che la superiorità non si acconciano a 
riconoscerla negli anglo-sassoni. 

11 Mantegazza non esita ad assegnare questi caratteri ai popoli 
contemporanei: 1 Francesi: eccitabili, erotici, incostanti; gV Italiani 
csteti e devoti; i Tedeschi ingenui ed entusiasti; gl'Inglesi egoisti, 
tenaci, religiosi e forsanco ipocriti, e certo superbi; gli Spagnoli sin- 
ceri, ticri, orgogliosi; i Portoghesi vanitosi, cordiali, orgogliosi; i Russi 
nevrotici (i). Percorrendo alcuni scritti del Fouillée — come ad esem- 
pio quelli consacrati ai caratteri psicologici dei popoli europei e del 
popolo francese — si trovano assegnazioni altrettanto recise ed arbi- 
trarie (2). 

Ciò che poi toglie ogni valore ed importanza scientifica a questa 
assegnazione di caratteri alle razze o ai tipi nazionali è il vago e 
Tindeterminato che c'è sempre in essa e che permette perciò le più 
contraddittorie conclusioni. 

Fouillée, che si compiace dell'omaggio che Lestcr Ward rende alle 
eccellenti qualità del carattere francese , è onesto e sincero quando 
dichiara che egli ha messo maggiormente in evidenza i lati buoni 
del medesimo. Ma T edifìzio psicologico essendo costruito suir arena 
altri vengono a trovare pessimo ciò che egli trova buono. 

Così, ad esempio, il Balzagette non esita a scorgere tutti i carat- 
teri della decadenza e della morte prossima nella Francia (3). 

Ciò che toglie ogni impronta scientifica a queste divagazioni antro- 
posociologiche è per lo appunto — giova ripeterlo — il vago e l'inde- 
terminato su cui poggiano e che permette la contraddizione elevata 
a sistema tia scrittori del pari autorevoli e che tutti pretendono di 
potere parlare in nome della scienza e dell'esperienza storica. 

Il contrasto tra Fonillée e Balzagette nel giudizio sulla Francia si 
ripete quando si studia l'assegnazione dei caratteri psichici agli altri 
popoli contemporanei e della remota ed oscura antichità. 

La grande elasticità, le contraddizioni flagranti tra gli antropo- 



(i) / caratteri na:(ionali. Nella Nuova Antologia, i* gennaio 1899. 

(2) Jean Pinot ha risposto a Fouillée ed anche a Renan che avevano descritto 
a modo loro il carattere francese e sopra alcune leggende avevano stabilito il ca- 
rattere dei Celti dimostrando fantastiche le loro assegnaiioni. Egli poi ricorda che 
in una inchiesta fatta dalla Revue des Revues (i^ luglio 1898) tra tanti scrittori 
illustri non se ne trovarono due di accordo sul carattere dei francesi. {Une scietice 
excentrique: La faillite de la psychologie des peupies. Nella Hevue, 1 5 febbraio 
e i^ marzo 1905). 

(3) Le problème de l'avenir Latin, Paris. Librairie Fischbacher, 1903. 



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{H 46 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INEEPtORi 

l' ' sociologi neirassegnazione dei caratteri psichici delle nazioni e delle 

ìf, razze fa uscire dalla scienza per farci entrare nella farsa. Stewart 

I Chamberlain, un antropologo fanatico per la razza germanica esalta 

la fedeltà germanica verso il sovrano, la fede alla parola data, al 
giuramento prestato; ma un altro antropologo, V Herzc, colla storia 
alla mano gli dimostra -che i Germanici di tutte le branche, da Arminio 
in poi, si distinsero nei tradimenti e nella mancata parola (Finot), 
Renan, considerò la greca come la meno religiosa ^ delle razze; 
Foustel de Conlanges, invece, fa dipendere tutta la vita greca dalla 
religione. La metafisica, la filosofia, si dissero caratteristiche degli 
stessi greci. Ma Kant, Hegel ecc. con tutta la loro innumerevole 
falange di discepoli e di commentatori non erano tedeschi? 

La Germania era tanto incontestabilmente metafisica, che Lange 
altra volta potè dire: « La Germania è il solo paese dove un farmacista 
non può preparare un rimedio senza interrogarsi sulla correlazione 
della sua attività con Tessenza dell'universo » Ma Fouillèe ironicamen- 
te aggiunge in nota: « Noi abbiamo visto i farmacisti tedeschi che come 
quelli degli altri paesi ci sembrano più preoccupati del prezzo da 
domandare che dei loro rapporti col Cosmos » {Psych des peuples 
eur, pag. 257). E quanta ironia non occorrerebbe per illustrare la 
metafisica che Demolins ha riconosciuto tra i pastori dell'Italia me- 
ridionale? (i) 

Stewart Chamberlain attribuisce la scienza esatta ai Germanici; 
Driesmann ai Celti. 11 primo rimprovera ai Celti l'universalismo; ma 
Woltmann lo rivendica ai Germanici, ne fa loro un titolo di onore 
e proclama avvenimenti di origine ed ispirazione germanica la rivo- 
luzione francese e il Papato, che furono universali. Chamberlain nei 
democratico-sociali della Germania vede degli Ebrei; Driesmann vi 
scorge dei Celto-Mongoli; Woltmann riconosce in essi dei puri Ger- 

• mani I 

Merita un cenno speciale , la sentimentalità , — la famosa Gè- 
^"' muthlichkeit — Il giovane Werther versò e fece versare torrenti di 

lagrime; e in quanto a sentimentalità la caretteristica assunse le pro- 
^ porzioni del ridicolo nel poeta Wieland. 

^ Ma Heine, che pur conosceva i propri concittadini e si mostrò 

buon profeta, avvertiva i francesi a non fidarsene. 
Dalla Gemuthlichkeit si passò all'apologia della forza e del successo 



(1) Comment la route crèe le type social, Lcs routes du monde moderne, Paris 
Firmin-Didot. 



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■ ^r*f\ri:. ;*' 



DOTT. NAPOLEONE COLAIANNI 47 

con Hellwaldy con Mommsen , con Nietzsche ed ora cogli antropo- 
sociologi. 

La serietà e la consistenza della teoria che vuol darci i caratteri 
psichici dei popoli emergono luminosamente dalla conclusione del 
Fouillèe: « Breve per parlare ancora dei tedeschi con formule degne 
di essi, noi diremo che il loro spirito è ad una volta antitetico... e sin- 
tetico » (Psychologie des peup, eur. pag. 260). 

Fermiamoci un istante sugli italiani (i). Il Fouillèe non esita ad 
assegnare loro il temperamento nervo-bilioso.... Perciò vi scorge do- 
minante la vendetta\ L'italiano, continua l'eminente scrittore fran- 
cese, ama la contemplazione del mondo sensibile; è profondamente 
realista. L'idea pura che seduce il tedesco, spesso il francese ed anche 
l'inglese, nulla dice all'italiano.... Demolins sappiamo che gabella 
gran parte d'Italia per metafisica! Ancora: « si riconose nei belli studi 
della criminologia positiva lo spirito pratico dell'Italia.... {Psych des 
peup. ear. pag. 8i, 84, 85 e 105). 

La serietà del giudizio verrà riconosciuta ricordando che lo stesso 
Fouillèe in più punti mette in ridicolo il Lombroso; cioè la Crimi" 
nologia positiva y che in lui è impersonata. Ma lo spirito pratico ed 
utilitario da tempo venne rimproverato da Kant agli italiani, che 
avevano scoperto la banca, il cambio, la lotteria..,, E dire che in fatto 
di banche e di cambio oggi la preminenza spetta ai semiti ed agli 
anglo-sassoni ! E agli stessi italiani in casa propria mentre molti 
rimproverano il famoso dolce far niente — antincnnicamente in Isviz- 
zera, ih Francia , negli Stati Uniti , in Germania i concorrenti nel 
lavoro non sanno loro perdonare la soverchia laboriosità , 1' energia 
e la efficienza nel lavoro.... 

E si chiuda questo florilegio di contraddizioni stridenti sui carat- 
teri psicologici delle razze e dei tipi nazionali rinviando il lettore 
ad uno studio pregevole di R. Altamira sul popolo spagnuolo (2). 
Ivi alla distanza di poche pagine si troveranno giudizi diametral- 
mente opposti di contemporanei illustri: gli uni assegnano agli abi- 
tanti della penisola iberica tutti i difetti ; gli altri tutte le buone 
qualità possibili e immaginabili. 

Ma troppo male si è detto e scritto contro questo popolo infelice, 



(i) Qualche verità annegata tra le allegre fantasticherie antroposociologiche ha 
scrìtto il Prof. V. Vitali negli Elementi etnici e storici del carattere degli italiani 
{Rivista di Sociologia italiana. Novembre 1898). 

(2) Fsychologia del pueblo espagnol. Barcellona. Biblioteca Moderna de Ciencia 
Sociales de Calderon e Valenti Camp. 



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48 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

pel cui risorgimento prossimo faccio voti calorosi , perchè io non 
senta il bisogno, a maggiore dimostrazione della fallacia di certe 
accuse e di certe esaltazioni, di chiudere con una parola non sospetta 
J'. di uno storico geniale di razza superiore. « Gli spagnuoli , scrisse 

Buckle, sono nobili, generosi , franchi , integri , probi, amici sinceri 
e zelanti, affettuosi in tutte le private relazioni della vita, caritatevoli 
ed umani. La loro sincerità in materia religiosa è incontestabile » (i). 
Non è questa la silhouette di un popolo superiore ? 

Neir assegnazione dei caratteri psicologici dei popoli e delle razze 
il sentimento patriottico di ordinario ha la parte principale; e quale 
essa sia stata lo dirò riproducendo una pagiirn di altra mia opera di 
carattere strettamente scientifico. 

« Da tempo immemorabile alcuni popoli godettero di triste rino- 
manza; la quale spesso derivò dai pregiudizi politici e nazionali, che 
al nemico odiato facevano attribuire tutti i vizi e tutti i difetti pos- 
sibili e immaginabili. 11 giudizio talora corrispondeva alla realtà, ma 
concerneva un dato momento storico: un momento di corruzione e 
di decadenza, i cui attributi si estesero a tutta la vita di quel po- 
S^' polo, facendone un carattere etnico. La origine della famosa fede pu- 

a, - nica e greca probabilmente deve ricercarsi in uno di siffatti errori 

a'- . di generalizzazione. 1 popoli, che vennero al contatto di Roma sul 

^ . declinare della repubblica e durante l'impero non avrebbero potuto 

immaginare che sulle rive del Tevere avesse mai albergato la virtù. 
^ E noto il motto sdegnoso di Giugurta , che partendo da Roma sì 

g^ vuole abbia detto : Urbem venalem et mature perituram si emtorem 

invenerit. (Sallustio), Tale severissimo giudizio viene precisamente 
da un Numidico tanto affine ai Cartaginesi, la cui condotta generò 
la mala fama , e la inveterata credenza nella sunnominata fede pu- 
nica. In un dato momento storico, adunque fu lecito pensare tanto 
sinistramente dei Romani — di quelli stessi Romani , che alla loro 
volta istigati da Catone vollero respingere dalla loro città Cameade 
à" per la paura che non venissero corrotti i propri figli dal contatto 

^- coi Greci. Nella opinione che ebbero i Romani dei Greci e dei Car- 

taginesi e Giugurta di Roma , ripetiamolo, oltre il momento storico 
in cui formavasi, contribuiva con prevalenza il risentimento e l'odio 
nazionale. Di che abbiamo recentissimi esempii. Un generale Trochu 
con evidente sfregio alla verità potè attribuire le sconfitte della Francia 
alla invadente corrw^ffon^ italiana y come prima un illustre tedesco, 



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(i) Histoire d'Angleterre, Tome IV pag. 176 e 177. 



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I>0TT4 NAPOLEONB OOLAIANXI ' 49 

Jaoobo Grimm, ooa altrettanta insana passione scrìvendo al suo amico 
Dahlmann rifiutò ogni sentimento morale ai francesi » (i). 

Là realtà , riassumendo , è questa : tagli netti nella psicologia dei 
popoli non sono possibili; i caratteri mentali e morali, buoni e cat- 
tivi, si riscontrano presso tutti i popoli ; predominano gli uni o gli 
altri secondo il oiomento storico che attraversano, secondo la fase 
di evoluzione cui sonò pervenuti. 



CAPITOLO VU. 
Lr' autodenlgra^ione latina e T esaltamento angle «sassone 

L'influenza del sentimento pattriottico, che si è esercitata in certi 
dati momenti ed in senso negativo, spesso, può fare immaginare 
che Tesaltamento delle virtù del proprio popolo e la denigrazione 
degli altri sia il fatto generale e senza eccezioni; 

Perciò a priori, si potrebbe trovare giusto il rimprovero che il 
Bazalgette rivolge ai latini dichiarandoli infatuati della loro tradi- 
zione gloriosa e della loro civiltà. 

Sino a pochi anni or sono — quando ancora i francesi risolvevano 
le quistioni con un facile: che![ nous e quando Victor Hugo procla- 
mava Parigi il cervello del mondo — l'accusa contro la boria latina 
poteva essere meritata. Questa boria latina si è rifugiata presso alcune 
delle repubbliche sud-americane (2). Ma da qualche tempo è avve- 
nuto un mutamento in Europa: i latini adesso si mostrano invasati 



(i) N. Colajaoni : La sociologia criminale (Voi. 2® pag. 196 e 197). Con dispìa- 
cere ho potuto notare che anche il Fouillée non si è mantenuto sereno ed obbiet- 
tivo nel giudicare del carattere dei Tedeschi. À loro attribuisce la slealtà massima 
desumendola dalla ignobile falsificazione del dispaccio di Ems fatta da fìismark. Ma 
i Tedeschi quanti altri tratti di slealtà non potrebbero attribuire ai francési desu- 
mendoli dalla storia di Luigi XI, di Richelieu , di Napoleone i" ? La nota chauvi- 
nistica si riscontra, a danno degli anglo sassoni , anche nelle opere pregevolissima 
di Boutmy, che avrò' agio di ricordare più oltre. Un esempio assai noto di chaupt^ 
nisme gallofobo si ebbe nel Misogallo di Vittorio Alfieri. 

(2) Tipico lo chauvinisnie chileno, che predomina nel libro del sig. D. B. Vìcuna 
Subercaaeaux: Un pais nuevo Ccartas sobre ChileJ (Citato nella Leùtura di M4<lrì4. 
Giugno 1904). 

5 -CoLiUANHI. 



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50 



RAZZE SUPERIORI S RAZZE INFERIORI 



dalla mania dell* autodenigrazione e dell* esaltamento degli anglo- 
sassoni. 

Come sia avvenuto il mutamento non mi preme indagarlo minu- 
tamente: forse in alcuni l'onesto desiderio di vedere correggere i 
difetti dei propri concittadini li sospinse ad esagerarli e ad esaltare 
le virtù degli altri per determinare una salutare reazione; forse il 
successo dei momento e la grandezza reale, cui sono pervenuti oggi 
gli anglo-sassoni abbagliò e indusse all' autodenigrazione propria 
e all'esaltamento altrui. Ma certo è che i mezzi odierni di diffusione 
delle idee (stampa, telegrafi, ferrovie ecc.) e di creazione delle con- 
dizioni più opportune pel contagio psichico dettero oggi a questa 
autodenigrazione delle proporzioni ed una popolarità, che non si 
riscontrano nel passato. 

E si avverte che si tratta oggi di maggiori proporzioni, più che 
di un fatto assolutamente nuovo, perchè in Tacito ed in qualche altro 
scrittore ellenico e latino si possono trovare i precedenti del fenomeno 

U autodenigrazione latina e l'esaltamento dei Germani rimontano 
al grande scrittore, che descrisse l'impero romano come la piena ser- 
vitù e la Germania come la terra della libertà e della virtù. Fustel 
de Coulanges ha mostrato in queste illusioni storiche il germe delle 
pretensioni e degli odii tedeschi; e lo stesso Fustel de Coulanges ha fatto 
vedere che i Germani erano tanto corrotti quanto potevano esserlo 
i Romani, colla brutalità in più; che essi non possedevano né virtù 
particolari, né istituzioni originali; che essi erano semplicemente in 
un periodo meno avanzato, più vicini al regime familiare e comu- 
nitario. (Fouillée). In Tacito il fenomeno si spiega coli' odio contro 
gli oppressori della libertà e contro le istituzioni imperiali che si 
erano sostituite alle repubblicane. 

Qualche cosa di simile nella genesi dell'ammirazione per gli anglo- 
sassoni si riscontra nei tempi moderni cogli scrittori, che, da Mon- 
tesquieu in poi , esaltarono le istituzioni inglesi contrapponendole 
alle indigene dei neo-latini. Non potevasi e non dovevasi , però, di 
quelle istituzioni farne un carattere etnico guardando allo spettacolo 
che dava la Germania, che sino alla fine del secolo XVlll fornì alla 
stessa Inghilterra i mercenari , che tentarono spegnere la nascente 
libertà degli Stati Uniti , che ebbe invece il concorso disinteressato 
del De Lafayette , senza contare quello del governo francese , che 
poteva essere determinato da interessi politici e dinastici. 

Quale che sia la genesi del fenomeno é certo che oggi l'autodeni- 
grazione tra i latini é la regola e corrisponde alla sconfinata ammi- 



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DOtT* KAI>OL&ONE CÒLAJANKt 5t 

razione per gli anglo-sassoni (i). E che il fenomeno sia stranamente 
anormale se altro non ci fosse — e e' è dell'altro, come si vedrà 1 — 
si può desumere dal fatto che il primo psicologo dell'America con- 
temporanea, Williams James, nella Psychological Revien^ (marzo 1897) 
osserva che gli stranieri idealizzano gli anglo-sassoni proprio nel 
momento in cui essi, in Inghilterra e sopratutto in America, si di- 
mostrano, poco entusiasti dei loo principi tradizionali di condotta 
e cominciano ad averli in sospetto. (Fouilléé). 

L' autodenigrazione propria non sarebbe riuscita efficace se non 
fosse stata accompagnata dall'esaltamento degli altri. 

L'esaltamento politico, come si disse, rimonta a Montesquieu; le 
dette impronta quasi scientifica, rinvigorendo il fattore ra!(![a col 
clima, ed allargandolo a tutta la fenomenologia sociale, il Taine; ma 
nessuno contribuì tanto a popolarizzarlo ed a fare accettare come 
assiomi indiscutibili i paradossi più strani quanto Guglielmo Ferrerò 
colla sua Europa giovane^ che costituisce, a suo avviso, il contrasto 
più spiccato coir Europa vecchia — quella dei latini decadenti e de- 
caduti (2). 

Ci sarà agio a esaminare al lume dei fatti questi paradossi de), 
più fanatico esaltatore degli anglo-sassoni; qui a darne un saggio mi 
limiterò a riprodurre qualche brano relativo alla Russia, che se non 
è anglo-sassone , fa parte dell' Europa giovane , che deve servire 
di rimprovero e di modello all'^ìuro^a vecchia. 

Della Russia con quella precisione e con quel rigore scientifico, 
che contraddistingue gli antropo-sociologi, scrive il Ferrerò a proposito 
della distribuzione dei caratteri fondamentali delle razze: « Quando 
fu fatto il mondo ad ogni razza toccò una debolezza speciale: il la- 
tino ebbe la sensualità ; 1' uomo di razza germanica l' inclinazione 
alle bevande alcooliche; lo slavo T una e 1' altra. Ma pare che nella 
distribuzione dei grandi mali dell'umanità, la razza germanica abbia 
ancora avuto fortuna e che nella lotta per l'esistenza gli ubbriaconi 
nati debbano alla fine battere i lussuriosi 9 (p. 216). Al popolo russo 



(i) À questa autodenigrazione accenna più volte il Fouilléé; e la stigmatizza come 
comune agli Spagnuoli TÀltamira (Quaesttones Hispano-Americanas» Madrid, 1900; 
Psicologia del pueblo espagnoL Madrid, 1902). 

(2) Il lato curioso sull'opera di Ferrerò è questo: mentre V autore dell' Europa 
giovane in una sua lettera al Renda sulla Quistione meridionale dichiara giovanile,, 
e quasi vergognandosene , V opera sua y essa corre per il mondo tradotta in varie 
lingue e i paradossi tanto eleganti quanto frivoli vengono accettati o discussi, con 
tutta serietà da scrittori di valore, quali, ad esempio, il Fouilléé. 



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'U P Limj ' ^ 



52 RAZZe SUPERIORI E RAZZE Il«FFRIORt 

che ha il vizio dei latini e dei germanici assegna capacità ad un 
opera smisurata (p. 223)11 

Sarebbe davvero lavoro insensato l'indugiarsi a criticare quali sono 
i pregi mirabolanti attribuiti a questa parte tanto considerevole del- 
V Europa giovane (i). Per le condizioni politiche bastano il libro fa- 
moso di Kennan e quello più recente del Deutsche; per qaelle eco- 
nomiche stanno gli scritti meravigliosi di Tolstoi sui milioni di 
uomini che vi provano la fame e ne muoiono e la descrizione che 
ne hanno data Lehman e Parvus {Die Ungernde Russland). Per lo 
insieme della civiltà e della coltura soccorre la parola onesta e illu- 
minata di. un sociologo russo, che non ha certo la voluttà di deni- 
grare il proprio paese, che in tante occasioni ha difeso quando lo 
ha visto ingiustamente attaccato. 

« L'Italia e le nazioni elleniche e latine, scrive il Novicow se al- 
meno decadono oggi hanno avuto una carriera lunga e gloriosa — 
da Socrate e da Prassitele a Michelangelo ed a Rossini. Ma noi Russi ? 
Siamo caduti nella putredine prima di aver vissuto 1... Negli Stati 
Uniti ci sono più fanciulli Negri nelle Scuole che non in tutto l'im- 
pero Russo.,.. La Russia oggi offre lo spettacolo di una delle condizio- 
ni più vergognose nella quale possa trovarsi una nazione civile.... La 
Russia è di gran lunga superata da tutte le altre nazioni in ogni 
ramo dell'attività umana, sia intellettuale sia economica » (2). 

Sulle fantastiche qualità attribuite agli anglo-sassoni sul terreno 
dei fatti si avrà occasione d' intrattenerci ulteriormente (3); intanto 



(i) L'esaltazione della Russia mentre si pubblica la seconda edizione di questo 
libro (Giugno 1905) potrebbe sembrare un atrocissima ironìa contro V impero degtì 
Czars e contro Ìl suo apologista. 

(2) La missione delV Italia, Milano, Fr.lU Treves pag. 1 3 e seg. L'aneddoto che 
racconta il Fouillee sulla censura » che interdice i libri sul dinamismo credendo the 
trattino della dinamite fPsycìu des peup. eur. pag. 438) dà la misura della libertà 
di cui si gode ne\V Europa giovane e della coltura dei suoi funzionari. Si possono, 
immaginare le violente requisitorie contro la decadenza latina se qualche cosa di 
simile fosse accaduto in un villaggio italiano o spagnuolo 1 

{3) Contro le fantastiche qualità attribuite agli inglesi mi sono levato sin dal 
1888-89 ^®11® ^"^ edizioni di Corruzione politica ( pubblicata a proposito dello 
scandalo Wilson-Grevy), in Tumulti e reazione nel 1898 , in alcuni discorsi pro- 
nunziati nella Camera dei Deputati e in tutta la collezione della mia Rivista popo- 
lare) dal 1895 al giorno d'oggi. I) Fouillee che ha inteso rintuzzare, alquanto timi- 
damente , i pregiudizi sulla superiorità delle razze anglo-sassoni , ha subito spesso 
anche lui l'influenza di tali pregiudizi. Valga ad esempio questo dato: si sa che 
l'ipocrisia ha un lato buono perchè riesce, talora, utile come un omaggio indiretto 



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DOTT, IfAPÒLEONE COLAJANNt 53 

è bene avvertire che rautodenigrazione latina ha avuto i suoi risul- 
tati non buoni nello sviluppo dello smisurato orgoglio teutonico, 
inglese e nord-americano, che costituisce un vero pericolo per la 
causa delia pace, della libertà e del progresso. 

A quali proporzioni sia arrivato l'orgoglio nei nord-americani si 
vedrà in appresso quando sarà discorso degli accenni alla loro inci- 
piente degenerazione. Qui basta un accenno alla boria teutonica, che 
ha invaso anche i cultori della scienza economica. Pochi tratti sono 
sufficienti a caratterizzare qaesta boria germanica, che non è di ori- 
gine recente. 

I tedeschi che avevano esaltato il culto della forza e del sangue 
con Hegel, con Hellwald, con Mommsen — che aveva preparato Nietz- 
sche — ; che con Ranke avevano scorto nei sanguinosi combattimenti 
umani la lotta delle energie morali — da Nietzsche più sinceramente 
chiamate energie brutali — ; che con Strauss erano riusciti alla mas- 
sima partigianeria condannando tutte le conquiste francesi e giusti- 
ficando tutte quelle tedesche; che con Treitsckke avevano dato vei^ 
nice scientìfica moderna giustificando col darvinismo tutta la bruta- 
lità conquistatrice, non sentirono più alcuna misura dopo le loro 
vittorie del 1864, 66 e 1870-71 nel vituperare i latini. I paradossi 
isolati di André Leo che considerava i francesi come un popolo di 
scimmie e Parigi come l'antica dimora di Satana, divennero il cri- 
terio direttivo delle masse germpniche nel giudicare tutti i latini (i). 



aUa wtù. Ma questo lato buono egli lo scorge soltanto nel cant , ch'è l' ipocrìsia 
degli inglesi [Psych, de peup, eur. pag. 205) ed è tanto, se non più brutta , del- 
l' ipocrisia degli altri popoli. 

(i) In una corrispondenza da Vienna al Secolo di Milano dopo i fatti incivil* 
d'Innsprùck provocati dal tentativo di farvi un corso di conferenze italiane agli 
studenti italiani si legge questo aneddoto caratteristico e le successive considera- 
zioni opportune : 

e II f Katzelmacher • , pel tedesco cosidetto nazionale , è l' italiano , e vuol dire 
fabbricante di gattini di gesso — giacché pare che non abbia mai saputo e che non 
sappia far altro. 

« Dopo aver citato il canto tedesco: « Quando i romani condnciarono a diventar 
sfacciati, il possente braccio tedesco li ha messi a dovere •, il corrispondente scrive: 

« Questo sconfinato orgoglio di razza, questa superbia cosi paradossale, da solle- 
vare impeti irrefrenabili di sdegno e di ilarità , è specialmente patrimonio dei gio- 
vani, degli studenti il cui cuore, cantano, è un alveare dove le snelle api vanno e 
vengono senza posa, e che in realtà amano più la birra dei baci delle belle labbra •. 

« Lo studente tedesco è guerriero fin dal giorno in cui entra, piccolo e modesto 
accolito, net consesso degli schermidori a grandi fiucie, berretto di colore e stiva- 



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f 



^ 54 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

l Dalle masse la boria si comunica agli uomini di scienza e si tra- 

^ duce in disprezzo per gli altri con esaltazione quasi pazzesca della 

f^ propria razza. Cosi uno scrittore come lo Schmoller non esita a dire 

^v che la famiglia, la società, lo Stato non hanno presa sogli Italiani; 

*^ . che essi possono eccellere nelF arte e nella diplomazia , ma sono 

grandi neirintrigo, nella mancanza di pietà, nella falsità dell'animo, 

nell'assenza di coscienza: cosciem^a e pudore hanno una ristrettissima 

parte nella vita italiana.... (i) D'altra parte Ammon proclama i Ger- 

^- • , manici i dominatori nati degli altri popoli Vedremo nel prossimo 

^' capitolo dove arriva Woltmann. 

g^ E questi pregiudizi delle razze nobili e delle razze inferiori e' è il 

^ ;' dovere di combatterli non solo in nome della verità e della sincerità 

scientifica; ma anche in nome della politica e degli interessi econo- 
mìci , collegati intimamente a quelli delle buone relazioni interna- 
zionali. Tali pregiudizi servono a rinfocolare odi e rancori tra i 
popoli ed a produrre alcuni pervertimenti morali , che disonorano 
qualunque nazione civile — ed a civiltà, anzi, tra le più avanzate. 
1^ ! ^ Questo pregiudizio della razza che genera la boria delle na^ioniy con 

V tanta precisione designata da Giambattista Vico prima che avesse 

dato i suoi più funesti frutti, proclamando con Hegel, con Hellwald, 
[ con Ammon, con Schmoller, con Hartmann, con Woltmann, la su- 

premazia delle razze germaniche e il disprezzo delle nazioni a ci- 
viltà latina, se non viene vittoriosamente rintuzzato potrà preparare 



''^^^ 



Ioni, neirUniversità. Chi non è sfregiato dalla t rapière » studentesca che tagliuzza 
il viso lasciando gloriósi segni indelebili , è un malato , un gramo o un povero di 
spirito : e la prima cosa che fa il buon figlio di famiglia mandato a studiare per 
diventar dottore, è quella di provocare deliberatamente un duello a spada corta e 
così vedete sempre attorno nei caffè e nei restaurants dei paesi che hanno univer- 
sità, una quantità di sfiregiati e di bendati in modo paradossali e ridicolo, a titolo 
di gloria, d*onore, di merito ». La Sadmark , un'associazione analoga alla Dante 
Alighieri, diffonde dei francobolli colla immagine di un barbuto e feroce guerriero 
tedesco, in atto di combattere e colla scritta: tesoro tedesco da difendere. In tutte 
le manifestazioni tedesche oggi prevale il concetto della superiorità della r^jffd e 
del desiderio di conquista. 

(i) Grundriss der Allgemeinen Volkswirtschaftslehre Erster TheiU Erster Buch. 
pag. 153. Neil' edizione francese del Giard et fìrière {Principes </' Economie pò- 
inique. Parigi 1905} tali giudizi mi sembrano attenuati (pag. 373 e 373). Un esempio 
celebre di orgoglio smisurato dette Marx col disprezzo sistematico e ingiusto verso 
Proudhon e verso i socialisti francesi; ma un altro tedesco, Antonio Menger, ha di- 
mostrato quanto il socialismo contemporaneo debba agli utopisti francesi. La di- 
mostrazione era stata fatta già da Malon, da Rouanet e da Fournière» 



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r 



DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 53 

giorni tristi ali* umanità ; ma certo produce fenomeni disgustosi e 
disonorevoli al di là dell'Atlantico. 

Negli Stati Uniti, dopo una guerra gigantesca ipocritamente com- 
battutasi in nome dei principi di eguaglianza umana e in realtà per 
grandi interessi economici, il pregiudizio della razza ha ripreso sfac- 
ciatamente il sopravvento. Perciò democratici e repubblicani sono 
rimasti scandalizzati pel fatto che Roosewelt ha pranzato con Booker: 
un negro, che intellettualmente e moralmente vale quanto i migliori 
bianchi anglo-sassoni; perciò imperversa tuttavia nella repubblica 
delle stelle, quel linciaggio dei negri, che ne costituisce la macchia 
più laida. 

L'orgoglio smisurato sino al grottesco, intanto^prorompe dagli uomini 
che stanno a capo del governo e dello Stato. Questo orgoglio sospinge, 
senza tema di offendere gli altri popoli , il Cancelliere dell' Impero 
Von Btilow nel gennaio del 1904 a chiudere il discorso pronunziato 
nell'occasione dell'apertura della Camera dei Signori con questa in- 
vocazione : « In Prussia sempre avanti il Re ! In Germania , sempre 
avanti la Prussia ! Nel mondo sempre avanti la Germania ! » (i). 

Il cancelliere dell'Impero germanico , del resto non poteva che 
mettersi al livello del suo Imperatore. Guglielmo 2% infatti, in uno 
dei suoi cento discorsi mistici, violenti e pazzeschi, il i8 marzo 1895 
aveva detto alle reclute: « Voi portate l'abito dell* Imperatore; voi siete 
dunque diventati superiori agli altri uomini.... 9 (2). 

Se Rouer o Napoleone 3*» nei tempi della maggiore potenza delia 
Francia avessero pronunziato delle frasi molto meno burbanzose di 
quelle che sono state pronunziate dal Ministro e dall'Imperatore di 
Germania, i cultori dell'antroposociologia — da Lapouge ad Ammon 
a Ferrerò, a cento altri — si sarebbero levati in coro per iscorgervi 
le prove irrefragabili della irreparabile decadenza latina. E gli an- 
troposociologi non si accorgono del male che producono e dei peri- 
coli che creano esaltando le così dette ra^^e superiori e mettendo in 
rapporto le loro qualità intellettuali e morali coi loro caratteri ana- 
tomici (3). 



(i) Queste frasi sono troppo stolte perchè io non senta il bisogno di giustificar ne 
la provenienza. Le ho lette in un giornale autorevole e conservatore, organo deU*cx 
ministro Sonnino: nel Giornale d'Italia di Roma (N. del 18 gennaio 1904). 

(3) Prof. Quidde (dell' Università di Monaco): // militarismo sotto r Impero te- 
desco, {Revue des RevueSf 15 e 30 gennaio 1901). 

(3) Una nota allegra la riferisce il Manouvrìer. Egli dice: t Mi è accaduto spesso, 
scrìveva de Lapouge da Montpellier molti anni or sono , e ne sono stato sorpreso 



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5j6 razze superiori e razzb inv«riori 

Mancherei al mio dovere di scrittore imparziale, però, sé non ri- 
cordassi che anche in Germania si levano delle voci che stigmatiz- 
zano i sentimenti e le manifestazioni pericolose e pazzesdie dell'or- 
goglio nazionale. Ed è stato precisamente uno dei più grandi tedeschi 
contemporanei il Mommsen che di fronte agli eccitamenti degli 
AUdeutsche rivolgendosi agli inglesi ^ quando al di là e al di qua 
del ma e del Nord si soffiava per provocare la guerra, constatava: 
« anche noi abbiamo i nostri pazzi nazionali — si chiamano panger- 
« manisti — i quali sostituiscono all'Adamo comune, un loro speciale 
« Adamo germanico, che in se riunisce tutte le doti dello spirito 
umano » (i). 

Questo pregiudizio infausto della razza, come osservano il Novicow 
e il Fouillée , produce due frutti oltremodo velenpsi : la discordia 
e il pessimismo : negli uni toglie l'energia del lavoro e degli sforzi 
pel proprio miglioramento; negli altri ingenera l'orgoglio e la pre- 
potenza. 

E il pregiudizio si deve combattere e 1' autodenigrazione latina si 
deve .flagellare come l'ha flagellata quando cercò far capolino tra gli 
americani un grande anglo-sassone. « 1 nostri compatriotti che cre- 
dono all'inferiorità americana, dice Roosevelt, hanno qualche debo- 
lezza organica nella loro formazione morale o mentale, qualunque 
sia il loro grado di cultura intellettuale; la grande massa della na- 
zione che è vigorosamente patriottica, che ha uno spirito sano e ro- 
busto, ha ragione di considerare questi deboli rinnegati con un di- 
sdegno semi irritato o semi sorridente » (2). 

È doveroso combattere il pregiudizio e la boria altrui, l'autodeni- 
grazione propria; e il mezzo migliore per riuscire nell'intento altis- 
simo è quello di meglio conoscere noi stessi e farci conoscere meglio 



le -due o tre prime volte , di vedere delle persone , del resto assai intelligenti , do- 
mandarmi con un certo imbarazzo di misurare la loro testa e rimanere disilluse 
quando esse apprendevano che erano brachicefali. Ho visto, in senso inverso, dellQ^ 
persone perfettamente nulle rallegrarsi apprendendo che il loro indice era dolicoce- 
falo. Egli comprese senza dubbio alla quarta volta che il fenomeno si doveva attri- 
buire al suo insegnamento (quello di De Lapouge) che cominciava a portare i suoi 
frutti » . Il Manouvrier continua dimostrando i pericoli che si corrono creando il pre- 
giudizio di una ra:(^a nobile. (Loco cit. pag. 253). 

(i) The ìndependent Review, Seitcmbro 1903. Alla lettera dei grande storico 
tedesco rispose il grande storico, inglese , James Bryce , nella Nation di fìertino 
(io ottobre 1903), 

(2) L'ideai Americain pag. 23. 



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. DOTI. NAPOLEONE COLAJANKfr S7 

degli altri. La conoscenza, reciproca tra popoli soltanto può conidlidare 
i rapporti pacifici e le migliori condizioni pel progresso uiMno (i). 



CAPITOLO vm. 

Contributo dei vari popoli nelio sviluppo delia civiltà 

Non potendosi tenere conto dei caratteri anatomici delle razze per 
assegnare loro un posto nella scala della evoluzione sociale e non 
avendo alcun serio valore la distribuzione dei caratteri psichici ch'è 
stata tentata da etnologici e sociologi, bisogna rimettersene ai fatti 
— alla storia e alla statistica che si danno la mano e quasi si con- 
fondono sotto certi aspetti — per sapere: quello che le razze e le 
nazioni dettero alla civiltà ; ciò che furono nel passato ; ciò cHe po-^ 
tranno essere nel futuro, dato che rimangano immutate e fisse le loro 
attitudini e le loro qualità psichiche per potere giudicare in ultimò 
se tra le razze e le nazioni — con particolaiità quelle, che appar- 
tengono alla cosidetta civiltà occidentale — ce ne siano per loro intima 
natura alcune superiori ed altre inferiori. 

Un primo quesito qui ci si presenta. Per quali popoli sarebbe statò 
maggiore il merito, la benemerenza, dinanzi all' umanità : pei popoli 
che prima seminarono il grano, coltivarono la vite e addòlnestica- 
rono gli animali più utili ; o per quelli che ci hanno dato T attuale 
coltura intensiva con drenaggi, concimazioni chimiche, razionale mi- 
glioramento delle razze ecc.? (2) Furono più grandi 1 popoli che pei 
primi adoperarono l'aratro, la leva, la ruota ; o quelli che costruiscono 
le complicate e colossali o le piccole e delicatissime macchine mo- 
derne ? Dobbiamo ammirare di più i popoli che trovarono la scrittura 



(i) Bue kle ricordò che Francesi ed Inglesi si denigravanp reciprocamente pereti^ 
non si conoscevano. Novicow dimostra che ogni popolo rimprovera all'altro delitti eci 
errori dimenticando i proprii identici. Alle stesse conclusioni arriva Jean Pinot. Uh 
raro esempio di sincerità e di assenza di pregiudizi*» nazionale ha dai a WiUi^m 
Stead ricordando a proposito dei tentativi insurrezionali russi e delle feroci repres- 
sioni , che gli stessi fenomeni si sono avuti in Inghilterra. ( Lo specchio magico 
della Moscovia, Nella Review of Reviews «li febbraio 1905). 

(2) lì Demolins ha messo bellamente in evidenza le straordinarie conseguenze j^ 
la civiltà che ebbe la prima coltivazione dei cereali. {Comment la route ecd t Les 
routes du monde modirne), ^ :. .. ..,,.1 ■À c-i > .ó.» 



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E RA2EB INFERIORI 

o quelli che inventarono la stampa ? Insomma l'umanità deve di più 
agli iniziatori o ai continuatori ? ai popoli che fecero i primi passi, 
necessariamente lenti nella via della civiltà, o a quelli che la svolsero 
rapidamente sino alla meravigliosa efflorescenza contemporanea? Il 
giuidzio a chi legge. Comunque, è certo che senza i primi passi non 
sarebbero stati possibili i successivi ; si comprende del pari che la 
rapidità e intensità della evoluzione dev'essere in ragione diretta del 
tempo trascorso e dei mezzi di cui si dispone e delle scoperte fatte. La 
civiltà odierna ha capitalizzato tutti i risultati delle precedenti civiltà. 

Civiltà è parola dal significato vago^ difficilmente definibile con pre- 
cisione; ad ogni modo tutti la intendiamo, sopratutto comparando 
un'epoca con un'altra, un popolo con un altro, e ci raflBguriamo un 
insieme di condizioni morali, intellettuali, politiche ed economiche, 
che risponde ad un ideale, che ci formiamo nella mente. Fissando lo 
sguardo a questo ideale noi giudichiamo se e dove ci furono o ci sono 
popoli in un grado più o meno avanzato' di civiltà. 

Epperò, sebbene la discussione si voglia tenere circoscritta ai po- 
poli e alle razze contemporanee di Europa e delle sue colonie, ad in- 
tendere bene questa quislione della differenza tra ra!(!(e inferiori e 
ra:{:(e superiori^ a dimostrare sempre più quanto infondata, elastica e 
relativa, essa sia, bisogna rispondere a questa domanda: dove si tro- 
vano le tracce prime di un insieme di condizioni, che si possono dire 
costituenti una civiltà? 

Sono grandi le difficoltà da superare per procedere con passi non 
molto incerti nella ricerca dei primi iniziatori della civiltà umana; 
difficoltà che non sono semplicemente etniche, ma che derivano an- 
che da errori e pregiudizi geografici. 

E invero al Morselli, che vuole la civiltà nata in Europa per cause 
particolari di razza, di clima, di ambiente, si può domandare: e la 
Cina; e l'India; e la Porsia; e l'Assiria; e l'Egitto? E Babilonia, 
Nini ve, Menfi, Tiro, Cartagine ? Si avverta che gli scavi odierni — 
in Asia, in Egitto, in Grecia — vanno dimostrando esattamente cor- 
rispondente alla verità tutto ciò che di quelle civiltà, ci avevano tra- 
mandato gli storici e i poeti antichi e che i vari Niebuhr della cri- 
tica storica moderna avevano rilegato nel regno delle favole. 

Oh 1 ha davvero ragione il Sergi quando agli orgogliosi ammiratori 
della civiltà contemporanea contrappone la grandezza delle antiche 
civiltà nate e sviluppatesi sulle sponde del Gange, dell' EujErate, del 
Nilo ; le meravigliose civiltà degli euro-africani I Metchnikoff , poi, 
allargando e correggendo un concetto di Buckle dimostra che man- 
cavano in Europa le condizioni indispensabili per il sorgere delle 






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IK>TT. NAPOLEONE COLAJANNI 59 

prime civiltà; condizioni che si trovarono soltanto presso alcuni grandi 
fiumi storici dell'Asia e dell'Africa. 

Quando i fatti sono troppo evidenti e mancano assolutamente i 
dati antropologici per dire che gli ariani dolicocefali biondi siano stati 
i primi e più importanti propagatori di civiltà, si ricorre a sforzi e 
ad interpretazioni di documenti letterari per riuscire nell'intento; 
ma tali, sforzi come quello del Lapouge per dimostrare che i Greci 
antichi erano biondi e dolicocefali, non valgono che a provare l'in- 
gegno e la cultura dei loro autori (i). 

Lo stesso Lapouge, del resto, riconobbe ohe dei biondi e' era grande 
penuria in Roma; che in Egitto l' influenza dei discendenti dell' ifomo 
Europaeus può soltanto supporsi ; che poco o nulla — meno male! — 
influirono gli ariani nello sviluppo della civiltà più recente dell'Ita- 
lia, della Spagna, della Francia. 

Ci è voluta tutta la ridicola ubbriacatura antropologica del Wol- 
tmann per riprendere ed allargare sino al grottesco la tesi succen- 
nata del Lapouge. Egli ha ricondotto tutti alla razza germanica i focolai 
di civiltà dell'Asia, dell'Africa, dell' Europa , del Messico, del Perù, 
per concluderne che la ra^^a germanica è la madre della civiltà del 
mondo. 

È con un semplicismo e con una logica fanciullesca Woltmann 
non si trova mai imbarazzato ài fronte ad ah una difficoltà perchè 
tutte le taglia con una affermazione recisa, riconducendo alla razza 
germanica qualunque avvenimento grandioso, qualunque istituzione 
duratura, qualunque uomo di genio... Germanica, perciò la rivoluzione 
francese ; germanico il papato ; germanici Cristo e Socrate , Miche- 
langelo, Rafiaello, Galileo... (Op. cif., pag. 286 a 298). 

Ma il fanatismo pan-ariano e pangermanico rimane fiaccato dallo 
splendore fulgidissimo delle grandi civiltà Mediterranee svoltesi in- 
dubbiamente al di fuori dell' influenza ariana, siano gli ariani i bra- 
chicefali di Sergi , siano i dolicocefali di Ammon. E mentre la scon- 
fitta degli arianofili rimane incontestabile su questo punto, non è 
stata ancora rintuzzata l' ingegnosissima ricostruzione delle vicende 
delle razze in Italia fatta dal Sergi, che all'invasione ariana attri- 
buisce un regresso verso la barbarie e che la ripresa del movimento 



(i) U caso citato da Manouvrier sul pittore che fece il ritratto di fìroca posse- 
duto dalla Societé d* Anthropologie biondo e dolicocefalo, mentre egli era bruno e 
brachicefalo (L'Indice cephalique Qcc»f p. 289) indica quale valore si. può assegnare 
a queste osservazioni di Lapouge. Nel caso di Broca si tratta di u|i illustre con- 
temporaneo notissimo ; ciò io rende più significativo. 



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6p RAZZB aOPERIORI H RAZZB INTEUORI 

f>rogressiyo verso la civiltà afTerma che si debba al ridestarsi degli 
Italici mediterranei, che oggi si vorrebbero designare come i rappre- 
sentanti per eccellenza dei popoli inferiori nell'Europa contemporanea. 

L' ipotesi di Sergi, eh* è pure un sostenitore della inneità differen- 
ziale tra le razze, rimane sempre formidabile anche di fronte a chi 
la rappresenta come una reazione , che va oltre il giusto , contro le 
esagerazioni partite da Gobineau, seguite e sviluppate da Poesche, 
Penka, Ammon, Lapouge. È il De Michelis che si chiede: si può 
spiegare che gli ari inferiori abbiano dato la lingua ai preari, eura- 
fricani superiori? 

Ma egli stesso conchiude: quanto ai dolico-bruni , la loro ampia 
partecipazione alle magnifiche civiltà del Mediterraneo, posta in luce 
da Sergi e da altri, è prova che essi, in fatto di doti morali ed in- 
tellettuali non temono il confronto di niun' altra stirpe. (Op. cit, 
pag. i8i e 182). 

Ad ogni modo quali che siano le fasi in cui si può dividere il 
periodo' storico della civiltà e quelle del periodo preistorico con molta 
imparzialità assegnate dal Ripley, egli è certo, come dice il Folkmar, 
che la classificazione delle razze esistenti e della loro evoluzione non 
si deve identificare colle fasi della civiltà del passato : i termini di 
selvaggi, barbari, civilizzati non si applicano che ai popoli storici ed 
ai popoli attuali ed hanno un valore molto relativo. È certo ed in- 
discutibile del pari che tutte le razze apportarono il loro contributo, 
tutti i popoli portarono la loro pietra nel grande edifizio della ci- 
viltà. È, perciò, impossibile 1* esatta determinazione della parte che 
spetta a ciascuno e si è costretti a convenire che « quanto più ad- 
dentro lo sguardo penetra a. scrutare la profondità dei popoli preisto- 
rici ed extrastorici, tanto più verosimile appare il fatto che in tutti 
i cicli e in tutti i gradi di civiltà si riscontra essenzialmente una 
stessa ed unica civiltà , la quale molto tempo fa quando non erano 
ancor date le condizioni per lo sviluppo di centri di civiltà speciali, 
si venne trasmettendo da popolo a popolo sulla terra. Comunque sia 
di ciò, e checche la scienza possa ancora svelarci a questo riguardo, 
per ora possiamo parCiìré da questo concetto , che sono dei passaggi 
graduati di civiltà , vale a dire dei progressi compiuti nel cammina 
dello sviluppo della umanità e non dei passaggi antropologici, vale a 
dire fondati sulla struttura dell* uomo, quelli che hanno conformato 
in modo così vario e molteplice V umanità quale ci si presenta at- 
tualmente ». 

E il giudizio di uno dei più grandi etnologi contemporaitei; è del 



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i dott; nàpoceons golaì^nhi ^ 4i 

Ratael, che per fortuna appartiene a quelle razsè^ che ^ pretendono 
superiori (i). 



CAPITOLO IX. 
ParalMl dMii«gnrflci 

Il vàkott delle osserrazioni e delle critiche sinora riv^te alla teorìa 
che ammette i(mdamien&&lì ed immutabili distinzioni nei caratteri 
psichici delle razze, colle cui diversità si vorrebbe spiegare tultà la 
slioria dei popoli e fare i relativi prognostici pei futuro, dev'essere 
controllato nel campo dei fatti. Una scorsa, anche impi dissima^ ia 
tale campo in ciui si sono esplicate le maniieetazipni collettive dì 
tali caratteri, cVinsegtaerà: se le critiche movono dà peeconoetti pa- 
triottici ìoffesi o rispondono rigorosamente alla verità; se il giudizio 
che si può trarre dallo sguardo complessivo allò > sviluppo dAìi ^ct- 
viltà, resiste alla ptovà dello esame dei singoli feoonueni. /' 

S' intende che la scorsa non piaò essere che sommaria e limiCata 
ad alcuni argomenti. Si accennerà senza svolges'è « sa disoiteranno 
alcuni dei punti più importanti, e non hitti i)uelli che hanno atti- 
nenza colla superiorità o inferiorità delle ra^^e; altrimenti accorre- 
rebbe una trattazione sl3orica e sociologica in parecchi volumi. 

Come indice misuratore delle manifestazioni delle xizze, che fanno 
parte delle nazicmi contemporanee designate tipicamente coinè in- 
feriori o superiori si ^prenderanno specialmente cinque gruppi di fatti: 
a) demografici; b) politico^miàtari^ e) economici; d) intdk^tuali ; 
e) morali. < 

a) Fenomeni demografici. L' esame .demografico a qualcuno che 
non segna k» sviluppo delle scienze ' sociali può semb 'are estraneo 
all'ax^menHìo; e non è. ' 

Lo $tudio dedla demografia in sé stesso è il più adatto alla tran- 
sizione della biologi^ alla sociok^ia; la divèrsa manifestazione Quan- 
titativa di molti fenomeni demografici, da illustri scritkn'i si' oerca 
spiegare colla diversità della razza alla evoluzione sociale , infine, 
si cerca la base al giorno d*oggi ne^'aggruppame^to e nella de|nsi|à 



<(i) Le jR4f|« umane. Tradusone haMana. Totìbo. Unione l^po^afica BSdiirìce, 
1891, Voi. .i°.p9S«:5. •■-■ • V «- • .- '■ •; ' .••^. -"'^ "*' < 5\;'*'' •- ^'ì ''* 









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6t RAZZE SUFEltlORI B RAZZE HOfrailORI 

della popolazione (Bouglée) nella grandezza delle capitali , neir ur- 
banismo, nelle proporzioni della popolazione rurale (Durkehiniy Co^ 
ste, Ammon); infine si cerca nella demografia un indice misuratore 
abbastanza esatto del diverso grado di civiltà e delle sue variazioni 
(Rubin) (i). 

I principali fenomeni demografici, che hanno importanza sociale 
e che si tentano spiegare da alcuni colla inneità dei caratteri di 
razza sono: matrimoni, nascite, morti, migrazioni. 

MatrimoniL La frequenza e la precocità dei matrimoni si volle 
mettere in rapporto colla razza anche da demografi di grande valore, 
come il Firks, tra i contemporanei. Invece tutto ciò che si riferisce 
alla nuzialità sta in relazione colle condizioni sociali; la frequenza 
e Tetà in cui si contrae il matrimonio dipendono sopratutto dalla 
fase economica. I popoli dediti alFagricoltura in generale hanno più 
frequenti è più precoci i matrimoni. Perciò attualmente sono più 
frequenti e più precoci tra gli Slavi, come lo furono tra i latini e 
gli anglo-sassoni dediti all'agricoltura; e in Russia frequenza e pre- 
cocità vengono accresciuti dalla istituzione del Mir^ come lo rilevò 
molti anni or sono il Semenow. 

Nascite. Ecco un fenomeno demografico, che ha fatto addirittura 
farneticare alcuni antropo-sociologi. Dette la stura alle loro ipotesi 
il fatto constatato in Francia della discesa della natalità che dura 
da un secolo e che fece gridare alla degenerazione ed alla inferio- 
rità della razzai 

Un primo confronto sulla natalità di alcuni paesi di Europa som- 
ministra una prima risposta esauriente. Nel 1900 per 1000 abitanti 
la natalità era di 48,7 in Russia; 39,3 in Ungheria; 37 in Austria; 
36,1 in Prussia; 344 in Ispagna; 33 in Italia; 31,5 in Olanda; 30,1 in 
Norvegia; 29,8 in Danimarca; 28,7 in Inghilterra; 26,9 in Isvezia; 
22,1 in Irlanda; 21,4 in Francia. Dicono queste cifre: che se l'alta 
natalità è un indice di superiorità, questa non spetta agli anglo- 
sassoni, ma agli Slavi della Russia, ai Finnici ed al miscuglio delle 
razze dell'Ungheria; che la superiorità nel paragone tra latini e anglo- 
sassoni spetterebbe all'Italia e alla Spagna, la cui natalità è di tanto 
superiore a quella degli inglesi, dei norvegiani, dei danesi e degli 
svedesi. Comunque, se la scarsa natalità fosse o indizio di decadenza 



(i) Per tutto ciò che si riferisce ai fenomeni democratici si può ricorrere a Von 
Mayr: Statistìk und Gesellschaflsahse. 2<* voi. Freiburg 1897; N. Colajanni: Ma- 
rmale, di. Demografia, L. Pierro. Napoli. 1904. Per l'indice misuratore di Marcus 
Rubin si k^a la fine del Gap. XIX di detto Manuale di Demografia. 



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BOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 63 

o d'inferiorità di rofifa, mai potrebbe attribuirsi a tutta la cosidetta 
ra!(ja latina^ perchè Tltalia e la Spagna Thanno tanto più alta della 
Francia. In Italia, poi, sono le regioni del mezzogiorno e le due isole 
di Sardegna e di Sicilia abitate esclusivamente dai Mediterranei, che 
presentano la più alta natalità vicina a quella slava. 

Ma questo fenomeno delle nascite è tanto discusso in Francia e vi 
suscita tanti allarmi , eh' è bene insistervi , anche per desumerne 
prove sulla serietà scientifica dell' antropo-sociologia. 

La questione è di preoccupante attualità nella vicina repubblica, 
dove la si guarda dal punto di vista della forza militare di cui si 
potrà disporre contro la grande rivale, la Germania, se e quando 
suonerà Fora della revanche. 

Che ci sia da preoccuparsi sotto questo aspetto è chiaro come la 
luce del giorno. Nel periodo 1881-90 in Germania l'eccedenza delle 
nascite sulle morti per 1000 abitanti era di 11,7; in Francia di 0,2. 

Nel 1891-95 l'eccedenza delle nascite sulle morti in Germania salì 
a 13; in Francia, invece, negli anni 1890, 91, 92 e 95 le morti su- 
perarono le nascite 1 La sproporzione che n'è derivata sotto l'aspetto 
della forza militare viene rappresentata al giusto da queste cifre : 
oggi la Francia conta 7 milioni di uomini da 20 a 45 anni ; la Ger- 
mania ne ha 9. 

Come spiegare questo fenomeno? 

I demografi se ne sono occupati ampiamente e tutti, supergiù, hanno 
ammesso che deve attribuirsi ai fattori psico-sociali e sopra tutto alle 
infiuenze economiche, politiche e religiose. Ma e* è stato il parados- 
sale Lapouge , che l' ha voluto attribuire alla razza ; e non ha visto 
in esso un semplice segno di degenerazione come ritennero alcuni 
antropologi italiani; ma vi scorge addirittura un carattere perma- 
nente d' inferiorità nella composizione stabile della popolazione 
francese. 

Egli spiegò il fatto aifermando che la natalità è piccola in Francia 
perchè vi sono molte razze tra le quali le unioni non sono feconde. 
La Francia, insomma, sarebbe sterile perchè è popolata da muli. 

La fantastica spiegazione non regge alla critica più elementare. 

Ed anzitutto non è vero che gì' incrociamenti tra razze diverse 
riescano sterili. Delage ha confermato ciò che si conosceva sulla fe- 
condità dei matrimonii tra elementi differenti colle osservazioni in 
Algeria; i matrimonii tra francesi brachicefali e spagnuolì dolìcefali, 
danno figli vigorosi e numerosi. 

Le razze che popolano la Francia non sono mutate in questo se-. 
colo ; eppure i dipartimenti della Yonne, del Còte d'Or e della Ga- 



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04 RAZee SUPERIORI E RAZaSB IKFERIORI 

ronne che ora hanno la natalità di i8 T avevano di 30 J 31 e 33 in 
principio del secolo ; era assai più alta altrove. A Parigi i quartieri 
poveri del» Pére Liachaise, di Menimoltant, assai mescolati, hanno alta 
nataiità ; i ricchi più puri l'hanno bassissima ; i francesi emigrati in 
Algeria o nel Canada, infine riprendono una natalità elevata (Ber^ 
tilloTii Dumont) (i). • 

A conforto dei francesi patrioti — e Rùmelin li invidiava I -— che 
versano lagrime sulla loro diminuita natalità oggi si può ccmstatare 
che essa diminuisce rapidamente tra gli anglo-sassoni dell'Inghil- 
terra, dell' Australia e degli Stati Uniti. 

L'ultimo censimento inglese ci rivela che in Inghilterra tra il de- 
cennio 1881-90 e quello 1891-900 la natalità è discesa dal 33 al 29 •/oo. 
li Coghlaa ha c<Mistatato l' identico fenomeno in Australia. 

Il D.r Fitcbett arriva a denunziare come sterile la razza australiana 
la cui natalità in 40 anni è diminuita da 41,92 a 26,84 C^)* 

Nella graade repubblica nord-americana sono appunto gli Stati 
nei quali maggiormente prevalgono gli anglo-sassoni (Rhode-Island, 
Massachussetts, Connecticut) quelli che presentano una natalità an^ 
che inferiore a quella oei dipartimenti francesi più sterili. Le notizie 
più recenti .sull' anno termiaato in Giugno che ci piarta il Bulletin 
of the Department af Idbor di Washington del Settembre 1900 sono 
addirittura sbalorditive: in centoventi nove città dell'Unione al di- 
sopra di 3000 abitanti soltanto cinque — nessuna delle quali tra le 
più grandi — hanno una natalità al disopra di 30 °/oo; quattordici , 
tra le quali Boston, l'hanno tra 25 e 50; cinquantanove — tra le più 
grandi : Chicago, St. Louis^ Baltimora, San • Francisco, Cincinnati — 



(1) Nel Manuale di Tyemo grafia ho insistito molto su questa diversa natalità 
nei vari quartieri dtìle grandi città, (Parigi , Londra , Berlino, Budapest , Vienna) 
in rapporto della diversa condizione sociale degli abitanti. Qui darò semplicemente 
le notizie più «recentn squali le ha presentate il Booth. I cinque quaitieri {districi) 
più poveri di Londra sono : Waterloo and St. Saviours , Old Street and Soatk 
Shoreditch, S. ^Georges in East and Shadwell, Bethnal Qreen e Whitechapel.Sfn- 
talfields; la.natalitàjrispettivamente vi è di 39,4; 39,9; .36,6; 38,9; e ,43,3* I quar- 
tieri più ricchi sono: Mayfair and parts of Marylebone and Paddington^ Lewisham 
ecc.; Hampstead y Streatham ecc.; e Brompton; la natalità rispettivamente .vi di- 
scende a 13,4; 13,5; 12,0; 12,5; 10, 9! (Life and labour o/the People in Lon- 
don,' Final volume. Lòndoi>, Macmillan, 1902, pag. 17). Quale sia la jiatalità dei 
I^rancesì nel Òahadà si puÀ rilevare da queste notizie: i cittadini di origine fì^n- 
cese erano 275,000 nel 18 14; 679, 945 nel 1851; 1,037,770 liél 1B61. Sono cifre 
che dà il Quatrefages {La specie umana pag. 267). L' ultima mi pare esagerata. 

Ìi}AMÈÈraiiamRgviewo/JCepUw9ygeDa^ 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 65 

Stanno sotto 20; sei — tra le quali St Joseph con oltre centomila abi- 
tanti — hanno una natalità inferiore a io °/o 1 New-Yorck l'ha di 22,59, 

Qualunque sia la parte che si voglia assegnare alla influenza della 
diversa composizione per sesso e per età della popolazione, in tale 
bassissima natalità delle grandi città americane, il fenomeno rimane 
veramente straordinario ; ma si sa che non è isolato ed è la conse- 
guenza del progresso economico e intellettuale (Levasseur , Leroy" 
BeaulieUj Dumont, Del Veccchio ecc.). 

Il fatto poi non è nemmeno di data recente, ma venne rilevato 
presso tutti i popoli a civiltà inoltrata. In Grecia e in Roma la ste- 
rilità volontaria e la diminuizione delle nascite preoccupò i patrioti 
e ì moralisti del tempo, come oggi preoccupa quelli della Francia. 
{Pareto) (i). 

Morti. La mortalità è il risultato dei progressi scientifici, come ha 
dimostrato il Cauderlier , e delle condizioni economiche. À misura 
che queste si modificano varia la mortalità. Il Westergaard ha affer- 
mato, sebbene molto cautamente, che la razza negra pi esenta per 
sua natura una più elevata mortalità; ma ho dimostrato altrove che 
neppure per i negri questa influenza della razza si può mettere in- 
nanzi per siffatto fenomeno demografico (2). La rapida diminuizione 
della mortalità italiana fa sperare che tra breve anche tra i latini si 
avranno le cifre confortanti della Svezia , della Norvegia , dell' In- 
ghilterra ecc. 

Vagabondaggio^ migra!(ioni. Vi sono alcuni fenomeni che stanno ai 
confini della aemografia, e di cui non ci sarebbe davvero da gloriarsi; 
ma vengono indicati come peculiari, caratteristici di alcune razze 
e nazioni e bisogna farne menzione. Tali, ad esempio: Toziosità, il 
vagabondaggio. 

Se del vagabondaggio e dell'oziosità si volesse fare un carattere 
di razza e considerarlo non come una manifestazione dell'indole di 
un popolo , del cosidetto fattore antropologico , la superiorità dei 
latini rimarrebbe indiscutibile. Infatti il vagabondaggio non costi- 
tuisce una piaga, che ha avuto bisogno di tutto un arsenale di leggi 
e d' istituzioni per essere frenato, che in Germania e sopratutto in 
Inghilterra. Per me invece esso è il prodotto di avvenimenti politici 
e di date situazioni economiche. Ed è anche tale Tavviso manifestato, 



(i) Mi sono occupato lungamente della teoria malthusiana nel Gap. IV del mio 
Socialismo (3.^ Ed. Roma 1898). 

(2) Westergaard : Die Lehre von der Mortàlitàt und Morbilitàt, N. Golajanni : 
Manuale di Demografia Gap. XVIII. 

6-GOLAJAMia. 



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66 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

con larga copia di considerazioni appoggiate su fatti numerosi, da 
Florian e Cavaglieri nella loro opera poderosa sui Vagabondi (i). 

In quanto al dolce far niente , che si attribuisce proprio come a 
carattere di razza , rinvigorito dall' azione del clima, agl'italiani 
del mezzogiorno, come avvertii, oramai per confessioni esplicite ed 
innumerevoli degli stessi anglo-sassoni, più che una leggenda lo si 
considera come una vera calunnia (2). Se mai, oggi , F inferiorità — 
vedi mutabilità de' criteri degli antropo-sociologi I — la si vorrebbe 
scorgere nel carattere opposto: nella soverchia laboriosità, ed un poco 
nella sobrietà che riesce tanto disastrosa agli anglo-sassoni, che non 
resistono alla concorrenza del lavoro degli italiani. La vera ragione 
che fece votare negli Stati Uniti il Lodge bill — che non ebbe la 
sanzione del Presidente Cleveland — e presentare il Satthuc bill, si 
deve ricercare nella laboriosità e nella sobrietà degli italiani, spe- 
cialmente dei meridionali, e non nel loro analfabetismo, che li rende 
undesiderables. 

Le migrazioni hanno un ce- to rapporto col vagabondaggio secondo 
gli antropologi che vorrebbero farne un carattere etnico ; e le mi- 
graponi rientrano nel campo della demografia. All' istinto migra- 
torio come carattere di razza crede non solo il Woltmann ma an- 
che il Ripley. 

La storia degli ultimi venti anni smentisce quest'altra leggenda 
che faceva scorgere nella tendenza alla migrazione un carattere diffe- 
renziale tra gli uomini di una razza e quelli di un'altra. L'emigrazione, 
che fu considerevole e quasi esclusiva tra gl'inglesi e gl'irlandesi e po- 
scia tra i tedeschi e gli scandinavi sino ad un quarto di secolo fa, oggi 
invece assume grandi proporzioni tra i latini e gli slavi. In pochi 
anni un milione e mezzo circa d' italiani si sono stabiliti negli Stati 
Uniti del Nord America; altri due milioni e mezzo sono nel Brasile e 
sulle Rive del Piata; centomila e più dalla Sicilia sono passati in Tu- 
nisia e nell'Algeria; e dapertutto vi costituiscono una forza economica 
di primario ordine, che può impaurire i lavoratori indigeni, può anche 
indurli a vederla male pel ribasso dei salari che cagiona; ma indubbia- 



(i) Come un uomo onesto e laborioso possa trasformarsi in un vagabondo nel 
senso peggiore della parola ho dimostrato in Sociologia Criminale (Voi. 2^) esa- 
minando il caso di Coupeau nel romanzo Zoliano. 

(i) Si legga ad esempio l'articolo dtì New-York Times {12 maggio 1901): Latin 
element in the United States col relativo giudizio del senatore Gauncey Depew 
Presidente del New- York Central Railroad; ed un articolo del danese Friedericksen 
ntW Europèen del 1903. 



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DOrr. NAPOLEONE COLAJANNI &J 

mente, dagli intraprendi tori e dai capitalisti, essa viene considerata 
come un benefizio, e dagli economisti come un fattore poderoso dello 
sviluppo complessivo di un paese. Ad ogni modo sia che le migrazioni 
abbiano la forma antica, quando le orde si accavallavano le une sulle 
altre dalla vagina gentium e venivano dal Nord al Sud; sia che 
assumano le forme odierne e vadano da tutti i punti e in tutte 
le direzioni — all' Est in Australia e nella Nuova Zelanda; all'Ovest 
in America; al Nord dall'Italia e dall'Ungheria verso gli Stati Uniti — 
si riconosce da tutti che il fattore economico ed un poco il conta- 
gio psichico ed il principio fattivo della capillarità sociale del Du- 
mont sono le determinanti esclusive delle medesime. 

L'antropo-sociologia più che sulle migrazioni esterne è sulle mi-- 
gra:{ioni interne che ha fatto addiritttura voli pindarici coU'Ammon 
e col Lapouge, che hanno dato ad esse un valore specialissimo ed hanno 
visto xiQÌV urbanismo un carattere etnico, che da solo costituisce l'in- 
dice più istintivo e naturale della superiorità degli uomini alti, biondi 
e dolicocefali. 

Per urbanismo s'intende il moto continuo di migrazione dalle cam- 
pagne verso le città , dai minori ai maggiori centri ; è ì\ moto ali- 
mentatore della forza economica e della tensione psichica delle città, 
che ha fatto dire al Booth, che le campagne somministrano conti- 
nuatamente ossa , muscoli , nervi e cervello alla grande metropoli 
inglese, che rapidamente tutto consuma. 

La razza entra in questo fenomeno in quanto Ammon e Lapouge, 
seguiti da minori antropologi , affermano : i° che la civiltà più ele- 
vata si elabora nella città; 2° che tra i dolicocefali biondi ed alti 
sia spiccatissima la tendenza a migrare dalle campagne nella città 
e che perciò i tedeschi e gli anglo-sassoni ari siano quelli che mani- 
festano anche coli' urbanismo la loro superiorità sulle altre razze. Lo 
insieme di queste teorie, che il Lapouge ha svolto in tutti i loro det- 
tagli, ciascuno dei quali costituisce una legge, si designa oggi sotto 
il nome di Legge di Ammon (i). 



(i) Per queste bizzarrie — è il termine più moderato che si possa adoperare 
verso di esse — dell' antropo-sociologia si leggano : Muffang : Etudes d* anthropo- 
sociologie. Ecoliers et paysans de Saint Brieux, (Paris, Giard et Brière 1897); 
Otto Ammon: Histoire d^une idée. L'anthropo-sociólogie, (Id. 1898) oltre le due 
opere dì De Lapouge. Il Fouillée senza rendersi conto del fenomeno e della sua 
importanza pare che lo ammetta. Egli dice: « Il n'est pas étonnant que ces hom- 
mes, et sourtout les dolicocéphales blonds aiment à émigrer dans les villes, où leurs 
facultès d'entreprise trouvent mieux à s'exercer. Ce sont les plus ambitieux et les 



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66 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Che cosa c'è di vero in tutto ciò? Anzitutto si rilevi che Vurba-- 
nismo è legge antichissima ed universale presso tutte le zone — com- 
prese quelle che mai ebbero la ventura di essere calpestate da uomini 
della razza superiore. Da che mondo è mondo le campagne dettero 
un grande contigente di popolazione alle città, i centri minori ai 
centri maggiori. Questa attrazione delle città e dei centri maggiori 
nulla ha di misterioso ; le condizioni economiche e sociali illustrate 
splendidamente oggi da Booth per l'Inghilterra e Londra, da Van- 
derwelde pel Belgio e per Bruxelles, ecc. ecc., sono le determinanti 
del fenomeno , come lo furono pel passato. Se oggi 1' urbanismo as- 
sume maggiori proporzioni ciò si deve a tutto l' insieme della civiltà 
contemporanea — dallo sviluppo della grande industria coi suoi mag- 
giori salari; dalla meravigliosa efflorescenza delle istituzioni filantro- 
piche e sociali che. vengono in aiuto dei poveri e dei sofferenti nelle 
grandi città più che nelle campagne ; dai godimenti e dallo splen- 
dore abbarbagliante delle metropoli alla stampa, al telegrafo — che 
sparge ai quattroventi le notizie di tali meraviglie, senza lumeggiare 
i lati oscuri e sinistramente cupi della vitta cittadina — alle ferrovie 
che rendono possibili e facili gli spostamenti della popolazione. 

Ma è poi vero che i teutoni, gli ari dolicocefali alti e biondi siano 
gli elementi naturalmente ed essenzialmente cittadini e che la loro 
migrazione verso la città costituisca un carattere della razza? E che 
questi ari vi vadano a rappresentare gli elementi attivi , energici , 
intelligenti, morali per eccellenza ? Lo affermano recisamente Ammon, 
Lapouge, Muffang, ecc. Alcuni dati del primo e del secondo sembrano 
dar loro ragione; non così a rigore quelli dell'ultimo sul rapporto tra 
intelligenza e indice cefalico degli studenti. G. Sergi ha fatto una 
critica severa dei suoi dati nella Rivista popolare (i): critica che po- 
trebbe essere continuata sino alla completa demolizione delle indu- 
zioni aifrettate o delle applicazioni che si vorrebbero fare della legge 
di Ammon. E il rapporto che si volle stabilire dal MufTang su casi 
poco numerosi in una cittadina francese venne smentito dalle osser- 
vazioni di genere analogo dal Mac Donald negli Stati Uniti e dal 
Niceforo per Lausanne, 



plus inquiets ». {Esquisse psy, des peuples eur, p. XUI). E V ambizione e inquie- 
titudine dei greci, dei fenìci, dei latini, dei giapponesi? 

{i) A proposito di antropo -sociologia. (Rivista popolare 15 aprile 1898). Una 
delle tante contraddizioni: De Lapouge, Sergi ed altri vedono la superiorità odierna 
negli studi tecnici; Muffang cerca dimostrare che i suoi superiori eccellevano negli 
studi classici. 



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DOTT. NAPOLEONE GOLAJANNI 69 

Se Ammon in Germania e Lapouge in Francia trovarono che real- 
mente sono i dolicocefali che migrano in prevalenza dalla campagna 
verso le città, altrove — in Italia, in Polonia, nella Spagna nella 
Svezia — si è trovato del pari che nelle città e tra le classi colte ed 
istruite prevalgono i brachicefali, mentre nelle campagne rimangono 
ì dolicocefali o almeno quelli di minore brachicefalia. Egli è cosi che 
mentre Ripley, in qualche punto del capitolo XX (Urban Selection) 
del suo libro, sembra ammettere la legge di Ammon (che, però, mette in 
dubbio in fine) , altri eminenti antropologi — OUoriz , Sergi , Livi , 
Deniker, Keane — la negano recisamente (i). 

L'urbanismo avrebbe, però, conseguenze tragiche. Le città consu- 
mano, divorano rapidamente gli elementi che vi accorrono, come il 
fuoco della lampada brucia le ali iridescenti delle farfalle che ne 
subiscono l'attrazione. Questo rapido consumo viene affermato da un 
teorico come Hansen e dimostrato da uno statistico come Booth. Se 
fosse vera la Hegge di Ammon, che cosa se ne dovrebbe concludere ? 
Che gli ari dolicocefali alti e biondi noii ostante la loro elevata na- 
talità tra non molto scompariranno, saranno consumati dalle città 1 

Il Lapouge crede in questo esito fatale. Il Laloy alla sua volta am- 
mette che la Francia non solo si spopola, ma — ciò ch'è peggio — 
sparisce la parte migliore dei dolicocefali, la più produttiva in uo- 
mini eminenti, e aumenta la parte ignorante e rozza, il pecus dei 
brachi «^ efali. E vi crede lo stesso Ammon, che fa sua la frase d 
Fouillée : si avvicina il crepuscolo degli ariani ! 

La conclusione sarebbe desolante : gii ari a causa delia stessa loro 
superiorità che li sospinge nei maggiori centri urbani verrebbero fa- 
talmente distrutti; la vittoria finale incontestabilmente rimarrebbe 
agli uomini e alle razze inferiori. L'antropo-sociologia, quindi, auto- 
rizzerebbe il pessimismo. Ma per fortuna dell'umanità, se è vero che 
le campagne alimentano le città, non è altrettanto vero che i supe- 
riori siano i dolicocefali biondi ed alti e che essi vi accotrano di 
preferenza. 



(i) Sono semplicemente divertenti le notizie che il De Lapouge dà suìV inva- 
sione (!?) dei piemontesi nelle provincie merìdionali d'Italia e in Sicilia. Un saggio 
dell' esattezza degli antropo -sociologi lo dà il MufBEing , che in una recensione ga- 
bella il Livi tra i sostenitori della Legge di Ammon. L'Àmmon poi, con una logica 
stranissima, dice che tutti i fatti, che contraddicono la sua non meno azzardata ipo- 
tesi la confermano ! Le leggi dell'urbanismo di Ammon per la loro base statistica 
e demografica sono state combattute in Germania da Cuckzinski e Allendorf (Vedi 
in AUendorf: Der ^U!(ug in die Stadie. Jena, Fischer, 1901). 



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70 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Il romanzo antropo-sociologico non resiste alla critica e Tumanità 
può continuare ad aver fede nella propria evoluzione progressiva. 



CAPITOLO X 
La potenza politica e militare 

B) Della forza politico-militare di un popolo, di una razza, non 
si può giudicare che dal più volgare, ma inevitabile criterio: dal 
successo, il grande nume, cui tutti s'inchinano. 

Interrogata, la storia dà, su questo grande ed universale criterio, le 
risposte più sbalorditivamente contraddittorie. 

Mi riferisco alla storia moderna semplicemente; se volessi appel- 
larmi a quella antica non troverei i termini di confrónto da con- 
trappore alla gloria e alla potenza dei mediterranei (Egitto, Atene, 
Sparta, Cartagine, Siracusa, Roma). Gli anglo-sassoni, gli arii non 
avevano ancora una storia ! 

Ecco le risposte della storia recentissima; dalla quale amiamo anche 
tagliar fuori la Spagna di Ferdinando ed Isabella la Cattolica, di 
Carlo V e di Filippo II, per limitarci a quella della Francia e dei 
suoi avversarii attuali. 

Vincono i Prussiani aRossbach? Viene, riconosciuta la superiorità 
germanica. Vincono i Francesi a Iena? La superiorità dei latini 
torna in onore. Vince Napoleone I a Wagram, ad Austerlitz? Il 
genio dei mediterranei risplende. Blucher e Wellington abbattono 
Napoleone a W^aterloo ? Il genio degli arii oscura quello dei medi- 
terranei. Sebastopoli, Magenta e Solferino restituiscono la gloria ai 
francesi. Gravelotte e Sedan loro la ritolgono. Per sempre ? E dov' è 
il profeta che non corra il rischio di essere smentito in modo umi- 
liante? (i) 



( I ) Coloro che si divertirono a scorgere nella sconfìtta della Francia nel 1 870-7 1 
un fenomeno etnico e la famosa decadenza latina insistettero sulla leggerezza dei 
governo e dei generali francesi e sulla impreparazione militare del secondo impero. 
La leggerezza e Timpreparazione furono vere; ma non maggiori di quella della 
Prussia alla vigilia di Iena. Le colpe della Francia in quanto ad impreparazione 
furono superate in modo colossale dairinghilterra nella guerra boera, cui fi accen- 
nerà ripetutamente. Per averne un idea bisogna leggere il libro di William Stead: 
Bove Britain Goes to War, (London 1904. The Rewiew of reviews office). Altro 



k.. 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 71 

Intanto rimane giustificato il sarcasmo di Novicow contro gli an- 
tropo-sociologi, che la Storia vorrebbero modellare suirindice cranico 
e sul colorito degli occhi e della pelle. 

a Se Lapouge avesse scritro nel 1811, dice il sociologo russo, la 
sua conclusione sarebbe stata diversa, precisamente contraria a quella 
odierna; i francesi hanno vinto tutti i popoli di Europa; dunque i 
francesi appartengono ad una razza superiore I Le conclusioni del- 
Tantropologia dovrebbero essere modificate dopo ogni battaglia. Una 
razza ch'era eugenica alla vigilia di un combattimento cesserebbe 
di esserla ali* indomani 1 I francesi sarebbero stato eugenici il 17 
giugno 181 5 e avrebbero cessato di esserlo il 19 dopo Waterloo. 
Tutti sanno, intanto, che la forma del cranio dei francesi non è 
cambiata in quarantotto ore. » 

Non si può lasciare questo argomento della potenza e del genio 
militare senza accennare ad un fenomeno psicologico di non pic- 
cola importanza e da cui si trasse occasione per insistere sulla de- 
cadenza francese durante la guerra del 1870-71: al contegno dei vinti 
all'indomani della disfatta. 

Lascio la parola ad un competentissimo storico militare, al colon- 
nello E. Barone, per descrivere tale fenomeno. 

tt In Prussia dopo Jena ci furono segni di prostrazione incredi- 
bili. Non si videro gli scoppi del sentimento nazionale offeso ed esa- 
sperato, che chiama alle armi per continuare ancora la resistenza; 
ma una supina sottomissione alla forza dei fatti compiuti; ma una 
indifferenza sconfortante nell' adattarsi al nuovo stato di cose. Un 
sintomo significante : giornali tedeschi pubblicavano i canti di trionfo 
dei francesi e incensavano Napoleone e i suoi Marescialli. Quella ge- 
nerazione d' inviliti , non contenta di essere stata vinta, mendicava 
ancora il disprezzo del vincitore I » 

« Il supremo interessamento del popolo alla sorte delle sue armi, 
spesso l'avversione sua all'esercito, ha momenti che destano racca- 
priccio nella penosa e lunga ritirata dopo Jena. Potrei citare a folla 
i casi di corpi di truppa, che, laceri, affranti dalla fatica e dalla fame, 
giungevano in vicinanza di qualche grossa e ricca borgata, dove ogni 
soccorso era loro negato ; talvolta le autorità cittadine andavano loro 
incontro: sì, ma per pregare i comandanti che passassero al largo, 
affinchè alla borgata fossero evitati incidenti spiacevoli, qualora il 
graziosissimo Imperatore dei Francesi ne fosse venuto a conoscenza. 



che Le Boeuf ! Che dire poi della leggerezza e della impreparazione della Russia 
nella gigantesca e criminosa guerra col Giappone? Altroché decadenza latina! 



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i. 72 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

P Dopo la battaglia, il sentimento pubblico dominante era che una 

^i' buona volta tutto l'esercito fosse fatto prigioniero, affinchè la mole- 

stia di proseguire la resistenza potesse avere una fine » (i). 

Dove lo troviamo il fenomeno antagonistico? Tra gli spagnuoli, 
tra i mediterranei inferiori. Essi, i contemporanei dei vinti di Jena, 
si levarono fieri, splendidi per valore, per spirito di sac. ifizio, per 
abnegazione, per vero patriottismo. A Saragozza come in cento altri 
episodii delle guerriglie i diavoli bianchi incutono un vero terrore • i 
vincitori di Marengo e di Austerliz. Napoleone prima che in Russia 
e a Lipsia fu fiaccato in Ispagna. 

In questo sguardo necessariamente sintetico, data T indole dello 
studio propostomi, non può trovar posto una estesa trattaztone della 
vita politica dei singoli popoli e sopratutto di quello insieme d'isti- 
tuzioni e di avvenimenti, che hanno potuto esercitare una influenza 
l importante su tutti i popoli, che sono entrati entro l'orbita della co- 

sidetta civiltà occidentale. 
Afferma il Lapouge che l'uomo libero nell'antichità apparteneva 
j^ .• in una maniera spesso esclusiva alla razza dell' ifomo Europaeus, e 

^' • che oggi soltanto i popoli appartenenti a tale razza sono liberi. 

^f' Woltmann rincalza : l'originaria libertà si è mantenuta soltanto 

^ \ nella Svizzera, nella Svezia e nell' Olanda ; fu solo temporaneamente 

i^' conculcata in Inghilterra. In Isvezia e Danimarca non si costituì mai 

f-r una nobiltà chiusa e in Norvegia non ce ne fu mai di alcuna sorta; 

k; ciò dipende dal fatto che in tutti questi paesi la razza germanica si 

•,- è mantenuta pura e mancarono le circostanze guerresche, che con- 

V. dussero in Francia, in Germania, in Russia, ecc. alla costituzione 

fef di una nobiltà e di una classe di contadini dipendenti. (Op, cit. pa- 

K gina 208). 

[r- L'affermazione del primo è campata in aria, perchè senza alcuna do- 

i^' cumentazione; per quanto riguarda l'antichità, è smentita in ma- 

J ^ niera schiacciante da parecchi secoli di storia dei popoli mediterranei, 

i che nell'amore alla libertà non la cedettero nel passato agli angio- 

li sassoni contemporanei. In quanto al secondo si avverte che egli vide 

la giusta causa, il fattore geografico, di cui si parlerà più oltre; ma 
volle intromettervi quello antropologico. Dimentica poi ciò ch'è sto- 
t ria contemporanea : è nella Germania del Nord che vige ancora il 

'^ feudalismo ed è nella Prussia che tuttavia i Junker esercitano una 

•*, poderosa influenza politica e sociale. Si potrebbe anche aggiungere 

« 



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(i) Lo spirito pubblico nella guerra. Nella Nuova Antologia 16 agosto 1900. 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JAN NT 73 

che tra i Germanici odierni tanto ammirati, il vero sole della libertà 
non sia ancora Spuntato. 

Lo stesso Lapouge per dimostrare la sua tesi, guarda alla sorte degli 
eletti ; e per siigmati zzare i suoi contemporanei della terza repub- 
blica francese che leggono con occhio distratto il acconto in quattro 
righi deir espulsione di un deputato dal suo banco, come se si trat- 
tasse delFarresto di un qualunque ladroncello, ricorda l'effetto pro- 
digioso che produsse in Francia l'espulsione di Manuel sotto la Re- 
staurazione. Ma forse in questo secolo è cambiata la posizione etnica 
della Francia ? Non è la stessa razza che si commosse ieri per la 
espulsione di Manuel e rimane indifferente oggi alla condanna e alla 
espulsione di Deroulède? E si sono forse commossi i tedeschi per 
le ripetute condanne seguite da imprigionamenti di Bebel e di Lieb- 
cknecht? 

Da Montesquieu in poi, formò oggetto di ammirazione sconfinata 
la costituzione inglese ; ma si dimentica che i germi di una costi- 
tuzione identica erano contemporaneamente comparsi in Sicilia. Se 
la evolozione fu, diversa nei due paesi la ragione non va cercata nella 
razza, ma nei fattori geografici e ancora di più nei precedenti sto- 
rici, che pesarono nel bacino del Mediterraneo diversamente che al 
di là della Manica. 

E in quanto all'altro fenomeno non meno ammirato attualmente, 
cioè la paciiica evoluzione politica inglese, per giudicare se esso sia 
dovuto ad una influenza etnica anziché ai fattori geografici e sto- 
rici dianzi menzionati, lo lasceremo dire al grande storico della 
Formation de la politique britannique, Seeley, riferendosi alla storia 
del pioprio paese di tre secoli or sono, per lo appunto scriveva: 
« Da mezzo secolo noi abbiamo visto l' Inghilterra in uno stato ri- 
voluzionario quasi permanente. L' incostanza e la turbolenta della na- 
zione inglese sono divenute proverbiali in Europa e formano un 
contrasto stridente colla calma interna profonda e coli' unificazione 
ogni giorno più completa della Francia. Gì' inglesi^ dice Tocci, sono 
una nazione la cui leggerezza è conosciuta; essi cambiano spesso d'idee ». 
(Voi. II, pag. 271). 

11 torismo inglese poi, secondo lo Stead nel citato articolo della 
Revien^ 0/ Revieips (Febbraio 905) si è reso reo contro la libertà degli 
stessi delitti che i conservatori inglesi oggi rimproverano allo Cza- 
rismo in Russia. 

Si può affermare, in modo generale, che ogni popolo e ogni razza 
ha scritto la propria pagina gloriosa; che ogni popolo ed ogni razza 
ha posto la sua pietra miliare sulla via maestosa del progresso dello 



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74 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

incivilimento con uno di quelli avvenimenti politico-religiosi gran- 
diosi, che sono stati massimi propulsori di trasformazioni multiple, 
e che non hanno esercitato la loro azione nel campo ristretto delle 
singole nazioni. 

Egli è cosi — senza parlare di Atene , di Siracusa , di Roma , di 
tutte le glorie politiche dei popoli del Mediterraneo — che l'Italia 
può andare orgogliosa dei suoi Comuni repubblicani e del Rinasci- 
mento ; che la Germania ricorda la Riforma ; che Tlnghilterra celebra 
le sue due rivoluzioni del secolo XVII e gli Stati Uniti la procla- 
mazione deirindipendenza; e che la Francia si gloria deirSp. 

E chi può dire di quali ulteriori trasformazioni progressive potrà 
essere apportatore il moto deirinternazionale concepito in Germania 
o da figli della Germania, che ha visto la luce in. Inghilterra ed ebbe 
la più tragica e gigantesca esplosione colla Comune di Parigi ? 

Non si può lasciare Taccenno alla politica e ali* ordinamento in- 
terno in rapporto alla quistionc delle razze, senza rilevare una delle 
tante contraddizioni degli antropo-sociologi. 

L'antropologia, affermano essi, è la base più salda della scienza 
sociale e delle sue applicazioni alla politica. Ebbene: dove conduce 
Tantropo-sociologia : al regime democratico o all'aristocratico ? 

Il signor De Lapouge ha cercato di dimostrare che la democrazia 
ed anche il socialismo potrebbero accordarsi coli' antroposociologia. 
Ma sono più logici Ammon e Leusse che nella loro scienza vedono 
la condanna definitiva di ogni democrazia. Il Conte de Leusse rias- 
sume tutto un suo libro di antroposociologia derivata dalle teorie di 
Gobineau in questa epigrafe: La démocratie ; voila Vennemiì L' Am- 
mon, del pari , ritiene il trionfo della democrazia sociale contrario 
alle basi natuiali dell'ordine; si dichiara contrario alle concessi >ni 
e alle riforme : e non spera che nei contadini, la classe fondamen- 
tale dell' umanità, la fontana di louvence , che fornisce senza possa 
nuovi contingenti per colmare i vuoti , che si fanno nelle altre 
classi (i). 

Se r antropo-sociologia fosse nel vero i democratrici potrebbero 
rammaricarsene ; ma dovrebbero necessariamente rassegnarsi di fronte 
al lato ineluttabile. Ma per fortuna questa supremazia di una razza 
sulle altre e questa aristocrazia naturale di alcune famiglie , atfer- 



(i) Conte Paul de Leusse: Eiudes d'histoire etnique (Parigi. Biond e Barrai); G. 
Ammon : Uordre sociale et ses baser naturelles (Paris. Fontemoing. Con partico- 
larità pag. 484, 4S7 e 506). 11 Woltmann arriva a preconizzare una specie di col- 
lettivismo tra i suoi superiori, reso facile dalla servitù degli inferiori.,,. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANN! 



75 



mata anche da Schmidt, da Hackel, da Woltmann e da altri darvi- 
nisti, non regge di fronte alla critica storica ed ha avuto ed avrà la 
stessa sorte ch'ebbero le convinzioni e le previsioni dei partigiani 
della schiavitù, i quali, da Aristotile in poi, ritennero che gli uomini 
fossero liberi o schiavi per intima natura loro. E dire che ai tempi 
di Aristotile e di Roma le regioni del Nord, abitate dalle ra^je su- 
periori^ fornivano un largo contingente alla schiavitù! 



CAPITOLO XI. 
La potenza economica. 

C) Non è il caso di discutere qui se la potenza politica e militare 
è un prodotto o è la causa della forza economica; ne in quale senso 
debba intendersi il materialismo storico o il determinismo econo- 
mico, come altri lo chiamano (i). E certo, però, che la ricchezza è 
un importante indizio della grandezza di una razza o di una nazione. 

Orbene oggi chi oserebbe negare che la ricchezza si affermi più 
intensamente e vertiginosamente in Inghilterra, negli Stati Uniti, in 
Germania? Ma la ricchezza in altri tempi aveva i suoi templi ma- 
gnifici a Tiro, a Cartagine, ad Atene, a Siracusa. Poscia si concentrò 
in Roma. Risorse e si riaffermò splendidamente in Italia colle re- 
pubbliche medioevali. Oggi negli Inglesi e nei Nord-americani, un 
poco anche negli Ebrei , si riconoscono i tipici uomini di affari , i 
money makers; ma i lombardi danno il nome Lombard-Streety alla 
strada ove ora più intensamente si svolge l'attività economica di 
Londra, la grande metropoli del capitalismo mondiale, che vede già 
sorgere una rivale in New- York; e la Germania già ricorre a New- 
York per un prestito! Venezia, una sola città, prelude all'Inghilterra 
e le serve di modello. In tutto il Mediterraneo e in Oriente i mer- 
canti di Pisa, di Amalfi, di Genova e di Venezia, come quelli della 
Lega Anseatica verso il Nord, impiantano ^m/oci^ che servirono di 
modello. I Fiorentini danno banchieri al mondo. I Fiorentini! Ma essi 



(i) In Sociologia Criminale y sin dal 1889, prima che Engels correggesse il con- 
cetto di materialismo storico nel modo rigido primitivamente formulato da Marx e 
prima che Antonio Labriola lo illustrasse genialmente, avevo assegnato il giusto posto 
al fattore economico nella evoluzione sociale. 



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76 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

t nel secolo XIII erano sparsi dapertutto, non si faceva alcuna grande 
intrapresa in Europa senza la loro partecipazione ; e Bonifacio Vili 
li chiamava il quinto elemento, A quell'epoca, al contrario, gl'Inglesi 
sembravano dormire il sonno del giusto; essi producevano materie 
prime , frumento , lana e le esportavano pel continente. Alcuna in- 
dustria, alcuna iniziativa, alcuna larga concezione economica non si 
osservava presso di loro. La razza dei fiorentini da una parte e 
quella degli inglesi dall'altra si son poco modificate dopo il secolo XIV; 
né in Italia, né nella Gran Brettagna avvenne alcuna invasione stra- 
niera. Eppure le parti si sono invertite! » {Novicow), 

Dal secolo XIV al XVII, dicono Thorold Rogers e Boutmy, nulla 
fa prevedere che gì' inglesi dovessero divenire il popolo più indu- 
striale del mondo. GÌ' inglesi andavano a cercare il ferro in Isvezia 
e in Biscaglia; vendevano la lana ai Fiamminghi, che la tessevano; 
Erano un popolo di agricoltori e di pastori. 

Lo slancio economico comincia colla seconda metà del secolo XVII. 
nel quale, più che la influenza dell'umidità, accettata da Ripley a spie- 
gare lo sviluppo della industria del cotone nel Lancashire, agì la sco- 
perta dei meccanismi indust:iali e dell'applicazione del vapore dal 
1769 al 1792 col water-'frome di Artwright, col self-acting mule di 
Kelly, colla caldaia di Watt. 

Parimente, dice Seeley, non è per una vocazione naturale fondata 
sulle attitudini innate che l'Inghilterra divenne nazione marinaresca. 
Essa deve al nuovo mondo il carattere moderno e la sua grandezza 
particolare. Non é il sangue dei Vikings che ha fatto degli inglesi i 
dominatori del mare; non é il genio degli anglo-sassoni che li ha resi 
potenti colle manifatture e col commercio; ma fu invece tale circo- 
stanza speciale — la scoperta del nuovo mondo — che non si mani- 
festò se non dopo che essi erano stati per molti secoli agricoltori , 
pastori, guerrieri... e indifferenti al marel E quella circostanza spe- 
ciale si deve alla scoperta di Cristoforo Colombo — un latino, un in- 
feriore.... 

L'altro ieri era la Spagna che vedeva arrivare i galeoni carichi dì 
verghe d'oro e di argento dall'America e che abbiamo veduto mise- 
ramente cadere a Cuba e nelle Filippine, dopo che aveva osato pre- 
parare La invincibile armada contro la nascente potenza navale del- 
l'Inghilterra. Ieri la Francia era la sede della maggiore attività eco- 
nomica e della ricchezza. Oggi Creso ha preso domicilio a New-York. 
Ma r Inghilterra sino a questo momento , invidiata ed ammirata 
per la sua multiforme attività economica, si sente già minacciata ed 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 



77 



insidiata. Made in German;^/ grida Williams Wake up! Britain, rin- 
calza, W. Stead. 

La Germania! Gli Stati Uniti l Ecco gli spettri economici, indu- 
striali e navali dell'Inghilterra in questo quarto d'ora. E non a torto: 
lo sviluppo tedesco e quello nord-americano sono meravigliosi: a mi- 
surarli dal semplice incremento della marina commerciale, dalla pro- 
duzione del carbon fossile del ferro e dell'acciaio, dalle esportazioni 
ed importazioni e' è da sbalordire. Ma i nuovi concorrenti forse non 
erano arrivati all'acme della loro potenza eomomica, che già si ve- 
devano minacciati dai Russi. Non si prevedevano miracoli dalla 
transiberiana ? Ma la Russia e V Europa , ^vide insaziabili, non sa- 
ranno state stolte sollecitando lo sviluppo dell'immenso Impero Ce- 
leste ? I Giapponesi non sono che la decima parte della popolazione 
della Cina, sono nati ieri alle industrie ed al commercio e già fanno 
concorrenza aspra agli inglesi e ai nord-americani (i). 

Oh ! la strana, la terribile, la vertiginosa ridda dei popoli e delle 
razze nella conquista della ricchezza I Su I chi sa, chi può dire dove 
sono gì' inferiori e i superiori ? E chi può essere tanto imprudente 
da garantire che i popoli e le razze conserveranno non per un secolo, 
ma per un decennio la posizione presente? 

Certo è che tra gli scrittori che maggiormente si affannano a sta- 
bilire la superiorità di una razza sulle altre, tra le viventi che emer- 
gono in Europa, in Austria e in Australia, la materia si presta tanto 
alle arbitrarie interpetrazioni che, tra i più celebri o più noti, Kidd 
vuole assegnata la supremazia agli inglesi; Ammon e Lapouge agli 
arii dolicocefali, biondi ed alti ; Le Bon agli slavi. E gli altri popoli 
e le altre razze frattanto tra i contendenti non potrebbero avanzare 
le loro pretese e i loro diritti ?. 

Si avanzarono già i gialli del Giappone: e i migliori, i più auten- 
tici rappresentanti delle razze superiori di Europa, fanno onoranze 
e salimelecchi a questi inferiori di ieri per averne aiuto nell'assas- 
sinio, che si chiama incivilimento della Cina, degli inferiori di oggi, 
ma che appartengono alla stessa razza, che popola il regno dei cri- 
santemi ! E il Giappone, nato ieri alla civiltà occidentale osa misu- 
sarsi da solo col colosso moscovita e schiacciarlo I 



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(i) Della decadenza inglese e della concorrenza germanica si discorrerà più in là. 



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78 RAZZK SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

CAPITOLO XII. 
Le condizioni intellettuali. L*asse del geni. 

D) La storia ha risposte altrettanto convincenti quando la s'inter- 
roga sulla superiorità o inferiorità delle razze rispetto alle manife- 
stazioni intellettuali. Le quali possono essere misurate: e dalla diffu- 
sione della coltura e dalla intensità ed altezza delle stesse manife- 
stazioni. 

Molti fattori — politici , economici, demografici, geografici , ecc. — 
contribuiscono a svolgere o arrestare, a ritardare o ad accelerare lo 
sviluppo della potenzialità e delle manifestazioni delia intelligenza 
di un popolo o di una razza; e a seconda che tali fattori si modilicano 
o si alterano, la diffusione dell' istruzione di qualunque grado subisce 
varie fasi e presenta le pììi strane alternative. 

Erano mediterranei appartenenti alla stessa razza dell'Italia meri- 
dionale, della Sicilia, della Sardegna, della Spagna e della Francia 
del Mezzogiorno i Berberi della Kabilia e quasi tutti sapevano leg- 
gere e scrivere quando i generali francesi impresero ad incivilirli 
massacrandoli in campo aperto o sofiocandoli col fumo nelle grotte. 
E i civili^:{atori in gran parte erano analfabeti... Nella Spagna e' è 
oggidì un grande numero di analfabeti ; ma sotto gli Arabi , come 
rilevai dalla Revista de Administracion di Madrid, tutti gli spagnuoli 
sapevano leggere e scrivere. E la razza non è mutata... 

In Italia , in altri tempi , la cultura era diffusissima tra le classi 
lavoratrici : potè essere possibile che Dante rimproverasse il conta- 
dino che interpolava un'esclamazione soUecitatrice al cammino del- 
l'asinelio, nei suoi versi. Ed altri innumerevoli dati non semplice- 
mente aneddotici si potrebbero ricordare a prova della istruzione, 
della cultura media degli artigiani delle repubbliche comunali ita- 
liane. Ora le Università popolari sorgono e fioriscono, in Inghilterra, 
mentre le nostre plebi rurali ed urbane in buona parte della peni- 
sola e delle isole marciscono nell' alfabetismo. Ma la razza non è 
mutata... 

Non sono che trentanni che l' istruzione forma la preoccupazione 
del governo inglese. Sino al 1870 l'Inghilterra stava alla coda degli 
Stati dell' Europa in quanto ad analfabetismo. Oggi alla istruzione 
popolare consacra 320 milioni all'anno — quanti l'Italia ne dedica 




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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 79 

ai bilanci della guerra e della marina 1 — e ranalfabetismo è stato vinto 
e fugato. Ma la razza non è mutata... (i). 

Biedermann, Hasser, Scherr, Schlosser, Lamprecht, ecc., hanno esa- 
minato che cosa era il popolo tedesco al principio del secolo XIX : 
superstizioso, ignorante. Il borghese tedesco restò estraneo alle bat- 
taglie intellettuali del secolo XVIII. I grandi piaceri del filisteo te- 
desco erano i pranzi nuziali , i battesimi , le feste del principe , le 
solennità religiose. Nel 1818 in Berlino vi erano solo 6000 persone 
che frequentavano la scuola; nel 182 1 si spendevano in quella città 
solo 3000 marchi per la scuola; oggi parecchi milioni di marchi 
(Foullée). 

La diffusione delUstruzione non solo elementare, ma anche media, 
non ci dà la misura della potenzialità mentale di razza. 

Possono essere mille o un milione gli analfabeti ; ma se e' è un 
uomo solo tra loro che si chiama Archimede, Aristotele, Galileo, 
Newton, ecc., certamente Vuno vale per mille o per un milione e ren- 
derà all'umanità servigi tali , quali non potrebbero rendere mille o 
un milione di uomini che sanno leggere ed anche fare l'addizione 
e la sottrazione. È il genio che conta ed è V indice vero, l'esponente 
sicuro della mentalità di un popolo o di una razza. E chi può con- 
traddire ? 

Ed ecco gli antropologi e gli scienziati dominati dal pregiudizio 
della razza a costruire Vasse dei genii. Lo costruì De CandoUe per 
dimostrare che la fioritura dei genii che lasciarono una grande orma 
nelle lettere, nelUarte, nelle scienze attraversa da due secoli i paesi 
di razza anglo-sassone. Secondo questa carta di ripartizione degli 
uomini di genio vi è un asse visibile pel più denso punteggiamento, 
una linea ideale che parte da Edimburgo e riesce in Isvizzera. Il 
Lapouge aggiunge: « Si distingue confusamente un altro asse di ri- 
partizione che comincia al disotto dell' imboccatura della Senna e 
va a raggiungere obliquamente il Baltico, tagliando il primo verso 
Parigi. Al difuori di questa macchia, vagamente losangica, dei punti 
isolati e sempre più rari sono sparpagliati su tutta V Europa, salvo 
r Impero Russo , mal dotato, e la penisola Balcanica del tutto ver- 



(i) Dal Report of the Board of Educatiorif 1899-900 (Voi. I, The report), ri 
levo che per V Inghilterra e Galles, la somma spesa per mezzo dei School Boards 
nell'anno finanziar-o suddetto fu di steri. 11,231,368 pari a L. ital. 286,390,884! 
La popolozione dell'Inghilterra e Galles, nel 1900 eradi 32,091,907 uguale presso 
a poco a quella dell' Italia dove Stato e Comuni non spendono nemmeno la quarta 
parte dì quello che si spende in Inghilterra e Galles dal solo Stato ! 



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80 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

gine. L* alta e la media Italia , la vallata del Rodano , la Germania 
del Sud e l'Austria presentano del pari tracce di centri secondari 
di concentrazione ; ma sui cinque o seicento punti, la sola macchia 
corrisponde alla distribuzione e prevalenza della razza ariana bionda 
e dolicocefala ». 

Un altio cartogramma costruì V Odin e riprodusse il Ripley (op, 
cii.y p. 525) che vorrebbe dimostraje la maggiore intellettualità àoì 
teutonici ; ma V illustre antropologo nord-americano, che lo sviluppo 
intellettuale attribuisce all'ambiente ed ai fattori sociali, prova che 
tra i celtici non sarebbe minore l'intellettualità. 

In verità qui ci troviamo non di fronte alla scienza, ma di fronte 
alla caricatura. La cervellotica costruzione della figura losangica coi 
suoi due assi del genio per non essere del tutto ridicola ha dovuto 
tagliare fuori della storia tutti i secoli che precedettero gli ultimi 
due !.,. Qui si è piìi che nel grottesco. Quel che significhi il non 
tener conto della storia lo dice semplicemente il fatto che dalla fi- 
gura losangica nel 1888, quando scriveva il Lapouge, . poteva impu- 
nemente tagliar fuori l' Impero Russo mal dotalo in quanto a geni, 
che oggi ha cultori della Scienza e artisti geniali — sommo, unico 
il' quasi, Tolstoi — a centinaia e che costringeranno questi arbitrari 

costruttori di assi a rifare i conti ed a fare una coda alla figura 
losangica, che si estenderà — oh 1 sventura ! - tra popoli, che nulla 
hanno che vedere colla prediletta ra^^a ariana. La trasformazione è 
stata tanto rapida e il prolungamento delibasse è stato così evidente 
che un connazionale del Lapouge, anche lui credente nella superio- 
rità e inferiorità congenita e immodificabile delle razze, assegna il 
primato in un futuro prossimo agli Slavi. Queste umoristiche distri- 
buzioni della genialità tra le razze sono state possibili passando la 
spugna sulla storia della civiltà più splendida e più gloriosa ; la 
quale insegnerebbe che altra volta V asse del genio passò — senza 
fermarsi definitivamente, veh ! — lungo le sponde del Mediterraneo 
e fece delle punte nell'Asia. Viceversa se l'asse fosse stato costruito 
300 anni prima , come osservò Lombroso , la Scozia sarebbe stata 
rappresentata d^ una superficie bianca, senza un solo punto indi- 
cante la presenza di un genio 1 (i). 

Tirando le somme , o meglio limitando il paragone agli eccelsi, 
si trova che Aristotile nulla avrebbe da invidiare a Spencer; Euclide 
ed Archimede nulla hanno da invidiare ai più grandi matematici 
anglo-sassoni; Volta vale Franklin e Lavoisier vale Faraday; Lamark 



(i) Uuomo di genio. Torino 1888. Fratelli Bocca. 



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DOTT. NAPOLEONE COL A J ANN f 8l 

spianò la via a Darwin e resta; Galileo vale Newton, se non lo su- 
pera per maggiore equilibrio. 

Io non so chi potranno contrapporre gli anglo-sassoni ad Omero, 
a Pindaro , a Sofocle , ad Euripide , a Lucrezio, a cento altri del 
mondo greco-latino ed all' asse del genio che percorse le sponde del 
Mediterraneo; so bene, però, che padre Dante può tener compagnia 
a Goethe ed a Sakespeare, senza tenere neppur conto che Sakespeare, 
il colosso letterario inglese, le sue più grandi e più numerose ispi- 
razioni trasse dal mondo greco-latino e dall'Italia Medioevale, e 
che in tutta la letteratura inglese, secondo il giudizio non sospetto 
di Grant Alien, ci si sente il soffio vivificatore dei Celti; l' influenza 
diretta dei celti e dei latini si sente in Shakespeare, come ricordano 
Richepin e lean Pinot; Ariosto e Cervantes superano Milton e Schil- 
ler... Il paragone riesce tanto luminoso pei non ariani, che un ariano 
autentico, il Brandes, nella letteratura, dei pochissimi autori vera- 
mente mondiali due su tre li assegna ai mediterranei, ai latini» con 
Dante e Cervantes ed uno agli anglo-sassoni con Shakespeare. E sono 
dei latini e dei mediterranei il Rinascimento e V Enciclopedia : due 
splendide efflorescenze dello spirito umano innanzi alle quali tutti 
rimaniamo pieni di entusiasmo e di ammirazione. 

Ed al Rinascimento, eh' è vera gloria intellettuale latina, ha innal- 
zato un monumento un anglo-sassone : il Simonds che nello stesso 
intento era stato preceduto da un tedesco, il Burckhardt. 

Tante fulgide glorie nel passato e le non poche viventi di cui si 
onora T Italia, però, non solleticano il mio chauvinisme e non m' in- 
ducono a rinunziare alla convinzione che il maggior o minore nu- 
mero di geni, la loro maggiore o minore grandiosità, sono fenomeni 
transitori, relativi ad un dato momento storico. Perciò non mi posso 
associare al Sergi, che dopo avere cantato la nenia ai latini decaduti 
e decadenti, in un momento di lirismo, agli italiani assegna il genio 

come un carattere di razza (i). E respingo in pari tempo come 

assolutamente arbitraria T asserzione di Fouillée che trova in Italia 
numerosi i geni e i talenti « là dov' è dominante la razza etrusca e 
la razza greca (Mantova, Modena, Lucca, la Toscana, Catania etc); 
e meno numerosi là dove prevale la razza celtica » (2). 

Tra i latini inferiori y intanto, intellettualmente, ci stanno quelli 
che occupano un gradino anche più basso e la cui potenzialità in- 



(i) U evoluiione umana. F.Ui Bocca, Torino 1903. 
(2) Esq, ps. des peup. cur, pag. 48. 

7 - COLAIANNI 



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82 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

tellettuale è tanto scarsa da essere condannati all' analfabetismo per 
ragione di razza: gl'italiani del mezzogiorno e della Sicilia (i). 

Questa speciale inferiorità V ha scoperta un glottologo eminente, 
il PuUé. Il quale ha creduto che Pitagora ed Epicarmo, Garonda ed 
Empedocle, siano stati degli omuncoli; che Archimede sia stato cit- 
V,' tadino di Paneropoli; che Telesio e Campanella, Giambattista Vico 

•>. e Giordano Bruno , Mario Pagano e Filangeri siano nati sulle 

^, sponde del Po o del Ticino. 

J<~.. La discussione assume forme più divertenti quando si scende alla 

I' particolare forma di manifestazione intellettuale, che costituisce le 

l' belle arti. 

^'- ( Lasciamo da parte ciò che di grande e di colossale i mediterranei 

;;.' dettero colla gigantesca arte indiana, assira ed egiziana. Gli anglo- 

'>: ' sassoni nulla hanno da contrapporre; e saranno anche tanto buoni 

\' da inchinarsi all'arte etrusca, che non fu di ariani. E i superiori 

contemporanei saranno tanto buoni e docili che s' inchineranno come 
s' inchinano reverenti innanzi al Partenone, al Colosseo, al Pantheon 
l e agli innumeri monumenti belli e colossali dei Greci, dei Greco- 

siculi, dei latini in Atene, a Roma, a Pompei, a Girgenti, a Siracusa 
a Pesto, Segesta, Selinunte dovunque lasciarono tracce di loro greci 
e latini, che non furono ariani. E questi superiori odierni sono co- 
stretti a venire a studiare nei nostri musei di Napoli, di Roma e 
^J. di Firenze i grandi capolavori dell'antichità, insuperati e forse 

insuperabili , che si chiamano la Venere dei Medici , il Toro Far- 
nese, il Laocoonte ecc. ecc. 

Ma i grandi , che modellarono e scolpirono quei capolavori nac- 
quero nei tempi felici nei quali né la statistica aveva messo il suo 
zampino nella misura delle manifestazioni sociali, né il compasso 
deirantropometro aveva misurato le intelligenze colla conoscenza dei 
diametri cranici e della lunghezza degli arti. Oggi la bisogna pro- 
cede diversa e più esatta. 

La statistica si é messa al servizio dell'antropologia ed ha stabilito 
quali razze, almeno in Francia, hanno attitudini artistiche. 

Così si è fatto. Il signor Turquan ha scritto: La staiistique au 
salari (2), E che cosa gli ha insegnato la statistica ? Questo : che i 



v^ 



(i) li Levasseur (V enseignement primaire dans les pays civilisés, Paris, Bar- 
ger Levrault) e il Petersiiie (Parola: Analphabeten neìV Handwórtet buch dì Goanrd) 
sembrano disposti ad ammettere una influenza della razza nella distribuzione del- 
r analfabetismo. 

(2) Reviie polìtique et littéraire, 1896, pag. 207-210. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 83 

dipartimenti della repubblica francese nei quali prevale VHomo al^ 
pinus sono quelli che danno il minore contingente alla produzione 
artistica. E statisticamente non c*è da ridire. Ma le cifre delia sta- 
tistica bisogna sapere farle parlare...; e farle parlare in parecchie 
lingue. Vediamo eosa dice la statistica in Italia. 

L'Italia settentrionale dove prevale lo stesso Homo alpinus fu ed 
è tuttavia un semenzaio di pittori, di scultori , di architetti celebri 
che rispondono al nome di Leonardo da Vinci, di Bramante, di Ti- 
ziano, del Correggio ecc. ecc. Non è evidente che la stessa razza mo- 
stra attitudini e qualità artistiche diverse secondo che l'ambiente e 
le condizioni storiche variano? L'osservazione è di Ripley (op. ciU 

pag. 526-527)- 

Ma in Italia certamente c'è la regione media, che eccelle neirarte: 
la Toscana, l'Umbria, le Marche ecc. E qui 1' Homo alpinus non è 
più altrettanto puro e predominante quanto in Piemonte, in Lom- 
bardia, nell'Emilia, nel Veneto. Forse vi si arriva all'eccellenza per- 
chè vi si sparse un pizzico di arianismo, perchè i germanici s'in- 
crociariono agli inferiori celtici ? Manco per sogno. 

Incrociamento e attenuamento dell'ifomo alpinus vi dovettero essere 
in quella regione prediletta dell'arte ; ma non cogli ariani superiori, 
sibbene coi mediterranei inferiori. 

Ma ciò non avrebbe dovuto essere perchè il Prof. PuUè — di cui 
ho grande stima come linguista — ha già proclamato anche nell'arte 
l'inferiorità dei mediterranei dell'Italia meridionale e della Sicilia, 

Eppure, che io mi sappia, non dovettero essere ariani o celtici 
coloro che ci dettero le meraviglie artistiche di Agrigento, di Sira- 
racusa, di Segesta, di Selinunte, di Pesto, di Pompei... che ancora 
ammiriamo e che sono quelle che i secoli innumerevoli, passati su 
quelle plaghe in una alle onde devastatrici dei barbari , ci hanno 
conservate come residui scarsi di meraviglie maggiori. E non furono 
incisori milanesi o torinesi quelli che resero meravigliose per la 
bellezza artistica le argenterie rubate da Verre in Sicilia e celebrate 
da Cicerone... Se prima di giudicarci , il giudice severo , venisse a 
visitare questi avanzi, il giudizio sarebbe diverso perchè ex informata 
coscientia, E i siculi precedettero gli stessi greci nell'arte. 

Roba tramontata da secoli 1 ci risponderà. Ebbene avviciniamoci 
a tempi più moderni. 

Ecco i monumenti splendidi dell'arte araba, in Ispagna: ecco gli 
altri del periodo arabo e normanno in Sicilia. Tutti l'invidiano e i 
mediterranei possono andarne orgogliosi. 

Essi ci dettero la luce splendida nella notte del medioevo, quando 



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84 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

altrove Talba appena spuntava; e in Sicilia, per lo appunto, con 
Giulio d'Alcamo e con Nina la Siciliana dà i primi vagiti la lingua 
italica. E quando Tarte vagiva dove più rigogliosa più tardi doveva 
affermarsi, nelle cripte del secolo XIII i siciliani preludiavano alle glo- 
rie immortali dell'arte toscana. E poi i mediterranei danno Velasqucz, 
Murillo, Fortuny, Villegas, che valgono cento artisti dei maggiori: 
e poi Napoli dà Salvator I^osa; e poi la Sicilia, proprio dessa, dà a 
Torino chi doveva erigervi i più bei monumenti architettonici , il 
luvara ; e poi Napoli dà Domenico Morelli, Gemito, Alvino, Mercuri, 
Altamura, Miola, Angelini, Michetti, i Palizzi, D*Orsi, Vetri e tutta 
una pleiade di artisti mediterranei, che gli ariani non hanno ancora 
superato. 

Ghe n*è mai della influenza della razza sulla esplicazione artistica ? 
Sogno, romanzo. Nienfaltro 1 E non tocco delle manifestazioni este- 
tiche collettive, di cui parlavami un giorno con entusiasmo Fautore 
del S. Antonio. La casa del meridionale, anche povero, dicevàmi Mo- 
relli, presenta sempre una festività ed un tentativo di ornamenta- 
zione, che indarno si cerca nel settentrione. E in. questo amore 
maggiore dei latini, e dei meridionali per la festa, per Tarte, pei 
suoni , pei colori, e* è una filosofia della storia che vuole trovare la 
ragione della permanenza del predominio cattolico. Queste nostre 
popolazioni non avrebbero saputo acconciarsi alla rigidità antiestetica 
del protestantesimo, secondo la cennata filosofia; ed ora ci sono an- 
tropo-sociologi statistici che le vorrebbero condannare alla inferio- 
rità artistica 1 Questo sviluppato senso artistico degli Italiani in tutte 
le classi sociali, particolarmente nelle classi inferiori del mezzogiorno 
è stato rilevato proprio da un tedesco: dal Fischer, (i) 



(i) P. D. Fischer: Italien und Italiener am scMusse des ig ten Jahrhunderts, 
Berlin. Spinger. 1889, 

Devo vivi ringraziamenti ali* on. Pietro Lanza di Scalea , air on. Bernabei y al 
Prof. Spinazzola, a Paolo Vetri^ il colorista e il disegnatore insuperabile, prediletto 
di Morelli e eh 'è mio carissimo concittadino, che mi fornirono notizie numerose e 
precise, tali da potere consacrare un intero e lungo capitolo, se ne avessi voglia e 
se 1* economia del presente lavoro me lo consentisse , air arte nel mezzoggiorno. 
Al PuUè , che rappresenta la boria regionale del settentrione, è doveroso contrap- 
porre r on. Gustavo Chiesi , che nella sua splendida Sicilia Ulustì ata ha reso 
giustizia piena ed intera alla mia isola natia ed ha rivendicata T originalità e la 
bellezza e la grandiosità dell'arte sicula. 

. Mentre c'è chi si sbizzarrisce a negare le qualità artistiche ai mediterranei odierni, 
e' è chi correndo all' esagerazione opposta la nega agli ariani ed ai settentrionali ; 
e ciò soprattutto per ragioni di clima. Rimando il Matteuzzi, che ha sostenuto in- 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 85 

CAPITOLO XIII. 
La moralità 

(/ costumi. La moralità sessuale) 

E) Ogni superiorità politica o militare, economica o intellettuale, 
è ben poca cosa se manca la superiorità morale. La moralità , dice 
Herbert Spencer, è il fiore più bello di tutta la evoluzione sociale e 
ne segna il fastigium. 

Sui criteri per misurarla sono assai vivaci le controversie. Si può 
però, esprimere un concetto generalmente diviso atfermando che la 
moralità di un popolo o di una tribù, che non ha progredito intel- 
lettualmente, è come un fiore dai petali bellissimi per varietà e de- 
licatezza di tinte, ma senza profumo. Sarà, invece, altamente apprezzata 
la moralità di chi vive nel turbine della vita moderna, che ha assa- 
porato le voluttà raffinate della moderna civiltà, sente i bisogni in- 
numerevoli che essa ha creato; ma, non avendo i mezzi per soddi- 
sfarli, pur vivendo a contatto dei parvenus senza scrupoli che godono 
e sono stimati, benché responsabili di molte fortunate e disoneste 
azioni, si mantiene onesto ed illibato ed impone a sé ed ai suoi le 
maggiori privazioni ed i maggiori sacrifizi. a^ 

È questa moralità cosciente, questa moralità provata da tutte le 
seduzioni e in tutte le occasioni, eh* é la moralità infinitamente su- 
periore a quella delle numerose tribù (descritte da Spencer e da tanti 
viaggiatori ed etnologi) che vivono nella massima ignoranza, che nulla 
conoscono della civiltà moderna e che non ammazzano, non rubano 
e sono anche capaci di dividere cogli altri il pochissimo che hanno 
e praticano, senza avere la cognizione dell* importanza sua, la mas- 
sima evangelica: del non fare agli altri quello che non vorremmo che 
fosse fatto a noi stessi. 

E in quanto a misurare questa moralità superiore, di cui si fece 



gegnosamente tale tesi, ai risultati deirultima esposizione di Parigi. Il Matteuzzi in 
modo esuberante ed entusiastico ha descritto la grandiosità e bellezza dell'arte asia- 
tica e mediterranea , la cui eccellenza ha attribuito ali* influenza del clima. (Les 
facteurs de V evolution des peuples, Paris-Bruxelles). Mentre preparo questa se- 
conda edizione mi arriva il i^ volume di una splendida pubblicazione di Emilio 
Bertaux : Uart dans V Italie meridionale (Paris, A. Fontamoing. 1904). Rimando 
a questo libro coloro, che farneticano sull'arte nell'Italia meridionale. 



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86 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

menzione e che dovrebbe distinguere i popoli evoluti contemporanei, 
i metodi non sono infallibili e gì' indici sono diversi. 

Si è misurata e si misura di ordinario la moralità di un popolo 
dalla sua maggiore o minore immoralità, desumendo quest'ultima dal 
numero dei delitti, delle prostitute, degli illegittimi, dei vagabon- 
di, ecc. ed anche dei suicidi, da taluni che nel suicidio vogliono scor- 
gere un segno d' inferiorità morale. 

È questa una misura, benché indiziaria o meglio negativa, che ha 
certamente il suo grande valore. 

Lasciando da parte tutti gli altri indici (prostitute, illegittimi, va- 
gabondi , suicidi , ecc.), ai quali ci sarà modo di accennare , è bene 
fermarsi su di uno che sugli altri sovrasta: la delinquenza. 

Delinquenza è parola assai comprensiva: ci sono i delitti contro 
lo Stato e contro le autorità ; quelli sessuali , quelli contro le pro- 
prietà e contro le persone , che alla loro volta si soddividono in 
tante altre categorie. 

Della prima specie non è il caso di occuparsi : sono variabili, escono 
da quello che il Garofalo ha chiamato delitto naturale; e mentre oggi 
vengono puniti domani potranno costituire un titolo di onore. Tutte 
le nazioni hanno visto trasformati i galeotti di un giorno in mini- 
stri di un altro giorno. 

I reati politici, infatti, sono il prodotto genuino e diretto della co- 
stituzione politica di un paese e del grado di cultura e di libertà di 
cui vi si gode. Possono, però, queste condizioni politiche e intellettuali 
generare o connettersi strettamente con forme endemiche di delin- 
quenza comune violenta. I primi e questa ultima, quindi, non pos- 
sono mai presentarsi come tratti del carattere etnico di un popolo, 
come ha fatto il Fouillée, attribuendo al carattere degli italiani l'a- 
bitudine delle società segrete, e delle cospirazioni, la majia e la ca- 
morra , benché non trascuri di presentare questi fenomeni come il 
risultato della storia deir Italia (Psych. des peup. eur. pag. 89). 

Ho dimostrato in un' altra speciale pubblicazione. (Nel Regno della 
Mafia^ Roma 1900. Presso La Rivista popolare) la grande e diretta 
responsabilità del governo italiano dal 1861 in poi nello sviluppo della 
grave delinquenza endemica della Sicilia e del mezzogiorno d'Italia. 
Qui basta aggiungere che in Germania, in Irlanda, negli Stati Uniti, 
a cagione delle condizioni politiche, si ebbero in altri tempi analo- 
ghe manifestazioni criminose, senza che ora che sono tramontate si 
pensi a farne un prodotto della ra!{!{a. Nel linciaggiOy come si vedrà, 
si ha negli Stati Uniti un equivalente della Mafia. Si ha torto ad at- 
tribuire agli italiani che vissero sotto il regime Austriaco e papale 




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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 87 

e borbonico — chiamato da Gladstone : governo nega!{ione di Dio — 
la frequenza delle cospirazioni e delle società segrete come una con- 
seguenza del carattere etnico; come si commetterebbe errore altret- 
tanto grave attribuendo al carattere etnico dei Russi del giorno d*oggi 
la grande quantità delle cospirazioni , degli attentati violenti e dei 
reati politici che si commettono nell' Impero degli Czars (i). 

Pei delitti sessuali , come criterio di moralità, si possono accam- 
pare altre obbiezioni. Son troppo mutabili e e' è spesso un eccessivo 
interesse ora ad accrescerli, ora a farli diminuire. Nelle famiglie pre- 
vale talora il concetto di non rendere pubblica un'onta e sottrarla 
così, tacendola, alla manifestazione statistica. 

Così nella casta e pudica Inghilterra saranno molte le donne che 
eserciteranno la speculazione di sedurre gli uomini prima e di de- 
nunziarli come seduttori dopo, per ottenere larghi eompensi. Del pari 
là dove i legami coniugali o di famiglia sono stretti e rispettati un 
' caso di adulterio susciterà indignazione ed allarme e provocherà an- 
che un più grave reato, l'omicidio per vendetta. Dove invece le re- 
lazioni sessuali sono diverse e la famiglia si dissolve e si trasforma, 
come altri dicono, ed al legame coniugale legale di fatto, se non di 
diritto, si sostituisce il libero amore, i casi di adulterio sono nume- 
rosissimi; eppur né provocano altri reati più gravi da parte degli 
offesi, né vengono denunziati. Perciò si verifica questo paradosso: sta- 
tisticamente questa speciale criminalità apparirà più intensa dove per 
lo appunto la è meno; e viceversa. 

Lo stesso avviene per la corruzione dei minorenni, (illustrata testé 
a Berlino dal processo Sternberg che ha distrutto anche le leggende 
ottimiste sulla rigida onestà della polizia prussiana), per gli stupri 
ed altri analoghi delitti ehe tanto più facilmente vengono denunziati 
e figurano nelle statistiche giudiziarie quanto più rari sono e più al- 
larme e più indignazione suscitano tra le vittime, tra i congiunti e 
nella società nel cui seno vengono consumati. 

In ogni modo guardiamo a queste cifre: 

Delinquenza contro il costume per 100,000 abitanti 
Italia (2) . . . 1879-83: 15.68 1896-900: 22.9 
Francia. . . . 1861-65: 1.7 1896-99: i.i 



(i) Sulla delinquenza politica nella Russia , a parte tutto ciò che si riferisce al 
nihilistiy si riscontri : Quelques renseignements sur les accusés de crimes cantre 
r Etat en Russie, (Negli Archives de V Anthropologie criminelle, Lyon, 15 Feb- 
braio 1903). 

(2) Le cifre per V Italia sono tolte dalle pubblicazioni ufficiali della Direzione ge- 



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1 



88 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



0.9 


1896- 99: 


1.0 


2.0 


1896- 98: 


4.8 


6.9 


1896- 99: 


9.4 


I.O 


1896- 99: 


1.5 


0.7 


1896- 99: 


i.i 


3-7 


1896- 99: 


5.4 



Spagna .... 1883-85 : 

, ' Austria. . . . 1874-75: 

fcì Germania. . . 1882-85: 

Inghilterra . . 1861-65: 

Irlanda. . . . 1863-65: 

Scozia .... 1868-70: 

Che cosa ci dicono queste cifre? Questo solo: i.** che gV inferiori 

ed i superiori danno dei massimi (Italia, Germania e Scozia) e dei 

minimi (Francia, Spagna, Inghilterra, Irlanda); 2.** che i reati contro 

jk;. il costume, meno che in Francia, sono in aumento tra gì' inferiori e 

'' . tra i superiori (i). 

Questa speciale categoria di fenomeni morali che in generale vanno 
a costituire il fenomeno più ampio della immoralità e della corru- 
zione dei costumi — che sta al confine immediato della criminalità- 
oggi come oggi non costituirebbe atfatto un titolo, una prova d'in- 
feriorità morale pei latini in generale. Fu tempo in cui in Italia an- 
che un cardinale Bibbiena poteva scrivere commedie scostumate, alla 
cui rappresentazione poteva assistere la Corte pontificia. Ma oggi, 
ripeto, a Sodoma e Gomorra non bisogna cercare riscontri in Roma 
o Parigi ; ma a Monaco, ad Amburgo, a Berlino, a Londra. 

La storia della corruzione sessuale degli anglo-sassoni e dei tede- 
' sebi non ha riscontro tra i latini e si presta ad essere appena ap- 

pena sfiorata in un libro non pornografico. Non può essere che di- 
scussa a porte chiuse e i lettori rinviati all'inchiesta della Pa// Ma// 
Ga!(ette , ai processi che provocano spesso gì' imprudenti avvisi in 
quarta pagina sui Massage Palaces che sono divenuti sinonimi di 
Massage Scandal^ ai libri di Haveloque Ellis, o dell'anarchico Car- 
penter, che di un delitto che tra noi desta la più viva ripugnanza 
ha tentato la giustificazione morale ed estetica con una eloquenza 



nerale della Statistica. Le cifre sono così alte perchè si riferiscono ai reati denun- 
ziati mentre per gli altri paesi si riferiscono ai condannati. Per la delinquenza contro 
il costume e per gli altri reati di cui mi occuperò nel seguente capitolo i dati sono 
tolti da : La delinquetela in vari Stati di Europa del Prof. Augusto Bosco. (Roma 
1903). I dati sono sempre proporzionali a 100,000 abitanti. 

( I ) Questi reati sono molti numerosi ed in sensibile aumento in Isvezia — abitata 
da razza superiore per eccellenza. I condannati furono in cifra assoluta 207 nel 1881-85 
e arrivarono a 352 nel 1896 (Bosco A. Legislation et statistique comparée de 
quelque infractions à la loi penale). La popolazione della Svezia era di 4,566,000 
nel 1880; di 5,136,000 nel 1900; perciò approssimativamente ce ne furono per 
100,000 abitanti 4.5 nel primo penodo e 6.8 nell' ultimo. 



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DOTT. NAt>OLBONlÌ GOLAiANKt 89 

e con una forte convinzione che sono davvero degne di miglior causa. 
Ma .'Inghilterra pudica ha sequestrato e scomposto il libro (i)! 
Non può però sequestrare e sopprimere dalla cir olazione le mi- 
gliaia di uomini che, coi loro atti, il libro e la teoria hanno sug- 
gerito. E si badi : in questi unisessuali — come vengono chiamati — 
numerosissimi negli Stati Uniti , in Inghilterra e in Germania non 
si cercano più i degenerati; poiché è bene assodato che essi sono 
sani e ben conformati fìsicamente e psichicamente ! (2) Ne sarà 
male ricordare che negli scandali denunzati dalla Pali Mail Ga^ 
\ette apparvero implicati i rampolli della più antica aristocrazia 
e qualche altissimo personaggio che gli anni maturi hanno ridotto 
a vita casta e alle delizie della home^ ma che in altri tempi al pa- 
ragone facevi comparire il Principe Gamella un San Luigi Gonzaga. 
£ potrà pure la stessa Inghilterra tradurre innanzi ai giudici e po- 
scia nella prigione Oscar Wilde ; ma non potrà impedire che il poeta 



(1) li suo titolo è significativo. L'amore omogeneo e il suo posto in una So- 
cietà libera. In Germania e stato pubblicato e circola liberamente ; e in Germa- 
nia si discute seriamente tra Krafft-Ebing , Hoche ed altri illustri scienziati se si 
deve lasciare in vigore oppur no l'art. 175 del Codice penale tedesco, che punisce 
Vunisessualità, 

In occasione di un clamososo processo svoltosi a Berlino per Tabuso fatto di un 
ragazzo i giornali berlinesi pubblicarono una lettera di tre noti medici di Monaco, 
nella quale si chiedeva in nome delia giustizia , che il fatto non fosse calcolato 
come delitto. In Berlino, nel Carnevale di ogni anno, si riuniscono sotto la forma 
di una pubblica festa da ballo i più noti unisessuali della metropoli, in una gran- 
diosa sala situata nella lacobstrasse» Essendo pubblica la riunione v' interviene la 
polizia, la quale per impedire spettacoli poco edificanti^ si scagliona dapertutto. 

Coloro che vogliono conoscere maggiori dettagli su questo scabroso argomento 
leggano : John BulVs neigbour in her true light by a Bfutal Saxx)n. London 1884; 
Les dessous de la pudibonderie anglaise Paris 1898. Scherz : Storia dei costumi 
e della coltura del popolo tedesco. Voi. 30 p. 8 Reggio Emilia 1883. Leggano 
sopratutto : Les annales de runisexualite\ che A. Raiialovich ha pubblicato negli 
Archives de VAnthropologie Criminelte e specialmente il numero del 15 marzo 1897. 

(2) Ho nelle mani un documento a stampa, cui non volli prestar fede sino a 
tanto che non lo vidi coi miei occhi. Un D.r Hirschfeld a nome di un Comitato- 
scientifico umamYdrio (?!) di Charlottenburg in Dicembre 1903 diramò una circolare 
ed un quistionario tra gli studenti tedeschi per conoscere se nelle relazioni ses- 
suali si preferivano gli uomini o te donne; o gli uni e le altre ad un tempo... 

Non posso accennare ad altre notizie scandalosissime su certi costumi di 
Berlino ; mi limito a dire che vi sono due librerie — una al Kaiser passage e 
Taltra al Savoy Hotel — che nelle vetrine tengono in mostra la ricchissima lette- 
ratura sul flagellantismo, sul sadismo e sul masochismo. 



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1 



90 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

d^tdente, riacquistata la libertà, se ne venga a godere l'amore di 
Lord DottgUs, sulla spiaggia incantevole di Posilipo, suscitando in 
Napoli — Qh^ pur è di manica larga - uno scandalo non piccolo, come 
mai non lo suscitò in Atene il /lirt tra Socrate e Alcibiade. Ed 
al poeta Oscar Wilde c'è chi vorrebbe- trovare un predecessore, per 
la sua tenerezza unisessuale^ in Tennysonl 

Finalmente a dare una ultima pennellata a questo quadro che si 
è lasciato di proposito senza precisione di linee e senza netta diffe- 
renziazione di tinte dovrei riprodurre qualche brano del celebre : 
If Christ come to Chicago^ che servirà anche a distrarre le leggende 
che corrono sul paradiso delle donne, gli Stati Uniti; ma me ne 
astengo per amore di brevità. 

Epperò si deve convenire che non si comprende come e in quale 
stato di animo Guglielmo Ferrerò abbia percorso il Nord di Europa 
e in quale modo egli abbia studiato gli anglo-sassoni per riconoscere 
in loro delle virtù sessuali, di cui essi sono la negazione. Nemmeno 
nelle leggende nordiche trovano conforto le sue asserzioni, e Egli, 
scrisse l'acuto Olindo Malagodi , per provare la minore sensualità 
della razza germanica, si riferisce alle leggende, confrontando uno 
dei cicli scandinavi cpn i poemi omerici. L'affermazione sua che 
nella Saga di Sigurd l' amore sia assente , è assolutamente inesatta. 
Ma d'altra parte nel ciclo scandinavo vi sono altre saghe più inten-i- 
samente sessuali degli episodi omerici , mentre j>oi tutto il ciclo 
scozzese è un parossismo di episodi sessuali. » ( Critica sociale 
1° aprile 1897). 

La conclusione è chiara ed evidente: a parte le manifestazioni 
statistiche, che in questo sono assai malsicure, in fatto di perverti- 
mento di costumi, di anomalie sessuali, di reati di libìdine, il pri- 
mato attualmente spetta agli anglo-sassoni, alla ra^^a superiore. In 
Inghilterra, negli Stati Uniti ed un poco in Germania, si riprodu- 
cono quelle condizioni morali, o meglio immorali, che caratterizza- 
rono la decadenza di Roma imperiale. Il ricorso non è accidentale 
e si connette a tutta una serie di fenomeni sociali, che saranno 
studiati più in là. 



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r 



POTT, NAPOLEONE C0LAJANN1 9I 

CAPITOLO XIV. 

I reati contro lo proprietà o contro le persone 

Scendiamo alla delinquenza più volgare, a quella delinquenza sui 
cui contorni non cadono dubbi e le cui manifestazioni statistiche 
meglio corrispondono alla realtà: ai reati contro le proprietà e contro 
le persone (i). 

Non discuterò adesso se tra le due specie di delinquenza vi sia 
rinversione voluta dalla scuola penale-positiva; ne quanto né come 
sulla prevalenza dell' una o deir altra influiscano le condizioni del- 
l'ambiente fisico. Sono questioni che hb trattato con ampiezza altrove 
(Sociologia criminale. Voi. 2°); e nella stessa opera con ampiezza 
ancora maggiore m'intra tenni del fenomeno criminoso rispetto alle 
razze, per concludere, con rigorosa e copiosa documentazione che il 
fattore ra^^a nella genesi del delitto ha scarsissima o nessuna in- 
fluenza. Lascio la parola alle cifre. 

Delinquenza di cupidigia (reati contro la proprietà) 

(numero dei condannati per 100,000 abitanti) 



Italia . . . 


1884-85 : 


171.6 


1896-99: 


244 


Francia . . 


. 1861-65: 


122.8 


1896-99: 


141.4 


Spagna . . 


1883-85 : 


61.02 


1896-99: 


537 


Austria . . . 


1871-75: 


537-0 


1896-98: 


581.7 


Germania 


1882-85: 


300.0 


1896-99: 


284.6 


Inghilterra . . 


1861-65: 


128.9 


1896-99: 


100.8 


Irlanda . . . 


1863-65 : 


88.8 


1896-99: 


68.1 


Scozia . . . 


. 1868-70: 


365.9 


1896-99: 


306.9 



(i) La delinquenia complessiva ha scarso valore come indice di moralità perchè 
comprende le contravvenzioni il cui significato è assai diverso da quello degli altri 
reati. Ad ogni modo ecco i dati per popoli inferiori e popoli superiori : 

Italia I&83-85 : 1142 1896-99: 181 1 

Francia 1861-65: 1700 1896-99: 1639 

Spagna 1883-85: 487 1896-99: 516 

Austria 1871-75 : 1465 ^ 1896-98 : 2324 

Germania. . ... . 1882-85: 727 1896-99: 876 

Inghilterra .... 1861-65: 1023 1896-99: 1529 

Irlanda 1863-65: 3438 1896-99: 4237 

Scozia 1868-70: 3881 1896-99: 3905 



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•'«J*7 



92 RAZZE SUPEKIORt E RAZZE INFERIORI 

Da questi dati risulta, — anche a non tener conto delle alte cifre 
dell'Austria dove accanto a tedeschi vivono sla\i e italici — che la 
Germania e la Scozia superano Tltalia; che la Francia si mantiene 
vicina all'Inghilterra; che la Spagna occupa un eccezionale ed eccel- 
lente posto, e le si avvicina soltanto V Irlanda. La diminuzione che 
si constata in Germania e in Inghilterra in opposizione al lieve au- 
mento della Francia ed a quello considerevole dell'Italia si spiega 
colla diversità dello sviluppo economico. In Ispagna del resto la di- 
minuzione fu anche sensibile. Ma nulla assolutamente autorizza ad 
affermare che tra gli anglo-sassoni la moralità, desunta dai reati 
contro la proprietà, sia maggiore che tra i latini. 

È strano, poi, che lo scrittore paradossale che ha voluto assegnare 
tanta importanza alla ra^^^a nella genesi della criminalità. Cesare 
Lombroso , pel reato più grave contro la proprietà , la grassazione, 
ha dovuto riconoscere che essa accade in Sardegna come nei clan 
scozzesi o nelle Tribù arabe I Non e' è qui V evidente negazione di 
questa teoria pseudo-scientifica delle ra:(!{e? 

Ed altro c'è da osservare sugli Scozzesi dì altri non remoti tempi — 
sugli Scozzesi, che per tanti motivi,— oltre quelli antro(>ologici dei 
Lapouge, degli Ammon, dei Closson, — oggi si possono considerare 
come un popolo superiore. 

Ecco, ad esempio, ciò che di loro scrisse un anglo-sassone, Russel 
Garnier: « Il furto era la regola degli Higlanders non solo nella 
« pianura vicina, ma anche tra i membri dello stesso clan. Essi eser- 
« citavano l'esorbitante potere ex lege (the exorbitant lawless power) 
« coi propri compagni. Non miglioravano la propria casa per paura 
« d' invogliare gli altri a derubarla ; così tra loro era sbandita ogni 
« specie d'industria, e ìsipigripa, la madre di ogni vizio e la sorgente 
« della dipendenza , era amata sopra tutte le cose. Come oggi in 
« Irlanda, prevalevano in Iscozia i delitti agrari;.... gli scozzesi infine 
« erano astuti^ pigri^ vendicativi, viposi, sanguinari » (i). 

Meglio si valuteranno queste cifre ricordando che il grande svi- 
luppo economico e le nuove forme dell'attività economica tra popoli 
evoluti hanno reso più frequenti gli atti immorali che attualmente 
o non vengono contemplati dal Codice penale o sfuggono al mede- 
simo per la natura loro o per la convenienza di coloro che ne ri- 
mangono vittime (aggiotaggi, fallimenti, ecc.). 

Ma dove invece il primato spetta indubbiamente ai latini, ai me- 
diterranei della Spagna, della Francia e dell'Italia, ai finnici del- 



(1) Annals of peasantry, p. 159. 




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DOTT. NAPOLMNE COLAJANNI 93 

r Ungheria, agli slavi della Russia e dell* Europa meridionale ed 
orientale è nell'omicidio. Sta alla testa Tltalia e seguono la Spagna, 
i dipartimenti meridionali della Francia e la Corsica, TUngheria e 
la Russia. In media si ammazza circa dieci volte di più in questi 
ultimi paesi che in Germania e nella Gran Brettagna come appare 
da questi dati: 

Omicidi e infanticidi (per 100,000 abitanti) 





(reati giudicati) 






Italia . . 


. . 1880 : 


11.7 


1896-99: 


6.6 


Francia . 


. . 1861-65 : 


1.4 


1896-99: 


1.2 


Spagna. . 


. . 1883-85 : 


6.6 


1896-99: 


5.0 


Austria . 


. . 1861-65 : 


2.0 


1896-98: 


1.6 


Germania 


. 1882-85: 


I.O 


1896-99: 


0.8 


Inghilterra 


. . 1861-65 : 


0.5 


1896-99: 


0.3 


Irlanda . . 


. 1863-65 : 


0.7 


1896-99: 


0.9 


Scozia . . 


. 1868-70: 


4.2 


1896-99: 


1-3 



. Non appartengo alla scuola che cerca e trova conforto, per questo 
grave reato che deturpa le nazioni e le razze succennate, nel di- 
scredito che si vuol gettare sulla cosidettà delinquenza civile che 
sostituisce quella barbara a base di violenza, assicurando che la se- 
conda è indizio di animo più generoso, di passioni più ardenti e 
più sincere mentre sono sordidi e più antipatici i motivi della 
prima ( Tarde). La vita mi sembra la cosa più preziosa per Tuomo ; 
chi alla medesima attenta, quindi, commette il maggiore reato. Perciò, 
pur riconoscendo la generosità delle intenzioni e la simpatia che 
il Lenormand manifesta per gli abitanti attuali della Magna Grecia, 
non so protestare abbastanza contro la frequenza del massimo dei 
reati di sangue che deturpa il mezzogiorno d* Italia e le sue mag- 
giori isole (i). 



(i) SuW omicidiOf che si è indicato dalla scuola di antropologia criminale lom- 
brosiana, come un prodotto genuino della rai\a si hanno questi contrasti vera- 
mente caratteristici e desolanti per la teoria che combatto. Mentre lord Cromer 
constata che tra i fellahs dell* Egitto non si hanno che 4 omicidi per 100,000 
abitanti {Heports by his Majesiy's A geni ecc. in igoo, Presented to booih Houses 
of Parliament by Command 0/ his Mayesty , aprii 1901 , pag. 35) cioè quanti 
ne commettevano gli Scozzesi nel 1868-70; nelle provincie russe del Baltico, che 
sono; essenziahnente popolate delia pretesa razza superiore tedesca gli omicidi ar- 
rivavano a 13 e 15 per 100,000 abitanti, come risulta dalia comunicazione fattami 
da Tarnowki, direttore della Statistica giudiziària dell'Impero Russo ! L'omicidio è 
in grande diminuzione anche nelle zone più delinquenti d' Italia, 



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/ 



94 RAZZE SUPERIORI E RAZZE; INFERIORI 

Si avverte che la statistica ufficiale italiana, come quella di altri 
paesi, confonde insieme omicidi consumati, mancati e tentati, I veri 
omicidi , quelli consumati , sono air incirca il terzo del totale. Se 
r aggruppamento di questo grave reato venisse fatto più razional- 
mente, ritalia desterebbe meno orrore. 

Però si erra prendendo V omicidio come indice esclusivo della 
maggiore /erm/tó degli italiani, specialmente del mezzogiorno. Poiché 
se r omicidio è il massimo reato contro le persone , le ferite e le 
percosse non sono da trascurarsi. Di più : vi sono certi omicidi, che 
pel movente e per le vittime devono destare un senso più vivo di 
ribrezzo ; tali omicidi non prevalgono tra gì' inferiori , tra i latini. 

Enrico Ferri, che è tra i più convinti sostenitori dell'influenza 
delle razze nella genesi del delitto, osservò già che gli Scandinavi, 
i superiori per eccellenza, facevano sacrifizi umani ad Odino e che 
tutta la loro religione era improntata a ferocia e brutalità. Rico- 
nobbe altresì che V omicidio qualificato — V omicidio più riflessivo 
e perciò più malvagio — prevale col massimo in Germania e in Da- 
nimarca — 68 e 65 su 100 rispettivamente — ; in Inghilterra ne av- 
vengono più che in Italia — 30 e 29; il minimum si riscontra in 
Ispagna con 15,4. 

L'omicidio, che desta maggiore orrore per la qualità della vittima, 
è r infanticidio ; ora lo stesso Ferri ci dice che se in Ungheria si 
hanno 7 , 3 infanticidi per un milione di abitanti , se ne hanno 4, 
I in Danimarca; 3, 7 in Germania. I minimi oltre che in Irlanda, 
Russia e Belgio si riscontrano in Italia con 2 ; in Ispagna con 1,8 ; 
in Portogallo con 1,4 (i). 

Anche V infanticidio è uno di quei reati , che si presta ad inter- 
pretazioni varie nella sua manifestazione statistica; se commesso 
dalla madre che vuole nascondere un altro fallo, certamente meno 
grave, troverà sempre un'attenuante e cuori pietosi disposti a com- 
piangere ed a spiegare se non a perdonare del tutto. Ma l'infanti- 
cidio lento, premeditato , sistematico, professionale, è cosa talmente 
scellerata da non trovare parola adatta ad esprimere* il tumulto dei 
sentimenti che suscita in ogni cuore umano. 



(i) La Norvegia nel 1871-75 e nel 1891-95 ebbe rispettivamente omicidi ed 
assassini 65 e 38 ; infe.nticidi 147 e 130. Mettendo in rapporto i due reati colla 
popolazione del 1870 e del 1890 e sommandali, per loo^ooo abitanti si hanno 12,24 
omicidi e infanticidi nel 1871-75 e 8,37 nel 1891-95. Ecco la razza pia supe- 
riore — sì lasci passare la frase antigrammaticale — a livello della diffamata razza 
che popola 1' Italia^ in quanto al grave reato di omicidio ! 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 



95 






Ebbene T industria , la speculazione iniquissima di far morire i 
bambini affidati coscientemente a certe megere, se non è esclusiya 
deiringhilterra e di Londra, in Inghilterra e a Lqodra, come pure 
negli Stati Uniti, però fiorisce maggiormente : l^s faiseuses d*anges 
vi sono numerose, conosciute, con una regolare clientela. Si poteva 
credere che Paolo Valera avesse calunniato gl'inglesi descrivendo 
r industria delle baby^-farmings della grande metropoli inglese ; ma 
gli articoli pubblicati da The Sun in ottobre del 1895 insegnarono 
che il romanziere socialista era stato superato dalla realtà. L'afEare 
Ellis-Waters nel 1870, il processo di Annie Dyer più tardi, dettero 
il suggello giudiziario alla spaventevole ecatombe di poveri fanciulli, 
spesso legittimi, mandati a sicura morte dagli spietati genitori, che 
trovavano complici nelle infami faiseuses d'anges (i). 

Le più oneste fanno morire d*inedia e di avvelenamento lento gli 
innocenti bambini loro affidati. Esiste, scriveva VEtoile Beige (16 
aprile 1896) in Inghilterra, una industria per la soppressione dei 
fanciulli nati in certe condizione di sventura o di disonore, industria 
le cui transazioni sono rese più facili dalla pubblicità dei giornali. 
Londra formicola di donne, che rimangono oziose tutta la giornata, 
e guadagnano due o tre scellini al giorno per jguardare dei fanciulli 
al prezzo modico di sessanta centesimi per uno. Come non é raro 
che dodici o quindici bebé vengano custoditi in una cameretta di pochi 
piedi quadrati, queste dimore di bambinaie divengono rapidamente 
dei pericolosi focolai d'infezione e la mortalità v'infierisce ter- 
ribilmente 9. 

Ma spesso questi mezzi indiretti riescono troppo lenti e si ha 
dell'impazienza nel voler sbarazzarsi degli angeli; allora si ricorra 
al delitto brutale e diretto: all'annegamento, allo strozzamento. 
Così in seguito alla campagna vigorosa intrapresa dal Sun la polizia 
del Tamigi di accordo coi detectives di Scotland Yard avendo eser- 
citato una sorveglianza tra Wapping e Battersea pescarono una qua-^ 
rantina di cadaveri di piccoli fanciulli, gracili e ignudi... 

Ma ciò che riesce ancora più interessante è il conoscere lo stato 
di animo delle madri che affidano le loro creature alle baby-^farmings. 
Vi è riuscito il Sun con questo stratagemma; fece comparire in un 
giornale di Londra un annunzio redatto in questi termini: « Una 
signora caritatevole offre di adottare un banUnno in tenera età e di 












(i) Su questi processi si legga l'articolo dì R. de Ryckere : Annie Dyer , la 
iueuse d'enfants de Reading. {Archives de l'Anthr, Criminelle. 15 marzo 1897). 



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1 



96 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

allevar io bene sino alia maggiore età per due o trecento franchi. Buone 
referente ». 

U annunzio terminava colla indicazione d'iniziali e coirindirizzo 
di un ufficio cui rivolgersi. In tre giorni il redattore del Sun rice- 
vette più di trecento lettere di donne appartenenti alla popolazione 
l^'f operaia e alla piccola borghesia. 

Le corrispondenti offrivano la somma domandata e noa esprime- 
vano alcuna esigenza in quanto alle buone referemfe* Molte imche 
ì' pregavano la donna caritatevole di non cercare di conoscerle, di 

rispettare un incognito di etti alcune faceyano una condizione del 
mercato. Quasi tutte s'impegnavano a mai più rivedere il loro figlio 
ed anche a non domandarne notÌ!(ie„. 
/A Dopo di che si capisce che il Parlamento inglese si sia commosso 

r^' * all'annunzio ufficiale dei massacri di fanciulli di Reading e che Lord 

Herschell abbia cercato il mezzo d'impedirne la ripetizione col bill 
presentato alla Camera dei Comuni in maggio 1896, col quale si 
prendevano speciali precauzioni verso le persone che prendevano in 
cura e adottavano fanciulli a scopo pecuniario. 

Più recenti e non meno abbominevoli e scellerate sono le notizie 
sul baby farming negli Stati Uniti. 

Nella primavera del 1904 in Filadelfia si scoprì un sindacato, come 
lo chiamò il New York Evening Journal {i"* aprile 904) per la ucci- 
sione dei fanciulli. Una signora Smith dichiarò che dalla casa della 
signora Ashmead da alcuni anni veniva cattivo odore di carne bru- 
ciata. I bambini si facevano morire in vario modo. Le madri le 
abbandonavano nelle mani dei membri del sindacato della morte 
pagando 100 dollari. Del ^fWoca/o facevano parte alcuni medici, tra 
i quali il D.r David I. Mosier chiamato il Re delle male pratiche di 
Filadelfia (aborti) (The King of the Philadelphie malpractitionèrs). 

Ma la sistematica uccisione dei bambini non è propria di Filadelfia; 
anche a New^ York predomina. Anche a New York e' è un sindacato 
per l'arrostimento dei bambini, come ce n' è uno di medici che si 
i.' danno a pratiche criminose nello stesso scopo. 

r?. Nel processo contro Sara Martin nel 1902 vennero in luce tali 

L mostruosità. Una donna confessò che vi erano molte babies Jarmes. 

L, Il D.r Walter Bonsel sopraintendente del Health Board disse: 

l a Le male pratiche {mal practice) sono aumentate in modo allar- 

^' mante e il Dipartimento della Sanità ha dovuto occuparsene. La 

f' situazione è seria e si aggrava sempre più. Se n' è discusso di pro- 

J^ posito in una seduta del Consiglio deìV Health Board e si decise che 

••' solamente la giustizia poteva occuparsene. 



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r 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 97 

Il D.r Frank Van Cleet, antico presidente del County Medicai 
Society dice: t Noi abbiamo centinaia di Baby farmy in New York. 
Gli orrori rivelati dal Coroner Dugan di Filadelfia valgono per 
la metropoli nord-americana. La società veglia su tali casi, ma la 
polizia e la magistratura non cooperano efficacemente. 

Il Coroner Solomon Goldenkrang dice che gli orrori di Filadelfia 
si commettono a New York. Alcuni anni fa gli scheletri di dozzine 
di bambini trovati nella cantina di una casa in West Thirty fourth 
Str. provarono che là vi era un babyfarm. Le leggi sono impotenti 
e favoriscono le pratiche criminose delle levatrici. L'estensione del 
male si piò vedere dal titolo e dal sommario dell'articolo formulato 
secondo l'esperienza del D.r Lewis membro dell'associazione Medica 
dello Stato: 

In New York vengono uccisi a migliaia i fanciulli da illegali eser- 
centi (illegale practitioners) (i). 

In un numero dell' American lournal Examiner si riproducono la 
casa, il ritratto della signora e signorina Ashmead di Filadelfia e la 
fornace della relativa baby farm della casa N.® 256 delle South 
Twelfth Street di Filadelfia. 

Ed ora, di grazia, dinanzi alla crudeltà fredda e spietata delle 
madri e delle baby-farmings d' Inghilterra e del Nord-America con 
qual diritto si tuonerà contro \^ ferinità italiana che si esplica nei 
boschi della Sila o nei luridi viottoli di Napoli o nelle campagne 
della Conca d'Oro sotto forma di omicidio? 

Le conclusioni non sono diverse se sì guarda al numero delle 
lesioni e delle ferite. Se ne giudichi dal quadro statistico: 

Lesioni personali {condannati per 100,000 abitanti) 



Italia . . . 


. 1881-85: 


215.6 


1896-900: 


213.3 


Francia . . 


. 1861-65 : 


50.3 


» 


86.7 


Spagna . . 


. 1883-85 : 


39.5 


» 


334 



(i) Enormità del traffico illegale delle Baby farmìng in New York, Statistiche 
fòmite dal D.r James Lewis : 

Medici che'' dirigono stabilimenti per le pratiche mediche illegali . 35 

Numero di nascite illegittime non registrate air anno 12,000 

Onorario per pratiche illegali da . . doli. 25 a 250 

. Reddito mensile medio di un baby farm, ....... » 5?5oo 

Entrata complessiva mensile di 2^ baby farmys » ' 37» 500 

Entrata complessiva annua » i;650,ooo 

Media dei bambini abbandonati per ogni giorno 4 

Bambini morti trovati nelle strade di New York in ogni anno . . i»5<'o 

8 - COLAJAICNÌ 



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^ RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



Austria . . 


. 1871-75: 


192.4 


1896- 98: 


309.9 


Germania . 


. 1882-85 : 


136.4 


1896- 99: 


218.2 


Inghilterra. 


. 1861-65: 


147.1 


» 


78.2 


Irlanda . . 


. 1863-65 : 


320.2 


9 


224.8 


Scozia (i) . 


. 1868-70: 


1576.7 


9 


1657.8 



V Da queste cifre risulta all'evidenza, che la Germania sta alla pari 
v' coiritalia, r Inghilterra colla Francia ; e non tenendo conto del- 
\ r Austria, dell'Irlanda e della Scozia, rimane la enorme superiorità 
,^ della Spagna — della Spagna calunniata come la più decaduta tra 
». * le nazioni latine, ma che in quanto a manifestazioni criminose si 
M» mostra la più morale e la più civile ! E senza accennare alla poca 
-^ ' gentilezza e mitezza di animo degli inglesi, che si potrebbe desu- 
l mere da alcuni loro giuochi e dalla predilezione per alcuni esercizi 
'// violenti, non si potrà negare che la ferinità^ e non la famosa ge- 

muthlkhkeit^ dei tedeschi viene indicata dalla passione pei duelli 
;r studenteschi, dalle deformi cicatrici per colpi di rapiera , che de- 

«.: . turpano i loro visi. 

V Ad ogni modo se si volesse assumere ad indice esclusivo della 
- ferinità degli Italiani, dei meditterranei odierni, l'omicidio, la storia, 
V, l'esperienza c'insegnano che esso non sarebbe un carattere di razza, 
ii" ' ma semplicemente un indice del grado di evoluzione sociale e in- 
tellettuale raggiunta, a L* intensità e la qualità della delinquenza 

!• negli individui e nelle collettività, dice il Letourneau, sono in rap- 

^' ^ porto col grado di evoluzione raggiunta sotto tutti i climi e per tutte 

' le ra^^e ». Ogni altra interpretazione del fenomeno sarebbe fanta- 

i:\, stica, per non dire di peggio. 

V L'interpretazione diviene fantasticamente ottimista per certi popoli 
'* e calunniosa addirittura per altri quando si guarda ad un momento 
.^ solo, artificiosamente staccato dagli altri, dejila vita di un popolo e 

non alla successione dei momenti che ce ne additano le trasforma- 
zioni. La storia lo prova luminosamente. 

Quale fosse la mitezza e la gentilezza dell'animo dei siciliani an- 
tichi lo dicono e la libertà accordata in Siracusa ai prigionieri ate- 
niesi che recitavano i versi dei loro grandi tragici e l'obbligo im- 
posto ai cartaginesi da un tiranno di Siracusa, che li aveva vinti, 
di abbandonare i sacrifizi. umanL 

Tempi troppo remoti ! Ma nei tempi moderni ho dimostrato al- 



(i) In Iscozia sono comprese in questa categoria di reati le infrazioni contro 
l'ordine pubblico. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 99 

trove che romicidio nelle provincie del mezzogiorno della Sicilia e 
della Sardegna, che ne sono afflitte maggiormente, in meno di venti 
anni si è ridotto dove di un terzo, dove della metà e dove di più, 
a misura che si è propagata alquanto — e sempre molto meno di 
quanto si dovrebbe — l'istruzione. 

È stata straordinarissima la diminuzione nella provìncia di Sas- 
sari nell'ultimo anno (i). 

Ma la prova che il contrasto attuale per l'omicidio tra i mediter- 
ranei e gli anglo-sassoni non deriva dalla ra^^a, ma dal grado di 
coltura raggiunta, ce la dà la storia del carattere e della moralità 
degli inglesi e degli scozzesi, dei quali con tanta leggerezza oggi 
si proclama la superiorità etnica. 

Non più tardi del secolo scorso ed anche per alcuni decenni del- 
l' attuale — mi si perdoni se mi ripeto — da Buckle , Macaulay, 
Reclus, Pearson, Picke, Russell-Garnier si descrivono gl'inglesi e 
gli scozzesi oggi dediti alle industrie e ai commerci , alieni dalla 
violenza e dal sangue come briganti, omicidi, ladri, pigri , astuti , 
vendicativi : pronti alle avventure e poco disposti alle industrie I E 
nell'omicidio essi, proprio gli scozzesi e gl'inglesi, superavano o 
eguagliavano i còrsi e i siciliani contemporanei (2). E si aggiunga 
che ci sono manifestazioni collettive criminose, che si pareggiano 
nella violenza e nella stigmata di disonore che infliggono. Se Napoli 
e la Sicilia vengono disonorate dai fasti della camorra e della majìa^ 
gli anglo-sassoni degli Stati Uniti devono ancora liberarsi dalla 
macchia vituperevole del linciaggio. 

Agli italiani che sentono la voluttà di dichiararsi inferiori è bene 
fissare nella mente che, se essi oggi occupano un tristissimo pri- 
mato nella delinquenza violenta , ciò si deve non alla ra^^a cui 
appartengono, ma alle condizioni sociali che il processo storico, 
che si riattacca ai periodi gloriosi della loro vita, ha loro create e 
che essi possono e devono modificare. 

A confortarli in questa determinazione nulla giova di più quanto 



(i) Mi sono occupato di^V omicidio in Italia in parecchie riviste italiane e stra- 
niere {Rivista penale, Vita intemazionale. Forum di New York Revue Socia- 
liste di Parigi), Riassumerò e completerò le mie ricerche in una monografia di 
prossima pubblicazione; Omicidio^ ra:{\a e analfabetismo, 

(2) Nella Sociologia criminale (Voi, 2** pag. 750 e seg.) ho dimostrato lunga- 
mente che. cosa fossero in quanto a delinquenza gli scozzesi e %V inglesi nel se- 
colo XVII, XVIII ed anche in principio del secolo XIX. 



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tOO RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

il guardare a quello che furono gì' inglesi ed a quello che sono 
divenuti. 

Il Picke — un inglese autentico — confrontando la criminalità 
attuale con quella del 1348 concluse che oggi in Inghilterra si do- 
vrebbero avere 4400 omicidi per anno — un poco di più che nel- 
ritalia odierna ! — senza tener conto dei brigantaggi e delle guerre 
private di queir anno. Non la sola criminalità violenta contro le 
persone era enorme; ma tutta quanta e in tutte le classi. La vio- 
lenza dei proprietarii era tale che la loro azione poteva considerarsi 
esclusivamente brigantesca come stato normale. La violenza e la 
frode andavano parallele; e se la prima predominava nelle campa- 
gne, la seconda dispiegavasi nelle città (i). 

Tre secoli dopo, alla fine del secolo XVII, non si stava meglio. 
Qualunque si fosse la strada che si percorresse, scrisse il grande 
storico Macaulay , si correva grande rischio di essere arrestato o 
svaligiato, ammenoché non si viaggiasse in compagnia e bene ar- 
mati; perchè tutte le strade principali erano infestate da briganti a 
cavallo j specie di Maraudeurs che la nostra generazione conosce 
soltanto dai libri. Le terre incolte, che fronteggiavano le vie dei 
dintorni di Londra erano sopratutto dominati da ques o genere di 
briganti. Houns' low Heath sulla grande strada dell'ovest e Finchley 
Common sulla grande strada del Nord erano i punti che godevano 
di più cattiva fama. Gli studenti di Cambridge non si avvicinavano 
che tremando, anche in pieno giorno, alla foresta di Epping; e 
spesso i marinai che avevano ricevuto la loro paga a Chatam erano 
svaligiati a Gadshill, luogo già celebrato un secolo innanzi dal più 
grande dei poeti , come il teatro delle gesta di Poins e di Falstaff. 

I delitti e il brigantaggio in Inghilterra e in Londra, continua il 
Macaulay, erano tali nel 1692 che si poteva dire non esistere affatto 
la sicurezza pubblica. 

Cerchiamo nei poeti e nei romanzieri lo stato di animo delle 
popolazioni inglesi alla fine del secolo XVIII e nei principi del se- 
colo XIX. Walter Scott nel suo Ivanhoe parla , senza meravigliar- 
sene, di alcuni banditi che, nella distribuzione del bottino, prele- 
vavano scrupolosamente il decimo pel Convento, salvo ad imporre 
una taglia di seicento corone al priore Aymer caduto nelle loro mani. 

Non è questa una psicologia perfettamente identica a quella che 



(i) Picke: History of crime in England. London 1873-76. Voi. I, p. 255, 
263 e 271. 



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r" 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 



lOJ 



contraddistingueva i briganti, oramai scomparsi, del continente me- 
ridionale italiano? Sentiamo lord Byron. 

Nel canto Undecimo del suo maggior poema, Don Giovanni mentre 
si avvicinava alle porte di Londra fantasticava sulla bontà degli 
uomini e delle leggi in Inghilterra. Arrivato al punto in cui nota 
« Qui tutte le leggi sono inviolabili; nessuno tende agguati ai viag- 
giatori, ogni strada è sicura: qui.... » egli fu interrotto da un coltello 
accompagnato da un: a Dannazione ai vostri occhi! La borsa o la 
vira 1 » 

« Questi accenti d' uomini liberi procedevano da quattro banditi 
ivi imboscati che lo avevano veduto camminare a lenti passi a 
qualche distanza dalla sua carrozza, e da esperti valentuomini ave- 
vano per andarne al riconoscimento approfittato dell'ora opportuna 
in cui l'imprudente viaggiatore, rimasto indietro nella strada, a 
meno che non sappia maneggiar un arma, si espone in queir isola 
opulenta a perdere la vita come pure i calzoni. » (i) 

I mezzi di repressione e gì' imbarazzi delle autorità non furono 
gran che diversi da quelli che conosciamo in Italia; il giudizio e la 
simpatia delle masse in Inghilterra n.m differivano da quelli delle 
popolazioni meridionali ai tempi di Fra Diavolo e dopo il 1860: 
una specie d' interesse romanzesco si attaccava e forse si attacca 
ancora ai nomi di questi briganti. Il popolo prediligeva la narra- 
zione delle loro audaci imprese , s' interessava ai loro amori , alle 
loro evasioni miracolose, alle loro lotte disperate e ammirava la 
generosità che qualche volta dimostravano, quanto il loro maschio 
contegno in tribunale e sul palco (2). 

Non sembra questa la psicologia della razza inferiore dell' Italia 
meridionale 1 

No I È la psicologia della razza superiore che vive nelle isole bri- 
tanniche ? 

Ho accennato qui stesso col parere di scrittori illustri , e tutti 
anglo-sassoni, quale fosse la criminalità violenti degli scozzesi ai 
principii del secolo nostro; si constati ora che in Inghilterra da 
trent'anni in qua si verifica la più notevole e generale diminuzione 
della delinquenza generale e specialmente nei reati contro la per- 
sona e nei più caratteristici reati contro la proprietà. 



(i) Traduzione Rusconi. Torino Unione Tip. Editrice. 

(2) iMacaulay : Histoire d' Angleterre depuis V avènement de Jacques IL 
Voi. 1° pag. 341-343 ; Histoire d' Angleterre sous le régne de Guillaume III. 
Voi. 3° Gap. i.*» 



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•1 



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6' ■ 



L 



I02 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Se avessi vaghezza di denigrare quelli che attualmente sono real- 
mente i superiori^ gl'inglesi, mi divertirei a sollevare dubbi intorno 
a cotesto eccellente risultato ; e non dovrei, per fare ciò, avvalermi 
delle cifre e delle considerazioni sospette del Fouillèe, ma mi ba- 
sterebbe d'invocare la grandissima autorità del Morrison (Crimes 
and its causes) , il quale mette quasi impegno a dimostrare col 
Wells, coir Howard Wines, col Mischler, col Liszt che la delin- 
quenza è proprio in aumento fra tutti i popoli di razza superiore — 
inglesi, nord-americani, tedeschi. Colonia di Vittoria — ; sicché i la- 
tini, gVinferiori^ potrebbero esclamare: mal comune, mezzo gaudio. 

Invece interpetrando rettamente le cifre mi trovo ccmpletamente 
di accordo col loly (La diminution du crime en Angleterre. Revue 
de Paris i,"" dicembre 1894) che ha esaltato^ e con giustizia, il grande 
miglioramento che si è verificato in Inghilterra negli ultimi decenni. 
Mi piace aggiungere che il Troup oramai ha fatto in modo esau- 
riente la dimostrazione statistica di tale lieto avvenimento (i). 

Ma in questo fenomeno ben constatato, su cui non si richiamerà 
abbastanza l'attenzione degli uomini di stato e degli studiosi, noi 
dobbiamo trovare un grande insegnamento ed un grande incorag- 
giamento , sopratutto se lo metteremo in rapporto cogli avveni- 
menti che immediatamente lo precedettero nella pienezza del se- 
colo XIX. 

Il miglioramento nella delinquenza inglese data in modo sicuro 
dal 1858 in poi; ma dal 1805 sino al 1841 c'era stato un continuo 
peggioramento che aveva raggiunto proporzioni spaventose. 

Infatti dal 1800 al 1841 la popolazione . crebbe del 79 %; il de- 
litto invece crebbe del 482 **/o I Le proporzioni dell'aumento in certe 
Contee sorpassano tutto ciò che si può immaginare e vale la pena 
di farle conoscere 

CONTEE AUMENTO DELLA POPOLAZIONE AUMENTO DEL DELITTO 

dal 1800 al 1841 dal 1805 al 184,1 

Bedford 70 o/o 855 «/o 

Hereford .... 28 690 

Buchs 45 769 

Oxford 47 750 

Leicester .... 65 891 

Lancaster .... 147 274 



(i) Introduction to the Criminal statistics for the year i8g8, London Wyman 
and sons 1903, p. 20 e seg. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI IO3 

Worcester .... 67 1009 

Staiford 113 1063 

Chester 106 1078 

Monmouth. ... 128 1720! (i) 

Come si spiega questa miracolosa trasformazione ? Col mutamento 
dei fattori sociali. 

L' Inghilterra della prima metà ali* incirca del secolo, XIX nei suoi 
governanti e nei suoi ordinamenti, si rassomigliava, come una goccia 
di acqua ad un'altra, all'Italia attuale: le imposte erano gravose; 
scarsi i salari ; perseguitati gli operai e le loro associazioni ; domi- 
nanti i conservatori e l'aristocrazia, ristrettissimo il sutfragio elet- 
torale ; poca ed insidiata la libertà di stampa , di riunione e di 
associazione ; oligarchiche e scandalose le amministrazioni locali ; 
frequenti i tumulti e le sommosse sanguinosamente repressi — clas- 
sici quelli del Luddismo e del Cartismo — ; generale la miseria e l'i- 
gnoranza delle masse; profondo il malcontento in tutte le classi 
sociali. 

Muta la scena per opera di governanti savi che si accorsero del- 
l'abisso, che scavavasi sotto i piedi ; e da Pcel e da Gladstone a Dis- 
raeli, a Salisbury, dal 1845 in poi, si procede alle riforme tributarie, 
si allarga gradatamente il suffragio, si accorda la massima libertà 
politica a tutti , si sviluppa la legge protettiva delle classi lavora- 
trici , si aprono scuole da per ogni dove, aumenta enormemente la 
ricchezza e si distribuisce meglio — si fa insomma tutto il contra- 
rio di ciò che si era fatto nella prima metà del secolo ; e la marea 
invadente del delitto si arresta non solo, ma retrocede rapidamente 
in mezzo ali' ammirazione ed alla sorpresa degli altri popoli ! 

E la rajfjfa ? La ra^^a rimane immutata : era anglo-sassone quella 
che vide la rapida degenerazione: è e rimane anglo-sassone quella 
che ha subito la meravigliosa rigenerazione dal punto di vista della 
criminalità 1 (2). 



(i) William Escott : L'Angleterre, Voi. I.; Porther : The progress of nation, 
pag. 654. 

(2) E notevole la confessione, che ha dovuto fare il Lombroso, contro la propria 
teoria, sulla diminuzione considerevole della delinquenza nell'Australia, quantunque 
primitivamente popolata da malfattori. Attribuisce il fenomeno sulla scorta del 
Coghlan {Wealt and Progress of New Soni Wales, 1900) al mutamento delle 
condizioni sociali. {Delitti vecchi e delitti nuovi f Torino Bocca, 1902, pag. 29 e 
seguente). 



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I04 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

CAPITOLO XV. 
La moralità 

(Filantropia. Altruismo collettivo) 

E) Il giudizio sulla moralità comparativa delle varie razze, che si 
arrestasse alle risultanze di una parte della statistica morale, e pre- 
cisamente alla criminalità, sarebbe assai incompleto. Molti altri cri- 
teri vi sona per giudicarne ; e non si dimentichi che la delinquenza 
bisogna sempre proporzionarla all'attività sociale; sotto questo aspetto 
oggi anche-se fosse eguale a quella di altri popoli la criminalità degli 
anglo-sassoni, la cui vita politica ed economica è tanto intensa, non 
esito a riconoscere che si dovrebbe considerarla come sostanzial- 
mente minore* 

Di alcuni altri indici di moralità si terrà conto in appesito. para- 
grafo ; ma qui è bene aggiungere che accanto alle misurazioni della 
moralità dalla sua negazione — dalla delinquenza — vi sono altri fe- 
nomeni che attestano positivamente sul grado maggiore o minore 
eh' è stato raggiunto. Questi fenomeni positivi sono quelli che si col- 
legano alla filantropia, all'altruismo. 

L'altruismo non è suscettibile di diretta ed esatta misurazione, 
sopratutto perchè il vero altruista pone ogni cura nel seguire la mas- 
sima evangelica del non fare sapere alla sinistra ciò che si fa colla 
mano destra. 

Vi sono alcune manifestazioni, però, che possono servire d' indi- 
zio. Tale ad esempio : le fondazioni più o meno largamente dotate 
a scopo di assistenza multiforme del prossimo. Gli anglo-sassoni in 
questo momento e sotto questo aspetto stanno alla testa di tutti i 
popoli. 

È veramente prodigiosa l'efflorescenza d' istituzioni in favore della 
istruzione e della educazione dei giovani e dei delinquenti, dei sof- 
ferenti di ogni specie, che si può constatare in Londra, in tutta l'In- 
ghilterra, negli Stati Uniti. Milionari e miliardari fanno a gara nel 
dare centinaia di migliaia di lire e di milioni a scopo di beneficenza, 



I d' istruzione e di educazione (i). 



(i) Un* idea di ciò che la filantropìa può e fa in Londra si avrà dalla lettura 
della meravigliosa inchiesta che Charles fìooth ha fatto, aiutato anche dai coniugi 
Webb e da parecchi altri, sulla Vita e sul lavoro del popolo di Londra, 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI IO5 

E non sono meno degne di ammirazione tutte le altre istituzioni 
che con scarsezza di mezzi si propongono fini altissimi e li raggiun- 
gono coir abnegazione e col sacrifizio incommensurabile delle pro- 
prie persone. 

Si è malignato sulla generosità straordinaria dei primi, notando 
che spesso ì miliardari cercano una specie di perdono alle ricchezze 
male acquistate colla cessione di una piccola parte delle medesime 
a scopo filantropico, quando Tatto ammirato non venne suggerito 
dalla vani:à o dal contagio psichico (i). 

Ma qui si entra nel campo scabroso della ricerca delle intenzioni 
e non voglio percorrerlo. Constato la manifestazione materiale e ri- 
conosco che gli anglo-sassoni fanno mostra attualmente di una ge- 
nerosità sinora insuperata. 

Male se ne concluderebbe, però, che tale fenomeno sia dovuto al 
carattere etnico. La raffa non e' entra. Tutti i popoli a civiltà inol- 
trata — Roma, le repubbliche medioevali e sinanco Napoli e Palermo 
nel passato, Genova e Milano al giorno d'oggi — hanno dato uno 
spettacolo simile a quello degli Anglo-sassoni. In Italia, come oggi 
negli Stati Uniti, pochi secoli or sono il primo movimento scienti- 
fico ebbe V impulso dagli uomini arrichitisi nei negozi, che non solo 
fecero da Mecehati, ma essi stessi meglio e più dei nord-americani 
spiegarono una notevole attività scientifica ed artistica (2). Se la mi- 
sura della generosità tra gli ultimi appare maggiore, egli è che lo 
sviluppo della ricchezza al giorno d' oggi è straordinariamente più 
rapido e più intenso. Così mentre in Italia non mancano i generosi 
che danno milioni a decine — ad esempio il Duca di Galliera — ira 
i tedeschi , che pur si assegnano alla razza superiore , in quanto a 
donativi si è assai più stitici. 

Ma vi hanno altre manifestazioni che devono entrare nel conto 
per giudicare della moralità di un popolo o di una razza; e sono 
manifestazioni collettive di una grandissima importanza. Fermiamoci 
su due: la corruzione politica e la moralità nei rapporti cogli altri j 
popoli. 

La sconfinata ammirazione per le istituzioni politiche dell' Inghil- 
terra e pel modo come funzionano ha fatto obbliare con molta leg- 



(i) Sulla moralità dei miliardari americani che regalano decine di milioni ad Uni- 
versità ed Istitituti pii e' è una copiosa letteratui*a poco edificante, ed hanno molto 
interesse gli articoli che sono stati pubblicati nella Reviie des Revites, Ritornerò 
più in là su questo argomento. 

(2) Burkhardt citato da Mosso: La democrazia nella religione e nella scienza. 



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I06 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

gerezza tutto ciò che e' è da ricordare con ammirazione tra Greci, 
Latini e Italici del medio evo. I libri di Tocqueville e di Renato Le- 
fevre (Parigi in America di E. Laboulayc) crearono una vera leg- 
genda — ora, pur troppo sfatata come si vedrà — sugli Stati Uniti. 
Ma ricercando nella stessa storia dell' Inghilterra, si trovano pagine 
di cui si deve vergognare ogni nazione e che si alternano colle altre 
di cui si deve essere orgogliosi. 

La decadenza e la corruzione politica dei latini , il pessimo fun- 
zionamento del regime rappresentativo in Italia, in Francia, nella 
Spagna, ecc. sono innegabili; ma ci sono stati momenti, anche in 
Inghilterra, che avrebbero provocato giudizi più severi di quelli che 
si emettono oggi a danno dei primi. 

La corruzione politica dei latini contemporanei è una bazzecola 
di fronte a quella degli anglo-sassoni di altra volta. I borghi putridi 
certamente non appestarono la Francia, nemmeno sotto Luigi Fi- 
lippo o sotto il secondo Impero ; Walpole fu il maestro non superato 
da Depretis ; i Trimmers dettero dei punti ai nostri trasformisti o 
agli ascari dì Montecitorio. Il Panama e la Banca Romana sono oscu- 
rati dalla corruzione sistematica della Tammany Hall e dalle gesta 
delle Banche tedesche. E se Cristo andasse a Chicago j dice Stead, 
scapperebbe inorridito... Vedremo le buone ragioni che egli avrebbe 
per scappare (i). 



(i) In corruzione polìtica (Catania 1889» 2* Ed.) ho riportato molti altri fatti 
disonorevoli per gli Inglesi. 

Nel seno di ogni nazione e* è una frazione del popolo che si crede superiore al 
resto; così in Italia i settentrionali si reputano superiori ai meridionali. La boria 
etnica acuita dalla passione politica, quando più ferveva la lotta contro Francesco 
Crispi indusse alcuni democratici dell' alta Italia ad attribuire il fenomeno Crispif 
come venne chiamato, alla razza ed al clima del mezzogioruo e delle isole. 

A raddrizzare gli storti giudizi fui costretto a ricordare nella Camera dei Depu- 
tati V II Dicembre 1901 ed in \in pamphlet pubblicato pvìmai {Settentrionali e me- 
ridionali Roma 1898. Presso La rivista popolare) che i peggiori e maggiori ladroni 
delle ferrovie, della Regìa cointeressata dei tabacchi ," ecc. ecc. vennero dati dal- 
l' Italia Settentrionale. Rincalzai la mia obbiezione contro l' influenza del clima e 
della razza , oltre che colla storia inglese e nord-americana, con un esempio, non 
abbastanza illustrato in Francia e nel resto di Europa : quello della colossale e si- 
stematica disonestà personale di Bismarck. Tale disonestà venne esaurientemente do- 
cumentata in un opuscolo di un ^MnArer , del colonnello Diest Daber (Bismarck und 
Bleickróder» Deutsches Rechtsbewusstsein und Gleichheit vor dem Gesetj^e. Le- 
bensèrfahrungen aus acten tagebuchern und Briefen, Munchen, 1897. Verlag des 
Deutschen Volksblattes). Il Diest-Daber venne condannato come diffamatore in se- 
guito alla presentazione di un documento falso. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNt I07 

Pel passato, non molto remoto, quale sia stata l'onestà politica in- 
glese si potrà desumere da questo tratto caratteristico. 

Nei secoto XVII , dice Seely , il grande storico della formazione 
dell Impero britannico , il Parlamento del Regno Unito era tale che 
le potenze straniere per mezzo dei propri ambasciatori vi compra- 
vano dei voti... Luigi XIV per fare trionfare la propria politica con- 
tava — illuminato della propria esperienza — sopra alcuni sussidii 
giudiposamente distribuiti tra i membri del governo inglese e tra 
quelli deir opposizione... Evvia ! se qualche deputato italiano o fran- 
cese ha venduto la propria coscienza, almeno l'ha venduta a com- 
pratori indigeni e non a stranieri ed a dannò della patria 

Vediamo la moralità collettiva degli anglo-sassoni nei rapporti 
colle altre nazioni e colle altre razze. 

11 Keane, che, come abbiamo visto, ha esposto vedu e abbastanza 
ragionevoli sui caratteri psichici delle razze, ad un certo pun o, in- 
vasato dalla boria delle na^ffom, afferma che l'Inglese, dirt'erentissimo 
dallo Spagnuolo, è il dominatore nato, che sa comprendere la sua 
missione come padrone d'imperi; è V uomo giusto^ che chiama 
quasi per ironia, non sregolatamente crudele. 

Ahimè ! Mai fu affermata cosa che la storia smentisce con tanta 
brutalità e con tanta continuità. È precisamente la storia che inse- 
gna che la ferinità inglese nelle conquiste coloniali o nei rapporti 
internazionali è insuperata ed insuperabile. 

Fu maggiore di quella degli stessi spagnuoli ; fu peggiore perchè 
fredda, egoistica e calcolatrice come il carattere che Giuseppe Maz- 
zini rimproverava agli economisti della stessa Inghilterra. Nella cru- 
deltà e nella insaziabile bramosia di beni Warren Hastings e lord 
dive , per citare i più celebri , uguagliarono se non superarono la 
fama scellerata di Cortez, di Pizarro, di Almagro. 

Macaulay (lo storico che si cita non potrebbe essere sospettato di 
parzialità a danno della patria sua) in uno dei suoi splendidi saggi 
narra che dopo la partenza di lord Clive dal Bengala per cinque 
anni gl'Inglesi esercitarono tale corruzione e immoralità, che appena 



Von Gerlach si occupò di questo scandaloso processo , che supera sotto certo 
aspetto, quello Dreyfus nella Zeit di Vienna (23 Settembre 1899) concludendo che 
esso costituisce una macchia d* infamia nella storia della giustizia tedesca. Al Dicst- 
Daber non riusci mai fare accettare la querala contro Bismarck, perchè, come disse 
il generale von Hanke, Guglielmo 1^ non permetteva che se ne occupassero i tri- 
bunali militari ; e i tribunali civili non se ne potevano occupare perchè Bismarck 
era militare ! 



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*T-7V, 



I08 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

si credono compatibili colla scienza umana. I proconsoli romani e 
i viceré spagnuoli in America , di proverbiale rapacità, furono sor- 
passati dagli inglesi. Così a Calcutta s' improvvisavano le fortune 
mentre gl'indigeni a milioni soffrivano la fame. Pearson affermava 
pochi anni or sono che oggi non sarebbero più possibili i brigan- 
taggi di Petersbourg, di Clive ecc. perchè il Governo teme l'esplo- 
sione dello sdegno del Parlamento. Ebbene oggi è proprio il Par- 
lamento il complice del Raid Jameson e della guerra scellerata,,. 
Se si deve credere alla storia documentata da Hyndmann, in questo 
secolo neirindia non è venuta meno la spaventosa rapacità inglese 
di fronte agrindigeni raccolti nei campi della fame dove muoiono a 
milioni. I morti per fame in questi desolati famine-camps furono 
circa IO milioni nel 1897! 

Hyndmann ha ripetuto e riassunto di recente le accuse di spo- 
liazione — 750 milioni all'anno ! — che subisce l'India da parte degli 
inglesi {Petite Republique, Settembre 1897); sicché si discute viva- 
mente in Inghilterra se l'India, cadendo sotto il giogo degli umani 
britannici, non abbia subito un disastro. 
'^ Il meno che si può rimproverare alla Gran Brettagna è di violare 

sistemaLÌcamen;e ìi principio direttivo della metropoli : no taxation 
^;.' • without representation. Questo rimprovero, mosso alla sua patria da 

Ir. .' W. Hunter, viene illustrato dai dati statistici inesorabili. Secondo 

|t Wood nel 1833 tutti gli agricoltori indiani negli anni normali ba- 

K/ stavano a loro s lessi ; nel 1880 40 milioni non potevano più prov- 

|J' vedere ai più elementari bisogni; e nel 1893 gl'Indiani in tali con- 

dri;; dizioni arrivavano a 60 milioni. Nel 1850 il reddito medio degli 

indiani era di 20 centesimi al giorno; nel 1890 era ridotto a 7 cen- 
tesimi ! (William Digby : Prosperous Brithis India^ a revelation from 
officiai records, London. Fischer Unwinn). 11 Generale Gordon av- 
vertiva gì' inglesi che erano assai stupidi sfoggiando un lusso sfre- 
nato in mezzo alla miseria desolante dell' India e che il governo 
inglese mostravasi pazzo e disonesto dando 22 mila sterline all'anno 
a quattro giudici; si dichiarava felice di avere abbandonato l'India, 
dove non sarebbe ritornato nemmeno per 100,000 sterline all'anno. 
(Letters to his sister, London 1888). Secondo Brooks Adams non 
c'è stato mai brigantaggio simile a quello che l'Inghilterra ha eser- 
citato nell'India! (La)p of civilitation and decay) (i). 



t>'-' 



(i) Nella Royal Society of Statistics of London c'è stato chi ha cercato atte- 
nuare la responsabilità dell' Inghilterra; anche Lord Curzon, viceré delle Indie, ha 
sentito il bisogno di fare l' apologia dell'azione inglese spiegata sulle rive del Gange 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 



109 



Il Kidnapping^ di cui mi sono accusato in Politica coloniale, è un 
infamia esclusiva dell' uomo giusto^ cioè dell' Inglese di Keanc. « Si 
troverebbero, dice De Quatrefages, nelle tribù più selvagge molte 
industrie più infami del Kidnapping; molti fatti più atroci di quelli 
di cui si sono resi colpevoli il Dott. Murray e i suoi emuli ? » 
{Op. citata pag. 560). Non è male avvertire che gl'inglesi, quasi per 
consiglio di Piti , praticarono il Kidnapping all' interno per fornire 
di fanciulli atti al lavoro le officine. 

Ma perchè la boria delle nazioni non si sviluppi in senso inverso, 
cioè tra i latini, non sarà male ricordare, che le conquiste coloniali 
dei Francesi , degli Spagnuoli ed anche un poco degli Italiani sono 
deturpate da grandi infamie, sebbene non cosi raffinate e sistemit- 
tìche come quelle commesse dagli inglesi. I Tedeschi hanno comin- 
ciato ieri la conquista e il governo delle colonie e già hanno man- 
dato gli Unni nelld Cina ed hanno avuto un principe di Arenberg 
che ha disonorato l' umanità civile colle sue crudeltà nell' Africa 
orientale. Ultimi arrivati nell' arringo coloniale sono i nord-ameri- 
cani; ma non si sono mostrati meno scellerati a Cuba e sopratutto 
nelle Filippine: li ha bollati a sangue il loro celebre concittadino 
Mark Twaine (i). 

Ma dove apparisce meglio la giustizia di questi uomini apparte- 
nenti alla razza superiore è nei loro rapporti colla vicina e cristiana 
Irlanda. È storia di quattro secoli intessuti di scelleratezze senza nome. 
Cromwell continua la regina Elisabetta e Vittoria la Grande conti- 
nua Cromwell, l' inesorabile dal cuore di ferro. 



{The World' s Works, Dicembre 1904) ma nel libro interessantissimo di Hobson 
{Imperialìsm. A Study* London. I. Nisbet , 1902) le colpe dell' Inghilterra sono 
documentate. Hyndmann ha ripetuto in modo più schiacciante la terribile requisi- 
toria in un articolo pubblicato nella Justice di Londra e riprodotto largamente 
nella Rivista Popolare (N. del 15 giugno 1904). Il solo titolo dello scritto del 
socialista inglese — // piià grande delitto di tutti i secoli — ne fa indovinare il 
contenuto. Jean Finot in due opere {Frangais et Anglais), Paris F. Juven 1904, 
pag. 44 a 73; e Le préjugé des races, F. Alcan 1905 pag. 329 e 330) insiste sulla 
crudeltà 6 sul malgoverno degli Inglesi nell'India. 

(i) Della moralità e civiltà dei conquistatori coloniali mi sono a lungo occupato 
nella Politica coloniale. Si legga pure il citato libro di Hobson. Per le crudeltà 
nord-americane nelle Filippine si legga l'articolo di Twaine: To the persùn sitting 
in darkness, ( Nella North American Review. Febbraio 1901 ), R. Altamira con 
giusta amarezza stigmatizza l'ipocrisia, che si nascondeva sotto l'umanitarismo dei 
conquistatori di Cuba e delle Filippine {Psycologia del pueblo espagnoL Madrid, 
1902, pag. 12-13). Ne riparleremo nel capitolo sulla decadenza anglo-sassone. 



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110 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Sotto Elisabetta fu prescritta la distruzione del bestiame e delle 
colture di molte contee irlandesi per farvi morire di fame gli abi- 
tanti : dopo quattro secoli lord Kitchener ripete il procedimento a 
danno dei boeri ! Il poeta Spenser descrisse con compiacenza le or- 
ribili torture di questa fame premeditata. La massima dell' uomo giu- 
sto era questa : // is .no feUony io kill an Irishman ! (Non è delitto 
uccidere un irlandese). 
Tutta la legislazione inglese per buona parte del secolo scorso mirò 
|- a mantenere V inferiorità industriale ed economica dèli' Irlanda ; e 

ciò che soffrirono gì' irlandesi in tutto il secolo non è immaginabile. 
Le evizioni, la fame, la persecuzione multiforme produssero fenomeno 
non raro, ma unico : oltre i milioni, che ne morirono, più di quat- 
tro milioni — metà dell' intera popolazione — emigrarono. « E noi, 
È" esclamava Gladstone, siamo participes criminis ! ». 

Perciò gl'irlandesi, irreconciliabili, quando al di là del canale di 
San Giorgio si celebrò il giubileo di diamanti della regina Vittoria 
ft-^ (1897) in molte pubblicazioni dimostrarono che il suo regno era stato 

[l< peggiore per loro di quello della regina Elisabetta e del regime di 

Gromwell. La denominarono : the Jamine Queen — la regina della 
fame (i). 
Ritorniamo nelle colonie per dire delle induzioni sull'indole mo- 
V rale, che si possono trarre dal problema della schiavitù per lungo 

tempo durata e tra i latini e tra gli anglo-sassoni. 

Quanto slancio nobile e generoso nelle repubbliche ispano-ame- 
ricane neir abolizione della schiavitù appena scuotono il giogo della 
madre patria ! E quanto diversa la condotta degli anglo-sassoni che 
si vantarono di distruggere sistematicamente le razze inferiori colle 
quali vennero a contatto I 

La tratta e il commercio degli schiavi fiorirono tra gl'inglesi, come 
oggi fiorisce il commercio dell' oppio per incivilire i cinesi. Grande 
fu la benemerenza di Wilberforce nel farli abolire ; ma la sua lunga 
lotta è prova dell'aspra resistenza ch'egli incontrò tra i concittadini 
suoi. I quali contorsero la scienza e la religione cristiana per giu- 






( I ) Mulhall nel suo libro : Fifty years National Progress dice, parlando del re- 
gno di Vittoria : Questo regno è stato tra i più disgraziati dopo quello della regina 
Elisabetta. La statistica seguente lo prova: morti di fame 1,225,000; emigranti 
4, 1 80,000. L' Inghilterra ha sempre trattato più duramente i prigionieri politici ir - 
landesi dei prigionieri per reato comune. 

L' Inghilterra coir assenteismo e con altri mezzi ogni anno sottrasse sei milioni 
di sterline air Irlanda. 



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1 



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DOTT. NAPOLEONE COT.AJANÌII III 

stificarla e per dare veste morale all'interèsse materiale spietato e 
disumano. 

Più tardi tra gli anglo-sassoni del Nord-America ci vollero altri 
cinquant'anni ed una guerra colossale per abolirla ; e le ragioni po- 
litiche ed economiche valsero più delle lagrime fatte versare dalle 
sentimentalità della Beeker Stowe colla sua Capanna dello Zio Tom 
e dall'eroismo di John Brown (i). 

E quando l' abolizione della schiavitù fu suggellata dalle vittorie 
di Grant e dal sangue di Lincoln, i negri non furono liberati, ma 
vennero fatti segno, dagli anglo-sassoni degli Stati del Sud, a spie- 
tata e multiforme persecuzione sociale. La storia del linciaggio^ che 
disonora la repubblica delle stelle e che ora comincia ad applicarsi 
agli italiani, dice che cosa sia la libertà accordata ai negri, come si 
vedrà tra poco. 

Un antropologo contemporaneo, il Ross, ha sostenuto testé che la 
superiorità delle colonie ai origine anglo-sassone si deve appunto 
alla guerra di distruzione che gli anglo-sassoni dichiararono e con- 
dussero innanzi sistematicamente con gli elementi etnici inferiori 
— negri, indiani — mentre la evoluzione diversa delle colonie latine 
in America si dovrebbe invece alla mitezza degli spagnuoli e dei por- 
toghesi, i quali invece di distrurre gl'inferiori, s'incrociarono coi 
medesimi e li attrassero nella loro orbita. 

Senza rientrare nella quistione della efficacia dell' incrociamento, 
cui si accennò in principio e riserbandomi di toccare altrove di al- 
cune delle vedute dell'antropologo nord-americano, a provare che la 
crudeltà sistematica degli anglo-sassoni nelle colonie non costituisce 
un indice di superiorità, basta rammentare: che la crudeltà e la fe- 
rocia gì' inglesi non là esplicarono soltanto a danno dei negri e degli 
indiani, ma anche alla fine del secolo XVIII la misero in mostra con- 
tro gli stessi coloni inglesi ribellatisi negli Stati Uniti ; che per quat- 
tro secoli r hanno esercitata contro l' Irlanda; che adesso l'adoperano 
contro i Boeri. In Africa dice il Fronde vogliono ripetere ìa storia 
dell'Irlanda, come se non ce ne fosse abbastanza di quella di Eu- 
ropa. {Science sociale^ Marzo 1900). Si dirà che i coloni del Nord- 
America, i celti dell'Irlanda e gli olandesi del Capo sono elementi 
etnici inferiori cóme i negri e gì' indiani ? 

Sicché di fronte all'evidenza storica bisogna trovare ben fondate 
le elevate osservazioni di Alfredo Fouilléè. Il quale crede che l'In- 



(i) G. Moodaini : La questione dei. negri, Torino , Bocca 1898, E. Ciccotti : // 
tramonto della schiavitù, Torino, Boca 1899. 



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112 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

ghilterra glorifica tutti i mezzi, di cui essa è il fine ; accorda la sua 
stima a chi riesce — a nessuno l'amicizia. Dura e spietata nella re- 
pressione delle rivolte, la politica anglo-sassone fu spesso indifferente 
alle sofferenze dei suoi soggetti; ha ridotto l'India alla fame; for- 
zato la Cina a suicidarsi coli' oppio; spogliato il Portogallo; lan- 
ciato sul Tranwaal prima una spedizione di filibustieri e poi una di 
conquistatori. 

Tocqueville scrivendo a Madama Grote sorprendevasi che in po- 
litica r Inghilterra non conoscesse altra massima che questa : la causa 
il cui successo è utile àlV Inghilterra è sempre la causa della giustizia, 

a In Francia, egli aggiungeva, abbiamo fatto spesso delle cose in- 
giuste in politica , ma senza che 1' utilità nascondesse l' ingiustizia. 
Noi abbiamo impiegato qualche volta dei grandi bricconi, ma senza 
attribuir loro la menoma virtù ». 

Egli è così che mentre Keane attribuisce la giustizia come carat- 
tere etnico alla propria razza, il più grande oratore inglese del se- 
colo XVIII diceva: noi, se fossimo giusti, non sussisteremmo un sol 
giorno ! 

I fatti incontrastabili, adunque, se io fossi un sostenitore della so- 
stanziale differenza psico-morale tra le varie razze, mi autorizzereb- 
bero a concludere che l' iniquità come fenomeno collettivo nei rapporti 
non colle sole razze più degradate, ma con tutti i popoli, costitui- 
sce il carattere distintivo degli anglo-sassoni. 

La storia del dominio e delle conquiste anglo-sassoni , perciò, 
rende plausibile la paradossale spiegazione che Nietzsche dette della 
religiosità loro. « La segreta coscienza dei suoi resti di brutalità, 
dice l'infelice scrittore, genera il bisogno che l'Inglese prova del 
cristianesimo. La sua disciplina gli è necessaria per rendersi morale 
e umano. L'Inglese più cupo^ più sensuale, più volontario e più 
brutale del Tedesco è tale, perchè egli ch'è il più brutale tra i due, 
è più religioso del Tedesco : ha più bisogno del cristianesimo. La 
pesantezza e la gravità rustica dell' Inglese è travestita e resa sop- 
portabile, meglio ancora spiegata e trasformata dalla mimica cri- 
stiana, dalla preghiera e dal canto dei salmi; e per questa bestia 
d'ebbrezza e di deboscio , che apprese altra volta i grugniti morali 
sotto il dominio del metodismo e oggi sotto quelli dell' armata della 
salute, i. segni del pentimento devono essere veramente la più alta 
manifestazione dell'umanità che ci possa attendere (^4/ di là del bene 
e del male). Perciò il brigante meridionale biascica un Ave Maria 
e ammazza un viandante; il popolo inglese legge la Bibbia ed am- 
mazza un popolo. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 



113 



CAPITOLO XVI. 
DI alenili altri dati di •tatlstlca morale 

Seguendo 1* indirizzo degli antropologi, che vogliono assodare la 
differenza psico-sociale tra le diverse razze, ogni manifestazione del 
pensiero e dell'attività umana dovrebbe essere presa in esame per 
potere stabilire il bilancio approssimativo del bene e del male delle 
rofjfe superiori e delle ra^^e inferiori; e bisognerebbe intendersi sul 
valore da attribuire ad alcuni di essi. 

La trattazione sarebbe troppo lunga e sotto questo punto di vista 
credo che non ci sia che un solo tentativo: quello di Ripley. La 
trattazione, però, sarebbe oltremodo attraente e interessante. Qui 
non si può che sfiorarla appena appena. 

Ci sono alcuni fenomeni che sono nello stesso tempo indizi di 
determinate condizioni economiche e morali, e che agiscono e rea- 
giscono reciprocamente gli uni sugli altri ; ad esempio : vagabon- 
daggio, prostituzione, pauperismo, alcoolismo. 

Accennai nel Cap, IX al vagabondaggio. 

In quanto all' alcoolismo prevale indiscutibilmente tra gli uomini 
di ra^fjfa superiore ; potrebbe essere considerato come un carattere 
differenziale tra due razze ; ma nessuno oserebbe presentarlo come 
un indice di superiorità. Però non è nemmeno esso un carattere 
tipico, immutabile; ma è un prodotto delle condizioni sociali e muta 
colle medesime come ho dimostrato altrove (i). 

Mancano dati statistici sulla prostituzione; ciò che si sa dei co- 
stumi e dei reati sessuali non lascia nemmeno sospettare la supe- 
riorità degli anglo-sassoni. 

Lo stesso può dirsi del pauperismo. I confronti internazionali non 
sono possibili ; i dati più sicuri e più antichi sono quelli inglesi e 
mostrano che esso costituisce una vera piaga soltanto neiringhilterra, 
che ha sentito il bisogno e il dovere di una speciale legislazione (la 
poor la)p)j quasi a riparazione delle inique spoliazioni commesse dai 
ricchi a danno dei lavoratori da Elisabetta in poi. E il pauperismo, 
come provano le ricerche di Booth e di Rownree (2), rappresenta 



(i) N, Colajarmi : U alcoolismo ; sue cause e sue conseguente morali. Roma 
presso La Rivista popolare. 

(2) Di Booth citai più volte : Life and labour ecc. Per Rowntrees si riscontri : 
Poverty, a study of town life, 1901. 

9 - G>LAJAimi 



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114 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

pure una macchia che deturpa la civiltà della ricchissima Gran 
\ Brettagna anche al giorno d'oggi. 

4, Ad un altro ordine di fenomeni appartengono i divorzi e le se- 

parazioni ; si connettono alla maggiore o minore stabilità della fa- 
jT . . miglia ed ai sentimenti morali che essa genera ed esprime. Si po- 

ò> trebbe anzitutto domandare : è un bene o un male questa crescente 

^ tendenza alla dissoluzione della famiglia , almeno nella sua forma 

h > antica, constatata dallo Spencer e prevalente tra gli anglo-sassoni ? 

^'•. Lasciando insoluto il problema, ci atterremo alle comparazioni 

V nazionali e internazionali per vedere se le cifre dicono che tali 

f fenomeni stiano in rapporto colla ra^^^a, 

'- La comparazione Tha fatta il Repley (p. 515 a 529), che ha messo 

*^ in burletta coloro che stabiliscono una relazione tra l'indice cefalico, 

*;,' i divorzi e le separazioni. 

è In Francia, ad esempio, i divorzi prevalgono nel Nord, a Parigi, 

a Lione, nelle Bocche del Rodano, a Marsiglia, in Normandia. Sono 
scarsissimi in Brettagna, nella Francia centrale, lungo i Pirenei. 
^' Questa distribuzione che esclude di primo acchito l'influenza del 

'^- _ clima e delle condizioni geografiche, smentisce altresì l'influenza 

Pi ' etnica. Infatti le Bocche del Rodano e Marsiglia sono popolate dalla 

ri raz:5a mediterranea dolicocefalo-bruna ; Lione dalla razza alpina; il 

resto dei punti dal miscuglio delle varie razze con maggiore preva- 
le; lenza del tipo H. Europaeus, Invece i Pirenei orientali popolati 
dalla stessa razza delle Bocche del Rodano danno scarsissime pro- 
porzioni nelle separazioni; e la dà scarsissima la Brettagna popolata 
da celti e da teutonici. 

Pei divorzi la razza alpina, la slava e la teutonica in Germania 
e in Italia contraddicono i risultati della Francia (Riptey). Il vero 
è che le separazioni divengono numerose nei grandi centri; lo sono 
pochissimo nei piccoli e nelle campagne. I divorzi sono in relazione 
coir educazione e colla condizione della vita; coli' eguaglianza dei 
diritti dei due sessi ; colle dominazioni della sanzione religiosa e 
della patria potestas; colle leggi che considerano il matrimonio come 
un contratto {Ripley), 

Siano essi un bene, siano un male, e l'uno e l'altro non dipende 
affatto dalla rai!{a (i). 

(1) Sui divorzi e sulle separazioni si riscontri 1' opera magistrale di A. Bosco : 
/ divorai e le separazioni personali dei coniugi. Roma, 1903. 

Anche i Giapponesi , come un popolo superiore , danno un elevato contingente 
di divorzi (Vedi: // Giappone. Notizie sulle condizioni demografiche ecc. Presso 
La Rivista Popolare, Napoli 1905). 



fr 



I-. 



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■-i- 



f 
DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 1 1 5 f 



7>93 


in 


Scozia 


7,81 




Prussia 


7,33 




Norvegia 


7,30 




Italia 


4,52 




Inghilterra 


2,78 




Irlanda 



Coi costumi, col sentimento e coirordinamentó della famiglia sta 
in relazione il numero delle nascite illegittime: fenomeno morale 
connesso intimamente ai fenomeni economici e sociali. Ora queste 
cifre che prendo dal Von Mayr pel quinquennio 1887-91 e che di- 
spongo in ordine decrescente valgono meglio di tutte le ipotesi 
stravaganti. 

Su cento nati ce ne furono illegittimi: 
14,01 in Baviera 
12,45 9 Sassonia 
10,23 ^ Svezia 
9,43 » Danimarca 
8,61 9 Belgio 
8,41 » Francia 

Questo quadro esclude assolutamente ogni influenza della reli- 
gione, della razza e del clima 1 

Agli anglo-sassoni si sono attribuiti altri due caratteri tormentosi: 
la maggiore tendenza al suicidio e all' alienazione mentale. Se fos- 
sero dovute ad un carattere di razza queste maggiori proporzioni 
che essi danno in tali dolorose manifestazioni , certamente non ci 
sarebbe da invidiarli ed anche coloro che nel suicidio scorgono una 
inversione coir omicidio , non potrebbero non vedere in esso un 
segno d' inferiorità. Ma non ostante il suffragio dato dall' illustre 
Morselli in un'opera divenuta classica e che ha avuto l'onore della 
traduzione in varie lingue, le cifre e le comparazioni nel tempo e 
nello spazio danno ragione a Durkheim , che lo attribuisce alle 
cause sociali. 

A chi assegna le maggiori proporzioni del suicidio ai teutonici, 
proprio il Ripley osserva che vi sono già 350 suicidi per un milione 
di abitanti a Parigi, nei dipartimenti del Nord e in Normandia; 
sono del pari frequentissimi nelle Bocche del Rodano e nelle Basse 
Alpi (da 201 a 250), a Lione (151 a 200); scarsissimi in Brettagna, 
nelFAlvergna, nei Pirenei. I dolico-cefali biondi, continua l'illustre 
antropologo di Boston, sono numerosi a Parigi, in Normandia, nel 
Nord con molti suicidi ; lo sono del pari in Bre tagna con pochis- 
simi. Invece i suicidi sono numerosi a Marsiglia coi dolicocefali 
bassi e bruni e a Lione coi brachicefali e variano le proporzioni 
tra la Scandinavia e l'Inghilterra colla maggiore omogeneità di do- 
licocefali biondi e alti. 

In Italia e in Germania si riscontrano le più strane contraddi- 
zioni. In Italia il suicidio non è frequente come in Francia; ma 
nella parte settentrionale abitata dalla razza alpina è abbastanza 



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Il6 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFli.llIORI 

frequente, mentre i discendenti dell' H. Alpintis ne sono quasi im- 
muni nella vicina repubblica. 

In Germania: è raro in Baviera, Wurtemberg e Baden colla razza 
alpina; è frequentissimo in Sassonia colla razza slava; lo è meno 
nello Schleswig-Holsteia e nell'Annover dove dominano gli ari alti, 
biondi e dolicocefali {Ripley p. 519 a 528). 

Fortissime sono le differenze tra la Scozia, la Norvegia e la Da- 
nimarca benché appartenenti alla stessa razza superiore: 159; 60 e 
238 per un milione di abitanti (anno 1894-98) (i). 

I dettagli che dà Durkeim sulle proporzioni dei suicidi in paesi, 
come la Svizzera e l'Austria, nei quali razze diverse ' vivono accanto 
le une alle altre, confermano le illazioni legittime che si traggono 
dalla diversa proporzione dei suicidi tra frammenti di una mede- 
sima razza com' è la Scandinava (2). 

Non ci può essere dubbio , adunque , nell' escludere l' influenza 
etnica sui suicidi ; il loro maggiore o minor numero dipende dalla 
fase di evoluzione raggiunta, dal lavorìo della mente, dalla educa- 
zione ricevuta, dalla religione, dalla vita delle grandi città che 
sovraeccita le passioni, dalle variazioni nelle condizioni economiche 
ecc. ecc. Lo stesso può dirsi delle alienazioni mentali, la cui genesi 
è alquanto più oscura. 

Non sono più fondate le distinzioni che si vogliono stabilire in 
quanto alla diversità delle religioni. 

Motley ed altri storici dissero influenzata dalla razza la distribu- 
zione del protestantesimo e del caltolicismo ; De Laveleye, Sergi, 
Bazalgette e parecchi altri videro un segno d'inferiorità nel predo- 
minio del cattolicismo tra i neo-latini, cui negarono anche il vero 
sentimento religioso. Ma guardando al presente si trova che nel 
Belgio, nella Svizzera, nella vallata del Reno la distribuzione del 
protestantismo, e del cattolicismo non corrisponde alla distribuzione 
delle razze e che esso fa progressi rapidi e allarmanti in Inghilterra 
e negli Stati Uniti. Il fenomeno può spiegarsi al di là dell'Atlantico 
colla immigrazione considerevole de' cattolici neo-latini o slavi; non 
così al di là della Manica; dove se una immigrazione notevole e' è 
stata verso il 1885-86 è stata di Ebrei russi e polacchi. 

Si disse che la Riforma fu un movimento di razza; ma i calvinisti 



(i) N. Colajanni: Manuale di Demografia, 

(2) Durkheim : Le suicide. Etude sociologique, Paris. F. Alcan. Sì riscontrino 
specialmente le pag. 61, 62, 64, 66 e, 129 a 137. Anche il suicidio è frequentis- 
simo tra i Giapponesi (Vedi: // Giappone ec). 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 



117 



della Svizzera, i valdesi della Valle d' Aosta, i contadini del Wur- 
temberg, gli ussiti della Boemia cominciarono il movimento; e non 
erano di razza teutonica. Come e perchè Enrico Vili impose e fece 
trionfare la Riforma in Inghilterra è a tutti noto. 

Non dirò col Nietzsche che la maggiore pietà dell' inglese — del 
resto insussistente — e che il più sviluppato sentimento religioso 
costituisc . un segno di inferiorità; non ripeterò ciò che si è scritto 
anche in Inghilterra contro l'ipocrisia raffinatissima degli anglicani 
e degli altri protestanti anglo-sassoni; ma sarà lecito a chi non vive 
in grembo della religione cattolica il constatare con Augusto Gomte 
che il cattolicismo ebbe la sua grande funzione sociale e che esso 
incivilì e raddolcì precisamente coloro che si credono i superiori : 
gli inglesi e i tedeschi. Il cattolicismo e tutte le altre sette cristiane 
hanno subito le fasi di sviluppo e di decadenza, che hanno presen- 
tato tutte le credenze e tutte le istituzioni sociali. 

Si può anche non accettare la rigida spiegazione del determinismo 
economico di Marx e di Loria che nel trionfo della Riforma ritro- 
varono le cause economiche; ma al Bazalgette e al Sergi, imbevuti 
sino al fanatismo di spirito scientifico anti-religioso si può ram- 
mentare che ci fu un movimento più radicale, che precedette la 
riforma e fu il rinascimento italico. Ohi perchè essi che fanno una 
colpa ai latini del loro cattolicismo non segnano a loro merito i 
colpi gravissimi assestati allo spirito religioso dagli scrittori del 
rinascimento? E questo fu essenzialmente italico. 



CAPITOLO XVU. 



GÌ' Insegnamenti della storia di Roma» di Venezia 
e d' Inghilterra 

La grossa quistione della differenza tra le razze che popolano l'Eu- 
ropa e r America spesso viene trattata in base alle asserzioni di 
grandi scrittori favorevoli all'una o all'altra tesi. 

Questo sistema non è lodevole ; per quanto autorevoli siani i pa- 
reri invocati, una soluzione della controversia fondata sui medesimi 
perde ogni valore. Nessuno, però, potrà asserire, che si giura in verba 
magistri quando dopo lunga analisi e rigorosa esposizione di dati 
storici e statistici, quasi a confortare lo spirito con i giudizi sinte- 



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Il8 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

tici, si riproduce l'avviso di scrittori eminenti. Ed è come conclu- 
sione della dimostrazione fatta contro il pregiudizio della razza che, 
a questo punto, mi permetto riferire ciò che pensano sulla questione 
alcuni pensatori veramente illustri. 

Tra i sociologi sono concordi nel respingere la teoria delle razze 
il Novicow, il Fouillée, il Tarde. « Alla consacrazione religiosa, scrive 
il brillante Fouillée, é successa la consacrazione pseudo-scientifica; 
gli unti del Signore hanno ceduto il posto agli unti della scienza : 
alle ra^^e superiori, al paradosso diffuso della superiorità degli an- 
glo-sassoni : paradosso, che gli stessi latini diffondono con entusiasmo 
ingiustificabile ». 

Negli stessi sensi si esprime il Tarde come si può scorgere da 
questo brano che amo riprodurre integralmente: « Simili ai barbari 
che s' inginocchiavano innanzi al successo di certe famiglie, e lo at- 
tribuivano a doni misteriosi immortalmente inerenti al loro sangue, 
le nazioni contemporanee sono portate a salutare in alcune, come 
r Inghilterra, gli Stati Uniti, la Germania, splendenti per V espan- 
sione coloniale e per la crescente prosperità, un privilegio di ra^^fa 
come un vantaggio immortale e innato. D' onde V illusione storica 
delle spiegazioni tirate dall' idea di ra!(!{a e la menzogna piena di 
prestigio di queste nazioni, che tende a consacrare il carattere quasi 
nobiliare o piuttosto sopranobiliare, delle superiorità sempre passeg- 
gere manifestate dalle medesime. Vi sarebbero così nazioni nobili e 
nazioni plebee. La disgrazia di questa illusione è che se si rimonta 
nel passato dei popoli oggi prosperi e intraprendenti, si vede che essi 
furono poveri, deboli, senza spirito d'iniziativa; e se si legge la storia 
dei popoli oggi depressi, plebei, languenti si è sorpresi di vederli altra 
volta eroici e potenti, avventurieri, superbi, quantunque sia provato 
che che la razza non è cambiata » (i). 

Questi sono sociologi appartenenti alle ra^^^e inferiori e perciò so- 
spetti di difendere la causa propria. Altrettanto non potrà dirsi di 
lohn Stuart-Mill, appartenente alla razza anglo-sassone. Egli riteneva 
che' « di tutti i modi volgari di sfuggire lo studio delle influenze so- 
ciali e morali sulla mente umana, il più volgare è quello di attri- 
buire le diversità di condotta e carattere ad inerenti differenze na- 
turali ». 

Finalmente col Novicow, il sociologo appartenente a quella razza 
slava, la cui espansione ed efflorescenza comincia appena adesso, si 
deve riconoscere che la parola ra!{S[a è una parola di moda, che oggi 



1 



(i) Les trasformations du pouvoir, Paris Alcan. 1899, p. 81 e 87. 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 1 19 

sostituisce aUri clichés o rappresenta un' aberrazione intellettuale e 
morale. Essa è un comodo mantello col quale copriamo tutta la no- 
stra ignoranza e pigrizia di spirito. Sarebbe poi una vera crudeltà 
verso il Ferrerò che esaltò la Russia come vera rappresentante del- 
V Europa Giovane insistere sugli insegnamenti, che scaturiscono dalla 
guerra Russo-Giapponese, che da sola rovescia irrimediabilmente il 
romanzo antropo-sociologico. 

Non riporterò le opinioni dei numerosi antropologi di ogni razza 
e di ogni tempo che negarono il pregiudizio e l'aberrazione, che qui 
si combatte, moltissime delle quali furono riferite nella mia Socio^ 
logia Criminale; ne mi farò forte della ironia sanguinosa colla quale 
il Manouvrier — uno dei più illustri antropologi viventi, ma che ha 
il difetto di essere francese — mette alla berlina coloro che tutti i 
fenomeni sociali spiegano colla teoria della razza. Ma non si potrà 
negare importanza, anche dai sostenitori dell'aberrazione, al giudi- 
zio di Ripley, Tantropologo anglo-sassone dell'università di Boston, 
che nega il rapporto tra la forma del cranio il volume del cervello e 
la intelligenza ; nega che tra le razze di Europa ce ne siano di quelle 
che abbiano speciali qualitià superiori d' intelligenza e di moralità. 
Smettiamola, egli dice, col pregiudizio, che riconosce speciali virtù 
o speciale intelligenza ad una data razza ! (i). 

Esclusa l'azione della razza nella storia e riconducendo la genesi 
della fenomenologia all'azione del fattore economico e del complesso 
ambiente sociale per ricondurre tutto alla prima, si soggiunge ma- 
liziosamente : Ma che cosa è questo ambiente sociale o questo assetto 
economico, prima di essere causa di questo o quell'effetto, se non lo 



(i) Al caso de ir anglo-sassone che onestamente nega le virtù attribuite alla pro- 
pria razza si deve aggiungere quello del negro che sa difendere i diritti della propria. 
In antropologia, il negro Firmin che colla sua dottrina e colla sua crìtica acuta 
combatte il Gobineau , rappresenta né più né meno V eppur si muove di Galileo ! 
A titolo di curiosità e ad ammonimento dei contemporanei che si lasciano domi> 
nare da smisurato orgoglio aggiungo, che Ibn Khaldoun , un arabo nato a Tunisi 
nel 1332, scrìsse coi suoi Prolegomeni una vera filosofìa della storìa che prima di 
Vico chiamò Scienza Nuova nella quale oltre tante altre profonde osservazioni, da 
vero positivista si chiariva prudentissimo estimatoro della parte da assegnare ai vari 
popoli nel progresso della scienza, perché non ci furono trasmesse le notizie degli 
altri popoli specialmente per colpa di Omar che distrusse ciò che si riferisce ai 
persiani e perchè a noi pervennero soltanto le notizie sulla scienza greca. (Vedi E. 
Nyss: Recherches sur V liistoire de V Economìe poliiique p. 6 e 7; Charles Rap- 
poport: La philosophie de Vhistoire comme science de revolution, Paris. Librai- 
rie Jacques. 



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f- 



l 



e. 



'^ 



I20 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



\ , effcttOy esso stesso, della ra^^aàì ciascun popolo operante in un dato 

\ ambiente fisico? Come si spiegherebbero altrimenti le tante e così 

%^ ' profonde diversità di ambiente sociale da popolo a popolo e per gli 

h abitatori di uno stesso paese di epoca in epoca? (i) ». 

W^ In questa obbiezione il pregiudizio della razza è cumulato con quello 

^T- del clima. 

5V' Non si tratta che di un sofisma, ridotto a nulla da tutta la precedente 

Ì^V dimostrazione. 11 sofisma può germogliare nello spirito degli antropo- 

^ geografi e dei cosi detti antropo-sociologi per Terrore metodologico 

V.' di accontentarsi della fotografia istantanea di un dato momento della 

^ storia di un popolo o di una razza senza ricercare se le fotografìe 

^1» di momenti successivi differiscano tra loro e sopratutto se le foto- 

i>'. grafie di un popolo in un dato momento si rassomiglino a quelle 

^ di un altro popolo in un altro momento. 

/ ^ La visione isolata della istantanea di un popolo in un dato mo- 

%, mento genera la boria delle nazioni , che non è di data recente. La 

^^. privativa della invenzione, del concetto di superiorità congenita, na- 

turale, di un dato popolo non spetta nemmeno ai tedeschi ed agli 
anglo-sassoni : è antica. Per Aristotele, infatti , il popolo greco era 
il solo destinato dalla sua natura a dominare gli altri popoli con- 
dannati a rimanere barbari e schiavi. Quanto orgoglio, incosciamente 
^ esprimente il concetto della propria superiorità naturale, ci fosse 

^' nel: civis romanus sum non c'è bisogno di ricordarlo. 

l.f Perciò con ragione osservò Schrader sulF apprezzamento che si 

hj può dare di un popolo secondo il momento in cui lo si osserva; 

« Poco è mancato che i francesi non fossero stati considerati come 
una razza inferiore 2000 anni or sono quando Cesare entrò nelle Gallie 
se a quel momento una frazione dell'umanità avesse deciso che lo 
^ stato attuale dava la misura definitiva dell'avvenire e avesse intra- 

i' preso la presa di possesso immediata della terra intiera. La razza in- 

•'' ' feriore di oggi può esseri la razza superiore di domani. Di questo 

\ l'Europa e specialmente il mondo anglo-sassone non tiene conto 

l abbastanza. » (2) 

4. La comparazione, che si può e si deve porre tra le istantanee dei 

^\' momenti successivi di popoli diversi , 1' osservazione storica , per 

kX così dire: cinematografica^ invece, combatte l'orgoglio della razza e 

'^ costringe ad equi apprezzamenti sulle ra:{:{e per riuscire all'esalta- 



(i) Enrico Ferri: L'omicidio — Torino, Fratelli Bocca, 1895, p. 245. 
(2) Des conditions d' arrét on ,d' avortment des groupes humains. In : Revue 
mensuelle de V Ecole d'Anthr, de Paris, Maggio 1897. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 121 

mento della ra^^a umana. Con siffatta comparazione luminosamente 
si dimostra: i** che rimanendo immutato l'ambiente fisico e geogra- 
fico, mutano profondamente le manifestazioni sociali dei popoli che 
in esso vivono (India, Egitto, Persia, Grecia, Perù ecc.); 2** che ri- 
manendo immutati i caratteri antropologici di un popolo, mutarono 
profondamente nel tempo, le sue manifestazioni sociali (Latini ed 
Anglo-sassoni, Italia, Francia, Spagna, Inghilterra ecc.); 3** che ci 
sono fotografie prese in momenti diversi di popoli appartenenti a 
razze differenti , che si rassomigliano meravigliosamente nei loro 
tratti psico-sociali fondamentali; e viceversa fotografie prese in uno 
stesso momento di popoli appartenenti alla stessa razza, che ditfcri- 
scono profondamente tra loro. 

Non intendo qui fare la dimostrazione del primo punto, cui ho 
consacrato un lungo capitale nella Sociologia Criminale y che serve a 
combattere il pregiudizio geografico. 

Tutto questo scritto serve a corroborare la seconda conclusione, 
che fu ampiamente trattato nella stessa opera. Qui per ora mi fer- 
merò soltanto sulla terza, che serve di sintetica e complementare 
dimostrazione della insussistenza della teoria delle ra!{:{e. 

In verità il giudizio sul grave problema poggiato sull'esame di sin- 
goli fenomeni ha minor valore rispetto a quello che può essere sug- 
gerito dall'aggruppamento di parecchi fenomemi tra quelli che più 
di ordinario sì studiano per caratterizzare la superiorità di una razza. 
Perciò il ricordare, come fa Fouillée che erano Italiani di Genova 
e di Venezia, e non anglo-sassoni, quelli che organizzarono le prime 
banche, inventarono la lettera di cambio generalizzarono il credito; 
che erano Italiani, Portoghesi e Spagnuoli, e non anglo-sassoni, co- 
loro che scoprirono l'America, oltrepassarono il Capo di Buona Spe- 
ranza, colonizzarono tanta parte del mondo, inondarono delle loro 
merci l'Europa, l'Asia e l'America; che fu la Spagna prima dellln- 
ghilterra a vantarsi di non vedere mai tramontare il sole dai proprii 
domini ec. ec. ha certamente un grande significato; ma è sempre 
minore di quello che ha il riscontro in altri popoli e in altri mo- 
menti dello insieme delle qualità politiche, economiche, morali, in- 
tellettuali che oggi si accampano per affetmare la superiorità degli 
anglo sassoni in genere e dell'lnghillerra in ispecie. 

Ebbene nella storia si trovano due Stati, che meravigliosamente 

si rassomigliano nei caratteri fondamentali e nelle manifestazioni 

più importanti alla Gran Brettagna. Si sono nominate: Roma e 

' Venezia. E questa rassomiglianza è tanto evidente che venne con- 




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122 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Statata e confessata da scrittori che ammettono la teorie delle razze: 
da Sergi, da Lapouge, da Lombroso. 

Il Lapouge vide tutta la importanza che scaturisce dalla coscienza 
della propria superiorità e ricordò il civis sum romanus per met- 
terlo accanto al sentimento di superiorità e di solidarietà minac- 
ciosa, che caratterizza gli anglo-sassoni. Con maggiore precisione 
prima nella Nuova Antologia {i^ aprile 1899) e poscia nella Deca- 
denza delle nazioni Jaiine, Giuseppe Sergi ricordò la grande rasso- 
miglianza tra Roma antica e l'Inghilterra contemporanea nei metodi 
di colonizzazione, nel tatto politico, nella fermezza dei propositi, 
nella tolleranza religiosa, nella grandiosità delle opere, nell'arditezza 
delle imprese, nell'egoismo bene inteso e armonicamente fuso col 
principi ) della legislazione sociale. Oggi V illustre antropologo po- 
trebbe aggiungere che ben altra calma e grandezza d'animo mo- 
strarono i romani di fronte alle disfatte inflitte loro da nemici po- 
tenti — potentissima Cartagine — che non sia quella dell'Inghilterra, 
che menò tanto vanto per la guerra contro i Boeri tanto inferiori ad 
essa nelle forze combattenti. 

Ed è bene rammentare agli smemorati latini, che quando gli anglo- 
sassoni non erano pervenuti all'orgoglio smisurato che dà il suc- 
cesso continuato, fu proprio un loro illustre rappresentante, Gibbon, 
a constatare che Roma antica dette l'esempio di colonie con respon- 
sible governement , che oggi formano il vanto dell' Inghilterra. Ed a 
lord Beresford, che addita la causa della superiorità dell'Inghilterra 
contemporanea sul mondo antico, nel ringiovanimento continuo della 
razza colla assimilazioni da altre razze, lo stesso suo concittadino 
Gibbon anticipò la risposta segnalando il fenomeno importantissimo 
per lo appunto nell'antica Romal Fenomeno, del resto, che si era 
verificato in Damasco, in Alessandria e in tutte le grandi città e 
civiltà del mediterraneo. 

Ma l'insegnamento che scaturisce da questo parallelo nella pre- 
sente disamina perde alquanto del suo significato per la ipotesi so- 
stenuta con tanto calore dallo slesso Sergi e cioè che inglesi e ro- 
mani siano popoli della stessa razza; che i dolicocefali del setten- 
trione siano divenuti alti e biondi e si siano differenziati dai dolico- 
cefali del Mediterraneo, mantenutisi bassi e bruni, solo per l'azione 
del clima e della nutrizione diversi: ipotesi, accettata dal Ripley e 
dal Keane. 

La rassomiglianza storica tra Roma antica e l'Inghilterra contem- 
poranea troverebbe la sua spiegazione nella dolicocefalia comune 
all' una e all' altra ; dolicocefalia che secondo i romanzieri deli' an- 



r~^ 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 123 

tropo-sociologia servirebbe più di ogni altro carattere anatomico a 
distinguere i superiori (Ammon) , come già si avvertì alla fine del 
cap. 3.*» 

Se fosse vera l'ipotesi di Sergi, di Ripley e di Keane sulla iden- 
tità fondamentale ant-opologica tra i dolicocefali bruni del medi- 
terraneo e i dolicocefali biondi del settentrione, la teoria delle razze 
non verrebbe intaccata dalla rassomiglianza storica tra Roma e ITIn- 
ghilterra, ma cesserebbe la voluttà lombrosiana di additare i popoli 
che abitano lilngo le sponde del mediterraneo come appartenenti alle 
razze inferiori. Di razze inferiori non rimarrebbero in Europa che 
i rappresentanti deiri/omo-a/pmw^— gl'italiani del Settentrione, gli 
abitanti nel centro della Francia, di gran parte della Germania del 
Sud, dell'Austria ecc. Storicamente, sperimentalmente, però, ta teo- 
ria delle razze per 1' Europa non si regge nemmeno ridotta in tali 
termini. C'è Venezia, che viene ad assestarle un altro colpo grave ; 
Venezia che non fu e non è abitata né da dolicocefali bruni, né da 
dolicocefali biondi. 

La grandezza di Venezia, la cui evoluzione si rassomiglia tanto a 
quella deiringhilter;a e che durò per alcuni secoli, venne ricordata 
in questi ultimi tempi da Cesare Lombroso, (Nuova Antologia, 1898, 
voi. 78J. E si ricorda il Lombroso tra tanti appunto perchè egli è 
tra i più tenaci ed autorevoli sostenitori della differenza delle ra{;^e 
Venezia si rassomigliò all' Inghilterra : per la influeaza che eserci- 
tava nel governo e nella evoluzione sociale una aristocrazia intelli- 
gente, energica, attiva ; per lo sviluppo delle forze militari navali a 
preferenza delle terrestri ; per l'assenza di un militarismo vero, che 
che potesse premere sui cittadini ; per la forte organizzazione delle 
classi lavoratrici in società di arti e mestieri : per il benessere ascen- 
dente che seppe assicurare alle masse ; per 1' autonomia accordata 
alle colonie ed agli stessi territori di terraferma contigui alla me- 
tropoli trattati meglio che non sia l'Irlanda divisa dall'Inghilterra 
dal solo canale di San Giorgio; per lo sviloppo considerevole per 
quei tempi e non sorpassato od uguagliato da altri popoli contem- 
poranei ; per l' accortezza e continuità della sua politica e dei suoi 
diplomatici : sinanco nelle relazioni dei suoi ambasciatori dette il 
modello ai rapporti dei consoli inglesi; per la sua sapienza legisla- 
tiva, nota al mondo civile, che ne studiava e ne imitava le leggi e 
gli statuti; per sua politica interna a base di libertà effettiva- e Ve- 
nezia fu forse superiore all' Inghilterra nella sua politica ecclesia- 
stica : Venezia seppe mantenere in freno l'autorità e l' invadenza 



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124 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

della Corte papale, pur tenendosi rispettosa delle convinzioni reli- 
giose del suo popolo cattolico. 

Ma come e perchè Venezia raggiunse tanta grandezza? Furono 
forse le condizioni etniche? Ma essa, giova ripeterlo, non era popo- 
lata né dai dolicocefali bruni e bassi di Roma: né dai dolicocefali 
alti e biondi dell'Inghilterra e della Scandinavia. Dunque ? Dunque, 
se ne dovrebbe conchiudere, che tutte le razze, che popolano V Europa 
offrono le condizioni opportune perchè esse a dato momento e in 
certe occasioni divengano superiori I 

Si giovò forse Venezia, come pretende Lombroso, della mistione 
etnica Ma le sue condizioni topografiche erano tali piuttosto da fa- 
vorire la purezza della razza ; certamente nulla offrivano di più e di 
meglio delle altre regioni d'Italia e di altre parti d'Europa. Comunque, 
quale che possa essere stata questa influenza della mistione etnica, 
che la condusse ad un alto grado di sviluppo, essa non impedì la 
decadenza. E Lombroso,* con evidente rammarico, rileva che indarno 
si cercherebbe di leggere nel cranio e nella faccia dei veneziani mo- 
derni una differenza coi loro antenati, che pure erano psicologica- 
mente tanto diversi ! 

La storia adunque insegna, senza che sia possibile la contraddi- 
zione, che i rappresentanti dell' Homo Europaeus^ dell' Homo alpinus 
e dell' Homo mediterranensis si equivalgono e che tutti possono rag- 
giungere le alte cime della civiltà del tempo in cui fioriscono. Ed è 
naturale che lo splendore degli ultimi venuti sia maggiore di quello 
dei predecessori ; perchè i popoli e le razze ultime arrivate nell'ar- 
ringo hanno a loro disposizione una somma di civiltà maggiore ac- 
cumulata dai predecessori; posseggono mezzi per elevarsi e progre- 
dire, in maggiore quantità dei primi. Perciò gli anglo-sassoni oggi 
sono pervenuti ad un altezza, cui non erano arrivati gli altri : essi 
ereditarono gli strumenti , le cognizioni , la civiltà degli egizi , dei 
greci, dei latini, degli italiani del medio evo, degli spagnuoli, dei 
francesi ; perciò gli slavi che arriveranno dopo gli anglo-sassoni per- 
veranno ad un'altezza, che forse non sarà raggiunta dagli anglo-sas- 
soni. La civiltà s' intensifica in ragione diretta del tempo trascorso 
e del numero degli elementi trasmessi dai precedenti popoli civili. 
Questo è certo : che la superiorità è essenzialmente relativa; si acqui- 
sta, si perde volta a volta da tutti i popoli e da tutte le razze ed è 
un retaggio che si trasmette accresciuto sempre, mai diminuito, ai 
nuovi venuti che lo raccolgono. 

Tale concetto in modo evidente viene dimostrato anche dallo scrit- 
tore inglese che si nasconde sotto lo pseudonimo di Calchas e che 



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r.^ 



DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI ' 125 



dimostra che il secolo XVI fu il secolo della Spagna; nel XVII sorge 
la Francia a spese della Spagna; nel XVIII e XIX s'innalza la po- 
tenza della Gran Brettagna a spese della Francia : nel XX pare evi- 
dente che la Germania e gli Stati Uniti si eleveranno a spese della 
Gran Brettagna... 

Questa successione di eventi; questa alterna conquista della po- 
tenza non scombussola, non distrugge da sé sola tutta la teoria della 
differenza naturale tra le ra^^e nella attitudine alla civiltà ed alla 
superiorità ? 

Né m' indugio lungamente sul valore intrinseco dello stesso con- 
cetto della superiorità sociale. Il Demolins lo impernia nella capacità 
dei popoli e delle nazioni che col loro lavoro personale mettono nel 
più alto valore un territorio. (La science sociale , Dicembre 1899). 
Nell'antichità la superiorità fu dei romani ; oggi é degli anglo-sas- 
soni. Adoperando tale criterio misuratore egli la nega ai Boeri di- 
menticando che gli Australiani oggi e i Nord-americani ieri appar- 
tenenti alla stessa razza anglo-sassone si trovarono e si trovano 
nella fase sociale delle repubbliche sud-africane. 

Ma il concetto di superiorità tra le razze venne infirmato ancora 
più radiealmente da chi meno poteva sospettarsi: dal Vacher de La- 
pouge. Egli, quasi a gettare nell'animo un'ondata di scettismo sulla 
superiorità dei suoi ariani , che tanto ha posto in alto, soggiunge : 
« Le nostre idee di superiorità e d' inferiorità sono convenzionali. 
Esse non corrispondono a nulla di reale. Non e' é né alto né basso 
neir universo, eh' é infinito in tutti i sensi. 

« Non e' è del pari inferiorità e superiorità, ma soltanto degli stati, 
che cosi chiamiamo perchè cosi ci piace di chiamarli. Il bene e il 
male, il bello e il brutto, il caldo e il freddo, l'alto 'e il basso, l'in- 
feriore e il superiore non esistono se non in quanto noi li chiamiamo 
tali ». (UArien. p. 503 e 504). E non solamente afferma il relativi- 
smo della superiorità nel senso filosofico, ma sotto la pressione del- 
l'evidenza storica viene ad altre affermazioni che servono a conso- 
lidare il relativismo della superiorità delle singole razze nel tempo, 
distruggendo, sostanzialmente, tutta la sua teoria generale delle razze 
e la preminenza degli ariani. 

a Poco o nulla, a suo avviso, deve all'ariano la civiltà della Spa- 
gna, della Francia, della Germania, del Sud, dell' Italia, dell'Oriente 
dell'Africa del Nord. Dapertutto in queste regioni l'ariano fu in mi- 
nuscole proporzioni o mancava assolutamente... La Francia, l'Italia, 
la Spagna sono dei veri musei storici, i reliquari di una civiltà che 
muore ; ma che muore dopo avere generato quella dell'avvenire. Sono 



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120 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

delle nazioni in ritiro... I negri sono i soli barbari definitivi; ma 
non è necessario, però, che si mantenga la superiorità degli ariani. 
Questi hanno concorrenti serii negli ebrei; ed è possibile che in un 
avvenire prossimo V Occidente divenga. ad eccezione deiringhilterra, 
una repubblica federativa governata da una oligarchia ebrea... I po- 
poli, le civiltà, le lingue hanno cambiato nelle consuetudini delle 
migrazioni: la ra^^^a è la stessa... (JL* Arien^ p. 334, 342, 406, 464, 
468 e 496) 

Ecco un fanatico sulla via della conversione I E la conversione 
sarebbe stata completa se non avesse voluto arbitrariamente stabilire 
le due eccezioni : una a danno dei negri l'altra a benefizio dell'In- 
ghilterra. Eccezioni contrarie all'insegnamento della Storia, anti-sp&- 
sperimentali. Cjò ch'è avvenuto per gli altri popoli non c'è alcuna 
ragione di ritenere che non possa avvenire pei negri e per gl'in- 
glesi. Gli anglo-sassoni erano i barbari definitivi pei greci fe pei la- 
tini ; la razza gialla era razza definitivamente barbara per 1' Europa 
sino a ieri. Gli uni descrissero la parabola ascendente e cominciano 
a decadere ; l' altra comincia ad ascendere. Non è stolta profezia 
quella che nega la possibilità dell'ascensione dei negri ? 

Comunque si possa pensare dell'avveni e dei negri, è innegabile 
però, che la superiorità fu di tutte le altre razze di Europa ed an- 
che dell'Asia, in un momento della loro storia. 

Dinanzi alla storia passano come in un caleidoscopio tutti i po- 
poli antichi e moderni e ci presentano il rispettivo momento ora 
dell' ascensione e del predominio ; ora della discesa o della sogge- 
zione. 

Ci fu il momento di superiorità pei Cinesi ; per gli Egiziani; pei 
Greci ai Temistocle e delle Termopile; pei Macedoni di Filippo e 
di Alessandro ; pei Romani di Scipione, di Cesare e di Augusto ; 
pei Saraceni di Sicilia e pei Mauri di Spagna, per gl'Italiani e pei 
Fiamminghi dei Comuni ; pei Francesi di Luigi XIV della Enciclo- 
pedia e della rivoluzione... 

Quei popoli volta a volta si elevarono, stettero, caddero e diven- 
nero inferiori.. I superiori ora sono gli Anglo-sassoni. Rimarranno 
sempre tali ? Si fermerà la storia ? 

Chiunque voglia anticipare una risposta non è che uno stolto. 

L'avvicendarsi della superiorità e della m^r/or/tó, intanto, è tale 
dato sperimentale che si può affermare che : « Come gli astri in 
ogni rivoluzione giornaliera sembrano elevarsi e declinare ; cosi le 
razze, mentre non si estinguono, sembrano ora inabissarsi ora 
inalzarsi sull'orizzonte. » (Arreguine) Chi le osserva nel momento in 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI I27 

cui declinano le dichiara inferiori; chi le sorprende nel momento 
deir ascensione le proclama superiori. Ma sinora la inferiorità o la 
superiorità non fu che un fenomeno essenzialmente relativo. 



CAPITOLO XVIII. 
I fattori deirevoiiisione sociale. 

A) Fattori ^sici. 

Il giudizio pieno sulla superiorità e sulla inferiorità delle razze 
avrebbe bisogno di essere preceduto o integrato dalla chiara defini- 
zione di ciò che s'intende per civiltà q barbarie, ptr progresso e de- 
cadenza, Msl qui non è il caso di addentrarmi in questo studio pon- 
deroso, che ha occupato e preoccupata la mente dei maggiori filosofi 
della storia e dei sociologi contemporanei — da Vico ad Herder, ad 
Hegel, a Guizot, a Buckle, a Bagehot, a Tylor, a Spencer, a Le Bon, 
a Gumplovviez, a De Greef , tra i più noti, e a tutta una schiera di 
brillanti scrittori contemporanei. I quali non sono riusciti a mettersi 
di accordo e sulle dennizioni e sui caratteri ed elementi indispen- 
sabili a costituire la civiltà ed a fare intendere quando si sia pro- 
gresso e quando regresso. 

Le controversie geniali, talora illuminate da sprazzi di luce vivis- 
sima, del resto , riaffermano quel criterio della relatività, di cui mi 
intrattenni precedentemente; qui bastava, a sfatare la leggenda della 
superiorità innata o cangenita di alcune razze e della inferiorità di 
altre, dimostrare che i caratteri e gli elementi, che furono ritenuti 
adattti a distinguere le une dalle altre furono comuni a tutte in epo- 
che diverse, in momenti successivi. 

Ricerca altrettanto interessante ed anche più utile per lo Statista 
e pel sociologo che ha fede nella cosciente modificabilità del carat- 
tere degli individui e delle nazioni è quella dei fattori, che diretta- 
mente o indirettanente contribuiscono a determinare quello insieme 
di condizioni di esistenza e di manifes '.azioni, che viene designato 
come costituente uno stato ai civiltà o di barbarie, di progresso o 
di decadenza. 

Ma per quanto interessante ed utile questa ricerca dei fattori della 
evoluzione e del regresso sociale , altrettanto è difficile e scabrosa. 



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128 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

t 

Si arriva spesso ad un punto, ih cui la si dovrebbe proclamare im- 
possibile, ed invocare il casOj cui assegnò tanta importanza Alberto 
' Lange e che rappresenta una parte cosi notevole nella filosofia di 

Roberto Ardigò. Riusciamo nella dimostrazione negativa, cioè nel 
provare che tale o tale altro fattore non ha T efficienza attribuitagli; 
ma non a provare la sua azione positiva. Perciò non e' è scrittore, 
per quanto fedele ai criterii del positivismo, che non ricorra in un 
dato momento al caso suaccennato, alle circostante fortuite^ come le 
chiama il Boutmy (i). 
I Ma la indagine su questi fattori giova sempre, anche quando non 

\ riesce che alla demolizione, perchè il risultato negativo allontana 

j dalle strade false e sospingendo alla ricerca nuova può fare imbroc- 

care quella buona. 

Perciò qui passerò in rapida rassegna i fattori ai quali sì è attri- 
buita una influenza nello sviluppo della civil à e nella successiva 
J; decadenza. Anticipo un risultato avvertendo che le cause della de- 

' : cadenza* di un popolo sembrano meglio note e più sicure di quelle 

' che determinarono V evoluzione progressiva. Ciò probabilmente si 

deve a questa circostanza: i primordi di un popolo, che in appresso 
potrà essere grande passano inosservati e si svolgono quasi miste- 
riosamente. E chi potrebbe osservarli, se gli stessi protagonisti agi- 
; scono incoscientemente e non c'è in loro alcuna attitudine alla os- 

7/^ servazione interiore ? Se nessuno li fissa e li trasmette ai discendenti ? 

Però,* se ci sfuggono i primi momenti di un avvenimento, ci ren- 
diamo ragione poscia dei saccessivi avvenimenti. Perchè, ad esempio, 
Roma sorge sul Tevere? Lo ignoriamo. Ma quante cose non ci spiega 
^ successivamente la grandezza e la decadenza della stessa Roma! 

Invece la decadenza di un popolo già divenuto grande e la cui 
vita si svolge sotto lo sguardo penetrante e continuato dei migliori 
osservatori , richiama T attenzione e viene studiata nei suoi singoli 
elementi e nelle sue principali manifestazioni man mano che si pre- 
sentano e quando la percezione e T osservazione interiore sono evo- 

(i) I motivi della grande difficoltà della ricerca delle cause, illustrate magistral- 
mente nelle opere ormai classiche di Stuart -Mill e di Bain, e che sono le stesse che 
^-' rendono difficilissime le previsioni sul futuro, anche prossimo, ho esposto nel Sociali' 

^" sino e svolto nel corso delle mie lezioni di Statistita, Le difficoltà in gran parte 

derivano dal fatto che nelle società umane non è possibile T esperimento vero. La 
cosi detta politica sperimentale di Donnat , non è che osservazione , e non vero 
r ; * sperimento. Ma T applicazione sempre più accurata dei criteri di tale politica, spe- 

rimentale renderà sempre maggiori servizi alla politica come arte di governare ed 
alla sociologia. 



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P" . ' .^ "^-^ 



DOTT. NAI>0LE0NE COL A JANNI 129 



Iute, perfezionate e i risultati delle osservazioni stesse vengono fis- 
sate, conservate, trasmesse e criticate. 

Ed ora passiamo in rassegna i più discussi fattori della evoluzione 
dei popoli, per esaminarne dapprima la potenzialità in modo gene- 
rale e per vederli in azione nella storia di'alcuni popoli onde cer- 
care riconferma, colla ricerca delle cause della evoluzione progressiva, 
alle induzioni tratte dalle comparazioni storiche e statistiche sulla 
fenomenologia delle raf^e inferiori o superiori, 

l fattori li dividiamo, come nella Sociologia Criminale^ in tre grandi 
gruppi :^5ici, antropologici e sociali, 

A) I fattori fisici. Si cominci dall'esaminare Fazione che hanno 
potuto esercitare e quella che viene ancora attribuita ai fattori.fi-- 
sici sullo sviluppo della civiltà; e si cominci dai fattori fisici per- 
chè essi costituiscono l' ambiente naturale, il teatro in cui si svolge 
r attività umana. 

Che certe condizioni del suolo, del clima e della configurazione 
geografica abbiano realmente contribuito allo sviluppo delle pri- 
missime civiltà si può concedere. Certamente dove fu più facile la 
vita , dove, fu meno aspra la lotta per soddisfare i bisogni più ele- 
mentari, dove si potè accumulare agevolmente la ricchezza che con- 
sente il primo lavoro intellettuale, non direttamente e non imme- 
diatamente' connesso alla cennata soddisfazione dei primi bisogni; 
ivi di sicuro dovevano svilupparsi le prime civiltà, che, perciò sor- 
geranno e raggiungeranno anche una fase elevata di sviluppo nel- 
r India, nella Cina, in Egitto, in Persia, nel Messico, nel Perù ecc. 
Perciò entro certi limiti si può consentire nelle osservazioni di Bu- 
ckle, di Metchnikofi^ di Matteuzzi, di Reich ecc. 

Lo stesso Buckle nella soverchia fertilità del suolo, nelle buone 
condizioni del clima ecc., che meno facevano sentire certi bisogni e 
non stimolavano Fattività umana, trova le condizioni del lento svi- 
luppo di un popolo e della sua scarsa energia. Con siffatte condi- 
zioni fisiche si spiega, ad esempio, la storia dell'India, intessuta tutta 
di soggezione ed esprimente l'immobilità; e colle condizioni fìsiche 
del pari si spiegò l'immobilità della maggior parte del continente 
africano. Ma per quanto possa sembrare seducente la spiegazione, essa 
s'infrange di fronte ad una storia di grande civiltà della stessa India, 
di cui ci rimangono maravigliosi monumenti e di altre parti dell'Afri- 
ca» la quale ai nostri posteri riserba forse delle sorprese, come le 
detterò la Gran Brettagna e la Scandinavia ai discendenti dell' El- 
iade e del mondo latino. 

Non si discuta se il clima e le condizioni fisiche del nord ren- 
io - CoLAJAmn 



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t^ò ftA22E StP£RIÒRI E ftAZ2E INFEtllOftt 

dano inclini al pessimismo e quelle del sud all' ottimismo. Merry 
^y^ ^ England di altri tempi viveva nelle identiche condizioni di oggi, ed 

^ oggi la si vorrebbe, caratteristicamente, come la sede dello spleen. Gli 

abitanti di Palermo attualmente sono forse più seri e più pessimisti 
che non siano quelli della grassa Milano. £ si può trascurare questa 
influenza perchè sostanzialmente Y umore di un popolo non ha eser- 
citato profonda azione modificatrice sullo sviluppo della civiltà. 

Alle brusche variazioni del clima del Nord-America ha accordato 
una grande influenza il Draper; coUe medesime spiega il carattere 
fe\ ' attivo ed alquanto instabile dei yankées^ costretti a fare vita medi- 

%".^ tativa durante i mesi del rigido inverno ed a manifestare intensa- 

j,l mente la loro attività durante l'està (i). Al clima tiepido o caldo del 

&; ' mezzogiorno e del bacino del Mediterraneo, che consente la vita al- 

% r aperto e il godimento delle bellezze della natura, il Matteuzzi, il 

.^\ Fischer ed altri attribuiscono le qualità artistiche degli abitanti di tali 

regioni. 

Se grandi civiltà sono vissute al sud, altre non meno grandi se ne 
sviluppano al nord. Ma ci sono condizioni fisiche che esercitarono 
|:t. grande influenza nel passato; altre la esercitano sempre maggiore 

r nel presente. La configurazione geografica, ad esempio, l' irrigabilità 

1^/ del suolo, la sua naturale fertilità, la ricchezza di humus ecc. furono 

^ fattori preponderanti pel passato. Le condizioni del sottosuolo al 

^' contrario hanno colossale importanza nel presente. Può essere sterile 

^.?' il suolo; può mancare Tacqua; ma se nel sottosuolo ci sono i diamanti, 

^' c'è l'oro e l'argento, ci sono sopratutto il carbon fossile e il ferro, 

l; queste condizioni fisiche del sottosuolo modificano tutte le condi- 

I; zioni della vita: creano la ricchezza rapida con tutte le sue conse- 

S- guenze , creano le condizioni opportune per lo sviluppo altrettanto 

5^ rapido della civiltà. Si posero al pari ferro e carbone; ma Y influenza 

i^V del primo non è di data recente : fu enorme nell' antichità, nei pri- 

•i mordii della civiltà come fu del pari gigmtesca l'azione esercitata 

/^ dalla coltivazione del frumento , dalla sostituzione dell' agricoltura 

alla pastorizia (2). 



I 



(i) Mosso: La democrazia nella scienza ecc. 

(2) Oltre le vaghe e spesso poetiche affermazioni sulla influenza dei fattori fisici 
di Ipocrate, Bodin, Montesquieou, Mario Pagano, Herder, Buckle, Ritter, Edgard, 
Quinet ec. si riscontrino principalmente le seguenti opere : MetchnikofF: Les grands 
fleuves historiques; Friedrich Ratzel: Anthropogeographte, Zweìter teil (Stuttgart. 
Engelhorn 189 1); Von Jhering : Vorgeschichte der Indoeuropaer (Lipsia 1894); 
Matteuzzi: Les facteurs de V evolution sociale. Bruxelles; Ed. Demolins: Comment 
la route crée le Type sociale (Paris , Firmin Didot) ; Elisée Recius : Nouvelle 



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DOTT. KAl>OLEONE CÓLAJANNt t^t 

Ma in questi e in casi consimili i fattori fisici non agirono se non 
in quanto permisero la presentazione e Fazione del fattore econo- 
mico, generatore alla sua volta di altre condizioni psicologiche e 
sociali, come si vedrà in appresso discorrendo della evoluzione pa- 
rallela deir Italia e della Germania. 

Qualunque si sia l' efficienza reale di tali fattori, se si volesse ac- 
cordarle una preponderanza assoluta, ci rimarrebbero sempre degli 
enigmi storici, che dalla ipotesi non potrebbero essere risoluti. Am- 
messa r influenza dei grandi fiumi, genialmente esposta da Metchni- 
koff , si può domandare perchè il Congo, il Piata, il fiume delle Amaz- 
zoni ecc. non l'esercitarono. E il Ratzel che ntlV Antropogeogrqfìa 
più sistematicamente ha dimostrato Fazione dell'ambiente sull'uo- 
mo — invocata da Lamark per ispiegare le trasformazioni dell' uomo 
e degli animali — è costretto ad esclamare: « Quali siti di città sono 
a rimasti inutilizzati (unausgenut^t) sul Mississipi, sul Congo , sullo 
a Zambesi I » (Voi. 2<> pag. 465) (i). 



geographie universelle. Il Ratzel ha descritto efficacemente V influenza del mare 
in una speciale monografia : Das Meer als Quelle der Vólkergrósse (Leipzig 
1900). Nel secondo volume del Demolins {Les routtes du monde moderne) ci 
sono delle pagine ingegnose e suggestive; bellissime quelle sulla influenza delle con- 
dizioni della Norvegia e del salmone, che spiegano quella che egli chiama formazione 
particolarista (individualista) degli abitanti del nord di Europa. Certe atlermazìoni 
sullo spirito filosofico degli italiani del mezzogiorno creato dalla steppa sono sem- 
plicemente umoristiche (p. 262, 263]; rivelasi la sua ignoranza della stona comem 
poranea laddove^ ripetendo un errore del De Lapouge, parla attualmente della do- 
minazione del Nord d* Italia sul Mezzogiorno (pag. 337 a 340). Deriva da mancanza 
di comparazione storica V altro errore sulla genesi del mir, che spiega colle condi- 
zioni fisiche della Russia (pag. 337 a 340) come Ferrerò lo aveva spiegato colla 
razza. Contro il Demolins valgono gli stessi argomenti che servirono per combat- 
tere lo scrittore italiano. Il Mougeolle ingegnosamente tentò dimostrare che la ci- 
viltà procede dall'equatore ai poli. Tra gli scrittori che hanno esagerato T influenza 
dei fattori fisici, specialmente sullo sviluppo dei caratteri anatomici (colore della 
peUe, dei peli, statura ecc.) c*è Jean Pinot fLe prejugé dés race* pag. 1Ó4 a 193, 
333 a 245, 217. a 246). 

(i) E. W. Hilgard professore di agricoltura nell'Università di California in un 
articolo: The causes of the development of ancient civili^ation in arid countriesj 
riprende la tesi della influenza dei fattori fisici, in senso analogo a quello di Metchni- 
koff. Egli crede che le prime civiltà si svilupparono nelle contrade aride perchè 
queste contengono abbastanza di elementi chimici necessarìi per la grande fertilità 
della terra; la quale era massima dove era posabile una sufficiente irrigazione (Egitto, 
Mesopotamia &cc,). Queste condizioni nel vecchio continente e nel nuovo resero 
possibile una maggiore densità deUa popolazione ed un più facile accumulo della 



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"7^ 



132 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

. Agli Stessi dubbi sì presta l'azione dtì fattori fisici com^ Tha in- 
tesa il Demolins quando afferma che la strada crea la razza e il 
tipo sociale e che le strade del mondo sono state in qualche modo 
i lambicchi potenti, che hanno trasformato in tale maniera o in tale 
altra i popoli che vi si sono impegnati. Anche senza tener conto del 
fatto che tutte le sue ingegnose dimostrazioni si fondano, per ciò che 
si riferisce al mondo moderno, sull'ipotesi che le razze che popo- 
lano attualmente T Europa o che ne plasmarono gli abitanti siano 
venute dal centro dell'Asia, le sue conclusioni basta enunziarle per- 
chè se ne scorga 1* esagerazione o addirittura la falsità, a La causa 
prima e decisiva della diversità dei popoli e della diversità delle 
razze, è la via che i popoli hanno seguita, egli dice. Questa pa- 
rola a via » designa non solamente le regioni percorse da mi- 
grazioni dei popoli , ma ancora il luogo dove questi popoli si 
sono stabiliti... » E poi continua: « A misura che il lettore avan- 
zerà in questo studio, vedrà porsi e risolversi, come da sé stessi, pel 
semplice meccanismo dell' analisi metodica, tutti i grossi problemi che 
agitano le società umane; vedrà svilupparsi le leggi sociali coli' evi- 
denza che danno V osservazione e il rigoroso concatenamento dei 
fattilo. E a quale grado d'infatuazione possa giungere l'entusiasmo 
per un ipotesi si scorgerà dalla fiducia con la quale il Demolins an- 
nunzia che il lettore a troverà nel suo libro il mezzo di riformarsi 
tt se egli lo desidera, e di mettersi nelle migliori condizioni, per as- 
ce sìcurare a sé stesso e alla sua famiglia, la forza e la prosperità so- 
ft ciali ». {Les routes du monde moderne. Préface), 

Questo assolutismo antiscientifico sulla influenza dei fattori fisici, 
fa il paio con quello del Von Ihering, che lo aveva preceduto, e che 
considerava l'uomo come una tabula rasa sulla quale l'ambiente scri- 
veva tutto e in guisa tale: che l'ariano sarebbe diventato un semita 
nelle condizioni fisiche in cui questo si era sviluppato; e viceversa il 
semita avrebbe preso il carattere dell'ariano se posto nell'ambiente 
in cui quest'ultimo era vissuto. 

Contro tutte queste ipotesi e queste audaci afiermazioni eriasi. le- 
vato da molto tempo Carlo Cattaneo, non ancora bene apprezzato 
dagli stessi italiani e quasi ignorato dagli stranieri. Egli scrisse : 
« Se veramente lo stato morale delle genti dipendesse piuttosto dal 



ricchezza. L* irrigazione e il mantenimento dei canali necessariamente induce alla 
cooperazìone e perciò ad un più alto grado di organizzazione sociale, di cui si ri- 
scontrano le tracce nelle regioni che noi chiamiamo deserti. (North american Review. 

Settembre 1902). 



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DOTT. NAPOLEONE. COLAJANNI I33 

paese in cui sì stabiliscono che non dall* addentellato delle trasmis- 
sioni avite e dalle successive importazioni, lo sviluppo civile di ogni 
gente sarebbe tanto antico quanto la sua dimora nel paese. Ovunque 
sono porti naturali e agevoli tragitti, come in Irlanda, in Danimarca, 
in Sardegna, nelle Antille, nella California, nell'Oceania, gli uo- 
mini sarebbero divenuti navigatori famosi fin dalle prime età del 
mondo. Se fosse vero che la vastità di non interrotte lande debba 
ispirare V idea dell' infinito , le tribù dell' Orenoco , stupidissime e 
quasi atee, avrebbero avuto in parte la manifestazione dell* unità di 
Cousin prima delle caste sacerdotali dell'Asia; e in tutte le regioni 
ove dirupi e golfi frastagliano i continenti , sarebbero venuti a fe- 
condo conflitto r«no, il multiplo e il rapporto. Il popolo britannico 
per migliaia d' anni non s' avvide che dall' isola sua fosse tanto fa- 
cile tener T imperio dei mari; e lasciò giacere inoperoso nelle sue 
miniere un immenso tesoro di forze industriali, finché la serie delle 
vicissitudini istoriche non ebbe maturato una necessità di cose, in 
cui non solo gl'ingegni fossero stimolati a fare le scoperte, ma la 
nazione ad accoglierle con efficace alacrità. Il corso delle istorie 
adunque , anziché prendere immantinenti forma dalle qualità natu- 
rali dei paesi, come volle Herder, procede affatto inversamente alla sua 
dottrina; è l'unificazione della cultura dei popoli colle attitudini delle 
terre da loro abitate, 1' ultimo stadio della istoria e la meta gloriosa 
d'ogni progressiva civiltà. E mestieri che un'assidua mutazione sol- 
leciti lo sviluppo dell' intelligenza perchè non s'adagi per via, né si 
addormenti suU' eredità degli antichi. Benché le naturali difficoltà 
possano pertinacemente reprimere gli sforzi degli uomini , solo un 
maturo incivilimento può rilevare tutte le opportunità delle terre, 
dei mari e dei climi, e consigliare la più convenevole forma di agri- 
coltura, industria e commercio e il miglior modo di rendere operosa 
e adorna la vita ». (De Michelis^ op. cit. pag. 159, i6o). 

Si può ammettere, ad ogni modo, che primitivamente il fattore 
mesologico, l'ambiente, sia stato il primum movens. Ma appena l'uomo 
ha raggiunto un primissimo grado di sviluppo comincia a sottrarsi 
all' azione dell' ambiente e grado a grado se ne rende del tutto in- 
dipendente. Chi, anche limitatamente, vuole fare dell'azione dei fat- 
tori fisici un elemento permanente nella evoluzione sociale andrà 
incontro alle smentite più solenni , che gli verranno dalla storia e 
dalla statistica. 

Tale azione è sempre transitoria anche nei fenomeni e per gli ele- 
menti che sembrano di maggiore importanza. Così, ad esempio, sem- 
bra che debbono essere permanenti i rapporti tra abitabilità di un 



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134 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

luogo e densità della popolazione e tra questa e la civiltà. Li ammise 
il Ratzel (2** voi. pag. 80 e seg.) che pervenne poi a questa conclu- 
clusione: a regresso della popolazione e regresso della cultura si equi* 
valgono e reagiscono Tuno sull'altro » (pag. 279). Ebbene oggi riscon- 
triamo nella Scandinavia: pessime condizioni di abitabilità, minima 
densità della popolazione e massima cultura. * 

Qualunque sia stata la parte dei fattori fisici nel sorgere della prima 
civiltà—e può, ripeto, ammettersi grandissima — si andrebbe contro 
la evidenza dei fatti se la si volesse ritenere efficace, notevole, du- 
ratura a civiltà avanzata. Perciò i romanzieri della scuola penale 
positiva, da Lombroso a Ferri, che hanno cercato dare parvenza scien- 
tifica, col lusso delle citre male assortite e peggio interpetrate, alle 
ipotesi di Montesquieou e di Bonstetten; che hanno costruito ca- 
lendari criminali ed hanno creato una geografia ed una climatologia 
del delitto, sono riusciti a provare come si possa discreditare il po- 
sitivismo (i). 

La immobilità dell'ambiente geografico e la mutabilità vertiginosa 
dei caratteri umani e degli avvenimenti sociali nello stesso ambiente 
costituiscono un contrasto ineliminabile, che distrugge la pretesa ef- 



(i) Nella Sociologia Criminale ho consacrato tre capitoti (VH , VIH e IX dei 
voi. 2.^) all' influenza dei fattori fisici nella genesi del delitto. Me ne sono anche 
occupato in: La delinquenza della Sicilia e le sue cause (Palermo 1885) e in: 
Oscillations thermome'triques et delits cantre les personnes (Lyon 1886. Stork Ed.). 
Ricordai la critica fatta da Gioia alle fantasie di Bonstetten. Pare impossibile che 
oggi vi siano ancora sociologi eminenti come Ripley che attribuiscono al clima umido 
la superiorità del Lancashire nell' industria tessile. Si deve ricordare a questo prò- 
nosito che nelle memorie del Cobden Club si dava agli italiani il consiglio di ri- 
punziare all' industria tessile^ per la quale, si affermava , non avevano attitudini. 
A suo tempo Quintino Sella, l'eminente ministro delle Finanze del Regno d'Italia, 
in un discorso ai suoi elettori (15 ottobre 1872) rispondeva agli Inglesi mostrando 
loro come si sbagliassero. Oggi naturalmente la risposta sarebbe più decisiva. I rap- 
porti tra Tuomo e la natura, l'azione e reazione reciproca dell' uno sull'altra, ha 
esposto in poche ed efficaci parole un economista , il Davenport, che giudica es- 
sere la direzione dell' evoluzione umana la risultante delle due forze : natura ed 
uomo. {Economia politica. Società Editrice. Milano 1903). Ciò può considerarsi 
esatto pei primi tempi della evoluzione; ma successivamente 1' azione della forza- 
l'i' natura decresce e cresce inversamente quella della forza-uomo. La risultante tende 

a confondersi con l'ultima; le due lince che le rappresentano si potrebbero con- 
siderare come assintotiche. Carlo Marx ammise che il clima moderato favorisce la 
produzione capitalistica ; ma soggiunge che il clima fornisce solo la possibilità di 
tale sviluppo. Il Kautsky esclude recisamente l'azione dei fattori fisici. ('Rappoport. 
Op, cit, pag. aa6). 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 135 

ficienza dei fattori fisici. La configurazione geografica dell'antica 
Grecia non è mutata ; ma Atene e Sparta come complesse entità so- 
ciali non sono più; e, correndo ad un altro estremo e ad altre forme 
di civiltà, si ricordi che le Ande sono ancora al loro posto e per- 
mangono le antiche condizioni fìsiche del Messico; ma inyano si 
cercherebbero la civiltà degli Incas e degli Aztechi, che con vera in- 
superabile barbarie, furono distrutte dagli spagnuoli di Cortez, di 
Pizzarro, e dì Almagro, ecc. che si credevano membri di naziona- 
lità civili ed umane (i). 

Ne si può spiegare la decadenza di un popolo colla immutabilità 
dell'ambiente fisico; e non regge alla critica l'influenza storica at- 
tribuita da Buckle ad alcuni cataclismi naturali. Invece , si deve 
tener conto dei miracoli dell'attività sociale nella modificazione e 
trasformazione dell' ambiente naturale — tagli d' istmi, perforazioni 
di montagne, prosciugamenti, canali, correzioni e deviazioni di fiumi, 
fertilizzazioni artificiali di terreni aridi, diboscamento e rimboschi- 
mento, ecc. 

Mentre vediamo crescere Fazione esercitata dall'uomo nel modi- 
ficare e trasformare l'ambiente fisico si dimostra sempre più decre- 
scente l'azione dei fattori /isici ; di che si ha prova evidente nelle 
variazioni dei fenomeni puramente demografici — matrimoni, nascite, 
morti — che si potrebbero supporre più facilmente e più sicuramente 
subordinati ai primi. 

Certamente l'epoca della pubertà sembrerebbe il fatto biologico più 
dipendente dall' azione del clima ; ma anche non assegnando una 
grande importanza alle variazioni che' il lavoro (Nitti), il genere di 
alimentazione, i costumi connessi alla condizione sociale fanno su- 
bire alla cennata epoca della pubertà, è innegabile che i fattori sociali 
modificano profondamente l'eflìcienza dello stesso fatto biologico sulle 
manifestazioni demografiche (2). 



(i) Le condizioni naturali, dice.Vidal Lablache, sono le più favorevoli per fore 
della pianura dell' Andalusia una delle regioni più prospere del mondo; ma i fat- 
tori storici ne fecero una steppa. {Etats et nations de V Europe. Autour de la 
France. Paris, Delagrave, pag. 378 a 380). È accettabile la differenza nel carat- 
tere degli abitanti generata dalle isole, dalle penisole e dai continenti ammessa da 
Buckle; ma si può essere sicuri che il rapido e colossale sviluppo dei mezzi di co- 
municazione gradatamente la cancelleranno. 

(2) E stato Otto Àmmon, il sommo pontifice dell'antropo-sociologta che ha cer- 
cato dimostrare come la vita nelle città acceleri il periodo della pubertà di tre anni 
sulle campagne, benché città e campagne siano abitate dalla stessa razza. (Die na- 
turliche auslese beiti Menschen, Iena 1893). 



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136 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Egli è così che da per tutto tra popoli civili si vedono: diminuire 
la natalità, la mortalità, elevarsi l'età del matrimonio e diminuire la 
fecondità. Il grado di calore inerente ad una data latitudine, altitu- 

|ì :^ dine ecc., che accelera o ritarda la pubertà viene spostato, in quanto 

alle sue conseguenze demografico-sociali, dal grado d'istruzione e dal 
grado di benessere economico. Ai poli l'analfabetismo e la miseria fan- 
no aumentare i matrimoni, la fecondità e la natalità più sicuramente 
che il caldo dei tropici ; e viceversa nelle zone calde la coltura e 

givi • la ricchezza agiscono meglio che il clima rigido del nord nell' in- 

frenare matrimoni, fecondità e nascite (i). 

La discussione sull'influenza dei fattori fisici ci ha condotti in ul- 
timo a mostrare quanto essa sia debole, evanescente di fronte alla 
azione dei fattori sociali e come sia fantas ica la influenza che si volle 
assegnare all'età della pubertà su tutta la evoluzione sociale e sulla 
origine e formazione dei caratteri fondamentali delle razze e dei 
popoli. 

In forma brillantemente paradossale siifatta influenza venne affer- 
mata dal Ferrerò nQÌVEuropa Giovane. Ivi, la causa della superiorità 
degli anglo-sassoni e la profonda differenza psicologica di questi ultimi 
dai latini, anzicchèjneir indice cefalico, egli la scorge nella tarda pu- 
bertà dei primi, a La precoce pubertà dei popoli del sud, egli dice, è 
una delle cause meno avvertite ma principali per cui tra i latini è diffi- 
cile diffondere tra la gioventù l'abitudine sistematica degli esercizi fi- 
sici (p, 127). In Italia e in Francia non sarebbero possibili i col- 
legi promiscui della Scandinavia senza veder sorgere inconvenienti 
morali (p. 129). La superiorità sociale della razza germanica sulla razza 
latina è in gran p irte determinata dalla differente morale sessuale, 
(p. 177). È una legge generale della natura che la capacità del la- 
voro metodico è in^ragione inversa della sensualità (p. 201), La pre- 
cocità sessuale esercita una influenza maligna sullo sviluppo fisico 
e morale dell'uomo (p. 179). » (2). 



(i) Coloro che vogliono notizie edificanti suila variazione dei fenonieni dennogra- 
fici indipendentemente dall' azione del clima e degli altri fattori fisici ricorrano ai 
manuali di demografia e particolarmente al 2*^ volume della Statìstikjund Gesellschfats- 
lehre dì Von Mayr (Freiburg i. B. Leipzig 1897) o al mio Manuale di Demo- 
grafia (Pietro. Napoli 1904). Anche la mortalità sta più in rapporto coi progressi 
della scienza e delle ^ condizioni sociali che colle condizioni fisiche. (Cauderlier : 
Le lois de la populations enlBelgique et en France. Voi. due, Paris. Guìllaumln 
et C. 1900 e 1902). 

(2) A proposito di queste ipotesi il Fouillce scrive: « M.^Ferrero a voulu déduire 
de là des conséguences innombrables. Toute V école lombrosìenne a i'abìtude de 



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^'4 



DOTT. NAPOLEONE COLATANE! I37 

E la spiegazione della differenza psicologica tra latini e anglo- 
sassoni, venne accettata da Boutmy e da Lapouge. Quest'ultimo nella 
tardiva pubertà di Homo europaeus vede la ragione del ritardato 
sviluppo, che gli dà forza, tàglia, virilità di carattere. Tale tardività 
la mette in relazione con tutta la evoluzione della razza e ne fa 
derivare tutta la sua superiorità. « È dalla sua evoluzione più lunga 
che i suoi discendenti hanno tratto una forza di resistenza ed una 
maturità ferma sconosciute alFantichità. » (Lercie sociale de VAryen 
p. 33 e 356J. 

Com'è insussistente storicamente la differenza tra le razze, cosi pure 
la storia riduce a zero la spiegazione, la causa della differenza stessa. 
La precoce pubertà intimamente connessa al clima non è cosa re- 
cente : dovettero possederla gli Egizi, i Fenici, i Greci, i Siculi di Si- 
racusa e di Agrigento ecc.; eppure essi furon grandi per civiltà e per 
forza quando la civiltà dei popoli nordici non era al suo inizio. I 
mediterranei furono grandi non ostante la loro precoce pubertà; e 
ci dettero i fari luminosissimi di Tiro, di Alessandria, di Atene, di 
Siracusa e di Roma; gli anglo-sassoni lo sono con la loro pubertà 
tardiva. Scipione ed Alcibiade, Temistocle e Leonida, Cincinnato, 
Socrate e Lucrezio, Tucidide e Livio, Pericle ed Augusto, Archimede 
e Plinio, Fidia ed Apelle e i costruttori delle meraviglie di Atene, 
di Selinuntc e dei tempii di Girgenti , cento e mille altri, furono 
giganti, furono superiori non ostante la loro precoce pubertà; e lo 
lurono i popoli che ci dettero le Termopoli e Salamina e le guerre 
puniche e la conquista delle Gallie , della Germania e dell'Inghil- 
terra, (i). 



s'attaciier à un détail et de l^enfler outre mesure afin de iàkt prendre la grenoutUe 
pour boeuf. » fPsych. des peup. europ, p. 518.) 

Non solo : Ma la scuola lombrosiana ha il privilegio di scoprire defle leggi.,, 
che durano un giorno e che vengono rinnegate dagli stessi scopritori dopo un anno. 

(i) Tra i più recenti scrittori il Boutmy è tra coloro che Ininfluenza dei fattori 
fisici sulla evoluzione polìtica e sociale ha spiegato nel modo più accettabile. Tale 
azione riconosce efficace sull'uomo primitiTO, essere nuovo e suscettibile d'impres- 
sioni. A ir ambi ente fisico attribuisce la determinazione dei primi caratteri della rafi^a, 
i quali tras lessì coireredìtà si fissano. Come egli intenda la funzione dei fattori 
fisici e la reazione che essi esercitano e subiscono ia contatto con altri fattori appa- 
rirà meglio da questa pagina: « Dopo l'ambiente naturale formato da cause fìsiche, 
viene l'ambiente umano formato dalla massa di popolo attorno a ciascun uomo. Ecco 
una razza che appare per la prima volta, uscente da tenebie preistoriche : essa è già 
costituita in popolazione che ha dei rudimenti di educazione, uh comandante supremo, 
dei gradì, un'autorità familiare, credenze religiose e superstizioni. Questi caratteri che 



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I3S RAZSB SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Riassumendo, si può .concludere che i fattori fisici abbiano ancora 
una grande importanza in quanto rappresentano le conduzioni per lo 
sviluppa dei popoli; ma tutto dimostra che la storia delFumanità non 
si può ridurre ad un capitolo della flora e della fauna per la po- 
tente e continua reazione esercitata dall'uomo sull'ambiente naturale. 
Con ciò rimane escluso il fatalismo, che scaturisce da questa affer- 
mazione di Baer: quando l'asse della terra ricevette la sua inclina- 
zione, quando la terra ferma si separò dal mare, le montagne si ele- 
varono , le terre ricevettero i loro confini — allora i destini della 
razza umana fissati nelle loro grandi linee (i); al contrario si deve 
riconoscere con Buckle e con Trezza che le leggi psichiche si sosti- 
tuiscono sempre più alle leggi fisiche e che il clima storico prende 
il posto del clima fisico. 



noi comprendiamo nella idea vaga di ra^^a, sono in fondo Teffetto dei mezzi tìsici sue 
cessivi attraversati dalle migrazioni, e anche dalle circostanze fortuite che gli uo- 
mini hanno incontrato. La fertilità del suolo , la forma dei continenti , la qualità 
della luce, le vicinanze di tribù bellicose o d' una nazione ordinata , ecc., ecco 
apparentemente le cause che hanno s(Mnto il popolo al grado di sviluppo espresso 
dai suoi caratteri. Queste cause hanno agito con tanta più intensità quanto Tuomo 
era più nuovo : la freschezza della sua sensibilità, la morbidezza del suo organismo 
lo rendevano facilmente penetrabile. Le sensazioni del di fuori non trovano in lui 
una massa ampia e indurita di abitudini acquistate capaci di resistere alle passioni 
e di rifiutarsi a^'impronta. il clima egli altri agenti materiali hanno dunque mo- 
dificata sovranamente la natura umana : vi hanno impresse tracce profonde, che 
non si imprimono oggi per queste cause divenute quasi impotenti : i loro efietti 
si sono fissati negrindividui ; essi hanno trionfato per il peso del gran numero o 
il prestigio della scelta. E a questo grado di civiltà che si presentano i Germani di 
Cesare o dì Tacito, primo nocciolo della razza anglo-sassone > fEssais d'une psy- 
chologie politique du peuple anglaise au XIX siede, Paris. Àrmand Colin 1901. 
pag. 83. 

(1) G. SchmoUer: Principes d'Ec, politique. Giard et Brière. Paris 1905. To- 
me i.f pag. 30S. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI I39 

CAPITOLO XIX, 

I fattori deir evoluzione sociale 

B) I fattori antropologici {i) 

I sociologi moderni, che danno la maggiore importanza ai fattori 
fisici e che la storia tentano spiegare prevalentemente colla geografìa, 
come tra i più recenti il Ratzel, il Ihering e il Demolins, esplicita- 
mente o implicitamente finiscono col riconoscere che Fazione di 
quei fattori è sopratutto iniziale; ma che l'uomo o meglio le collet- 
tività umane quando dall' ambiente hanno ricevuto certe forme e 
certi caratteri psichici li trasmettono non solo, ma in forza di 
questi stessi caratteri acquisiti agiscono e reagiscono tra loro e de- 
terminano la propria storia. 

Ben altrimenti intransigente ed assoluta è la moderna teoria antro- 
po-sociologica, di cui sinora mi sono occupato, dimostrandone al 
lume dei fatti, delle cifre, delle comparazioni, la completa fallacia. 

A rischio di ripetermi qui è d'uopo riassumere le teorie di questa 
scuola, che la causa prima, più che la condizione indispensabile, di 
tutta la storia umana, di tutta la evoluzione sociale riscontra nei 
fattori antropologici o biologici, che nella forma più elevata assumono 
nome di fattore psicologico (Taine, Tarde ec.Jj la cui evoluzione 
alla sua volta riconduce alla ricerca dei fattori, che la determinano. 

La teoria che scorse nelle qualità intrinseche, innate dell'uomo 



(i) {fattori antropologici secondo la scuola di antropologia criminale — che 
nelle grandi lìnee coincide coli' antropo-sociologia — sono più numerosi di quelli 
enumerati qui. Mi sono occupato di molti, dei principali di essi nel 2^ voi. di So- 
ciologia Criminale. I fattori antropologici in senso più generale possono deno- 
minarsi fattori biologici ed entra nel loro studio a rigore V azione esercitata 
sugli uomini dall' alimentazione e dalle bevande. Il ridicolo di alcune esagerazioni 
di queste teorìe si può scorgere da ciò che, ad esempio, dice il Driesmaus — uno 
dei più recenti e fanatici sostenitori dell' antropo-sociologia — nella sua opera: 
Rasse und Milieu (Berlin. lohanny Ràde. Edit.) Per questo scrittore la respira- 
zione compiuta in modo predominante coi polmoni invece che col diaframma ossida 
meglio il sangue, nutrisce meglio il cervello e rende perciò la razza più intelli- 
gente : cosi Federico Guglielmo I obbligando i Prussiani a respirare coi . polmoni 
nella rigida posizione militare, li rese un popolo più eccellente di prima... A Dries- 
smauns si adatta a capello la satira che Giulio Verne nel Dottor Ox fece della 
influenza della respirazione di un* aria più o meno ossigenata. 



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140 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

le condizioni e i fattori del suo sviluppo e del suo destino può 
farsi rimontare ad Aristotile, che, come fu ricordato, gli schiavi e i 
liberi considera tali da loro natura. 

Senza seguire gli accenni fragmentari e per così dire incoscienti 
che si possono riscontrare nella lunga serie degli scrittori, che dalla 
civiltà elleno-latina sinp ai nostri giorni si sono seguiti , ricorderò 
una frase caratteristica di Fergusson: « La vita sociale è la consc 
guenza naturale delle organizzazione umana a (Rappoport pag. 105). 
Nel eap. IV (pag. 16 e 17) si riprodussero alcune idee di Leuckart 
e di Stillfried che esplicitamente formulano la teoria e stabiliscono 
il rapporto intimo tra le forme esteriori, tra i caratteri anatomici 
di un individuo e di una collettività, e i suoi caratteri psichici e la 
sua storia. 

Ma chi dette i cohtorni più spiccati e precisi alla teoria fu il 
Gobineau (Essai sur Vinégalitè des races humaines. Paris. Didot 1853), 
che fece l'apologia della misteriosa razza ariana e germanica, ridu- 
cendola a quella razza caratterizzata dalla dolicocefolia, dall'alta 
statura e dai colorito chiaro della pelle e dei peli. 

Per Gobineau, le cui idee e la cui opera furono divulgate e di- 
vennero celebri per la gratitudine tedesca, tutto il corso della storia 
dell'umanità deriva da quella delle razze, attribuendo ogni suo pro- 
gresso e regresso all'azione o alla scomparsa delle razze ariane. 

Oggi in Francia Gobineau è tornato in onore non solo per merito 
degli antropo-sociologi alla Lapouge; ma principalmente colle pre- 
dicazioni degli antisemiti, degli anridreyfusiani, che vogliono rap- 
presentare il più alto sentimento patriottico francese, il nazionalismo 
per eccellenza, senza riflettere che fanno l'apologia dei tedeschi e 
ne giustificano le vittorie del 1870-71 e il predominio nel mondo. 
Strane contraddizioni del fanatismo politico alleato colla pseudo- 
scienza! 

Il nocciolo della teoria di Gobineau, specialmente sotto l'aspetto 
delle applicazioni politiche e sociali e della storia della civiltà 
umana, più che da altri è stato tradotto in rigido e logico sistema 
da Lapouge, da Ammon e da Woltmann, alcune delle cui opere 
sono state sinora ripetutamente citate e confutate. È il Woltmann, 
come abbiamo visto, che tutta la storia del mondo spiega coll'appa- 
rire o collo scomparire di una razza; e che tutte le variazioni dei 
fenomeni sociali riduce a variazioni nella composizione etnica e tutta 
la storia del progresso sociale attribuisce alla comparsa e al preva- 
lere della razza germanica nell'Europa, in Africa, in Asia, in Ame- 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI I4I 

rica, da per tutto (i). U Leusse, che ha accettato le teorie di Gòbi- 
neau facendone uaa applicazione in senso clericale, mentre Lapouge, 
e Woltmann vorrebbero volgerle verso un loro speciale socialismo* 
non si senti imbarazzato dalla storia di Atene e di Roma, dove non 
erano facilmente dimostrabili le tracce dell'arianismo e delle razze 
superiori; ma quella di Atene considera alla spiccia come un tessuto 
di discordie, di rivoluzioni, di massacri, d'iniquità, di vergogne eq 
mentre in quella di Róma vede il bene sino a quando si mantenne 
il regime aristocratico, fondato sulla purezza (?1) della razza ariana (2). 
Le conseguenze logiche di questa teoria antropologica dal punto 
di vista politico e sociale sono le seguenti: 

1° Bisogna mantenere pure le ro^^e, o meglio la r affa ariana 
è superiore. La purezza non si può avere che evitando gF incrocia- 
menti , favorendo esclusivamente i matrimoni! tra i membri della 
medesima razza, cioè con quelli che la scuola chiama matrimoni eu^ 
genici^ cui accennai precedentemente. E sappiamo che il Lapouge per 
ottenere prodotti buoni non rifugge dal consigliare la fecondazione 
artificiale con elementi biologici di uomini — stalloni di buona razza ! 
Air istinto dei matrimonii eugenici Woltmann attribuisce 1" avversione 
di molte tribù pei matrimonii esogatnici. Il Galton che nelle sue opere 
precedenti aveva caldeggiato la dottrina delle razze, più di recente 
ha propugnato i matrimonii eugenici per mantenere pure le razze (3). 
2" Se tutte le buone qualità psichiche e morali non sono che il 
prodotto delle condizioni biologiche; se le une e le altro sono il re- 
taggio di date famiglie umane, di date stirpi, di date razze, logica- 
mente consegue che pel bene dell* umanità il' potere politico deve 
ridursi nelle mani dei rappresentanti delle medesime; d'onde la legit- 
timità del regime aristocratico affermata da Stilfried e la condanna 
della democrazia; d'onde il grido logico di Leusse: la démocratie y 
vaila Vennemil (4). 



(i) Anche la civiltà pre-colombiana del Perù attribuisce ad una razza immigrata 
antropologicamente vicina alla germania. Chi vuole procurarsi un pò* di svago legga 
poi i due articoli del Woltmann sul Rinascimento italico e su Galileo pubbli- 
cati nella Politische -Antro polo gische Revue di Febbraio e Novembre 1904. Li ho 
riassunti nella Rivista popolare n. del 29 Febbraio e del 30 Novembre 1904. 

(2) Etiides d'histoire etnique depuis les temps historiques jusqu* au commen- 
cement de la Renaissance, Paris Bloud et Barrai. 1899. 

(3) Eugenics. Paper read before the Sociologica! Institute, May 16, 1904. 

(4) Non è il caso di discutere sul serio le idee di B. Kidd , che sono un misto 
di superstizione religiosa e di antropo sociologia , esposte neir Evoluzione socialcy 
(he ha avuto V immeritato onore di essere stata tradotta in molte lingue. Alle idee 



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142 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

L' Ammon , che meglio degli altri ha visto il profitto , che si po- 
trebbe trarre in favore dei principii conservatori , dalla teoria delle 
raf^e rigidamente intesa, infatti, nella vita sociale caldeggia la for- 
mazione delie classi y affermando che essa eserciterebbe un* azione 
vantaggiosa dai seguenti quattro punti di vista: i** La formazione 
delle classi limita la panmissia — unione di elementi eterogenei— , fa- 
vorisce la produzione più frequente di individui dotati di qualità su- 
periori ed equivale per V uomo ad una specie di allevamento natu- 
rale. 2° U isolamento dei fanciulli delle classi favorite da quelli della 
massa rende possibile una più accurata educazione. 3° La superio- 
rità deir alimentazione e r assenza di preoccupazioni negli individui 
delle classi favorite stimolano Fattività delle facoltà psichiche su- 
periori. 4° Il maggiore benessere materiale delle classi superiori ec- 
cita le classi inferiori a spiegare il meglio delle loro forze per la 
concorrenza , per partecipare alla loro volta a queste condizioni di 
esistenza più favorevoli (i). 

Non occorre che i desideri di Ammon riguardino il futuro : nella 
storia delle aristocrazie e delle caste si trovano esempi luminosi di 
ciò che produrrebbero se realizzati oggi. L' applicazione in senso 
conservatore di questa dottrina delle rojf^e, del resto, rimonta in 
linea retta al primo suo espositore, al Gobineau. Questi, come il 
Leusse, non nascose che sostenendo V ineguaglianza delle razze in- 
tese combattere dalla radice la dottrina democratica, 1^ aspirazioni 
air elevazione del proletariato. 

3° L'ultima delle conseguenze logiche principali della teoria bio- 
logica delle ra^^Cy è quella, che consiglia, pel bene della umanità e 
pel progresso continuo, ascendente, della medesima, la eliminazione 
degli inferiori — individui e collettività. 

Sotto l'aspetto per così dire individuale nel seno di una data so- 
cietà, Teliminazione venne crudelmente praticata a Sparta. Volendo 
mantenerla in onore ogni città dovrebbe avere il suo Taigete! Sotto 
l'aspetto collettivo il processo sarebbe stato praticato in grande da- 
gli anglo-sassoni in America e in Australia, dove gì' indigeni siste- 
maticamente vennero distrutti col ferro e col fuoco, sino a qualche 
tempo fa \ o con mezzi più blandi, costringendoli rapidamente a me- 
di Stilfried e di Leusse, di Ammon e di Lapouse accennai nel Gap. IV pag. 17 e 
nel Gap. X pag. 74. 

(i) VOrdre ^oc /a /e. Trad. francese. Paris, 1900. A. Fonterooing pag. 1273 129. 
Anche il Woltmann nelle differenze organiche scorge un benefizio, perchè stimolano 
alla concorrenza e al progresso. Ma lo stimolo non è inutile dove rinferiorità e la 
superiorità sono organiche, fatali? 



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DOTT. KA1>0LE0NB CÒLA^AKNt I43 

todi di vita, cui non si potevano adattare. Si disse che Ross attri- 
buì a tale processo di eliminaziooe delle razze inferiori indigene il 
progresso continuo degli Stati Uniti; dove, forse come punizione 
divina, si moltiplicano gli uomini della ra^ja che si ritiene inadatta 
assolutamente alla civiltà: la negra. 

Lo sviluppo del senso morale contemporaneo non permette più 
Tuso dei mezzi moderni per la eliminazione degli inferiori; ma si è 
trovato modo di conciliare la pietà col selezionismo semi-artifi- 
ciale. Il rammarico di Spencer nel vedere aiutati i deboli, e di 
Hayeraft che vorrebbe smessa la lotta contro i microbi per lasciare 
loro libero campo di distrarre gli esseri inferiori, equivale, come ac- 
cennai nel Socialismo (2.* Ed. Gap. IX), a questa eliminazione spon- 
tanea, automatica, e spoglia di crudeltà attiva e che lascia agire 
crudelmente le sole forze della natura. Ma altri selezionisti più 
impazienti e più attivi propongono mezzi più spicciativi per impe- 
dire almeno che procreino, si moltiplichino o si conservino i d^e- 
nerati di ogni specie — delinquenti, epilettici, alcoolìci, pazzi, tuber- 
colosi, ecc. Nell'America del Nord per raggiungere lo scopo si 
consiglia la sterilizzazione di tali individui, che nel modo più sem- 
plice e più sicuro si può conseguire colla castrazione. In Italia, come 
è naturale, la proposta ha trovato sostenitori in uno dei più fanatici 
ed ingenui disce{x>li della scuola di antropologia criminale, lo Zuc- 
carelli ; ma ne trova pure all'altro estremo del mondo civile : nella 
Nuova 2^1anda. Ivi la sterilizzazione venne propugnata di recente dal 
Dott. W. A. Chapple (i); e Tidea vi ha fatto tanti pregressi, che la 
sua serietà e la convenienza di discuterla è stata riconosciuta dal Chief 
qf lusticCj da chi presiede alla giustizia, Sir Robert Stout 

La teoria dei fattori antropologici potrebbe offendere i nostri sen- 
timenti morali, la nostra pietà ; ma se essa fosse vera non vi sarebbe 
modo di sottrarsi alle conseguenze della medesima; sarebbe anzi 
dannoso e forse criminoso, sotto l'aspetto del progresso umano, il ten- 
tativo artificiale di combatterla. 

Fortunamente si può respingerla non per ragioni sentimentali o 
con vedute utopistiche; ma in base alla più rigorosa constatazione 
storica ed induzione statistica che nelle scienze sociali sostituiscono 
lo sperimentalismo delle scienze fisiche e nat irali. Le risposte del- 
Tuna e dell'altra, sinora esaminate, sono state univoche nel condan- 
narla; non sono meno recise nel dimostrarne l'erroneità dal punto 
di vista teorico più generale, dal quale qui si guardano. 



(r) Uie Fertilìty of the Unfit. Melbourne. Whitcombe and Tomba, 



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144 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

L'esperienza degli allevatori ci dice che il matrimonio tra i con- 
sanguinei, cui si riduce il matrimonio eugenico, conduce alla degene- 
razione della razza: conclusione cui perveniva anche Darwin. Non 
avviene diversamente nelle razze umane; e lo stesso Woltmann — è 
tutto dire 1 — riconosce che Veugenismo conduce alla debolezza della 
costituzione, alla impotenza, alla sterilità ed enumera una lunga se- 
rie di gravi malattie -r- e tra le più, sicure , secondo Mantegazza, il 
sordo-mutismo — (Woltmann, Op; cit pag. loi, io6, 107, io8). 

Per una dottrina, che riconosce la sua base nella biologia questo 
risultato dovrebbe bastare per fare condannare Veugenismo; e da 
questa condanna scaturirebbe la giustificazione degli incrociamenti 
che sarebbero in contraddizione colla dottrina delle ra^^e. 

Intanto l' incrociamentOy di cui mi sono occupato nella Sociologia 
criminale (voi. 2.** paìg. 193 a 195, mentre era stato preconizzato, nel 
^[ senso biologico, da Darwin che trovava in esso il mezzo per ridare 

t- vigore ad una razza esaurita, e menare dal punto di vista storico e 

P^^ sociologico era stato bellamente preconizzato da Cattaneo (Psicologia 

delle menti associate) e poscia da Gumplowicz e Ripley, che scorge- 
vano nel medesimo la migliore condizione per l'evoluzione progres- 
siva (i), logicamente è stato combattuto in nome della loro teoria da 
j^t Gobineau, da Ammon, da Lapouge. 

Il Woltmann se ne occupa lungamente; espone i pareri più op- 
posti per concludere che V incrociamento può rinfrescare il sangue 
{auffrischen)y dare tenacità e vigoria fisica alla razza, ma non giova alla 
trasmissione ed al perfezionamento delle qualità fini ed intellettuali 
delle medesime. 

Si può passare sopra tutte le sue affermazioni, che spesso si con- 
traddicono e del cui valore si può giudicare ricordando che per con- 
dannare r incrociamento è costretto a valersi delle corbellerie di La- 
pouge sulle cause della diminuita natalità francese, di cui mi sono 
occupato nel Gap. Vili di questa stessa opera e nella Demografìa. 
Sorpassando anche sui buoni risultati dell' incrociamento tra le razze 
bianche e le colorate e tra negri e gialli, che non sono cattive sempre 

( I ) 11 Ripley, però opina che V estrema eterogeneità o l' estrema omogeneità et- 
^;;\ nica s^ano sfavorevoli al progresso. In Inghilterra crede che il miscuglio sia avvenuto 

in giuste proporzioni, che la rendano molto adatta al progresso. Lo stesso afferma 
del Giappone dove si sono mescolati e fusi Malesi , Mongoli e Polinesiani , che da 
sóli sono inferiori ma che hanno costituito un popolo, che comincia a sbalordire i 
superiori. Contro 1* ipotesi del Ripley starebbe T omogeneità degli indici cranici, che 
variano soltanto tra 77 e 79 nella Grande Brettagna e l'assenza quasi completa di 
discendenti dall' Homo Alpinus. 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI I45 

come hanno di recente riconfermato lean Pinot e Bouglè (i) ed at- 
tenendoci a quello tra i popoli europei , di cui particolarmente mi 
occupo, come si può dir male dell' incrociamento se, per confessione 
dello stesso Woltmann — il quale cervelloticamente ha sentenziato 
che Leonardo da Vinci, Galileo, Canova sono di pura razza germa- 
nica! — esso ha prodotto Lutero, Goethe, Beethoven, Michelangelo, 
Raffaello. (Op. cit. pag. U2 e 113)? Come si può ritenerlo pernicioso 
se egli stesso, facendo proprio il giudizio di Gibbon, spiega tutta la 
efflorescenza meravigliosa del Rinascimento italico coir incrociamento 
tra latini e germanici (Op. cit. pag. 262). In questi casi, contraria- 
mente alla regola da lui stabilita, precisamente le qualità fmi, in- 
tellettuali , sarebbero emerse splendidamente dall' incrociamento ad 
esse sarebbero state più che sufficienti per compensare le temute 
perdite dal lato dell' estetica morfologica — dato che il bello assoluto 
debba ritrovarsi nei caratteri antropologici della razza germanica 
come vorrebbe il Woltman. Gli uomini da lui sopra ricordati col 
grande e complesso movimento del Rinascimento attribuito all' incro^ 
ciamento smentirebbero pure il suo burbanzoso apoftegma : La ra^^a 
germanica non ha bisogno di essere migliorata e nobilitata dall' inne- 
sto di altre ra^^e ! 

Ma del resto l' eugenismo trova la sua defmitiva condanna nel 
fatto che da Gobineau a Lapouge e a Woltmann si riconosce essere le 
na!{ioni — che sono la entità concrete che intessono la storia — il pro- 
dotto della unione e della fusione di molte razze. D'altra parte si 
esclude l'eccesso in senso opposto, che vorrebbe vedere nell' incro- 
ciamento la conditio sine qua non del progresso umano : da secoli il 
mondo progredisce nella civiltà e da secoli non avvengono nella 
maggior parte degli stati di Europa, che sono tra i più civili, mi- 
grazioni e incrociamenti collettivi di qualche importanza ; e da se- 
coli pure avvengono trasformazioni politiche, intellettuali, morali ed 
economiche senza che siano menomamente dimostrabili interventi di 
nuove razze e trasformazioni antropologiche tra gli elementi in 
azione l 

Il fallimento del matrimonio eugenico e della equivalenza tra or- 
ganismo e condizioni morali e intellettuali e quindi, di tutta la base 
bio-sociale della teoria delle razze riesce più evidente e completo 
quando si guarda alle sorte della aristocrazia e delle caste, che ne 
sono r applicazione concreta politica più indiscutibile e che sinora 



(1) Jean Pinot : Le prejugé des races pag. 262-264; ^» Bouglé : La democratie 
devant le sciencé pag. 77-80. 

1 1 - CoLAJAMia 



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146 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

si sia riscontrata nella storia. Per le aristocrazie si sa che esse si 
estinguono miseramente dopo poche generazioni e dopo avere attra- 
versate tutte le fasi della generazione fisica, morale e intellettuale. 
In quanto al regime delle caste si sa pure che dove più lungamente 
e più rigidamente venne mantenuto e conservato, — nelle Indie, — esso 
valse soltanto ad immpbilizzare le razze e le nazioni che lo adot- 
tarono (i). 

Infine non merita maggiore attenzione né la selezione naturale, 
spontanea proposta degli uni lasciando libero campo ai microbi colle 
malattie infettive, che non distruggono soltanto i deboli e gli infe- 
riori; né la selezione artificiale, che dovrebbe arrivare alla larga ap- 
plicazione della pena di morte come vorrebbe la scuola di antropolo- 
gia criminale pei delinquenti pericolosi, per mezzo della castrazione. 
Il processo crudele e inumano produrrebbe tale peggioramento mo- 
rale in coloro che dovrebbero applicarlo da conseguirsene danni 
maggiori a tutti i benefizi. 

II. sentimento di pietà esercitato colla conservazione dei deboli 
anche da Darwin non venne ritenuto pericoloso per la specie; e la 
evoluzione progressiva intellettuale e morale a cui abbiamo assistito 
ed assistiamo da secoli documenta sperimentalmente la inutilità di 
questi procedimenti crudeli dei selezionisti arrabbiati. 

Ma esclusa l'azione del matrimonio eugenico^ delle aristocrazie e 
delle caste, che costituiscono il fondamenro delle teoria delle ra\^e^ 
nella evoluzione umana non c'è da tenere conto di qualche fattore 
antropologico reale? C'è; e viene rappresentato. 

La trasmissione dei caratteri fisici e psichici dell'uomo nei di- 
scendenti costituisce la teoria àoXY eredità^ e questa alla sua volta 
lappresenta il nocciolo di verità che risiede nella teoria delle ra^f^e. 
Anzi è la trasmissione dei caratteri psichici nei discendenti, che in 
certe condizioni mesologiche o storiche, ripetendosi per lunga serie 
di generazioni con lievi modificazioni o addirittura immutata, ge- 
nera l'illusione della ra:[:[a. 

La trasmissione dei caratteri psichici ha, come di leggieri si com- 
prende, una importanza capitale. Sorgono su questa trasmissione. 



(i) Per la degenerazione delle aristocrazie e per le caste oltre quello che ho 
detto nel Socialismo (Gap. Vili. Privilegio e selezione) si riscontri A. Renda: // 
destino delle dinastie. fUeredità morbosa nella storiaj, Torino. F.IU Bocca 1904. 
1. Pinot: Le prejugé ec. pag: 42 e 43, 265-268; Bougiè: La democratia ec. ec. 
pag. 70 a 99. Lo stesso Woltmann riconosce la degenerazione e la scomparsa delie 
aristocrazìe. Nei cennati libri e' è un ampia bibliografia sull'argomento. 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI I47 

però, delle divergenze profonde, che possono distrurre o riformare 
la dottrina delle r^f^e, a seconda che si ammetta la trasmissione 
dei nuovi caratteri, comunque acquisiti, in conformità della genuina 
dottrina darviniana, che mercè sua e mercè l'azione della concorrenza 
e delia selezione spiega la trasformazione delle specie; o la si neghi 
come fa il neo-darvinismo del Weismann. Un cenno su quest'ultimo 
chiarirà il problema. 

La dottrina della r^ff^, che nella sua rigidità logica riesce alla 
immutabilità dei caratteri naturali delle singole stirpi, trova la sua 
salda base scientifica nella ipotesi di Weismann, che nega nei di- 
scendenti la trasmissione dei caratteri acquisiti. Secondo questa teoria 
nel plasma germinale sarebbero contenute tutte le qualità dell'uomo, 
che, potenzialmente, si trasmetterebbero immutate fatalmente da 
una generazione all'altra. 

Quelli che sarebbero caratteri nuovi, acquisiti, non sarebbero che 
caratteri esistenti ab eterno^ ma che non ebbero modo od occasione 
sino al momento in cui apparirono, di rivelarsi; sarebbero caratteri 
latenti tenuti in tale condizione da 'altre forze e da tali caratteri. 

Con Weismann le r^^f^e superiori e le r^fe inferiori rimarreb- 
bero eternamente tali; la sua, perciò, sarebbe la vera base scientifica 
della dottrina delle r^uf^f^. Essa non avrebbe che questo piccolo in- 
conveniente: si porrebbe in contrasto colla evidenza storica, la quale 
ci mostra evidenti le variazioni individuali dei figli dai genitori e 
le grandi trasformazioni sociali collettive in ambienti e in periodi 
nei quali non è dimostrabile, nemmeno in microscopiche propor- 
zioni, la sostituzione di una razza ad un'altra. 

Tutti i tentativi che si sono fatti per eliminare le formidabili 
obbiezioni che somministrano i fatti non reggono alla critica, anche 
a non tener conto della massa di esperienze di Darwin e dei dar- 
vinisti, che provano la trasmissione, che ha avuto di recente un 
vigoroso difensore in Herbert Spencer (i). Per potere spiegare le 
variazioni individuali, che darebbero poi ragione di quelle collettive, 
colla ipotesi di Weissmann, si è detto che tutti i figli di una me- 
desima coppia di genitori non ereditano necessariamente le mede- 
sime qualità; al contrario le qualità dei genitori si combinano in 
modo differente quasi in ogni fiiglio. Così si formano continuata- 
mente delle nuove combinazioni di qualità ed è per questa ragione 
che Weismann ha emesso l'avviso che la riproduzione da due pa- 
renti o anfimissia è una sorgente molto più ricca di variabilità in- 
dividuale che le trasformazioni spontanee del plasma germinale, 



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148 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

prese in considerazioni da Darwin e colle quali per la natura stessa 
delle cose, /non possono aversi che leggerissimi scarti. 

Con questa ipotesi è vero che gli scarti individuali sarebbero mag- 
giori, più accentuati, e che le combizioni deìVanfimissia potrebbero 
riuscire nocevoli o benefiche al giovane individuo. Ma precisamente 
l'esperienza storica contraddice l'ipotesi. Infatti l'esperienza dice: 1° 
che gli scarti, tra una generazione e l'altra sono piccolissimi e perciò 
sono lente le trasformazioni sociali; 2^ che le trasformazioni ordi- 
nariamente per lunga serie di anni avvengono o in senso benefico 
o nocivo e non sono saltuarie o accidentali come dovrebbero essere 
coìV an/imissia weismaniana. 

Che questa interpretazione della ipotesi di Weismann non sia arbi- 
traria risulta all'evidenza dall'applicazione che l'Ammon fa del cal- 
colo delle probabilità sulla presentazione dei caratteri bene o male 
accoppiati. Però la scienza politica e quella dell'educazione riman- 
gono assolutamente inutili: non starebbe in noi far sì che gli ele- 
menti del plasma germinativo (Keimplasma) si segmentino tra loro 
in una data misura e si accoppino in una data maniera; molto meno 
poi possiamo fissare le combinazioni migliori. Ogni nuova genera- 
zione dovrebbe ricominciare il lavoro di Sisifo. 

Né l'accoppiamento eugenico del Lapouge, che l'Ammon proconìzza 
ad impedire le conseguenze sinistre, che deriverebbero dalla panmissia 
cioè dall'accoppiamento senza scelta preliminare, gioverebbe; poiché 
non é detto che in ogni individuo che presenta i migliori caratteri 
non ci siano i germi cattivi che condurrebbero alla degenerazione 
col loro prevalere. Nell'individuo, secondo la teoria del Weismann, 
esisterebbero tutti i germi del bene e del male, sebbene taluni siano 
allo stato latente o potenziale: ma nulla possiamo fare per impedire 
che nella segmentazione del plasma e nell'accoppiamento dei segmenti 
non si riesca alle peggiori combinazioni. Né possiamo agire in guisa 
da distrurre i cattivi e da favorire la selezione progressiva. Possiamo 



(i) Il Prof. Lombroso in un articolo pubblicato nel Forum di New York inter- 
venne nella controversia tra Spencer e Weismann sostenendo la trasmissione dei 
caratteri acquisiti. Le pruove che egli dà — gobba dei cammelli e gobba dei ftic- 
chini — non sono molti convincenti. 

È notevole, però, che egli abbia insistito sulla costanza dei caratteri fisici degli 
Ebrei, «.-he sta in antìtesi colla varietà dei loro caratteri psichici. 

La proteiformeità degli Ebrei risulta dal libro interessantissimo ch*egU ha con- 
sacrato ai proprii correligionari. Questo contrasto tra la immutabilità dei caratteri 
fisici e la variabilità di quelli psìchici mi servì, tra tanti altri argomenti, per com- 
battere alcune ipotesi dell*antropologia criminale. (La sociologia criminale. Voi. i.®) 



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PK5"jì". tj "*: - 



DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI I49 

fare scomparire degli individui; ma nei sopravviventi rimangono 
sempre i germi cattivi, che, secondo il calcolo dello probabilità in- 
vocato dallo stesso Ammon, potranno ripresentarsi ed invertire im- 
provvisamente il carattere delle manifestazioni individuali e collettive. 
Mentre la teoria di Weismann accresce i misteri della storia an- 
ziché illuminarli di nuova e viva luce, l'ipotesi darviniana della 
trasmissione dei caretteri acquisiti— anatomici, morali ed intellet- 
tuali (i) — suffragata da molti fatti, invece, servirebbe a spiegarli. 
Veredità nella teoria darviniana — equivalente alla ripetizione nel 
campo biologico secondo la ipotesi del Tarde sulla forza delV imi- 
ta^ione — sussisterebbe, sarebbe una forza conservatrice, fisserebbe 
i caratteri; ma non sarebbe una forza fatale, immodificabile e che 
condannerebbe gl'individui, i popoli, Tumanità, a non potersi giammai 
allontanare dalle vie battute ed a ripetersi perpetuamente con par- 
ticolarità dal punto di vista morale. L'eredità dei caratteri acquisiti 
nel senso darviniano sarebbe la negazione più radicale e più logica 
della dottrina delle r^^e; poiché riuscirebbe a quella trasformazione 
delle specie in contraddizione fondamentale colla fissità delle ra:{:{e 
che con Weismann rimarrebbero sempre o superiori o inferiori^ come 
dal primo giorno della loro comparsa sulla terra; l'eredità dei ca- 
ratteri acquisiti renderebbe possibile il progresso graduale e lo spie- 
gherebbe; l'eredità dei caratteri acquisiti renderebbe utile la con- 
correnza e la sopravvivenza dei migliori e come risultato ultimo 
renderebbe possibile la selezione progressiva: eredità di caratteri 
acquisiti, concorrenza, soppravvivenza dei migliori, selezione pro- 
gressiva spiegano i grandi avvenimenti storici, le grandi rivoluzioni 
politiche, religiose, sociali — che sembrano esplosioni improvvise, 
ma che ebbero lunga, lenta preparazione — ; queste, invece, rimar- 
rebbero assolutamente inesplicabili colla teoria di Weismann, dove 
e quando non sarebbe possibile dimostrare in un ambiente e in un 
dato momento la comparsa di nuovi elementi etnici. Questa sele- 
zione progressiva non bisogna intenderla, però, in un senso ottimi- 
stico assoluto, come fa THackel. Se ciò fosse la storia non dovrebbe 
presentare ricorsi, regressi, degenerazioni; ma dovremmo assistere 
al progresso indefinito, continuo, rappresentato da una linea retta 
ascendente (2). 



(i) Quando si parla di trasmissione dei caratteri acquisiti intellettuali o morali 
bisogna intenderla in un senso assai limitato: si trasmette l'attitudine ad apprendere 
e ad agire ia uii dato senso.. 

(2) L'Osborn criticando Tunilateralità delle vedute di Buffon e di Lamark che 



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150 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

E forse sarebbe possibile tale risultato della concorrenza, della 
sopravvivenza dei migliori e della selezione se rimanessero sempre 
in giuoco le sole forze naturali ; se le selezioni sociali , talora an- 
tagonistiche a quelle naturali, non intervenissero ad alterare il corso 
degli avvenimenti (i). E vedremo come sono possibili regressi, de- 
generazioni, risorgimento, corsi e ricorsi. 

Come la forza dQÌVeredità dà luogo all'illusione della ra^^a ? Fate 
che un gruppo umano abbia certi dati caratteri ; che le unioni ses- 
suali avvengano prevalentemente tra gli elementi dello stesso gruppo; 
che esso viva in un'isola, su di un monte, in una chiusa valle, ap- 
partato da altri gruppi; che si trovi in condizioni non solo geogra- 
fiche, ma anche economiche, politiche ed educative, omogenee e nette, 
che durino ed agiscano continuamente e per lungo tempo: in questi 
casi i caratteri ereditati si consolideranno sempre di più e l'azione della 
eredità verrà rinforzata dalle condizioni mesologiche, daireducazione 
e da tutti i fattori sociali. E siccome quanto più dura V influenza di 
queste circostanze complesse tanto più resistenti alle azioni modifica- 
trici divengono i caratteri psichici, così sórge Tillusione della ra^^^^a^ 
che fa assegnare alle stirpi qualità specifiche immutabili, eterne che 
le une distinguono dalle al: re. Ciò riconobbi sin dal 1889 nella 
Sociologia Criminale dove scrissi : a Tinfluenza della ra^^a è quella 
a stessa della eredità fissata, rinvigorita ed allargata dalle condizioni 
a comuni di esistenza, dall' ambiente fisico e sociale, in conformità 
a degli insegnamenti di Waitz e di Ribot. » (2) 

Così intesa la funzione della eredità continuata e isolata e la ge- 



attrìbuivano l'evoluzione airazione dell'ambiente e quella dei neo-darvnia ni, che 
prendono Vet edita come una forza costante immodificabile, osserva, e bene: se le 
variazioni acquisto sono trasmesse ci dev'essere un principio sconosciuto neìVeredità; 
se esse non lo sono dev'esserci un fattore sconosciuto ntW evoluzione. La contrad- 
dizinne viene eliminata coU'azione combinata dell'eredità e delibazione modificatrice 
dell 'am.bi ente sociale. 

(i) L'azione degenerativa delle selezioni sociali è stata esposta, forse più com- 
piutamente che da altri, dal De Lapouge in Selections sociales, 

(2) Voi. 2." pag. 189. 11 Dottor Bosco (Xjli omicidi negli Stati Uniti pag. 16) 
è pervenuto alle stesse conclusioni qualificando come una illusione la perennità 
ed immutabilità del carattere storico. Il Demolins alla sua volta osserva : « in 
ultima analisi, ciò che determina la ra^^a, è l'insieme delle condizioni sociali ri- 
sultante dall'ambiente, dall' educazione , dal mestiere e dalle influenze sociali, ben 
più che V origine fisiologica^ in una parola, ben più che la nascitaj cioè la prove- 
nienza da un dato padre o da una data madre ». fComment la route ecc. Les routes 
du monde moderne pag. 35 1>^. 



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r 



DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI I5I 



nesì della illusione della ra^^^a^ si eliminano molte contradizioni e 
si spiega gran parte della storia (i). Scompare tutto il lato miste- 
rioso che circonda le r^^fc e non ci troviamo di fronte alle più 
flagranti contradizioni quando scorgiamo la stessa r(V(^a in con- 
dizioni diverse nei momenti differenti della sua vita o le ra^^e che 
si credono diverse presentare in un dato momento una fenome- 
logia se non identica, molto rassomigliante. Si parla di rassomiglianza 
e non d'identità assoluta nelle manifestazioni sociali di una mede- 
sima razza in momenti successivi o di differenti razze in uno o più 
momenti; Tidentità non si può riscontrare mai per la infinita varietà 
dei fattori che agiscono nelF amb.ente fisico e sociale e che varia- 
mente agiscono nel modificare i caratteri di una collettività umana 
e le cui conseguenze fissate in varia misura sono state trasmesse ai 
discendenti. « Il principio differenziale delle evoluzioni storiche e 
civili si trova sempre nella non rìiai esausta e sempre rinnovantesi 
varietà delle circostanze , in cui gli elementi costitutivi di ciascun 
corpo etnico son chiamati ad agire. » (De Michelis. pag. 163). 



CAPITOLO XX. 
1 fattori deirevolttxione sociale 

C) / fattori sociali, — L* educas^ione 

La trasmissione dei caratteri acquisiti nei discendenti, se lunga- 
mente continuata, fissa le qualità utili e le dannose. L'eredità è la 
forza conservatrice per eccellenza. Ma essa si trova in contrasto 
permanente coU'azione dei fattori sociali, che rappresentano le forze 
innovatrici, e sopra tutto coli' educazione. 

I fattori sociali sono numerosi e da per loro stessi in evoluzione 
permanente; tali: la condizione economica assoluta, la stabilità o 
mobilità della medesima, la diversa distribuzione della ricchezza, 
l'organizzazione della famiglia, le istituzioni politiche, le forme- 



(i) Una delle contradizioni dell' antroposociologia , che informa tutto il libro di 
Gumplowìez {Die RassenkampfJ venne rilevata da G. Sergi , che dimostrò, con- 
tro il sociologo tedesco, che le oràt della stessa raf f a si sono spesso combattute 
tra loro e viceversa sono vìssute in pace orde appartenenti a razze diverse, ft dati 
antropologici in Sociologia, Riv, italiana di sociologia. Febbraio 1898).. 



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152 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

della produzione , le professioni , il grado di coltura , la distribu- 
zione dell' istruzione, la naturale frequenza e intensità dei rapporti 
sociali ec. Tutti questi fattori sono tra loro in relazione intima e 
contìnua ed esercitano tra loro un'azione e reazione reciproca che fa 
sorgere sempre nuovi fattori che gli uni neutralizza, gli altri riacu- 
tizza e che aggruppa nei modi più svariati e tanto numerosi, che 
non è possibile darne neppure un elenco, anche incompleto. 

Nella impossibilità di studiare sommariamente l'azione dei prin- 
cipali fattori sociali è d'uopo fermarsi ad un solo, che è il prodotto 
di molti altri, che parecchi altri ne comprende e che li assomma: 
l'educazione. Per educazione bisogna intendere l'insieme dei mezzi 
coscientemente o incoscientemente adoperati nella famiglia, nella 
scuola , nel vasto ambiente sociale , che valgono a modificare — 
non importa se la modificazione sia buona o cattiva, utile o dan- 
nosa — i caratteri trasmessi dagli ascendenti. Dalla prevalenza della 
eredità o della educazione , dallo equilibrio di queste due forze 
genialmente esposto dal Guyau, risulterà la immobilità o la trasfor- 
mazione del mondo sociale in modo più o meno rapido, più o meno 
solido. Nella efficacia dell'educazione fisica, intellettuale e morale — 
che cresce sempre in ragione diretta delle cognizioni acquisite che 
sono a disposizione degli uomini ed in ragione inversa del numero 
delle generazioni, che si trasmisero immutati taluni caratteri, sta la 
grande forza che modifica e trasforma gli uomini, i popoli e le razze; 
educazione che nelle società umane, se cosciente e ben diretta, può 
né più ne meno esercitare l'azione che gli allevatori esercitano colla 
selezione artificiale. 

Può consentirsi col Ribot, che per limitare l'influenza dell'educa- 
zione osserva che essa sviluppa, ma non crea; che agisce special- 
mente sulle nature medie (i). 

Ma r enorme influenza sua precisamente viene dal fatto che essa 
agisce sulle nature medie che sono l' immensa maggioranza degli 
uomini. 

Riferendoci all'azione dell'educazione, credo opportuno ripeterlo, 
le si deve dare il senso più ampio e più complesso; si deve in essa 
comjprendere l'azione dei vari, degli innumerevoli fattori sociali, 
prendendola quasi come la loro esponente o la risultante più ele- 
vata e più efficace; e all'educazione si devono ricondurre l'imitazione, 
il contagio psichico, i contatti sociali innumerevoli e multiformi. 
In quanto all'educazione è da ricordare, pure, che essa è un pro- 



(i) L' Hérédite psychologique, Paris, F. Alcan. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAI ANNI I53 

dotto delle coadìzioni economiche, che reagisce alla sua volta sulle 
medesime, migliorandole o peggiorandole. Nell'educazione, infine, 
si deve tener sempre un conto particolare di quella puramente in- 
tellettuale, che se a torto da pedagoghi volgari si confonde con tutta 
l'educazione, con altrettanta esagerazione forse dello Spencer venne 
ridotta a meschine proporzioni. 

La parte spettante all'istruzione poi va distinta in quella elemen- 
tare delle masse e nell'altra superiore, la vera alta coltura, ch'è dei 
pochi. L'efficienza massima della coltura superiore — e lo vide Bu- 
ckle — si spiega per lo appunto dove trova il terreno adatto delle 
masse, sulle quali deve esercitare la sua azione. Perciò pensa il 
Ross che le jioche migliaia di tedeschi educati nelle Università e gì 
americani educati in Eidelberg ed a Gottinga hanno iniettato nelle 
vene americane più cultura tedesca che tutti i tedeschi, che son 
passati attraverso a Castle Garden. 

L'educazione, come la razza o come l'ambiente fisico, ha avuto i 
suoi fanatici esaltatori. Per Helvetius l'uomo è una tàbula rasa né 
più né meno come per von Ihering. Ma mentre per quest' ultimo 
sappiamo che ciò che diviene l'uomo lo diviene per l'azione dell'am- 
biente fisico, pel primo, invece, tutto si deve all'educazione. 

Questa formidabile azione plasmatrice dell'educazione come espo- 
nente dell'ambiente sociale, riprendendo l'idea di Goldwin e negando 
che il carattere umano sia innato e immutabile, venne genialmente 
sostenuta da Roberto Owen ed oggi da una schiera numerosa di pe- 
dagogisti, di psicologi e di sociologi (i). 

Di contrario avviso sono gli antropologi, che negano l'efficacia della 
educazione e tutto riconducono alla razza. Si sa ciò che pensa sulla 
educabili tà il De Lapouge; ma per vedere come il presupposto tec- 
nico può imporsi alle menti più larghe, mi piace riferire ciò che ne 
pensa il Sergi , ch'è pure un illustre psicologo e pedagogista. Egli 
analizzando i propositi da E. Desmolin esposti nel libro: A quoi 
tieni la supériorité des anglo^saxons annunc.a ai latini il fatale: la- 
sciate ogni speranza ed avverte : « GÌ' inglesi si danno quella scuola 
loro speciale perchè già hanno un pensiero pratico fin dall' origine 
della loro nazionalità; vivono in quella maniera speciale che li ca- 
ratterizza, perchè hanno disposizioni caratteristiche proprie della 
razza ; hanno quella forza che assorbe gli altri elementi che si fon- 



(i) R. Owen: Essays on the formation of character 18 15. Il Denis : Le socia- 
lisme et le causes economiqnes et sociales du crime, (Cìnquièmc Congrès d'Anthr. 
crimìnelle tenu à Amsterdam en 1901). 



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154 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

dono e spariscono in essa che li assimila col trasformarli. Qualunque 
sia r educazione che i Francesi possano ricevere, sia pur V inglese, 
non saranno mai come i loro vicini, non potranno mai eguagliarli. 
Date ai Tedeschi l'educazione inglese, miglioreranno, ma non saranno 
eguali agli Anglo-sassoni » (i). 

Altri, in apparenza più ragionevoli, ammettono la modificazione 
esteriore, della vernice, per così dire, ma ritengono immutabili quelli 
che Le Bon chiamò caratteri fondamentali e Ross differente specifiche. 

Questa immutabilità dei caratteri fondamentali il pedagogo Lentz 
volle desumerla dalla osservazione degli alunni delle scuole (Paeda- 
gogisches Archtif, 1895) e venne, naturalmente, ammessa da Woltmann 
che proclama immutabili i caratteri psicologici dei popoli, sottraen- 
doli all'azione dei mutamenti tecnici ed economici, cui assegnano 
tanta importanza i sostenitori del determinismo economico. (Op. cit, 
pag. 92 e 323). 

Ora è chiaro che se realmente fossero immutabili tali caratteri 
fondamentali^ che sono quelli che determinano e fanno la storia, 
questa avrebbe dovuto svolgersi sempre in un senso; cioè: il pri- 
mato, la superiorità o la inferiorità avrebbero dovuto essere lo ap- 
pannaggio di certe razze; T asce.isione e la decadenza, la civiltà e 
la barbarie non avrebbero dovuto subire che incalcolabili oscilla- 
zioni in grazia della immutabilità dei caratteri fondamentali^ che 
imprimono la direzione. E noi sappiamo che ciò non è stato mai 
e la storia tutta è la smentita più solenne di siffatte arbitrarie af- 
fermazioni. 

Lo stesso Le Bon con quella fatuità che lo distingue e che non 
avrebbe dovuto procurargli la fama di cui gode, ammettendo che le 
r^if^e storiche si sostituiscono alle ra^^e naturali, distrugge le sopra 
enunziate distinzioni (2). 

La mutazione avvenuta nei caratteri fondamentali dei popoli sto- 
rici è enorme ; se non la si riconosce, egli è, che ci lasciamo guidare 
da passioni e da pregiudizi e da inerzia mentale, che li sospinge a 




(i) Rivista italiana di sociologia Novembre 189S. Enrico Ferri, da logico cam- 
pione della scuola di antropologia criminale, riduce al minimum razione della educa- 
zione; ma dalla osservazione dei fatti è costretto a riconoscerne l'efficacia discor- 
rendo dei minorenni delinquenti inglesi. Le sue contraddizioni della 3.* Ed. della 
sua Sociologia Criminale, a pag. 445 e seg., fìirono rilevate da un valoroso gio- 
vane, il Dott. Angelo Abisso, nella sua tesi di laurea sull' Idea sociologica del de- 
litto. 

(2) Les lois psychologiques de revolution des peuples, Paris Alcan pag. 45. 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI I55 

ripetere come assiomi certi imparaticci della scuola. Si ripete, ad 
esempio^ che i francesi odierni siano rassomigliantissimi ai Galli di 
Cesare; e che i tedeschi siano la riproduzione dei Germani di Tacito. 
Ci sono, è vero, rassomiglianze; ma solamente in alcuni caratteri 
esteriori, poco efficienti sulla vita dei popoli. Eliseo Reclus ha di- 
mostrato per la massa la profonda differenza tra i Galli e i Fran- 
cesi del giorno d*oggi ; e chi esamina i costumi dei Germanici con- 
temporanei non potrà riconoscere che essi siano i discendenti dei 
Germanici di Tacito. Già la Germania di cinquantanni or sono non 
si rassomiglia più a quella d'oggi Dov'è più la passione per la fì- 
losolia in questa Germania tutta dedita alle industrie ed alla realtà 
della vita? Lo spirito tìlosofico è caduto cosi in basso nel pubblico 
che si è visto un Wundt scusarsi in una delle sue opere perchè 
alcune delle conclusioni cui era pervenuto rassomigliavano alle con- 
clusioni hegeliane, a Insomma la Germania era idealista ed è dive- 
nuta sempre più realista. Essa s* industrializza, si arricchisce, rivela 
al mondo un paese di commercianti e di militari e nello stesso 
tempo un paese di operai che si preparano a dar l'assalto alla bor- 
ghesia » (Fouìllée), 

Non mi è consentito qui riprodurre dalla Sociologia Criminale 
(Voi. 2° Gap. V.) le molte pagine consacrate alFInghiltena di altri 
tempi — non remotissimi — ; ma per dimostrare la profonda muta- 
zione avvenuta nei caratteri fondamentali degli inglesi e degli scoz- 
zesi — la rai^a superiore per antonomasia del giorno d'oggi — ri- 
corderò soltanto questi pochi tratti. Pearson dichiara che gl'inglesi 
dei tempi di Elisabetta rassomigliavano agli spagnuoli: pronti alle 
avventure, pigri, poco disposti alle industrie. Un altro storico degli 
inglesi del secolo XVIII scrive eh' erano grossolani in alto e in 
basso, spaventevolmente delinquenti nonostante una legislazione penale 
feroce. Ma c'è di peggio degli Scozzesi quasi contemporanei. Ecco la 
fotografìa che ne dà Russell Garnier, cui accennai nel Gap. XIV 
(pag. 99): « // furto era la regola degli Highlanders non solo nella 
a pianura vicina, ma anche tra i membri dello stesso Clan, Essi eser- 
« citavano l'esorbitante potere ex lege (the exorbitant lawless power) 
« coi propri compagni. Tra loro era sbandila ogni specie d' indu- 
« stria , e la pigrizia, la madre di ogni vizio e la sorgente della 
« dipendenza, era amata sopra tutte le cose. Come oggi in Irlanda, 

« prevalevano in Iscozia i delitti agrari Gli scozzesi erano astuti, 

(( pigrij vendicatori, rissosi^ sanguinari » (i). 

(i) Pearson: National life and character pag. 97; Novicow: L* avenir de la 



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156 HAZZE SUPERIORI E RAZ2E INFERIORI 

Oh quanto diversi gli Scozzesi di oggi da quelli dì ieril E se essi 
non sono più pigri, rissosi, vendicativi, sanguinari ci saranno ancora 
antropologi che oseranno sostenere che i caratteri fondamentali non 
mutano? 

Senza ricordare i pacifici Norvegiani di oggi che furono gli avven- 
turieri di ieri e gli Ungheresi che nulla hanno più di mongolico, va 
notato il profondo mutamento avvenuto nel carattere e nei senti- 
menti degli Svizzeri, di cui m'intrattenni già nella Sociologia Cri-' 
minale, la cui importanza somma risiede specialmente nel fatto che 
esso è un avvenimento storico, che si è svolto sotto i nostri occhi. Chi 
potrebbe oggi nei fieri difensori della libertà e nei nemici del militari- 
smo e delle guerre, che vivono nella Svizzera, riconoscere i discendenti 
dei feroci soldati mercenari di tutte le tirannie e di tutti i capitani 
di venture? Questo mutamento wqI carattere fondamentale è recente 
ed è saldo. Il 15 Maggio 1848 gli Svizzeri si battevano in Napoli 
contro i liberali e in difesa del Borbone. Nel 1859 gli stessi Svizzeri 
mercenari del Papa, presa Perugia, sfogarono il loro furore bellico, 
rinforzato da copiose libazioni che fecero nelle cantine, disserrate 
colla forza, trucidando molte persone, donne ed uomini inerini. E 
un mutamento in senso inverso, che rincalza il significato del pre- 
cedente, va ricordato pur qui. Bulgari e Rumeni corrotti, infiacchiti, 
asserviti dal dominio di Bisanzio prima e poscia da quello dei Mu- 
sulmani, per lunghi secoli vennero considerati come vili, incapaci 
di resistenza e di energia. Ma all'improvviso i Rumeni sotto Plewna 
salvano i Russi nella guerra del 1877-78 e i Bulgari sotto il Principe 
di Battemberg combattono valorosamente. 

La possibilità del mutamento si esplica non solo presso tutte le 
razze, ma è anche dimostrativa nel senso da me sostenuto anche 
quando il mutamento avviene in peggio e non in meglio. Se c'è 
degenerazione, se il carattere o i caratteri fondamentali intristiscono 
in seguito all'azione di fattori sociali malefici e di una cattiva edu- 
cazione, il concetto di ra^\a come lo intende T antropo-sociologia 
viene sostarizialmente^intaccatorM'immutabilìtà, la perennità del ca- 
rattere storico viene negata sia che una collettività progredisca e si 
elevi; sia che essa regredisca e si abbassi. Rimarrebbe intatto il fon- 
damento della dottrina delle ra^f^e solo nel caso in cui venisse di- 
mostrato che il mutamento sarebbe iljprodotto di una selezione eli- 
minatrice dei migliori o dei peggiori. 



race Cianche. (Paris Alcan) pag. 103; Russell Garnier: Annals of Bristish Pea- 
santry pag. 159. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI I 57 

Ciò che non può dimostrarsi nella storia di alcun popolo. 

Dissi che i mutamenti dei caratteri fondamentali si possono dimo- 
strare presso i popoli di tutte le razze; e senza insistere ulterior- 
mente sul polimorfismo ben noto degli Ebrei; senza ricordare la tra- 
sformazione operata dalla educazione sistematica dei gesuiti nel 
Paraguay; e riserbandomi di rammentare di volo quella che si va 
operando tra negri dell'America, oggi è opportuno ricordare qui la 
trasformazione rapidissima cui assistiamo di alcune branche della 
ra^^a gialla. 

Veramente meravigliosa quella che si verifica nel Giappone. Né 
si dica, che il Giappone non appartiene alla rojf^a gialla; né s' in • 
vochi la esistenza degli Ainos, morfologicamente degni di stare ac- 
canto agli uomini più belli della razza germanica. Proprio sono gli 
Ainos ì soli elementi che non si sono inciviliti e che si vanno estin- 
guendo, come acconnai nel Capitolo X, neir isola di Yezo; gl'inci- 
viliti e che mostrano la maggiore attitudine ad un ulteriore incivili- 
mento sono invece gli uomini che per i caratteri antropologici 
maggiormente si rassomigliano, se non si confondono addirittura 
colla massa di ra^^^a gialla della Cinal Gli Ainos, come i Maori del- 
TAustralasia, valgono a dimostrare, contro gli antropo-sociologi, che 
manca qualsiasi corrispondenza o parallelismo tra i caratteri anato- 
mici e quelli psìchici o morali 1 1 Maori che sopravvivono, poi, assu- 
mono la mentalità anglo-sassone meravigliosamente. 

Ciò che ci riserba la Cina non si può prevedere; ma si sa già che 
i Cinesi in condizioni opportune di ambiente sociale e di educazione 
si trasformano rapidamente e profondamente. 

Non possiamo studiare i Cinesi in Australia e negli Stati Uniti: 
vi sono circondati di diffidenza, di odio e di disprezzo ; vi sono per- 
cossi e perseguitati dalle leggi come dall'opinione pubblica. Chi vorrà 
dire che cotesto sia un ambiente adatto alla metamorfosi ? Guardia- 
moli invece in Singapore dove sono in 150,000 sopra una popo- 
lazione di 210,000 abitanti. Di essi testé ha scritto il Sigfried: 
« I Cinesi vi arrivano poveri e e vi divengono uomini di affari 
espertissimi ; straordinari quando gradatamente dal piccolo passano 
al grande commercio ; con tut a la loro iniziativa e con tutta la loro 
individualità essi comprendono profondamente la solidarietà. Le mille 
forme dell' associazione che le nostre società moderne hanno visto 
nascere o rinascere sono classiche a Singapore ed a Canton ; e gli 
Europei spesso l'apprendono a loro spese. Il sindacato fiorisce in 
mezzo agli operai cinesi ; e in Europa non si ha idea del rigore con 
gui essi organizzano il boicottaggio di un padrone o di un intra- 



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158 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

prenditore, cui hanno dichiarato la guerra (i). Le loro società segrete 
completano Topera dei sindacati. • 

« 1 Cinesi conoscono l'importanza economica, che hanno a Singa- 
pore; ma con saggezza fanno tutte le possibili concessioni e si oc- 
cidentali^^ano con buona volontà. Una razza nuova di Celesti, che 
parla inglese, sta per costituirsi, ed è talmente soddisfatta delle isti- 
tuzioni deir Inghilterra, che i suoi membri parlano della iniziativa 
inglese colia stessa ammirazione sapiente e dottrinale di Taine e 
dei suoi discepoli. Il Cinese classico è il Cinese commerciante di 
Canton o il Cinese amministrativo di Pekino. » 

« Ma c'è ora il tipo del Cinese di Singapore che bisogna conoscere 
per comprendere quali pieghe nascoste e quali latenti possibilità 
possiede questa razza , che vi dà oramai numerosi individui dalla 
elevata coltura e dalle attitudini politiche amministrative occidentali. » 

« La vita dei ricchi Cinesi di Singapore è certamente uno degli 
spettacoli più interessanti e più pittoreschi dell'estremo Oriente; se 
ne avrà un'idea andando alla passeggiata all'Esplanade o assistendo 
ad uno spettacolo del tout Singapore chinois des premiéres. Si ha la 
idea del tout Paris delle premiéres, 1 saloni accoppiano il lusso orien- 
tale a quello occidentale e gli eleganti vi hanno i vizi e le debolezze 
degli occidentali » (2). 

Mi sembra una vera follia quella degli antroposociologi che ne- 
gano Teffìcacia modificatrice dell'ambiente sociale e dell'educazione ; 
mi sembra del pari esagerazione pericolosa in senso inverso quella 
di coloro che molte cose confondono coll'educazione ; che della edu- 
cazione isolata o fragmentaria attendono ciò che essa non può dare; 
che deir educazione sperano vedere i risultati con rapidità che do- 
vrebbe avere del prodigioso, dimenticando sopra tutto la tenace resi- 
stenza della eredità lungamente durata; dimenticanza incredibile nei 
socialisti italiani, che si lusingano di mutare con un colpo di bac- 
chetta magica la mentalità e i sentimenti delle masse lavoratrici del 
mezzogiorno che per venti secoli furono educati alla servitù (3). 



(i) Mentre correggo le bozze di stampa di questa seconda edizione i giornali si 
occupano, meravigliandosene, del rigoroso boicottaggio iniziato dai Cinesi in molte 
loro città contro i prodotti nord americani per punire gli Stati Uniti delle inique 
leggi che vietano l' immigrazione dei figli del Celeste Impero. 

(2) La Cina colo.iiale, I cinesi di Singapore /^alla Revue des Revues 1° Ot- 
tobre 1903). 

(3) Credo che Jean Finot esageri Tinfluenza che l'educazione o meglio la cultura 
intellettuale esercita nello sviluppo dei caratteri antropologici ed accordi un valore 




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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNt 159 

Una parola, anzitutto, su quesf ultimo punto. UazionedelVambiente 
sociale e delTeducazione si urta in quella della e edita. 

Ora questa è tanto più tenace e tanto più resistenti i caratteri 
trasmessi, quanto più a lungo essi duiarono e per quanto più nu- 
merose le generazioni che l'ebbero trasmessi. L'inefficacia dell'edu- 
cazìone sarà tanto maggiore quanto più la sua azione fu saltuaria e 
isolata. Quando si potrà credere che essa sia riuscita a modificare il ca- 
rattere, se cesserà V infiuenza dei fattori deJla innovazione o pren- 
deranno il sopravvento altri fattori antagonistici, riapparirà facilmente 
il carattere antico e si avrà la reversione atavica. 

Perchè si abbia tutta la efiìcienza della educazione occorre eziandio 
che cooperino altre condizioni favorevoli o che almeno non ve ne 
siano di quelli poderosi , che agiscono in contro senso* Valga ciò, 
sopratutto, per le condizioni economiche, la cui cooperazione è in- 
dispensabile se vuoisi fare opera duratura. Si avverta, infine, che 
non si deve proclamare il fallimento dell'educazione quando non sì 
ottengono gli sperati risultati dalla scuola. L'istruzione, che viene 
impartita e diffusa più o meno largamente e intensamente è tutta 
altra cosa che l'educazione, anche quando pretende essere educativa 
per mezzo dei precetti e delle massime che verbalmente l'insegnante 
impartisce e inculca. Se questi rimangono campati in aria e non 
suffragati dagli atti, che sono i soli che suscitano e intensificano lo 
istinto e il bisogno dcirimitazione continuata, a nulla approdano e 
valgono al più a creare i sepolcri imbiancati. L'istruzione non può 
che agire come fermento sulla materia adatta a dare un determi- 
nato prodotto; non è che ano strumento valido tanto pel bene quanto 
pel male. La sua azione , se isolata , fallisce ne più ne meno come 
la religione più pura e più elevata se la si riduce alla ripetizione 
delle formule di un qualsiasi Catechismo, meccanicamente e svoglia- 



troppo assoluto allo sviluppo del cranio e del cervello come conseguenza della pri- 
ma, affermata da Broca e dai suoi discepoli e che ho già combattuta nel Cap, IV. 
E degno di menzione, però, e viene a contraddire sempre più la legge delVurba- 
nismo di Àmmon e De Lapouge, Tosservazione di Nystrom sugli svedesi : i più 
intelligenti e colti li trovò tra i brachicefali. fLe prejugé des races^d%, 1 14 e 127). 
Invece i fattori sociali, specialmente la miseria e il lavoro precoce, possono influire 
nella genesi dei caratteri antropologici degenerativi, come dimostrai nella Sociolo- 
gia Criminale (Voi. i^ Cap. V) ; genesi statisticamente dimostrata dal Niceforo 
{^Les classes pauvres. Recherches anthropologiques e/ sociales. Paris. Giard et 
Bri ere. 1905). Il Pinot, poi, mostra di non avere compreso afiatto le teorie di 
Lombroso e di Ferri se cita Omicidio del secondo in appoggio alle proprie vedute. 



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i6o 



RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



tamente biascicate. Ed è perciò che non mi occupo della religione 
come fattore della evoluzione sociale. 

A chiarire praticamente il sin qui detto; ed a mettere in evidenza 
il valore dell* educazione nel modificare i caratteri della razza , le 
ditHcoltà cui si va incontro nell'i ntrap render la, gli errori che si com- 
mettono quando si crede di educare mentre si fa opera vana , sono 
opportune alcune osservazioni fatte dal De Rousiers neir esaminare 
un libro interessante di Leopoldo de Saussure (i). 

Il De Rousiers dice che le abitudini assolute di ragionamento ret- 
tilineo dei francesi , la loro mentalità di logica astratta li condan- 
navano fatalmente ad intraprendere V assimilazione degli indigeni, 
nel quale compito dovevano fallire, per l'ostacolo insormontabile 
presentato dalla diversa mentalità delle razze indigene, che dovevano 
essere assimilate. Per mentalità di una razza deve intendersi il suo 
modo di concepire certi rapporti sociali': l'autorità, la libertà, la 
giustizia, l'ordine, la convenienza ecc. Questo insieme di credenze 
e dì convinzioni noi lo chiamiamo formazione sociale; con quest'altra 
dìtferenza: alla mentalità del De Saussure è annesso il carattere es- 
senziale di essere ereditario; il carattere principale della formazione 
è di essere dipendente dall'educazione è dall'ambiente. 

Ora perchè la mentalità delle razze cosidette inferiori costituisce 
un ostacolo insormontabile all' assimilazione colle razze superiori ? 
Questo ostacolo non dipende dall' ereditarietà la quale è modificabile 
e dà soltanto delle disposizioni che si devono sviluppare coli' educa- 
zione; ma perchè questa agisca occorre un ambiente omogeneo dove, 
dai vecchi ai fanciulli, passando per l'età intermedie, certe maniere 
di vedere o di agire siano ammesse senza discussione , dove una 
certa educazione sia stata data a molte generazioni consecutive; e 
siccome, raramente, queste condizioni si riscontrano riunite non si 
può riconoscere agevolmente ciò che viene dall'eredità coltivata dal- 
l'educazione o dall'educazione consolidata dall'eredità. 

Nelle colonie francesi volendosi procedere all'assimilazione delle 
razze conquistate si sono trascurate tali indicazioni e stoltamente sì 
è credute che si poteva raggiungere lo scopo togliendo vigore a tutte 
le istituzioni locali e tradizionali — talora migliori, e più adatte 
delle francesi — per sostituirle artificiosamente , di un colpo , colle 
istituzioni europee, generando conflitti ed inconvenienti di ogni 
genere, che dovevano necessariamente impedire l'assimilazione. Si 



(i) Psychologie de la colonisation francaise dans ses rapporta avtc les societés 
indigenes. Paris, F. Alcan, 1899. 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI l6l 

demoliva senza riedificare. Perciò, ha ragione de Saussure procla- 
mando che le istituzioni sole non hanno la potenza assimilatrice 
che molti in loro suppongono, e che è ingenuità credere airefficacia 
dell'applicazione assoluta e in ogni circostanza degli immortali prin- 
cipii detla rivoluzione. Ciò che occorre per riuscire è l'educazione, 
la quale può intendersi in senso stretto e in senso largo. La prima 
è quella che si fa in collegio; e si sbaglia di grosso quando si afferma 
che un giovane o una razza useiti dal collegio hanno fatto la loro 
educazione. Invece è ancora da farsi. 

L'educazione in senso largo comincia nella culla e finisce nella 
tomba; cessa colla vita; e si vive realmente sino a tanto che c'è 
desiderio di cultura intellettuale, di elevazione morale, e si ha l'abi- 
tudine del lavoro. La vita è una educazione che si persegue attra- 
verso a circostanze diverse: nella giovinezza per sviluppare armoni- 
camente le forze nascenti ; nella età matura per assicurarne l' uso 
migliore; nella vecchiaia per conservare ciò che resta di forze fìsiche 
al servizio di una volontà fortificata dalla pratica del bene, illumi- 
nata dall'esperienza. Tale educazione non è unicamente fatta su 
libri , dipende strettamente dall' ambiente in cui si svolge , e dalle 
condizioni, che offre tale ambiente per ciascuno di quelli che vivono. 
È differente nella stessa famiglia pel coltivatore, pel marinaio, pel 
commerciante, pel militare ecc. È differente pel celibatario e pel 
coniugato; pel padre di famiglia e per l'uomo senza figli; per colui 
che ha menato una vita dolce, e per chi è passato attraverso alle 
avversità ecc. 

Quando si vuol discorrere dell'azione dell'educazione bisogna co- 
noscere in quale senso la si prende. L'educazione ridotta al collegio 
fallisce, non assimila gli individui usciti da razze differenti e che 
vivono in ambienti diversi. Il D.r Gustavo Le Bon, ch'è vissuto lun- 
gamente nell'India, afferma che l'Inghilterra colle quattro università, 
che vi ha stabilito, coi collegi all'inglese, colle 127,000 scuole, coi 
tre milioni di scolari che le frequentano, non è riuscita coll'educa- 
zione ad assimilare menomamente gl'indigeni. Monier Williams che 
conosce gì' indiani , dice anzi , che quelli educati nei collegi inglesi 
sono molto inferiori moralmente agli altri. E ciò perchè l'educazione 
della scuola è impotente senza quella larga dell'ambiente. 

Un Parso, che occupa a Bombay una situazione importante, Be- 
ramji M. Malabri , nel suo curioso racconto del viaggio in Europa 
(The Indian Eye on English life. 11 punto dì vista indiano sulla vita 
inglese) dà le ragioni per cui fallisce l'educazione scolastica all'in- 
glese degli indiani. « Sorprende il fatto, — egli dice — che molti 

13 - COLAJAMin 






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162 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

giovani indiani ritornano dairinghilterra esaspef^tì e disgustati dopo 
avervi passato alcuni anni al collegio. La ragione n' è semplice. Lo 
studente indiano non può mischiarsi ai suoi compagni inglesi sopra 
un piede di eguaglianza. Egli vi è male preparate dalla sua ante- 
riore vita di famiglia. Per qualche tempo egli è protetto e guidato 
da qualche collega benevolo; ma questo finisce collo stancarsene, e 
rindiano finisce col trovarsi isolato; in molti casi finisce col far lega 
cogli clementi peggiori del collegio. Temo che sarà cosi per molto 
tempo sino a tanto che durerà la differenza tra la vita familiare 
delle due nazioni » (i). 

L'osservazione sui risultati ottenuti dagli inglesi nelFIndia si può 
estendere ai Negri ed a tutte le razze inferiori. Non è l'eredità 
mentale, che li rende disadatti alFassimilazione colle razze superiori 
ed al progresso; ma l'educazione semplicemente scolastica per mezzo 
della quale la si vuole ottenere: l'educazione staccata dall'azione 
dell'ambiente generale. 

Per i Negri si aggiunga che e' è un' altra ragione preponderante 
che neutralizza qualunque buona influenza della educazione scola- 
stica e marca la diversità dell'ambiente; ed è il colore della pelle. 
(Questo li isola e li ricaccia nel solo ambiente originario: nell'am- 
biente negro. 

L'educazione diviene veramente assimilatrice quando le circostanze 
permettono che individui di origine etnica differente, ma riuniti nello 
stesso luogo e sottoposti alle stesse influenze, si confondono in guisa 
da maritarsi facilmente tra loro (2). 

Si vedrà in appresso quale eflìcacia abbia l'educazione negli Stati 
Uniti secondo lo stesso De Rousiers, secondo il Mayo Smith ed altri 
in base a fatti e non ad ipotesi; qui si nota che se le nazioni cam- 
biano nel loro carattere — e questo cambiamento infirma la stabilità 
degli elementi distintivi etnici — come vuole il Bagehot, ciò avviene 
per opera dell'educazione intesa nel senso ampio. L' educazione, non 
circoscritta a quella verbale e non ridotta dlla sola istruzione; l'e- 
ducazione nello stesso senso, iniziata nella famiglia, continuata nella 
scuola, completata nello ambiente sociale ; l'educazione non neutra- 
lizzata dalle cattive condizioni economiche, continuata e non saltua- 



(i) Hobson {Imperialism) ha consacrato belle pagine a dimostrare perchè grin- 
titani non hanno potuto trarre benefìzio dalP istruzione e dall^educazione impartita 
dagli inglesi. 

(2) La meritai ite héreditaire et V Education d* après une publication recente. 
Nella Science Sociale del Demolins. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 163 

ria, graduale e non pretensiosa di rapide e raaicali trasformazioni, 
è la grande forza innovatrice, che ci fa assistere alle modificazioni 
profonde nel carattere degli individui e dei popoli e rappresenta il 
polo opposto alla forza dell'eredità. 

Quando i fattori più energici agiscono contemporaneamente e 
nello stesso senso, producono le grandi trasformazioni collettive dei 
caratteri psichici di una razza e di una nazione, di cui la storia ci 
conserva notizie precise e meravigliose. 

Quanto possa e quello che possa l'azione modificatrice della edu- 
cazione e dello ambiente sociale si apprese già da quello che è av- 
venuto nella formazione delle nazioni, prodotto essenzialmente sto- 
rico e che fuse in un solo sentimento e dette un unica coscienza 
nazionale agli elementi delle tre grandi razze europee in Francia, 
in Isvizzera, ecc.; e generò le più strane inversioni tra caratteri an- 
tropologici e sentimenti nazionali (i). 

Non si può seguire il metodo romanzesco di Wells delle cosidette 
anticipazioni sul futuro; perciò non si può con approssimazione suffi- 
ciente dire quali saranno i limiti e l'intensità degli effetti del pro- 
cesso che il Demolins opportunamente chiamò di sassoni^^a^fione e 
che negli Stati Uniti parrebbe doversi individuare in uno speciale 
processo modificato di americanis[!(as[ione. Nel passato, però, vi sono 
due memorabili processi di trasformazione collettiva: quello di elle- 
ni^^a^ione e Taltro di latini^f^fa^ione. Basterebbe quest'ultimo, descritto 
al vivo, per deplorarlo come una sventura, dal Balzagette ed eserci- 
tatosi sui Galli prima e sui Franchi dopo, cioè sugli elementi celtici 
e germanici , per comprendere quanto poderosa sia stata e possa 
essere 1' efficacia dell'educazione e dell'ambiente sociale. Il processo 
di latinizzazione fu talmente intenso da generare l'illusione assai 
diffusa della esistenza di una razz<^ che non è mai esistita: la 
razz<!^ latina. 

L'azione dei fattori della evoluzione sociale viene in ultimo acce- 
lerata dallo intervento di due altri elementi, che sino ad un certo 
punto ne sono il prodotto: la coscienza della propria superiorità e 
l'intervento dell'uomo di genio. Nella vita individuale e nella collet- 
tiva si comincia dall'istinto per passare alla ragione, dall'incoscienza 
alla coscienza. Individui e collettività se hanno già acquistata la 
coscienza della propria debolezza o della propria forza nel primo 



(i) Vidal-Lablache nota il processo di celii^:(apone , che ha fuso in un solo 
sentimento celti , sassoni e scandinavi in Irlanda. {Etats et nations ecc. pag. 312 
e 313. 



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164 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

caso soccomberanno facilmente di fronte a circostanze, che potranno 
invece stimolare l'energia nel secondo e condurre al trionfo. £ la 
coscienza della propria debolezza diventa precisamente un elemento 
del successo di chi ha la coscienza della propria forza nelle lotte 
collettive. Intimamente analizzata questa coscienza non lascia, talora, 
riscontrare elementi reali che la giustifichino; sicché essa si riduce 
airefficienza ieXYillusione e dell' autosuggestione — forze psicologiche 
meravigliose, che generano e spiegano il fanatismo, l'eroismo, i n^i- 
racoli degli individui e dei popoli. 

(( La razza più forte , dice Ross , sarà sempre quella che ha un 
sentimento forte della propria superiorità. Quando i popoli s'incon- 
trano e' è come una specie di silenziosa battaglia per determinare 
quale deve riuscire l' assimilatore. Il risultato di questa lotta non 
dipende interamente dalla relativa eccellenza delle sue civiltà, ma 
in parte dal grado di fiducia che ciascuno ha in se e nei propri 
ideali. I Greci sì assimilarono tutti i popoli attorno al mediterraneo, 
eccettuati gli Ebrei , in parte perchè i più umili emigranti greci 
disprezzarono i barbari e si considerarono come missionari presso 
i pagani ». 

Gli anglo-sassoni, soggiunge una scrittrice della stessa razza, do- 
minano perchè sono in assoluta armonia colle condizioni del loro 
ambiente ed hanno la cosciem^a di essere un gran popolo, predesti- 
nato alla superiorità; questa illusione li aiuta nel loro róle. Gli anglo- 
sassoni credendo nella loro forza morale sono ipocriti inconsci e 
divengono perciò facilmente ad un tempo missionari e commercianti. 
Intanto questa fede aiuta. Un francese dubita e perde; un anglo- 
sassone crede e vince (i) ». 

Questa forza dell' illusione o della coscienza della propria supe- 
riorità si capisce che si presenta nei popoli, i quali hanno raggiunto 
un elevato grado di sviluppo, la relativa superiorità. Essa, perciò, 
non la crea e n'è invece il prodotto. Ma appena nata reagisce alla 
sua volta sulle condizioni che la generarono ed intensifica ed acce- 
lera Tevoluzione progressiva, sino a tanto che non arriva al paros- 
sismo, scavando e lubrificando la via delia follia, che prepara la 
decadenza ed accelera le catastrofi. 

Questa coscienza della propria forza e della propria superiorità è 
posseduta oggi al massimo grado dagli anglo-sassoni. Si può misurarla 
dalla manifestazione schietta del suo uomo più rappresentativo del 
momento : Chamberlain il pensiero proprio e la coscienza della pro- 



(i) Alice Gorren: Anglo-Saxons and Other. David Nutt. Londra 1900. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 



165 



pria razza aveva fatto manifesta molte volte, ma specialmente con 
uno smisurato orgoglio in un discorso pronunziato a Londra Tu No- 
vembre 1895. Egli in tuono profetico, e quasi come una eco di Rudyard 
Kipling, tuonò : « Io credo in questa razza, la più grande delle ra^^e 
« governanti che il mando abbia mai conosciuto ; io credo in questa 
« razza anglo-sassone, fiera, tenace, risoluta, confidente in se stessa, 
« che nessun clima o nessun cambiamento potrebbe imbastardire e 
« che infallibilmente sarà la forza predominante della futura storia 
« e della civiltà universale... Ed io credo nell'avvenire di questo im- 
« pero, vasto come il mondo, di cui un inglese non saprebbe parlare 
« senza un fremito di entusiasmo ». 

La simpatia e la popolarità di cui gode nell'Impero britannico 
Chamberlain insegna che c'è armonia piena ed intera tra 1' uomo 
e il popolo sulla coscienza della propria forza e sulla grandezza del 
proprio avvenire ; coscienza vibrante e sufTusa di misticismo nel te- 
stamento di Cecil Rhodes. 

Ma nelle manifestazioni di questa coscienza , si comincia già ad 
arrivare alle proporzioni della vera megalomania, di cui anche ci 
sono segni evidenti nei discorsi e nelle allegorie dì Guglielmo 2° 
e si rispecchiano fedelmente nelle caricature che presentano John 
Bull o lo Zio Sam e meglio ancora quando la caricatura nord-ame- 
ricana ci rappresenta John Bull fattosi piccino e supplicante di- 
nanzi allo Zio Sam (i) — al Jastigium della grandezza. Ma questa 
illusione non è un carattere di razza; la possedettero tutte le na- 
zioni che raggiunsero un alto grado di forza e di potenza. E chi 
potrà dimenticare, lo che^ nous dei francesi, che oramai non si sente 
più dsuonare neppure nella bocca dei più volgari blagueurs^ì Ri- 
cordammo già l'orgoglio e la coscienza della propria superiorità dei 
greci e dei latini. 

E ehi avrebbe osato predire la decadenza al civis romanus, al con- 
cittadino di Augusto, che imperava davvero colla propria razza su 
tutto il mondo conosciuto? 

Della fede, della coscienza della propria forza che ebbe Roma se 
ne ha il documento classico nel Carmen saeculare di Orazio, in cui 
si affermava: 

Alme So/, curru nitido diem qui promis et celas aliusque et idem 
nasceris, possis nihil urbe Roma visere maius. 



(i) Tra le caricature del genere è caratteristica a fare intendere V esaltazione 
dei lankèes quella che raffigura Pierpont Morgan che vuol comprare il trono di 
Edoardo VII. 



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l66 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

E Virgilio néHC Eneide (Libro IV), con non minore orgoglio, Roma 
considerava destinata: 

Parcere suHectis et debellare superbos. 

Il linguaggio di Cbamberlain o di Roosevelt o di Guglielmo II, 
adunque, non è che una meno estetica imitazione di quello dei poeti 
latini, che s'inspiravano alla grandezza di Roma. 

Quale sia stata, quale potrà essere nel futuro la parte che ogni 
singolo fattore, o primitivo o secondario, ha esercitato o potrà eser- 
citare nella evoluzione progressiva dei popoli nessuno si arrischierà 
ad assegnare ; soltanto sì potrà — e con molta cautela — affermare 
che gli uni sono più importanti e più visibili — e le due qualità 
non si possono confondere, né prendere la seconda come indice 
della prima — ; gli altri lo sono meno. 

Tutti questi fattori combinati in varia guisa e in varie propor- 
zioni, pare che abbiano bisogno di una specie dì reagente, che li 
precipiti e ne faccia scaturire 1* evoluzione progressiva — o che al- 
meno raffretti : il fattore individuale, che si esplica nel genio. 

Sì protesti pure contro Emerson o contro Carlyle, che tutte le 
fasi della storia vorrebbero spiegare con la comparsa di un indivi- 
duo, di un uomo rappresentativo^ di un eroe\ si affermi pure che' il 
genio^ Veroe non sorge per generazione spontanea e che per nascere 
ha bisogno indispensabile di certe date condizioni; si aggiunga, infine, 
che il geniOy Veroe^ non è che il prodotto e il rappresentante dei suoi 
tempi — ma a nessuno potrà venire in mente di negare, per tenerci 
nel solo campo dell'evoluzione politica, che se fossero mancati Pe- 
ricle o Alessandro, Cesare o Carlo Magno, Lutero o Cromwell, Wa- 
shington o Napoleone I o Moltke, Mazzini o Garibaldi la storia dei 
popoli rispettivi, cui appartennero, non avrebbe preso un altro 
indirizzo. 

E chi potrà mai misurare le conseguenze, per lo sviluppo della 
economia sociale e della scienza, della mancanza di Colombo, di 
Galileo, di Arkwright, di Whatt, di Fulton, di Stephenson, di Volta e 
di Galvani, dì Morse, di Edison, di Marconi e di cento e di mille 
altri inventori geniali ? E sottolineo la parola inventori^ che deve re- 
stare nel suo genuino significato anche se della invenzione si vogliano 
dimostrare tutti ì più remoti ed elementari antecedenti precisa- 
mente col metodo evolutivo che in Democrito o in Lucrezio trova 
i precursori di Darwin come li trova a qualuneue altro uomo supe- 
riore che dette un colpo formidabile di cubito alla scienza ed alla 
umanità per farla progredire innanzi. 



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DOTT. NAPOLEONE GOLAJANNl 167 

Si esagerò in altri tempi riducendo tutta la storia alla narrazione 
delle gesta di pochi individui, degli eroi; ma non fu meno ingiusta 
la reazione che ad essi tutto negò — negazione che assunse preten- 
ziosa forma scientifica specialmente tra alcuni adepti del materia- 
lismo storico^ ma che ha trovato in Italia un elequente oppositore 
tra gli stessi seguaci del marxismo nel Salvenini e tra i Russi nel 
subbiettivisrao di LavroÉf bene riassunto ed esposto dal Rappoport. 

« Chi può negare a priori nell'equilibrio instabilissimo delle umane 
cose che la lentezza o la sollecitudine, il risultato negativo o posi- 
tivo di una deliberazione individuale di un generale, di un ministro 
di un re non possono avere conseguenze di capitale importanza? 
£ quel che si dice dei re, dei ministri, dei generali, vale per gli 
uomini di genio, che sono i re delle anime. L' opera individuale, 
quindi^ può essere talvolta il principio di tutta una evolw^ione sociale: 
e sarebbe impossibile riscostruir questa^ sen^a tener il dento conto di 
quella » (i). 

11 problema à^VCindividuo^ nella Storia cambia di carattere secondo 
che si prende in considerazione l'individuo eccezionalmente dotato 
o favorito da straordinarie qualità — l'indivìduo eroe o genio — o 
Tindividuo medio, l'atomo sociale. La parte degli individui eroi è 
diversa di quella degli innumerevoli Pietro e Paolo, che non sono 
pure da disprezzare. Quando Carlyle chiama la storia la biografia 
dei grandi uomini egli non prende in considerazione, che gli eroi. 
Lascia intatta la parte dell'uomo medio, la cui forza storica si ma- 
nifesta nelle azioni collettive, che agisce sul suo mezzo colla forza 
del numero. (Rappoport. pag. 152 a 157). 

Messa in sodo l'azione dei fattori individuali, del genio, nel pas- 
sato di un popolo o di una razza si ricerca ora se essa sarà altret- 
tanto indispensabile ed efficace e sopratutto se sarà circoscrìtta a 
benefizio di quel dato popolo e di quella data razza che lo genera. 

La funzione storica dei grandi condottieri di popoli oggi sembra 
essere in decremento continuo; al contrario la parte storica della 
coscienza e della critica razionale, incarnata nelle classe degli in- 
tellettuali, degli scienziati, degli artisti, degli operai colti e coscienti 
aumenta sempre più. 

Indubbiamente poi, le relazioni internazionali sono a tale punto 
oggi, che in quanto si riferisce alle scoperte d'indole o scientilìca 
o industriale il benefìzio oltrepassa rapidamente i contini nazionali, 



(i) G. Salvemini: La storia considerata come scienza. Rivista italiana di so- 
ciologia Gennaio, Febbraio 1902. 



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l68 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

si propaga, si dififonde più o meno rapidamente per forza d'interessi 
e per forza d'imitazione. La razza, la nazione, il popolo le cui con- 
dizioni medie sono più elevate, naturalmente saprà trarre maggiore 
profitto dalle scoperte di un genio di qualsiasi razza; ed a misura 
che si eleveranno le condizioni medie collettive non diminuirà in- 
versamente rinfluenza del genio: ma crescerà e si centuplicherà 
perchè nelle applicazioni gli interpreti, i modificatori, i cooperatori 
non saranno i pochi, ma le legioni. 

Terminando questa breve rassegna di alcuni fattori della evolu- 
zione progressiva dei popoli coU'accenno all'azione dei fattori indi- 
viduali e del genio si ha agio di constatare ancora una volta quanta 
parte ha Vimprevisto nella determinazione ascens.onale delle collet- 
tività, ricordando che nulla o ben poco sappiamo sulle condizioni 
da cui rampolla Vuomo di genio. 

Tutti i fattori dell'evoluzione progressiva, — compresi quelli fisici, 
che rappresentano le condizioni materiali che rendono possibile la 
funzione e l'evoluzione degli altri, non esclusi quelli antropologici, 
che riduco essenzialmente siìVeredità ed in un certo senso all'eroe, 
al genio — tutti i fattori, ripeto, agiscono e reagiscono continuata- 
mente tra loro e in guisa che quasi sempre ci sfugge il nesso cau- 
sale vero degli uni cogli altri. Nello stato attuale delle nostre co- 
noscenze queste reciproche azioni e reazioni sfuggendo a queU'wo- 
lamento che può veramente stabilire la determinazione esatta dei 
fenomeni — causa e dei fenomeni — effetto^ chiunque voglia rigorosa- 
mente in ogni caso affermare il rapporto causale determinato delle 
vicende storiche violerebbe quel canone della logica statistica, che 
si chiamò della contentahilità dal Messedaglia. Ma l'insieme di questi 
fattori, specialmente di quelli sociali sta in intima connessione, 
dagli attacchi innumerevoli, con un grande e complessivo fenomeno 
demografico sociale, ch'è quello dello sviluppo della popolazione. La 
pressione che esercita il numero degli abitanti su tutte le condizioni 
sociali, mutandone e perturbandone talora l'efficienza, è veramente 
straordinaria e dessa stessa agisce acuendo tutti i bisogni, mentre 
il numero dei bisogni stessi è un prodotto del grado di civiltà di 
un dato popolo; che può a seconda della intensità loro e della pos- 
sibilità di soddisfarli essere alla sua volta stimolo ad ulteriori pro- 
gressi ed anche fattore di regresso. 



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0OTT. NAPOLEONE COLAJANNI 169 

CAPITOLO XXI. 
1 fattori dell*evolttXione sociale In axlone 

(^Vene:(iay Gran Brettagna, Stati UnitiJ 

La rassegna, incompleti ssima, e Tesarne della importanza dei sin- 
goli fattori della evoluzione diei popoli fatta fragmentariamente, 
astrattamente , non riesce a dare un* idea approssimativa della loro 
azione reale. In tale ricerca meglio si riesce quanto si vuole stabilire 
la loro mancata azione nei singoli casi, anziché a dimostrarne l'azione 
positiva. 

La ricerca più utile è quella concreta, nella quale s*indaga la ri- 
sultante della simultanea azione dei medesimi fattori. Ma se la ri- 
cerca è utile, è altrettanto difficile poiché i fattori si accumulano, 
s'intrecciano, si aggrovigliano maledettamente tra loro ora neutra- 
lizzandosi a vicenda, ora intensificandosi in guisa tale che a qua- 
lunque diligeatissimo investigatore riesce quasi sempre impossibile 
afferrare l'estremo del filo di Arianna e poterlo seguire senza iner- 
ruzione. 

La grande difficoltà della ricerca per la evoluzione dei popoli, che 
figurano attualmente sulla scena del mondo, e dei quali per così dire 
abbiamo assistito alla nascita diviene impossibilità per quelli che 
sono storicamente tramontati. Chi oserà indicare quali fattori spe- 
ciali agirono da principio e permisero che gradatamente Atene e 
Roma assurgessero all'altezza, cui pervennero? Tutte le spiegazioni 
che si sono date del fenomeno non reggono alla critica; la posizione 
geografica, la razza ecc. si chiariscono assolutamente insufficienti a 
darne ragione. Si può tentare, semplicemente tentare, la ricerca per 
popoli a noi assai più vicini o che sono tramontati in un periodo 
storico che ci è noto commpletamente o che occupano ancora di sé 
la storia contemporanea. Tento la dimostrazione per Venezia, per 
l'Inghilterra, per gli Stati Uniti del Nord America. 

L° Venezia. — Gli storici e i filosofi della storia si erano occupati 
sempre di Venezia, delle cause della sua grandezza e della sua de- 
cadenza. 

L'articolo, già ricordato, di Cesare Lombroso: Perchè fu grande 
Venezia ? (Nuova antologia i*> gennaio 1898) rimise la quistione sul 
tappeto. Per luì Venezia fu grande per le sue condizioni fisico-geo- 



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170 



RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



grafiche; per la mistione etnica; perchè fu retta a libertà. I tre fat- 
tori sarebbero tra loro in intima relazione; altri secondarii ne avreb- 
bero favorito lo sviluppo e tutti riuniti avrebbero dato quel mera- 
viglioso prodotto storìeo, che fu Venezio. Vediamo ciò che c'è di 
vero nella spiegazione. 

a) I fattori fisico-geografici. Le lagune dalle quali era circon- 
data Venezia certamente contribuirono a perservarla da incursioni 
di barbari che potevano sopprimerla in germe od imprimerle un 
altro indirizzo. La posizione geografica consenti *il suo sviluppo, 
diremo così autoctono; e ciò che giovò airinghilterra potè anche 
giovare a Venezia. Le sue condizioni fisico-geografiche potranno nello 
avvenire — quod deus avertati — ridurla alle condizioni di Adria, di 
Aquileia, di Ravenna e con identico processo, come prevede Teo- 
baldo Fischer (i). 

Le condizioni fisico-geografiche — la divisione e il frazionamento 
dei canali — è molto ijx)tetico che le abbiano realmente giovato, 
come vorrebbe il Boterò, rendendo difficili le eongiure e la loro ese- 
cuzione, e, mantenendovi cosi la pace interna. 11 risultato eccellente 
invece dovrà essere attribuita agli ordinamenti politici e alle qualità 
dei veneziani. 

Così del pari la posizione geografica da sé sola non sarebbe ba- 
stata a farle trarre tutti i benefizi, che trasse dall'essere una specie 
di anello di congiunzione tra l'Oriente e l'Occidente civile. Trieste, 
che oggi attraverso l'Adriatico compie la stessa funzione, suscitando 
l'invidia e gli amari rimpianti sulla grandezza passata di Venezia, 
aveva allora la stessa posizione geografica che ha adesso e non se 
ne valse. Ma lo sviluppo iniziale , superiore a quello della città e 
delle ragioni limitrofe, avrà contribuito a metterla in condizioni di 
trarre il massimo giovamento dalla posizione geografica che la faceva 
intermediaria tra l'Orienta e l'Occidente. Questa prima circostanza 
che permise un rapido e notevole sviluppo di ricchezza e di cultura 
doveva necessariamente esercitare una influenza enorme nel crearle 
una condizione politica, intellettuale e sociale privilegiata. 

b) La mistione etnica. Immigrazioni di élites. Cesare Lombroso 
assegna una grande, decisiva importanza nella evoluzione di Venezia 
all'innesto etnico, alla mistione di diversi elementi etnici, che sarebbe 
il grande fattore del progresso di un paese. 

11 Mantegazza da antropologo ed etnologo eminente qual'è, esa- 



(i) La penisola italica, saggio di corografia scientifica. Traduzione italiana. 
Unione Tipografica editrice. Torino. 




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DOTT. NAPOLEONE GOLA JANNI I7I 

minando questa ipotesi adopera verso il Lombroso un linguaggio che 
se venisse da altri verrebbe qualificato come impertinente. Il Pro- 
fessore di Firenze, infatti, parla dell'audacia estrema del Lombroso 
neir accumulare sofismi ed artifizi per riuscire a paragoni divertenti 
e geniali , ma dinanzi ai quali « la filosofìa seria della storia deve 
a sorridere come dinanzi ai giuochi acrobatici, che della ginnastica 
non hanno altro che lo sforzo ». {Fanfullay 1899 n. 36). 

E infatti se la mistione e nica dovesse essere condizione, fattore 
precipuo di progresso, non vi, sarebbe popolo che non avrebbe do- 
vuto raggiungere l'altezza di Venezia; perchè la pure^^a della razza, 
come qui stesso , e prima nella Sociologia criminale , ho sostenuto, 
come il Mantegazza conferma, non è che uu mito. La mistura è la 
condizione generale ; la purezza — sempre molto relativa — è la ec- 
cezione. Ora contro V ipotesi lombrosiana ed in favore dell' antropo- 
sociologia di Ammon e di Lapouge, a Venezia avrebbe potuto esservi 
Veugenismo , cioè la minima commistione di elementi antropologici 
diversi ; poiché la posizione geografica preservò i suoi abitatori dalle 
incursioni barbariche e dai frequenti contatti con altri elementi. Ciò 
che aveva notato il Giannotti : « Venezia non avendo patito quelle 
« cose, che fanno rinnovare gli abitatori, conservò il sangue incor- 
« rotto dei primi abitatori , che dovettero essere nobili e ricchi e 
(( perchè i poveri e quelli che mancano di credito non avendo alcuna 
« facoltà di aiutarsi in modo alcuno , sono costretti a star fermi e 
ff ad aspettare quel bene e quel male che la fortuna reca d. 

Venezia che aveva ottenuto un certo sviluppo, intanto, subì una 
mistione benefica; ma fu sociale ed individualizzata e non ebbe il 
carattere antropologico che si vorrebbe scorgere nei primi elementi 
« A Venezia fissarono la definitiva dimora apportando ad essa il con- 
tributo della loro intelligenza e del loro lavoro, arricchendola di nuov 
e vigorosi elementi, coloro che sfuggivano alle persecuzioni politichej 
e religiose di altre nazioni. Per la maggiore libertà politica e reli- 
giosa che vi si godeva, vi ritrovarono sieuro asilo ribelli di ogni 
paese: nel 1328 i lucchesi fuggendo la tirannide di Castruccio v'im- 
piantarono l'arte della seta; i profughi protestanti — valdesi, ugo- 
notti — v' istituirono le migliori tipografie ; gli ebrei ingiustamente 
perseguitati altrove vi trovarono piena libertà di attirare il loro com- 
mercio ; gli operai migliori vi accorrevano da molte parti — come 
oggi negli Stati Uniti — perchè erano sicuri di trovarvi lavoro e re- 
lativo benessere ; infine letterati ed artisti non potevano che essere 
attratti da quella che consideravasi come l'Atene d' Italia. A Venezia 
dunque, e' era una élite primitiva, che fu rinforzata da un'altra sva- 



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172 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

riatissima élite 9 (i); colla mistione di elementi superiori, si capisce 
che i prodotti dovettero essere eccellenti. E quello che possa il tra- 
sporto e r innesto di un elemento di civiltà e di vita economica si 
apprese dalle conseguenze dell'Editto di Nantes che trasportò altrove 
i migliori elementi della Francia. 

e) Lotta e selezione progressiva. Intanto una selezione e' era stata 
per i primi abitatori di Venezia: ivi si erano rifugiati 1 migliori ele- 
menti delle popolazioni circostanti per iscampare dalle devastatrici 
incursioni barbariche. Le lotte che questi primi abitatori dovettero 
sostenere colle popolazioni barbare — germanici, pirati illirici ecc.— 
per mantenere la loro indipendenza non poterono che sviluppare la 
loro energia e le loro buone qualità ; queste trasmesse e fissate dal- 
l' eredità e mantenute abbastanza pure dalle condizioni geografiche 
produssero il tipo storico di Venezia in conformità di ciò che pre- 
cedentemente si osservò sul risultati della azione combinata del fat- 
tore geografico e della eredità brillantemente messi in luce dal Mat- 
teuzzi , come fu ricordato. La lotta selettiva contro gli uomini nei 
suoi effetti benefici venne rinforzatata da quella contro la natura in 
conformità della ipotesi del Metchnikoff: i veneziani, come gli olan- 
desi, infatti, dovettero lottare continuamente contro i fiumi e contro 
il mare. I fattori fisici agirono a Venezia nella formazione del ca- 
rattere come Demolins ha dimostrato che agirono nella Scandinavia. 
La ra\\a non vi ebbe parte. 

d) Ordinamento politico. Militarismo, Un punto d' importanza 
capitale in questa occasione è staio discusso tra Lombroso e Mol- 
menti : l'ordinamento di Venezia fu democratico o aristocratico ? 

Nella risposta data dall'uno e dall'altro si è vista rispecchiata la 
rispetfiva tendenza politica ; perciò si è detto che Lombroso demo- 
cratico ha visto la causa della grandezza di Venezia nella libertà, 
mentre Molmenti conservatore l' ha rinvenuta nella prevalenza del- 
l' aristocrazia. 

È difficile in quest i questione la obbiettività che tanto si racco- 
manda poiché è quasi impossibile che i sentimenti propri e le con- 
vinzioni non si ripercuotano nei giudizi sulle istituzioni e sugli 
avvenimenti politici. Ad ogni modo, mi sforzerò per quanto potrò 
di essere imparziale. 

Anzitutto una distinzione tra l'elemento formale o nominale di 
una istituzione e la sostanza della medesima. Ci sono delle repubbli- 
che nell'America latina nelle quali le libertà individuale non ven- 



(1) Cosentini: Perchè fu grande Veneìia? -^ Scienza sociale. Marzo 1901. 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 173 

gono menomamente rispettate o sempre infinitamente meno che nella 
monarchica Inghilterra : gli ordinamenti scritti potranno essere de- 
mocratici, ed anche demagogici, ma in realtà vi prevale la volontà 
di un solo, che sarà despota pur facendosi chiamare Presidente di 
repubblica. In breve: dovunque la coercizione materiale può im- 
punemente contraddire, menomare, annientare la volontà collettiva 
ivi manca la libertà, ivi manca la democrazia come forza operante 

— checché possano dire gli articoli di una Costituzione scritta. E 
questo caso si verifica dovunque v' è una forza armata permanente 
e preponderante asservita al Capo del potere esecutivo. 

Il contrasto tra la realtà e l'apparenza, tra una Costituzione scritta 
ed una forza armata venne sintetizzato da Ferdinando Lassalle in 
uno dei suoi più brillanti discorsi con un paragone che io ho avuto 
più volte occasione di ricordare. Egli parlando a Berlino nel pe- 
riodo elettorale del 1862 suìV Essenza di una costitu!(ione disse: « Se 
t voi avete nel vostro giardino un pomo e vi attaccate una tabella 
t nella quale scrivete : è un fico , credete con ciò che V albero sia 
«divenuto realmente un fico? No. L'albero continierà ad essere ciò 
« che esso era ; e Tanno venturo produrrà dei pomi e non dei Jichi. 
t Avviene lo stesso di una costituzione. Ciò che si trova scritto sul 
« foglio di carta è affatto indifferente , se e' è contraddizione collo 
« stato reale delle cose, coi rapporti materiali dei poteri ». La co- 
stituzione liberale colla coesistenza di un esercito permanente nu- 
meroso rassomiglia all'albero di pomo^ che il capriccio o la malizia 

— e in politica si tratta sempre di malizia — del giardiniere ha vo- 
luto gabellare per fico. 

Perciò anche dove la costituzione scritta è poco liberale o manca 
del tutto se non e' è la coercizione materiale su i cittadini eserci- 
tata coU'esercito permanente e numeroso non si dirà che quello sia 
un regime sostanzialmente dispotico, anche quando il capo dello 
Stato commette degli atti, che ora ci ripugnano, ma che possono es- 
sere stati tollerati e approvati dalla massa dei eittadini : perciò l' In- 
ghilterra fu considerata come una nazione libera anche prima della 
Petizione dei diritti^ e dtlV Atto di assestamento che fecero fare dei 
passi notevoli alla Costituzione scritta in senso democratico. Nella 
sostanza in Inghilterra l'equilibrio dei poteri, l'armonia tra ììfiitio 
e l'articolo scritto^ si era ottenuto con due rivoluzioni seguite: una 
dalla decapitazione di un re e l'altra dalla cacciata in esilio del suc- 
cessore — , nelle quali era stato fiaccato il tentativo di sovrapporre la 
forza armata alla nazione. Nell'Italia odiefna invece^ checche possa 
dire in senso liberale — e dice poco I — la costituzione scritìFa oc^ 



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'T^^c^^'? 



174 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

troyée da Carlo Alberto, l'ultima parola venne tempre detta dalFe- 
sercito: nel 1862, nel 1869-70, nel 1893-94, nel 1898. 

Ma a Venezia ? Venezia fu realmente retta a libertà perchè la vo- 
lontà dei governanti non si sovrapponeva a quella dei governati 
colla forza armata. Poteva sembrare tirannico il potere del Consi- 
glio dei Dieci ; ma oltre che esso era un freno potente contro la pre- 
potenza del Capo della Repubblica, che riusci sempre la più perico- 
losa, alle pubbliche libertà, non rappresentava un mezzo coercitivo 
contro il popolo, perchè non aveva nelle sue mani Tarma omicida: 
Tesercito permanente e quello insieme d' istituzioni e sentimenti, 
che costituisce il militarismo. 

E in ciò Venezia, si rassomiglia meravigliosamente all'Inghilterra, 
benché siano diverse le due razze che le popolarono ed agirono sotto 
climi diversi. 

A Venezia invece dell' esercito permanente , inveee del milita- 
rismo, e' era ben altro : « a Venezia poveri e ricchi, giovanni e ma- 
oc turi, in città, nei presidii, sulle galere, tutti erano balestrieri e 
a formavano a cosi dire, la nazione armata ». ecco una grande con- 
statazione, eh' è un grande insegnamento, e che viene fatta da un 
conservatore: dallo stesso Molmenti (i). Un altro elemento sostan- 
ziale che vale a modificare la costituzione nominale o formale a Ve- 
nezia si riscontra nella mancanza di centralizzazione nell'ordinamento 
e nella funzione dello Stato ; e in ciò, come nella mancanza di mi- 
litarismo , Venezia si rassomiglia all' Inghilterra e riprova sempre 
più e meglio che certe caiÀse danno gli stessi effetti con tutte le 
razze e sotto tutti i climi ! 

Per tali condizioni di fatto, che rappresentano i rapporti reali di 
Lassalle, i cittadini di Venezia erano e si sentivano liberi. Tale sen- 
timento caratteristicamente venne espresso da un grande artista : 
a Jacopo Sansovino invitato dal Duca Cosimo de' Medici, dal Duca 
Ercole e da Paolo III a consacrare a Firenze , a Ferrara e a Roma 
il suo doppio genio di scultore ed architetto, rispose che avendo la 
fortuna di vivere in una repubblica sarebbe per lui una pazzia an- 
dare a vivere sotto un principe assoluto ». 

Ma se l'assenza di militarismo e di centralizzazione a Venezia as- 
sicuravano un regime vero, sostanziale di libertà, con tutti quei be- 



(i) Il Molmenti nella sua Storia di Venezia nella vita privata ammette che la 
chiamata di tutto il popolo air elezione del Capo dello Stato ricordava i Comizi 
romani dell'antica repubblica* e insieme l'assemblea degli uommi liberi tra i lon- 
gobardi. Ma era questa aristocrazia? 



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zy*-'-,' 



DOtT. KAPOt£OK£ COLAJANNI I75 

nefici effetti che altrove sì riscontrano, rfsorge la quistione delle 
cause sotto questa forma : perchè nella città delle Laguue non pre- 
valsero il militarismo e la centralizzazione? 

Qualcuno non tenendo conto dei successivi momenti storici con 
Andrea Mocenigo e col Boterò afferma che a Venezia si ebbe avver- 
sione per la guerra e per gli ordinamenti militari perchè si ricono- 
sceva che dalla pace venivano maggiori benefizi. « La pace assicura 
« le s'rrade, agevola la navigazione, favorisce i negozi, fa fiorire Ta- 
« gricoltura, cresce la popolazione ». E il ragionamento di Mocenigo 
che sconsiglia la guerra a Firenze pel danno che ne veniva agli scambi 
reciproci viene a ribadire siffatti ragionamenti. I quali sono spiega- 
zioni posteriori , in un periodo innoltrato di coltura politica o in- 
tellettuale e di benessere economico, di un fatto preesistente: la 
mancanza di spirito militaresco, eh' è fatto inconscio, quale lo con- 
statiamo a Venezia nei primordi. Il fatto primordiale colla maggiore 
probabilità potè essere derivato dalla mancanza dell' intervento stra- 
niero nella vita interiore della repubblica, che potè essere favorita, 
come in Inghilterra, dalla posizione geografica — dal fattore fisico — 
da un lato ; e dall' altro dalle condizioni di eguaglianza politica tra 
i cittadini, che furono sempre militi a difesa dello Stato e della cosa 
pubblica, col sistema della nazione armata, e non soldati a disposi- 
zione dì un capo. E la condizione e i risultati di Venezia trovano 
riscontro eloquente nella storia della Svizzera. E degli effetti dell'u- 
guaglianza delle condizioni tra i cittadini, si hanno testimonianze 
indiscutibili. 

Dopo queste considerazioni sulla sostanza dell'ordinamento poli- 
lieo di Venezia, mi sembra che abbiano scarsissima importanza le 
disquisizioni sulla forma della Costituzione. Comunque, essa fu pri- 
mitivamente essenzialmente democratica, come dimostrarono Fran- 
cesco Ruggieri e Gabriele Rosa. Ma il carattere democratico non va 
desunto dai freni e dai controlli, cui era soggetta la suprema auto- 
rità, il Doge; poiché è ben noto che le aristocrazie sono sospettose 
e dovunque cercano impedire che un loro pari prevalga sugli altri. 
D'onde la parte liberale rappresentata per secoli dalla nobiltà in 
Inghilterra e per qualche tempo in Ispagna. Invece l'ordinamento 
veneto si considererà democratico pel numero grande di coloro che 
avevano i diritti e il potere politico; e per l'assenza di una vera 
classe privilegiata; ed anche per la partecipazione diretta del popolo 
nella scelta del Doge e in tutti gli atti importanti del governo. La 
impronta democratica infine, non fu esclusiva di Venezia, ma della 
maggior parte dell'Italia centrale e settentrionale e di quella parte 



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-T^M 



176 RAZZE StlPEmORI E RAZZE INFERIORI 

dì Europa che usci prima delle altre dalla notte del Medio Evo (Co- 
muni fiamminght, del mezzogiorno della Francia ecc.). A Venezia 
le condizioni particolari, che sono state esposte, poi, aiutarono ad 
assicurarne e la durata e la ulteriore evoluzione; a Venezia me- 
glio che altrove, per le ragioni sopra esposte, si poterono svolgere 
gli elementi trasmessi dalla civiltà ellenico-latina. 

Quando a Venezia avviene un mutamento in senso aristocratico 
colla Serrata dei Maggior Consiglio comincia la decadenza. E que- 
sto non è il momento storico, che ci spinge a chiedere ed a stu- 
diare : perchè Venezia fu grande? 

e) Intervenzionismo. Di parecchi altri fenomeni secondari non 
occorre occuparsi ; alcuni del resto, non rappresentano fattori della 
evoluzione progressiva di Venezia, ma ne furono le conseguenze. 
Altri erano comuni a quasi tutta Tltalia: ad esempio la cultura el- 
lenico-latina non mai tramontata completamente nella penisola, per- 
servò Venezia dal movimento morboso, dalla follia delle Crociate; e 
la sua posizione geografica e lo sviluppo raggiunto la misero in grado 
di trarre il maggior profitto economico e politico che dal medesimo 
movimento potevasi ottenere. Del pari la politica estera di pace, il 
grande benessere economico assicurato al maggior numero e per pa- 
recchi secoli furono la conseguenza dei fattori precedenti. Col be- 
nessere e colla pace sta in relazione lo sviluppo intellettuale, che si 
tradusse in sapienza civile pratica e legislativa e in quella politica 
ecclesiastica, che è argomento ancora di grande ammirazione (i). 

E si potrebbe tacere di un ultimo carattere, in intima correlazione 
con i precedenti, della repubblica veneta, il suo attivo intervenzio- 
nismo nella vita economica della collettività ; e se ne tacerebbe an- 
che perchè esso non fu esclusivo di Venezia, ma di tutti i Comuni 
dì quel periodo storico, se non occorresse smentire un contrasto che 
si volle stabilire tra Venezia e T Inghilterra. 

Non e è contrasto. L' intervenzionismo sociale fu sempre poderoso 
al di là delia Manica e servi ad assicurare le condizioni di evolu- 
zione progressiva della nazione. Chi trova una differenza tra Vene- 
zia e r Inghilterra in tale dato confonde i periodi storici e raffigura 
r Inghilterra di oggi con quella di ieri e prende una parte pel tutto, 
confondendo il liberismo doganale del 1846-60 colFassenza d'inter- 
venzionismo. E in Inghilterra, in questa classica terra delFiiidividua- 



(i) Manin. (Della Giurisprudenza Veneta) osservò che non si può avere una 
idea esatta e completa della legislazione veneta da chi solo nelle leggi scritte la 

studia. 



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(i) tìistoire de la littérature anglaise. Tome i .«i^ Introduction. 
(2) Essai (t une psychologie politique du peuple anglais au .XIX 5iVc/e, Paris. 
1901. A G>lin Ed. ._ 

I3-G>LAJANNI 



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rrf^ '.-,.'•>; 



DOTt. KA^OLEÒNE COLAJAKNl 177 

lismo maachesteriano, che 1* intervento dello Stato è stato attivissimo 
ogni volta che se n' jè riconosciuto il bisogno : aella legislazione 
delle fabbriche, nella igiene pubblica, nell'istruzione ed educazio- 
ne ecc. E r intervenzionismo sapiente , continuato, sistematico servì 
di correttivo ad altre deficienze , mantenne la prosperità e la pace 
interna prima a Venezia ed. ora in Inghilterra. 

2,,° Gran Brettagna. La grandezza di Venezia è tramontata. È al- 
l'apogeo queliti dell'Inghilterra. È tale eh' è servita a ribadire ììpre^ J% 
giudizio della ra^^a. Quello eh* esso valga si esaminò ; ma a dimo- ' /il 
strare meglio le conclusioni dell'esame bisogna indagare se l'evolu- 
zione progressiva sua presenti qualche cosa di tipicamente diverso 
da ciò che avvenne altrove ; se agirono gli stessi fattori che si vi- 
dero in azione a Venezia, 

a) Fasori fisico geografici. In Inghilterra, come a Venezia la po- 
sizione geografica rappresentò una parte preponderante nella prima 
evoluzione. Taii^e fu tra i primi ad assegnargliela in unione colla 
razza (i). Ma questa azione dei fattori fisici non ha nulla di miste- 
rioso : primitivamente si riduce a quella della sua natura insulare ; 
ed esagerò il Boutmy che nelle condizioni del clima scorse la causa 
per cui r inglese è costretto continuamente allo, sforzo, all^ boxe^ allo 
sportj per quanto siano brillanti le sue osserviizioni sulle differenze 
di azione del clima inglese con quelle di altri paesi che pur. ad esso >» 

si rassomigliano. Basterebbe rifiettere a ciò che già si rilevò sulla 
educa!{ione fisica della Greqia, di Roma e dell'Italia del Rinascimento 
sotto climi diversi dall'inglese, per convincersi quanto poca sia la 
consistenza del rapporto t^a clima, sforzo, sport Cadopo .quiQdi le 
considerazioni dello stesso autore sul . rapporto tra il cliipa e le 
qualità morale dell'iniziativa, dell'attività, della previdenza, del Self 
control (2) — qualità che in altri momenti sojip state possedute in 
girado eminente da popoli vissuti sotto altro clima. 

Ben altra e indiscussa fu l'influenza della posizione inculare. Buckle 
esagerò l'influenza della insularità assegnandole la genesi dello s^pi- 
rito di colonizzazione e di conquista. E Roma? e Carlo V? e .Na- 
poleone? Ma vide giusto segnando le differenze nello sviluppo delle 
istituzioni militari, da cui fu preservata l'Inghilterra e che furono 
una necessità difensiva ed offensiva per la Frància e la Germania. 

La vantaggiosa posizione geografica del resto come aveva giovato 



wj.' 



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t^^ kAZZte SUPERIORI fe RASQCE INFERIORI 

a Venezia e giova airinghilterra preservò dalle invasioni e dalla 
soggezione allo straniero il Giappone, sempre al di fuori deirinfluenza 
etnica. 

Il Cunningham esplicitamente assegna alla sua posizione insulare 
e ad altre condizioni fìsiche ed airabilità amministrativa dei suoi 
re se Tlnghilterra potè raggiungere Tunità nazionale assai di buon'ora. 
Alla stessa circostanza attribuisce lo sviluppo precoce sin dal secolo XV 
di quelle istituzioni politiche nazionali, che la misero in condizioni 
di trarre il maggiore giovamento dagli avvenimenti (i). 

Pur accettando la discutibilissima abilità amministrativa dei suoi 
re è innegabile che la posizione insulare la sottrasse alle sangui- 
nose controversie delle monarchie europee continentali, alle quali 
prese parte talora, ma in guisa che i suoi ordinamenti interni e la 
sua evoluzione politica non ne furono intaccate La sua posizione 
insulare la preservò dalie invasioni degli eserciti stranieri, appena 
raggiunta la sua composizione storica; ciò che da un lato non per- 
mise lo sviluppo del mlitarismo e dair altro lasciò imperturbata la 
sua evoluzione politica. 

« Dopo il periodo brillante e geniale della rinascenza, I* Europa 
fu sottomessa alla tirantiia della forza politica e militare. Ulnghil- 
terra fu il solo lembo di terra che sfuggi alla sorte comune. La 
felice eccezione non fu dovuta ad' una maggiore laboriosità, ad tin 
più profondo senso pratico, ad un più energico spirito di libertà 
della razza anglo-sassotie. Le cause della precocità inglese nella ci- 
viltà moderna sono state storiche. Principale forse fra queste è stata 
la natura insulare che la protesse contro le forze cieche e brutali 
scatenate sul continente. Il militarismo che sul continente schiacciò 
i primi germi delFindustralismo e della democrazia, fu «spesso mr- 
litarismo estero.... L*lnghilterra sola era al sicuro da queste influenze 
violenti e capricciose. Anche in essa vi furono levate di scudi del 
militarismo e tentativi di tirannide; ma questi conflitti si svolsero 
fra le sole forze interne della società. Il mare la salvò dalle inva- 
sioni straniere, flagello dell'Europa continentale, come aveva salvato 



(i) An essay on western civilisti tion in its economie aspects citato da Ferraris 
F. S. nella Riforma sociale del 15 Agosto 1902. Questa influenza'^delle condizioni 
fisico-geografiche, e non della ra\\ay esplicitamente riconobbe il Robertson; e poscia 
Vidal Lablache [op. cit,) Bry (Histoire industrielle et economique de VAngleterre, 
Paris. La rose. 1901), Bl ndel. (La politique protectionniste en Angleterre. Paris. 
Lecoffre. 1904] ed i migliori scrittori inglesi e stranieri, che si sono occupati delle 
cause del suo sviluppo. 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 179 

Venezia dalle scorrerie barbariche, flagello dell'età di mezzo.... E la 
posizione insulare rese inane il tentativo d'invasione di Napoleone I 
che se fosse riuscito avrebbe mutato il corso della storia 0. (Malagodi). 
..Non è la moralità della ra!(!j[ay che mise le Isole britanniche al 
sicuro dal timore di ogni seria invasione e la dispensò dalFobbligo 
dei grandi eserciti ; ma la cintura di argento che le fa il mare. 
(Fouiilèe). 

a Queste posizione insulare Tha messa in grado di approfittare di 
tutte le complicazioni continentali, in cui furono coinvolte le na- 
zioni civili. Così le tre date che segnano le successive riduzioni 
dell'impero coloniale della Francia, 171 3, 1763, 1814, sono date scritte 
a lettere d'oro negli annali coloniali britannici. » (Reich pag. 74). 

Ma. la configurazione geografica, che preservò l'Inghilterra dalla 
perniciosa influenza delle guerre, del militarismo e del dispotismo 
del continente europeo, non potè salvare l'Irlanda dalla tirannide 
inglese. Le due isole erano troppo vicine, perchè all'una delle due 
non. venisse il desiderio di dominare sull'altra; e la loro forza era 
troppo diversa perchè l'Irlanda, come la Scozia, non rimanesse vinta 
e soggiogata dall'Inghilterra e non ne venisse mutata la storia (i). 

Come possa mutare il corso della storia di un popolo, oltre ciò 
che si dirà sulle vicende dell'Italia del Rinascimento, si può appren- 
dere dall'influenza esercitata dall'intervento delle monarchie europee 
nella Francia del 1789; della Francia della Restaurazione in Ispagna; 
dell'Austria e della Francia più volte in Italia nel secolo scorso; 
della Russia in Ungheria nel 1849. E ciò oltre lo sviluppo delle isti- 
tuzioni militari, reso necessario da un vicino intraprendente e poco 
scrupoloso, . e lo stato di animo che crea. 

Questa posizione geografica che ha influito decisamente sulla evo- 
luzione politica dell'Inghilterra ha anche agito nel favorire l'accu- 
mulo e l'incremento della ricchezza. Essa fu causa poderosa del più 
precoce e maggiore sfruttamento della scoperta dell'America. Le 
qualità del suo sotto-suolo, infine, che racchiude in abbondanza 
carbon fossile, ferro ed altri metalli, posteriormente contribuirono 



(i) Dal y al IX secolo in Irlanda fiorì una civiltà relativamente brillante e di 
gran lunga superiore a quella della vicina Inghilterra. Nell'accademia di Armagh 
più di 7000 studenti accorrevano da tutte le parti vicine, e dalla medesima usci- 
rono gli uomini più illuminati di quei tempi, gli Alfredi, i Beda, gli Alcuini. La 
spaventevole violenza e disonestà degli inglesi, non la differenìa della ra^^df di- 
strusse la prosperità e la civiltà dell'Irlanda e la fecero retrocedere. {Vidal La 
Blache. Op-cit, pag. 306 e 507). 



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tSo RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

in una ad alcune scoperte che si devono al genio, al fattore indi- 
viduale, ed alle condizioni politiche — ai maggiore sviluppo deirin- 
dustrialismo ed al suo primato industriale e commerciale. « Si è 
calcolato che il re ndin^pnto delle sole miniere di carbon fossile, con- 
vertito in lavoro umano, si esprime colia stessa cifra che la produ- 
zione di una popolazione che copre uno spazio di i8 milioni di 
ettari 1 » {Boutmy) Il carbone^ notava Sir M. E. Hicks Beach Cancel- 
liere dello Scacchiere, il i8 Aprile 1901, nel difendere il piccolo daspio 
di esportazione, ha faUo V Inghilterra quella che è; è il nerbo dell'in- 
dustria. Sen\a di esso le industrie perirebbero e la popolas^ione dimi- 
nuirebbe. U assenna del carbone è la causa più forte della povertà re- 
lativa delV Irlanda (i). . 

Oggi che ferro e carbone si producono altrove — Belgio, Germa- 
nia, Francia, Stati Uniti — il primato delFInghilterra nell'industria 
e nel commercio sta per tramontare : essa avrà degli uguali e forse 
dei superiori. 

b) Rai{\a, Non ci può essere alcuna difficoltà nel riconoscere che 
la posizione geografica e la qualità del suolo, o meglio del sotto- 
suolo, avendo provocato una determinata evoluzione politica ed eco- 
nomica neiringhilterra abbiano determinato la formazione di alcuni 
caratteri psichici dei suoi abitanti migliori di quelli di altre popo- 
lazioni del continente. Tali caratteri trasmessi e fìssati c^aii* eredità 
continuata, non perturbata da altri incrociamenti, anche in forza 
dì quella posizione insulare precedentemente illustrata, natural- 
mente meglio che altrd hanno contributo a creare i\ pregiudizio della 
ra^^a. In tale senso e con tale processo di formazione il Boutmy 
parla dei caratteri della raf^a inglese, che è il tipo della ro^^a 
anlgO'Sassone. in tale senso si può parlare di ra^fa scientificamente 
e considerandola come un prodotto storico. E se il Le Bon afferma 
anzi che, in Europa, soltanto in Inghilterra c*è una vera razza sto- 
rica , in cui tutti i varii elementi primitivi si sono fusi completa- 
mente, è bene sempre rammentare poi, che tale fusione completa 
potè avverarsi in Inghilterra perchè dopo Tinvasione normanna non 
vi fu più alcuna immistione di altri elementi. Quella lentf e graduale 
degli irlandesi e degli scozzesi non poteva perturbare Tevoluzioiìc. 

Ciò che il Beresford affermò sulla forza di assimilazione delllnghil- 
terra abbiamo visto che non costituisce un carattere specifico di ra^^a: 
l'ebbero Roma e Venezia. L' istinto commerciale che le attribuisce 



(i) NiTTi. La conquista della for^a, Roux e Viarengo Roma-Torino 1905 p. 37. 
lean Pinot: Fran^aises et anglais. Paris. F. luven 1904, p. 27. 




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F^yr^ 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNt iSi 

lo. stesso Eferesford è di data troppo recente per essere un distintivo 
di. razza e fu posseduto da molti altri popoli in grado eminente. Le 
attitudini alla colonizzazione ed al buon governo delle colonie non 
furono speciali deiringhilterra, come s'è visto; ma Tlnghilterra nel 
mal governo delle colonie americane non sì mostrò affatto diversa 
dalla Spagna, specialmente nel secolo XVII e XVIII (i). 

La sensibilità tardiva, da cui il Boutmy deriva il valore militare 
speciale, sarebbe una conseguenza del clima come la tardiva pubertà; 
lAa il valore militare non è necessariamente connesso a quella tar- 
diva sensibilità e fu ed è posseduto da popoli diversissimi per la 
razza e pel clima. Lo provai. 

Cosi del pari ciò che il Taine e il Boutmy hanno scritto sulla 
psicologia del popolo inglese, suU* odio alla generalizzazione, alia i; 

astrazione e alla metafisica (2) ; sulle qualità della letteratura , del . j 

romanzo, della pittura, della scultura ecc., come fu dimostrato nel v 

Gap. VI, o è fantastico o si attaglia al gradò di evoluzione intellet- <[ 

tuale, cui è pervenuto il popolo inglese e che fu attraversato da altri ^^| 

pòpoli. Questa fase è troppo recente perchè si possano considerarne , i 

come carattere ili razza i rontrassegni. 'f 

E il Boutmy non calunnia l'Italia e la Francia affermando che 
esse non hanno attitudini alla psicologia sperimentale? E Spencer 
non può essere considerato come un grande e geniale metafìsico ? 
E il preraffaellismo ch'è stato tanto in onore al di là della Manica '. 

non sarebbe un salto indietro di parecchi secoli verso Tarte che fu j^ 

deiritalia? ' '^ 

Si esalta V antica solidarietà inglese residuata oggi nelle Trade j^ 

Unions; ma maggiori manifestazioni di queste belle virtù morali ne 
hanno date altri popoli e in altri momenti storici: basta scorrere 
ad esempio, il libro di De Laveleye sulle forme della proprietà 
primitiva per vedere che cosa sia. stata la solidarietà nella dessa^ 
nella ^adrouga^ nel mir , e neir allgemeinde — tra giavanesi , arabi, 
slavi , tedeschi. Il misto tanto proficuo dello spirito di giustizia 
e della disuguaglianza , come forze stimolatrici al bene , ali* evolu- 
zione pregressiva; lo spirito di resistenza alle leggi cattive, ma non 



(i) G. Mondaini ne fa un*ainpia dimostrazione in : Le origini degli Stati Uniti di 
America, Milano. U. Hoepli, 1904., pag. 252 a 313. 

(2) Uno dei più eminenti contemporanei inglesi, John Morley, biasima vivamente it 
motto d*ordine delle Università inglesi : non generalizzate e lo considera come un 
equivalente peggiorato del grido; nwn più metafisica della borghesia tedesca (Bcer: 
Uber den goistigen Zustand Englands. Nella Neue Zeit 1901, N.** 24), 



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l82 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

tscompagnato dal rispetto alla disciplina ecc. su cui hanno recente- 
mente insistito il Taine, il Malagodi, il Boutmy ecc. sono prodotti 
della evoluzione politica ed economica, non esclusivi e perciò non 
caratteristici del popolo inglese. Parimenti non si può considerare 
come proprio delF Inghilterra la latitudine lasciata al giudice non 
solo neiramministrare la giustizia, ma anche, per cosi dire, nel fare 
la legge (Rekh pag. 107 e io8). L'Inghilterra in questo ebbe un mo- 
dello insuperabile nel pretore romano. 

Come l'inglese scellerato, iniquo verso l'indiano, verso il nord- 
americano del XVIII, verso l'irlandese da tre secoli, ed oggi verso 
il boero — e tanto scellerato da suscitare l' indignazione prima di 
Burke ed ora dei derisi prò Boeri — torni equo ed umano in casa 
propria e tra i suoi concittadini ce io spiega lo stesso Boutmy. E 
come nel bene sarebbe un errore dare per connessi alla ra^^^^a alcuni 
caratteri attuali del popolo inglese; cosi nel male dobbiamo guar- 
darci dal cadere nello stesso errore. Il grande egoismo internazionale, 
su cui insiste il Boutmy, è oggi proprio dell'Inghilterra; non fu 
di Roma antica, della Spagna, di Napoleone I ? 

Gli interrogativi si dovrebbero continuare se si volesse analiz- 
zare la forza misteriosa dell' individualismo nella evoluzione progres- 
siva dell'Inghilterra, e che, contraddicendo la storia, si vorrebbe 
assegnare come un peculiare carattere etnico degli anglo-sassoni, 

Tutte queste osservazioni contro questi pretesi caratteri di razza, 
coi quali si vorrebbe spiegare la grandezza attuale dell' Inghilterra, 
bene vengono inquadrate in questo brano di uno scrittore inglese 
che più e meglio di altri ha sviscerato le origini e lo svolgimento 
della storia del proprio paese. « Noi non siamo un popolo natural- 
« mente inventivo. Certi libri di storia ci lusingano e proclamano 
« alto che l' Inghilte; ra deve tutto a sé stessa. La verità è , che ad 
« eccezione della popolazione brettona autoctona, noi ci siamo senza 
« grande resistenza sottomessi ai nostri antichi conquistatori e che 
« noi abbiamo successivamente accettato la dominazione degli anglo- 
« sassoni, dei Danesi, dei Normanni. A quelli che vantano il nostro 
« rispetto per il governo e per la legge, risponderò che noi abbiamo 
« o ucciso deposti o lasciato uccidere e deporre più re di qualunque 
t altra nazione, ad eccezione della Russia. La filosofìa della storia è 
« un nutrimento cosi vano quanto l' alchimia, l' astrologia e la me- 
t tafisica » (i). 



(i) Thodold Rogers. Inierpretation économique de V histoire. Paris, GuUaumìn 
et C. p. 338. Jean Finot ha dimostrato bene razione che Francia e^ Inghilterra ^ 



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'ì^! 



DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 183 

c) Educatone. L'opera della natura, degli uomini superiori, delle 
circostanze eccezionali ed impreviste , conservata e fissata dall' ere- 
dità viene demolita pezzo a pezzo da altre interferenze e per lo meno 
non subisce alcuno svolgimento progressivo se non interviene quel 
fattore poderoso, che mira a conservare ciò che c'è di buono ed a 
renderlo più attivo e migliore: Yeàuca^ione. 

li primo momento nell'opera dell'educazione può essere incosciente: 
l'esperienza personale o collettiva e la tendenza ereditata danno lo 
indirizzo iniziale. Ma a misura che l'evoluzione intellettuale progre- 
disce e si acquista cognizione, che si trasforma in teoria, dei risul- 
tati conseguiti da un dato sistema educativo, l'azione sua diviene 
sempre più cosciente. Di questa azione cosciente in Inghilterra se 
ne ha un esempio evidente nel campo della pura istruzione, che noi 
distinguiamo della vera educazione, ma che gì' inglesi comprendono 
sotto la stessa denominazione di Education, 

Lo Stato che in Inghilterra interveniva da secoli nel regolare i sa- 
lari, ì prezzi, le condizioni del lavoro, della proprietà, dell'igiene so- 
ciale ecc. aveva lasciato ai privati l'istruzione popolare. Ma quando 
le classi dirìgenti si accorsero che l'Inghilterra rimaneva alla coda 
degli Stati civili di Europa, in seguito ad una grande inchiesta, 
coscientemente mutò strada e coìT Education Ad del 1870 cominciò a 
provvedere nei modi che parvero più atti alla difiusione delPalfabe- 
tismo ; e i provvedimenti si sono intensificati in guisa che lo Stato— 
oltre ciò che fanno le varie Chiese e i privati, che spendono per la 
bisogna centinaia di milioni — da più di mezzo milione all' anno 
circa 65 anni or sono, dopo il 1870 è arrivato a consacrare all'istru- 
zione oltre trecento milioni all'anno. L'esempio dell'Inghilterra in 
fatto di sviluppo intellettuale è tanto chiaramente contrario alla dot- 
trina delia razza, che il Reich l' ha generalizzato per deridere Tan- 
troposociologia e lasciare agli inglesi di mezzana coltura l'esalta- 
zione della propria stirpe (Op, cit. pag, 112). 

Altro esempio di azione cosciente sullo stesso terreno ci offre l'In- 
ghilterra. Per cause in gran parte naturali ebbe sinora il primato 
indiscusso nell'industria e nel commercio; ma di recente si è ac- 
corta, in seguito a numerose inchieste ufficiali e dei privati, che la 
istruzione speciale, tecnica, in Germania, è un poderoso fattore che 
le assicura dei vantaggi nella concorrenza industriale e commer- 



hanno esercitato reciprocamente l*uiia sulPaltra nella lingua, nella letteratura, net 
costumi, nelle istituzioni ecc. fFrangais et anglais ecc.) 



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184 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

ciale; e già si corre rapidi alle misure opportune per togliere que- 
sta causa d^inferiorità. 

È un bene, è un male questa intensa e cosciente diffusione della 
istruzione popolare ? La disamina non è di questo luogo ; e lasciando 
a qualche scrittore inglese Tamarezza delle considerazioni sul fatto, 
cui attribuisce la crescente preponderanza del funzionarismo ed una 
profonda modificazione peggiorativa del carattere (Fortnightly re- 
vtów. Settembre 1899^ — qui basta constatarlo. Il fatto del resto è 
di durata relativamente breve e s^incrocia con numerose e poderose 
altre interferenze per poterne valutare gli effetti. Né qui è necessario 
esaminare se questa azione cosciente dello Stato e delle classi diri- 
genti sia dovuta ai calcoli benintesi dei conservatori , che dopo le 
varie riforme elettorali nel loro interesse hanno riconosciuto la ne- 
cessità d'istruire le masse (i). 

Ma l'istruzione non è che una parte dell'educazione ; e nella vera 
parte che mira alia formazione del carattere delle classi dirigenti l'In- 
ghilterra, tra gli Stati contemporanei, ha da oltre un secolo il primato. 

Per quanto io ne abbia vivissimo il desiderio, l'economia di questo 
lavoro non mi consente di esporre *alcun dettaglio sui metodi della 
educazione inglese. Chi ne avesse vaghezza e bisogno ricorrà at h^ 
bri che se ne occupano ex professo. E tra buoni e mediocri oggi non 
ce n'è deficienza nemmeno in Italia, sebbene nessuno che uguagli 
l'evidenza e l'eleganza di quelli di Taine, di Ledere, di Demoli ns— 
I>er citare i più noti (2). 



(i) n Duca di Gualtieri che ha consacrato parecchi buoni studi alle istituzioni 
inglesi, intrapresi ed esposti sotto la preoccupazione conservatrice, accentua troppo la 
benemerenza dei conservatori inglesi in queste opere, quantunque n< >n nasconda che 
l'aristocrazia vuole Tistruzione dei lavoratori per sottrarli alPinfluenza dei rivoluzio- 
nari e riferisca in proposito il motto di lord Sherbocke : Educhiamo i nostri padroni l 
In realtà il merito va principalmente ai liberali. Ora i conservatori hanno falsato ciò 
che si fece pel passato col nuovo Education bill, che sottomette la scuola alla Chiesa 
Anglicana. I vari lavori del Duca di Gualtieri cui mi riferirò sono i seguenti : L'evo- 
luzione democratica delle istituzioni inglesi, Torino, Roux e Frassati 1899. Il re- 
gime rappresentativo e la Società Moderna. Torino, Roux e Viarengo 1900. Stato e 
pubblica educazione in Inghilterra. Nella rivista : Flegrea, 5020 maggio e 5 Giù - 
gno 1901. Sulle scuole professionali ed industriali, sulle University extension sulle 
University Settlements c*è una sterminata letteratura. Se ne può avere idea, sebbene 
non completa, dal citato articolo del Duca di Gualtieri. Per la parte dell'educazione 
industriale dal Rapport sur Venseignement professional en Angleterre di Oscar Pif- 
feroen, Bruxelles 1896. 

(2) Taine: Notes sur r Angleterre, Paris. Hachctte 5* Ed. 1876; Ledere: Les 



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DOTT. NAPOL^NE GOLA JANNI 185 

Mi limiterò a pochi accenni iintctici. Per Taine in Inghilterra 
non c'è separazione profonda tra la vita del fanciullo e quella del- 
l'uomo fatto ; la scuola e la società sono allo stesso piano , senza 
muro o fossato intermedio — Tuna conduce e prepara all'altra. Nella 
scuola — dalla elementare all'università — , nelle famiglie, V educa- 
tore mira di più al carattere , al cuore , al coraggio , alla forza ed 
alla destrezza del corpo che allàf scienza e alla coltura dello spìrito. 
11 Demolins che in Cecil Reddie e nella sua scuola di Abbotsholme 
addita l'educatore e la scuola-modello, aggiunge che neireducazìone 
inglese si mettono gli allievi in rapporto colle cose e colle parole 
che le esprimono in modo da procedere dal concreto all'astratto edu- 
candoli a fare uso di ciò eh' è stato loro insegnato ed istillando il 
desiderio di apprendere da loro stessi senza lo stimolo delle ricom- 
pense e dei premi. 

La scuola è una continuazione della famiglia; e specialmente nelle 
scuole secondarie, che pervertono o deviano i giovani italiani , non 
si può ammirare abbastanza la sorveglianza del tutor e tutto il mec- 
canismo e tutti gli avvedimenti, che mirano a sviluppare il senti- 
mento della responsabilità ed a creare numerosi i self niade men. 
Tutti i libri di lettura sono intonati in senso analogo; e lo furono 
e lo sono gli scritti e i discorsi di Emerson, di Carlyle, di Ruskin, 
di Carnegie, di Roosewelt, che raccomandano sempre il lavoro , la 
energia, l'aspirazione al meglio. 

Secondo lo stesso Demolins le massime educative degli Anglo-sgs- 
soni sono le seguenti: 

I.** i parenti non considerano i loro figli come appartenenti 
loro, come la loro cosa, come una semplice continuazione delle loro 
personalità, una specie di sopravvivenza di loro stessi ; 

2.** i parenti trattano i figli, sin dagli inizii e sempre come delle 
personalità a parte; 

3.*» neir educazione guardano alle necessità future, alle necessità 
nuove della vita e non alle condizioni del passato; 

4.** hanno cura precipua non solo della salute ma dello sviluppo 
completo della forza e della energia fìsica; 

5.** avviano di buon'ora i figli alla pratica delle cose materiali ; 

6,"* insegnano generalmente ai figli un mestiere manuale ; 

7.** mettono al corrente i figli di tutte ìe novità utili. Perciò 



professtons et la société en Angleterre, Paris A. Colin. 1895 ; E. Demolms. A 
quoi tieni la superiarité des Anglo-saxons. Paris Maison Didot. 



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■-,.-^ 



l36 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

vantano la lotta per la vita e V attitudine a trarsi d' imbarazzo da 
loro stessi; 

8.^ usano pochissimo, nella forma, della loro autorità verso i loro 
figli; 

9.^ e, come conclusione, i figli imparano che i genitori non s* in- 
caricano di crear loro una posizione. 

Si è visto che il Taine, pur assegnando una parte enorme alla razza 
ed alle condizioni, non disprezza l'educazione. Ma il Ledere prote- 
sta contro r azione dei due primi fattori e riconduce quasi tutto alle 
cause morali. Tutta la storia del popolo inglese si riassume, per lui» 
in due qualità : spirito di disciplina e spirito d* indipendenza. Esso 
ha coltivato la sua coscienza ed ha avuto lede nella libertà umana. 
« Esso ha creduto, diceva Matthew Arnold, fermamente e ardente- 
mente a questa grande legge : le cause morali reggono la grandezza 
e la decadenza degli uomini e delle nazioni ». E infine il Duca di 
Gualtieri dimostra « che i germi delle preziose qualità — la volontà 
ferrea, l'energia meravigliosa, T iniziativa grandissima, l'attività in- 
tensa e continua , i sentimenti religiosi profondi , il rispetto della 
legge, e V altissima idea del dovere — che la natura benigna ha for- 
nito, Sgl' inglesi curano che V educazione coltivi diligentemente e fe- 
condi di generazione in generazione ». E giustamente insiste su questa 
ferrea educazione della volontà tra gì' inglesi il Reich , che chiama 
pseudo-psicologia quella del Boutmy, che tanto insiste sull'azione 
del clima (op. cit, pag. 106 e 107). 

Una nota che ha la sua importanza, ne ha una eccezionale nel- 
l' Italia contemporanea : dai collegi e dalle Università non è sbandita 
affatto la politica ; anzi pare che tutta la istruzione e 1' educazione 
che vi s' impartiscono mirino a farne dei lottatori energici nel campo 
politico I 

Di più: r efficacia della buona educazione inglese viene rinfdrzata 
a mille doppi dalla continuità nel tempo e dalla mancanza di con- 
trasto nei diversi ambienti; i principii che s' insegnano teoricamente 
e praticamente nella Scuola non vengono sterilizzati e distrutti nella 
famiglia e nell'ambiente sociale. Il contrasto tra i tre ambienti, in 
Italia, dissi altra volta alla Camera dei Deputati, è quello che mag- 
giormente contribuisce a creare gli scettici, gl'indifferenti, i Girella, 
gli eunuchi della vita politica e sociale. 

11 duca di Gualtieri, come altri, a dimostrare V efficienza massima 
dell' educazione enumera gli uomini eminenti — specialmente nella 
politica— che dettero i collii e le università inglesi. Ma la migliore 
prova di tale efficienza bisogna ricercarla negli esempi collettivi. 



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DOTT, NAPOLEONE COLAJANNI 187 

Quest' azione collettiva dell' educazione inglese viene dimostrata 
da quella che il £)emolins ha chiamato la sassoni^jajione dei celti ; 
meglio ancora dalla trasformazione che i francesi hanno subito al 
Canada (i). 

I due casi sono tanto più significanti in quanto che tra celti e fran^ 
cesi da un lato e inglesi dall' altro ci sono state fiere lotte, che par-. 
vero di r^^a, ma che avevano un contenuto reale economico, poli- 
tico e religioso. 

Innegabile, prodigiosa T efficacia dell'educazione inglese. Ma si deve 
incondizionatamente ammirarla e proporsela a modello? 

All'educazione inglese chi ne aveva tutta la indiscutibile autorità 
e senza essere sospettato di antipatia nazionale, Erbcrto Spencer, ri- 
volse molti anni or sono Una critica severa nel suo aureo libro: Della 
educatone intellettuale^ morale e fisica. Taine che degli inglesi è fa- 
natico ammiratore non potè non riprovare il modo brutale con cui 
si mantengono le differenze di classe sociale nei coll^ e l' umilia- 
zione che s' infligge a coloro che vi sono mantenuti dalla generosità 
altrui, guadagnandosi una borsa gratuita di studio (2) ; egli stigma- 
tizza sevetamente \ì Jagging ^ una specie di mafia da collegio, che 
asservisce i minori e i più deboli ai maggiorenni più forti, e so- 
pratutto quella esagerata educazione fisica alla spartana, che oggi 
eccita il biasimo generale sotto il nome di atletismo e che un edu- 
catore di Harrow, il Farrar, sin dal 1867 chiamava mania di musco- 
laritàj cui attribuiva la grande miseria dei risultati intellettuali, che 
si ottenevano nella scuola, lì Jagging e Y atletismo sono le due vere 
sorgenti di quella che Arreguine chiama educazione struggleforlivista. 
Ora la grossolanità e la rozzezza, la mancanza di socievolezza e di 
pietà che il Boutmy rimprovera agl'inglesi attuali sono il prodotto 
genuino di questa educazione strugglejoriivista. 

E lo stesso Spencer nell'ultimo libro che rappresenta il suo te- 
stamento scientifico — Facts and comments ~ si addolora profonda- 
mente per questa esagerata educazione fisica e , forse non a torto, 
vede in essa una degenerazione, un ricorso verso la barbarie. 

Uh tempo Macaulay e Bagehot assegnarono alle classi inferiori dì 
Londra e del resto d'Inghilterra il carattere della violenza e della 



(i) Leon Gerin : La hi naturale du développement de Vistruction' populaire. 
Nella Science Sociale di Demolins. Novembre 1897. 

(2) Taine dice che nel Pendennis di Tackeray nel Tom Brown ai Oxfort e nelle 
Adventures of M, Verdant Green e' è una esatta pittura di questo lato cattivo 
dell'educazione inglese. 



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l88 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

brutalità; ma gli avvenimenti contemporanei hanno provato che sotto 
una vernice più o meno trasparente esse sono comuni alle classi di- 
rìgenti. Intanto si deve constatare che nella brutalità e nella man- 
canza dì pietà e* è un fattore poderoso che assicura al popolo inglese 
la vittoria nella lotta cogli altri popoli. Nel bene e nel male, però, 
rimane provata la grande efficacia nell' educazione. 

d) I fattori sociali. Il viluppo dei fattori che derivano da alcuni 
primordiali o che sono più in vista formano il gruppo numeroso ed 
efficace dei fattori sociali, in continua azione e reazione reciproca 
tra loro. Ad uno di essi, Veducajione^ perchè prevalente in Inghilterra 
consacrai il precedente speciale paragrafo. L' azione di questi fattori 
sociali, incessante e crescente, ha determinato le trasformazioni più 
profonde nel carattere, nelle occupazioni, nella vita economica e nella 
organizzazione politica e sociale: trasformazioni profonde che da 
sole bastano a distruggere il pregiudizio della ra^^a. 

Lascio da parte tutto ciò che si riferisce alla trasformazione poli- 
tica e mi fermo un istante alla trasformazione economica. 

Il popolo inglese si affaccia sulla soglia della storia come uni po- 
polo essenzialmente dato alla pastorizia e all' agricoltura. GÌ* inglesi 
vendono la lana del loro gregge per alcuni secoli ai fiamminghi, ri- 
cevendone in cambio dei panni e degli altri prodotti industriali. I 
Plantageneti , e specialmente Edoardo 3** ed Enrico 5® si servivano 
del monopolio della produzione della lana che V Inghilterra aveva in 
Europa nei secoli XIII e XIV còme un' arma, come un mezzo di at- 
tirare i fiamminghi alla loro alleanza : ne favorivano o ne contraria- 
vano r esportazione a seconda dell* atteggiamento dei fiamminghi 
nella guerra che Y Inghilterra intraprendeva contro la Francia (Tho^ 
rold Ro^ers). Fu nel 15,89 che i rifugiati delle Fiandre cominciarono 
ad insegnare ai lavoratori isolani V arte di manifatturare la lana. È 
il periodo di Norwich che comincia e che durerà fino al secolo XVII. 

L'azione di questi elementi immigrati , che lasciarono la Francia 
e ì Paesi Bassi per sottrarsi alle persecuzioni religiose agì in In- 
ghilierra né più né meno come aveva agito a Venezia, sotto un clima 
e con una ra^^a tanto diversi. Né gli stranieri esulati al di là delia 
Manica furono pochi ed isolati. 

I rifugiati erano numerosi a Deal nel 1561, e di là si sparsero a 
Sandwich, Rye e in altre parti della Contea di Kent. Un'altra truppa 
di emigranti sì era stabilita a Yarmouth e sopratutto a Norfolk. 
Nel 1670 e' erano 4000 fiamminghi nella sola città di Norwich; dopo 
il sacco di Anversa nel 1585, l'immigrazione era aumentata. Colla 
revoca dell'Editto di Nantes che accordava ai protestanti la libertà 



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DOrr. NAPOLEONE COLAJANNI 189 

di culto (1685), i protestanti industriali che occupavano, una folla 
di operai versati nella conoscenza delle arti utili , abbandonarono 
la Francia edemigraono in Inghilterra portando con loro i capitali, 
il lavoro, le conoscenze, il loro genio. Il numero degli emigranti si 
dice che si elevò a cinquantamila e le ricchezze perdute dalla Francia 
furono valutate a settantacinque milioni di lire — somma assai 
consjdevole per quei tempi (i). 

Cosi mentre le guerre di religione, sopratutto la guerra dei Tren- 
tanni , portano la desolazione nel centro dell' Europa , sono causa 
di risveglio e di progresso economico in Inghilterra ! 

Cresta successione di avvenimenti, intanto, e questa prii%ia forma 
di vita economica smentiscono T attitudine all' iodustria, alla navi- 
gazione, al commercio, che si volevano presentare come un carattere 
di r^ia. 

Per vedere poi come imbrocchino nel segno coloro che nel clima 
vedono un esagerato fattore dello stesso carattere, su questo stesso 
proposito prendo dal fìoiitmy questo brano: « Il popolo inglese an- 
che quando comincia a Ift^^i'^i'^ U sua lana rimane un popolo di 
agricoltori e di pastori. Questo popolo fissato in gran parte nel Sud 
deU'lnghilterra è rimarchevole per la sua allegria : è il Mf^ry En- 
gland dei cronisti e dei documenti del XV secolo, che ce lo rappre- 
sentano come se avesse perduto Tabitudine di un lavoro pratico in- 
tenso e menasse una vita tutta spirituale. Niente di ciò che si poteva 
osservare allora dà Videa dello sformo continuo e tenace , dell' attività 
infaticabile che distingue l'inglese del nostro tempo » (Opera cit p. 190). 

e) // caso. Nel secolo XVl Tlnghilterra comincia ad essere indu- 
striale ; ma il popolo inglese non accenna menomamente alla sua 
potenza marittima. Alla fine di quel secolo Walter Raleigh confessa 
la grande inferiorità della, marina inglese di fronte a quella della pic- 
cola Olanda. Poi viene Cromwell — V azione del fattore individuale, 
del genio e con Cromwell viene V atto di navigagliene (165 1), che fu 
chiamato la Magna Charta della navigazione inglese, manifestazione 
culminante nello stesso tempo dello spirito protezionista, mentre si 
assegna il liberismo come carattere della ra^ifa anglo-sassone ! 

Ma prima di Cromwell c'è un avvenimento che getta le prime fon- 
damenta della potenza navale inglese: la distruzione della invinci- 
ble armada spagnuola. Chi la vinse e la distrusse ? il valore dei ma- 
rinai^ la sapienza di Drake e di Raleigh ? Oh no 1 Fu la tempesta 
che fiaccò la invincible armada del Re Cattolico. The lord seni his 



(1) Bry. L'évo'ution industrielle de r An gì eterre pm^. 341, 342. 



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igO RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

M^ind and scattered them !..i Questa la confòssione onèsta e semplice 
deirammiraglio, che avrebbe potuto affibiarsi il inerito della vittoria. 

E non occorre procedere oltre sull'evoluzione economica. Le per- 
secuzioni religiose, la posizione geografica, la potenza navale acqui- 
stata gradatamente, sospinsero Tlnghilterra su di un campo in cui era 
stata preceduta da Venezia, dalla Spagna, dal Portogallo, dall'Olanda: 
sulla via della colonizzazione. E poi i progressi delle scienze e del- 
l'industria, le scoperte e l'impiego delle miniere di ferro e di carbone, 
le invenzioni diverse della meccanica fecero il resto per assicurarle 
il primato industriale coU'efficace cooperazione dei fattori politici e 
dell'educazione. Accanto all'accenno del fattore individuale ne oc- 
corre un altro: quello dtW imprevisto. 

Si chiami caso^ con Darwin si chiami accidente fortunato^ si chiami 
come si vuole quella parte di causa che ci rimane nascosta nella 
determinazione degli avvenimenti umani, certo è che air imprevisto 
ed all'imprevedibile rimane assegnata una funzione colossale. Era 
prevista e prevedibile la peste nera del XIV ? Eppure essa ebbe con- 
seguenze incalcolabili sulla condizione economica e sulla vita dei 
lavoratori inglesi (Thorold Rogers). Era prevista ed era prevedibile 
la tempesta che distrusse la flotta spagnuoia ? Eppure senza Fazione 
del vento che scatenò il Signore j nulla avrebbero potuto Drake e 
Walter Raleigh e il genio di Cromwell forse non avrebbe trovato 
gli elementi su cui si doveva esplicare ! 

3.° Gli Stati Uniti. Tutte le induzioni sinora tratte dalla storia dì Ve- 
nezia e dell'Inghilterra trovano la conferma in quella degli Stati Uniti. 

Ivi i rapporti causali si possono seguire ed afferrare meglio, per- 
chè gli avvenimenti si sonò svolti sotto i nostri occhi ; e quando non 
si volesse pur accettare nel modo più rigoroso l'idea geniale del Loria 
che nel secondo volume della sua Analisi della proprietà capitalista 
nella evoluzione degli Stati Uniti riscontra 1' archetipo della evolu- 
zione degli Stati antichi, certo è che la loro storia conserva una im- 
portanza grandissima e può servire a fare emettere delle ipotesi plau- 
sìbili sulla storia degli altri popoli. 

Analizziamo alcuni dei più importanti fattori della sua evoluzione 
collo stesso ordine che abbiamo seguito per i due precedenti tipi di 
evoluzione collettiva. 

9) Fattori fisici. Dopo le ipotesi del Metchnikoff e del Matteuzzi a me 
sembra che la ipotesi più brillante suU' influenza esercitata dall'am- 
biente naturale sia quella del Boutmy a proposito degli Stati Uniti (i). 



{\) Elementi de psyehologie du peuple américain. Paris. A. Colin. 1901. 



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r 



DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI I9I 

La parte più controversa e la meno importante, a mio avviso, di 
questa influenza dell'ambiente naturale è quella che si attribuisce al 
clima come modificatore dei caratteri antropologici dei varii elementi 
etnici immigrati negli Stati Uniti. Ripetendo una osservazione fatta 
da parecchi altri precedentemente il Boutmy ritiene che il clima dà 
un'impronta fisica comune tanto più interessante in quanto nel co- 
lorito' le nuove formazioni non si rassomigliano agli Anglo-sassoni 
bianchi, ma alle Pelli R(>sse (i). 

Ora queste asserzioni hanno bisogno di essere fondate su di un 
grande materiale antropologico diligentemente raccolto; e rimarrebbe 
sempre a provare quale l'azione che il clima eserciterebbe sui negri 
e sui gialli. 

Ihvece sono assai rimarchevoli e assai ben fondate le considera- 
zioni che il Boutmy svolge sulla influenza che le condizioni fisiche 
del Nord America esercitarono nella determinazione del concetto 
di patria e nellti formazione di una coscienza nazionale. Qui riassumo 
con lina certa fedeltà dall'interessante libro dello scrittore francese. 

Negli Stati Uniti il concetto della patria e la costituzione del 
popolo non furono dipendenti, come in Europa da una certa densità 
della popolazione e dalla esistenza di una frontiera naturale. 

Questa influenza del vastissimo e indefinito ambiente fisico nel- 
TAmerica del Nord risulta meglio dimostrata dal confronte coU'Eu- 
ropa è specialmente colla Germania e colla Russia. 

In Russia Y immensità dello spazio verso V Asia invita la popo- 
lazione alla perpetua espansione e le impedisce di rientrare in sé 
e di concentrarsi. ^ . 

La facilità indefinita di estendersi ha per effetto di mantetiere in 
qualche modo, un popolo nel periodo dello sviluppo e di ritardare 
l'età adulta caratterizzata da una concezione molto netta dello Stato, 
la quale non è senza somiglianza colla formazione di una persona- 
lità riflessa. L'individualità di una nazione come quella di un uomo 
non si rivela da se nella sua pienezza, che coU'incontro di un limite 
o coU'urto di un altra individualità. 

Nelle stesse condizioni si sono trovati e si trovano ancora in parte 
gli Stati Uniti. 

Gli spazi inabitati erano immensi anche nel periodo della guerra 
d'indipendenza. Tra quelli che furono allora i primi Stati, verso il 1780 



(1) L'influenza del clima nella trasformazione dei caratteri antropologici dei 
nord-americani , come si avvertì , venne esagerata da Jean Pinot. EgH però si fa 
forte dell'autorità di Murray, Todds^ Pruner Bey, Carpente?, fìroca eec* 



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192 KAXXE SUPERIORI E RÀ23BE INFERIORI 

la Virginia — la più popolata delle colonie del Sud — non aveva 
più di un decimo del suo, suolo occupato; il Nord della colonia di 
New- York era quasi interamente deserto e la regione faceva parte 
di quello che allora si chiamava il Far West. E cosi degli altri Stati. 
Nel 1790, epoca del primo censimento, non vi era più del 50/0 degli 
^~ abitanti residenti all'Ovest degli Allegahnys. 

C'era, e in parte c*é, una aspirazione, una specie di succhiamento 
esercitato dagli immensi vuoti, che si spaziano in prolungamento 
Funo dell'altro. Questa condizione ne genera un altra: l'estrema mo- 
bilità delle molecole umai^e. In questi immensi spazi e con tanta 
lacuna tra loro, era ed è immensa, la facilità per gli uomini di 
prendervi posto, la tentazione di cambiar luogo se non sono sod- 
disfatti e non si trovano più a loro agio. L'immigrazione e la co- 
lonizzazione all'interno che hanno cominciato colla prima occupa- 
zione, perciò, non sono étate mai interrotte e fprosieguono aiicora 
ai giorni nostri, perchè lo spazio ancor non fa difetto. Perciò nella 
grande repubblica gli uomini in gran parte sono ancora delle mo- 
lecole fluttuanti spinte in diverso senso dal bisogno e dagli appe- 
titi. Esse non sono Rincora fissate su di un punto determinato 
del territorio; non si mantengono tra loro per lo attaccamento allo 
stesso suolo. Chi non ha focolare non saprebbe avere una patria. 
Ogni nazionalità provinciale è qui come un affare nuovo, di cui i 
titoli non siano ancora piazzati; ciò che vuol dire che non s|t>no nelle 
mani di gente decisa a conservarli. Essa è esposta a dei ribassi im- 
provvisi ed onerosi, risultato di realizzazione volontaria o di liqui- 
dazione forzata. 
/ Le conseguenze di questi fattori fisicogeografici, in un primo mo- 

mento, — vedremo in appresso cocù^ si modificano — sono di una 
evidenza superlativa: la coscienza nazionale ha scarsissima ' consi- 
stenza; ne ha un po' di più l'idea di patria regionale o municipale; 
ma vi signoreggia straordinariamente la coscienza individuale^ È 
immenso il campo su cui si può esplicare l'energia dell' iadìviduol 
A collettività che nascono e si formano con individui in tali con- 
dizioni, date i prodotti della pastorizia e dell' agricoltura in grande 
abbondanza; date più tardi ferro, carbóne, petrolio; mettete a loro 
disposizione canali, fiumi, cascate che svilupperanno milioai di ca- 
valli in forza elettrica — e meravigliatevi, se potete, dell'ascensione 
prodigiosa della Unione Nord- America 1 La grandezza e la rapidità 
del suo sviluppo si spiegano senza fare intervenire né la qualità 
degli uomini e della loro razza, né le loro istituzioni politiche e so- 
ciali: la natura vi è stata madre benefica e generosa. 



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^'r: 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANN! I93 

b) Ras(^a. Non si può discorrere della grandezza e della rapidità 
di sviluppo degli Stati Uniti senza vedere spuntare un sorriso di 
grande soddisfazione sulle labbra degli apologisti della razza anglo- 
sassone. Guardate quale grande differenza di sviluppo tra il Nard^ 
America e l'America latina! essi soggiungono. (Le Bon^ Sergi). 

Dato che nell'Argentina e nell'America latina le condizioni fisico- 
geogràfiche, che si traducono in condizioni economiche e che rap- 
presejitano V anione indiretta^ fossero rassomiglianti a quelle del- 
TAmerica Settentrionale — e non lo sono: a stabilire una grande 
differenza basterebbe la diversa qualità e richezza del sottosuolo — ; am- 
messo del pari che Va!{ione diretta dello ambiente fisico quale la de- 
linearono Draper, Demolins ec. nella formazione del carettere avesse 
potuto essere uguale nell'America latina e nell'America anglo-sasso- 
ne; anche esistendo quésta- eguaglianza di condizioni fisiche, uno 
sguardo allo inizio delle due colonizzazioni e dei primi colonizza- 
tori sarebbe sufficiente a dimostrare che, senza invocare la differenza 
di razza, negli Stati Uniti e nell'Argentina i risultati dovevano es- 
sere diversi; e profondamente diversi per l'intervento dei fattori 
sociali (i). 

Chiunque ha letto le due magnifiche storie del Prescott sulla con- 
quista del Messico e del Perù ed ha paragonato quelli avvenimenti 
colla colonizzazione degli Stati Uniti quale ce la narrano il fìancroft, 
il Laboulaye ecc.; chiunque conosce l'opera del Leroy-Beaulieu sulla 
Colonisation che^ les peuples modernes spiega la diversa evoluzione 
delle due regioni senza ricorrere all'intervento miracoloso della rai^^a. 

Riassumo rapidamente alcune differenze. 

La Spagna colonizzava quando era iniziata la sua decadenza ed erano 
trasformati verso il dispotismo i propri ordinamenti politici; l'In- 
ghilterra comincia a colonizzare quando s'inizia il periodo della sua 
ascensione e si avviano al consolidamento le proprie libertà. I primi 
elementi , che partono dalla Spagna sono avventurieri della peg- 
giore specie — di cui rimangono prototipi Cortes, Pizzarro, Ai- 
magro ecc. — delinquenti di ogni sorta, spostati o vagabondi; i primi 
nuclei dell'emigrazione inglese, pur non tenendo conto dei primi 
tentativi di Walter Raleigh sotto Elisabetta e della occupazione della 
baia di Chesapeake sotto Giacomo i"* nel 1606, sono rappresentati 



(i) Tengo ad onore ricordare che sin dal 1^71 in seguito ad un viaggio nella 
Repubblica Argentina e quando non èrano ardent! le attuali controVerste &ì un ar- 
ticolo pubblicato nella Rivista partenopea ViCCttìSitA nettamente alle tonvinzio'ni che 
sostengo ora e che cerco documentare. 

14 - COLAJAMNI 



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tg4 RAZ2E StJPERtOftt E ftAZSE IHI^ElltOftl 

da persone di élite: dai puritani, che sul Mayflower partono dallln- 
ghilterra il 6 Settembre -1620 e sbarcano nel Massachussetts^ dai 
quacheri di Guglielmo Penn. Tra i 1700 emigranti, che partirono 
in un solo anno dairinghiiterra vi erano ricebi proprietari fondiari, 
negozianti, uomini della classe media e della gentry. Laad, T arci- 
vescovo di Canterbury, che colla sua persecuzione contro i puritani, 
determinava Tesodo, spaventato della importanza del numerario, che 
portavano seco gli emigranti — ed a chi può sfuggire la gr/ande im- 
^ portanza di questo particolare? — nel 1638 ebbe anche l'idea di proi- 

bire l'emigrazione (i). 

Gli spagnuoli vanno in America in cerca di oro; gl'inglesi, — i 
celebri Padri Pellegrini — vi vanno in cerca di libertà politica e re- 
ligiosa. Lo stato deg'i animi degli emigranti inglesi era tale e tali 
le circostanze che determinavano l'emigrazione che gli stessi catto- 
lici, che in Europa erano feroci persecutori della libertà, con lord 
Baltimore nel Maryland, si fanno antesignani di tolleranza xeligiosa. 
Gli avventurieri spagnuoli si itaino tra loro una caccia spietata per 
un pugno di oro; tra lord Cartere<^ e G. Penn, invece, c'è una nobile 
emulazione in favore della libertà. I primi coloni spagnoli sì trovano 
in contatto con popoli di una relativa ricchezza e civiltà, abbastanza 
numerosi: li sfruttano, li depredano senza poterli distrarre e ne ri- 
mangono per cosi dice assorbiti. I primi coloni inglesi si trovano 
di fronte a selvaggi, ad orde primitive e povere: non potevano usur- 
parne le ricchezze che non c'erano, non potevano fondersi con loro 
— per la grande dijifereaza nel grado di civiltà — d'onde la lotta e 
la distruzione degli i adigeni, resa facile dello scarso numero e dalle 
loro divisioni. Perciò si ebbe svolgimento di una sola civiltà al nord; 
mescolamento di diverse civiltà al sud e al centro dell'America. Le 
colonie spagnuole rimangono sottoposte al regime coloniale dispo- 
tico della metropoli; le inglesi, per. la loro stessa origine e pel mo- 
mento storico in cui sorgono, conservano l'autonomia: si distaccano 
dalla metropoli quando, in un momento di follia stigmatizzato dai 
grandi contemporanei, — da lord Ghatam e da Burke ecc. — la me- 
tropoli vuol fare sentire il proprio giogo alle colonie. 

Le colonie spagnuole assurgono all' indipendenza dopo due secoli 
e mezzo di educazione al dispotismo e vi sono trascinate dagli av- 






(l) Si narra che la sua ordinanza apparve nello ttetso giorno in cui una nave 
doveva condurre vìa Cromwell. La storia successiva deiringhiiterra sarebbe stata 
identica se non fosse staila impedita la partenza del futuro Dittatore? Ecco razione 
à^iVimprevistoX 



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4U\.^^^4^«» 



Ill^-,l- -^--, - 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI I95 

venimenti europei, che creano una spiata eccezionale alla riscossa; 
le colonie inglesi passano a costituire gli Stati Uniti per impulso 
autoctono e dopo due secoli di educazione alla libertà ed al Self go^ 
vernement 

Ecco le differenze, estranee alla razza, tra le colonie spagnuole 
e le inglesi in America, che spiegano la diversità della evoluzione, 
che già si attenua dove condizioni favorevoli intervengono — Mes- 
sico, Chili ecc. — Ne si accenna qui al fattore individuale — al genio 
di Washington, ad esempio — perchè la stessa preponderanza di uo- 
mini superiori che agirono agli inizi della vita indipendente negli 
Stati Uniti e che cooperarono potentemente col medesimo nella co- 
stituzitiìie e nella organizzazione dello Stato è dovuta ai fattori e 
alle differenze sopracennate , che non agirono nell' America latina. 

Qui, invece, gli elementi diretrivi, ch*erano già di qualità inferiore 
ebbero a cooperatrici masse in condizioni intellettuali e morali an- 
cora più basse: il Sud-America scontò amaramente lo slancio e la 
generosità del primo momento in cui acquistò la indipendenza ac- 
cordando la libertà e T uguaglianza dei diritti agli schiavi negri. Gli 
Stati Uniti hanno potuto apprezzare, dopo la guerra di secessione, 
che cosa vidga V entrata nella vita pubblica di una massa inferiore 
educata non alla libertà, ma alla schiavitù. 

U evoluzione degli Stati Uniti durante il secolo XIX del resto basta 
da sé sola a distruggere il pregiudizio della raz:{a. Che cosa rimane 
di anglo-sassone nella popolazione degli Stati Uniti ? Una sparuta 
minoranza che si assottiglia ognora più. 1 soli irlandesi immigrativi 
negli ultimi cinquant anni sono oltre quattro milioni \ L* elemento 
anglo-sassone vi si attenua noni solo per la crescente immigrazione 
di elementi diversi, ma per la diversa natalità, che è minima — molto 
inferiore a quella francese — tra i vecchi abitanti dell'Unione; mas- 
sima tra i nuovi immigrati (i). 

Intanto questa diversificazione etnica crescente serve a rinforzare 
r azioive dei fattori fisici precedentemente esposta sulla formazione 
della coscienza nazionale, a Fra elementi disparati, presso uomini di 
cui r esodo ha fatto semplici individui, comparabili per la maggior 
parte a delle cellule che i corpi dei popoli europei distaccano da sé 
ed eliminano ad una ad una come poteva formarsi una coscienza co- 
mune ?' Vi erano e vi sono in ogni regione troppi uomini nuovi ve- 



(i) Nei Michigan nel 1890-94 per 1000 donne tra 15 e 45 anni vi erano ni na- 
scite tra gì' indigeni e 232 tra i forestieri; per ogni matrimonio con madre indigena 
3,0 figli e con madre forestiera 5,1. (Colajanni: Manuale di Demografia pag. 285). 



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196 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

nuti e come storditi sotto un cielo straniero, troppi uomini ancora 
rivolti col cuore e collo spirito verso V Europa, troppi uomini , in- 
fine , che non facevano là che una stagione , una prima tappa per 
riconoscersi prima di spingersi più lungi. Essi non potevano tanto 
presto e per si poco tempo fissarsi al suolo, ligarsi gli uni agli altri. 
La massima : Ubi hene^ ibi patria che li aveva spinti su quelle plaghe 
restava ancora troppo presente al loro spirito; essa li trascinava sem- 
pre più lontano alla ricerca di tutte quelle ricchezze senza padroni 
che si estendevano all' infinito. Disseminati e mobili in ogni massa 
un pò* stabile di antichi coloni, essi impedivano più o meno il for- 
marsi della nazione » (Boutmy), 

In questa guisa la composizione etnica della popolazione contri- 
buiva a far prevalere la energia dell' individuo su qualunque altra 
forza e su qualunque altro sentimento. Tutte le condizioni contri- 
buirono a dare il massimo sviluppo all'energia individuale ed a creare 
quella che Witmann chiamò democra!{ia di atleti. Ma da tale evolu- 
zione scaturì questa conseguenza: in una società nella quale un uomo 
ne vale un altro, qualunque ne sia la nascita l'educazione l'inge- 
gno, il posto sociale o politico, dove pure venne sbandita ogni altra 
superiorità personale, non ne rimase che una, trasmissibile e per- 
sonale, la ricche^^a; questa, perciò, rimase il fine ultimo di quanti 
mirano ad eecellere. (Mondaini: Origini ecc. pag. 406) (i). 

e) Le istitu!{ioni politiche, — ho sviluppo rapido e colossale della 
ricchezza negli Stati Uniti e i progressi in ogfni ramo dell'attività 
sociale si devono attribuire certamente in grandissima parte ai pre- 
cedenti fattori; ma si va contro alla verità quando si nega ogni 
azione alle istituzioni politiche. 

Può darsi che ne abbiano esagerato l'importanza e Tocqueville e 
Laboulaye e parecchi altri ; ma la loro benefica influenza rimane 
sempre grande e la si può riconoscere attraverso alla magistrale 
esposizione critica che, con un poco di preconcetto ostile, ne ha fatto 
tra i più recenti e grandi scrittori James Bryce (2). Se altro non 
fosse , la sapiente organizzazione federale potè; conciliare gli anta- 



(i) À quale degradazione intellettuale e morale poterono arrivare i colòni della 
pretesa ra:{j^a superiore si vedrà un pò* più in là. Reich apprezza inesattamente 
e troppo benevolmente la passione sfrenata per la ricchezza dei nord- americani 
[Op. cit, pag. 271), 

(2) La republique américaine traduzione francese in quattro ^volumi. Paris. 
Giard et Brière. 



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nOTT. NAPOLEONE COLA JANNI I97 

gonismi stridenti fra ì più vitali interessi politici ed economici di 
quelle società in formazione (Mondami: Origini ecc.). 

Qui non mi permetterò una digressione d' indole storico-politica 
sulla efficacia delle istituzioni politiche, perchè la trattazione dello 
incìdente da sé sola assurgerebbe alle proporzioni di un libro ; tanto 
più che sarebbe indispensabile accennare alla vexata quaestio : se le 
istituzioni politiche siano un prodotto esclusivamente della organiz- 
zazione economica, come vorrebbe il rigido determinismo economico 
dei marxisti ; o se la organizzazione e lo sviluppo economico non 
siano in parte determinati e modificati dalle condizioni politiche. 

Tra i due elementi c'è, a mio awrso, azione e reazione continua 
e reciproca e non si può stabilire come regola generale assoluta 
che il moto iniziale trasformativo parta sempre dall'uno o dall'altro. 

A rifermare poi l'azione poderosa delle istituzioni politiche val- 
gono eloquentemente i riscontri storici. Non può infatti ritenersi 
come un accidente o come un evento determinato da altre cause il 
fatto che dovunque fiorirono le autonomie comunali e la libertà re- 
pubblicana — in Grecia come in Italia , tra i comuni fiamminghi e 
nelle Leghe anseatiche, a Niiny-Novgorod e a Venezia, in Europa 
e in America, nel passato e nel presente— fuvvi la massima efflore- 
scenza economica, intellettuale, scientifica e sociale che le condi- 
zioni del tempo e del luogo consentivano; e ciò al di sopra di ogni 
differenza di razza e di clima. 

E vero, però, che le istituzioni politiche da sole e indipendente- 
mente dalla interferenza di altri fattori non sono garanzia assoluta 
di buon funzionamento e di durata perenne delle medesime; esse, 
anzi, favorendo tutti i progressi desiderabili fanno nascere germi di 
corruzione e di decadenza che ne favoriscono e ne accelerano la 
rovina. E vedremo in azione tali germi , la cui presenza malefica 
già si avverte anche negli Stati Uniti e in Inghilterra. Ed è vero del 
pari, che le buone istituzioni politiche danno la loro sana efficienza 
dovunque esse si sono svolte gradualmente senza scosse e senza rì- 
yoluzioni, che lasciano sempre 1' addentellato a perturbazioni gravi 
e dannose. Negli Stati Uniti per lo appunto tale evoluzione fu 
graduale e non interrotta. 

La rivoluzione che riusci alla proclamazione della indipendenza 
delle colonie dalla madre patria non rappresentò una soluzione di 
continuità e l' inizio di un nuovo reggimento; ma la continuazione 
nello svolgimento delle antiche istituzioni. Nell'America del Sud, 
invece, ci fu soluzione di continuità da un lato e assenza completa 
dì preparazione alle libere istituzioni dall'altro. 



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198 RAZZE SUPERIORI K RAZZE INFERIORI 

d) V Educazione. Angelo Mosso a chi nelta differensa di evoluzione 
tra r America latina e TAmerica anglo-sassone volle scorgere una 
differenza dì ra:{za ha risposto che la causa, invece, deve ricercarsi 
nella differenza di educazione* 

Che sia stata Yeduca^ione diversa a generare la diversità dei risul- 
tati lo desume di primo acchito dal fatto che quando i latini 1' eb- 
bero quale attualmente l'hanno gli anglo-sassoni rassomigliarono 
pienamente a questi ultimi. L'educazione in Roma antica dette gli 
stessi risultati che oggi dà in Inghilterra e negli Stati Uniti. Tra lo 
sviluppo delle ricchezze e della civiltà di Roma e degli Stati Uniti 
c'è differenza nella rapidità molto maggiore colla quale nei tempi 
recenti, per mezzo della industria, hanno potuto accumularsi le ric- 
chezze e modificarsi in modo conseguente i costumi del popolo (i) 
La civiltà iniziale negli Stati Uniti, d'altronde, era molto supcriore 
a quella iniziale di Roma antica, poiché i primi abitatori del Nord 
America vi trapiantarono quella abbastanza evoluta della madre 
patria. I contemporanei, inoltre, come si osservò precedentemente, 
hanno a loro disposisizione la massa enorme di esperienza sociale 
accumulatasi in tanti secoli di storia. Gli effetti della educazione dì- 
versa si scorgono, d* altronde, nella stessa America. 

c( Le ragioni delle differenze sociali tra il nord e il sud dell'America 
non devono cercarsi in condizioni congenite e nei caratteri antro- 
pologici, poiché altre volte gli Spagnuoli hanno dominato l'Europa 
superando i loro contemporanei in tutto, mostrando le disposizioni 
più felici per le scienze, le arti, i viaggi e le armi. Le stesse virtù 
sono ora possedite da altri popoli in un grado maggiore. 

« Il fattore principale del successo sta nel carattere dei popoli ; 
e il fondamento del carattere deve cercarsi nella educazione, dentro 
alla famiglia e nelle scuole. Se non si studia l'educazione di un 
popolo non si comprende la sua storia: giacché le condizioni fisiche 
ed economiche non bastano, se non vi è il sentimento della mora- 
lità e l'intelligenza, se non vi è l'amore della disciplina e del lavoro. 

« L'America del sud è come la continuazione degli Stati Uniti: i 
due paesi sono quasi identici per la natura zoologica e per il clima 
e sono cosi profondamente diversi per la storia dei loro popoli (2) 

(i) Mi pare che il Mosso esageri alquanto la rassomiglianza in quanto alla edu- 
ca:(ione delia donna in Roma e negli Stati Uniti. {Nuova Antologia 16 marzo e 
jo aprile 1902). 

(2) Anche su questa rassomiglianza del clima tra il Sud e il Nord America c*è 
da fare delle riserve. Comunque il clima diverso non avrebbe che rinforzato l'in- 
fluenza delia diversa educazione. 



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^.^^. 



l>OTT. NAPOLEONE COLAJANNf I99 

I Latini ed i Sassoni avevano dinanzi a loro la sterminata larghezza 
di un paese vergine, nulla metteva ostacolo alla loro espansione, 
non avevano esercito e nessuno dei vincoli che li inceppavano nella 
vecchia Europa. 

« Era una gara nobile nel lavoro dei camp», e la razza latina ri- 
mase inferiore. La recente conquista di Cuba è solo uno dei tanti 
episodi ti. una tappa verso ulteriori conquiste. 

« Non giovò alle nuove repubbliche latine l'aver abbandonato la 
vecchia forma del governo monarchico, non è giovata la libertà e 
-reguaglìanza dei cittadini ». 

« Fu la mancanza delle scuole e la potenza della teocrazia, che 
impedi fino ad ora alle repubbliche latine di prendere il posto che 
loro compete nella storia del nuovo mondo. L'intolleranza religiosa 
è tale che solo in poche repubbliche latine, ancora oggi è permesso 
il libero esercizio dì un'altra religione ohe non sia la cattolica. » 

« Gli Stati Uniti superano di molto l'Europa per l'eccellenza delle 
scuole d<pve si educa il popolo: e questo è il segreto della loro po- 
tenza. Tutta r educazione americana è indirizzata a rendere l' uomo 
ilaborioso e indipendente. In nessun popolo è meno grande il numero 
degli oziosi e questa è la forza della democrazia americana. » 

« Per amore dell'umanità si deve combattere la dottrina fatalista 
delle rassze, che ammette una differenza congenita fra le attitudini 
dei popoli latini e dei popoli sassoni. Tutto dipende dalla educazione. 
L'operosità è come Taria che rende salubre e morale l'ambiente. Per 
mezzzo della imitazione e della emulazione si modifica profonda- 
mente lo sviluppo intellettuale. Sono gli atti volontari più semplici 
che sono i più fecondi per rafforzare l'energia del carattere: ogni 
esempio di vigore personale produce come per : induzione un fatto 
psichico analogo negli altri, » Così il Mo^so (i). 

Sui caratteri dell' educazione n^l Nordr-America non occorre in- 
trattenersi: sono in generale quelli stessi dell'Inghilterra. Si potrebbe 
•sservare che la passione dello sforzo e dell'azzardo vi sono esa- 
gerati; e il Boutmy li mette in relazione colla psicologia dei frequenti 
fallimenti, che non scandalizzano menomamente ì nord-americani. 
La loro religiosità è un prodotto dell'educazione, né più ne meno 
come in Inghilterra. 

Sembra poi più marcata l'attenzione che i cittadini americani pon- 



(i) La democrazia nella religione e nella scienza Milano. Ftatelli Treves. Sulla 
efficacia della scuola nord-amencana ha pubblicato ottime ostervazioni A. Ghisleri : 
Scuola e libertà. (Bergamo 1902). 



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200 RAZZE SUPERIORI £ RAZZE INFERIORI 

}^ gono neirorganizzare la -scuola come una vera fabbrica di coscienze 

|[.Aa libere e di uomini pratici; coscienze libere ed uomini pratici, che 

^'> colla passione dello sforzo mirano sempre ad innalzarsi e pare che 

; abbiano sempre d*innanzi come faro luminoso V Excelsior del loro 

\ Longfellow. I discorsi e gli scritti di due uomini, che svolgono at- 

^ tualmente la loro attività in campi diversi: Carnegie il miliardario 

ù.^ e Roosevelt il politico, sono la sintesi dei metodi e delle aspira- 

*\., zioni di un nord-americano. La fede che i nord -americani hanno 

'^^ nella scuola come mezzo di trasformazione e di fusione dei nuovi 

J^_ arrivati è immensa; d*onde l'impronta di un patriottismo entusia- 

k. t stico, che essi hanno posto nella diffusione dell' istruzione, e la ge- 

ì losia colle quale guardano al sorgere di scuole non anglo-americane, 

i^[, siano italiane, tedesche o polacche^ Dalla scuola anglo-americana, 

\^; attendono fassimilazione dei vari elementi storici che da ogni parte 

y dì Europa arrivano nella Repubblica delle stelle e i suoi figli le 

\ sviluppano con entusiasmo. Le scuole secondarie (High school) di- 

Ji vengono obbligatorie e a spese dei contribuenti e per tutti gratuite; 

C nel Massachussets ogni covanmtk (Tonmships) ài\ 500 famiglie deve 

^l' averne una; nel. Kansas il programma è; una Tif^/i ^c/ioo/ per «pgni 

k.^ Contea. Perciò troviamo nell'Unione 2562 Tw'g^/j school nel 1890; 6005 

jj^ nel 1900; 6252 nel 1902 e la relativa popolazione scolastica passa 

j^ da 221,000 a 566,000 in dieci anni (i). Le condizioni fisico-geografiche 

ir: dinanzi esposte e la massima libertà consentita dalle istituzioni, po- 

L ' litiche favoriscono meravigliosamente il successo degli arditi e degli 

; r intraprendenti^ ed ogni successo con la forza misteriosa ed impon- 

1?^ derabile del contagio psichico, dell'imitazione, stimola e incoraggia 

{' altri a ricercarlo con energia rinvigorita dalla fede. 
j • ' Ciò che il Boutmy e parecchi altri hanno rilevato sulla scarsa 

;jj., produzione scientifica e letteraria degli Stati Uniti al certo non può 

"r, essere un carattere della ra!{!{a\ la stessa ra^a in Inghilterra dà ri- 

f. sul tati diversi. Invece giova rilevare come negli stessi Stati Uniti 

^. condizioni di vita, istituti sociali ed educazione diversa dettero sino 

Kv* a poco tempo fa risultati morali profondamente differenti da quelli 

!, che possiamo attualmente osservare e che ci vengono esaltati dagli 

l' apologisti degli Anglo-sassoni. 
ù 11 Mondaiai nella Questione del Negro e nelle Origini degli Stati 



(i) Langiois: La démocratie americaine et l'education. (Nella Revue bleue. 18 
Marzo 1905). Nel mio scritto: La Dante Alighieri e gli emigrati Italiani anal- 
fabeti mi sono occupato delPassimilazione per mezzo delle scuole, che è attiva- non 
solo negli Stati Uniti, ma anche in Tnnisia. 



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'^-V'/'P^, 



DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 30t 

\; 
Uniti ha raccolto un copioso materiale che prova il profondo per- «: 

vertimento morale che la schiavitù aveva cagionato tra i Nord-ame- 
ricani e che dal sentimento religioso non veniva alternato, ma reso 
più laido per la vernice d'ipocrisia, che lo ricopriva e dal sofisma 
con cui si cercava giustificarlo. 

Queste condizioni morali, ch,^ in nulla differiscono dalle peggiori •' 

che si possano riscontrare tri» i Liitini, lasciamole descrivere al Boutmy. 

« Dalla schiavitù, dice l'illustre scrittore francese, era nato il di- 
sprezzo del lavoro, (i) I proprietari vivevano nell'ozio: lo sport solo ^ 
li faceva uscire. I figli di gentiluomini, che non potevano formare '} 
la loro educazione in Inghilterra non avevano altra risorsa che nel 
mediocre collegio di Guglielmo e Maria^ o precettori particolari che 
in mancanza di meglio erano presi tra i condannati (convicts). La 
loro ignoranza era estrema. Era la condizione di tutto il Sud. Le 
Caroline non avevano per tutte e due p^i di cinque scuole alla iìne 
del periodo reale: l'Alabama, il Mississipi, il Missouri non ne ave- 
vano nessuna nel 1830. La Virginia era un pò' meglio provvista. Ai 
tempi di Noah Webster le istruzioni daìte ai rappresentanti del 
Maryland dai suoi committenti erano per tre quarti firmate còlle 
croci. Fino al 1776 la Virginia non ebbe ehe una sola stamperia itl- 
teramente in balia del governatore. Nel 1794' non vi era in New- 
York che una sola bottega di Kbri; nessuna ve n'era nella Virginia, 
nel Maryland e nelle due Caroline. Il Connecticut aveva da solo 
tanti giornali quanto tutti gli Stati al Sud della Pensilvania » (2) ' 

« In questa specie di vuoto intellettuale gli uomini intendevano 
solo la voce dei loro istinti. L'isolamento, la mancanza di luce, il 
potere arbitrario sugli schiavi, 1 v lotta alle frontiere cogl'Indiani, 
avevano sviluppato tra loro una specie d'individualismo violento e 
feroce che produceva in massa dei semibarbari, allo stato d'eccezione, 
uomini superiori .atti ed esercitati a comandare, penetrati da una 
specie di schietta coscienza del loro diritto ad esser presi per capi. 



(1) Vedi ironia delle cose! La Body of liberty, la magna charta delle libertà 
puritana del 1641 nel Massachussetts sanciva resistenza della schiavitù! 

(2) Chi vuole ascoltare un linguaggio più brutale contro l'istruzione di quello 
adoperato dai latifondisti sicialiani riuniti nella Sala Ragona nel 1894, legga ciò che 
William Berkeley governatore della Virginia diceva nel 1671: • Ringrazio Dio, che 
nella Colonia non esista né stampa, fiè scuole libere, e spero che non ne avremo 
da qui a centanni, perchè la scienza ha generato T insubordinazione, T eresia, le 
sette che desolano il mondo; la stampa le ha propagate; è essa, che ha divulgato 
così i libelli contro il migliore dei governi. Che Dio ci preservi da tutte e due ! )> 
(Mondaini: Le origini ec. pag. 188). 



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202 ftAZZE SUPER tOHI E RAZZE INFERIORI 

Anche verso il 1840 i fanciulli consideravano il coraggio fisico come 
il piti nobile attributo dell'umanità, il lavoro manuale come uh diso^ 
nore^ l'omicidio come un accidente molto ordinario, la generosità come 
più importante della giustiifia e l'umiliaìfione agli occhi degli uomini 
come V pili intollerabile dei mali ». 

« Nel Sud Telemento rifugiato aveva avuto la sua rappresentanza 
più nobile accreditata nei piantatori della Virginia, nati in gran 
parte dai cavalieri emigrati al tempo della rivoluzione del 1648. 
Essi èrano rimàsti fedeli ai riti della chiesa stabilita.. Essi domina- 
vano facilmente le altre classi. A lato di essi si erano moltiplicate 
le coihunità presbiteriane o si erano più o meno confusi i congre- 
gazionisti venuti dalla Nuova Inghiltei^ra. Più giù al disotto del negro 
disprezzato, la cui introduzione data dal 1619, si trovavano dei 
poveri senza industria, avanzi o discendenti dei servitori ingaggiati 
a lungo termine (indentured servants)^ dei miserabili rubati in certe 
speciet di razzie amministratiire (kid napped) e di un piccolo ntimero 
di criniinali deportati: il tutto formava, con qualche gentiluomo rovi- 
nato, la classe molto miserabile dei piccoli bianchi. Il sistema della 
sostituzione (entails) lasciava ricadere a questo livello i figli cadetti 
delle grandi famiglie e sopra tutto la loro posterità. Essi si condu- 
cevano da gente scaduta e credendo più nobile di rifiutarsi a qua- 
lunque lavoro, vivevano nell'indigenza e nella brutalità ». 

« Ecco , poi , come un dignitario della chiesa episcopale, il reve- 
rendo Me' Connel {Me' ConneV s Am^ican Episcopal Churchy i^gó) 
descrive i costumi del clero nel Sud, prima della rivoluzione. « I 
membri del clero erano quasi tutti piantatori che cacciavano, gio- 
cavano alle carte , bevevano punch o vino delle Canarie e pei quali 
i matrimoni, i battesimi, i funerali , erano tante occasioni di orjgia. 
Un tale vocifejava contro il suo sacrestano al momento della comu- 
nione : « Olà, Giorgio , il pane non è buono nemmeno pei cani » ; 
tal altro si batteva a duello nel cimitero della chiesa; un altro, ro- 
busto e gagliardo , bastonava i membri della fabbriceria uno dopo 
l'altro e la Domenica s^uente predicava su questo testo: Ho lottato 
con essi, li ho maledetti , e ho loro strappato i capelli; un altro 
ancora desinava le domeniche col suo principale parrocchiano e la 
sera lo si riportava a casa completamente ubriaco e ligato su di una 
sedia ». 

Le parole, che ho appositamente sottolineato provano in modo ir- 
refragabile che tra gli anglo-sassoni la condizioni di alcuni coloni, 
il genere di vita, l'educazione, la mancanza d'istruzione produssero 
per lo appunto i risultati morali che si deplorano nell'America. spar 



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DOTT. NAPOLEONE COtAiANNt 203 

gnuùla al giorno d*oggi e in certi paeai e tra certe classi del Mez- 
zogiorno e della Sicilia. Lo stesso Boutmy osserva che precedenti di 
tal genere fecero si che anche ora nel Rentuky il pregiudizio favo- 
revole ai duelli atroci , testimonia in favore di un sentimento del- 
l' onore che piglia forma quasi selvaggi^. 

L' induzione storica, infine, che, quando è possibile, riceve ampia 
conferma dall'induzione statistica, dimostra a luce meridiana che 
sono le condizioni sociali che determinano i caratteri degli indivìdui 
e degli aggregati; i quali nulla hanno in ^ di stabile e di permanente. 
E la dimostrazione vale per ogni tempo e per ogni popolo. 

e) ^La fusione dei vari elementi etnici. Lo studio delle istituzioni 
nord-americane e dello spirito che animava, i cittadini della grande 
repubblica nel secolo scorso fu intrapreso da eminenti scrittori ^eu- 
ropei inclini all'ammirazione più o meno sconfinata, che solo ora 
viene sostituita o accompagnata da una critica oculata. Negli scritti 
di Tocqueville, di Laboulaye, di Gladstone, di Boutmy, di Bryc9,di 
Carnegie, che ritorna scozzese dopo di ^vere acquistate centinaia di 
milioni in America, per non citare che i più celebri, si trovano in- 
dicate le cause che li produssero e gli ^tfetti che dettero. Vi si. ap- 
prende perchè e come il sentimento patriottico scarso da principio 
si va sviluppando fino all' imperialismo ^m^tf/a; perchè V amore delle 
ricchezze, domina tutta la vita d^pi Yankèfs; come la mancanza di una 
storia possa agire beneficamente rendendo facili i progressi e quasi 
nullo il misoneismo; perchè lo Stato vi abbia scarsa autorità e vi 
sia massimo il predominio del principio di libertà ecc. ecc. E innu- 
merevoli sono i libri e gli artìcoli delle riviste che provano come 
tutto ciò comincia o a degenerare o a trasformarsi. 

Ma dal punto di vista di queste ricerche nessuna indagine è tanto 
interessante quanto quella che si riferisce al processo di assimila- 
zione e di fusione, cui vengono sottoposti i vari elementi etnici n gli 
Stati Uniti. È questa la prova del fuoco contro T immutabilità dei 
caratteri di razza. 

Chi guardfi alla composizione ed alle origini della popolazione degli 
Stati Uniti la prima domanda che rivolge a sé stesso è questa: sono 
essi popolati dalla razza anglo-sassone ? 

Sin dal 1780 tra i 2,400,000 abitanti solo un quarto era di anglo- 
sassoni. 

La Florida poi fu comprata dalla Spagna, il Texas dal Messico, 
la Lunigiana dalla Francia. Dal 1820 al 1901 essi ricevettero circa 
20 milioni d'immigranti; di .cui soltanto 1.893. 166 e^^iio inglesi. 



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2Ò4 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Oltre tre quarti della ^emigrazione britannica era composta d'irlan- 
desi': 3.877.083 (i). 

Dòpo il 1890 tra gì* immigranti diminuiscono considerevolmente 

; i tedéschi e prevalgono gli Slavi russi e dell' Austria-Ungheria, gli 

Ebrei di ogni parte, gì' Italiani* (2). 

/ ♦' Quale tonsegtienza avrà sullo sviluppo politico,' morale^ economico 

ed intellettuale della grande Repubblica questa infusione di sangue 
non àrìglo^sàssone non si può dire ancora. Ma senza credere nella 
dottrina delle razze si può essere indotti a prevedere che non sa- 
ranno buone. Si può prevedere che non saranno buone, non già per- 

|;' che la immigrazione che comincia a prevalere negli Stati Uniti 

Vj venga fornita dalle raf:fe inferiori; m^ perchè vien data dalle classi 

;v europee più povere, meno istruite, e meno educate alla libertà o 

t allavita t^bbltóa'{3); 

' Non* e' è qurhdi da méi^àvigliarsi menomamente se il Dana-Duraiid 
neirecc^Hénte- studio sulla vita municipale negli Stati Uniti "ne at- 

;^, tribuisca la notevole decadenza all'intervento sempi*è crescente» della 

Immigrazione europea di carattere^ inferiore (4). 



(i) Neirinteressant'ssimo A«MM<i/ report of the commissioner- general of ìntmi- 
gration for the fiscal Year ended lune 30 ^ igo2 si trovano cifre alquanto divèrse. Dal 
Ì857 al 1903. sopra un totale di i5>950y390 immigranti vi furono : 47^7y^6 citta- 
' dfmi delia <LÌran> Bi'etagna ; 3,661^996 tedeschi; 1,498,194 scandinavi ; 1^323,680 ita- 
liani; fy3 12^1 71 austro ungarici ;' 985,864 russi ecc. • v 

(2) Il Times in tnafzo del 1^00 pubblicò un lungo studio sulle conseguenze even- 
tuali per ringhiiterra della concorrenza americana, nella cui Prefazione^ esplicitamente 
negavasi che la maggioranza della popolazione degli Stati Uniti fosse anglo-sassone. 
Gli etnologi, vi era detto, non danno posto alla razza che vi si è formata. (Thery. 
Histoire économique ecc. p. 80). 

(3) Da un disegno dì legge, d'iniziativa del deputato Shattuc votato dalla Camera dei 
rappresentanti a Washington il 27 maggio 1902 suirimmigrazioné si rileva che nel- 
l'ult-moanno sopra 467,672 immigrati c'erano 178,807 italiani, 58,098 ebrei, 43,617 
polacchi) 4o,C27 scandinavi e danesi, 34,142 tedeschi, 30,164 irlandesi, 29,343 slo- 
vacchi; 1 7 ,ìg>2 8 croati è sloveni, 1 3 ,488 inglesi . 

L'ahalfabetismo in ordine decrescente tra questi immigrati era cosi distribuito : ita- 
liani del sud 48, 2 ^Iq ; croati e sloveni 34,0 ; polacchi 28,7 ; slovacchi 26,1 ; e^rei 
ig>8 ; tedeschi 3,41; irlandesi .3,2 ; inglesi. 1,2 ; scandinavi e danesi 0,4.. (Rapporto 
dell'ambasciatore italiano agli Stati Uniti E. Mayor. Bollettino dell Emigrazione 
1902, N® 1 1 . Roma, Tipografia Bertero. 

(4) Secondo Walter L. Hawley tra i trentacinque capi di distretto della Tammany 
Hall di New York un terzo |sonp irlandesi cattolici; gli altri tedeschi ed ebrei ( The 
stréngth and weaknes 0/ Tammany Hall, Nella North American Review. Otto- 
bre 1901. 



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nr- 



nOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 2O5 

Aspettando che Tavvetiire ci dica ciò che sarà: della» compagine d^< 
mografica degli Stati Uniti e delle lisultanze ^cbe ts&a dar^ in se-. 
guito alla grande immistione di nuo-vi elementi etnici, si rilevi in- 
tanto che la grandezza cui essi sono pervenuti costituisce la negazióne 
più strepitosa della dottrina dell'antropologia : gli Stati Uniti hanno 
raggiunto rapidamente la grandezza benché. la roj^f a- pretesa supe- 
riore vi sia in minoranza. La immigrazioAe tedesca di primo acchito 
potrebbe far pensare che possa servire a controbilanciar^ i celti-ìr- 
landesir, ma noa si deve dimenticare che se; i tedeschi formano un 
popolo storico^ non rappresentano, però, una razza antropologicamente 
pura. Tutt'altro; sono un miscuglio di varie r^^fd. in cui prevale, 
specialmente nel Sud quel tipo àeìYHomo Alpinus^ che nella Fran^ 
eia centrale si considera come il più schietto rappresentante dì una 
ra^^4i inferiore^ 

Se negli Stati Uniti tante razze diverse e tante svariate nazionar. 
lità hanno dato un prodotto elevato, che tende a costituire un forte 
popolo storico, ciò si deve al processo di trasformazione e di fusione 
che vi ha agito e vi continua ad agire sotto T influenza dei fattori 
fìsico^geografici e stori consociali precedentemente esaminati ; e questo 
processo merita di essere esposto senza che ci sia il. bisogno di ul- 
teriormente commentarlo. 

Il Ross , di cui già furono esposte le idee , confessa che la supe- 
riorità che un popolo può mostrare in un dato momento non è do- 
vuta alla razza e che l'ambiente sociale e le condiziooi di vita li- 
vellano gì' inferiori coi superiori per mezzo della coltura , della 
educazione , della nutrizione e delFabitazione. a Noi americani, egli 
dice, meglio degli altri possiamo giudicare del valore del pregiudizio 
della razza ; noi che spesso vediamo i figli degli ìnunigrati mal nu- 
triti, gaglioffi e stupidi, uguagliare i nativi americani nella carne e 
nel. cervello , nell'ingegno e nella forza in seguito all'azione delle 
condizioni sociali ». La grande attitudine, indice di una grande 
plasticità, acquistata attraverso alle secolari persecuzioni, degli Ebrei 
a trasformarsi essendo bene assodata e conosciuta non arrecherà 



Sul basso tenóre di vita e sulle condizioni degli Italiani nel Nord American c'è tutta 
una letteratura^ che ci fa poco onore. Si riscontrino queste pubblicazioni ufficiali del 
governo di Washington che sono abbastanza esatte nelle descrizióni ': Thè slum of 
BattiMÒre ecc Washington 18517 ; * THe Italiaris in Chicago ^ rSgy ; John Kéren : 
The padrone systeme and padrone banks, Bullettin of the Departement of La- 
bor, Washington li^ g, Vedrassi in altro .cs^pitolo il lato buoDO e ciò.cheuc'è da 
sperare dagli italiani in America. : 



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2o6 



RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



meraviglia alcuna, perciò, se si saprà che gli Ebrei russi, polacchi, 
rumeai, galiziani negli Stati! Uniti si trasformano rapidamente dal 
laro intellettuale, morale, economico ed anche fisico (i). 

Ma gli esempi più chiari e le osservazioni più ragionevoli sulla 
fusione e sulla trasformaziolie dei vari elementi storici negli Stati 
Uniti ci vengono da uno scrittore che si è citato precedentemente. 

Vediamo ciò che ci insegna resperi];nento degli Stati Uniti, dice il 
De Rousiers. « Gli Stati Uniti sono il' più grande campo di assimi- 
lazione sociale che oggi vi tHa nel mc^do. L'assimilazione è ìi pro- 
blema che domina tutte le qiiistioni americane. L'avvenire dell'Ame- 
rica dipende principalmente dal successo che essa otterrà neirassi- 
milazione d^li immigranti ». 

« Ciò ch'è curioso è l'accordo incosciente degli Americani nel ri- 
solvere il problema per mezzo dell'educazione intesa nel senso largo. 
In ogni momento e in ogni: occasione il motto educativo vien fuori 
nelle loro conversazioni ; e lo scopo educativo lo scorgono e lo vo- 
gliono in tutte le loro intraprese ; un Museo che si fonda, una chiesa 
da costruire, una campagna di conferenze contro l' alcoolismo, una 
società di storia locale ecc. devono avere uno scopo educativo. » 

a La stessa preoccupazione si scorge ia quella moltitudine d*lsti- 
tut i, scuole professionali, di cucina «ce. si riccamente dotiti dai 
milionari Americani e si liberamente aperti a tutti. I fondatori di 
questi stabilimenti , come làn loro generosità e le loro risorst^ con-' 
sentono al desiderio generale di elevare la razza, di rialzare ad un 
livello superiore tutti gli elementi iiìforìni che l'immigrazione dà 
continuamente agli Stati Uniti. » 

« I risultati sono positivi, eccellentf ; l'assimilazione si verifica per 
mezzo dell'educazione. Chiacchierate con dei fanciulli di Ciiicago, 
dì New- York, di Cincinnati; essi vi diranno che la loro maàre era 
irlandese o belga, il loro padre tedesco ma che essi sono Americani. 
E la loro mentalità è precisamente anSericana. Perciò gli Stati Uniti 
sono* una nazione e non una semplice accozzaglia di persone di 
origine diversa. » 

« Negli Stati Uniti si distinguono a prima vista i cittadini ameri- 
cani che vi sono arrivati adulti, da quelli che vi arrivano nella fan- 
ciullezza; e la distinzione è possibile "^nèlla stessa famiglia e in tutte 
le classi sociali. Dei preti cattolici francesi, tedéschi, irlandesi ^^enuti 
in America come missionari vi restano sempre quasi come stranieri. 



(i) Gli Ebrei russi negli StatùVniti di America, Nel The American Monthly 
Heview of reviewM. Settembre 1962. 



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DOrr. NAPOLEONC COLAJANNt 207 

anche quando vi soggiornano da lungo tempo. Intanto il più ame- 
ricano, dei prelati cattolici Monsignor Ireland, è nato in Irlanda da 
Irlandesi, ma arrivato negli Stati Uniti nell'età di sei mesi. È ame- 
ricano nella mentalità, benché la sua educazione scolastica sia stata 
fatta in Francia nella diocesi di Belley. Il superiore del suo semi- 
nario è un francese di Lione, Monsignor Caillpt, anche lui arrivato 
in America giovanissimo ; e dirige un seminario che ha lo scopo 
assimilatore di dare preti di ogni origine, ma di mentalità americana. 

« Intanto, V operazione non riesce sempre. Alcuni immigrati non 
vengono assimilati. Gli ostacoli all'assimilazione sono diversi. » 

« Il primo risiede ^ella volontà degli immigrati. I Chìnesi , gli 
Ungheresi, i Ruteni, i Polacchi, i Siciliani vanno in America per 
raccogliere un peculio; non .vogliono divenire Americani, ma^ ritor- 
nare al loro paesi appena raggiunto Io scopo. » 

« Non si assimilano gli individui che si aggruppano secondo la 
loro nazionalità, vivono separati dal resto, parlano la loro lingua e 
si maritano fra loro. C è un gruppo di Pglacchi a Pittsburg , che 
sono in America da quarantanni , ma non sono divenuti ameri- 
cani. Avviene lo stesso di alcuni Tedeschi del Sud in alcune grandi 
città. » 

« Infine perchè vi sia possibilità di assimilasione , bisogna che ci 
sia attitudine allo stesso lavoro, e al lavoro in generale. Gli Indiani 
isolati nelle loro riserve, educati alla caccia non possono assimilarsi 
ad un popolo di lavoratori (i). 

Edotti dall'esperienza, gli americani sono convinti che iti una o 
due generazzioni si può formare un popolo rimarchevolmente at- 
tivo, intelligente e intraprendente cogli scarti che 1' Europa manda 
al di là dell'Atlantico (2). 

Ma a questo grande succej^so di assimilazione e di fusione tra le 
razze degli Stati Uniti e* è una eccezione : quella dei negri. 



(i) Come proceda la trasforinazion« negli Stati Uniti sì può rilevare da queste 
poche cifre relative alla nazionalità degli omicidi negli Stati Uniti : Detenuti per 
omicidio. Ogni 100,000 ab, da ts anni in su. 

Nati negli Stati Uniti da genitori americani io. 
» » da genitori stranieri ii. 

» fuori degli Stati Uniti 14. 

Dott. A. Bosco: Omicidio negli Stati Uniti di America, Roma 1B97. 

(2) I. Finot : Le préjugé ecc. pag. 271. GIMtaliani si sa che sono i meno ap- 
prezzati tra gì' immigrati negli Stati Uniti; ma lassù si è convinti che in poèo tempo 
se ne fanno buoni cittadini nordamericani. Si legga in proposito 1' articolo dì Jane 
E. Robbins nel The Outlook del io giugno 1905, 



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208 RAZZE SUPERtORI £ RAZZE INFERIORI 

Potrei nQn occuparmene poiché questo studio hiira a dimostrare 
sopratutto eh* è insussistente la differenza congenita alla attitudine 
alla superiorità tra le razze che po{!K)lano attualmente V Europa e 
colonizzarono T America, T Australia e una parte deirAfjica; ma un 
fugace accenno alla posizione dei negri negli Stati Uniti non guasta. 

Si constati anzitutto che nella razza negra c'è la possibilità a veder 
sorgere gli uomini superiori ; il colore dell' uomo , che arriva alla 
superiorità esclude l'ingiurioso sospetto sulla fedeltà coniugale e sulla 
purità del sangue che scorre nelle sue vene. 

Di negri che abbiano raggiuntouna elevata posizione intellettuale 
e morale se ne conoscono molti. Si accennò già al Firmin; è bene 
ricordare Federico Douglas , buono, colto , eloquente ; ma è conve- 
niente fermarsi sul più recente , sul contemporaneo, che ha richia- 
matolo l'attenzione pubblica su di sé e che viene denominato il Mosé 
nero, Washington Booker é un negro che si é consacrato alla eleva- 
zione morale e intellettuale dei suoi fratelli di razza. 

Il Presidente Roosevelt , dando prova di elevatezza di mente e di 
energia morale, cominciò coli' invitare a pranzo il Mosé nero; e dette 
proporzioni gigantesche allo scandalo suscitato tra i propri concit- 
tadini ed amministratori affidandogli un'alta carica nel Sud. A chi 
domandava a Roosevelt perchè si fosse rivolto ad un negro, egli no- 
bilmente rispose: Non nominai il negro perchè negro^ ma perché egli 
era il più degno di essere nominato, 

Booker ha organizsato il Tuskgee-istituie nell'Alabama che oggi 
conta 1507 allievi ed un centinaio di professori. La sua parola è 
semplice, positiva, vibrata; i suoi discorsi non sono assai lunghi. Ha 
parlato dinanzi ai professori ed agli studenti dell' antica Università 
di Harward, che gli hanno decretato jl titolo di maestro; i rigidi e 
tardivi bostoniani si sono allontanati dalla loro calma abituale per 
applaudirlo; e nelle città del Sud questo figlio di schiavo viene accla- 
mato con entusiasmo. Tutti coloro che l'hanno veduto in Francia 
insieme alla sua signora , che ha fatto i suoi studi nell' Università 
negra di Fiske e che seconda suo marito nella propaganda, hanno 
potuto apprezzarlo (i). La sua influenza cresce continuamente e non 
solo tra i negri ; ma anche tra i bianchi. 

Firmin, Douglas, Washington Booker e molti altri, adunque, fanno 
fede che tra i Negri e' è la potenzialità morale , intellettiv4i al più 



(i) Marib Mali : Booker Wa^iington e i negri negli Stati Uniti NeìVHumanité 
Nouvelle, Maggio 1900. Ma p^r comprendere cosa possono diventare i negri in 
oppcM'tune condizioni si deve lecere sopratutto L* Autobiografia di un negro scrìtta 



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DOTT. NABOLSONE COL A JANNI 20^ 

avanzato progresso e che si determina e riyeia non appena lo con- 
seatono le condizioni dell' ambiente. 

Ma perchè la massa dei negri non si è assimilata e fusa negli 
Stati Uniti come tutti gli altri elementi etnici , che entrano nella 
circolazione della loro vita ? / •^ 

I motivi sono diversi e tutti poderosi ; sono stati studiati accura- 
tamente e r ignorarli indica, se non la malevolensui, certo il domi- 
nio del pregiudizio anche tra gli uomini di studio^ Passia^ione in 
rassegna alcuni : : 

i.'^ 1 negri negli Stati Uniti non rappresentano un aumero tra^ 



dallo stesso T. Washington Becker (Traduzions francese di Ottone Guerlac» Parigi. 
E. PlonNourrìt). Perchè non si eresìa che Douglas, Booker ec. rappresentino deJ le 
stranissime eccezioni , delie mostruosità etniche, riporterò il numero dei negri che 
si graduarono nei Collegi nord americani : 

Graduati in Collegi di Negri in Collegi di bianchi 
Prima del 1876 137 . . . , . , 15 

187Ò-80 143 22 

1880-85 250 31 

1885-90 413 .4$ 

1890-95 465 66 

1895-99 476 ...... 88 

(The Culle ge-hred Negro in : The Re pori of the Commissione ^ of education for 
the i(jo2. Voi. |o Washinj»ton 1903). Non è davvero confortante e straordinaria 
q sesta progressione dei negri nella cultura elevata? Le donne vi seguono da vicino 
gli uomini. Da un* inchiesta riportate dal sig. Frissel risulta poi che 300 bianchi 
eminenti del Sud interrogati su questi tre quesiti : 

1° L'istruzione ha fatto del negro un cittadino più utile? 
2^ Lo ha reso più economico e più inclinato air acquisto della ricchezza? 
3<^ Ne ha fatto un lavoratore di maggior valore , specialmente nei lavf^rì nei 
quali si richiede intelligenza e abilità ? 

Hanno risposto per nove decimi .^ìn senso decisamente affermativo; pochi espres - 
sere dei dubbi ; (Report of the Commissioner of Education for the year igoo-goi. 

pag. 530)- 

Su ciò che si è fatto e su ciò che si è ottenuto per la istruzione dei negri negh* 
Stati Uniti danno notizie preziose W'gReport of tlte Cjmmissioner of education for 
the Yean igoo-igoi. Voi. i^ negli articoli : Common school education in the South 
from the beginnin% of the civil mar to iSyo-i8j6hy A. D. Mayo pag. 403; .Ve^ro 
education in the South by Paul Barringer pag. 567; A replx ^o D. Barringer' s 
paper by Julius Dreher pag. 523 ; The education of the negro by Kelly Miller 
pag. 731. Nel Report for the Year igo2. Voi. i** vi sono due altri interessantissimi 
studi ^ullo stesso argomento : Higher education ofthe Negro ^its praetical vaine 
by President H, Bumstead a pag. 224; e The mork of the certain northern Chur- 
ches in the education of the Freemden 1861 igoo by A. D. Mayo pag, 285. 
15 - Col A JANNI 



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210 RAZZB SUPERIORI fi RAZZE INFERIORI 

scurabìle di individui che s' infiltrano lentamente e che perciò si pos- 
sono facilmente assimilare. 

Erano circa quattro milioni e mezzo al momento in cui se ne 
proclamò da Lincoln la liberazione; e d'allora in poi sono cresciuti 
di numero sino ad 8,840^789 nel 1900, rimanendo concentrati mag- 
giormente negli Stati del Sud, dove esisteva la schiavitù prima della 
guerra di secessione. 

L'assimilazione non era possibile; la fusione non era desiderabile. 
I negri al momento dellaUoro liberazione erano in condizione d*infe- 
riorità marcatissima e Tinferiorità l'avevano voluto i bianchi,, che ave- 
vano proibito di dare istruzione ai negri, comminando all'uopo delle 
psene(i);la fusione della loro civili^ con quella dei bianchi avrebbe 
prodotto lo stesso risultato che si ha dal miscuglio di due liquidi a 
temperatura diversa: quello più caldo avrebbe dovuto subire un abbas- 
samento di temperatura dì parecchi gradi; la civiltà degli anglo-sas- 
soni avrebbe subito un regresso o un periodo di arresto di sviluppo 
come lo si potè constatare nel Sud America per la fusione tra latini 
e indigeni. 

2.° I negri libera i non poterono competere economicamente coi 



(i) Guardando soltanto al diverso analfabetismo si ha che nel 1870 quella dei 
bianchi era 1* 11,5^/0; discese a 9,4 nel 1880 e a 7,7 nel 1890. Invece quello dei 
negri alla data dei tre censimenti era di 79,9 nel 1870; di 70,0 nel 1880: di 56,8 
nel 1890 {Education repori iSgj^gS, Washington 1899}. L'analfabetismo dei negri 
è diminuito nell'ultimo decennio : in quanto ad istruzione popolare oggi essi scanno 
alia pari coi polacchi e cogli italiani. Il fìryce giustamente osserva che non c'è da 
meravigliarsi dell' elevata cifra dell' analfabetismo dei negri : quarant' anni or sono 
jn molti Stati dell'Unione V insegnare a leggere e scrivere ad un n^o costituiva 
un delitto! Il Negro Act deh 1740 per la Carolina del Sud comminavm la multa 
di 100 sterline a chi insegnava o impiegava a scrivere uno schiavo. Nel 1834 la 
pena fu elevata al carlÉiere fino a sei mesi ed estesa anche pel leggere. Nella Lui- 
giana la pena del carcere era da uno a dodici mesi e cosi ip altri Stati. X^ ragione 
della proibizione non era dissimulata : il sig. William Knox, in un opuscolo indirur 
iato dalla venerabile società per la diffusione del vangelo all'estero nell'anno 1768 
osservava che la istruzione rende gli schiavi meno atti <^ meno disposti aUa &dca e 
diàp<)sti all' insubordinazione. (E. Westermarck: La condizione leggale deglischi^vi 
neri hegli Stati americani. Nella Rivista italiana di sociologia. Settembre 1897). 
Come possano mutare le cqodizioni intellettuali mutando il resto delle^ Cìondizioni s 
rilèva da questo dato: Tanalfabetiismo tra i negri di Xenia (Stato deirOJhio) nel 1900 
era disceso al i3>43 ^/o- ^^ lo studio delle condizioni che generarono ti mutam^to 
vedasi un rapporto di R: Wrìght nel Bulletin of the Bureau of Làhor (N^ 48. 
Settembre '1903) e per la importanza del fatto un mio articolo nella Rivista popolare 
(15 dicèmbre 1903) \ . . 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 211 

bianchi : quelli erano privi di tutto e non possedevano, che la forza 
di lavoro delle braccia; i bianchi invece disponevano di tutte le su- 
periorità che danno la scienza e la ricchezza. La lotta per la esistenza 
adunque fu impegnata tra gli inermi da un lato e gli armati di tutto 
punto dall'altro. 1 negri necessariamente dovevano essere ì vinti; e 
la loro inferiorità economica doveva fatalmente ripercuotersi sullo 
sviluppo della loro civiltà. Erra, però, chiunque volesse intendere in 
senso assoluto l'inferiorità economica dei negri. Molti tra loro sono 
riusciti a pervenire alla ricchezza. Questo dato collettivo è eloquente: 
nel 1892, cioè appena dopo 26 anni dalla liberazione, i negri del 
Sud pagavano già più di 14 milioni di dollari per imposta fondiaria. 
Economicamente avrebbero progredito di più se sì fosse loro data 
l'istruzione professionale. Che la ra:(^a non entri affatto nel genere 
o nella forza di produzione economica risulta dal fatto, che dovunque 
i negri rimasero a contatto dei bianchi, specialmente nelle città, in- 
dustrialmente si perfezionarono: in generale progredirono o regre- 
dirono secondo la varietà delle condizioni e dell'ambiente sociale, 
nei quali furono trascinati. 

3.^ I negri concentrati negli Stati anticamente a schiavi vi erano 
molto numerosi, ma sempre in minoranza di fronte ai bianchi. Quale 
trattamento potessero subire i negri dai loro padroni si può immagi- 
nare da chiunque conosce il regime della schiavitù : ed era tratta- 
mento inumano, incivile, anche se si vogliono ritenere come esage- 
razioni sentimentali quelle della Becker Stowe descritte nella famosa 
Capanna dello Zio Tom, Tra negri e bianchi prima della abolizione 
della schiavitù, non ostante lodevoli eccezioni, i rapporti erano quelli 
che potevano originarsi dall'odio dei negri verso i bianchi e dal di- 
sprezzo dei bianchi verso i negri. Colla liberazione definitiva e colla 
uguaglianza dei diritti politici accordata ai negri dopo la spavente- 
vole e lunga guerra di secessione i rapporti tra le due razze peggio- 
rarono. I negri abusarono della libertà che non conoscevano e usa- 
rono male dei diritti politici loro regalati senza alcuna elementare 
preparazione; essi dovunque lo poterono si vendicarono delle secolari 
sofferenze e fecero pompa di sentimenti naturalissimi , ma che do- 
vevano ferire i bianchi. Questo rincrudimento nelle relazioni tra 
negri e bianchi avrebbe potuto essere attenuato o evitato se fosse 
stato possibile ottemperare a queste due condizioni: i.^ un tratta- 
mento equo da parte dei bianchi del Sud verso i negri; 2.*» una gra- 
duale elevazione politica dei negri. La seconda condizione era dipen- 
dente dalla prima. Ma non si ebbe né l'una né l'altra. 

A guerra finita i bianchi negli Stati ribelli mostrarono il loro ma- 



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212 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

lanimo contro i Negri votando costituzioni che consacravano Ti nfe- 
riorità dei Negri. L'intervento del Congresso fu necessario; e questo 
però nel senso opposto; cioè accordando improssivamente ai Negri 
quei diritti politici che i lavoratori agricoli dell'Inghilterra non ot- 
tennero che nel 1885, dopo alcuni secoli di educazione e di prepara- 
zione per esercitarli bene. 

Nei bianchi, colla liberazione, al disprezzo si aggiunse Todio sfre- 
nato verso i Negri perchè l'abolizione della schiavitù e la guerra di 
secessione avevano lorp inflitte perdite economiche colossali ed umilia- 
zioni morali di ogni genere; perdite ed umiliazioni aggravate e con- 
tinuate dai diritti politici accordati ai Negri. Questi movimenti di 
odio e di vendetta vennero acuiti dalla vivacità dei contrasti politici; 
mentre i bianchi erano privati dei diritii politici come ribelli, i Negri 
ch'erano stati liberati per opera del partito repubblicano lo segui- 
rono ciecamente e ne furono sfruttati indegnamente a danno del 
partito democratico, che nel Sud era rappresentato quasi esclusiva- 
mente dai bianchi. Tutti gli affari nel Sud caddero nelle mani di 
una banda di sfacciati avventurieri del Nord appartenenti al par- 
tito repubblicano — i famosi carpet baggers — che riabilitarono la 
memoria di Verre e di lord Clive (Bryce), (i) 

4."" L'interesse economico, i sentimenti morali, le differenze intel- 
lettuali e l'antagonismo dei partiti politici adunque, dovettero porre 
bianchi e neri gli uni di fronte agli altri come nemici irreconcilia- 
bili, che dovevano non fondersi ed assimilarsi reciprocamente ma 
combattersi perpetuamente. 1 contrasti e i motivi di odio e di lotta 
difficilmente potevano gradatamente attenuarsi, perchè la fatale dif- 
ferenza di colore non mascherava, ma denunziava sempre e da per 
tutto in due uomini — un bianco ed un negro — che s'incontravano 
nella vita, due nemici; perciò ogni minimo incidente che tra uomini 
dello stesso colore passa rapidamente e non lascia tracce, tra un 
bianco ed un negro doveva dar luogo a conseguenze estreme. La 
differenza di colore inoltre dà luogo ad un antogonismo sessuale che 
produce grande delitti e scellerate repressioni: la passione del negro 
per la donna bianca è tanto grande quanto è invicibile la ripugnanza 
di questa per quello. 

In tali condizioni era assolutamente impossibile la fusione dei 
negri coi bianchi degli Stati Uniti; perciò si mantenne la separazione 



(i) I. C. Spcnce, un anglo-sassone, considera la guerra di secessione come la 
cosa più scellerata e meno necessaria, che si poteva commettere da un popolo 
civile. (L'aurore d'une civilisation, pag. 95 a loi). 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 213 

sociale tra le due razze e crebbe colla proclamata uguaglianza po- 
litica. I negri furono costretti a segregarsi ed a vivere a parte peggio 
che gli ebrei nei ghetti. La segregazione condusse a questi estremi: 
un negro non può sedersi alla stessa tavola di un bianco in un catfè; 
i negri di ordinario non sono ammessi nelle trade unions; le loro 
associazioni cristiane sono separate da quelle dei bianchi. 

11 matrimonio fra le due razze è proibito dalla legge in tutti gli 
Stati; i negri, che sono arrivati a crearti una posizione sociale de- 
vono costituire dei circoli a parte, e non vengono a contatto coi 
bianchi dello stesso grado sociale (i); e infme, dice Bryce, un bianco 
può uccidere un negro e rimanere impunito, come in Turchia un 
musulmano può uccidere un cristiano. E l'avversione, che perseguitò 
gli Ebrei per tanti secoli in forza dei pregiudizi religiosi tra uomini 
dello stesso colore si può immaginare a quali proporzioni sia arri- 
vata verso i negri che portano Timpronta indelebile della loro razza. 
Un ebreo fuori del ghetto poteva nascondere l'essere suo, frammi- 
schiarsi e vivere tra i cristiani; non lo può il negro tra i bianchi. 

La risultanza di questo stato di cose fu quale doveva essere: la 
separazione tra le due razze si è mantenuta ed è mancata la fusione; 
negli Stati del Sud, dove ciò è stato possibile, T inferiorità sociale, 
annullandosi l'opera di Lincoln, è stata legalizzala; da per tutto 
contro i negri, criminali o non, si è organizzato e popolarizzato il 
linciaggio: un delitto endemico semi-legale, che sorpassa l' infamia 
del delitto anarchico, che disonora qualunque razza e che costituisce 
la macchia più brutta della civiltà degli Stati Uniti. 

E' strano, è addirittura inconcepibile, poi, che dai negri in meno 
di quarant'anni si sia preteso dagli antropo-sociologi ciò che per le 
razze superiori meglio dotate si era ottenuto in molti secoli; e la 
sorpresa non è mia, ma di uno storico anglo-sassone, forse il più 
grande tra gli storici viventi di quella razza, il Bryce, che in questi 
termini la manifesta: « I fenomeni, che lo Stato morale e intellet- 
tuale dei negri oggi ci presenta sono assolutamente nuovi negli an- 
nali del mondo. La storia è il racconto del cammino verso la ci- 
viltà delb razze primitivamente barbare. Ma sinora questo cammino 
si è operato lentamente e per gradi. Per ciò che riguarda le grandi 
razze asiatiche ed europee, i primi stadi della loro evoluzione sono 
perduti nella notte dei tempi. Gli stessi stadi medi e recenti se li 
studiamo negli scritti degli storici dell'antichità e negli annali dei 



( I ) A Baltimore, Louisville, Richmond, Atlanta, New Orleans vi sono negri colti 
ricchi, che formano la speranza delle classi povere. 



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214 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

tempi oscuri del Medio Evo ci mostrano un cammino in cui nulla 
ci fu di brusco e d'improvviso, ma che si potrebbe chiamare uno 
sviluppo di tentativi, cioè lo sviluppo e T estensione dello spirito 
umano che riesce al graduale miglioramento delle istituzioni poli*- 
tiche, delle scienze é delle arti. In questo cammino non ci furono 
né salti, né precipitazione; fu l'opera non di una razza isolata, ma 
della rivalità e della cooperazione di molte razze. Estremamente 
diverso è il caso del negro africano preso e trascinato dal turbine 
della democrazia americana. » 

L'eccezione dei negri non infirma menomamente, adunque la dot^ 
trina che ammette Tassimilazione e la fusione di tutte le razze per 
mezzo della educazione, dell'ambiente sociale e di certe condizioni 
fisiche per farne un popolo grande e che progredisce rapidamente 
nel benessere e nella civiltà, sebbene sia un miscuglio di tutte le 
razze, (i) 



(ì) Mayo-Smithy uno statistico e sociologo illustre del Nord -America, colla pru- 
denza che il suo grado gl*iniponeva sostenne questo processo di fusione e di assi- 
milazione per mezzo della lingua, dei costumi e delle istituzioni nella Quarta ses- 
sione dell' Istituto intemazionale di statistica tenutasi in Chicago in Set- 
tembre 1893. fStatistical data for the Study of the assimilation of races and 
nationalities in the United States. Nel Bulletin d' Istitut int. de St. Tome Vili 
lire livraison, Rome 1895). Per la quistione dei negri si possono comodamente ri- 
scontrare: A. Ghisleri: Le ra^i^e umane e il diritio nella politica coloniale. Sa- 
vona, 1888, O.r G. Mondaini: La quistione dei negri nella storia e nella Società 
Nord- Americana Firenze. F.Ui Bocca. B. T. Washington (un negro): The race 
problem in the United States fAppleton*s Popular Science. Luglio 1899): W. 
E. Dubois: Conditions of the negro in various cities; The negroes of Farmwtlle; 
ne negro in the black belt, {"Bulletin of the Department of Labor di Washin- 
gton N. IO, 14 e 23) e gli scritti di Hilary A. Herbert, G. T. Winston e W. E. 
Burghardt Du Bois nel volume 65.0 (Luglio 190 1) degli Annali of the American 
Academx of politicai and social science consacrato agli: America* s Ra ce Pro^ 
blems, 11 Burghard vi spiega bene Fattuale maggiore delinquenza del negri. Il D.r 
E. Tobias nella Nineteenth Century (Dicembre 1900) si domanda: Sono i negri 
di America un popolo libero? e dimostra che T abolizione della schiavitù fu un 
vero inganno e che la loro condizione sociale non è migliorata. I linciaggi sono 
r esponente di tale condizione. Tutto il ponderoso problema dei rapporti tra i negri 
e i bianchi negli Stati Uniti è stato trattato con grande equanimità ed acutezza da 
James Bryce nella sua grande opera: La republique am^ricaine nei capitoli XCI 
XCIl. O. F. Cook nel Forum (Marzo 1901) ha dato una lusinghiera descrizione 
del grado civiltà raggiunto dai negri nello Stato di Liberia (Africa). Sulla questione 
dei negri più di recente si possono riscontrare: D.r E. Tobias (un negro) Bianchi 
e neri negli Stati Uniti {La Revue. Agosto 1904); Stuart Merrill: La Questiona 



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DOTT. NAPOLEONE GOLAJANNI 21 5 

A Venezia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, adunque, noi abbiamo 
potuto assistere al sorgere di un popolo grande, eh* è divenuto tale 
non perchè appartenente ad una data raf^a, ma per Fazione di fat- 
tori naturali e sociali indipendenti dalla ra^ffa. 



CAPITOLO XXII 



I fattori della evaluxlone regressiva 

Lo studio incompleto e fuggevole dei fattori della evoluzione pro- 
gressiva dev* essere integrato dall* altro dei fattori della evoluzione 
regressiva, che dà agio a chiarire meglio alcuni lati della questione 
delle ra\ie; esso insegna, che i fattori della regressione, della de- 
cadenza, non rispettano alcuna razza ed agiscono ugualmente daper- 
tutto come i fattori dell'evoluzione progressiva, che favorirono le na- 
zioni risultanti dai più opposti elementi etnici (i). Lo studio s*impone 
pel fatto che sinora la Storia e la Sociologia su questo soltanto sono 
assolutamente concordi : sulla successione avvenuta sempre e daper- 
tutto delle due fasi di ascensione e di discesa (Gumplomc^). Le di^e 
fasi si succedono; e meglio si direbbe che s'intrecciano: non sono 
nettamente staccate tra loro ; né procedono parallele per tutti i fe- 
nomeni sociali, che costituiscono gli elementi di una civiltà. La pro- 



Noire aux Etats Unis {VEuropeen, 31 gennaio, 11 febbraio, 4, aprile 1905); 
Henry Davray: La race negre aux Etats Unis {Le Courier Européen 14 Aprile^ 1905). 
In occasione della Conferenza pan-africana di Londra presieduta dal vescovo Walther 
e dì cui erano presidenti di onore Menelik e il Presidente della repubblica di Haiti 
pubblicò un magnifico articolo William Stead: The, revolt against, the Pale face 
(Review of reviews Agosto 1900). L^inefficacia della educazione per trasformare i 
negri fu sostenuta dal Prof. I. R. Strattoni Wéll Education $olve the Race pro- 
blem? (North American Review, Giugno 1900). Le infamie coloniali per incivilire 
ì negri in Africa sono state esposte da me nella Rivista popolare 31 Agosto 1904, 
28 Febbraio e 15 Maggio 1905. Al problema e nello stesto senso mia consacrò 
molte belle pagine lean Pinot (Le prejugé ec« pag. 386, 445 a 485). 

(i) Sulla relatività ed indeterminatezza del concetto di ^«c^^efu^a — analoghe a 
quelle sul progresso — e sul ricorso dell'idea di decadenza alla fine di un fecòlo, 
o di un millennio svolse acute osservaziopi il Wundt neir inchiesta dell' Européen 
e sulla decadenza della Francia, (n. del 2. aprile. 1904). . i, . ..,..,. 1 



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•«/.'V- ■•*"fi7 



jP^ 2r6 RAZZE SUPERIORI E R/IZZE INFERIORf 

ì' speriti economica, ad esempio, raggiunge l'apogeo quando certi fe- 

V , nomeni biologici, che hanno valore sociale mostrano la tendenza a 

/*; ' discendere — ad esempio;, la natalità; e parimenti T efflorescenza ar- 

|} tistica e intellettuale arriva al fastigium quando politicamente e mo- 

|t Talmente è cominciata la decadenza. Questa successione di sviluppi 

^ ha prestato la base alla gerarchia e alla successione dei fenomeni, 

^". psico-sociali, ai sociologi , da Comte a De Greef — ad altri conlem- 

^- poranei. 

|T.: Questo studio presenta dei problemi preliminari ; il primo dei quali 

è questo : invecchiano i popoli ? 

Il Fouillée esagerando in senso contrario a quello di coloro che 
piangono t imprecano alla degenerazione delle nazioni latine , sta- 
bilisce un criterio ottimista generico e^ nega che i popoli invecchino. 
?; Per T elegante filosofo francese chi parla di vecchiaia di un popolo, 

|h, , adopera una metafora assurda ; un popolo si rinnova continuamente : 

C' e in questa rinnovazione talora e' è prevalenza di elementi buoni e 

R? talal tra di cattivi ; la prevalenza degli uni e degli altri dipende da 

^ nn giuoco di forze sociali, che spesso ci rimane ignoto, misterioso. 

^ {Psyc, des peup, eur, pag. 519) 

g , Ora che un popolo non muoia nel senso biologico può consen- 

^ tirsi; ma è innegabile che sinora tutti i popoli che hanno rappre- 

sentato uiia parte qualsiasi sulla scena del mondo hanno subitala 
loro fase di decadenza e di degenerazione. Non e' è la morte nel 
senso biologico ; ma e' e V affievolimento dei fenomeni psichici e so- 
pratutto la scomparsa o il passaggio a una parte secondaria sulla 
scena del nìondo (i). 

Non e' è un biometro sociale, poi, che ci dica quando la fase re- 
gressiva succede alla progressiva, come non e' è un criterio per giu- 
dicare quando dobbiamo ritenere un uomo perfettamente sano o 
quando comincia lo stato di malattia;. come non esiste l'uomo an- 
tropologicamente tipico nella sua nornlàlità» E ciò che sostenni nella 
Sociologia criminale e che il Novicow nel campo sociale ripete. 

Per chi guarda alla successione dei fenomeni sociali senza pregiu- 
dizi dì razze o senza preconcetti a tendenze ottimiste o pessimiste 



r 

4v 



^ ( I ) Oggi Còlla diminuzione delia mortalità e colla elevazione della vita media non 

l' sì comprende che si . pòssa parlare di decadendosi biologica ;> pure vi sono dei feìio- 

^\ meni, che ne dimostrano resistenza. Sènza fare entrare' in conto la diminuita -na- 

p talità^ ctVe àefivà da cause psichiche e morali , si deve ricordare che i risultaci 

j^ dello edame 'dei coscritti allarma. Auiìientano le rifórme per difetti fisici in 'Itayà e 

|à *n Francia, in Germania e in Inghilterra. . . > , • ' . 

5^: 



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DOTT. NAPOLEONE CÒLAJANNt 217 

si rende, intanto, necessaria la conoscenza dei fattori delU deca- 
denza; la quale, è bene avvertirlo, spesso non è. assoiutamente tale; 
ma tale sembra al paragone di una più rapida ascensione di altre 
nazioni» . , , - 

A spiegare questa decadenza relativa o assoluta le ipotesi si suc- 
cedono, con moto^ alternante rigido e strano ; alcune sorgono e rag- 
giungono una popolarità straordinaria ed ottenuto il consenso di 
cultori illustri della scienza talora cadono e tramontano ; forse per 
risorgere più tardi ; altre enunciate prima timidamente e vagamente 
formulate hanno bisogno di un lungo periodo di preparazione a di 
incubazione — periodo che può durare dei secoli — per assurgere al 
grado di teorie; e spesso decac^ono anche esse. Ma i fatti che sug«^ 
geriscono le ipotesi, rimangono. Ed è fatto innegabile, lo ripeto, che 
sinora tutte le razze, tutte le nazioni, dopo la fase ascendente, che 
le porta talora ad un' altezza da altri non raggiunta, presentano quella 
discendente. La grandezza presuppone la decadenza, che apparirà 
tanto niaggiore e tanto più dolorosa quanto più brillante fu la prima. 

Montesquieou e Gibbon lumeggiarono la grandezza e la decadena^ 
di Roma; e difficilmente potranno essere superati . nello insieme, ben- 
ché non sempre abbiano colto nel segno. E la decadenza di Roma 
costituisce il maggiore avvenimento del genere, perchè alla medesima 
si riconnette tutta la nostra stòria, tutta la civiltà contemporanea 
occidentale e fu seguita da quella fenomenologìa, che potè dar luogo 
alla formulazione del corso e del ricorso delle nazioni di G. B. Vico. 

La critica esercitata sul corso degli avvenimenti riusci alla fì«- 
losofia della Storia, derisa adesso come vana idéologia. Si volle so-r 
strtùirle una Sociologia presentata con i caratteri della più sccura 
scientificità perchè fondata sulla antropologia; e si ebbero romanzi 
che fanno apparire assai più serii i tentativi e le ipotesi non dirò 
dei colossi— da Aristotile a Macchiavelli,' a Bodin ; da Vico a Mon- 
tesquieou, ad Herder, a Ferrari ecc. — ma anche dei filosofuncoli 
della storia. , 

I romanzieri dell'antropo-sociologia non si trovano mai .'impacciati 
nella spiegazione del grande fatto della decadenza ; colla facilità 
colla quale si adoperano i bussolotti fanno intervenire una razza 
di fronte ad un'altra ed il giuoco è fatto. Prendano le mosse, da 
Danvin; e loro caratteristica essenziale è quella di (esagerarlo ^ò .di 
svisarlo, come avviene sempre agli epigoni. Ammon^ Lapouge e 
Woltmann sono i grandi maestri del giuoco, come: si è visto. 

Roma decade? Ciò avviene quando la razza ariana dei patriziirè 
sopraffatta dalla razza inferiore dei plebei. Ammoii su qu^torinte- 



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RAZZE SUPERIORI V. RAZZE INFERIORt 



!*-%'>, 



ressante particolare non ha dubbi, non ha esitazioni. Sentitelo: 
Non fu per me\\o della spada del nemico , ma per la scomparsa dei 
loroelementi ariani dirigenti, che l'Eliade e Roma soccombettero! {Uordre 
ec. p. 214). Ma quale antropologo ci conservò le note sui caratteri 
della razza superiore e della inferiore in Roma? e chi sono gli aria- 
ni ? e d'onde e quando vennero e come scomparvero ? E se avesse 
ragione Sergi, che per ariana riconosce una razza diversa di quella 
di Ammon, alla cui venuta in Italia attribuisce un ritorno alla bar- 
barie ? 

Sappiamo che a tutte queste domande la scienza non ha potuto 
sinora dare risposta. Quando T avrà data rimarrà sempre un altro 
problema : come e perchè a data ora i superiori decadono e preval- 
gono ^V inferiori} 

11 romanzo sì dirà fantastico sino a quando viene costruito sens^a 
documenti noti ; diventa indecenza scientifica quando si architetta 
contro ì documenti. ■ 

Ed è questo il caso di fronte alla storia recente e bene accertata 
che ci parla di grandi mutamenti , di grandi rivoluzioni politiche, 
religiose, sociali — la rivoluzione politica dell'Inghilterra nel se- 
colo XVll ; la riforma di Lutero ; l'Sp... , — senza che siano avvenuti 
contemporaneamente o in precedenza dei mutamenti etnici. (Loria), 

Mentre T ottimismo selezionista haeckeliano rimane contraddetto 
dalle decadenze storiche di tante razze e di tante nazioni , ascen- 
sioni e decadenze col Weismanianismo sarebbero fenomeni acci- 
dentali dovuti alla entrata in iscena di elementi che erano rimasti 
latenti, nello stato di sonno, per tanti secoli negli organismi umani 
o alla loro accidentale scomparsa, eliminando con ciò la possibilità 
e l'utilità anche di ogni indagine scientifica. 

E in quale maniera le teorie di Weissmann ridùcano tutto e si- 
stematicamente al caso bisogna sempre lasciarlo dire ad Ammon. 

a 11 caso , egli dice , ha commesso molte ingiustizie di dettaglio 
eliminando delle case principesche, che sembravano meritare una 
sorte migliore. Ma nell'insieme, la selezione è avvenuta bene— e^/ 
tombée juste — e specialmente quella di cui la- generazione attuale è 
stata testimone» (L'Ordre ec. p. ^). 

Egli allude al successo degli Hohenzollern. Dopo Jena non avrebbe 
scritto in tal modo; e poi 30 anni di storia bastano per un sì grave 
giudizio? 

Lo stesso Ammon innesta sul tronco antropologico il virgulto de- 
mografico e fa sua la dottrina che attribuisce ad Hansen, ma ch'è 
del lacoby, e sentenzia che la fase ascendente .di un popolo dura 



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DOTT. NAPOLEONK COLAJANNt 219 

Sino a tanto che dura V immigrazione delle campagne nelle città. I 
rurali vanno a sostituire le genti esaurite delle città e rendono pos- 
sìbile il normale processo incessante di disintegrazione successiva. 
Ma appena la classe agricola esausta non dà più un contributo di 
uomini e di forze capace a rinsanguare le genti cittadine, la decojn- 
posizione sociale diventa inevitabile: stato, società, razze rovinano. 
Così in quel fenomeno, che si chiama urbanismo e che allarma eco- 
nomisti e sociologi si dovrebbe scorgere il massimo fattore del pro- 
gresso ; e le campagne reazionarie dovrebbero essere considerate come 
il serbatoio delle forze migliori della trasformazione sociale. 

Dal fondo della ipotesi di Ammon che fa migrare dalla campagna 
alla città gli elementi superiori, scaturisce, però, la conclusione pes- 
simista: il regresso dovrebbe divenire sempre più generale e più 
rapido in ragion diretta di siffatta crescente migrazione e della di- 
struzione, cui andrebbero incontro nelle città gli elementi superiori. 

A nessuno verrà in mente di negare V importanza del fenomeno 
di scambio contìnuo, dì endosmosi e di esosmosi, tra città e cam- 
pagne. Ma si erra esagerando e generalizzando. Alcuni individui im- 
migrati dalle campagne nelle città vi percorrono un cammino ascen- 
dente e brillante; la massa vi fallisce e va a prendere posto tra i 
detriti sociali destinati a degenerazione fisica e morale rapida, a 
scomparire presto (Boolh) (i). 

L'ipotesi riceverebbe nuova luce se si potessero seguire le trastor- 
mazìoni che subiscono tutti gli elementi rurali immigrati nelle 
città. Rimarrebbe sempre, come colla precedente ipotesi dell'Ammon, 
il quesito ultimo: come e perchè degenerano e scompariscono questi 
elementi rurali, che raggiunsero ììfastigium una volta trapiantati 
nelle città? 

A queste ipotesi Giuseppe Sergi, attenuando le antiche idee, ha 
sostituito quella ieWimnuMlismOy eh' è sociale ed antropologica ad 
un tempo. 

« Le cause delle oecadenza di Roma, egli scrive, non vanno cer- 
cate nei vizi, nella corruzione ecc., ma nella immobilità sua e nel 
sorgere di altre nazioni con nuove basi politiche e sociali, con forme 
che sono consentanee alle basi nuove su cui sorge il nuovo edifizio. 



(i) Il fenomeno àtiVurbanistuo nelle sue cause e nei suoi effetti nel modo più 
esauriente è sUto studiato da Ada Fcrrin Weber: The growth of cities in the 
Sineteenth century, Macmillan Company New York, 1899; e dal punto di vista 
Socialista assai bene da E. Vanderwelde: L' exode rurale, Paris. Alcan. 1903. 
Molte notizie ho riassunto nella Demografia. 



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220 



RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



Si produce la stasi e l'abbandono e la sfiducia nelle proprie forze. 
La decadenza allora raggiunge l'estremo suo lìmite. » 

Questa causa generalissima, V immobilità^ attorno alla quale se ne 
raggruppano altre che sono ammesse da tanti altri — militarismo, 
educazione sbagliata, falso patriottismo o patriottismo morboso ecc. -- 
non avrebbe agito soltanto su Roma antica; ma anche su tutte le 
civiltà orientali che la precedettero e sulle nazioni latine. Presso 
queste ultime l'immobilità sarebbe stata consolidata, per così dire, 
dall'azione persistente della Chiesa cattolica. 

Le nazioni protestanti, a suo avviso, avrebbero progredito perchè li- 
bere, senza tradizioni e senza ideale regressivo. E la mancanza di 
storia e di tradizioni sj è visto eh' è un fattore benefico nella storia 
degli Stati Uniti. 

Questa ipotesi dtlV immobilismo appena enunziata nella Nuova An- 
tologia venne sottoposta a severa critica dal Fouillée in Francia e 
da parecchi in Italia; tra gli altri acutamente da un giovane scrit- 
tore: A. Torre (Rivista di Roma. 22 Ottobre 1899). E mentre il Fouillée 
riferendosi alle nazioni neo-latine ne negava la immobilità e rico- 
nosceva che gli italiani contemporanei erano colti, flessibili, adatta- 
bili e i francesi anche troppo mobili, il Torre penetrando più ad- 
dentro obbiettava: mobilismo e immobilismo sono parole troppo vaghe 
e indetcrminate sotto le quali si possono comprendere i fatti più 
simili e dissimili e gli avvenimenti e i dati storici più contraddit- 
tori; muoversi per nuove vie per essere nazione progressiva, che sfugge 
alla decadenza e alla morte, indica una direzione ed un fine e si 
deve sapere quale sia Tuna e quale l'altro; necessario, indispensabile 
in ultimo che si sappia in che cosa consista la decadem^a, il prò- 
gressOy la vitalità di una nazione e se di tutto si deve giudicare al 
lume della teoria materialista (Marx-Engels) o di quella etica (Re- 
nouvier) per non indicare che le due estreme ed antinomiche. 

Lasciando da parte un ulteriore esame di queste obbiezioni che 
esìgerebbe assai più lunga discussione, e disadatta all'indole di que- 
sto studio, la niuna consistenza dell'ipotesi risulta evidente più che 
dalle riflessioni astratte dalla concreta applicazione della stessa ipotesi. 

Fermiamoci al caso di Roma, che suggerisce subito questa doman- 
da : quali furono gli elementi nuovi , che portarono i barbari , che 
vinsero della immobilità di Roma; quali nuove vie aprirono al pro- 
gresso i Goti, gli Unni i Franchi, i Longobardi ecc.? Non si può 
parlare dì elementi attuali^ esistenti ed agenti nel momento in cui 
i barbari ebbero ragione del grande impero di Roma; le nuove vie 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANN! 221 

erano allo stato di potenzialità, erano virtuali, perchè ne Sergi, né 
gli altri potrebbero designarle. Ed è strano che esse abbiano dovuto 
attendere almeno quindici secoli per apparire nella loro genuina 
natura. Resta intanto che essi furono iniziati a vita eivile precisar 
mente dagli immobili latini condannati alla decadenzsi ed alla morte. 
Per non fare infrangere la teoria dinanzi ad una contraddizione 
colossale, contro la evidenza, intanto, egli ha dovuto negare ogni 
importanza alla magnifica efflorescenza dei comuni repubblicani del 
medio evo in Italia ed al rinascimento. Era necessario negare quella 
importanza altrimenti si arebbe dovuto riconoscere— avendo negato 
del pari , che la rivivescenza sia dovuta alla iniezione del sangue 
nuovo dei barbari — che gV immobili si erano mossi ed aveano pro- 
gredito! E quale e quanto progresso infatti non si deve constatare 
tra gritaliani dell* età di mezzo di fronte ai loro contemporanei di 
razza anglo-sassone che ancora non si muovevano! Ma T ipotesi si 
riduce alla sua assoluta impotenza nello spiegare la storia e la de- 
cadenza delle nazioni, messa di fronte alla obbiezione che servì ad 
eliminare le altre. 

Infatti è indubitabile che l'Assiria , V Egitto , la Grecia , Roma... 
ebbero una fase di evoluzione progressiva e che prima di decadere 
si elevarono ad una altissima civiltà. Giuseppe Sergi ha magnificato 
la civiltà dei mediterranei; dunque primitivamente non erano immobili. 
Ma lo divennero; dunque Vimmobiiità non fu un loro peculiare carat- 
tere etnico ! Epperò ricorre fatale la solita domanda : come e perchè 
quelle nazioni e quelle razze passarono dalla mobilità alla immo- 
bilità ^ E evidente che quell'ultima anzicchè essere una causa gene- 
rale, che spiega la storia, digrada ad effetto^ che ha bisogno alla sua 
volta di essere spiegato. 

Ora questa spiegazione è semplice ed a parte le circostanze 
particola/i , che hanno potuto agire presso questo o quelFaltro po- 
polo ci riconduce alle osservazioni degli storici e dei politici d'ogni 
tempo e si rinviene nella filosofia della storia , che per essere vol- 
gare non è meno vera. 

Il vero è questo : che sinora tutte le nazioni nella loro gran- 
dezza stessa hanno contenuto e visto sviluppare i germi della loro 
decadenza. 

È certo che tutte, proprio tuttej le nazioni che pervennero ad un 
alto grado di potenza politica , economica , intellettuale videro gra- 
datamente svolgere nel loro, seno delle qualità, che prevalsero a poco 
a poco sulle altre e le fecero decadere e le resero facile preda, spesso, 
di altre vicine. La potenza politica ubbriaco sulla forza propria; 



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^7^ 



2^^ RAZZfi SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

indusse a disprezzare gli altri popoli ; produsse un rilascìmento negli 
ordinamenti offensivi e difensivi ; rese facili gli abusi, le violenze e 
le iniquità, che destarono la coscienza altrui e prepararono riscosse 
e rivendicazioni. La ricchezza dei dominatori, spesso non guadagnata 
colle opere e coi meriti proprii, condusse ai godimenti materiali più 
esaurienti; rammollì la fibra, perverti il carattere, alterò la primi- 
tiva educazione, esauri le energie fisiche e morali. 

Ecco la degenerazione dei sentimenti, la corruzione dei costumi, i 
vizii di Roma antica messi bellamente in luce da Montesquieou, da 
Gibbon, da Morhmsen, da Bóissìer, da Lacombe... Ecco la spiegazione 
del fenomeno che, oggi, non si sa perchè, sì mette in derisione. È da 
notarsi ancora che lo stesso sviluppo delle qualità morali e intellettuali 
più belle e più ammirabili, tutti i sentimenti umanitari e tutta Tarn- 
mirazione per le più nobili idealità estetiche e morali— divennero fat- 
tori di debolezza di fronte ad altri popoli dominati dalla brutale forza 
fisica. Cosi il cristianesimo, ad esempk), potè accelerare la caduca di 
Roma ; come il Tolstoismo , se divenisse una religione professata da 
milioni affretterebbe oggi la rovina della Russia (i). Non era naturale 
che i popoli pervenuti ad un grado elevato di evoluzione e che avevano 
subito il processo compreso nelV effeminare di Cesare trovatisi a con- 
tatto con altri che conservavano forza, coraggio, violenza, disprezzo 
della morte, ubbidienza sino alla venerazione verso i capi, dovessero 
fatalmente soccombere? (2) Dovevano ancora più facilmente soccombere 
se i barbari erano numerosi ; se a loro, incautamente, era stata affidata 
la custodia e la difesa dei confini. Fu il caso di Roma; potrà essere do- 
mani il caso dell'Inghilterra che tiene soggetti neir India le centinaia 
di milioni di indigeni per mezzo di altre , truppe indigene ; la ribel- 
lione dei Cipays potrà ripetersi in altre proporzioni e con di- 
verso esito. 



(i) Un libro, piccolo di mole, ma veramente magistrale, sull'influenza esercitata 
dal cristianesimo nella decadenza di Roma è quello di G. Sorel : La ruine du 
monde antique, Concepiion matérialiste de Vhistoire. (Paris Librairìe G. Jacques. 
1901). Risponde quasi vittoriosamente all'opera notissima di G. Boissier: La fin du 
paganismi Etudes sur les demières luttes religieuses en Occident au IV siede, 
(Paris Hachette) Il Boissier sostiene che il cristianesimo nella caduta di Roma 
ebbe una parte molto secondaria. Sorel, invece, dimostra che il cristianesimo eser- 
citò una multiforme azione dissolvitrice e paralizzante. Si riscontrino sopratutto 
le pag. 29 a 39. 

(2) Quanto possano il coraggio, il disprezzo per la morte, l'ubbidienza sino alla 
venerazione ai capi mentre si pubblica questa seconda edizione venne dimostrato 
dai Giapponesi nella guerra contro la Russia. 



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-V-'^'- 



0OTT. NAPOLEONE COLA/ANNt ^2$ 

In questa guisa il dominio , la superiorità , passarono dall* Egitto 
alla Grecia ; da questa ai Macedoni ; dair Eliade a Roma ; dall' Imr 
pero latino ai barbari ; dall'Italia alla Francia; dalla Spagna all'In- 
ghilterra. E sta già per passare dall'Inghilterra alla Germania, agli 
Stati Uniti : forse alla Russia se le tremende sventure delle due on- 
nées terribies (1904- 1905) potranno risanarla dalla profonda. corru- 
zione aggravata dalla tirannide politica... Ed è proprio mentre gli 
elementi di mobilità, il desiderio di novità, la tendenza alle rifor- 
me, erano massimi nell' Ellenia di Platone, di Aristotile, di Socrate 
che la superiorità passa a Roma ; e quando le stesse tendenze , gli 
stessi desideri, gli uguali elementi sono sviluppatissimi nella Roma 
dei Gracchi, di Cicerone , di Terenzio, degli Stoici, di Lucrezio ecc. 
la superiorità passa ai barbari, che non ne presentavano le più lon- 
tane tracce; nemmeno i germi. 

Questo il corso generale degli avvenimenti, accompagnato da par- 
ticolari accidentalità, sino a questo momento; ma che potrà in parte 
anche essere diverso nell'avvenire. 

Se su questa volgare filosofia della storia-volgare, ma vera — è bene 
ripeterlo — si vuole innestare un po' di biologismo, non si deve che 
estendere alle razze ed alle nazioni tutto ciò che ho scritto per spie- 
gare darvinianamente la degenerazione delle aristocrazie. Se ne giu- 
dichi. 

« Il rappresentante più elevato di ana stirpe, di una famiglia (che 
gradatamente, per selezione , si è innalzato sulle concorrenti) arri- 
vato al potere, al privilegio (il politico o l' economico vanno sempre 
di conserva), lo trasmette in forza delle leggi sociali, ai suoi discen- 
denti. A meno che si voglia supporre che questo tale sia un> essere 
perfetto — ciò che da nessuno si ammette — bisogna ritenere. che in 
lui vi sia del buono e del cattivo, sebbene preponderino le qualità 
migliori ; tanto che valsero a dargli la prevalenza. Egli di unita al 
privilegio trasmette agli eredi le sue buone qualità e le cattive: ma 
le prime non hanno più^ nella condizione in cui si trovano i di- 
scendenti, r occasione di esercitarsi ; epperò col nonnuso gradata- 
mente degenerano e si estinguono, coi^e pel non^uso si atrofizzano 
gli organi del corpo a. . . 

« La educazione dei discendenti (che godono di un potere non ac- 
quistato colle proprie forze e coi propri meriti), differendo sempre 
da quella dei progenitori , fa il resto. Cosi il non^-uso delle buone 
qualità rappresenta l'elemento negativo della degenerazione. Dall'altro 
lato le cattive qualità non incontrano nel loro sviluppo freni o re- 
sistenze; si esercitano, si sviluppano e si trasmettono liberame;nte. 



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224 RAZZE snPEIIIOIlI E RAZZE INFERIORI 

infatti è cosa insolita che vi sia chi raóipogiiii, freiii o contraddica 
. il Rampollo di stirpe privilegiata, le cui qualità per una legge psico- 

4' fìsica ben nota si svilupperanno sempre nel senso delia minore re- 

1^* sistenza , e cioè nella direzione del massimo godimento conseguito 

^ col minimo sforzo. » 

1^ fi Più facile ancora si rende la spiegazione della degenerazione nelle 

V, laristocrazìc intellettuali , trascinate fatalmente air abuso delle loro 

^i facoltà, al surmenage, alla nevroastenia, airesaurimento. ji 

^* « La degenerazione dei privilegiati, infine, trova la sua ragione di 

^ essere — un riscontro eloquente , aggiungo qui — nella storia del 

v' ' parassitismo illustrata da naturalisti darviniani. Ogni nuova serie di 

V condizioni, dice Rey Lankester, che tendono a rendere molto age- 
f. volmente ottenibile l'alimento e la ricchezza ad un animale, sembra 
I avviare per regola alla degenerazione; precisamente come un uomo 
2* attivo e sano comincia talvolta a degenerare quando salga a repen- 
tina fortuna; p come Roma degenerò allorché venne in possesso delle 
ricchezze dell'intero mondo. L* abito del parassitismo opera chiara- 
mente in tal guisa sull'organizzazione animale. Fate che la vita pa- 
li rassitaria sia una volta bene assicurata; e vedrete a poco a poco an- 
i\ darsene le gambe , \e mandibole , gli occhi ; V attivo ed altolocato 

V granchio, insetto od anelUde divenire un mero sacco destinato ad 
^ ' ingerire alimenti e a deporrre uova e nulla più. » 

l Queste le idee sul ^oraf^i/ùmo organico e sociale accettate ed illu- 

strate da Hackel, Vaccaro, Massart, Demoor e Vandervelde (i). E 

f in queste idee va ricercata in gran parte la spiegazione più generale 

della decadenza delle nazioni. 
La corruzione e rinfìacchi mento della fibra , che prelude alla ca- 

.•■ duta di ordinario sono nascoste dalla sovraeccitazione del sentimento 

patriottico che genera il na^^ionalismo e che a poco a poco si tra- 
sforma e degenera in imperialismo , sorretto sempre dallo sviluppo 
del militarismo, che nega e intacca i più elevati sentimenti morali. 
11 fulgore deir imperialismo può nascondere la decadenza; come i 

/ moti convulsivi e le contrazioni di alcuni gruppi muscolari possono 

ingannare gli osservatori superficiali sulla esistenza della paralisi. Lo 
imperialismo intanto nasconde in un primo tempo i fenomeni della 



C- 



,fr-57« 



(i) CoLAJANNi : Socialismo, 2 ° Ed. Gap. Vili (^Sele\ione e privilegio) As\ si tro- 
veranno ulteriori dettagli ed indicazioni bibliografiche. Come la ricchezza ottenuta 
possa fatalmente avviare alla degenerazione per mezzo della educazione sì può scor- 
gere dallo studio del De Norvins sulla educazione dei tìgli dei miliardari americani 
(Whitney , Vanderbilt ^ Astor , Pullman). (Hevue de Revues, 15 Dicentbre 1899), 



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DOTT, NAPOLEONE CÒLA JANNI 2^5 

corruzione col quale sta in intimo rapporto causale ; e così mentre 
la corruzione viene indicata come la grande causa della decadenza 
delle nazioni , il pensiero dei più grandi storici antichi — da Gib- 
bon a Montesquieou ecc. — viene confermato dai più eminenti e noti 
contemporanei — da Beresford a Le Bon ad Hobsoa a Robertson ecc. 

Questa azione della corruzione, potrebbe sembrare messa in dubbio 
da ciò che scrive il Novicow su quella degli Stati Uniti a difesa 
dell'Italia contemporanea. « Se la corruzione ammazzasse, egli dice, 
gli Stati Uniti sarebbero già cadaveri ! » Ma egli riesce soltanto a 
far pensare che per quanto larga e profonda la degenerazione po- 
litica e morale nella Unione Americana, non è tale ancora che possa 
determinare la catastrofe ; e che in Italia attualmente è minore. 
Negli Stati Uniti, inoltre, vi sono attualmente molti elementi, natu- 
rali, che promovono la fase ascendente e ci sono infiltramenti con- 
tinui di clementi stranieri che ne rinvigoriscono l'organismo o che 
per lo meno vi esercitano, come fermenti, un'azione stimolante. La 
durata del male, inoltre, è troppo breve per un grande organismo 
sociale perchè se ne possano vedere oggi tutti gli effetti. 

Ciò che abbia potuto produrre 1* imperialismo politico e il paras- 
sitismo economico riuscente alla più vasta corruzione insegna la 
storia di Roma antica, sulla quale non si potrà mai insistere abba- 
stanza: essa è tipica; e la conosciamo nei suoi più intimi parlicolari 
dalle annotazioni perspicue dei contemporanei (i). 



(i) Persona amica e competentissìma da me richiesta di precìse notizie sulla cor- 
ruzione di Roma mi rispose con indicazioni sintetiche, che mi pare opportuno ri- 
produrre integrahnente; « Pittore sublime della corruzione romana fu Tacito nella 
Storia e negli Annali; flagellatore implacabile Giovenale specialmente nelle Sa- 
tire l, III, IV e VI. Degli spettacoli osceni e feroci fa una viva descrizione Ovidio 
nei Fasti II; Marziale negl' Spettacoli ; Tertulliano n&ÌV Apologia e nel trattato 
Contro gli spettacoli. Del fasto e della generale corruzione è specchio il Satirìcon 
di Petronio; nello stesso senso scrisse Seneca in De vita beata e in alcuni luoghi 
delle. Epistole. La ghiottoneria è descrìtta da Svetonio nelle Vite di Nerone , Ca- 
ligola , Vitellio , Eliogabolo ; da Clemente Alessandrino nel Pedagogo ecc. Intorno 
alla gola y al sonno e alle odiose piume dei nostri famosi antenati, c'è un aureo 
libretto dell* A ver ani sul vitto e le cene degli antichi. Le leggi Orchia , Fannia, 
Didia, Licinia, Antea, Giulia; gli editti di M. Antonio , di Augusto, ecc. non riu- 
scirono a frenare il lusso. Onde Petronio dicea : Quid faciant legis, ubi sola pe- 
cunia regnet ? » 

Guglielmo Ferrerò nei due volumi sinora pubblicati sulla Grande ^ {a e decadenza 
di Roma (Fratelli Treves. Milano) non ha fatto entrare l'elemento etnico nel feno 
meno da lui brillantemente studiato. Vi sono descritti con molta efficacia la eleva- 
lo - COLAJANNI 



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226 tlAZZE SUPEtllÒRI fi HA^eZE 1Nt>^RlORì 



Non mi pare, poi, che il Novicow imbrocchi nel segno, ponendo 
^i in dubbio T efficienza di certe condizioni morali solo perchè esse 

^'V erano proprie di alcune classi sociali, limitate ad alcuni individui. 

La mancanza di coraggip militare, la ricchezza, il lusso, la corru- 
|iV zione ed anche il surmenage , osserva il sociologo russo , a Roma, 

'^{^ come altrove, non furono che di poche famiglie e di pochi individui. 

Ora è strano che egli metta in forse Ti nfluenza che su di un orga- 
nismo sociale possano esercitare le classi dirigenti — egli che tra 
}^y le analogie tra biologia e sociologia annovera quella tra il cervello 

e le élites. (i) 

Per chi ammette, come faccio io, Fazione del fattore iiidi vi duale, 
del genio, è ancora più facile, senza essere un sociologo biologìsta, 
riconoscere quella d'intere classi sociali. Dove, però, le istituzioni 
ir politiche e le condizioni economiche sono tali — e tali saranno nelle 

g'. società largamente democratiche — che è possibile sia facile Televa- 

if, . zione di altre classi e di altri individui che vadano a sostituì, e quelli 

É esauriti e decaduti; dove sarà facile e possibile quella che il Dumont 

j?; chiamò capillarità sociale — ivi verranno neutraliz/.ate le conseguenze 

Ri ,,• della degenerazione delle élites perchè ad uni» élite un'altra se ne so- 

E) stituirà (2). 

1^/ 11 caso sarà diverso dove il privilegio economico e politico è cri- 

p:^ stallizzato in una classe, in una o in poche famiglie: conosciamo la 

p,. sorte delle caste e delle aristocrazie. 

^' Contro le teorie di Ammon che spera nella conservazione dei pri- 

vilegi per la continuità della evoluzione progressiva, è stato proprio 

l^ * Taltro gran sacerdote dell'antropologia, il De Lapouge, che ha illu- 

i, strato in Selections sociales la fatale degenerazione non solo delle an- 

tiche aristocrazie del sangue, ma anche di quelle del denaro, che si 
formano in seno della borghesia e della società contemporanea. 



zione della borghesia italica, la sua corruzione , i suoi imbarazzi. Non si possono 
leggere senza pensare ai tempi attuali le sue magnifiche pagine sui debitori. Con 
rimpero tutti i germi della corruzione si ipertrofìzzarono e trovarono un liquido dì 
coltura che doveva favorirne io sviluppo lussoreggiante. La Welt politiky la polìtica 
p..: mondiale , che rispondeva ai bisogni della borghesia italica estendendo fatalmente 

;ì ■ il dominio di Roma doveva prepararne la (;aduta. Le pagine di Ferrerò assai pro- 

ri babilmente potranno applicarsi tra non guarì alla Germania, airinghilterra agli Stati 

'^ Uniti — insomma alla ra{^a giovane, 

(i) Coscienza e volontà sociale, Traduz. itai. Ed. Sandron Palermo. 
I_ (2) La successione delle élites è stata genialmente studiata da Vilfredo Pareto: 

Les systémes socialistes, (Volumi due. Parigi Giard e Brière 1901-1902). 



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I>0TT. NAPOLEONE COLA JAN 1^1 227 

Nella decadenza di Roma, in ogni modo , non è esclusa T azione 
di certe condizioni acutamente segnalate dallo stesso Novicow ; cioè 
r immensa estensione dell' impero, resa più pericolosa dagli imper- 
fetti mezzi di comunicazione; e la mancanza di delegazione po- 
litica, che rendeva insopportabile la intiuenza del centro lontano (i). 

Le ingiustizie e le spoliazioni dei proconsoli costituivano una causa 
di debolezza perchè le popolazioni non potevano desiderare il man- 
tenimento deirunità romana ; esse se non furono felici, il giorno in 
cui Tunità fu infranta dai barbari, certamente sperarono di ottenere 
un miglioramento dall'avvenimento (Novicow). E che abbiano do- 
vuto sperare tale risultato e dovuto favorire attivamente o passiva- 
mente la causa che doveva produrlo, per analogia si può ammet- 
terlo dalla psicologia degli avvenimenti analoghi posteriori. 

La decadenza di Roma, perciò, fu determinata da cause intrinsi- 
che e fu anche una conseguenza necessaria della grandezza raggiunta, 
sproporzionata ai progressi tecnici e scientifici dell'epoca. Nulla pre- 
senta di misterioso e sopratutto esclude che essia sia dovuta ad in- 
fluenza etniche. La invasione dei barbari non può considerarsi come 
una manifestazione di raf^fe superiori^ poiché la inferiorità reale degli 
invasori sotto 1' aspetto morale e intellettuale era innegabile e non 
si può mettere in conto la superiorità che posteriormente fu loro 
attribuita e che allora era potenziale e latente. Che il successo dell'in- 
vasione barbarica non sia stato la conseguenza delle qualità* etniche 
degli invasori venuti dal Nord-est viene confermato dal fatto che 
altre invasioni venute dal Sud o dall' Est riuscirono allo stesso ri- 
sultato. Infine che la degenerazione interna delle masse e delle élites 
sia stata la causa pricipale della decadenza di Roma viene confer- 
mato dalle osservazioni sul decorso di altri Stati ; tra i quali degni 
di menzione Venezia e l'Olanda perchè rappresentanti elementi etnici 
diversi e viventi sotto diversi climi. 

Notissimo il processo di decadenza di Venezia (2); per l'Olanda è 



(i) L^estensione del dominio territoriale fu causa precipua della caduta deirim- 
pero di Carlo Magno e di Carlo V. Non mancano gV inglesi che si preoccupano 
dellVzione della stessa causa per Timpero britannico : u L'illusione che l'estensione 
del dominio territoriale è equivalente all'aumento della potenza imperiale produsse 
la rovina di Napoleone al principio del sec. XIX e sta per condurre alla rovina 
l'Inghilterra alla fine dello stesso secolo. » (Stead : test we Forget, A Keepsake 
from the Nineteenth century» London 1901, p. 24. La mania dell' ingrandimento 
da cui sono dominate le nazioni felicemente è stala derisa dal Novicow che V ha 
denominata : chilometrite, 

(2) Sulla decadenza di Venezia oltre la corruzione agirono altri fattori, che c,on 



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à28 RAZ2È SUPERIORI E RAZ2E IMFERIORI 

opportuno ricordare questa pagina di storia che il Prato ha contrap- 
posto ad alcune delle vedute del Novicow. « Verso la metà del se- 
colo XVII , egli scrive , giusta la osservazione del Taine , l'Olanda, 
uscita vittoriosa dalle guerre contro Tlnghilt-^rra incomincia a mo- 
strare per parecchi indizi 1* alterazione crescente dei costumi che 
avevano creata la grandezza del paese. Il benessere pubblico è troppo 
grande. Già nel 1660 il Parival parlando delle loro prosperità sì 
estasia ad ogni capitolo : le compagnie delle Grandi e delle Piccole 
Indie assegnano dividenti del 40 e 45 %. Gli eroi diventano dei 
borghesi. Parival nota in essi, anzitutto, la sete del guadagno. Odiano 
« le battaglie, risse, duelli, perchè dicono comunemente che i ricchi 
non si battono ». Vogliono godere, e le case dei grandi, che gli am- 
basciatori dei veneti trovavano poco prima così semplici e così nude, 
divengono lussuose ». 

« L'antica energia scompare: quando Luigi XIV, nel 1672, invade 
il paese non incontra resistenza. L'esercito trascurato di lunga mano 
si sbanda. Le città si arrendono alla prima intimazione ; quattro 
cavalieri francesi prendono Muyden , che è la chiave della dighe ; 
gli Stati Generali implorano la pace a qualunque condizione. Presto 
anche il rossore deirabbiezione scompare e il paese intiero si vanta 



sintesi mirabile sono riassunte in queste pagine del Reich: < Pare un ironia del 
destino che Genova, ridotta dopo una guerra secolare contro Venezia, a irim potenza, 
doveva dare i natali all'uomo, che inconsciamente segnò la rovina 4ella sua rivale. 
La scoperta dell' Amerio a, fatta da Cristoforo Colombo nel 1492, segnò la fìnc della 
buona fortuna di Venezia. Né la sventura arriva mai sola. L'apertura di una via 
marittima al lontano Oriente, dal Capo di Buona Speranza , concorse alla rovina 
del commercio veneziano; tutto requiiibrio commerciale del mondo fu scosso ed i 
vantaggi della posizione geografica di Venezia rimasero annientati. Ad un tratto, il 
Mediterraneo, invece di essere il centro di tutti gl'interessi mondiali, addivenne un 
lago di minima importanza. Le vie terrestri al Levante, sempre dispendiose e sempre 
più pericolosa dall' avanzarsi quotidiano dei Turchi, furono abbandonate, ed il com- 
mercio cominciò ad affluire «ntorno al Capo, invece che nell'estremo orientale del 
Mediterraneo. Il commercio continentale incominciò parimenti ad aprirsi la via verso 
i porti atlantici invece di scendere al Sud, sull'Adriatico. Ed a coronare tutti questi 
disastri, i turchi, possessori fin dal 1453 ^i Costantinopoli , assunsero ogni anno 
un attitudine più inquietante». Venezia perdette i suoi possedimenti; tutta l'Europa 
si coalizzò contro di essa a Cambrai (1508). Così gli avvenimenti politici compie 
tarono l'opera delle grandi scoperte geografiche, che spostarono il centro -econo 
mico del mondo. Le stesse cause che effettuarono la decadenza di Venezia prepa- 
raro^io la grandezza dell'Olanda e gettarono le basi delle ambizioni imperiali della 
Inghilterra. (Il successo ecc. pag. 67 e 68). 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 229 

di non essere se non una vasta casa di commercio e di banca ; dal 
1732 uno storico dichiara che gli Olandesi non pensano che ad am- 
massar ricchezza. Poco prima un altro scrittore Jean Ledere , in- 
vitava i propri i concittadini a ridere degli ingenui marinai che, 
durante la guerra d*indipendenza, si facevano saltare anziché arren- 
dersi. Il 1787 vede il Duca di Brunswirk sottomettere, senza colpo 
ferire, V intero paese. La decadenza politica è accompagnata da ri- 
stagno della produzione artistica ; e ìli' energia attiva si spegne la 
gloria intellettuale; la servitù degli spiriti imprime d'imitazione la 
(isonomia gloriosa della scuola nazionale. Presto anche Tarte riflessa 
degenera e muore a sua volta; — ultima prova della dipendenza che 
lega Foriginalità individuale alla vita sociale e proporziona le facoltà 
inventive dell'artista alla vita della nazione » (i). E Vidal La Blache 
non esita a riconoscere che l'Olanda va incontro al pericolo cui sono 
esposti gli stati da lungo tempo in possesso di grandi ricchezze: una 
specie di languore, che li disabitua dallo sforzo (Etats et nat. pa- 
gina 244). 

Non pare di assistere alla decadenza di Venezia ? Non pare di 
leggere l'epilogo di Campoformio? Eppure Venezia e l'Olanda, che 
sotto l'influenza delle medesime condizioni politiche e sociali deca- 
dono nello stesso modo appartengono V una ad una pretesa razza 
inferiore e l'altra ad una pretesa razza superiore ! 



(i) G. Prato Giacomo Novicow. L'avvenire d'Italia. ì^eiisi Vita internazionale 
20 Gennaio 1901. Reich ha visto la rassomiglianza della decadenza dcirOlanda con 
quella di Venezia {Il successo pag. 72 e 73). ' 



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230 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



CAPITOLO XXIII. 



La decadenza anglo-sassone — AJ Inghilterra 

I confronti fatti sinora nel tempo e nello spazio insegnano che 
non si può parlare di una superiorità naturale, congenita, in qual- 
siasi ordine di fenomeni sociali , che valga a caratterizzare una 
data ra^^a. Si è visto che i popoli appartenenti a tutte le ra^!(e 
hanno avuto i loro momenti di ascensione, che han fatto credere alla 
loro superiorità ; ma del pari si apprese che, come per gli organismi 
individuali, v*è una grande livellatrice, la morte, cui nessuno si sot- 
trae; cosi tra organismi collettivi, la decaden:{a sino al giorno d'oggi 
non ha rispettato alcun popolo ed alcuna razza. Sorsero e decaddero 
r India, la Fenicia, V Egitto, 1* Ellenia, Cartagine, Roma ; sorsero e 
decaddero le repubbliche italiane, specialmente Firenze e Venezia, 
i Comuni Fiamminghi, T Olanda, la Spagna. È facile stabilire la de- 
cadenza di certi Stati, di certe nazioni, di collettività, di cui da segni 
indubbi si può riconoscere una trasformazione che rappresenta una 
diminuzione ed anche la scomparsa quasi totale di una o di tutte 
le forme di attività sociale, nelle quali pervennero al fastigium col 
primato in un dato momento della storia. Chi potrebbe negare la 
decadenza dei Fènici se appena rimangono le vestigia dei loro em- 
pori commerciali ? chi può mettere in dubbio la decadenza dell' El- 
iade se tra i suoi abitanti non sorgono più uomini , che, non dirò 
uguaglino ma rassomiglino lontanamente a quei giganti che si chia- 
mano Omero, Pindaro, Eschilo, Demostene, Platone, Aristotele, Fi- 
dia ; se la guerra Greco-Turca riesce una umiliante caricatura delle 
guerre contro i Persiani o delle conquiste di Alessandro; se i mo- 
numenti moderni sembrano dei tuguri indecenti di fronte al Parte- 
none ? E chi oserebbe asserire che il dominio spirituale della Chiesa 
Cattolica si possa paragonare al dominio materiale ed intellettuale 
della Roma repubblicana ed imperiale ? Ciri , nella Spagna senza 
colonie e che si dibatte tra le strette della fame vorrà riconoscere 
r uguale della Spagna di Isabèlla e di Ferdinando il Cattolico o di 
Carlo V ? 



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nOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 23 1 

Ma il giudizio diviene scabroso quando ci troviamo di fronte ai 
popoli ed agli stati contemporanei. Assegnare il loro posto è assai 
difficile non solo pei perturbamenti nei giudizi, che derivano dalle 
passioni umane e dai mutamenti nei criteri, coi quali si deve stabi- 
lire il progresso o la decadenza ; ma ancora di più per la cresciuta 
complessità delle manifestazioni sociali , per la successione rapida 
delle trasformazioni e degli avvenimenti, che smentisce oggi ciò che 
ieri sembrava definitivamente assodato. Chi alla vigilia della guerra 
del 1870-71 si sarebbe arrischiato a dire che era in decadenza la po- 
tenza politica della Francia? Chi poleva prevedere il 31 dicembre 1903 
che il colosso moscovita che sembrava vicino ad inghiottire tutto lo 
Estremo Oriente per volgere i suoi tentacoli mongolizzati , a dige- 
stione compiuta, contro l'occidente, sarebbe ìstato fiaccato? E non sa- 
rebbe sembrata follia predire la serie delle vittorie giapponesi da Port 
Arthur a Tsushima, che ci fa assistere al sorgere di una nuova grande 
potenza nel Pacifico che potrà turbare i sonni e le digestioni di quelle 
potenze occidentali che sinora lottarono per assicurarsene incontra- 
stato il dominio, eh' è stato e che si vorrebbe consolidare in dominio 
sul mondo giallo ? E chi può soltanto immaginare ciò che sarà della 
supremazia anglo-sassone o semplicemente occidentale se i quattro- 
cento milioni della Cina subiranno il processo di trasformazione a cui 
ci ha fatto assistere il Giappone ? Chi può assicurare che la rivincita 
dell'Asia^ non sarà un fatto e non una vaga speranza di giovani esal- 
tati appartenenti ai popoli del più grande Continente e di quello che 
fu da più antico tempo civilizzato ? (i) 

Chi guarda però alla storia più recente, a quella storia contempo- 
ranea che arriva sino agli ultimi giorni, non può e non deve negare 
che le manifestazioni tutte della vita collettiva tra gli anglo-sassoni 
e tra gli affini germanici — benché questi ultimi si sappia che an- 
tropologicamente rappresentano un miscuglio di razze assai più etero- 



(1) Il 2 giugno 1905 a Tokio vi fu un grande convegno di atudenti, presieduto da 
professori dell'Università) di tutti i paesi dell'Asia — dell'Afghanistan, dalle Filippine, 
dall' India alla Cina^ al Giappone ecc. in cui s' inneggiò al risveglio dell'Asia. Vi si 
cantò da una studentessa una canzone giapponese che aveva per argomento la Presa 
di Port- Arthur con questo caratteristico ritornello : « Vattene , vattene , vecchio 
popolo, guarda — ^ E trema, crudele Europa : — che VAsia si ridesta. Rilevo la 
notizia da un articolo di un giornale — // Mattino del 15-16 agosto 1905 — che 
alla sua volta la prese dsAV Jndipendent Magatine di New- York. Non attesi le vitto- 
rie giapponesi per credere nel pericolo giallo. 



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232 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

geneo che non sia quello degli anglo-sassoni (i) — inducono a rico- 
noscere la loro attuale superiorità; e rimarchevole. Anche nella loro 
qualità di dominatori, se per gli inglesi non può riconoscersi razione 
benefica nell* India e, assai più vicino alla loro casa, in Irlanda, sa- 
rebbe ingiustizia il negare che in Egitto non compiano attualmente 
un' opera di civiltà, per quanto essa sia interessata ; opera che sulle 
orme dei documenti ufficiali e di scrittori inglesi in Italia venne il- 
lustrata da Pasquale Villari, e che viene confermata dall' ultimo rap- 
porto di lord Cromer. 

Verso la stessa Irlanda parve che V Inghilterra col land act di 
Gladstone e poscia col land purchase act e con altri provvedimenti 
abbia voluto iniziare una fase, che potesse restituirle la buona fama. 

La superiorità anglo-sassone, però, si è chiarita più brillantemente 
nella evoluzione interna dell' Inghilterra. Le libertà pubbliche , la 
istruzione, la moralità, il benessere economico si sono sviluppati ar- 
monicamente. Lo standart 0/ life delle classi lavoratrici si è conside- 
revolmente elevato; e si è innalzato di più quello delle classi medie, 
deiraristocrazia e del ceto bancario. Come e quanto siano divenute più 
numerose e più agiate le classi medie si può scorgere benissimo dal 
numero e dalla classe dei contribuenti dell' Income tax ; come del 
benessere generale aumentato si hanno negli Statistical Abstracts gli 
indici visibili nello aumento dei risparmi e dei consumi. E l'enorme 
volume del suo commercio che supera o uguaglia attualmente coi 
suoi ventidue miliardi quello riunito delle due più grandi potenze com- 
merciali e industriali, gli Stati Uniti e la Germania, avverte a quale 
altezza vertiginosa sia pervenuto il suo sviluppo economico (2). 

Se la storia si arrestasse; se la fotografia di questo dato istante 
fosse la riproduzione esatta delle condizioni del mondo in tutti i 
momenti successivi non ci sarebbe da esitare nell' assegnare la ^u- 



(i) I nord- ameri cani qui li consideriamo, per aemplicità di dimostrazione, come 
anglo- sassoni. Si vedrà. che tale opinione deve accettarsi con grandi riserve. 

(2) Nel 1902 le importazioni ed esportazioni della Grande Brettagna ammontarono 
ad oltre 22 miliardi e 940 milioni; quelle della Germania e degli Stati Uniti in- 
sieme ad oltre 22 miliardi e 687 milioni di lire italiane. Tolgo le cifre d ali Mnnw^i ire 
stat. de la France, Vingt-troisième-volume jgoj, Paris. Imprìmerie national. Non 
mi sognai mai di negare questa superiorità attuale degli angle -sassoni, specialmente 
della Grande Brettagna ; tanto che in una Prelezione al mio corso di statistica per 
mostrare la possibilità di misurare il progresso prescelsi come esempio V Inghil- 
terra, dove e* era e c'è ancora il parallelismo nella evoluzione progressiva del mag- 
gior numero dei termini e delle manifestazioni sociali. 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 233 

periorità^ anche come carattere di razza agli anglo-sassoni e special- 
mente al popolo che con maggior purezza, li rappresenta: al popolo 
inglese. 

Si sa però che la fotografia di un momento non corrisponde alla 
fotografia dei momenti successivi; si sa che altre nazioni ed altri popoli 
parvero superiori, ma poi decaddero. Si sottrarranno gli anglo-sas- 
soni a questo processo di decadenza, a cui non sfuggirono sinora le 
nazioni e i popoli appartenenti a tutte le raT^T^e^ in tutti i tempi e 
sotto tutti i climi ? Tra gli anglo-sassoni si possono scorgere segni 
dai quali si può argomentare che essi non sfuggiranno alla sorte 
comune? Si è autorizzati ad affermare che non ostante Taltezza rag- 
giunta siano già visibili i segni della decadenza ? 

Cosi è. I segni della iniziata decadenza sono di una evidenza in- 
confutabile; e sarà bene insistervi per arrecare T ultimo colpo alla 
dottrina infausta che assegna ad alcune razze la superiorità^ che 
altre condanna a perpetua inferiorità. 

Tra i rappresentanti degli anglo-sassoni i segni della decadenza 
non sono ugualmente distribuiti. Mentre gli uni ascendono in un ramo 
altri discendono nello stesso ramo; e viceversa. Cosi i nord-americani 
e i tedeschi si trovano attualmente nel periodo deirincremento eco- 
nomico; e si può riconoscerlo ancora per la Germania, non ostante 
la crisi che essa ha attraversato e che è cominciata verso la fine 
del 1899, come ha dimostratoti Calw^er con un' analisi diligente. La 
sua è una delle crisi di accrescimento, come quelle che hanno subito 
tutti i popoli che si sono sviluppati rapidamente ; ma che non im- 
pediscono l'ulteriore evoluzione progressiva, come non l'arrestarono 
le tanto crisi che attraversarono l'Inghilterra, la Francia e gli Stati 
Uniti; come nella stessa Germania non impedi il progresso succes- 
sivo quella del 1873. La crisi tedesca attuale, però, dimostra che in 
quanto a corruzione bancaria e finanziaria i latini del Panama e 
e della Banca Romana non hanno di che arrossire. Forse sono stati 
sorpassati. 

I mutamenti economici che subisce la posizione della Gran Bret- 
tagna sono di altra indole. 

D'altra parte mentre in Inghilterra sono ancora degni di ammi- 
razione e si trovano nel periodo dell'ascensione le amministrazioni 
locali, danno triste spettacolo di corruzione profonda e di sperpero 
inaudito i municipii della repubblica delle stelle, che altra volta 
determinarono gli entusiasmi di Tocqueville e di Laboulaye. 

I segni della decadenza nel modo più generale verranno studiati 
in Inghilterra e poscia negli Stati Uniti. Con ciò meglio si dimo- 



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234 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Strerà la fallacia della dottrina delle razze, che nella stessa Inghil- 
terra credeva trovare la prova più convincente della sua esattezza. 

C'è ancora chi non crede a questo inizio di decadenza inglese ; 
ce chi afferma che l'avvenire è ancora della sola Inghilterra, che 
anche prenderà quando lo vorrà le colonie della Francia e della 
Germania. 

Con un ottimismo fenomenale, non della sola Inghilterra, ma di 
tutta la razza anglo-sassone nega la decadenza ed ogni segno di 
movimento regressivo un uomo di singolare valore: Lord Beresford. 

Per riuscire a questa conclusione, egli, facendo suo il princìpio 
generale di Giuseppe Sergi, stabilisce che il progresso è la legge 
della vita e che il regresso comincia quando si arresta il moto. Per 
non riconoscere che gli anglo-sassoni si sono gettati nelle braccia 
della violenza e della iniquità arriva ad affermare che gli Stati 
Uniti combatterono e combattono a Cuba e nelle Filippine e la 
Gran Brettagna nell'Africa del Sud in difesa del principio di libertà 
e di progresso, invc-cando anche a giustificazione la fatalità della 
espansione — quella fatalità che, secondo Bulwer, è una frase, una 
menzogna che serve a coprire tutte le debolezze del cuore e tutti 
gli errori. Per non confessare che il lungo esercizio del potere e 
del dominio consumano le forze di qualunque organismo sociale e 
politico esalta il meraviglioso processo di assimilazione di tutti gli 
elementi stranieri che vengono a contatto degli anglo-sassoni e che 
rappresenterebbero il sangue nuovo immesso nelle sue vene, dimen- 
ticando che lo stesso processo si svolse in Roma antica e non valse a 
salvarla dalla catastrofe! (i) Guardando ai fenomeni, che tra gli anglo- 
sassoni si presentano lo stesso lord Beresford per lo appunto osserva: 

« La grande debolezza delle nazioni, che sono state inghiottite 
nelle marcia irresistibile del tempo, deve ricercarsi nel dispotismo 
cui le sottoposero i loro governi; nella corruzione che distrusse le 
loro libertà; nella lussuria e nella indolenza che consumò la loro 
vitalità; nel fatto rimarchevole che esse divennero consunte e viziose. 

Ma lord Beresford guarda fiducioso all'avvenire, come vi guardava 
il Rose (The rise of democracy) perchè tra Roma e l'Impero bri- 
tannico manca la rassomiglianza nel fattore massimo della corru- 
zione: nel parassitismo economico. 

Ebbene è proprio un suo illustre concittadino, l'Hobson, che con 
grande copia di fatti, seguiti da opportuni ravvicinamenti e da acute 



(i) The future of the Angio-saxon race, NeUa North American Review, Di- 
cembre 1900. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANN1 235 

osservazioni, mette a nudo il parassitismo britannico, che ha parvenze 
diverse da quello di Roma, ma ne ha identica l'essenza, la natura 
intima, e che potrà condurre alla identica catastrofe (i). Agli inglesi, 
comunque, può servire di monito la frase ripetuta da William Stead: 
tutti gl'imperi sono morti d'indigestione. 

B. Taylor, > parafrasando il pensiero dell'ammiraglio inglese, dimo- 
strata la grande superiorità attuale del commercio del Regno Unito, 
si conforta affermando che « llmpero romano è caduto perchè non 
aveva base commerciale; V impero francese è crollato perchè non 
aveva base commerciale, ma militare. L'impero britannico soprav- 
vive e sopravviverà perchè è fondato sul commercio e sull'umanità (!?) 
(Forum. Settembre 1901). 

Ma Lord Berestbrd non tarda a contraddirsi nel modo più cla- 
moroso. 

Lord Beresford, intatti, enumerate le cause di decadenza degli 
imperi, ammette esplicitamente che la razza anglo-sassone non può 
sfuggire alle piove, che seguono al periodo del successo. Ed il ti- 
more che la decadenza sia davvero cominciata lo esprime in forma 
elevata quando scrive: « se tuttavia — che Iddio ce ne preservi 1 — 
« il sentimento democratico nel popolo anglo-sassone venisse posto 
(c in non cale e coloro che ne sono i capi continuassero a scherzare 
« col sentimento morale del popolo, la democrazia se ne risentirebbe 
a e le conseguenze sarebbero più terribili che non siano state in 
(i Francia o altrove ». 

Se in Inghilterra e in America ci siano i Cecil Rhodes, i Cham- 
berlain, le Tammany Hallj i Trusts ecc. che scherzino col senti- 
mento morale del popolo si vedrà tra non guari. Per ora si con- 
stati che la fiducia di Lord Beresford non è divisa da molti suoi 
illuminati concittadini. 

Negli scritti, nei discorsi, nei provvedimenti suggeriti, nelle in- 
chieste ordinate e intraprese febbrilmente, negli stessi atti della 
grande politica inglese c'è un senso di malessere, d'irrequietezza di 
paura che significa evidentemente che la decadenza si avverte ed è 
già assai inoltrata. 

Questo senso di malessere avvertivasi molti anni or sono da Matteo 



(i) Imperialism. A study London. I. Nisbett. 1902. Si riscontrino sopratutto i 
capitoli IV Economie parasites of imperialism e VII The outcome. li libro bril- 
lante e suggestivo di Olinto Malagodi: Imperialismo, La civiltà industriale e le sue 
conquiste dimostra pure il pericolo che corre l'Impero inglese pel parassitismo eco- 
nomico. 



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T.-- i--^i 



236 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Arnold, che ricordava la vastità dell'Impero di Nabuccodonosor a 
a chi si esaltava per la grandezza dell'Impero Inglese. E Wordsworh, 
allarmato della degenerazione del carattere morale del popolo d'In- 
ghilterra, in un sonetto celebre invocava l'intervento di Milton per im- 
pedire che la patria si trasformasse in un pantano, dal quale sareb- 
bero fuggite le antiche virtù e la felicità intima. Teste 1. C. Spence 
ha pubblicato un libro da cui traspare salda la convinzione che non 
siamo più all'aurora, ma al crepuscolo della civiltà in Inghilterra; 
dove la decadenza, in alto viene indicata dallo statismo e in basso 
dal servilismo fi). 

Un anonimo, che sottoscrive anglo-american, alla sua volta con- 
stata che mentre gli altri popoli — Francesi, Russi, Italiani, Te- 
deschi — guardano fiduciosi nell'avvenire, solo gl'inglesi al principio 
del secolo XX si mostrano scoraggiati e diffidenti: e all'affermazione 
trova una prova nella campagna imperialista intrapresa da Cham- 
berlain (2). L'irrequietezza e la diffidenza si potrebbero oggi desu- 
mere con maggiore ragione dalle querelles d' allemands^ eh' essa va 
cercando colla Germania, di cui vorrebbe arrestare lo sviluppo e 
dagli entusiasmi francofili scoppiati in occasione della visita della 
flotta francese nei porti inglesi (Agosto 1905). 

Ma le malinconie dei poeti e dei moralisti sono state di ogni tempo 
e il loro pessimismo spesso testimoniò soltanto, più che sulle condi- 
zioni presenti, delle loro nobili aspirazioni al meglio. 

I segni della decadenza, invece, sono più prosaici e più materiali 
e vengono raccolti da uomini e da riviste alieni dall'idealismo o dal 
pessimismo sistematico. Ciò si vedrà dalla rassegna dei fatti; ai quali 
come introduzione, premettesi qualche giudizio sintetico. 

Olindo Malagodi, della civiltà e della nazione inglese ammiratore 
entusiasta, riconosce « che negli ultimi anni della vita inglese si 
sono accumulati strani inquietanti elementi quasi sconosciuti alla 
gloriosa epoca progressiva, che aveva seguito alla grande lotta col 
militarismo napoleonico: l'avidità delle fortune rapide e facili, la 
passione del gioco finanziario^ l'entusiasmo del militarismo prepo- 
tente, un orgoglio nazionale morboso, un isterismo ed una impres- 
sionabilità, che hanno smentita la leggenda della flemma naturale 
degli anglo-sassoni : e tutti questi elementi si sono fusi e combinati 



(i) V aurore de la civilisation en Angleterre au XX siede. Traduzione fran- 
cese con prefazione di Nacquet Paris. Stoch. 1900. 

(3) An indictment of the British monarchy. Nelle North American Review. 
Novembre 1903. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 237 

in quello che è stato battezzato « il nuovo imperialismo ». Ma questo 
nuovo imperialismo, che nella guerra sud-africana sta facendo le 
prime prove, che con la sua attitudine minacciosa ha attratte contro 
ringhìlterra tante antipatie nuove ed alienate da essa tante simpatie 
antiche; questo imperialismo del Chamberlain, che sogna il ristabi- 
limento del protezionismo, è esso una creazione di cose nuove o 
non piuttosto una bruita risurrezione di cose vecchie, un ritorno 

sulle vie del passato ? L'Inghilterra signora delle industrie e dei 

commerci aveva creato il più grande impero economico della storia; 
l'Inghilterra che sente decadere la propria supremazia commerciale 
e industriale, vale a dire le forze progressive che questo impero 
avevano crealo, tenterebbe di rievocare dal sepolcro, in cui essa aveva 
tanto contribuito a seppellirle, vecchie forze ' brutali perchè glielo 
conservassero ». (i). 

Il giudizio e la prognosi del Malagodi hanno molto valore perchè 
sono dì un uomo, che vive da molti anni in Inghilterra, la conosce 
e Fama. Ne hanno uno maggiore quelli di tre altri italiani, Lom- 
broso, Sergi e Ferrerò, perchè essi sono tra i più decisi sostenitori 
della teoria delle razze; essi nella razza anglo-sassone per lo appunto 
avevano cercato spesso le testimonianze più convincenti per con- 
dannare alla inferiorità i latini e i mediterranei. 

Guglielmo Ferrerò con evidente rammarico, visti smentiti brutal- 
mente dai fatti i paradossi brillanti della sua Europa giovane, oggi 
constata: « La guerra dell' Africa Australe e il contegno cosi ina- 
spettato dell'Inghilterra muteranno molte idee antiche del mondo. 
Sopratutto ne verrà molto conforto all'Italia e alla Francia che co- 
noscendo ad un tratto la debolezza di una nazione che pareva de- 
stinata ad una prosperità imperitura possono riconfortarsi pensando 
a quella legge della storia per cui nulla è eterno. La guerra del- 
l'Africa australe è la riabilitazione della Francia dopo gli scandali 
dreyfusiani. Mentre in Francia era una parte soltanto di quella na- 
zione, ch'era stata cieca e sorda ad ogni considerazione di giustizia 
e che si era resa incapace a xagionare: in Inghilterra invece da un 
anno si ordiscono intrighi, si commettono slealtà « scelleratezze di- 
plomatiche, si spacciano bugie, si accumulano guai e responsabilità 
per il futuro senza che nessuno protesti, anzi tra applausi del po- 
polo. L'idealismo non ha avuto alcuna parte nelle istituzioni e nella 
vita libera dell'Inghilterra, da tale mancanza deriva forse il suo de- 



(i) Imperialismo, La civiltà industriale e le sue conquiste, Milano. Fratelli 
Treves. 1901. 



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?38 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

liriò selvaggio di prepotenza, che l'ha invaso. » (Vita internazionale 
5 giugno 1900). 

Se così scrive il discepolo, non parla diverso il maestro; e Lom- 
broso, infatti, prendendo le mosse dagli stessi avvenimenti, arriva 
alle stesse conclusioni del Ferrerò* 

Più fiducioso si mostra il Sergi; ma non meno significativo è il 
suo monito. Eccolo: « Gl'inglesi d'ora sono come i romani antichi, 
scrissi già e sostengo anche oggi, che mentre scrivo sono estrema- 
mente commosso della lotta titanica che il popolo delle due piccole 
ed eroiche repubbliche africane sostiene con l'Inghilterra, la quale 
non avrebbe dovuto fare una guerra così vergognosa, a cui fu trasci- 
nata da uno squilibrato quale io stimo Ghamberlain. Io non credo 
che ringhilterra ora 'sia in decadenza; malgrado che per vincere un 
piccolo popolo debba spedire eserciti cinque o sei volte più nume- 
rosi di quello nemico ed è battuta ripet^tamante ; ^ma temo che i 
limiti della sua poteaza siano segnati e che l'estremo imperialismo 
la schiacci sotto l'enorme peso, temo purtroppo che i suoi grandi 
successi l'acciechino così da non farle vedere l'abisso verso cui si 
spinge; e temo infine che i barbari l'invadano ai confini dell'impero 
asiatico e come i romani della decadenza imperiale non potranno 
difendersi o scacciarli. i> 

Egli non crede ancora nella decadem^a; ma riconosce che sono 
in azione le cause che la determinano. E quali guasti essi abbiano 
prodotto si vedrà subito. 

Questi giudizi di scienziati italiani hanno la maggior importanza, 
è bene ripeterlo, perchè vengono da sinceri, da fanatici ammiratori 
dell'Inghilterra; non esito, quindi, ad asserire che li credo più si- 
gnificativi di quello non meno severo di Mommsen, enunziato du- 
rante la guerra boera, nel quale al di là della Manica si volle scor- 
gere la punta della gelosia, della invidia nazionalista. Ma dove par- 
lano i fatti, le parole degli uomini, anche sommi, valgono molto 
meno. Diamo ad essi la parola. 

Lo studio dei segni della decadenza degli anglo-sassoni lo divi- 
derò in due parti : la prima sarà destinata alla Grande Brettagna; 
e la seconda agli Stati Uniti del Nord America. I due Stati per 
molte ragioni non si possono esaminare insieme non solo per le di- 
versità etniche che presentano,, ma ancora di più per la diversa 
fase di evoluzione progressiva o regressiva in cui si trovano i vari 
fenomeni. Ad esempio mentre gli Stati Uniti si trovano in un pe- 
riodo straordinario di ascensione economica, si può scorgere nel loro 
seno rapida e minacciosa la degenerazione delle istituzioni politiche. 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 2 39 

In Inghilterra , invece , si discute se ci sia decadenza economica e 
pare sicura la decadenza morale; ma non la è del pari quella politica 
o almeno è molto minore che negli Stati Uniti. 

L'accenno alla diversa composizione etnica — perchè in Inghilterra 
da secoli non avvengono invasioni mentre negli Stati Uniti Tincrc- 
mento rapidissimo della popolazione è dovuto alle immigrazione di 
uomini appartenenti a tutte le razze viventi in Europa — lascia inten- 
dere, che la constatazione dei segni di decadenza nella prima, nella 
presente discussione, ha un valore assai diverso di quella che po- 
trebbe farsi nelle grande repubblica delle stelle. Ed è precisamente 
dairinghilterra, che si principierà questo studio della decadenza 
anglo-sassone. 

1° Decadenza economica. Trattando della decadenza anglo-sassone 
non mi fermerò sulla decadenza biologica, di cui si allarmano straor- 
dinariamente gli uomini di Stato dell' Inghilterra e molti dei suoi 
pensatori. 

La decadenza biologica essi desumono: a) dalla rapida diminuizione 
della natalità ; b) dal numero crescente degli individui dichiarati 
inabili al servizio militare, e che furono licenziati dopo un anno 
di servizio; e) dalle pessime condizioni biologiche della popolazione 
scolastica. 

1 rapporti ufficiali ed una grande e recente inchiesta sommini- 
strano gli elementi più sicuri per lo allarme sulla degenerazione 
biologica, (i) 

Non assegno molta importanza a questa decadenza biologica perchè: 
I.'' non sarebbe esclusiva dell'Inghilterra; 2.** sarebbe contradelta da 
altri fenomeni non meno interessanti come: la diminuizione della 
mortalità e Televazione della vita media (2). Né mi preoccupo mag- 
giormente dello aumento nel consumo delle bevande alcooliche, che 



(i) Secondo VAnnual Report of the Inspector General of recruiting for igoo 
nel quinquennio 1896-900 sopra 337,522 individui presentatisi all'esame per essere 
ammessi nell'esercito ne furono scartati 113,636, cioè oltre il 33 o/o. Notizie in- 
teressantissime si trovano nel The Report of the Inter-Departimental Committee 
on Physical Deterioration (With Mìnutes of Evidence, Appendices and Index. 3 
volume. Eyre and Spotts wood) sulle condizioni biologiche delle popolazione sco- 
las.ìca. L'inchiesta fu fatta rapidamente da una autorevole commissione nel 1903.. 
La commentò, tra tanti altri, un uomo di singolare competenza, Tex ministro l'ohn 
Gorst, nella North American Review di Luglio 1905 fPhysical deterioration in 
Great BritainJ, 

(2) Dal significato di questi fenomeni mi occupai nel cap. IX: Paralleli de- 
mografici. 



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^; 



rT' 



240 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

sarebbe da sé stesso un indice di decadenza morale e di sperpero 
economico cui anche si vorrebbe attribuire la decadenza biologica (i). 
L'alcoolismo non è in aumento soltanto tra gli anglo-sassoni; ma 
anche tra i latini, specialmente in Francia. Né all'alcoolismo si deve 
attribuire, contenuto in certi limiti, Tinfluenza deleteria che taluni 
gli assegnano. Dal punto di vista biologico basta a rassicurare la 
sorte degli Scandinavi, tra i quali assunse proporzioni veramente 
morbose, senza che vi producesse la temuta degenerazione fisipa (2). 

Il punto più controverso e più interessante sulla decadenza in- 
glese è quello economico, discusso vivacemente in Inghilterra' e da- 
pertutto, con particolarità sin da quando il Williams gettò il suo 
famoso grido di allarme col: Made in Germany! 

Se del progresso economico si dovesse giudicare da singoli ele- 
menti, ad esempio: dalle condizioni delFagrìcoltura, lo spettacolo che 
darebbe l'Inghilterra da circa 30 in qua sarebbe desolante e indur- 
rebbe a ritenere che essa è in forte decadenza. 

Nel mio \\hvo: Per la economia nazionale e pel Da^io sul Grano (3) 
credo di avere documentato ampiamente tale fenomeno. 

Le indagini posteriori di TurnbuU, di E. Williams, confermarono, 
aggravandoli, quelli da me riportati; poscia è venuta V opera magi- 
strale di Rider Haggard, (4) che ha messo in tutta la sua evidenza e in 
tutta la sua estensione Topera di devastazione sull'agricoltura com- 
piuta dal liberismo, che ha ridotto la coltivazione dei cereali, 
allargato il campo dei pascoli naturali, diminuito enormemente il 
valore della terra e i profitti dei fittaiuoli. 

Né 8i possono far sorgere dubbi, come si tentò da alcuni fanatici 
liberisti del continente europeo, che con ignoranza o malafede rara 
esaltarono i progressi dela prosperità dell'agricoltura inglese, se lo 
statistico più eminente dell'Inghilterra, eh'è in pari tempo un liberista 
dei più ardenti, il Bowley, esplicitamente riconobbe la decadenza 



(i) Il consumo di alcools fu complessivamente di 36,345,566 galloni all'anno in 
media del 1884 al 1893; di 42,106,272 nel docennio 1894-95-1903-904. (Bulletin 
de Statistique et de legislation comparée, Juillet 1905. pag. 121). 

(2) N. Colajanni : L' aicooUsmo; sue cause e sue conseguen!(e morali. Presso 
La rivista popolare. L. 3. 

(3) Roma 1901. Presso La Rivista popolare. L. 3. 

(4) Rural England. Being an account of agricoltura! and social researches car- 
ried out in the years 1901 and 1902. 2 voi. Longmans, Green and C^. London. 
Le conclusioni furono da ma commentate nella Rivista popolare del 15 Giugno 1903. 
(// liberalismo agrario: L'esempio dell* Inghilterra). 



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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 24 1 

deiragricoltura inglese constatando, in base ai prodotti deìTIncome 
Tax^ la svalutazione della terra e la diminuizione dei profitti dei 
tittaiuoli, nonostante la diminuizione dei fitti, (i) 

Le perdite dell' agricoltura — proprietari e fittaiuoli — per quanto 
ingenti non costituiscono decadenza economica complessiva della 
nazione perchè largamente compensate dagli enormi guadagni nel- 
r industria, nel commercio e nella navigazione; onde la legittimità 
di quella mia sentenza, che pare un paradosso: la rovina dell* agri^ 
coltura contribuisce alla ricche^^a dell' Inghilterra col quale chiusi nel 
citato libro: Per la economia nazionale ec. T esame della crisi agraria. 

Tutto questo riguarda il passato. Ma perdura la prosperità dell'In- 
ghilterra, che derivava da una specie di monopolio neir industria , 
nella navigazione e nel commercio ? o è cominciata la decadenza ? 
Ecco il problema discusso con abbondanza straordinaria di cifre e di 
considerazioni, specialmente dopo che Chamberlain ha cominciato la 
sua famosa campagna antiliberista o preferenzialista. 

Un autorità incontestabile, R. Giffen, nega recisamente che ci sia 
decadenza economica e nell' articolo: La nostra prosperità commerciale 
e le previsioni pel futuro dimostra il progresso economico continuo 
dell' Inghilterra e la irragionevolezza dei timori pel futuro {Economie 
Journal. Settembre 1900). Trascurando i minori, ricorderemo due 
artieoli di Beniamino Taylor e di Harold Gox pubblicati nella 
maggiore rivista americana {North American Revien^, Ottobre 1900 e 
Luglio 1901) nei quali si concorda con Giffen. 11 Cox anzi fa una docu- 
mentata e vigorosa risposta al Flint, che aveva esaltato soverchiamente 
nella stessa rivista (Marzo 1901) il progresso del commercio americano 
ed aveva interpretato in senso rigidamente mercantilista il fenomeno 
della prevalente esportazione americana e della prevalente importa- 
zione inglese. Il Cox spinge l'ottimismo sino a ritenere che i ZrM^i^ 
americani non potranno arrecare alcun nocumento all' industria 
inglese; ma nella foga della difesa lancia affermazioni inesatte. Dice, 
ad esempio, che il trust dell'acciaio — il trust Leviathan 1 — se ha 
ricevuto ordinazioni europee, ciò è avvenuto perchè le fabbriche 
inglesi e tedesche ne avevano tante da non poterle accettare. Ora 
ciò è evidentemente erroneo, almeno per quanto si riferisce alla 
Germania; dove, come dimostra esaurientemente il CUwer, da oltre 
un anno e* era crisi di sopraproduzione con tutte le sue conseguenze. 



(i) Bowley: National Progress in Wealth and Trade. London. P, S. King 
et Son 1904 p. 18. 

I 7 - COLAJANNI 



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^4^ nA22E SUPEUIORI E RAZZE INFERIORI 

Questa spiegazione ottimistica ha ancora minor valore per gli anni 
posteriori ài 1900, nei quali la diminuzione dell' occupazione e delle 
commissioni nelle industrie metallurgiche inglesi è divenuta più 
certa e più allarmante. Infine avvertirò che la dimostrazione della 
inesistenza della decadenza economica dell'Inghilterra è stata fatta 
più compiutamente e più di recente dal Cowley nel libro citato 
( National progress ec. ). I giudizi di GiÉfen , di Taylor , di Cox , di 
Cowley sono a base di cifre; per infirmarli si dovrebbe ripetere che 
r aritmetica è una opinione. Non è il caso. Essi hanno ragione; 
ciononostante T allarme per la decadenza economica è ben fondato. 
La decadenza, però, almeno in alcune branche della produzione, è 
soltanto relativa allo sviluppo più rapido di altri popoli, che adesso 
fanno una concorrenza all' Inghilterra, che venti anni or sono non 
potevano nemmeno immaginare. In qualche ramo di produzione la 
decadenza è assoluta; ed è anche assoluta nel commercio con qualche 
nazione. Tutto ciò meglio che da qualunque dissertazione risulterà 
dalla esposizione di alcuni fatti. 

Kon ripeterò i dettagli che ho esposto nel mij librò: Per la eco- 
nomia nazionale e pel da^io sul grano'(i) sullo sviluppo del commercio 
degli Stati Uniti e della Germania; pei dettagli sul primo rimando 
i lettori al citato artfcólo di R. Flint (Business ^situation and ipro- 
spectus in the United States) e per quelli «ul secondo a^Ua terza 
edizione del noto libro di Georges Blondel (2). 

Altri dettagli fendono più ragionevole 1' allarme. Cito un brano 
del mio libro: Per la economia naponale ecc. « La Pali Mail Gas^^^ette 
nelle-sue considerazioni sull'aumento del commercio tedesco pel 1899, 
constatato dai rapporti consolari, malinconicamente rifletteva che la 
Germania ha progredito dal 1873 al 1895 del 1280/° coli' America 
del Nord; del 480 0/° coli' America centrale e del Sud; del 480 colle 
Indie ; del 495 eoli' Australia. Tutto questo commercio è stato tolto 
air Ingitiiterra; così essa concludeva (Blondel p. 75). Stanley, il ce- 
lebre esploratore, arrivò alle identiche conclusioni in un discorso 
tenuto nel Lambeth conservative Club di Londra. Perciò non esagerava 
il console Chappodelaine affermando, che fra pochi anni il commercio 
di esportazione tedesco raggiungerà quello inglese; il pericolo è tale, 
che tre anni or sono fla 'Saturday RevieìP prevedendo il duello a 



(i) Roma 1901. Presso La rivista popolare, L. 3. 

(2) V-essor industriel et commercial du peuple allemand. L. Larose. 'Paris, 
1900. L. 5. 



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-- /jTw^^*- .- ■ ' ' ^'T^i*^^i9rtyfr?r^i^JtV::'rF ' • 



DOTT. NAPOLEÓNE COLÀJANNl 243 

morte tra V Inghilterra e la Germania chiudeva T articolo con questo 
grido: « Delenda est Germania! » In questi ultimi anni. è aumentata 
la concorrenza tedesca e n* è derivato un aumento nella tensione 
politica, che ha fatto credere imminente lo scoppio della guerra tra 
r Inghilterra e la Germania in luglio e agosto 1905, quando ai pro- 
getti ventilati di chiudere il Baltico, l'Inghilterra ha risposto man- 
dando nel Baltico la sua potente flotta della Manica ed al congresso 
misterioso di Biòrko tra lo Czar e Guglielmo 2° si sono contrap- 
poste le entusiastiche accoglienze alla flotta francese a Porstmouth 
ed a Gowes. 

11 rapporto dell' addetto commerciale presso l' ambasciata inglese 
in Berlino, signor Gastrell, pubblicato nelle Serie annuali dei Foreign 
Ojfice nel 1900 conferma appieno gli allarmi. Gastrell, come Chap- 
pedelaine, prevedeva prossimo il momento in cui Y esportazione te- 
desca avrebbe raggiunta quella del Regno Unito. Le cifre relative al 
Nord-America non possono che aumentare l' allarme (i). Del pari al- 
larmante è un rapporto del Console inglese di New- York sulla di- 
minuzione del commercio inglese negli Stati Uniti nel 1904 (dimi- 
nuzione del 6 0/° ). 

La relatività della decadenza diviene più dolorosa e più evidente 
quando sì guarda al commercio della Gran Brettagna colle sue vaste 
colonie. Il commercio delle colonie inglesi, dice Mulhall, aumenta; 
ma coi paesi stranieri. Paragonato con quello di dieci anni fa, si è 



(i) Nel 1° semestre del 190 1 mentre per la Graii Brettagna continuò 1* aumento 
delle importazioni per circa 7 milioni di sterline (6,849,791); diminuì invece Tespor- 
tazione sull'anno precedente di oltre 5 milioni e mezzo (59580,366). Nel 1903, 
cessata la guerra del Sud- Africa e* è stata una ripresa nel eommercio inglese, che 
arrivò a 13 miliardi 73 milioni nella importazione ed a 7 miliardi 272 milioni 
nella esportazione. Sulla decadenza relativa dell* Inghilterra e sul rapido sviluppo 
della Germania e degli Stati Uniti sono di una evidenza straordinaria i confronti e 
i numerosi quadri statistici fatti da Edmond Thery. {Histoire économiquc de l'Au- 
gi eterre ^ de V Allemagne , des Etats Unis et de la France, Paris. Economiste 
Europèen. 1902) e da Em. Cauderlier ( L' evoluzione economica nel secolo XX, 
Trad. Italiana dì A.. Geisser. Roma Società editrice Laziale. ) È utile esaminare 
quanto concordino i due scrittori , il Francese e il Belga , perchè il 'i hery è un 
protezionista e il Cauderlier è un liberista: i due scrittori quindi si controllano 
e completano reciprocamente. 

Chi desidera notizie ufficiali più sincere e dettagliate ne troverà nei: Memoranda^ 
statisi ical tables and charts prepared in the Board of Trades with reference to 
various matter hearing on British and Foreign Trade and Industriai Conditions, 
(London 1903). 



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244 RA22E SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

accresciuto del 300/°; ma coli' Inghilterra è aumentato appena del 
2 ol^- Il consumo nelle colonie di merci inglesi é diminuito di sei 
milioni di sterline; T importazione dagli altri paesi è aumentato di 
dieci milioni (Contemporary Review. Novembre 1897). I risultati col 
Dominion sono altrettanto dolorosi. Nel 1875 V Inghilterra vendeva 
nel Canada il 50 0/° di ciò che quesf ultimo acquistava; nel 1897 la 
vendita discese al 26 e nel 1900 al- 25 0/°. Nel 1875 gli Stati Uniti 
vendevano nello stesso Canada il 42 0/° di ciò che esso comprava 
dall'estero; nel 1900 la proporzione si elevò ad oltre il 60 0/°. {Re-* 
vien^ of Revien^ agosto 1901). 

Seguiamo per un momento il Carnegie e vedremo che accanto 
alla decadenza relativa nel commercio si può anche vedere qualche 
caso di decadenza assoluta. Seguiamolo riproducendo anche qualche 
dato eh* è ad un. tempo causa ed effetto della decadenza industriale 
e commerciale. 

Il grande industriale nord-americano, ma di origine scozzese, che 
ama sinceramente l' Inghilterra , verso la quale ha rinnovato le 
elargizioni di Neabody, nota: a Nelle costruzioni navali in cinque 
anni, dal 1894 &^ ^^99 i^ tonnellaggio è aumentato soltanto di 46 
mila; e fu net 1898 minore a quello del 1896 di 9000 tonn. I grandi 
legni da guerra costruiti in Germania superano quelli inglesi. La 
produzione in ferro in Germania crebbe da 1,500,000 a 7 milioni 
all'anno; quella inglese è stazionaria e si fermò al massimo di 
9 milioni. Gli Stati Uni:i sono arrivati nel 1900 a 13 milioni e 
aumenteranno nel presente anno. Neil' acciaio gli Stati Uniti nel 
1900 arrivarono a 10,638,000 tonn., la Gran Brettagna discende dal 
massimo di cinque milioni. Nelle industrie tessili lord Masham an- 
nunziò nel Times che gì' inglesi esportarono meno ed importarono 
più che nel passato. Nel 1891 esportarono per 106 milioni di ster- 
line ed importarono per 28 milioni; nel 1899 esportarono per 102 ed 
importarono per 33 milioni. 

Quale sia il vero regresso relativo dell'Inghilterra rispetto al più 
rapido progresso degli Stati concorrenti vediamolo da questi quadri, 
che riproduco dal Thery. . 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 

Produzione del Carbone 



^- 'Tt>:'»iK5fl««-onpt3r«"!Na« 



«45 





Migliaia di tonnellate 


Aumento 

nel 
1900 


Propor. di ogni paese 
nella produzione totale 




1800 


1000 


18»l> 


loao 


Inghilterra .... 
Germania .... 
Stati Uniti .... 

Francia 

Paesi diversi . . . 


184,520 

89,290 

140,883 

25,592 
50,816 


228,773 
150,418 
235,102 

33,404 
119,339 


44,253 
61,128 
94,219 
7,812 
69,123 


37,59 
18,08 

28,71 

5,23 
10,39 


«/o 

29;83 
19,59 
30,62 

4,35 
15,61 


Totali 


491,101 


767,636 


276,535 


!00 


100 



Inghilterra . 
Germania . 
Stati Uniti. 
Francia . . 
Paesi diversi 



Totali 



Inghilterra 
Germania 
Stati Uniti 
Francia . 
Paesi diversi 



Prodazione della Ghisa 






8,033 


9,052 


1,019 


28,92 


22,09 


4,658 


8,520 


3,862 


16,77 


20,80 


9.535 


14,100 


4,747 


33,67 


34,41 


1,962 


2,714 


752 


7,06 


6,63 


3,771 


6,584 


2,813 


13,58 


16,07 


27,777 
Produzioi 


40,970 
le deU'Ac 


13,193 
cciaio 


100 


100 



Totali 



3,437 


2,994 


- 443 


27,60 


10,88 


2,228 


6,325 


+ 4,097 


17,89 


22,98 


4,346 


10,382 


+ 6,036 


34,90 


37,73 


582 


1,565 


+ 283 


4,67 


5,69 


1,860 


6,254 


+ 4,394 


14,94 


22,72 


12,453 


27,520 


15,067 


100 


100 



Consumo 



Inghilterra . 
Germania . 
Stati Uniti. 
Francia . . 



Paesi divesi e stock 



Totali 



51 


93 


42 


18,96 


19,18 


53 


117 


64 


19,70 


24,12 


77 


165 


88 


28,62 


34,02 


24 


42 


18 


8,92 


8,66 


64 


68 


4 


23,80 


14,02 


269 


485 


216 


100 


100 



Ancora più importante riesce il confronto tra gli Stati concorrenti in 
quanto al Commercio generale come si può rilevare da questo quadro: 



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246 



RAZZK SUPERIORI K RAZZE INFERIORI 



Gran Br«tta«Bft Q«riiMiiiift 
1." — Importazioni (i) (milioni di lire) 
1880 10,275 3,525 
l»a2 13,100 7,038 


Stati Uniti 

3.340 
4.495 


Aumento 28,46 *>/o 99,68 »/o 

2." — Esportazioni (milioni di lire) 
1880 7,150 3,618 
1002 8,725 5,845 

Aumento 18,08 % 61,55 **/o 


34.58 0/, 

4.175 

6,775 
62,27 °/o 



Per r Inghilterra poi ha specialissima importanza l'importazione 
e l'esportazione dei manufatti. Sotto questo aspetto i mutamenti 
avvenuti nel decennio 1890- 1900 nei quattro grandi Stati industriali 
del mondo-, dal Thery vengono così riassunti : 

Esportazione ed importazioni dei prodotti manifatturati 

(MiHonl di lire) 



GiiadaiiM 
perdita 



Inghilterra. 
Germania . 
Stati Uniti . 
Francia . . 



1890 


Eccedee 

i\ 
iipirtaziiM 


1900 


ECMlNZl 


Esportazioni 


Importuigni 


EtpiituliM 


InrirtilioN 


5.747 
2,684 

686 

1.975 


1.938 

1,226 

1,404 

609 


+3,809 
+1,458 
- 718 
4 1,366 


5,661 
3,728 
2,207 

2,147 


2,804 

1,500 

1,223 

843 


+ 2,857 
+ 2,228 

+ 984 
+ 1.304 



— 952 

+ 770 
+ 1,702 

— 62 



Il posto rispettivo per gli stessi quattro grandi Stati manifatturieri 
per la esportazione di soli manufatti ha subito questi mutamenti 
(Thery): 

Esportazione dei prodotti manifatturati 
dei quattro grandi paesi industriali 



* 


Milioni di lire 


Aumento 
nel 

loco 


Proporz. esportazione 
Rgl totali dQi fuattn pani 




1890 


1900 


1890 


1900 


Inghilterra .... 


5,747 


5,661 


— 86 


51,81 


41,19 


Germania .... 


2,684 


3,728 


+ 1,044 


24,20 


27,13 


Stati Uniti, . , . 


686 


2,207 


+ 1,521 


6,17 


16,06 


Francia 


1,975 


2,147 


+ 172 


17,82 


15,62 


Totali 


11,092 


13.743 


2,651 


100 


100 



(i) Tolgo questi dati dal citato Annuaire statistique de la France, 



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f^ 



nOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 



247 



Si aggiunge, infine, che l'esportazione dei tessuti (cotonate e la- 
nerie) che si era elevata da 325 milioni di lire nel 1800 a 1750 nel 
1851, a 2750 nel 1889-90 e ch*era ridescesa a 2,400 nel 1897-98, ben- 
ché sia risalita a 2,550 nel 1901-902 non raggiunse più l'altezza del 
1889-90; si sono perduti dei mercati pei tessuti, senza trovare com- 
pensi altrove (i\ Nei Memoranda, statisticaL ec. (pag. 373) si trovano 
questi dati significativi sulla importazione dei prodotti manufaltu- 
rati in ferro e acciaio nell'Inghilterra stessa : 





XONÀiKI^LATTE 




18»9 


10CH> 


1901 


198)8 


Impor azioni dalla Germania, 
Olanda e Belgio .... 

Id. Stati Uniti 


99,942 
71,680 


110,970 
172,105 


289,605 
55,080 


592,970 
3,838 


Totale da tali paesi 


171,622 


283,075 


344.685 


533.808 



È evidente, dunque, la decadenza economica inglese guardata dal 
punto di vista della produzione industriale e della esportazione, 
quantunque siano esattissime le cifre di coloro che per negarla si 
fondano sull'aumento assoluto: aumento as&oluto ch'è evidente anche 
pei minuscoli staterelli — senza parlare del Belgio — , che non sono 
stati mai presentati come popoli progressivi e molto meno come 
degni di stare alla testa del movimento economico. 

Il Bowley, però, osserva: che l'incremento della ricchezza degli 
uni non è incremento di miseria degli altri e non nega l'aumento 
considerevole dello sviluppo industriale e commerciale della Ger- 
mania e degli Stati Uniti ; ma si domanda: questo aumento di mo- 
vimento per essere interpretato come incremento di prosperità deve 
produrre l'aumento dei profitti per gì' industriali e dei benefizi dei 
consumatori, cioè: la caduta dei prezzi. Egli, però, dimentica che in 
Inghilterra e' è una contropartita: la perdita sensibilissima dell'agri- 
coltura. 

Egli poi si conforta, e non a torto, che dal 1883-87 al 1898-902 
mentre la popolazione è aumentata del 1 5*^/0 il reddito totale è au- 
mentato del 38: da sterline 1,400,000,000 nel 1882 a sterline 2,000,000,000 
nel 1902. Sicché calcola che per ogni abitante il reddito sia aumen- 
tato non meno del 20°/o (op, cit. pag. 16 e 17. 



(i) Discorso di Chamberlain a Preston il 12 Gennaio 1605. Il Chamberlain non 
è un moJello di precisione ; ma i suoi dati sono esatti su questo. 



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248 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Va osservato pure: i** rincremento assoluto dev'essere sempre ap- 
prezzato relativamente a quello degli altri; 2*» tutta la ripercussione 
dello sviluppo della Germania e degli Stati Uniti sull'Inghilterra 
non si è avuta ancora perchè è di data troppo recente. Infatti le 
conclusioni di Bowley sarebbero state più pessimiste se invece delle 
medie del 1898-902 o 1897-901 avesse confrontato i dati del 1902-904 
con quelli del 1882-86. 

Si aggiunga inoltre che l'osservazione del Bowley avrebbe un alto 
significato se si potesse dimostrare che gli Slati concorrenti dell' In- 
ghilterra hanno visto aumentare la produzione e il movimento com- 
merciale a forza de' sacrifizi imposti ai lavoratori ed ai consumatori 
Ma in Francia, in Germania e specialmente negli Stati Uniti di unita 
all'aumento dei fenomeni, che indicano la vittoriosa concorrenza 
contro l'Inghilterra, sono aumentati in una misura anche maggiore 
i salari, i risparmi e i consumi (i). In Inghilterra e Galles, invece 
si sono avverate delle diminuizioni caratteristiche, che un avvenire 
non remoto ci dirà se dipendono da una crisi temporanea o da una 
decadenza duratura. 

Il consumo di cotone grezzo dal 1854 in poi cresce quasi senza 
alcuna oscillazione e arriva 15.7 milioni di Cwts nel 1899; discende 
a 14.6 nel 1902. Il numero delle persone impiegate nell' industria 
relativa cresce sempre da 476,724 nel 1854 ^ ^4^^7^3 ^^^ 1900; di- 
scende a 618,558 nel 1901. Il consumo di lana negli ultimi anni 
presentò diminuizione da 568 milioni di Cwts nel 1898 a 494 nel 
1902. Nel 1901 troviamo il più basso numero di persone impie- 
gato in tale industria dal 1854 ^" P^^' ^^ 258,356 nel 1891 a 236,106 
nel 1901. 

Il numero delle persone impiegate nella industria del ferro e del- 
l'acciaio crebbe sempre: da 95,350 nel I854 a 216,022 nel 1901. Ci fu 
diminuizione nella relativa produzione nel 1901 e 902. Nelle mani- 
fatture del Northumberland, Durham e Cleveland la diminuizione 
nelle persone occupate fu notata tra il 1899 ^ i^ ^9^3- Nei salari di 
alcune manifatture del ferro e dell'acciaio vi fu diminuizione dal No- 
vembre 1901 in poi (2). 

Ma c'è di più contro l'Inghilterra, in senso assoluto e in senso relativo. 
In senso relativo è caratteristico il fatto della enorme diminuzione 
della emigrazione avvenuta in Germania e che non trova riscontro in 



(i) Non è possìbile che mi trattenga qui di tutti questi fenomeni, che esporrò 
dettagliatamente in una serie di articoli nella Rivista popolare, 
(2) Memoranda statistical tables ec, pag. 367 a 371. 




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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 249 

Inghilterra. In Germania dal 1881 al 1901 l'emigrazione diminuì da 
220,902 a 20,874; in Inghilterra da 139,976 a 111,885. Fu minore la di- 
minuizione nella Scozia. In Germania intanto aumentò l'eccedenza dei 
nati sui morti e si mantenne quasi stazionaria in Inghilterra ; co- 
sicché guardando alla proporzione su 1000 abitanti in un minor pe- 
riodo di anni discende da 1,73 per 1000 nel 1993 a 0,39 nel 1901 
in Germania; soltanto da 4,50 a 3,42 in Inghilterra; da 5,49 a 4,66 
nella Scozia (i). Il dato dell'emigrazione, poi, viene illustrato e com- 
pletato da quello della dissocupazione e del pauperismo. Tutti i 
giornali e tutte le riviste italiane e straniere se ne sono occupati 
verso la tine del 1904 e nei principi del 1905. La constata lo stesso 
Rowley, che l'attribuisce a cause transitorie; e perciò nota che la 
dissocupazione che nelle Trade Unions ebbe un massimo di 9,5 nel 
1886; di 7,5 nel 1893; crebbe sempre dal 1899 in poi ma arrivò soltanto 
a 5,1 (qp. cit, pag. 21). Vi fu, però, ulteriore aumento nel 1904 e neir in- 
verno del 1905 e fu ancora maggiore tra i lavoratori che non fanno 
parte doìÌQTrades Unions e specialmente nei centri urbani e manifat- 
turieri: con particolarità a Londra, Birmingham, Manchester, Li verpool, 
Nottingham, Bristol ec. In conseguenza crebbe il pauperismo e il 
numero degli assistiti della Poor law da 107,063 nel 1901 a 126,992 
nel 1904 e dovette trovare conferma il pessimismo del Rowntree, 
un grande industriale, che aiferma che circa il 25 o/o della popo- 
lazione urbana inglese viva in uno .stato che rasenta il pauperismo (2). 
E da questi fenomeni risalendo alle cause e ad altri eifetti delle 
medesime, il Carnegie osserva: « La spesa attuale del governo inglese 
è di 3 sterline per abitante ; è di i quella degli Stati Uniti. L' In- 
ghilterra ha un deficit di 11 milioni di sterline; gli Stati Uniti 
diminuiscono le imposte di 11 milioni. La rendita inglese da 113 
discende a 95. Le imposte peseranno su tutta la produzione econo- 
mica e diminuiranno ognora di più in ogni senso la potenza inglese. 
Le armate industriali faranno cattiva prova come l'hanno fatta i 
suoi eserciti. D' onde la necessità impellente di mutare la politica 
sinora seguita » (Nineteenth Centurjr, Giugno 1901). 

(i) Esaminai dettagliamen|e il significato delle emigrazione nella Rivista popolare 
(15 Ottobre 1904) in risposta a quei liberisti che attribuiscono al protezionismo 
Tìncremento dell'emigrazione italiana. 

{2) Nella Rivista popolare del 31 Gennaio, 15 Febbraio e 15 Luglio 1905 ho 
riprodotti parecchi articoli di riviste inglesi sulla dissocupazione e sul pauperismo. 
Una esposizione accurata ne fece ii cav. Marlin Franklin, segretario dell'ambasciata 
italiana a Londra in una relazione in data 12 Dicembre 1904 (Bolettino deirUfficio 
del lavoro. Gennaio 1905). 



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250 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Sì può arrivare a sospettare del Caraegie amerìcaaìzzato; ma non 
di scrittori inglesi di un patriottismo e di una competenza indi- 
scussa qual' è il GifFen , eh' è anche un avversario della riforma 
doganale chamberlaniana. Egli, ad esempio, si è allarmato pel fatto 
che mentre la spesa per V Impero è aumentata da 70 milioni a 140 
milioni di sterline, quella dei corpi locali nello intero Regno Unito 
è cresciuta da 36 milioni verso il 1860 a 144 nel 1902 e che in questo 
ultimo anno il loro debito sia arrivato a 407 milioni di sterline — 
cioè alla metà del debito dello Stato. La spesa imperiale e dei corpi 
locali riunita: da 166 milioni nel 1860 è salita a 234 in proporzioni 
maggiori dello aumento della popolazione e della ricchezza (i). Infine 
in un altro documento più recente e non meno importante un altro 
competente, lo Speyer, ha esposto, allarmandosene, lo sperpero delle 
spese pubbliche, che ha fatto aumentare enormemente la pressione 
tributaria. Dal 1886-87 al 1895-96 le spese pubbliche inglesi furono 
di 902 milioni di sterline e salirono al miliardo e 440 dal 1896-97 
al 1905-906. Dal 1865-66 al 1905-906 mentre la popolazione è aumen- 
tata del 45,1 °/o, le spese pubbliche sono aumentate del 122,7 **/o (2). 

In verità chi potrebbe dare torto agli inglesi, che si mostrano così 
preoccupati dello avanzare minaccioso dei nuovi concorrenti ? Si 
spiega r allarme e si comprende T ansia febbrile colla quale essi 
ricercano le cause e i rimedi della decadenza relativa o assoluta. 

I varii consoli dell'Inghilterra hanno messo in evidenza le cause 
della superiorità della produzione e del commercio della Germania 
e degli Stati Uniti. E Chamberlain nel Blue Book ^ che contiene 
r inchiesta sulle cause della decadenza e sui rimedi, ha esposto una 
serie non piccola delle une e degli altri. 

Tra le cause primarie si additano le alte tariffe ferroviarie e gli 
elevati interessi che vanno agli azionisti; la deficienza di linee fer- 
roviarie elettriche: ne ha 300 miglia appena V Inghilterra mentre ne 
ha 3000 la Germania e 20,000 gli Stati Uniti {Contemporary Review. 



(i) I debiti dei corpi locali inglesi nella Contemporary Review (Gennaio 1905). 
lohn Holt Schooiing in un altra rivista {Windsor Mage^ine) contemporaneamente 
ha cercato dimostrare, in senso troppo pessimistico, che T aumento delle spese e 
deir indebitamento dei corpi locali si deve air estensione della municipalizzazione 
dei servizi pubblici avvenuta in pura perdita. 

(2) Questi ed altri dettagli dallo Speyer furono esposte in un discorso pronun- 
ziato 9}y Istituto dti banchieri di Londra, riportato dallo Statisi del io Giugno 1908. 
Io mi valgo del riassunto del Bolletin de Statistique et de legislation comparée di 
Luglio 1905 (pag. 116 e seg.). 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANN! 25 1 

Giugno 1901); la deficienza dello insegnamento tecnico e commerciale 
specialmente di fronte a quello tedesco— deficienza attenuata, ma non 
negata in un brillante parallelo fatto dall' Hugues tra la scuola 
inglese e la scuola tedesca (Contemporary Revien^, Giugno 1901); la 
mancanza della conoscenza delle lingue straniere ; V alterigia dei 
produttori e dei commercianti che non vogliono tenere alcun conto 
dei bisogni , delle mode , delle abitudini dei consumatori stranieri 
(Rapporti dei Consoli inglesi nel Bleu Book di Chamberlain ); i 
metodi arretrati e il macchinario invecchiato che si adopera nella 
produzione industriale ecc. (i). 

Ad un altro fattore si attribuisce una grande importanza nella 
crescente inferiorità della produzione inglese: all' azione del Trade 
Unionismo^ che aumenta il prezzo di costo colla elevazione del salario 
e colla diminuzione della durata della giornata di lavoro e della 
efficienza del lav jro stesso: è questa la grande accusa mossa da Taylor 
contro il Trade Unionismo, (Come il Trade unionismo agisce sulle 
industrie inglesi, North American Review. Agosto 190 1). 

Non è qui il caso di rispondere al Taylor; basta ricordare che i 
salari nord-americani sono più alti di quelli inglesi per convincersi 
che r accusa non è ben fondata. A mio avviso, però, si deve ricercare 
in questa paura del danno che produce all' economia inglese V azione 
del Trade unionismo^ la ragione vera dell'ultima iniqua sentenza 
della Commissione giudiziaria della Camera dei Lords , neir atfare 
dello sciopero dei ferrovieri di Taaf Vali ; sentenza che chiama a 
rispondere civilmente le Trades dei danni , che i suoi membri con 
uno sciopero ingiustificato arrecano agli intraprenditori. In quella 
sentenza gii organi dei socialisti (lustice^ The social democrat) vedono 
la fine degli scioperi. Frederick Harrison nella Positivist RevieìP ci 
vede addirittura la fine del glorioso Trade unionismo. 

Ma la causa delle cause, che insegna molte cose interessanti, so- 
pratutto ai credenti nelle qualità innate delle ra^^e e negli aforismi 
delle scuole economiche, a giudizio di molti autorevoli scrittori, ri- 
siederebbe in qualche cosa di più profondo. 



(i) Ecco un caso che ha allarmato vivamente gl'inglesi e che dimostra il minor 
costo di produzione americano e il perfezionamento tecnico maggiore al di là del- 
l' Atlantico. Per forniture di Locomotive alle autorità del Porto di Calcutta il più 
basso offerente inglese domandò sterline 1270 e consegna in 9 mesi; la fornitura 
rimase agli americani che accettarono la consona in 6 mesi ed al prezzo di ster- 
line 1220. Gli americani nel 1899 esportarono 144 locomotive; ne esportarono 525 
nel 1900. Hanno battuto gli inglesi alla Giammaica {Review of Reviews igoi). 



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252 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERRICI 

Si sa che i caratteri più spiccati e più singolari attribuiti agli 
inglesi dai sostenitori della teoria delle ra^e erano la iniziativa 
energica, lo spirito innovatore, T audace intraprendenza; si sa pure 
che i fanatici libero-scambisti ed individualisti del laisserjaire, laisser 
passer tali qualità eminenti e vantaggiose nella lotta per la esistenza 
le dissero derivate e sviluppate dalla pratica del liberismo. Ora 
la decadenza relativa delTInghilterra dimostrerebbe ad un tempo il 
fallimento del pregiudizio della ra^^a e del pregiudizio della scuola 
economica e filosofica. 

Un americano, ricercando le cause della decadenza inglese, si cre- 
dette autorizzato a dire ad un rappresentante del Morning Leader : 
« You English are to conservative and is pettry hard vork to change 
« you. You Englishman ought to remember that you cannot stop 
« progress. » (i) 

Questo profondo mutamento nel carattere inglese , che facendo 
venir meno la iniziativa, l'intraprendenza, lo spirito d'innovazione, 
prepara la decadenza economica della Gran Brettagna è stato lu- 
meggiato con evidenza rimarchevole da un socialista, che si mantiene 
lontano dalle esagerazioni dottrinali dei liberisti e dei protezionisti: 
Fh. Rothstein. Egli conclude una lunga e sottile analisi sulla crisi 
industriale dell'Inghilterra assegnando come causa dell'attuale deca- 
denza dimostrata colle cifre e coi pareri di politici, scienziati indu- 
striali inglesi — al disprezzo dello spirito scientijìcoy alV invecchiata or^ 
gani^^a^ione della produzione y alla deficiente organizzazione industriale e 
interindustriale , ai metodi commerciali difettosi , al misoneismo , alla 
mancanza di buona educazione ed istruzione tecnica alV affievolita ini- 
Ziativa (2). 

Questo mutamento nel carattere inglese viene deplorato in molti 
documenti ufficiali; e non da oggi soltanto. 

Sir Courtnay Boyle segretario permanente del Board of Trade in 
un rapporto al Parlamento in principio del 1897, come un qual- 
siasi Williams additava i pericoli e concludeva : « la posizione com- 



(i) È carattei ìstico ciò che narra il Daily Mail 17 luglio 1901. 1 signori Dich 
Err and C*^ da un quarto di secolo sono i fornitori dei Tramways. Introdotta l'elet 
tricità essi per qualche tempo si fornirono in America degli apparecchi occorrenti 
Ora riescono a produrre in Inghilterra. Ma come sono riusciti a conseguire tal 
risultato ? Adoperando macchine fabbricate in America e chiamando i più abili opera 
americani ! La Review of revìews riferisce altri fatti analoghi dimostrante rinferiorità 
inglese (agosto 1901). 

(2) La crisi industrielle in Angleterre, Nel Movement Socialiste, 15 dicemb. 1903. 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 253 

mercialé del Regno Unito non potrebbe mantenersi nell'avvenire, 
come pel passato , se non in grazia dello zelo infaticabile e della 
energia dei commercianti e degli industriali. La riserva del cliente, 
la creazione di prodotti che seducono il consumatore, lo sfruttamento 
di nuovi mercati, lo sviluppo di nuovi metodi, incombono all'indu- 
stria privata; lo Stato non può apportare che aiuto e incoraggia- 
mento. » {Therjr, pag. 59 e 60). 

Ed ora un cenno sui rimedi, che in gran parte vengono indicati 
dalle cause stesse della decadenza. 

L' inchiesta della New Liberal Review ( Marzo 1901 ) per sapere 
come mantenere la supremazia commerciale dell'Inghilterra nella di- 
versità delle risposte ottenute sui rimedi da adoperare lascia com- 
prendere la realtà e la gravità del male. Non è contro la epilessia 
e contro la tubercolosi che si affannano scienziati e ciarlatani a pro- 
porre ogni giorno farmaci nuovi ? Ecco un saggio di tali risposte : 
Migliore istruzione; sviluppo delle forze militari {Murray) \ com- 
battere l'imperialismo; nazionalizzare le ferrovie, le miniere; gior- 
nata di 8 ore per aumentare T efficienza del lavoro {Keir Hardié) ; 
liberismo assoluto nella legislazione (Neville Lubbock)\ reciprocità 
colle colonie, e protezionismo contro i prodotti stranieri {Howard 
Vincent)] inefficacia dell'educazione tecnica; T unione doganale colle 
colonie potrà servire a mantenere la prosperità, non la supremazia 
{Ernest William) ; educazione tecnica migliore {Lever Blackwell) ; non 
si può più mantenere la sjpremazia, ma l'uguaglianza; trasporti a 
buon mercato, migliore organizzazione industriale, buone relazioni 
tra produttori e commercianti , mutare le abitudini commerciali 
(WilsonJ. 

Il Lever è di accordo col Taylor nel riconoscere che il Trade Unio- 
nismo contribuisce a diminuire 1' efficienza del lavoro e quindi ad 
elevare il costo di produzione; ma ricorda che i bassi salari non 
giovano, mentre gli alti salari americani sospinsero ai maggiori per- 
fezionamenti tecnici. Tutta la cosidetta teoria degli alti salari ela- 
borata dagli industriali e dai pratici in Inghilterra e negli Stati Uniti, 
esposta da Schulze-Gavernitz, da Schònof ecc. all' estero e da Nitti 
in Italia darebbe ragione a Lever. 

Si comprende che le risposte del Williams e del Wilson incon- 
trino favore tra i pochi industriali protezionisti ed uno maggiore tra 
gli agricoltori ; ma è chiaro che se il protezionismo dovesse ritor- 
nare a vantaggio dell' agricoltura, ciò starebbe ad indicare che dav- 
vero r ora della supremazia industriale e commerciale sarebbe scoc- 
cata. Il rialzo dei prezzi agricoli, infatti, aumenterebbe il costo di 



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254 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

produzione nelle industrie e renderebbe sempre più difficile Tespor- 
tazione e il commercio. 

A questo ancora non siamo ; il trionfo dell' Imperialismo , di cui 
ci occuperemo più estesamente, dimostra però che non ne siamo molto 
lontani. Infatti 1' unione doganale colle colonie non avrebbe signi- 
ficato se accanto alla reciprocità tra colonie e metropoli non si ve- 
nisse alla protezione contro gli stranieri. Le colonie col regime di 
libertà coloniale attuale si è visto che aumentano il loro commercio 
colle altre nazioni e non colla metropoli. 

E innegabile, però, che tutta la grande controversia attuale tra i 
liberisti e i chamberlainistiy che mal dissimulano, sotto gli eufemismi 
e le restrizioni e le riserve , lo spirito di ritorno al protezionismo 
che li guida , non avrebbe ragione di essere e non sarebbe sorta se 
in Inghilterra non si avvertisse dai più eminenti politici che sino a 
ieri militarono nelle fila del liberismo illimitato e unilaterale. Se 
non si avvertisse il senso di malessere e la paura della decadenza. E 
mentre Salisbury e Rosebery, militanti in opposti partiti, nella Ca- 
mera dei lords il 30 gennaio 1900 riconobbero la necessità di una 
riforma nell' industria e nel commercio dell' Inghilterra ; più tardi, 
oltre il Chamberlain che sostiene le tariffe preferem^iali tra metropoli 
e colonie per dare base economica all'Imperialismo e scongiurare l'ul- 
teriore decadenza inglese, avvertendone il pericolo, si fecero sosteni- 
tori della .politica delle rappresaglie sul terreno doganale Balfour, Hicks, 
fìeach e Ritchie, che aveva lasciato il ministero per non rendersi so- 
lidale in una politica che si avviava al ritorno verso il protezioni- 
smo, distruggendo come dicevano i liberisti mezzo secolo dì gloriosa 
tradizione e di una politica economica che aveva formato la gran- 
dezza e la ricchezza dell' Inghilterra (i). 



(i) Su questa grande controversia politica ed economica, che si combatte attorno 
alla riforma doganale al di là della Manica e' è tutta una letteratura copiosa ed in- 
teressante. La necessità del ritorno al protezionismo per rimediare ai mali ed im- 
pedire r ulteriore decadenza economica della Gran Brettagna, oltre che dal noto libro 
di Williams , Made in Germany ! è stata sostenuta in un libro più largo dello 
stesso autore {The case for protection. l^ondon Graut Richards 1899) e da Guilford 
L. Moiesworth {Our Empire under protection and Free Trade, London, Ward, Lock 
et C.^ 1902). Iniziata da Chamberlain la campagna preferen^ialistaj c'è stato 
un diluvio di discorsi, di pamphlet, di libri, di articoli, di riviste e di giornali. In 
senso protezionista e con qualche maliziosa alterazione di cifre si può riscontrare 
r opuscolo di Vince : M'r Chambelain's Proposals (London Grant Richards, 1903) 
e le Economie Notes on insular Free Trade di Arturo L Balfour (Longmans, Green 
and C.^ London, 1903). Violenti e stringenti le risposte di Àrold Cox, segretario 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 255 

Dì questa decadenza industriale e commerciale incontestabile e* è 
chi trova conforto in un fatto che sino a ieri corrispondeva alla real- 
tà : neir imperialismo del capitale inglese. L' Inghiltei'ra, si diceva, è 
il land lord del mondo ; la sua supremazia è quella del capitale ; essa 
è il banchiere del mondo intero, che gli paga gl'interessi in merci; 
tale supremazia le rimarrà anche perdendo quella industriale e com- 
merciale (Contemporany Review Luglio 1899). 

Ma anche tale supremazia pare che stia per perdere. Sin dal lu- 
glio 1900 Die Nation di Berlino constatava che New York accen- 
nava a divenire la metropoli capitalistica \c\ò che veniva confermato 
da Carnegie nel citato articolo. Le operazioni quotidiane del New 
York Exchange superano già quelle di Londra. I prestiti inglesi tro- 
vano collocamento negli Stati Uniti e questi , che prima erano de- 
bitori, ora sono divenuti creditori della Gran Brettagna 1 (Thery^ 
pag. 267 e 268). 

Il Cross, un eminente banchiere di Londra, alla sua volta, più di 
recente avvertiva in un discorso d^l 1904 che i municipi e le colo- 
nie non trovano più danaro a Londra e quando ne trovano è del 
continente. 

Per le prime volte, egli disse, nei tempi moderni, l'Inghilterra è 
divenuna da 6 o 7 anni un paese che contrae prestiti con altri paesi 
pur continuando a farne agli altri (i). 

Lo sviluppo colossale degli Stati Uniti ha confermato con precisione 
quasi matematica le previsioni fatte sul loro avvenire da W. P. Adam 
nel 1852. Ma ha dato un valore di meravigliosa attualità ed oppor- 
tunità alle parole profetiche pronunziate da lord Chatam nella Ca- 
mera dei lords nel 1777. 

« Oh 1 come noi mostriamo di essere un popolo corrotto dalla 
a potenza e dalla ricchezza 1 Che ci dicono gli autori delle relazioni 
« ufficiali per discreditare i nostri nemici — gli Stati Uniti , che 
« avevano proclamata la loro indipendenza — e farli cadere sotto 



del Cobden Club: M.r Bal/our's pamphlet, Areplyi^. Fisher Unwin. London 1903). 
I principali discorsi di Chamberlain, Balfour, Hicks Beach, Goschen, Ritchie, Ro- 
seberry, Àsquith, Campbell-Bannerman, Harcourt, Morley e Bowiey sono stati riu- 
niti in una unica pubblicazione da Gilmour: Ali sides ofthe Fiscal Controversy (Lon- 
don. Lawrence et Bullen, 1803). ^^uova luce sul protezionismo agrario getta un 4bro 
dì l. S. Nicholson : The English Corn Laws (London. Swonn , Sonneschein et 
G.o 1904). 

(i) G. Amadori-Virgili : La decaden:(a ecomomica inglese'^ NqìV Italia moder- 
na, 1905). 



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256 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

« il nostro disprezzo ? Ci ripetono che essi sono poveri^ che essi sono 
« magri , che essi sono ammalati , che essi sono poltroni ! Milords, 
« milords, questi poltroni ^ questi ammalati, questi uomini magri ci 
« batteranno ; queste persone nude ci spoglieranno ; questi miserabili — 
a per usare il linguaggio delle nostre gazzette — si arricchiranno a 
« nostre spese ». {Thery, pag. 107). 

Quale smentita formidabile non danno oggi gli Stati Uniti a quei 
politici ed a quelli scienziati che, giudicando da un solo momento 
della vita di un popolo, vedevano nei nord-americani un accozzaglia 
di poltroni e di pe^f^enti t 

Ed ecco ancora un altro strano conforto; William Clarice, accor- 
tosi della decadenza industriale e commerciale e della concorrenza 
vittoriosa della Germania e degli Stati Uniti, che sarà aggravata più 
tardi da quella della razza gialla, vede l'avvenire sociale deiringhil- 
terra nella sua trasformazione in una nazione che vivrà del reddito 
dei capitali accumulati e di ciò che verranno a spendervi gli uomiai, 
che parlano inglese nel mondo e che troveranno nella metropoli un 
sito di alta coltura e di delizie 1 {Comtemporary Review, Dicem- 
bre 1900). 

Ecco una ipotesi la cui realizzazione è remota, ma che certamente 
non riuscirà gradita ai contemporanei, che sinora hanno goduto dei 
benefizi del primato industriale e commerciale. 

I più prudenti e sagaci osservatori inglesi intanto oggi sono con- 
vinti che r Inghilterra non può più conservare la supremazia ; la 
sua ambizione deve limitarsi a mantenersi Ti^^i/a/e degli Stati Uniti 
e della Germania. 

Ciò che è avvenuto e ciò che si prepara neli'avvenire non remoto 
non è che la esplicazione di quella lotta economica che le nazioni 
hanno intrapresa ; di quella concorrenza sfrenata che le trascina tutte 
a divenire industriali ed a ricercare nuovi mercati e che indusse 
Kropotkine a prevedere il fallimento del sistema industriale (i). 

Sin qui, ad ogni modo, si è parlato della concorrenza della Ger- 
mania e degli Stati Uniti. Se Tlnghilterra soggiacesse di fronte a 



(i) La traduzione di questo lavoro geniale del grande anarchico russo venne 
pubblicata nella Rivista Popolare. 11 Poggi di Pitigliano poscia la pubblicò a parte 
(1897). Nel Fallimento del sistema industriale il lettore troverà molle not'zie in- 
teressanti sui concorrenti deiringhiltcrra. F. S. Nitti in un lavoro piccolo di mole 
e denso di fatti e di buone osservazioni ha esposto gli ultimi risultati della concor- 
renza contro l'Inghilterra. Completa , aggiorna, per cosi dire, l'opuscolo di Kropot- 
kine. (U Inghilterra Imperiale, Presso La Rivista popolare Roma 1901 p. 15 a 28). 



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DOTT. KAPOLEOnE COLA JANNI a 57 

tali concorrenti non verrebbe infirmata la teoria delle razze. La 
vittoria rimarrebbe sempre alla grande razza germanica designata 
come la ra^^a superiore. Come altra volta la superiorità passò dal 
miscuglio dei mediterranei coi celti — gì' italiani — air altro della 
Spagna e poscia a quello più complesso della Francia, che contiene 
i rappresentanti della razza Mediterranea^ dell'//. Europaeus e dello 
H, Alpinus^ cioè passò da un popolo all'altro appartenente alla ci- 
viltà latina ; cosi oggi la superiorità economica non uscirebbe dalla 
razza, se V Inghilterra trovasse degli uguali ed anche dei superiori 
negli Stati Uniti e nella Germania. 

1] ragionamento fila; ma anche non tenendo conto del fatto sto- 
rico, che sarà apprezzato più tardi, non si deve dimenticare che si 
esce fuori dalla ra\\a superiore quando ci si imbatte nel colosso 
russo la cui produzione industriale attualmente mira al mercato in- 
terno, ma vuole aprirsi la grande via dell'Estremo Oriente, che colla 
Transiberiana e col possesso della Manciuria nessuno potrà compe- 
terle ; ed è precisamente nell'Estremo Oriente, dove si cerca da tutti 
un colossale mercato — per guadagnare il quale i superiori di Eu- 
ropa e del Nord America non hanno risparmiato violenze ed infa- 
mie — , che tra non guari sorgeranno i concorrenti i più formi- 
dabili (i). 

Le cifre sul movimento economico del Giappone, fanno pensare (2); 
come fa pensare il valore dei soldati e la importanza della flotta 
del Giappone, che dopo essersi misurati colla Cina asiatica-mongolica 
oggi si misurarono colla Russia, potenza europea, e che più tardi, se 
riusciranno a destare la Cina daranno proporzioni colossali al pe- 
ricolo giallo. 

Il Giappone 1 Ecco un rappresentante della razza gialla, disprezzata 
come una delle razze più basse che viene a prendere posto tra le 
ra\\e superiori e che tratta alla pari , sul terreno dell' uguaglianza, 
col potente Impero Britannico 1 

a*' Decadem^a politica» Una vera decadenza politica nel senso or- 
dinario e guardando alle manifestazioni normali della stessa non 



(i) Le previsioni sulla concorrenza russa sono della i^ edizione di questo libro, 
quando Tlmpero moscovita non aveva subito le tremende disfatte del 1904-1905. 
Le lascio immutate perchè credo che la Russia dalle sue stesse disfatte sarà co- 
stretta ad intensificare il suo sviluppo economico. 

(2) Sullo sviluppo meraviglioso del Giappone ho pubblicato Notate statistiche ^ 
riassumendole dagli Annuari ufficiali deirimpero Nipponico, che riusciranno inte- 
ressantissime ai lettore. (Presso La Rivista Popolare^ Roma-Napoli 1906), 

iS - CoUUAHIfl 



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25S KAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

c'è in Inghilterra. Se si guarda ai metodi elettorali, allo allargamento 
del suffragio, alla maggiore e più attiva partecipazione di ogni classe 
di cittadini, alla vita nazionale e locale, all'intervento delle donne 
nelle amministrazioni locali e specialmente nei Board of Schools^ si 
deve confessare , e provo vivo compiacimento nel confessarlo , che 
in Inghilterra c'è progresso e non decadenza. Si deplora tuttavia che 
nelle elezioni i ricchi prevalgano colla corruzione indiretta e collet- 
tiva: coi donativi alle varie istituzioni di utilità pubblica, colla fi- 
lantropia volta allo scopo peggiore, alla corruzione. Ma è innegabile 
che sono scomparsi i borghi putridi e ch'è diminuita la corruzione 
elettorale volgare, che si esercitava impunemente con grave scan- 
dalo pubblico, in seguito ad una serie di Corrupt Practicer Acts. 
L'ultimo dei quali, se non erro, colla esclusione del candidato con- 
vinto e condannato per corruzione dal Parlamento per alcuni anni, 
è riuscito il più efficace. Un regresso c'è da scorgerlo nella nuova 
legge sull'istruzione, che fa ritornare la scuola al confessionalismo 
e la rida nelle mani degli anglicani bigolti e reazionari (1903). 

C'è da rallegrarsi altresì dello sviluppo meraviglioso del Trade 
Unionismo^ illustrato dai coniugi Webb, e della legislazione sociale 
riassunta mirabilmente dal Von Nostilz. Si deplorò vivamente du- 
rante la guerra del Sud- Africa la fiacchezza della opposizione in 
Westminster: ma il fenomeno si connette allo sviluppo morboso 
dell'imperialismo, di cui si dirà a parte, e che rappresenta il grande 
pericolo per le istituzioni politiche e pel carattere morale del po- 
polo inglese. Guardando al cammino percorso, specialmente nel se- 
colo scorso, vien fatto di domandare : esclusa la decaden7a politica, 
in quale senso, però, si è svolto lo spirito delle istituzioni inglesi ? 

William Clarke, di cui conosciamo l' ideale paradossale di vedere 
trasformata T Inghilterra in sede di alta cultura e di piaceri per tutti 
i popoli che parlano la lingua inglese, con maggiore apparenza di 
ragionevolezza sostiene che l' Inghilterra fu ed è oligarchica « Gl'in- 
glesi, egli scrive, sono forse i meno democratici del mondo, se se 
ne eccettuano i Junker prussiani e gli arciduchi austriaci. La demo- 
crazia di cui parlano i giornali è una'illusione. L' Inghilterra fu, è, 
sarà oligarchica. Il carattere, l'abilità sono in decadenza nella Camera 
dei Comuni. Il popolo manda alla Camera dei Comuni uomini ricchi 
a rappresentarlo. E enorme la differenza tra la rappresentanza di 
Londra e quella di Berlino, Parigi, Milano ecc. In Inghilterra è in- 
concepibile uno spaccalegna che diviene presidente; un avvocato 
come Bryan che senza danaro e senza aderenze diviene celebre in 
un momento ; Hanoteaux che dal quartiere latino passa al ministero 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 2^9 

degli esteri... Sono inconcepibili in Inghilterra gli uomini cóme Witte, 
Castelar, Gambetta ecc. che da umile origine arrivano ai più alti 
posti » {Contemporary Review^ Settembre 1899). 

In tutto ciò e' è del vero; ma non può negarsi del pari, che l'evo- 
luzione compiutasi finora è stata in senso democratico. Ciò risulta 
più che dallo studio delle trasformazioni della Costituzione — dive- 
nuta sostanzialmente repubblicana, come dimostrarono Bagehot, Di- 
sraeli ecc. — dai costumi, dalle influenze prevalenti, dalla vita tutta 
inglese. Lo constatano con amarezza i conservatori come Lavollée o 
il Duca di Gualtieri in Francia e in Italia ; i democratici come Rose 
in Inghilterra. Altri deplora, che sia in aumento il funzionarismo e 
lo statismo {Lavollée , Le Bon) è che tutto il male derivi, — proprio 
come si deplora tra i latini 1 — dall' attuale sistema della pubblica 
istruzione e dalVEducation Ad del 1870 {Fortnighty Reviejt^. Settem- 
bre 1899). Lord Roseberry nel suo discorso rettoriale agli studenti 
di Glasgow, alla sua volta avvertiva che mentre Tallargamento con- 
tinuo dei vasti confini dell'Impero rendeva indispensabile una grande 
quantità di uomini politici elevati, la loro produzione si era arre- 
stata. Ciò che indicherebbe una decadenza intellettuale e morale nel- 
l'elemento direttivo che non potrebbe non tradursi, se continuasse, 
in grave decadenza politica. 

Se la evoluzione democratica delle istituzioni inglesi ha subito un 
arresto ed un parziale regresso sotto il ministero unionista presie- 
duto priitia da Salisbury ed ora da Balfour, tutto lascia indurre che 
si accelererà in seguito alle prossime elezioni, che, sembra certo assi- 
cureranno la maggioranza ai whigs ed ai radicali. 

Comunque, i dubbi che potrebbero sollevarsi sulla decadenza po- 
litica dell' Inghilterra all' interno e che si erano fatti insistenti sulla 
sua decadenza politica internazionale durante la guerra contro le 
repubbliche del Sud-Africa, oggi non hanno più ragione di essere. 
La Gran Brettagna col suo sterminato Impero pare pervenuta al^- 
stigium coir alleanza del Giappone , che ha fiaccato l' orgoglio e la 
potenza del suo secolare nemico, l' Impero moscovita, e le ha con- 
sentito un altro passo gigantesco nel dominio dell'Asia colla occu- 
pazione di Lhassa, la capitale sacra del Thibet. L' enterite cordiale 
colla Francia, iniziata colle feste di Brest, suggellata coll'accordo sul 
Marocco e riconfermata colla restituzione della visita della flotta 
francese a Portsmouth ed a Cowes, completano i risultati dell'al- 
leanza giapponese e pare che le diano la massima sicurezza di lungo 
ed incontrastato predominio mondiale. 

Qualunque previsione , però , sull' avvenire anche prossimo è im- 



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iCk> RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

possibile. I mutamenti rapidi cui abbiamo assistito in un quinquen- 
nio, durante il quale si vide V Inghilterra decaduta colla guerra sud- 
africana, risorta più vigorosa colla guerra russo-giapponese, coir in- 
rtuenza stabilita sul Thibet e coW enterite francese, mentre nello 
Estremo Oriente decade fragorosamente, miseramente il colosso mo- 
scovita e sorge una nuova e vera grande potenza, il Giappone, ci 
devono consigliare la massima prudenza; e da loro stessi valgono del 
resto a dimostrare quanto fallaci siano i criteri per decretare la su- 
periorità e la inferiorità di un popolo. Nessuno, però, negherà che 
i nuovi e maggiori pericoli alla Gran Brettagna non vengano dalla 
stessa potenza, cui essa è pervenuta : dall' Imperialismo. 

3.° Dair Imperialismo al Jingoismo, Il grande pericolo, infatti, è 
neir Imperialismo. Bisogna intendersi sul suo valore. 

I popoli come gì' individui sinora si sono lasciati ubbriacare dalla 
prosperità. La grandezza raggiunta in ogni ordine di manifestazioni 
sospinse ad aspirare ad una grandezza maggiore. Così la Grande 
Brettagna fece sorgere il desiderio, T ideale di una Più Grande Bret- 
tagna — The Greater Britain, 

Si arriva alla grandezza talora per evoluzione naturale, con mezzi 
di una relativa legittimità, quasi incoscientemente e trascinati da 
una specie di fatalità. La Più grande grandezza — mi si perdoni la 
frase — è invece uno scopo che si vuole raggiungere coscientemente; 
e coi fumi della grandezza conseguita, che hanno dato alla testa, non 
si guarda più ai mezzi per conseguirla; la resistenza, gli ostacoli, 
irritano maggiormente e si considerano anche come ingiusti e ille- 
gittimi. Chi si crede grande, superiore, può credere anche in buona 
fede, di possedere il diritto d* imporsi agli altri anche per farne, loro 
malgrado, la felicità — specialmente se le collettività, cui ci si vuole 
imporre, relativamente sono o appaiono inferiori. La resistenza, gli 
ostacoli che gì' inferiori oppongono ai grandi, che si sentono supe- 
riori, gradatamente perturbano la mente di questi ultimi e a poco 
a poco li allontanano dalla giustizia più elementare, dalla umanità; 
li sospingono a rinnegare le proprie istituzioni, i precedenti gloriosi, la 
propria storia. Il sentimento e la coscienza della grandezza con tutto 
ciò che può avere di bello, di buono, di utile diviene insensibilmente 
megalomania confusa col delirio di persecuzione con tutte le sue tri- 
sti e morbose conseguenze (i). 



(i) Della ipocrisia e della autosuggestione di coloro, che, credendosi superiori, 
pensano di avere il diritto di conquistare e di sfruttare gP injeriori»,, per incivi- 
lirli mi sono occupato nel libro : Politica coloniale, U Hobsoii {Imperiai ism) ha 



k. 



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l>OTT. NAPOLEONE COLAJANNI 26 I 

L' imperialismo, adunque, può avere una fase normale e come idea 
è un prodotto , una risultante della grandezza raggiunta , spesso 
lentamente e quasi sempre incoscientemente. E la storia di tutte le 
nazioni che arrivarono ad una certa potenza ; ed è la storia di tutti 
gV Imperi. Nella seconda fase, quando si vuole raggiungere la mag- 
giore grande^a e' è la coscienza dello scopo ; e* é fretta di conse- 
•guirlo. Si corre, si precipita. E la storia, per citare i casi più noti, 
dello Impero Romano, di Carlomagno, di Carlo V, di Napoleone I. 

Era logico e naturale che la grande prosperità in tutto conseguita 
dair Inghilterra facesse sorgere V idea imperiale. 

Un secolo bastò allo sviluppo della prima fase; pare che debba 
essere percorsa assai più rapidamente la seconda. La quale ultima in 
Inghilterra ha avuto la sua elaborazione da Disraeli a Seeley, dal gran- 
de polìtico romanziere al grande storico. 

Il movente primitivo dell'Imperialismo inglese era quello di acqui- 
stare maggiore potenza economica e politica; ma appena si presen- 
tarono nel campo economico i due pericolosi concorrenti coi quali 
abbiamo fatto conoscenza, gli Stati Uniti e la Germania, la Gran 
Brettagna agisce febbrilmente e cerca una grandezza maggiore per 
conservare la posizione che ha. La paura, questa bruttissima molla, 
è sopraggiunta per perturbare ogni criterio morale e per aggravare 
le bieche passioni che costituiscono i moventi dell' Imperialismo 
nella sua seconda fase. 

Dopo quanto si è detto riesce agevole comprendere che e' è stato 
un imperialismo — quello della prima fase — che ha potuto avere le 
simpatie di uomini onesti ed energici come Stead, che ne combat- 
tono adesso strenuamente la seconda maniera, ch*è quasi sempre in 
embrione nella prima. 

Dalle cause che hanno accelerato la evoluzione rapida di questa 
seconda fase dell'imperialismo si capisce altresì cosa esso possa es- 
sere e come possa definirsi. 

Il Beer che ha dato la storia più limpida e compendiosa dell'idea 
vede hqW Impero una quistione di stomaco, « Se gl'inglesi, egli dice, 



messo in evidenza questa auto suggestione dei superiori, che trascina ai più diso- 
nesti e volgari sofismi uomini come Giddings e Kidd. Me ne sono occupato di re- 
cente, sfatando anche la legenda , che si vorrebbe far sorgere sulla connessione 
tra imperialismo e protezionismo, cancellando i cinquantanni di storia inglese della 
seconda metà del secolo XIX in cui l' imperialismo visse e prosperò di accordo col 
liberismj. (V Imperialisme anglo-saxon. Nella Revue socialiste. Febbraio 1904), 



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262 RAZ7F SUPKUIORT K HAZZK 1NFKRTOH1 

vogliono evitare la guerra civile devono necessariamente essere im- 
perialisti » {Die Neue ZeiL 4 Dicembre 1897). 

Pel Nitti la definizione è più difficile; ma solo in apparenza. « Che 
cosa è V imperialismo? Anzi che cosa è per gl'inglesi Y impero? E 
assai difficile dire che cosa vogliono grimperialisti: ed è quindi assai 
difficile definire. È una concezione fatta di malcontento e di spe- 
ranze; di sospettosità e di arroganza; di fede nella superiorità della * 
razza brittanica e di assoluta ignoranza della energia degli altri 
popoli. The Empire è qualche cosa come l'unione dì 300 milioni di 
uomini, sotto il dominio commerciale e per lo sviluppo di 42; è il 
mercato assicurato a quelle merci, di cui l'America comincia a non 
aver bisogno, che l'Europa produce da se e più a buon mercato. 
L'Impero è sopratutto l'unione delle colonie in un legame stretto: 
è la potenza militare, messa a base di quella commerciale; è la ban- 
diera che impone la merce. L'Impero è Tlnghilterra cinta di cannoni 
e temuta; l'affermazione dei britons nel mondo ». 

La base economica, anzi l' interesse prevalente del capitalismo, 
nelle conquiste e nelle espansioni àoXY imperialismo ha esposto luci- 
damente THobson. Ma non si pjò dimenticare che nei fenomeni so- 
ciali la spiegazione rigida del determinismo economico marxista non 
si regge sempre.. Così è storicamente provato che un principio giusto, 
il sentimento nazionale, il concetto di patria, gradatamente degene- 
rano e dal patriottismo si discende all'infausto imperialismo (i). 

Date le cause dell'imperialismo; data la paura di vedere arrestata 
l'ascensione verso un più elevato tenore di vita — l' imperialismo 
ribn poteva che essere popolare. L'arte venne in aiuto alle più pre- 
potenti passioni e fece ciò che non sarebbero riusciti ad ottenere i 
filosofi e gli economisti e i politici. Le centinaia di migliaia di copie 
dei libri di Rudyard Kipling resero attraente e di una popolarità mai 
vista l'idea dell'impero; e di ogni mascaizone che indossava Y abito 
color kaki si fece un eroe. 

Il contenuto dei libri di Rudyard Kipling serve ancora ad illu- 
strare il contenuto morale àtYY imperialismo, « Nella sua epopea, degli 
individui che perpetrano una colossale Irutfa a favore del commercio 
nazionale contro una casa di ebrei; degli altri, che, dopo aver eser- 
citata ogni sorta di pirateria sui mari, finiscono per fare affondare 
una torpediniera di un'altra nazione; degli ufficiali del governo in- 
diano che per non rimanere sotto l'autorità di un funzionario indi- 



(i) lohn M. Robertson; Patriotisme and Empire. London. Grant Richafds. 3* 
Edizione. 1900. ' 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JAN NI 263 

geno lo abbandonano in una rivolta; tutti questi tipi poco simpa- 
tici ed immorali passano sotto il saluto della sua bandiera impe- 
riale. Il narratore pare che vi dica fra le righe: a costoro sono delle 
vere canaglie; ma non abbiate paura^ le loro bricconate vanno a col" 
pire gente fuori di casa. E questa brutalità é in fondo necessaria: per 
l'Impero, Questa del Kipling è una aberrazione di morale e di arte, 
frutto di quel diabolico pregiudizio per cui tanti credono che la 
forza di una nazione sia costituita sopratutto da certe br itali qua- 
lità primitive. Con uno strumento in cui le magie dell'arte sono 
curiosamente fuse coi più volgari spedienti del giornalismo, il Ki- 
pling ha lavorato in una nazione la cui superiorità sociale ha sempre 
più sviluppato la coscienza e l'intelligenza, a risvegliare dal loro 
sonno profondo alcuni brutali istinti atavici, che non potendo tro- 
vare sfogo a casa propria, domandano di essere scatenati contro gli 
altri. Ma nell'opera di Kipling questa aberrazione è caratteristica; 
essa è l'ultima pennellatura nella rappresentazione del nuovo im- 
perialismo ». (Malagodi), 

Il romanzo, l'epopea hanno contribuito alla grande diffusione del- 
Fidea imperiale, alla preparazione della folla e della Stampa gialla 
e delle ulteriori trasformazioni, che potranno affrettare la decadenze 
della Gran Brettagna. 

La difiTussione dell'idea imperiale non potrebbe essere maggiore 
e più spaventevole. Imperit^lista nella sua grandissima maggioranza 
è la Camera dei comuni; imperialisti sono uomini eminenti della 
stessa opposizione, quali Asquith e Roseberry, che h^nno fondato 
V imperialismo.,, liberale; non può farsi il taglio netto tra il nuovo e 
il vecchio imperialismo qual' è in Dilke; sono imperialisti i giornali 
che hanno la più grande diffusione — è imperialista lo Standard 
letto a preferenza dai ricchi; è imperialista il Daily Mail colla sua 
tiratura a centinaia di migliaia di copie, e che si rivolge al popolo: 
è imperialista una buona parte del clero— ha difeso l'imperialismo il 
decano di Canterbury, il rev. F. W. Farrar (Imperialism and Chri- 
stianitjr. Nella North American Review^ settembre 1900); si è dichia- 
rata imperialista la Chiesa Anglicana — divenuta, come dice un gior- 
nale — una succursale del Ministero della guerra nel recente Con- 
gresso di Brighton (Sècolo io ottobre 1901); è imperialista Sidney 
Webb, l'illustre storico del Trade Unionismo ed uno dei capi del 
socialismo Fabiano; sono imperialisti molti membri della più avan- 
zata Social Demócratic Federation (i) ; è imperialista la folla di tutte 



(i) Ammetto V Imperialismo dei socialisti marxisti inglesi su questo dato. Nel 



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264 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

le grandi città; si sospetta imperialista la maggioranza delle famose 
Trade Unions (i); è imperialista la grande massa dei lavoratori. 
Veramente tipica — indice di un profondo pervertimento intellet- 
tuale — è la giustificazione che si tenta dell'imperialismo in nome... 
della giustizia, della libertà, dell'umanità! (2). 

Si spiega l'imperialismo dei socialisti e della massa lavoratrice, 
« Il capitalismo inglese ha domandato al proletariato un specie di 
tregue a termine indefinito; ha cercato ed è in gran parte riuscito 
a renderlo solidale, ad associarlo nella sua opera di conquista colo- 
niale; perchè con l'estensione o la consolidazione dell'immenso do- 
minio imperiale la ricchezza dell'Inghilterra potrà essere conservata 
ed aumentata: e sino a che questa ricchezza esiste ve ne sarà per 
tutte le classi. L'Inghilterra così si va distaccando dalla vita europea; 
in essa quella lotta delle classi che si fa sempre più accanita negli 
altri paesi, si va assopendo in una solidarietà sociale antagonista 
alle altre società; invece dell'ideale di giustizia interna si va svi- 
luppando in essa un ideale di superiorità internazionale, basato sullo 
sfruttamento non politico, ma economico e commerciale delle co- 
lonie e delle razze colorate, ed affermantesi indifferentemente di 
fronte alle razze bianche ed alle altre società europee per gì' im- 
mensi profitti tratti da questo sfruttamento. » (Malagodi). 



XXI congresso annuale della Social Democratic Federation tenutosi a Birmingham 
il 4 e 5 agosto 1901 Hyndman declinò la rielezione a membro dei Consiglio ese- 
cutivo, dì cui faceva parte da 29 anni, con una lettera in cui si dich'ara scorag- 
giato per la mancanza di coscienza di classe degli operai ed anche della S. D. F. 
alla quale rimprovera di non aver saputo organizzare la propaganda politica [Mou~ 
vement socialiste i^ settembre 1901). Hyndman che aveva flagellato il dominio 
inglese neirindia ha testé pubblicato un altro fierissimo scritto: The Transwaal 
war and the Degradai ion of England, Si sa che Bernstein è imperialista ed è 
noto che la dimora in Inghilterra ha prodotto la sua eterodossia nel socialismo 
tedesco. 

(i) Ecco su che cosa si fonda il sospetto. Nel 34.^ Congresso delle Trade Unions 
apertosi in Swansea il 2 settembre 1901, I. Ward propose un energico voto di 
biasimo contro l'imperialismo e contro il Comitato parlamentare delle Trade Unions 
perchè non aveva difeso l'indipendenza delle repubbliche Sud- Americane. L'Assemblea 
ritenne che n'era stato abbastanza del timido accenno nel discorso di apertura del 
presidente Bowerman e passò all'orarne del giorno puro e semplice con 726,000, 
contro 333,000 voti (Longuet: Le Congrès des Trade Unions. Mouvement so- 
cialiste 15 ottobre 1901). L'assemblea politica più vile e più ipocrita non avrebbe 
votato diversamente, 

(2) I. A. Cramb (del Quen* s College di Londra): Reflexions on the origin 
and Destiny of Imperiai Britain. London. Macmillan et C. 1900. 




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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 26$ 

Ed ha avuto torto THobson non riconoscendo, in omaggio quasi al 
vecchio sentimentalismo cobdeniano, tutta la grandiosità dei benefizi 
materiali, che la Gran Brettagna ricava dal suo dominio imperiale. 

L' Imperialismo non può svolgere il suo programma senza uno 
strumento adatto, indispensabile : la forza militare. L'Inghilterra 
sente che la sua politica imperiale gli aliena le simpatie deirEuropa 
e del mondo civile. 

Sino a tanto che i segni della diffidenza e dell'avversione si racco- 
glievano in Francia o in Russia non c'era né da sorprendersi, né 
da allarmarsi: ma il fiasco della politica estera e delle dichiarazioni 
di Chamberlain furono davvero sintomatiche. Egli aveva annunziato 
che la Germania e gli Stati Uniti appoggiavano la Gran Brettagna 
costituendo una formidabile nuova Triplice^ che riposerebbe sulla 
salda base dei legami di ra^ja. Ma non solo le popolazioni, ma an- 
che la diplomazia della Germania e degli Stati Uniti avvertirono 
che quello non era che un pio desiderio del ministro inglese delle 
colonie. Guglielmo II colle sue dimostrazioni anglofile, per un mo- 
mento, si pose in urto colla massa del suo popolo anglofobo; il quale 
non ribellavasi del tutto al suo programma navale perchè in un 
avvenire forse non molto lontano scorgeva fatale il conflitto armato 
sul mare colla flotta inglese. 

Riusciva più ostica l'avversione degli Stati Uniti, nella quale si 
scorgevano le note dell'ingratitudine. L'Inghilterra non aveva accor- 
dato tutto il suo appoggio morale alla repubblica delle stelle nella 
guerra di Cuba? 

A mettere in evidenza, infine, l'antipatia e la diffidenza che nel 
continente europeo suscitava l'imperialismo inglese venne il viaggio 
di Kruger. 

Epperò, non solo per esplicare il programma imperiale nelle co- 
lonie; ma anche per tenersi ferma alle difese contro l'Europa si ri- 
tenne necessario, come conditio sine qua non della esistenza, il grande 
sviluppo della flotta e dell'esercito. Così da dieci anni il programma 
della marina militare inglese si è venuto sempre più allargando 
passando da quello di Hamilton (1889-90) a quello di Lord Spencer 
(1891-96) all'ultimo più grandioso di Goeschen (1896-97) secondo il 
quale l'Inghilterra deve avere una marina superiore alle due marine 
straniere più potenti riunite insieme. 

Tale sviluppo delle forze e delle spese militari pare che faccia 
parte, ormai del programma dei partiti storici dell'Inghilterra. Perciò 
il bilancio inglese per le spese militari da 919 milioni nel 1895-96 
passa a due miliardi gj^ milioni nel 1902-903 , senza che si scorga 



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i66 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI ' 

realizzabile la previsione di Giffen che, cessata la guerra, credeva 
possibile la sua riduzione ad un miliardo, E la necessità dello in- 
cremento delle spese militari e della forza difensiva dell'Impero 
viene riconosciuta con una insistenza allarmante (i). Il generale lord 
Robert, la più alta competenza militare delir Inghilterra, sta a capo 
del movimento. 

Gl'inglesi hanno sempre dinanzi il cauchemar dello sbarco fran- 
cese sulle coste dell' Inghilterra , cui accennò imprudentemente il 
generale Mercier nel Senato francese. Questa paura è così diffusa 
che non trovò mai buona accoglienza nel governo il progetto di un 
tunnel sottomarino, attraverso la Manica, che dovrebbe riunire la 
Francia e l'Inghilterra. Ventente cordiale colla repubblica può avere 
diminuite le preoccupazioni da questo lato; ma forse più vive sor- 
gono dal lato della Germania, colla quale, come si disse, parve im- 
minente la guerra nell'està del 1905. L'antagonismo anglo-alemanno 
— povero sentimento dell' unità della rai:{a! — è stato di recente 
discusso calorosamente nelle maggiori riviste inglesi e tedesche. Lo 
Spectatory tanto popolare nella borghesia inglese, in occasione della 
visita di Guglielmo 2° a Londra verso la fine del 1902 , ha creduto 
suo dovere d' inaugurare una crociata formale contro la Germania; 
r Eltzbacher nello studio sul Movimento anti-inglese in Germania 
(Nineteenth Century , agosto 1902) ha messo in evidenza l'antipatia 
delle classi dirigenti alemanne verso V Inghilterra ; e George Peel 
nell'opera consacrata ai Nemici delV Inghilterra (Enemics of England. 
London 1903) ricorda in prima linea la Germania come la più po- 
tente. La diffidenza, insomma, al di là della Manica è somma e non 
potrà che crescere se, finita la guerra col Giappone, la Russia strin- 
gerà i suoi legami colla Germania, come fa sospettare il convegno 
di Bjòrko tra i due Imperatori (2). 



(i) Tale necessità, di recente oltre che dalle discussioni parlamentari, è stata 
riconosciuta dal Birchenhough {The Nineteenth Century and after. Giugno 1904) 
e dai maggior generale Fraser {The Fortnightly Review, Giugno 1905). 

(2) Un indìzio più grave del mutamento di criteri direttivi che si va maturando 
in Inghilterra in favore del militarismo si è avuto nel 1905 nella soluzione del 
conflitto tra lord Curzon Viceré e rappresentante il potere civile nelle indie e il ge- 
nerale lord Kitckener rappresentante il potere militare. Lord Gurz« »n fu costretto a 
dimettersi e venne sostituito da ^ord Minto, che farà da marionetta nelle mani del 
vincitore di Karthum, nelle cui mani si è accentrata la somma del potere. Uno 
scrittore, che firma: Anglo-indian nelia North American Review (ottobre 1905) 
giustamente osserva che tale eprisodio rappresenta la lotta suprema tra due prìn- 
cipii, nella quale lord Curzon, che incarnava il potere civile, è rimasto soccombente. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 



267 



In questo caso la dimostrazione della flotta inglese nel Baltico si 
tradurrebbe in una specie di monito sull'azione bellicosa spiegata 
dairinghilterra durante le guerre napoleoniche contro Copenaghen, 
che potrebbe ripetersi. 

L'Imperialismo rende indispensabile il militarismo in parte per 
difesa ed in parte per l'offesa, se pur tra questi due momenti della 
sua funzione si possano fare delle distinzioni. All'offesa e alla difesa 
per lo passato l'Inghilterra provvedeva col semplice incremento delia 
Marina da guerra; ma ora — né e' è da sorprendersi — si sente vivis- 
simo il bisogno dello sviluppo dell'esercito di terra. 

Potrà la Greater fìriiain difendersi ed offendere col vecchio sistema 
del reclutamento dei volontari reccogliticci, ingannati da fallaci mi- 
raggi, talaltra quasi violentati ? Ricordiamoci che Wellington chia- 
mava i suoi soldati in Ispagna una raccolta di mascalzoni. Si battono 
spesso, trascinati dall'esempio degli ufficiali; ma i mercenari non 
possono a lungo affidare. Non poche volte gli eserciti inglesi, special- 
mente se messi a contatto e a confronto con altri del continente, 
hanno fatto cattiva prova; l'hanno fatta pessima nell'Africa Australe. 

Ecco la necessità inesorabile della radicale trasformazione dell'or- 
dinamento militare inglese, di cui si occupano con interesse cre- 
scente quasi tutte le riviste della Gran Brettagna. L' ordinamento 
attuale dette luogo a critiche acerbe ed a discussioni, che i patrioti 
del nuovo stampo chiamarono scandalo&e, nella Camera dei lord, 
tra lord Wolseley l'antico capo dell'esercito e il ministro della guerra. 

Se l'Inghilterra vorrà continuare nella via dell'imperialismo le s'im- 
pone la coscrizione forzata, come 1' hanno i maggiori Stati di Europa. 

William Stead e lord Charles Beresford opinano che il popolo 
inglese non subirà mai la coscrizione; credono sinanco alla possibi- 
lità di una rivoluzione per sottrarvisi. E in verità essa condurrebbe 
alla trasformazione più completa delle istituzioni e della vita poli- 
tica della Gran Brettagna, rinnegandone tutte le tradizioni gloriose. 
(Sidney. Nella Nineteenth Century. Dicembre 1899). 

L' esercito inglese non è una istituzione di diritto e per conser- 
varne l'esistenza occorre ogni anno l'autorizzazione del Parlamento. 
Se il Parlamento, non votando il Mutiny actj negasse i crediti per 
r esercito questo cesserebbe di esistere e dovrebbe essere ipso facto 
licenziato. Per a tferm are questa prerogativa della Camera il decreto 
che consacra il voto del bilancio della guerra comincia con questa 
frase: a Poiché il mantenimento di un esercito permanente sul suolo 
del regno della Gran Brettagna in tempo di pace sarebbe illegale 
senza il voto del Parlamento ; così questo ha deciso » La gran- 



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268 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

dezza dell' Inghilterra è dovuta all'assenza di esercito stanziale e di 
coscrizione, come avvertiva Mommsen; il mutamento in questo la trar- 
rebbe a rovina, come trae a rovina le libertà e le finanze degli Stati 
continentali. Ma la fatalità è superiore a tutte le considerazioni ; 
acceca e trascina. Il mutamento fatale fu previsto da Herbert Spen- 
cer, che non sapeva vedere sin da trentanni fa la interruzione di 
un anello nella catena della politica coloniale a base di violenza, che 
conduce inesorabilmente alla guerra, al militarismo ed in ultimo 
alla perdita della libertà. 

11 popolo inglese , che si è gettato sulla via dell' imperialismo, la 
percorre già con rapidità; e il militarismo vi ha fatto tanti progressi 
che nelle ultime elezioni si mandarono alla Camera quattro ufficiali 
di marina e ben cinquantanove ufficiali dell' esercito, tra i quali al- 
cuni capitani e cinque tenenti 1 

Queste elezioni sono davvero caratteristiche per dimostrare quanto 
sia penetrato nell'animo del popolo il militarismo; ma è ancora più 
sintomatico il fatto che mentre Salisbury sinceramente o per accorta 
politica si dichiara contrario alla coscrizione e si limita a farla an- 
nunziare come un ballon d* essai, — assai male accolto, invero — in 
un discorso dal ministro della guerra Brodrick , Roseberry — che 
non invano ha studiato e illustrato genialmente Napoleone Bona- 
parte, e che rappresenta nella Camera dei lords V imperialismo libe- 
rale— Vha. dichiarata necessaria. E lo stesso Baronetto Dilke, l'antico 
repubblicano e ministro di Gladstone , ritiene che la riforma del- 
l' esercito inglese debba farsi in base all' adozione della coscrizione 
forzata (Revue de Paris i° aprile 1901). 

11 parere di questi due uomini, che passano ancora per liberali e 
per democratici, vale di più di quello manifestato da militari e bor- 
ghesi in centinaia di artìcoli, che si seguono e si rassomigliano per 
dale un'idea dello stato dell'animo del popolo inglese su questa 
vitale quistione. Ma è bene aggiungere che sulla via dell' imperia- 
lismo militarista il popolo è anche sospinto dall' irrazionale modo 
d' intendere la grandezza e lo sviluppo economico germanico , che 
prevale al di là della Manica. 

Si crede in Inghilterra che la Germania produca a più buon mer- 
cato e sia in condizioni vantaggiose di concorrenza a causa delle 
sue vittorie militari ; e si dimentica che se le vittorie militari le 
dettero 1' unità , eh' è una grande forza , i progressi attuali sono la 
conseguenza dello sforzo intellettuale di un secolo e di una conve- 
niente educazione , eh' è stata trascurata in Inghilterra. (Nittt), La 
Germania si è messa pure sulla via dell'imperialismo coloniale; ma 



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"v« 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 269 

il fatto è recente e fu preceduto dal maraviglioso sviluppo della sua 
produzione industriale. Il nuovo indirizzo non le valse sinora che 
le glorie scellerate raccolte dagli Unni moderni in Cina; dal prin- 
cipe d*Aremberg e da diversi altri in Africa (i). 

Nell'articolo citato di Quidde (Revue des revuesy 15 e 30 genn. 1901) 
ci sono dettagli stupefacienti sulla violenza e sulle brutalità dei su- 
periori tedeschi verso i soldati. Diversi processi clamorosi recenti li 
hanno confermati. 

Si possono fare previsioni sulle sorti degli Anglo-sassoni datisi 
nelle braccia dell'Imperialismo e del militarismo? Sono possibili 
tenendo conto della sorte di tutti gl'imperi; e dai dati recentissimi 
della storia della stessa Gran Brettagna si possono preannunziare 
non liete. 

Si sa che Inghilterra e Stati Uniti, sebbene in misura e modalità 
non identiche, sono divenute imperialisti per motivi economici, per 
assicurare grandi mercati ai propri prodotti. L' unità dell' intento 
determinerà a scadenza non lontana il conflitto tra le tre maggiori 
potenze imperialiste appartenenti alia ra^^a superiore. Il risultato di 
questo conflitto, che si può intravvedere in quel che sarà e come si svi- 
lupperà dalla parodia del concerto mondiale in Cina , è una inco- 
gnita; ma anche non tenendo conto alcuno di tale incognita si può 
assicurare che la Gran Brettagna non raccoglierà dall'imperialismo 
ciò che spera. 

Già era stato dimostrato da Yves Guyot e da me che il commercio 
non segue la bandiera (2). La dimostrazione venne più tardi ripresa 
con intenti pratici e colla preoccupazione esclusiva degli interessi 
inglesi da A. W. Flux in base a cifre statistiche ed a comparazioni 
diligentissimc in una comunicazione alla più competente associa- 
zione scientitìca del genere che sia in Europa — alla Royal Statistical 
Society di Londra (3). 

Il Flux si arresta al 1896. I dati più recenti riportati in parte 



(i) Nella Germania imperialista è già bene avviata la degenerazione militarista, 
che condusse la Francia imperialista a Sédan. In proposito riesce istruttiva la 
lettura di: Jena oder Sedan? di F. A. Beyerlein e dei romanzo del tenente Bilse : 
Ans einen Kleinen Garnison y pubblicato nel 1903 sotto l» pseudonimo di Frit\ 
von der Kirburg. 

(2) Guyot : Lettres sur la politique coloniale, Paris; Colajanni : La politica co- 
loniale, 2^ Ed. Roma. Presso La Rivista popolare, 

(3) La memoria colia relativa discussione che ne segui venne pubblicata nei 
Journal of the Royal Statistical Society, (Settembre 1899). 






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-•^15? 



270 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

come saggi in questo scritto provano ancora meglio, che Trade no 
folloìPs the flag: il commercio non segue la bandiera. 

Non si può negare, però, che verso le colonie l'Inghilterra non 
esporti in maggior copia quei prodotti manifatturati che incorporano 
la maggior quantità di lavoro. Nel quale fatto Chamberlain e Vince 
cercano la ragione precipua del regime preferem^iale. 

La maggior parte delle colonie inglesi attualmente gode della più 
ampia libertà di regime doganale: alcune hanno sinanco adottato il 
protezionismo contro la metropoli. 11 Canada, poi, arriva ad aggra- 
vare la mano più sui prodotti inglesi che su quelli nord-americani 
(Hobson). 

La Federazione australiana — la Commonwealth del Pacifico, eh' è 
stata una fatica speciale di Chamberlain e su cui tante illusioni si 
sono fondate — appena costituita ha fatto comprendere che l'impe- 
rialismo inglese fallirà nel suo precipuo scopo economico. Sir King- 
ston, ministro del commercio della nuova federazione ha già pre- 
sentato al Parlamento australiano le sue brave tariffe doganali, che 

sanzionano il protezionismo anche contro V Inghilterra ; ed una 

legge è stata già votata, che mira a frenare l'immigrazione.... anche 
degr inglesi ! 

Per modificare tale stato di cose sfavorevole all'Inghilterra si deve 
spingere l'Imperialismo alle sue estreme e logiche conseguenze, cui 
vuole pervenire il Chamberlain: si deve togliere alle colonie la li- 
bertà del regime doganale e stringerle al commercio privilegiato 
della madre patria. 

I rapporti della Spagna colle sue colonie rivivrebbero ; e non po- 
trebbero mancare le conseguenze che furono illustrate da Leroy-Beau- 
lieu. Le colonie si ribellerebbro, come già si ribellarono gli Stati Uniti. 

Xale l'aspetto economico delle probabili conseguenze prossime del- 
rimperialismo. Ma ce ne sono altre, che non sono semplicemente 
probabili, ma che sono in via di completa realizzazione e che con- 
durranno alla perdita irrimediabile della Gran Brettagna, se un ar- 
gine non verrà posto alle trasformazioni interne ed alla inlima mo- 
dificazione del carattere del popolo inglese. 

Anzitutto si ripeta che ogni civiltà quando trionfa diventa fatal- 
mente imperiale; alla sua volta ogni civiltà divenuta imperiale cessa 
dall'opera di perfezionamento interno. Nessun impero, anche di quelli 
più civili , ha mai prodotto nuovi elementi di civiltà : la funzione 
degli Imperi è sempre stata di raccogliere , condensare le civiltà di 
vari popoli in una civiltà eclettica e composita e di diffonderla in- 
torno a sé: mai di produrre una civiltà nuova o di perfezionare quelle 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 27 1 

esistenti. Ciò che produce il progresso è lo spirito della riforma; e 
fra questo spirito e quello deirimperialismo vi è una contraddizione 
assoluta. Lo spirito della riforma è fatto di umiltà: essa suppone 
la coscienza di gravi deficienze e difetti nella vita materiale e mo- 
rale della propria società e il desiderio e la speranza di rimediarli. 
Lo spinto imperialista è fatto invece d'orgoglio; esso è alimentato da 
un' assoluta soddisfazione delle proprie cose , da un sentimento di 
superiorità, che distoglie dal minuto paziente lavorio di perfeziona- 
mento e volge i desideri e l'azione verso i campi illimitati della 
conquista. (Malagodi). (i). '^J 

In Inghilterra, infatti, è arrestato il movimento delle riforme in- 
terne ; dormono quelle preparate da tempo e chieste con insistenza 
come urgenti (riforma dell'educazione, pensioni per la vecchiaia, qui- 
stione agraria irlandese ecc.) e per le quali prese insieme sarebbe 
bastata una somma di gran lunga minore a quella inghiottita dalla 
guerra contro le due minuscole répubblichette dell'Africa Meridionale. 
Il caso non è nuovo : i conservatori al potere arrestarono sempre il 
moto delle riforme interne quando la politica straniera intrapren- 
dente prese il sopravvento. Ma' pel passato la ripresa dell' attività 
riformatrice parve sempre vicina ; sicura sempre, qualunque ne do- 
vesse essere la scadenza. Anche durante il lungo e fortunoso periodo 
delle guerre napoleoniche T opposizione democratica non tacque e 
conservò una energia considerevole; ci furono discussioni parlamen- 
tari vivacissime, proteste, agitazioni, tumulti. 

Ma durante la guerra transwalliana anche l'opposizione parlamen- 
tare parve non solo diminuita di numero, ma fiaccata di energia in . 
guisa da farla ritenere assente dallo Stead e da altri. Ne furono anche 
preoccupati i conservatori del buon vecchio stampo che nella scom- 
parsa di una opposizione vedono il pericolo che venga a perdere le 
&ue basi il regime rappresentativo. Della fiacchezza si rimproverano 
gì' individui. Me se i Gampbell-Bannerman , i Morley , i William 
Harcourt furono fiacchi ed impotenti egli è che sentivano e sape- 
vano che l'anima del popolo non era con loro e che invano si ten- 
tava di soffiare un potente alito di vita in un cadavere (2). il popolo, 

(i) Sui danni e sulla degenerazione che produssero guerra e militarismo c'è una 
letteratura sterminata dapertutto. Mi astengo dal consigliare scrittori democratici 
o socialisti; ma i lettori farebbero bene a studiare ciò che sull' argomento hanno 
scritto Spencer e De Mclinari non sospettabili di essere dominati dallo spirito dema- 
gogico, come si chiama quello che sospinge i democratici alla guerra contro il mi- 
litarismo. 

(2) F. A. White nella Westminster Gaiette (oxxohvt 190 1) scrivendo, sulla Pace 



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272 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

nel largo senso della parola, è per l'Imperialismo; perciò coll'Impe- 
rialismo è venuto il militarismo e dall'uno all'altro eoa evoluzione 
rapidissima si è arrivato alla più laida degenerazione di entrambi: 
al jingoismo. 

Che la esagerazione e la degenerazione del sentimento patriòttico 
fosse detestabile lo insegnarono gì' inglesi. Essi versarono il ridi- 
colo a piene mani sullo chauvinisme francese ; ma questo non arrivò 
al jingoismo inglese. Il primo conservò sempre una misura ch'è com- 
pletamente sconosciuta al secondo. W jingoismo è peggiore e più pe- 
ricoloso pel grottesco, che l'accompagna, per la estensione e per la 
profondità sua. Lo chauvinisme francese si esplicò in occasioni nelle 
quali il suo trionfo poteva avere le apparenze della serietà perchè 
il nemico, il vinto, designato era sempre tale, che l'affermazione dello 
sforzo e della vittoria potevano implicare un certo merito. Ma quando 
si pensa che il parossismo jingoista inglese ebbe occasione di ma- 
nifestarsi in una guerra tra un impero di circa 400 milioni di uo- 
mini contro un popolo di 500 mila abitanti — cioè circa 800 mila 
volte minore I — non si può fare a meno di provare, un sentimento 
di pietà verso la Gran Brettagna. E in tale dato sta la enorme dif- 
ferenza tra lo sciocco grido : A Berlin ! à Berlin ! emesso dai fran- 
cesi nel 1870 col grido di Remember Majuba ! degli inglesi. 

Perciò lo Spectator^ a proposito di alcune dimostrazione di Tra- 
falgar Square e dello incitamento della stampa jingoista, malinconi- 
camente avvertiva che si riproduceva a Londra la fatuità dei francesi; 
v' insistette più volte la Westminster Gaiette sul confronto umiliante; 
ed il fenomeno divenne cosi doloroso che un Nord-americano scri- 
vendone a William Stead vergognavasi quasi di parlare la lingua 
anglo-sassone. « Avevo sperato, soggiunge il Yankee, nell' alleanza dei 
due rami della razza anglo-sassone come in un grande avvenimento, 
che avrebbe apportato il regno della pace e il progresso ; ma la loro 
azione attuale mi fa fortemente dubitare che la supremazia della no- 
stra razza aggressiva non sì svolgerà nel migliore interesse dell'u- 
manità. La razza che parla anglo-sassone adesso occupa il posto più 
basso del popolo più barbaro e più grossolano ». {RevietP of Reviews, 
Ottobre 1899). 

Si dettero molle definizioni e molte descrizioni dello chauvinismey 



Universale fece una fierìssima requisitoria contro i nominali bglcsi ricordando che 
guerre e conquiste per più secoli, dalla guerra di successione di Spagna, alla guerra 
contro rAmerica del Nord, al bombardamento di Alessandria furono gr ipocriti libe- 
rali ad iniziarle o continuarle. 



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'^j«y>'V' 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 273 

non ne mancano ora del jingoismo. Che cosa sia apprendiamolo dal 
linguaggio immaginoso dello Stead : « È T imperialismo ubbriaco ; 
ove si preferisca il bisticciò: imperialismo più gin; ma con una dose 
maggiore di gin che d' impero, È un imperialismo avventato e non 
trattenuto da alcun senso di responsabilità. Un Jingo è gonfiato di 
insolenza e di orgoglio; il suo sentimento per la nazione rappre- 
senta ciò che l'alcool è per gli individui... lìJingoismo è V imperia- 
lismo meno il senso comune e i dieci comandamenti di Dio... E nato 
e cresciute nei Music Halls di Londra , è T arroganza della ricchezza 
la quale ritiene che, precisamente a causa della ricchezza, Tlnghilterra 
abbia il diritto di adottare come suo motto il : sic voleoj sic jubeo, È 
il più grande strumento del male ». {RevieìP of Revien^s, Marzo 1899 
e maggio 1900). 

Ecco il Jingoismo dal lato suo più serio; il grottesco per essere 
descritto ha bisogno dell'artista. 

Si conoscono le cause profonde che generano imperialismo e mi- 
litarismo; è bene dire una parola su quelle che hanno potuto farli 
degenerare in jingoismo. 

C'è una grande accusata, come fattore precipuo della degenera- 
zione : la jellow presse — la stampa gialla. Sicuro ; la stampa gialla 
ha le sue gravi responsabilità. 1 Daily^ di recente fondazione — spe- 
cialmente il Daily Mail., la cui tiratura arriva ad un milione e il 
cui linguaggio fa comparire equilibrato e sereno quello del Petit 
Journal e dei suoi Judet, che rappresenta Y imperialismo più degra- 
dato, l'eccitamento alle più basse e violenti passioni delle plebi — 
hanno contribuito ad eccitare le passioni ed a pervertire gli animi. 
Ma i Daily avrebbero potuto incontrare la centesima parte del suc- 
cesso, che hanno avuto adesso, in altri tempi ? I Daily sono venuti 
perchè la loro ora era suonata. La stampa gialla è un effetto, un sin- 
tomo o una esponente della trasformazione morale avvenuta. Ma, 
come succede sempre nella fenomenologia sociale, l'effetto alla sua 
volta reagisce : aggrava e peggiora la causa che l' ha prodotto. Que- 
sta la realtà ; e la realtà impone di riconoscere che l'azione e la re- 
sponsabilità àtWdi jelloìp presse furono maggiori nel Nord- America dove 
il jingoismo^ nella preparazione e durante la guerra di Cuba e delle 
Filippine, fu più artifiziosamente suscitato che in Inghilterra e la 
sua azione fu minore e meno incontrastata al di là dell' Altantico, 
poiché precisamente sotto questo aspetto la degenerazione del ramo 
jfiliale della razza auglo-sassone è meno avanzata di quella del ramo 
paterno. 

La JelloiP presse potrebbe essere accusata degli eccessi e delle follie 

19 - COLAJANNI 



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1 



!Ì74 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

della plebaglia ; ma per giudicare giustamente la sua azione bisogna 
tener conto delle manifestazioni e della condotta delle classi supe- 
riori, che certamente non prendono la ispirazione dal Daily Mail: 
la esprimono e la ricevono ad un tempo dal Times e dallo Standard 
e dalle più rinomate riviste del mondo. Ebbene le manifestazioni e 
la condotta delle classi superiori sono perfettamente armoniche con 
quelle dei più bassi strati sociali. 

Il pervertimento morale e intellettuale prodotto dall' imperialismo 
è massimo nelle classi dirigenti e tra i governanti. Senza di esso 
non si spiegherebbe il dono di 100,000 sterline a lord Roberts; lo 
stesso lord Roberts non avrebbe assistito alla inaugurazione di una 
statua equestre a... sé stesso nell'apertura dell' esposizione militare 
e navale del Chrystall Palace (23 maggio 1901); non avremmo sen- 
tito il linguaggio dei ministri in Parlamento, indegno dei più bru- 
tali soldatacci. 

Se il proclama di lord Kitchener — col quale si minacciava il tratta- 
mento di briganti e di sterminio ai Boeri combattenti per la loro in- 
dipendenza e per le loro case, che suscitò l'indignazione del mondo 
civile, fosse dovuto alla iniziativa di un militare forse, non avrebbe 
sorpreso, per quanto il caso sia bruttamente nuovo negli annali delle 
guerre. Ma per vergogna dell' Inghilterra esso fu l' espressione del 
governo ; se cosi non fosse Lord Kitchener di Kartoum non sarebbe 
rimasto un istante al suo posto. La solidarietà tra il governo e il 
comandante delle forze britanniche ebbe l'esplicita sanzione del Par- 
lamento. 

(( La guerra è oramai entrata nella sua terza fase, nella fase del 
brigantaggio e della violenza. Questo mutamento implica il muta- 
mento nelle operazioni militari e nel nostro atteggiamento in riguardo 
ai nemici ancora in armi. I nostri soldati hanno da fare una vasta 
opera di polizia. La politica dei campi di concentrazione è una poli- 
tica nuova. Quanto al sistema di fare il vuoto nel paese^ si può con- 
sigliare agli inglesi che lascino cadere gli approvigionamenti in mano 
del nemico ?... Il governo dovrà prendere misure anche più rigorose. 
Finora è stata la guerra blanda : ora vuoisi la guerra ad oltranza ». 

Così parlò Chamberlain nella Camera dei Comuni ; e i deputati 
tutti, tranne gì' irlandesi, applaudirono ! 

Innanzi a tanta violazione non del solo diritto delle genti ricono- 
sciuto dai popoli civili, ma dei più elementari sensi di umanità, nes- 
suno oserà sostenere che abbia esagerato quel pubblicista che escla- 
mò : « Nelle foreste boeme e nei monti di Calabria , innanzi che li 
solcasse la vaporiera , i briganti domandavano a o la borsa o la 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl ^75 

vita »: i generali di Chamberlain vogliono Tuna e l'altra, e per giunta 
anche l'onore». (Vita internazionale 20 agosto 1901). 

Se così pensano i dirigenti si può immaginare quale sia la ferocia 
degli esecutori. 

Le minacce brutali di lord Kitchener, ricevettero la sanzione dei 
fatti in quanto alla fucilazione dei combattenti presi colle armi; ma 
in limitata misura perchè si temettero le rappresaglie dei boeri. La 
ferocia, la crudeltà sistematica degli inglesi erasi messa in evidenza 
prima del proclama di lord Kitch^ner. Le case dei boeri erano state 
saccheggiate e incendiate; maltrattate e insultate le donne e i vecchi 
inermi e non dai vili mercenari, ma dagli uffiziali che rappresentano 
il fìore dell'aristocrazia inglese, in cui non alberga alcun sentimento 
cavalleresco, come denunziò Richard Harding Davis — un inglese — 
nello Scrihner ; i prigionieri relegati a S. Elena furono abbando- 
nati alla più cruda miseria , descritta da I. R. Green — un' altra 
inglese l — ■ nella Nineteenth Century (maggio 1901) (i). 

Dei modi adoperati dagli ufficiali superiori si giudichi da questo 
proclama di un generale, che il corrispondente da Londra mandò alla 
Stampa di Torino (N. del 28 dicembre 1900). 

« La città di Vendersburg è stata vuotata di provvigioni e parzial- 
mente incendiata; le fattorie delle vicinanze sono state distrutte per 
punizione dei frequenti attacchi fatti sulla linea ferroviaria nel suo 
distretto. Le donne e i fanciulli boeri sono stati lasciati là e devono 
rivolgersi ai comandanti boeri per cibo, che devono provvederlo se 
non vogliono vederli morire di fame. Nessun genere di vettovaglie 
sarà mandato loro dalla ferrovia. 

« Firmato: Bruce Hamilton ». 

Non basta. Il sentimentalismo inglese aveva determinato esplosioni 
d' indignazione contro i generali spagnuoli alla Weyler pei modi 
barbari con cui conducevano la guerra di Cuba; e non ci furono 
frasi abbastanza roventi, che gli oratori, i giornali e le riviste bri- 
tanniche non scagliassero contro gli scellerati che avevano organiz- 
zato i campi dei reconcentrados^ di tristissima fama. Ebbene gì' in- 
glesi , che avevano già i campi della fame nell' India , a distanza di 
due anni vollero avere anch' essi nell'Africa Australe i loro campi di 
reconcentrados, dove gli orrori della fame e di ogni tortura fisica e 



(i) Sento il dovere aggiungere che altre notizie dettero come relativamente buona 
la condizione dei prigionieri in Sant' Elena, 



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p tj6 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

V , morale cui sono condannate donne, vecchi e fanciulli, rimangono 

S sempre al di sotto di ogni descrizione ! (i) 

?'. Che cosa fosse divenuta la guerra nell'Africa estrema lasciano in- 

tendere i telegrammi uffiziali che due o Ire volte la settimana lord 
Kitchener mandava a Londra e che davano conto della uccisione di 
^ uno o di due boeri alla volta; telegrammi, che furono chiamati: il 

^r conto del macellaio. E non bastando il piombo contro i combattenti 

jl^'. si adoperò la prigione contro gli scrittori e le scrittrici, che osarono 

j^: . levare una voce di protesta, e contro gli africanders sospettati di sim- 

^- patizzare coi boeri, li Morning Leader y ad esempio, descrisse V ese- 

cuzione in Gradock delV Africander Coltzee, cui le autorità militari 
ordinarono che assistessero i più notevoli compaesani del presunto 
ribelle (Secolo, ii agosto 901). Cose più orribili sono state scritte al 
Pester Lloyd da Pretoria (tìgli costretti ad assistere alla fucilazione 
del genitore) e al Giornale del popolo di Genova (fanciulle stuprate 
dai militari) e alle Deutsche Wochen^eitung (treni blindari... coi corpi 
Uy.' . ^ viventi delle donne e dei fanciulli dei boeri).... 

jf-. ' Vogliamo supporle inventate dalla maligna animosità dei corri- 

j|/, ■ spondenti. Ma è grave assai che in Europa si siano trovati giornali 

fe che abbiano pubblicate quelle notizie; é segno che non si dubitò 

^/v. della capacità degli inglesi a commettere tante nefandezze. I Borboni 

^■\ e gli austriaci nei momenti peggiori del loro dominio in Italia non 

p^ ' arrivarono a tanto. Se Gladstone fosse stato tra i viventi al tempo 

&- della guerra boera avrebbe dovuto riconosceje che il governo nega 

pone di Dio da Napoli era esulato a Londra. 

Il guasto morale enorme, forse incurabile, non era soltanto tra i 
mercenarii e i loro ufficiali , che combattevano in Africa ; esso era 
il riflesso di quello che inquinava tutto il popolo della Gran Bret- 
tagna che era riuscito anche ad infettare gli anglo-sassoni del Ca- 
nada e dell'Australia. 



(i) Miss Hobbhouse scrisse che il considerare i campi dei riconcentrati come un 
omicidio sistematico è un ingiusta esagerazione; ma le descrizioni che ne dà confermano 
che si tratta realmente di omicidio sistematico. Essa poi osserva che ciò che il go- 
verno inglese dà ai conee.itraii non rappresenta una generosità : restituisce ai boeri 
la minima parte di ciò eh' è stato loro rubato e distrutto, {The concentration Camps. 
Nella Contemporary HevierVj Ottobre 1901). Il D.r Haldano nella Westminster Ga- 
:(ette ha calcolato che la mortalità normale in tre mesi tra le donne e i fanciulli 
dei boeri avrebbe dovuto essere di qg donne e di 272 fanciulli. Invece morirono 
906 donne e 3245 fanciulli. Una vera carneficina pacifica 1 Perciò Stead considera 
Ghamberlain come V Erode moderno [Review of Review^ Ottobre 190 1), 



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^9: 




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DOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 277 

Al di là delk Manica i Boeri vennero considerati tout court come 
briganti ; e di essi si parlava e si scriveva come di briganti. Quale 
spaventevole invertimento di oarti l E non solo i Boeri vennero con- 
siderati come briganti; ma qnalunque inglese che ardiva manifestare 
simpatia per le due repubbliche del Sud-Africa in nome del diritto 
delle genti , dell' umanità e del tornaconto — sicuro del tornaconto ; 
perchè molti non sapevano trovare il compenso alla spesa di parecchi 
miliardi ed alla perdita di circa 80000 uomini nella conquista del- 
l' Orange e del Transwaal — osava condannare la guerra scellerata, 
veniva additato alla sua volta come boero ! 

Cosi l'ultima battaglia elettorale non si combattè in, Inghilterra 
tra gli uomini dell'opposizione e quelli del governo, tra wighs e 
torieSy tra progressisti e conservatori, no; ma tra inglesi... e boeri. 
Boeri erano tutti i candidati dell'opposizione. « A Northampton un 
manifesto elettorale degli imperialisti dice : ogni voto dato al La- 
bouchère è una palla sparata contro i vostri compatrioti che sacrifi- 
cano la loro vita per voi ». Palle, liddite, mitraglia entrano rumo- 
rosamente in tutti i discorsi. Il Chamberlain, parlando a Newcastle, 
disse : « Io sono ben sorpreso di essere ancor vivo 1 I miei avversari 
hanno puntato contro di me le loro artiglierie ed hanno aperto 
un fuoco disperato I Per fortuna che la loro mira è pessima come 
quella dei boeri... » (Anche il Chamberlain, da inglese decente qual'è, 
deve credere che le sconfitte del Tugela, di Spionscop, di Colenso, 
di Magersfontein, siano state inventate dalla stampa dei houle-- 
vards I) 

« Ad Haggerston il candidato imperialista, J. Lowless, percorse il 
collegio con un cinematografo riproducente le scene della guerra : 
i suoi discorsi elettorali erano illustrazioni e commenti dei varii 
episodi. La sua oratoria suscitò incredibili entusiami ! Nei giornali 
e nei manifesti il candidato non imperialista era raffigurato come 
un boero lurido, a sbrendoli, dalla barba ispida, dal cappellaccio a 
cencio: molte volte in atto di colpire John Bull nel cuore! » 

« Uno di questi manifesti è un vero quadro. Qui un kopje con 
Kruger e i suoi boeri : in mezzo ad essi il Labouchère, l' Harcourt, 
il Reid, il Bailnerman, il Burns — tutti i leaders liberali — che in- 
coraggiano il vecchio presidente ed i suoi a tirare contro... Tommy 
Atkins, che si avanza impavido , la spada in pugno , come un eroe 
di Omero ». 

« Un altro manifesto che ha pure grande successo è quello dei 
due leoni. Un leone gigantesco e fine — il leone imperiale degl'im- 
perialisti — ; l'occhio rappresenta Londra, il naso l'Inghilterra, il 



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^ 



I 



278 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

mento l'Irlanda, la fronte la Scozia, Tenorme giubba fulva e ondeg- 
giante rindia, il corpo il Canada, la coscia l'Australia, la coda le 
Indie Occidentali e Gibilterra, le gambe anteriori l'Africa Australe 
e il Sudan, quelle posteriori Terranuova e la Nuova Zelanda. Ac- 
canto a questo superbo re degli animali che comprende tutto il 
mondo, che cos'è mai quel misero leoncino — Tideale dei little En- 
glanders ? Una gamba l' Irlanda , il dorso l' Inghilterra , la testa la 
%^'M Scozia : tutto lì 1 » (Giorno 3 Ottobre 1900). 

£',. ., Di fronte a tanto accecamento aveva ben ragione, quindi, lo Stead 

m, a chiamare candidati di Caino ì sostenitori del governo, che si per- 

bt/ , sonificava in Chamberlain... 

^* Se così pensava e giudicava il corpo elettorale, che non è la parte 

tó) • più degradata del popolo, si può immaginare come pensasse e giu- 

^, dicasse il resto. Un aneddoto narrato da Lord Spencer dà la misura 

1*'./ del pervertimento. Una maestra domandava alle alunne : Chi ha 

^v creato le belle:{!{e tutte della natura ? Le alunne per un momento tac- 

^' quero; poi una fanciulla più ardita rispose: Noi dobbiamo tutto ciò 

a Giuseppe Chamberlain. 

« La maestra inorridita : Ma voi non sapete che dobbiamo tutto ciò 
a Dio ? E la fanciulla di rimando con stupore : a Oh ! Io non sa- 
pevay signora maestra^ che lei fosse una.,. Boera! » (i) 

Percorriamo tutta la gamma della degradazione e dello abbruti- 
mento ed arriviamo alla plebe delle grandi città , alla plebaglia di 
Londra. 

L'ignoranza e la malafede dei latini (2), il loro spirito di a'utode- 
nigrazione han fatto attribuire alle masse popolari della Gran Bret- 
tagna delle virtù, che non hanno mai posseduto. 

Nei comizi in Italia, in Francia, in Ispagna non è stato mai ado- 
perato un linguaggio così violento e così crudo come quello che 
si ascolta sempre in Hyde Park, a Trafalgar Squarc; dove i meetings 
spesso danno occasione a tumulti sanguinosi. Gl'italiani scandaliz- 
zati dalle scene dell'S febbraio 1888 in Roma non vollero ricordare 
^v quelle anteriori del 13 novembre 1887: della domenica sanguinosa 

in Londra. 



I 



(i) L'accoglienza che venne fatta in Inghilterra ai generali Boeri dopo la con- 
clusione della pace costituisce la più severa condanna delle calunnie che gr inglesi 
sparsero largamente nel mondo contro i combattenti boeri. 

(2) Parlo anche di malafede perchè politici e giornalisti spesso per negare la 
libertà agli italiani, ai francesi, agli spagnuoli rispondono : essi non sanno usarne! 
Non posseggono la temperanza e la correttez:(a„. degli inglesi! 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 279 

Ciò che fosse qualche secolo fa la plebe e il popolo tutto di Londra - 
ce l'apprese il Macaulay. Più tardi (nel 1834) essa veniva descritta 
al vivo da Talleyrand : « La canaille anglaise est très luche ; vieto- 
rieuse elle serait cruelle ; mais trente constables armès de blaguettes 
blanches suffìsent pour la faire reculer ». 

E Taine — • un ammiratore degli anglo-sassoni che ha creato ii 
pregiudizio della loro superiorità — accetta il giudizio. 

Due terzi di secolo di prosperità e di civiltà tra i superiori , non 
hanno modificalo e migliorato la canaglia delle grandi città; ne 
hanno intensificato ed allargato il dominio. 

Milano ha la teppa , Torino i barabba , Firenze i beceri , Parigi i 
vojrous ecc. tipi tutti tra il malcreato e il deinquente; Londra ha 
la triste malattia deìV Oliganismo, così chiamato dal tipo di briccone 
creato da un giornalista. 

Durante la guerra boera Londra era preoccupata della sua sicu- 
rezza; r Oliganismo contava a centinaia di migliaia i suoi affiliati 
specialmente neir£Vi^^ End dove si abbandonavano ad ogni sorta di 
violenze e di brutalità ; le risse, le battaglie , gli attacchi notturni, 
le depredazioni commesse dai giovani holigans, scrive un corrispon- 
dente del Temps (4 ottobre 1900) si moliplicano in proporzioni spa- 
ventevoli. U Oliganismo — manco a dirlo ! — era divenuto patriottico 
e stava contro... i boeri inglesi ; come del resto , tutta la città di 
Londra, tutte le grandi città d'Inghilterra. 

L' oliganismo ^patriottico ebbe occasione più volte di fare le sue 
prove gloriose. In giugno 1901, ad esempio, Labouchère e i liberali 
' vollero dare un voto per la pace nell'Africa australe ; ma erano tanto 
sicuri che non sarebbe stata rispettata la libertà di riunione dalla 
folla ubbriacata d'imperialismo, che assoldarono circa 800 individui 
armati di randello a propria difesa. Infatti il meeting della Queens 
Hall venne assalito dagli imperialisti e i liberali ne sarebbero usciti 
assai malconci, se alla loro guardia privata non fosse venuta in 
aiuto una squadra di 500 policemen, E in tutte le circostanze , dice 
Goldwin Smith, la plebaglia delle grandi città inglesi si è scagliata 
contro i liberali più ferocemente che non la plebaglia di Napoli sotto 
i Borboni (North American Review, Settembre 1901). 

L'elevazione morale e intellettuale della folla di Londra ebbe an- 
che occasione dì rivelarsi nella gioia. Lord Roberts ebbe 'accoglienze 
superiori a quelle di Wellington ; descritte dal ReynolSs Newspaper 
destano nausea. Si arrivò al delirio al ritorno dei volontari della 
City. I Greci di Maratona e i combattenti di Morgarten e di Sem- 
pach non avrebbero potuto aspirare a maggiori onori. Questi reduci 



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28o RAZZE SDPEHIORI E RAZZE INFERIORI 

da una guerra disonorevole furono deificati come se avessero avuto 
tutte le virtù di Cristo e tutto il genio di C&ssltg {Review of Reviews, 
novembre 1900). 

La nota delV oliganismo patriottico nella gioia si ebbe nei giorni della 
liberazione di Ladismyth e di Mafeking — è rimasta celebre la co- 
sidetta notte di Mafeking ! — Bande di uomini e di giovani hanno 
occupato lo Stand e per diverse ore non hanno lasciato passare una 
sola donna o una sola giovinetta, accompagnata o no, senza affer- 
rarla, sollevarla, abbracciarla, passandosela di mano in mano. 

Scene siffatte scandalizzarono... il Daily MaiL È naturale quindi 
che Lord Salisbury, nel solito banchetto annuale al Guldhall in onore 
del nuovo Lord Mayor, pur facendo l'apologia dell'imperialismo ebbe 
ad ammonire che : « le esplosioni della ignoranza popolare costituiscono 
il nuovissimo pericolo degli stati moderni ». 

E con questo monito del capo del governo di un popolo appar- 
tenente alla ra^^a superiore si può porre termine alla descrizione 
troppo lunga del cammino percorso dall'Inghilterra per arrivare dal- 
Vimperialismo al jingoismo. 

4.** // trionfo di loé (1) L'esponente più laido e più sicuro dell'im- 
perialismo e del jingoismo inglese vien dato dal trionfo di loé, loé 
è Giuseppe Chamberlain, repubblicano come Mayor di Birmingham; 
liberale come ministro diGladstone ; imperialista come ministro delle 
colonie nel gabinetto unionista. 

Una biografia di loé sarebbe forse la descrizione più esatta e più 
corrispondente al vero della parabola discendente della vita inglese. 

Sono tempi recentissimi, quelli nei quali furono allontanati da 
Westminster uomini come Mundella , Dilke, Parnell per indelica- 
tezze e per atti che riguardavano la loro vita privata, ma che git- 
tavano sulla medesima un' ombra, che non si sapeva tollerare dalla 
Camera dei Comuni. Per alcuni anni invece vi dominò sovranamente 
Giuseppe Chamberlain, l'uomo più ardito e più violento nell'attacco 
e nella difesa, ma che non ha saputo e potuto smentire la sua com- 



(i) Modifico pochissimo questo paragrafo, quantunque Chamberlain non sia più 
ministro. Ma il suo spirito, infine, rimane lo spirito del popolo inglese. Col ritorno 
che pare prossimo, dei whigs e dei radicali al potere vedremo se sarà imitato l'e- 
sempio di Gladstone che nel 1884 riconobbe T indipendenza delle due repubbliche 
Sud-Americane. Se domani Tatto magnanimo si ripetesse si potrebbe dire che Joé 
è tramontato. Ma nessuno spera da Bannermann , da Morley e da Asquitt V imita- 
zione del loro grande maestro. In Inghilterra oggi Gladstone se non è deriso, è, al- 
meno, dimenticato. 



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r^v=^«t^ 



DOTT. NAPOLEONE COLAI ANNI 28 1 

plicità prima nel brigantesco Raid lameson organizzato sotto la pro- 
tezione delle autorità inglesi ; e dopo nei tripotages della società dia- 
mantifera e nelle forniture che i membri della propria famiglia han 
fatto e continuano a fare al governo, di cui egli fa parte, precisa- 
mente per la guerra dell' Africa australe. 

F. S. Nitti, che ha avuto occasione di avvicinare il ministro delle 
colonie incesi, con serena obbiettività così ne scrive: 

« loseph Chamberlain è sempre il tribuno arrogante di Birmin- 
gham ; l'antico oratore dalla frase insolente, ma dalle vedute chiare, 
r uomo che preferisce all'arguzia di Salisbury, la parola ferma e pro- 
vocante; sir loseph Chamberlain ha fatto la sua fortuna negli affari 
con la stessa tenacia con cui domina l'opinione ; l'antico fabbricante 
di viti s' impone non per altezza di mente, ma per la potenza stessa 
della sua volontà... » 

... « Chiuso nel suo abito nero con il lorgnon perpetuamente in- 
fisso nell'occhio, con la oramai celebre orchidea perpetuamente alio 
occhiello, elegantissimo e sobrio nell' eleganza, non ama le conver- 
sazioni lunghe : parla con frasi nette e chiare. I suoi amici Io pa- 
ragonano a Fox cui dicono rassomigli anche nel volto ; i suoi avversari 
lo rappresentano come una volpe (fox). 

a Può darsi che gli uni egli altri abbiano ragione : certo egli so- 
verchia tutti di molto per l' impeto selvaggio della sua passione e 
per la sua febbre insaziabile di dominio. 

« Forse fra i grandi commonners egli ha più in mira Beaconstild; 
come lui infatti è passato dal radicalismo piiì rozzo all' imperialismo 
più espansionista e come lui viene dal basso. Egli ha portato nella 
politica la sua violenza di uomo di atfari ; egli è e rimane 1' uomo 
di Birmingham, l'uomo della Wac/r co^w^r^, della fucina del mondo. 
Nella industria ha guadagnato molti milioni ; ma ne ha guadagnato 
altri nella speculazione ; è stato dei più grandi fabbricanti di viti di 
acciaio in Europa, ma ha saputo organizzare trusts colla stessa abi- 
lità con cui aveva organizzato la industria ». 

Questi altri tratti del Mac Charthy, uno storico apprezzato in In- 
ghilterra benché irlandese, completano la figura dell'uomo: « Cham- 
berlain non è un oratore. Non possiede un raggio d'immaginazione, 
di fantasia, di emozione vivace e suggestiva. La sua maniera fredda 
e tagliente non si dirige al cuore di nessuno. Le sue perorazioni non 
fanno brillare una sola lagrima. Egli non è capace di cogliere il 
lato artistico di una quistione e di far dell' humour di buona lega. 
Può essere sarcastico, impertinente, bilioso. C'è in lui qualche cosa 
dello stridio bilioso della zitellona in collera, mentre gli farebbe 



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1 



282 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

tanto comodo un po' di quella medicina per le signore con la quale 
lo curano i suoi contraddittori. Malgrado ciò è un oratore abile e 
sagace e la sua voce è singolarmente chiara e distinta. Ha una opi- 
nione straordinaria di se stesso e questa fiducia supplisce al genio ». 

Ed ora lasciamo che gì' inglesi diano le ultime pennellate al qua- 
dro. Ouida^ la nota scrittrice, pensa che Chamberlain abbia portato 
al governo i criteri e le abitudini di un commesso viaggiatore senza 
scrupoli ed abbia provocato la guerra più ipocrita e più criminosa 
del regno vittoriano, che ne ha viste tante (Nuova Antologia, i.° di- 
cembre 1899; Lettera all'on. Cola Janni, Rivista popolare 15 giugno 1900); 
Stead, Stanhope, Labouchère, infine, lo giudicano ministro sen^a ono- 
re, uomo di affari svergognato, politico sen^a scrupoli /... 

Che cosa avrebbero pensato gì' inglesi di un uomo siffatto della 
razza latina che fosse pervenuto ad un posto eminente nella vita 
pubblica ? Lo avrebbero preso , come lo hanno preso spesso, per la 
espressione più genuina della razza e questa avrebbero condannato 
alla gehenna... Ebbene /oe, 1' uomo di affari sr^ergognato , il politico 
sen:{a scrupoli, il ministro sen:{a onore fu onnipotente in Inghilterra. 
Non disdegnò di seguire i suoi cenni lord Salisbury, che era stato 
chiamato da loé il più immorale dei politicanti nel discorso d' Iron- 
bridge ; ed ebbe ammirazione per lui la Camera dei Lords, che sem- 
pre da loé era stata definita un' assemblea di rammolliti. loé regnò 
e governò davvero ; suo fu ii trionfo dei Candidati di Caino nelle ul- 
time elezioni e non sarà dimenticato per lunga serie di anni il trionfo 
che gli accordò il popolo di Londra, quando il suo lord Mayor colla 
maggiore solennità possibile gli presentò un indirizzo di ammira- 
zione del popolo e della City, cui il trionfatore rispose con un di- 
scorso che era l' autoapologia e quella dell' Imperialismo. 

Se la popolarità di Giuseppe Chamberlain dovette subire una di- 
mininuzione in Inghilterra, ciò non avvenne per una ripresa del 
senso morale offeso, per una sana resipiscenza del popolo; ma sol- 
tanto per i disastri della guerra africana. Perciò suscitò disgusto, ma 
non un raggio di speranza l'ultimo discorso di Asquith, che accennò 
al calcio dell'asino di un volgare opportunista. Il popolo non gli rim- 
provera che la insipienza e la leggerezza nella preparazione del bri- 
gantaggio collettivo. Gli perdonò il rafrfJame^on che costò all'Inghil- 
terra un poco di onore; forse non gli potrà perdonare la perdita di 
un centinaio di migliaia di uomini e di molti miliardi di sterline: 
questa ultima perdita sopratutto 1 

5.° La trasformazione del carattere. La nuova tirannia. Si conosce 
la genesi dell' imperialismo nella sua prima fase : espressione di esu- 




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pr^: 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 283 

beranza di vita ; — e nella sua seconda fase : paura di perdere il 
primato economico e con esso il benessere ascendente per un secolo 
intero. Questa genesi indica una profonda alterazione nel carattere 
non del solo popolo inglese, ma della razza; poiché le note speciali 
dell'alterazione si riscontrano anche — e sotto certi aspetti più ac- 
centuate — fra gli americani del Nord. Il Giffen, che nega risoluta- 
mente ogni accenno di decadenza economica e che non si preoccupa 
nemmeno pel futuro della prosperità commerciale inglese, ammette 
però un deterioramento del carattere nazionale in conseguenza della 
prosperità stessa. Certe classi, egli pensa, sentono gli effetti di una 
soverchia agiatezza, né mostrano l'attività, l'energia, il senno dei loro 
predecessori. Ma sono fatti limitati, comuni a tutti i tempi e luoghi. 
Sicuro : questi fatti sono comuni a tutti i tempi e luoghi ; ed indi- 
carono dapertutto la decadenza 1 

I fatti non sono limitati; tutt'altro. Anche coloro che hanno le 
maggiori responsabilità nella genesi della presente situazione rico- 
noscono ormai che V Inghilterra è ammalata. E così che lord Rose- 
berry, V imperialista liberale, parlando a Birmingham (15 Ottobre 1901) 
della guerra scellerata ha fatto una diagnosi malinconica sullo stato 
di animo della patria sua. 

« L'anima inglese — egli ha detto — è malata : la tradizione delle 
glorie passate , la coscienza dell' opera compiuta dall' Inghilterra in 
tanti secoli di civiltà, hanno ormài fatto nascere la illusione che 
essa sia superiore a tutte le altre, che essa abbia raggiunto l'estremo 
limite della perfettibilità. Quando una illusione simile ha invaso 
r anima di un popolo, gravi sciagure inevitabilmente gli sovrastano. 
L'anima inglese ha bisogno di lasciarla e di raccogliersi in tutta la 
sua calma per affrontare gli avvenimenti : seri e gravi avvenimenti 
come serie e gravi sono le notizie che quotidianamente giungono 
dal Sud-Africa. » 

È innegabile poi che nella vita economica alla pazienza di una 
attività continua, all'energia di un lavoro metodico si va sostituendo 
una frenesia di azzardo ed una passione della rapida fortuna. L'idea 
di utilizzare tutte le risorse, di produrre il più che si possa a buon 
mercato si é andata sempre più allontanando, per il carattere stesso 
della produzione. La Borsa e la Banca prendono il posto della in- 
dustria e dei commerci; alla tendenza della conquista di tipo econo- 
mico si va sostituendo quella della conquista militare. 

Lo spirito progressivo nelle industrie e nei commerci proprio 
degli individui e delle classi, che non hanno ancora trionfato, ma 
lottano per il trionfo , è sostituito dal desiderio di mantenere le 



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284 HAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

conquiste fatte ed anche ad allargarle mediante la conquista impe- 
riale (Malagodi, Nitti). Quello spinto d'iniziativa, — è utile ripetere 
1 osservazione fatta precedentemente—, quella intraprendenza sana, 
quella febbre innovatrice che si volle indicare come un carattere 
etnico degli inglesi viene meno tanto e così poco limitatamente, 
come vorrebbe Gitfen, che lo Stead consacra un supplemento spe- 
ciale della sua Review of Reviews ad una rubrica dal titolo signifi- 
cativo: Wake up! John Bully in cui raccoglie tutte le prove di questa 
trasformazione, la quale tanto allanna gli uomini chiaroveggenti, 
che ancora produce — ma che l'Inghilterra non onora più. 

Il Malagodi tra i ségni della trasformazione regressiva del carat- 
tere inglese indica la diminuzione del sentimento della giustizia 
internazionale e della pietà. Ora l'opinione pubblica, egli scrive, 
non si appassiona più profondamente della sorte degli indigeni dei 
territori annessi ; ma si appassiona invece della sorte delle azioni 
dei grandi sindacati, che hanno impreso a sfruttare. 

Le colonie di conquis a vengono sempre più legate al carro trion- 
fale del capitalismo, con catena d'oro. 

E un errore storico il segnalare la diminuzione del senso della 
giustizia internazionale e della pietà, perchè l'Inghilterra come col- 
lettività politica non l'ha mai posseduta. Gl'inglesi non sono stati 
mai i rappresentanti dell' uomo giusto, come vuole Keane, ma rap- 
presentano davvero the extirpating race; ed agli anglo-sassoni di 
questa tendenza a distrurre gli avversari, gì' inferiori^ fece un me- 
rito un antropologo già citato, il Ross. È anche un errore storico 
quello di Hobson che fa cominciare il vero imperialismo colle sue 
conquiste di colonie tropicali solo da un quarto di secolo in qua. 
Ma è verissima invece 1' esacerbazione del gusto e della passione 
per gli affari, senza alcuna preoccupazione morale. 

Questo fenomeno che si riconnette al trionfo del parassitismo, 
accompagnato da tutti i fenomeni collaterali della trasformazione 
dei gusti, che hanno modo a palesarsi nella vita pubblica e privata^ 
e sopratutto nella passione per la eleganza che gradatamente ricerca 
la raffinatezza e poscia il lusso sfrenato — si assomma nella diabo- 
lica passione per Toro, nella immoralità, nel lusso sfrenato, nella 
ricerca altrettanto sfrenata del godimento e del piacere. 

Lord Beresford, cui certamente stavano dinanzi i fenomeni della 
decadenza di Roma Imperiale, mentre scriveva dell'avvenire della 
razza anglo-sassone, negava che questa decadesse ma segnalava con 
rammarico profondo la passione dell' oro e la corruttela lussuriosa 
che intaccavano già la saldezza del carattere della sua razza. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 285 

I libri di Ellis Havelock, le storie dei Massage palaces^ la inchiesta 
delle Pali Mail Ga:{ette e di William Stead , il processo Wilde- 
Douglass e molti altri fatti, cui si accennò nel Capitolo XIII dicono 
quale sia in Inghilterra quella che lord Beresford chiama immora- 
lità lussuriosa. 

Ciò che è veramente grave poi è questo fatto: la degenerazione 
morale rapidamente delincata nelle pagine precedenti non è limi- 
tata alle classi superiori e dirigenti, air alta borghesia e air aristo- 
crazia; ma ha fatto i suoi guasti spaventevoli in tutte le classi sociali. 

Così ne scrive un giornalista italiano che vive da molti anni a 
Londra : 

« Un deputalo irlandese per fare comprendere che cosa fosse la 
vita inglese ad un socialista italiano gli mostrò una lira sterlina. » 

« Il simbolo era bene scelto. I/innata ed antica cupidigia di lucro 
acuita dalle risorse che offre l'odierno affarismo, è venuto in questi 
ultimi tempi ad assumere delle forme morbose. La nazione dei bot- 
tegai pare diventata la nazione dei borsisti: tutti vogliono speculare. 
Il commercio è sopraffatto dal giuoco d' azzardo e ridotto ad una 
specie di rouge et noir; né i guadagni onesti e laboriosi dei traffici 
hanno più seduzioni per chi ambisce alle grosse vincite dello 
Stock Exchange e alle proficue operazioni finanziarie del promoter 
rism. Guardate alla City. E' tutta una rete di mistificazioni, di in- 
trighi, di truffe, di ladrerie e di birbanterie d'ogni genere. Le im- 
provvise, favolose fortune ed i crac colossali sono i suoi drammi 
di tutti i giorni; i suoi eroi si chiamano Whitakcr Wright e E. T. 
Hooley. Nella gran bisca affaristica — come il popolino di Napoli 
al botteghino del lotto — tutti vogliono arrischiare la loro posta, 
comprese le donne, ond'è che più frequentemente si leggono nei 
giornali diffide dei mariti che non vogliono più pagare le perdite 
fatte dalle mogli cogli agenti di Borsa. E la smania delle grosse 
vincite, la febbre dell'oro, la furia di arrivare e di arraffare, l'am- 
bizione e l'ammirazione del successo, il otilto delle ricchezze, V ideale 
supremo dello avere anziché dell'ergere come hanno prodotto un ef- 
fetto demoralizzante nell'individuo, così hanno esercitato un'azione 
deleteria sullo spirito generale della nazione, a Io odio ogni tirannìa 
— diceva Lord Rosebery in un suo recente discorso (i) — ma la 
tirannia che detesto più di ogni altra è quella della ricchezza cor- 
rotta e corruttrice. Forse noi ne abbiamo già di iroppo in questo 
paese l Ed io credo talora di scorgere l'ombra immane di tutti gli 



(i) Glasgow, 6 Dicembre 1904. 



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286 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERRIOI 

interessi coalizzati gettarsi attraverso il sentiero del nostro progresso 
nazionale; quasi che i destini della Granbrettagna abbiano un giorno 
ad essere regolati da un solo, immenso trust ! n 

« Epperò la tirannia della ricchezza spiega quel!' egoismo e quel- 
Topportunismo; che sono sempre stati i moventi, più o meno larvati 
dalla politica inglese, ma che non hanno mai trionfato tanto aper- 
tamente come ora: l'abbandono delle aspirazioni più nobili e degli 
uomini di stato che le personificano; la derisione compassionevole 
in che è caduta pertìno la memoria di statisti come Gladstone, la 
cui opera di equità, di libertà, di giustizia e di moderazione, specie 
nei rapporti internazionali, è ora condannata come una fatale follia. 
Essa spiega il contenuto morale, o meglio immorale, dell* imperia- 
lismo , la sua mancanza di scrupoli e il suo cinismo ; come pure 
nuovissime tendenze militarisle e protezioniste, il culto della forza, 
le passioni arroganti, il bluff e gli atteggiamenti spavaldi, di cui il 
popolo inglese ha dato molte volte spettacolo in questi ultimi tempi. » 
« Ma la corsa sfrenata alla ricchezza è solo uguagliata dalla corsa 
sfrenata al piacere. La vita inglese è ancora nei godimenti materiali, 
neiramore del lusso, nelle feste, nello sporta nel giuoco, nello sfarzo, 
nelle gioie della tavola, nella dissipazione e nelle viziosità eleganti. 
Gli uomini e le donne che vivono in Londra la vita più pura, no- 
bile ed operosa, i direttori e le direttrici dei varii settlements uni- 
versitari sparsi nei quartieri poverissimi della metropoli, hanno al- 
zato in questi giorni un grido d'allarme contro il crescente sibari- 
1^. tismo delle classi ricche ed hanno rivolto alla stampa di tutto il 

W regno un'alta e generosa protesta contro gli eccessi del lusso che 

j^ • ingenerano V egoismo e sviluppano ed esaltano un ideale anti-so- 

^ ciale. » 

É a Perchè la sontuosità e la profusione negli altri paesi sono li- 

I mitati ad una classe relativamente piccola e privilegiata, in Inghil- 

J^'. terra sono proprie di tutta Tim mensa borghesia che mena una vita 

K»' dispendiosissima e raffinata. Le case dei mille parvenus milionari del 

^/ West End contengono splendori tali da eclissare quelli delle great 

}J' London ìwuses dell'antica aristocrazia. Nella casa dei ricchi si tro- 

\^ vano tanti prodotti artistici italiani che sembrano musei nostri. » 

'^'. ce Tutto è montato in Mayfair con una ricercatezza ed un fasto 

t / straordinario; e larghissimo è il treno dei segretari, dei maggiordomi, 

'f dei servi, dei cocchieri, dei valletti e dei camerieri 1 » 

i', « Queste case signorili che, a differenza delle nostre, hanno este- 

? riormente un'apparenza modestissima, e per lo più ineste ica, aprono 

^ da maggio ad agosto, i loro battenti alla società più elegante della 



V 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 287 

metropoli. Ed allora è un succedersi di ricevimenti, di at homes, di 
veglie, di danze, di trattenimenti musicali e di pranzi pantagruelici, 
ai quali i chefs francesi fanno a gara per dare le maggiori attrattive 
possibili. A tavola si serve tutto ciò che di più squisito si produce 
al mondo. Spesso per le serate delle grandi case sono impegnati e pa- 
gati profumatamente gli artisti che fanno la stagione al Covent 
Garden, i violinisti e le pianiste di fama mondiale, le dive e le di" 
veites parigine. » 

« Indescrivibile è l'eleganza di questi ritrovi, gli ori delle lampade 
e la magnificenza dei fiori, fatti arrivare espressamente dalla Ri- 
viera; ma sopratutto lo sfoggio di toilettes delle signore che, inarri- 
vabilmente, prima di una soirée passano in Bond Street a farsi fo- 
tografare per aver poi la compiacenza di vedersi riprodotte nei giornali 
illustrati settimanali con una descrizigne minuta dei loro abbiglia- 
menti, della pettinatura, delle scarpette, dei monili e dei gioielli. » 

« Dalle case di Londra questa vita gaudente e sfarzosa passa a se- 
conda delle stagioni — mutando di figurino, ma non di intensità — 
nelle graziossime ville della campagna, nelle casette di legno gal- 
leggianti sul Tamigi; passa sui campi ondulati di Epsom per le 
corse ippiche, sulle spiagge bianche e ghiaiose di Cowes per le gare 
nautiche, sulle brughiere dello Yorkshire per le caccie al gallo di 
montagna, sulle lagune malinconiche del Norfolk, sparse di canotti, 
lungo i laghi cupi della Scozia e per le montagne del Paese di 
Galles. D'estate, con tutti i comodi e le ricercatezze del turismo 
elegante, noi la ritroviamo questa vita beata nei fiord della Norvegia, 
sulle rive del Baltico e del Maelar, negli hótels del continente, a 
Lucerna, a Interlaken, a St. Moritz, sulle Alpi e sui laghi italiani; 
e d'inverno, mentre la neve pesa fredda ed uggiosa su Londra, essa 
corre in cerca dei tepori della Riviera, di Firenze di Roma, di Na- 
poli, del Cairo e d'Alessandria. » 

« Cambia la scena e cambiano i divertimenti, ma la ricca bor- 
ghesia di Park Lane è sempre immersa tutto Tanno in una radiosa 
atmosfera, in un grande salone dorato! » 

« Chiusa gelosamente in sé, non è facile scrutarne l'intimo con- 
gegno, la sua psicologia, la sua hiorale, i suoi sentimenti; ma ogni 
tanto la cronaca scandalosa della Corte di Divorzio solleva indiscre- 
tamente i veli che l'avvolgono e la proteggono. E allora anche il 
gran pubblico è introdotto nei recessi più reconditi del West End 
e messo a parte dei segreti di questa vita signorile e brillante. Allora 
specialmente le belle dame della smart set, della high life, compaiono 
in una luce meno adulatrice di quella delle loro drawing rooms. » 



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288 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

« Leggiere, frivole, ambiziose, orgogliosissime, preoccupate solo di 
abiti, di sport, di diporti, di teatri, di partieSy di caccia e di corteg- 
giamenti, queste belle dame non sono certo l'anima e la poesia della 
home. Non hanno molta sollecitudine neper la casa né per i bam- 
bini, che crescono segregati nella nur serie; affettano anzi un certo 
disprezzo per le virtù e le cure domestiche e non poca compassione 
per quelle povere bambole, quelle ììomely creatureSj che sono le 
buone e brave massaie della borghesia tedesca. Fini e slanciate, con 
una massa splendida di capelli e con un colorito delicatissimo, vanno 
molto orgogliose della loro bellezza e ne hanno la cura più scru- 
polosa. » 

« Godendo tino da giovanette di una libertà sconfinata ne usano 
e ne abusano in tutti i sensi. Sono sempre fuori e in giro colle 
amiche e gli amici, né soffrono rimostranze da parte dei poveri ma- 
riti, le cui fortune esse dilapidano per appagarci i capricci dei gio- 
ielli e della toilette. Né occorre dire dello scialo che fanno nei ve- 
stiti 1 Recentemente una sarta ha intentato causa ad una signora 
per ottenere il saldo del suo conto che in due anni era salito a 
250.000 lire! » 

a Quando le dame inglesi della smart set non sono in viaggio o 
in visita o a teatro, quando non hanno in mano la bacchetta del 
tennis o il bastone ferrato del golf^ sono invariabilmente al tavolino 
da giuoco, pel quale hanno una passione mostruosa. » 

« 11 grande pittore G. F. Watts scriveva poco tempo prima di 
morire, un articolo nel Pali Mail Magagne ^er dimostrare che tutti 
i mali deiringhilterra provengono dal bere e dal giuocare. « Le si- 
gnore delFalta borghesia — notava egli a un certo punto — sono di- 
ventate addirittura matte per il bridge » (un giuoco di carte recente). » 

« Questa tendenza a godere la vita , materialmente e grossolana- 
mente si è propagata anche alle classi medie, ai professionisti , agli 
impiegati, ai bottegai ed agli stessi operai. » 

« Nei primi tempi che io ero a Londra, sono passato come pen- 
sionante per diverse famiglie della piccola borghesia e ricordo che 
mi davano tutte quante una curiosa impressione di ineffabile beati- 
tudine. Non erano famiglie molto agiate, pure uomini e. donne non 
pensavano ad altro che a divertirsi; andare al teatro, al caffé, sul 
Tamigi, ai bagni; a fare del lusso e delle visite, a suonare il piano, 
a leggere dei romanzi comodamente sdraiati in poltrona. Del denaro 
ne avevano , ma non per buttar via : pure nessuno mi sembrava 
preoccupato del domani : tutti sentivano inconsciamente una specie 
di sicurezza nelF atmosfera che li avvolgeva, nelle condizioni gene- 



\^ 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNt 289 

ralì e nella grande abbondanza del paese. In una casa c*era questo 
intercalare che io mi sentivo ripetere ogni momento dalla mattina 
alla sera: Are you happy? We ali are happy! Ed erano tutti felici 
davvero. La domenica facevano delle grandi tavolate. Venivano le 
amiche e gli amici , i cugini e le cugine , a mangiare , a bere , a 
giuocare. » 

« In Italia la borghesia dà lo spettacolo di una vita di preoccupa- 
zioni ed anche di stenti. » 

« Qui invece tutti erano e sono felici 1 Qui una famiglia a corto 
di mezzi, ha sempre la più serena confidenza nei suoi destini. Questa 
piccola borghesia inglese vive anch* essa alla giornata , ma la sua 
sola paura non è quella che le manchi il lavoro , sibbene che le 
manchi il modo di divertirsi. Se si impone delle privazioni , lo fa 
per darsi buon tempo: lesina sul conto del macellaio, per andare 
alla commedia o all^operetta. Le fanciulle, anche quando non hanno 
i mezzi di studiare o di imparare un mestiere, anche quando hanno 
nulla da fare, si disinteressano completamente della casa. Esse arri- 
vano per lo più all'età di 20 anni che non sanno cucinare un pollo 
o accomodarsi un vestito. Crescono nella confidente speran/a del 
matrimonio; e quando questa tramonta vanno a fare le dame di 
compagnia, a condurre a passeggio i bambini, a leggere i romanzi 
alle signore inferme, a viaggiare in Italia colle famiglie signorili. 9 

« Dalla piccola borghesia la tendenza si è propagata giù giù fino 
agli operai. Chi ha visto le baraonde chiassose dei batik holidaySy le 
orgie di Hàmstead Heath, del Palazzo di Cristallo e del Palazzo 
Alessandra, chi si è trovato in campagna fra le carovane dei gitanti 
-sulle giardiniere imbandierate e infiorate ed è passato vicino alla 
folla degli uomini e delle donne dal volto acceso per la birra e per 
il whisky, sa cosa sia Tallegria del popolino inglese 1 Nelle sue ca- 
sette manca spesso il necessario ma difficilmente manca il piano. 
Se voi passate per i quartieri più umili voi udrete spesso un* aria 
deir ultima operetta suonata al piano da qualche lavandaia colle 
maniche rimboccate. Tutti si dilettano di musica in Inghilterra. 
It is so nice I » 

« Una volta andai a un penny eyening, cioè a uno di quei tratte- 
nimenti serali e popolari organizzati dal reverendo del quartiere 
nella hall annessa alla Chiesa e nella quale per entrare si paga un 
penny. Il pubblico è composto per lo più di ragazzi poveri e chi dà 
trattenimento sono i bottegai della strada. 11 droghiere recita delle 
poesie, Terbivandola canta, il pizzicagnolo fa dei giuochi di prestigio: 
poi e' è il coro o la pantomina o il quadro vivente ; il mio occhio 
ao- GoLAJAiun 



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^gÒ kkttE SÙPERIOÌlt t RAttE ÌNt^ERIÒÌlt 

si fissò entrando suiruomo che accompagnava al piano Terbivendola: 
no, non era possibile 1 Mi avvicinai: era proprio lui, il mio ^i^^man, 
uno degli spazzatori municipali 4^1 mio quartiere, che correva su e 
giù delicatamente sulla tastiera celle sue belle manacce nere, più 
nere della marsina che aveva indossato per l'occasione 1 » (i). 

Qualcuno potrà trovare molto cupe le tinte del quadro dei costumi 
e della presente degenerazione morale deiringhilterra. Io non credo 
che ci sia esagerazione alcuna e alla fine del seguente capitolo si 
vedrà che questa descrizione trova piena conferma nelle parole di 
un illustre contemporaneo anglo^sassone. Per ora basti ricordare Ta- 
marezza, che sgorga da queste parole di un'altra illustre figlia del- 
r Inghilterra : « La ricchezza vi è divenuto il fattore dominante della 
vita sociale e politica ed un commercio senza scrupoli forma il solo 
scopo dell* Imperialismo di cui si è levato lo stendardo. La vecchia 
nobiltà è stata schiacciata da una iluova creata a base di denaro e 
ogni ministro lasciando il potere lascia la sua parte di ricchi elevata 
alla dignità di lordi » (Ouida). Questa innegabile decadenza morale 
autorizza a prevedere che sia prossima la caduta dell'Impero bri- 
tannico? 

Come i lettori avranno visto non ho alcuna predilezione per le 
profezie; quella fatta da Ledru Roilin (Histoire de la décadence de 
V Angleterre) sessantanni or sono venne smentita dai fatti in modo 
trionfale; e smentite furono le profezie di Engels che prima della 
fìne del secolo XIX era sicuro di vedere la catastrofe del capitalismo, 
proprio in Inghilterra. 

Ma r ottimismo cieco mi pare altrettanto ingiustificato quanto il 
pessimismo. Certamente tra mezzo secolo si potranno maturare av<- 
venimenti storici di fronte alla cui importanza impallidiranno i ri- 
cordi di Roma Imperiale. Se il mondo assisterà davvero al risveglio 
dell'Asia, che direttamente e indirettamente si viene preparando 
dalla stessa Inghilterra e dagli Stati Uniti, si potrà essere sicuri, che 
sarà segnata la fine dell'Imperialismo Inglese (2); e la fine di questo 

(i) Mario Borsa : Vita inglese. Il sibaritismo di una società imperiale, (Nella 
Vita Intemazionale 20 giugno 1905). Roma decadente presentò molte stranezze 
nei costumi ed anche la esagerazione di alcuni sentimenti morali, Tardente aspira- 
zione verso nuove forme religiose, che attraverso ai culti orientali, preparò il 
trionfo del cristianesimo ecc.. Il zoofiKsmo , lo snobismo, lo spiritismo, ì revivals 
cristiani del Principato di Galles , la moda del tatuaggio che penetra anche nella 
aristocrazia di Londra, sono dei ricorsi e dei segni equivalenti a quelli della Metropoli 
del mondo latino? 

(2) I segni del sorgente Imperialismo Giapponese che dovrà cozzare inevitabil- 



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lISRf v^S^?^^^^ MT 



v-. 



bOtr. NAt»OLEÓNE COtAlANNt igi 

Imperialismo contemporaneo, né più né meno di quella dell'Impe- 
rialismo di Roma, .verrà affrettala dalla corruzione generale dei co- 
stumi, alla sua volta generata dal parassitismo economico (i). 



CAPITOLO XXIV. 
La decadenza anglo«sassone 

B) Negli Stati Uniti 

Quali siano le condizioni, i fattori, del progresso negli Stati Uniti 
venne esaminato precedentemente ; e si vide altresì come s' ingan- 
nassero gV Inglesi del secolo XVIII durante la guerra dell' Indipen- 
denza Americana, che giudicarono con tanta leggerezza sull'avvenire 
della nuova repubblica. 

La evoluzione progressiva degli Stati Uniti ha dei punti di rasso- 
miglianza con quella della madre patria; ne ha pure la evoluzione 
regressiva. La differenza vera tra la evoluzione dei due grandi Stati 
anglo-sassoni più che nella qualità dei fenomeni sta nella rapidità 
ed intensità colla quale essi si sono presentati e svolti. 

La rassomiglianza é grandissima nella decadenza per quanto si 
riferisce alla formazione dell' idea imperialista e dell'azione esercitata 
dalla ricchezza e dal benessere sui costumi e sulla moralità pecu- 
niaria e sessuale ; é minima nella corruzione politica ; e' é inversione 
vera, anzìcché rassomiglianza nella evoluzione economica non in 
senso assoluto, ma in quello relativo — rispetto alla posizione , che 
si occupa nel mondo —, che fu discusso nel capitolo precedente, par- 



mente coli'Imperìalismo britannico sono evidenti e verranno da me esposti in ap- 
posito scritto. Ài Giappone, compera stato previsto, la storia e la geografìa asse- 
gnano l'egemonìa sul mondo giallo e su tutta rAsia. 

(3) John Morley, il grande storico e politico radicale nella Nineteenth Century 
(marzo 1905; fa rimontare il moderno Imperialismo britannico al rigetto deìVHome 
rute (1886). Le cause del medesimo le addita: nella decadenza del sentimento re- 
ligioso; nella diffusione della corrente dell'idealismo germanico; nell'esempio conta- 
gioso della brutalità di Bismarck e nella convinzione radicatasi nella mente del pò 
polo, che Darwin abbia scientificamente dimostrato: essere la forza equivalente al 
diritto. 



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*J-^<. 



r* 






ì 



> 



^gù. RAZZE sa^ERIORl e razze inferiori 



landosi della decadenza economica dell' Inghilterra. Pel fatto 
che si crede a questa decadenza inglese a causa della concorrenza 
americana si è indotti a concludere che negli Stati Uniti non vi sìa 
decadenza economica: ne assoluta, né relativa. Così è. Perciò invece 
di intrattenermi sulla decadenza darò rapidi cenni sulla espansione 
economica degli Stati Uniti. E vi accenno qui e non nel capitolo in 
cui trattai della loro evoluzione progressiva perchè precisamente in 
questo rapido, intenso, vertiginoso, inverosimile, per quanto vero,'au- 
mento della ricchezza e della potenza economica degli Stati Uniti 
risiede la causa prima e poderosa della loro degenerazione politica 
e morale. 

ìf i.° L'espansione economica. Non occorrono molte ricerche per avere 

y\ * i dati più attendibili sulla prodigiosa espansione economica degli 

Stati Uniti : sono stati raccolti e pubblicati in forma ufficiale, e per 
un secolo, da chi possiede tutti i materiali a sua disposizione e sa 
^; maneggiarli con singolare competenza: da O. P. Austin, Capo del- 

l'Ufficio di Statistica al Ministero del Tesoro. Spigolo, perciò, nel 
Progress of the United States estratto dal Summary of Commerce and 
Finance far lune, i(jo2 i dati più importanti e caratteristici e li pre- 
sento agli Italiani, che li conoscono inesattamente o fragmentar^a- 
mente. 



1 

to stesso fi 




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r 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANN! 



293 



Arem (Miglia) senza T Alaska e le isole 

Popolazione 

%. Densità (Abitanti per miglio quadrato) . 

Ricchezza (valutazione della proprietà reale 
e personale) in dollari (i) 

Id. 'per ogni abitante . > (i) 

Debito pubblico in totale . . » (2) 

Id. per ogni abitante. » 

Oro coniato > 

Argento coniato » 

Oro in circolazione (il primo 
dato si riferisce al 1862) > 

" Denaro in circolazione (il primo 

dato si riferisce al 1862) » 

Numero delle Banche nazionali (Primo 
anno 1864) 

Capitale ' delle Banche nazionali (Primo 
anno 1864) dollari 

Bank clearings di New- York 

(Primo anno 1 834) ... » 

Bank elearings totale (Primo 

anno 1887) ..... • 

Depositi individuali nelle Banche 

nazionali (Primo anno 1 862) » 

Numerodei depositanti nelle Cas- 
se (i|i risparmio (Primo an- 
no 1820) » 

Ammontare dei depositi (Primo 

ann9 1820) » 

Entrate ordinarie totali dello 

Stato federale .... » 

^ Id. doganali » 

Id: inteme (Internai revenue) » 

Spese ordinarie total ideilo Stato 

federale (3) .... . > . 



180IÌ 


1000 


looa 


827.844 

5.308,483 

6,41 


3,025,600 

76,303.387 

25,22 


79.003,000 


7f« 35.780,000 

307.69 
82,976,294 

>5»63 
317,760 
224,296 


94,300,000,000 

1,235,80 

1,107.711,257 

99,272,443 

30,848,46 1 


969,457,241 
12,27 


25,000,000 




629,271,532 


334697.744 




2,246,529,412 


'79 


398» 


4337 


14,040,522 


608,5^8,046 


670,164,195 


5>75o.455f987 


77,020,672,494 




52,126,704,488 


114.190,226,023 




8.497.682 


2,623,997,522 


3,111,690,194 


8.635 


6,107,033 




1,138.576 


2.449.547.885 




10,848 749 

2,080.934 

809.397 


587.685,338 
233.164.871 

293-327.927 


562,478,223 
254.444.708 
221,880,122 


7.41 «,370 


447.553.458 


442,101,559 



II) Il dollaro vale L. 5.18. La prima valutaàonc della ricchesza è del tS$o. 

(a) 11 massimo del debito pubblico si ebbe nel 1865 con 2,674.815,856. D'allora in poi discese gradatamente sino 
^ S5S.969.475 sei 1893. Risali colla guerra di Cuba. 

(3) Le spese rag^unsero il tnMximmm dì 1.217,704.199 dollari nel 1865; dopo discesero al miiiimuM di 134,463 .4^ 
■el 1878; d'allora iu poi risalirono quasi continuamente. 



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294 



RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



Spese per la guerra (i). . 

Id. per la marina (2) . . 

Id. delio Stato. Interessi del 
debito pubblico . . . 

Id. dello Stato. Pensioni . 
Importazioni ài merci. Totale 

Id. id. per ogni abitante 
Esportazioni. Totale . . , 

Id. per ogni abitante . . 
Esportazione di prodotti agricoli 

Id. id. industriali . . . 

Numero delle Farms (Primo 
anno 1850) .... 

Valore delle Farms (Primo an 
no 1850) 

Prodotto delle Farms (Primo 
anno 1870) .... 

Valore totale degli animali delle 
Farms (Primo anno 1850), 

Produzione di lana (Primo an 
no 1850) ..... 

Produzione di cereali (Primo an 
no 1850) 

Produzione di frumento (Primo 
anno 1850 

Produzione di cottone . . 

Id. di oro (Primo anno 1810) 

Id. di carbon fossile (Primo 
anno 1820) 

Id. di petrolio (Pr. anno 1859) 

Id. di ferro ( » » 1820) 

Id. di acciaio ( » » 1862) 

Stabilimenti industriali (Primo 
anno 1850) 

Id. id. operai impiegati (Pri- 
mo anno 1850) . . . 

Id. id. salari pagati (Primo 
anno 1850) 





1800 


1000 


1902 


dollari 


2,560,879 


«34.774768 


1 12,272,216 




3,448716 


55 953.078 


.67,803,128 




3,402,601 


40,160.333 


29,108,045 




64 131 


140877,316 


138488,560 




91,252,768 


849,941,184 


903,327,071 




i7»i9 


10,88 


1143 




70,971.780 


I 394,483»o82 


1.381.719.401 




13.37 


17,96 


17.49 




33.502.000 


835.858,123 


851,460,312 




31897.570 


433851,756 


463,890,762 




1,449,073 


5.739.657 






3.967.343»58o 


20,514.001,838 






1,958,030927 


3.764.^77.706 






544.180.516 


2.981,054,115 




Pounds 


52,516,969 


288.136,621 




Buschels 


100485.944 


522.229,505 


^ 


» 


592,071,104 


2.105,102,516 




Balle 


155.565 


9,436,416 




dollari 


2,463 


79,171,000 




Tonneli. 


365 


240.965917 




Galloni 


84 000 


2.914.346 148 




TonnelL 


20,000 


13.789,242 




» 


. 19*643 


10^188.329 




Numero 


123,025 


512,734 




» 


957,059 


5.719.137 




dollari 


236.755*464 


2,735.430.848 





(1) Le spese per la guerra raggiunsero il mnximum di 1,030,690,400 nel 186$. Finita la guerra di leccssione disce- 
sero rapidamente ad un minimum di 32,154,168 nel 1878. 

(2) Maximum di 122,617,434 nel 1865; minimum di 13,907,888 nel 1886. 



\ 



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DÒTT. NAPOLEONE CÒLAJANNÌ 



295 



Id. id. vafort; dei prodotti (Pri- 
mo anno 1830) .... 

Id. id. di ferro e acciaio (Pri- 
mo anno 1870) .... 

Id. id. di ferro e acciaio, sa- 
lari pagati (Pr. anno 1870) 

Id. id. di ferro e acciaio» va- 
lore prodotto (Pr. anno 1870) 

Id. id. di cottone (Primo an- 
no 1850} 

lil. id. s ilari pagati (Primo an- 
no r86i) 

Id. id. valore prodotti (Primo 

anno 1850) 

Consumo a testa di zucchero 
(Primo anno 1870) . . . 

Id. id. d| catfè (Primo anno 

'853) 

• Id. id, di thè (Primo anno 

'833) 

Ferrovie (Primo anno 1830) . 

Id. Numero aci carri merci 
(Primo anno 1880) . . . 

Id. Viaggiatori (Primo anno 
1882) 

Id. Numero carri viaggiatori 
(Primo anno 1880) . . . 

. Id. Spesa li trasporto per mi- 
glio e tonnellata (Primo 
anno 1882) . doli, e cent. 

Fallimenti commerciali (Primo 
anno 1857) 

Uffici postali 

Entrate postali 

Telegrammi speediti (Primo an- 
no 1867) 

Giornali e periodici pubblicati 
(Primo anno 1870) . 

Stipendi pagati nelle scuole pub- 
bliche (Primo anno 1810). 

Immigranti (Primo anno !82o)fi) 





1800 


1000 


1902 


dollari 


1,019 io6«6i6 


13039.279,566 




Numero 


808 


7^5 




dollari 


40 3 14 981 


134739,004 




■• 


207 208,696 


• ^35 759.034 




Numero 


1,094 


1,051 




dollari 


23 940,108 


92,242,884 




» 


61.869,184 


332.806,156 




Founds 


33.00 


65,02 




» 


7,26 


9,81 




» 
Miglia 


0.75 
23 


1,09 
199025 




Numero 


544. «85 


1.35M67 




» 


375.795.812 


584695.935 




» 


12288 


26,786 


» 


di doli. 


0,124 


o>75 




Numero 

» 


4.932 

903 

280,804 


1 1,002 

76,688 

1 1 1,631,193 




Numero 


5,879,282 


83»555.»22 




» 


359 


20,879 




dollari 
Numero 


37,832.566 
8,385 


136,631.838 

448.572 


648,7^ 



(1) Le osctUAziont nell'immigraiione furono fotti. Il maximum si ebbe nel 1^62 con 788,992, Dopo «ti ebbe un 
minimum di 339,392 nel 1898. In tutto gl'iniirigr«nti dal. 1S20 al 1901 tono siati 18,114,364. 



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296 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Dove parlano le cifre mi pare che siano assolutamente superflue 
le parole per commentarle. I fatti hanno confermato e sorpassato le 
previsioni antiche di lord Chatam, e quelle posteriori di Adam nel 1852. 
Meritano di essere ricordate quelle di Gladstone nel 1878, perchè con- 
tengono tutta la filosofia della Storia che qui sostengo e che riesce 
alla più severa condanna della teoria delle razze. Il great old man 
disse allora: « Gli Stati Uniti diverranno ciò che noi oggi siamo: 
« il capo della grande casa mondiale, il padrone di tutti i lavora- 
ci tori. Noi non avremo alcun diritto di recriminazione contro gli 
a Stati Uniti, come non ne ebbero Genova, Venezia, l'Olanda contro 
« di noi » 

Il Levasseur di fronte a tale colossale sviluppo di potenza econo- 
mica osservò che gli Stati Uniti non sono più un gigante dal rapido 
sviluppo, ma una piovra gigantesca, che stende dapertutto i suoi ten- 
tacoli. Essi nel 1900 emettono prestiti per conto della Gran Bretta- 
gna, della Germania, della Russia e della Svezia; e i tre fattori che 
agirono per elevarli al rango di banchieri del mondo sono : Tenorme 
espansione commerciale, T inflazione della circolazione monetaria, 
Taccrescimento progressivo del risparmio. (Thery : Op, cit. p. 268). 

Quanto possa contribuire V espansione commerciale si può argo- 
mentare della eccedenza delle esportazioni sulle importazioni che 
dal 1894 al 1902 ascese a 17 miliardi ed oltre 673 milioni di lire e 
serve a spiegare come nel 1901 nelle Banche nazionali e casse <li 
risparmio vi fossero 27 miliardi e 674 milioni di risparmi. 

Sono cifre che danno le vertigini; e le hanno dato ai nord-ame- 
ricani. Sono cifre che lasciano intendere che tanta rapidità di svi- 
luppo non può andare scompagnata da scosse, da perturbamenti, da 
crisi che presi in senso assoluto hanno molta importanza , ma che 
rispetto alla grandiosità del movimento rassomigliano alle incre- 
spature che come brezza primaverile può determinare sulle onde 
deir Oceano. 

2.° U imperialismo nord-americano. La rapidità vertiginosa e la 
grandezza dello sviluppo economico degli Stati Uniti, che h?nno visto 
sorgere — per la prima volta nel mondo — la potenza dei miliardari 
quando T Europa non conosceva ancora che i milionari^ accompagnato 
dalla fortuna politica continuata, che non conosce ancora i rovesci e 
le avversità, dovevano fatalmente esercitare una azione enorme sullo 
spirilo del popolo. Nella politica la vittoria morale conseguita nella 
questione dell'Alabama^ succeduta immediatamente alla vittoria ma- 
teriale in quella lotta di giganti che fu la guerra di secessione^ e po- 
scia il successo facile sulla Spagna nella guerra di Cuba e le altre 




DOTT. NAPOLEONE GOLAJANNl 297 

vittorie diplomatiche in tante minori controversie e nella questione 
del Canale interoceanico , non poterono che esaltare ancora di più 
lo spirito americano , che ali* esaltazione era stato preparato dal 
successo economico continuato e colossale. 

Gli avvenimenti politici ed economici gradatamente cancellarono 
il particolarismo, che sul terreno politico costituiva lo spirito dei 
federalisti e lo sostituirono col sentimento nazionale, di cui appena 
si scorgevano gì* inizi anche sino alla guerra di secessione. Ogni cit- 
tadino americano per lo passato aveva due specie di patriottismi 
corrispondenti: il primo, più profondo, agli interessi del proprio par^ 
ticolare Stato; e il secondo a quelli dello Stato Federale, dell'Unione, 
della Nazione. Allora prevaleva il primo, come venne precedente- 
mente ricordato (Gap. XXI). 

Bryce aveva lumeggiato sapientemente questo contrasto; ma ora le 
sue acute osservazioni non corrispondono più alla realtà : un' altra 
psicologia politica si è formata ed è nato veramente il sentimento 
nazionale sugli avanzi del glorioso spirito federale, che fu fiaccato 
colla guerra di secessione. Le ferrovie sono venute a cementare di 
più il sentimento nazionale unitario; esse attraversando tutto l' im- 
menso territorio della Repubblica rendono solidali gì' interessi eco- 
nomici da un estremo all'altro — da Boston a S. Francisco, da New 
York al Texas e al nuovo Messico. Le maggiori forze economiche e 
politiche che si sviluppano e contrassegnano T epoca moderna, V in- 
dustrialismo e il capitalismo d^ un lato, il movimento operaio e il 
socialismo dall'altro agiscono convergentemente per cancellare le di- 
stinzioni tra i singoli Stati e fondono gì' interessi e le anime di tutta 
r Unione. Sicché anche nell'agricoltura e nelle classi che ne vivono, 
che di ordinario rappresentano i ritardatari nella vita sociale, si av- 
verte una fusione d'intenti che oltrepassa i confini degli Stati, e di 
cui si ha un esempio nella poderosa organizzazione delle Granges, 
Non fu un accidente, per me, che sia stato un nord-americano, il 
Lubin, a proporre l'Istituto internazionale di agricoltura, che, qua- 
lunque possa esserne il risultato pratico, rimane come un indice 
della crescente solidarietà internazionale degli interessi. 

Il successo economico e politico all' interno ed all' estero accom- 
pagnato dalla trasformazione dello spirito federale in sentimento 
nazionale unitario non poteva non dare alla testa di una colletti- 
vità in continua fermentazione, in continuo esaltamento, anche per 
la continua immissione nella corrente sociale di quelle centinaia di 
migliaia di uomini nuovi, ardenti , forti, desiderosi di arrivare — e 



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298 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

di arrivare comunque — che in ogni anno dall' Europa Temigrazione 
porta negli Stati Uniti. 

Queste condizioni, oltre alle altre che in ogni rimo dell'attività 
umana caratterizzano la società moderna e la sospingono al moto 
rapidissimo, contribuiscono ad accelerare la evpluzione politica negli 
Stati Uniti. « Dal dittatore delJ'aratro al Cesare imperiale passarono 
in Roma cinque secoli; dal presidente che legava fuori della Casa 
Bianca il suo giumento al nuovissimo presidente dittatoriale sono 
passati meno di cento anni (Malagodi) ». 

I Nord- Americani si trovano perciò in uno stato di sovraeccita- 
zione che a chiamarsi ubbriacatura collettiva appena appena si de- 
signa col suo nome adeguato. Essi, quindi, con serietà grottesca non 
esitano a considerarsi come greatest in the worldy i più grandi nel 
mondo, e manifestano un disprezzo supremo per tutto ciò ch'è europeo 
e di cui si ricordò— a pagina 165— un indice nell'accenno alle loro 
caricature e sopratutto in quelle che mirano ad additare la superiorità 
in tutto dello Zio Sam sopra John Bull— del Nord-Americano sull'In- 
glese. La spaventevole megalomania, da cui sono stati invasati fa sì 
che essi abbiano perduta la nozione delle proporzioni ed anche per 
la defìcìente cultura morale y estetica ed intellettuale essi mettono 
alla pari Sckley con Nelson, Sargent con Velasquez o con Raffaello, 
French con Michelangelo. La stessa megalomania dà una vernice di 
ridicolo donchisciottismo a sentimenti e ad atti che da per loro stessi 
potrebbero essere degni di ammirazione. Un giorno giornali ed uo- 
mini di Stato tuonano contro la Turchia a proposito delle stragi 
degli Armeni; impazziscono di gioia quando sanno che la loro squa- 
dra è comparsa davanti a Smirne e aspettano fiduciosi il bombar- 
damento da Costantinopoli; un altro giorno danno orgogliose lezioni 
di umanità alla Russia e allo Czar e protestano e minacciano contro 
le stragi di Kitschieneff. Questi episodi vedremo che corrispondono 
pienamente al concetto che essi si sono formati della missione degli 
Stati Uniti nel mondo (i). 



(i) Negli Annals 0/ the American Academy (Luglio 1905) alcuni politici e 
scienziati hanno riassunto le opere compiute e da compiere dagli Stati Uniti nel 
mondo. Seth Low ricorda queste pagine storiche y che davvero fanno onore alla 
repubblica delle stelle : rifiutano pagare un tributo al Bey di Tunisi cento anni fa 
e servono di esempio alle altre nazioni di Europa ; colle guerre del 181 2 rendono 
un servizio al mondo modificando la supremazia dell' Inghilterra e facendo ricono- 
scere il diritto dei neutri; iniziano il sistema delFarbitrato nelle controversie inter- 
nazionali ; restituendo V indennità al Giappone per V affare di Shimon«eki, perchè 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 299 

E vedi contraddizioai dello spirito umano 1 Un uomo che in patria, 
sua sta piuttosto coi piccoli inglesi , contro la megalomania, sedotto 
alla sua volta dalla grandiosità della evoluzione nord-americana, ha 
portato il suo non piccolo contributo per ubbriacare ulteriormente 
ì nord-americani. È stato William Stead a prcclamare che, come il 
secolo XIX fu il secolo della egemonia della Gran Brettagna cosi 
il secolo XX sarà quello della egemonia degli Stati Uniti, nelle cui 
mani passerà la supremazia dei popoli che parlano la lingua inglese; 
noi assisteremo , proclama il direttore della RevieìP of Reviews al- 
l' americanizzazione del mondo (i) 1 

Questa condizione psico-morale degli americani del nord dice chia- 
ramente, che essi soiio già dominati dall'idea delF Imperialismo. 

L'Imperialismo degli Stati Uniti del resto era in germe in un con- 
cetto sostanzialmente giusto, che mirava a conservare T indipen- 
denza e la libertà di tutti p )poli di America e che valse a preser- 
varli dal dominio e dall' influenza dispotica dell'Europa: era in germe 
nella dottrina di Monroe. Questa dottrina che costrinse Napoleone III 
ad abbandonare V Imperatore Massimiliano alla sua triste sorte, con- 
servando nel Messico le istituzioni repubblicane, assicurando V ege- 
monia del nuovo continente agli Stati Uniti, gradatamente ne pre- 
parava la degenerazione e vi favoriva lo schiudimento dell'Idea 
Imperiale. 

La semplice, l'onesta dottrina di Monroe, che voleva V America degli 
americani a poco a poco si è trasformata nell'altra che vuole V America 
degli Stati Uniti, Questi presero l'Alaska, il Texas, il Nuovo Messico, 
Portoricco; proteggono Cuba, prenderanno le isole danesi e il Canada; 
hanno voluto, strappando il consenso all' Inghilterra, il predominio 
nel futuro canale interoceanico ; minacciano d' ingoiare la Colombia 
e il Venezuela; economicamente cercano assicurarsi il predominio nel 
Brasile e nell'Argentina. Ma non solo l'America vogliono ; hanno le 
Havaj , le Filippine e vogliono stabilire la loro egemonia su tutta 
l'Asia ed a\ ranno quell' altro che i successi ottenuti faranno deside- 
rare all' insaziabile appetito dello Zio Sam e che egli stesso giudi- 
cherà alla portata delle proprie mani. Nel seguente paragrafo si vedrà 



ingiustamente data, somministrano un esempio d'idealismo nelle relazioni colle na- 
zioni straniere , di cui il popolo può andare orgoglioso ; e più da recente la loro 
attitudine verso la Cina è stata ugualmente generosa ed ha reso libero in Cuba 
un popolo vicino, con grande spesa di denaro e di vite umane. 

(i) The americanisation of the World, London-Presso The Review of reviews, 
Londra. Uno scellino. 



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\ 



3OQ RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

come Tuomo più rappresentativo degli Stati Uniti, Roosevelt, in- 
tenda k^ missione della sua nazione ; perchè si comprenda , però 
che non si tratta di un sogno, di una aspirazione megalomaniaca 
individuale, né dei progetti vampirici del capitalismo insaziabile 
di cui m' intratterrò subito , si devono rievocare le tipiche parole 
pronunziate da Swann, segretario del tesoro nel banchetto datosi 
in Pittsburg il 27 aprile 1902 per celebrare T anniversario del Ge- 
nerale Grant. Dopo avere ricordato la sconfitta della marina spa- 
gnuola egli disse : « Allora noi abbiamo fatto sapere all' universo 
che ci preparavamo a fare la pulizia della via nella quale abitiamo. 
Se la porta lasciata socchiusa nel 1898 si spalancasse interamente, 
gli Stati Uniti faranno non solo la polizia della via nella quale 
vivono , ma neir emisfero occidentale e in tutti i paesi bagnati dal 
Pacifico, Bisogna che gli Stati Uniti abbiano la flotta mercantile 
più considerevole che abbia mai solcato V Oceano e che la ricchezza 
e l*energia americana, in possesso di Havai, del canale istmico tra- 
sferiscano la sovranità del Pacifico allo stendardo delle stelle » (Therjr 
pag. 339). Air egemonia sull' Asia accennò poi esplicitamente per- 
sona eminente : il capitano Hobson ( The North American Review. 
Ottobre 1902). 

Se nella evoluzione degli antichi imperi il materialismo storico 
abbia trovato una esplicita conferma — V implicita ed incosciente 
difficilmente si potrebbe negare — non oserei affermare; ma nell'im- 
perialismo anglo-sassone il movente economico salta agli occhi, s'im- 
pone specialmente nella sua seconda fase d' imperialismo cosciente. 

Invero Inglesi e Nord-Americani desiderano a loro asservito il 
mondo , che giudicano conquistabile, sopratutto per trovarvi un 
grande, un vasto mercato ai loro prodotti e ai loro capitali. Il mo- 
vente economico di questo imperialismo Nord-americano spiccia fuori 
dalle cause, che fecero fallire il suo primo tentativo. 

Infatti la politica espansionista negli Stati Uniti fece capolino ap- 
pena terminata la guerra di secessione colle proposte di Seward, il 
ministro di lohnson, e del Presidente Grant per l'acquisto dell'Ala- 
ska , dei possedimenti danesi , di San Domingo. Riuscì soltanto al- 
l' annessione dell' Alaska : 1' opposizione vigorosa di Sumner , di 
Buttler, di Bayard, di Schurz fece fallire gli altri due tentativi. 

La politica di conquiste e di annessione di territori non contigui 
venne combattuta dal 1865 al 1871 in nonie della giustizia, in nome 
del pericolo che avrebbero corso le istituzioni repubblicane: si vide 
in tale politica l' imperialismo corruttore, che avrebbe portato al mi- 
litarismo — il nemico fatale delle istituzioni democratiche. 



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p^^ 



l^A 



DOTT. NAPOLEONE GOLA JANNI 3OI 

. Ma altre ragioni contribuirono maggiormente a far fallire Timpe- 
rialismo: il colossale debito pubblico, le imposte gravose, la preoccu- 
pazione del problema dei negri del Sud. 

L* espansionismo imperialista sorse la prima volta air indomani 
di una guerra fortunata interna, che, però, aveva lasciata dietro di 
sé una cattiva situazione politica ed economica ; e cadde. Risorse 
air indomani di un' altra guerra fortunata — quella di Cuba — ma 
che fu seguita da fenomeni opposti; ed accenna a triofare (i). 

Tra rimperialismo nord-Americano e quello inglese, e* è qualche 
diffetenza: quello inglese si è preparato in due secoli di lotte men- 
tre meno di mezzo secolo è bastato a quello nord-americano per 
affacciarsi orgoglioso sulla scena del mondo; gli Stati Uniti coltivano 
r Imperialismo non per conservare la posizione acquistata , ma per 
desiderio di maggiore grandezza ; V Inghilterra oramai lo segue per 
mantenere quella acquistata (2). 

Tra rimperialismo inglese e il nord-americano non ci sono che 
differenze quantitative. Sinora quello americano si è mostrato meno 
violento e meno scellerato ; forse perchè la resistenza di Cuba 
e delle Filippine è stata minore di quella dei Boeri. Oreste Ferrara 
che ha combattuto accanto agli insorti di Cuba ha descrìtto la di- 
sonestà, la incapacità dei generali, che la repubblica ha mandato per 
governare e incivilire Cuba (Ludlow, Wood, Rathbone, il colonnello 
Black ecc.) ed ha risposto esaurientemente ai sofismi del senatore 
Beveridge, che cercò giustificare il brigantaggio politico della repub- 
blica delle stelle. (Rivista popolare 15 Giugno 1201). La quale si è 
disonorata nelle Filippine colla spedizione del Generale Funston 
sulla cannoniera Vicksburg e collo sbarco a Casiguran insieme ad 
alcuni falsari e traditori, per organizzarvi il riuscito agguato che con-^- 
dusse alla cattura di Aguinaldo; coll'organizzarvi quei campi di con- 
centraifionCy che rimproverò agli Spagnuoli in Cuba, come un de- 
litto di lesa umanità (3). Il jingoismo nord-americano, però, sinora 



(i) T. C. Smith Expànsion after the War, 1865-71. Nella Politicai Science 
Quarterly (Settembre 1900). 

(2) Charles Cooant fThe United States in the Orient. 1900. Ed. Houghton. 
Boston) sostiene sistematicamente il bisogno dell' imperialismo per trovare mercato 
ai capitali e ai prodotti degli Stati Uniti. Charles Gide giustamente nota che queste 
dimostrazioni giustificano la tesi socialista, che vedono nel capitalismo il responsa- 
bile delle guerre' mondiali. CRevue d* Economie poUtique. Àvril 1901). 

(3) Furono descritte da Parker , professore nella Università di Virginia. Il sena- 
tore Carmack del Tennessee deue ai suo^articolo il valore di un documento par- 
lamentare. {VEuropéen, 30 Maggio 1905). 



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302 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

ha esploso in modo meno ridicolo e meno selysiggìo dt\ jingoismo 
inglese. Negli Stati Uniti sono ancora permesse le pubbliche mani- 
festazioni contro r Imperialismo , che solleva vigorosa opposizione. 
Notevoli in questo senso gli articoli del celebre umorista Mark 
Twaine. (To the persons sitting in darknessjj dell' ex Presidente B. 
Harrison (Musings upon current topics) nella North American Review 
(Febbraio 1901) e quello di Carnegie nella stessa North American 
Review: (Americanison versus Imperialism Marzo 1899). 

Produce vivo rammarico il fatto che la Suprema Corte Federale 
abbia riconosciuto come legali i procedimenti e le conquiste impe- 
riali, stabilendo come principio che: la Costitu!(ione non segue la 
bandiera. 

Uno scrittore americano esaminando queste decisioni infette d'im- 
perialismo si conforta ricordando che quarantaquattro anni or sono 
i sostenitori della schiavitù erano giubilanti per una decisione della 
stessa Suprema Corte, nella quale vedevano la base incrollabile della 
istituzione. (I. W. Burgess : The decisions in the Insular Cases, Nella 
Politicai Science Quarterly). Sarà cosi breve la durata della base giu- 
ridica deirimperialismo quanto lo tu quella della schiavitù ? Utinam ! 

La marcia verso V Imperialismo e verso la proteiforme degenera- 
zione politica e morale negli Stati Uniti sembra rapida e trova! i suoi 
propulsori nello sviluppo gigantesco della ricchezza e nella sua di- 
suguale ripartizione. 

Un marxista dei più noti, il Lafargue, ha descritto questa evolu- 
zione che si prepara negli Stati Uniti ; e la sua descrizione, che da 
sola avrebbe poco valore, messii in armonia colle precedenti ne 
acquista uno singolare; perciò mi sento nel dovere di riprodurre al- 
cune sue pagine. 

a Lo stato maggiore capitalistico che amministra la ricchezza na- 
zionale immobilizzata nei trusts e nelle ferrovie, iscrive il genero di 
Marx, dirige la politica : esso prepara una federazione pan-americana, 
risveglia aggressivamente la dottrina di Monroe e forza il governo 
degli Stati Uniti a farsi protettore delle nazioni dell'America del Sud 
per accaparrare i loro mercati, a detrimento dell'industria Europea 
ed a rinnegare la tradizionale politica pacifica per lanciarsi nell' in- 
perìalismo alla conquista di colonie e di sbocchi 9. 

a I leaders della democrazia americana reclamano mercati con di- 
scorsi di <i sangue e di tuono » — a Noi abbiamo bisogno della terra 
intera poiché abbiamo più intelligenza e più spirito intraprendente 
di chi che sia, disse Poultney Bigelow, in una conferenza su la lotta 
futura pei mercati dell' Est. Noi abbiamo esterminato gli Indiani Pelli 



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3^5^' 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 303 

Rosse e ciò facendo siamo divenuti un esempio notevole della so^ 
pravviven^a del meglio adattato: questa idea dopo la guerra ispano- 
americana noi Tabbiamo inculcata alle nazioni di Europa. Noi ab- 
biamo bisogno dei mercati della terra, poiché tutte le guerre della 
nostra storia sono state delle lotte per dei mercati. Nel 1776 e nel 
1812 noi abbiamo strepitato per ciò che chiamiamo libero scambio e 
quando lo abbiamo ottenuto abbiamo elevato il muro della prote- 
!(ione. V esposizione di Saint-Louis commemora una lotta per dei 
mercati. Quando si studia la guerra del 1861 si scorge che fu una 
lotta per il jmercato nazionale. Noi abbiamo bisogno di forzar la gente 
del Sud a pagare il 20, 30 e 40 % per sviluppare le industrie del 
Nord. Oggidì ci approssimiamo ad una lotta per nuovi mercati. » 
« Questo discorso che risponde alle preoccupazioni dei capi d'indu- 
stria fu riprodotto dalla stampa col maggiore entusiasmo. Lo Stato 
maggiore capitalistico, come Attila, devasterà la 'terra por realizzare 
profìtti collocando le merci ». 

« La lotta di classe che ha turbato Tordine sociale della vecchia 
Europa, non doveva, secondo i pensatori borghesi, mai straziare la 
giovane Repubblica transatlantica; il suo nome non esisteva nella 
lunga politica, tanto che ogni cittadino volendo lavorare, Willing 
to toilj come diceva la canzone dei lavoratori dell' Ovest, giungeva alla 
proprietà ed agli agi. L'accentramento dei capitali e dei mezzi di produ- 
zione, l'hanno impiantata in America: le lotte tra lavoro e capitale pren- 
dono tali proporzioni e tale acutezza che fanno prevedere la guerra 
civile che sarà complicata forse, da una guerra di razza. « Una guerra ci- 
vile può scoppiare, dice Poultney Bigelow. Io credo alla guerra civile 
come credo ai duelli e ai combattimenti tra individui 9. Gli uomini dei 
trusts reclamarono, in tale previsione, un Napoleone Bonaparte. Nel 
mese di Febbraio ultimo, Carlo I Mathewson avvocato titolare di un 
trust dì Wall Street, in un discorso pronunziato dopo un banchetto 
che riunìa Waghington cinque giudici della corte suprema e personaggi 
politici e finanziari influenti, parlò di scioperi, della libertà di lavoro 
violata, degli operai imponenti le loro condizioni colla forza, il re- 
volver e la dinamite; e ricordò che il Terrore era regnato a Parigi, 
ma che un uomo che chiamavasi Bonaparte fucilò i terroristi inva- 
dendo l'assemblea e li cacciò per le vie, ove « Vurdine i> successe al 
regno del terrore. Ciò dovrà essere fatto qui. » Coteste non son 
parole vaghe: gli Stati votano leggi contro gli operai che i magi- 
strati, venduti ai capitalisti come i politicanti, applicano ferocemente. 

a II Congresso del 1902 risvegliò la legge del 1790 sulla milizia 
organizzata per combattere gl'Indiani; votò dei fondi per la sua an- 



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3^4 RAZZE SUPEFIORI E RAZZE INFERIORI 

data in vigore e per l'incorporazione di tutti gli uomini validi al mo- 
mento dì una « insurrezione domestica ». Si sa ciò che tali parole 
significano. La milizia che era sotto il controllo dei differenti Stati 
è messa attualmente sotto quello del governo centrale. Il ministro 
della guerra ha sostituito le palle rivestite d'acciaio che forniscono 
gli arsenali di Stato con due piccole palle, che hanno effetto utile 
in un raggio di 200 metri; egli ha ordinato ai comandanti militari 
delle regioni ove esistono grandi città, di disegnare carte militari 
in previsione di manovre per una guerra nelle strade » 

a La guerra civile risparmierà all'umanità le guerre internazionali 
che preparano l'accaparramento dei capitali e degli strumenti di la- 
voro fatto dai capitalisti.». 

« Il Daily People l'organo quotidiano di New York del Socialist 
labor party , nota come i discorsi di sangue e di fuoco di uomini 
rappresentativi quali Tillman, Bigelow e Wise sono significanti in- 
dicazioni e che l'avvenire del paese è gravido di turbamenti 9 

a Le guerre di classi e di razze e le guerra internazionali porranno 
alla classe capitalistica difficili problemi. Volerli risolvere nei limiti 
del capitalismo significa voler distruggere la classe capitalistica. Solo 
una rivoluzione sociale li risolverà » (i). 

I giudizi dei marxisti, che, forse, si compiacciono delle nuove 
tendenze e della evoluzione economica degli Stati Uniti in cui scor- 
gono una conferma delle loro dottrine sulla polarizzazione delle ric- 
chezza e sulla conseguente fatalità della catastrofe, negli stessi Stati 
Uniti sono stati emessi dai politici militanti. Da recente l'ex gover- 
natore del Michigan nel messaggio col quale trasmetteva il potere 
al suo successore dichiarava: « Io prevedo che se quelli, che sono 
« al potere e che manipolano le leggi non modificano il sistema di 
a uguaglianza, che presentemente nell'ordine dei fatti a noi s'impone, 
a in meno di un quarto di secolo una sanguinosa rivoluzione scop^ 
a pierà nel nostro paese ». Più recisamente il Presidente della Uni- 
versità di Yale in un discorso pronunziato a Boston avvertiva: « Noi 
(t avremo tra 25 anni un imperatóre a Washington, se non arrive- 
« remo a creare una opinione pubblica che senza troppo contare 
« sulle leggi, prenda il sopravvento sui sindacati di accaparramento ». 

Non si direbbe che in queste previgioni fosche riviva lo spirito 
profetico di Macaulay ? La differenza è questa: i barbari dell'interno 
che dovevano distrurre la grandezza e la nobiltà della Repubblica 
delle stelle, secondo lo storico inglese dovevano sbucare dal basso. 



(ij P. Lafargue: Les trusts amerìcains. Paris 1902 Giarde Brìere, p. 161 a 21. 



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J^.>J^ 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 3O5 

dalle classi lavoratrici; ora invece si riconosce dagli stessi americani 
che la distruzione verrebbe dall'alto, dalle classi più ricche, dai mi- 
liardari. In ogni modo il pericolo verrebbe sempre dalla corruzione, 
che vi è spaventevole, come si vedrà, e dalla ineguaglianza estrema 
nella distribuzione della enorme massa di ricchezza. 

Questa evoluzione economica in senso imperialista, antidemocratica 
ha corrispondenze non lievi nei costumi e nelle istituzioni politiche. 
In basso c*è la tendenza marcatissima verso la limitazione dei po- 
teri delle assemblee amministrative e l'incremento di quelli dei 
Mayors o di Comitati poco numerosi; in alto aumenta il potere del 
Presidente della Repubblica (i). Esteriormente fu argomento di 
scandaJk) il lusso e la pompa insolita nello insediamento della se- 
conda presidenza di Mac Kinley. Più da recente ha richiamato Tat- 
tenzione del mondo il viaggio, quasi di persona appartenente a fa- 
miglia regale, di Miss Alice, la figlia del Presidente Rooselvelt. La 
modificazione interiore degenerativa dei sentimenti politici dei cit- 
tadini degli Stati Uniti dolorosamente viene contrassegnata dalla fri- 
volezza, dalla vanità, dalFabbiezione non dei soli miliardari, ma anche 
degli uomini di mediocre fortuna pei ciondoli e dalla caccia dei titoli 
nobiliari anche se personificati in giovani nulli, scapestrati, dei quali 
il tipx) si ha in Francia nel Conte di Castellane (2). Tutto ciò in- 
duceva un corrispondente della Review of Reviews a ritenere che 
dair America esulasse rapidamente lo spirito della repubblica. 

In America non esistono affatto le condizioni opportune affinchè 
avvenga il cambiamento formale nelle istituzioni politiche; e non si 
potranno sviluppare sino a tanto che non vi si svilupperà il mili- 
tarismo^. E indubitabile, però, che se manca Tuomo che porta sul 
capo la corona imperiale, aleggia tra gli abitanti lo spirito delFIm- 
perialismo, di cui si compiacciono in Italia i giovani letterati che 
si sono consacrati al culto della forza e del nietzscheanismo (3). 



(i) Lichtfìld West nel Forum di New York (Marzo 1901) ha enumerato gli 
atti, che dimostrano l*aumento' dei poteri presidenziali. 

(2) lohannet nel Correspondant (iSgj-gS) ha pubblicato una serie d'interessanti 
articoli su questi matrimoni nei quali le doti americane si prostituiscono agli spian- 
tati europei, che portano un titolo. La Francia incassa circa 255 milioni all'anno 
sulle doti americane; e Medley calcola che 1500 milioni all'anno incassati dal- 
l'Inghilterra allo stesso titolo contribuiscono a colmare la di£ferenza tra le impor- 
tazioni e le esportazioni. 

(3) Olindo Malagodi, conoscitore del mondo anglo-sassone, mettendo in suU' av- 
viso coloro che si lasciano ingannare dalle parole e dalle forme, ricorda il protondo 
mutamento, eh' è avvenuto nella psicologia delle masse elettorali degli Stati Unit| 

31 - GOLAJAMMI 



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RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



3" // trionfo di Roosevelt, Nel ramo primogenito degli Anglo-sas- 
soaì negli ultimi anni la concezione imperialista venne incarnata 
in Ghamberlain ; negli Stati Uniti è stata personificata in Roosevelt, 
che è il vero uomo rappresentativo xiel senso emersoniano dei Yankées 
e che di tanto rimane superiore a Joé sotto Taspetto morale. 

Gii atti e le idee di Roosevelt costituiscono un amalgama scintil- 
lante di qualità buone e di altre equivoche e pericolose, se non in- 
trinsecamente pessime, che sarebbero tali da presentare l'Impero sotto 
r aspetto suo più seducente, come lo presentò Augusto. Ora come 
raccenno al trionfo di Ghamberlain dette la misura della decadenza 
politica dell' Inghilterra, quello alquanto più esteso su Roosevelt ser- 
virà a farci intravedere il mutamento verso cui sembrano incam- 
minati gli Stati Uniti. 

Abbiamo conosciuto Ghamberlain sopratutto attraverso alla guerra 
scellerata^ della quale egli fu il vero promotore e trionfatore; cer- 
chiamo di conoscere Roosevelt attraverso alla sua vita, alla sua Pre- 
sidenza, alle sue aspirazioni, al suo ideale. 

Roosevelt entrò nella vita pubblica come ispettore della polizia 
di New York, nel quale ufficio, per combattere il mondo potente 
della delinquenza metropolitana, pare che abbia acquistata una rude 
combattività, che portò nella politica. 

Passò poi nel ministero della marina, dove doveva cominciare a 
spiegare le proprie aspirazioni. Venuta la guerra colla Spagna lasciò 
r ufficio e la famiglia per farsi soldato ; organizzò una legione di 
cavelieri, i famosi rough riders, con elementi rurali e si distinse nei 
combattimenti di Cuba con delle cariche se non utili , certamente 
brillanti. 

Le gesta dei cavalieri rossi narrate da lui stesso gli dettero una 
certa aria donchisciottesca; ma gii procurarono fama e popolarità 
che lo portarono alla Vice-presidenza della repubblica nella seconda 
elezione di Mac Kinley, alla cui uccisione lo sostituì nel seggio. 

Gli atti della sua Presidenza sono storia di oggi più che di ieri 
e non hanno bisogno di essere ricordati dettagliatamente. Accenno 
a qualche punto che ha speciale importanza o perchè lo mette in 
contrasto con le sue credenze e col suo ideale ; o perchè indica la 
tendenza ^ \ql direttiva della futura politica della grande repubblica. 

Nella poli ti ea inte;*na va segnalato il severo giudizio da lui dato 
sui TrustSj ma che non è stato confermalo da alcun atto, da alcuna 



e dell' Inghiltefra e che si rivela colle vOtazioai plebiscitarie» che minuliaiio la esi- 
stenza e la fuaziooe dei partiti, {TrMfunay 33 Novembre 1904). 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 307 

proposta di legge, che miri ad infrenarne la onnipotenza capitali- 
stica e la spaventevole opera di corruzione, (0- Con ciò l'idealista 
si è piegato all'opportunismo giustificando coloro, che sapendolo nella 
lotta presidenziale sostenuto dal capitalismo repubblicano dubitarono 
che egli potesse spfegare azione contro i Trusts, dai quali dopo trasse 
la propria forza nella lotta per la Presidenza. 

La politica economica di Roosevelt in casa altrui è tutta inspirata 
al principio della porta aperta, Vopen door . 

Per suffragarla validamente sarebbe stato valevole l'esempio in 
casa propria; ma non vi fu nella sua doppia presidenza nemmeno 
un lontano accenno alla modificazione di quelle tariffe doganali, che 
ricingono gli Stati Uniti di una formidabile muraglia. Anche questo 
è un sacrificio all' opportunismo : i repubblicani , che lo portarono 
sugli scudi sono protezionisti feroci. 

Roosevelt, che di accordo coli' Europa, impone alla Cina la porta 
aperta all'entrata dei prodotti mondiali, continua a mantenere chiusa 
ermeticamente la porta della Repubblica delle Stelle ai Cinesi ; i 
quali se ne vogliono vendicare organizzando l'incoercibile boicot- 
taggio contro le merci nord-americane. Egli non solo mantiene 
chiuse le porte ai cinesi (2); ma appartiene a quella schiera di citta- 
dini degli Stati Uniti, che vogliono chiuderla anche a buona parte 
della cosiddetta immigrazione undesiderMe, che viene dai paesi la- 
tini e slavi e dall' Ungheria. Qui, però, più che sacrificare alle cor- 
renti del protezionismo operaio, che ha la sua emanazione nei Ca- 
valieri del lavoro e nelle Trade Unions, che temono la concorrenza 
depressiva dei salari degli immigrati poveri e unskilled, egli forse si 
inspira sinceramente a quell'orgoglio civico, pauroso di una decadenza 



(i) Roosevelt nel giro fatto nel 1902 attraverso il territorio della Repubblica in 
quasi tutti i suoi discorsi attaccò i Trusts e arrivò sinanco a sostenere la neces- 
sità di modificare la Costituzione federale per poterli sorvegliare e punire unifor- 
memente ed efficacemente; 

(2) La violazione continua dei trattati , della Costituzione, delle leggi degli Stati 
Uniti a danno dei Cinesi, sanzionata dalla Suprema Corte federale , è stata messa 
in evidenza nella North American Revìew (Settembre 1905) da un articolo di Ste- 
phan W. Nickerson (/ nostri trattati colla Cina ; la legislazione e la loro viola- 
:{ione). Roosevelt nel discorso di Àtalanta (20 Ottobre 1905) ha deplorato che in 
Cina, contro i trattati, sia cominciato il boicottaggio delle merci nord-americane; 
ma riconosce che la causa principale del boicottaggio è nella legge degli Stati Uniti, 
che proibisce V immigrazione cinese. Sarebbe stato più leale se avesse riconosciuto 
che il governo della repubblica viola le leggi esistenti ola costituzione pur di nuo- 
cere ai Qnesi. 



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/ 3^^^ RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



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che potrebbe derivare dalla immistione nella vita pubblica nord- 
^ americana di elementi inferiori non preparati alla libertà e alle 

istituzioni repubblicane. 

« E necessario, dice il Roosevelt, di non ammettere nel paese masse 
d'uomini che abbiano abitudini di vita e costumanze che potrebbero 
abbassare il livello del lavoratore americano, e sopratutto di non 
ammettere uomini d'un tipo indegno che riuscirebbero cattivi citta- 
dini ed i cui figli e nipoti abbasserebbero il livello delle qualità del 
cittadino americano ». 
Roosevelt acquistossi le simpatie dei partigiani della pace propu- 
S^ gnando l'Arbitrato nei conflitti tra gli Stati. Fu uno dei più entusiasti 

^. nel promuovere l'Istituzione del Tribunale dell' Aja ; e nel Messaggio 

celebre al 58^ Congresso degli Stati Uniti esplicitamente dichiara : 
« Noi ci sforziamo, con tutti i mezzi, di contribuire a rendere più 
amichevoli le relazioni fra noi ed il resto dell' umanità. A questo 
tìne presenterò prossimamente al Senato trattati di arbitrato con 
tutte le nazioni che siano disposte a conchiuderne con noi. £ allo 
stesso intento ho domandato alle Potenze di riunirsi con noi all'Aja, 
in una seconda Conferenza, nella quale è sperabile che si farà fare 
qualche nuovo passo all'opera cosi felicemente iniziata ». 

Ma il temperamento imperioso dell' uomo prende il sopravvento 

quando il Senato della Repubblica vuole esercitare i propri diritti, 

I per mezzo del suo Comitato permanente, sottoponendo ad esame i 

ty trattati di arbitrato conchiusi ; egli piuttosto che veder menomate 

le prerogative PresidenziaK , che intende esercitare imperialistica- 

Ip^-' mente, ritirò i trattati. 

r:7 L'imperialismo in Roosevelt, però, non è la esplicazione di una 

^ ambizione personale; perciò precisamente nel momento in cui egli 

? viene riportato trionfalmente alla Presidenza della Repubblica, uni- 

;' formandosi agli esempi dei predecessori, celebri, quasi ad un secolo 

V ^ di distanza, quelli di Washington e del Generale Grant, dichiara 

tt solennemente, conscio della pericolosa tentazione che c'è nella lunga 

[' permanenza al potere, che non avrebbe accettata la terza elezione, 

^, il Third thertn, 

g. Ma tra gli atti della politica di Roosevelt due veramente sono 

r grandi, gli assicurano gloria vera e lo rendono benemerito della 

causa della civiltà e della umanità : uno si riferisce alla politica in-^ 
' terna degli Stati Uniti ed ha modeste apparenze: la sua attitudine 

r umana e civile verso i Negri rivelatasi specialmente colla carica con- 

;: ferita a Washington Booker, sfidando, come venne ricordato, la im- 

; popolarità tra i democratici e tra i repubblicani ; l'altro costituisce 



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DOTT. NAPOLEONE GOLAJANNI 3O9 

il grandioso avvenimento internazionale dell'anno 1905: la pace di 
Portsmouth tra la Ri^ssia e il Giappone, che in gran parte si deve 
alla sua iniziativa, alla sua fede, alla sua insistenza, al suo tatto — 
meraviglioso nel brindisi a bordo della May Flower^ quando all'ini- 
zio delle trattative, mise in contatto tra loro i plenipotenziari dei 
due Stati belligeranti. 

Questi, atti ultimi della sua presidenza sono i più opportuni per 
richiamare alla memoria il suo altissimo idealismo morale. Roose- 
velt disprezza e combatte con pari sicurezza ed energia Y inerzia e 
la disonestà. Su ciò nei suoi messaggi e nei suoi libri sì possono 
raccogliere dichiarazioni esplicite, che hanno altissimo valore in 
quanto corrispondono alla pratica della sua vita privata. In un mondo 
corrotto e disonesto com* è quello della Repubblica delle stelle, egli 
sì rivela, in uno spiccatissimo contrasto coli* ambiente, onesto ed 
austero come i migliori uomini dell* America del Nord del periodo 
glorioso di Washington e di Franklin o come nei migliori tempi 
di Roma repubblicana. Roosevelt ritiene che il cardine di ogni at- 
tività politica debba essere la rettitudine. Come un puro moralista, 
che vìve fuori della pratica e della politica scrive: Se vi è una ten- 
« denza* odierna da sfuggire come particolarmente malsana, è quella 
t dì mettere sugli altari la pura abilità disgiunta dal senso di re- 
t sponsabilità morale. Non faremo mai della nostra repubblica ciò 
« che dovrebbe essere, finché come popolo non saremo profondamente 
t convìnti , e non metteremo in pratica la massima che il successo 
t è cosa abbominevole se ottenuto col sacrifizio dei principii fonda- 
t mentali della moralità. L*uomo che raggiunge il successo, sia in 
t affari sìa in polìtica e che è venuto su ingannando cinicamente il 
« suo prossimo con la doppiezza e Y intrigo, con la audacia e la fur- 
t beria senza scrupoli, va considerato, rispetto alla società come una 
t belva, pericolosa. 

« Possono esservi dissensi riguardo alla circolazione mone- 

t taria, alle tariffe doganali o alla politica estera; ma non possiamo 
« ammettere divergenze di opinione intorno alla quistione dell'one- 
« sta, se vogliamo che la nostra repubblica seguiti a prosperare. Non 
« è moralmente sano queir aggregato politico , dove occorra la ne- 
t cessità di esaltare un uomo politico rispetto ad altri, perchè è one- 
« sto. L' onestà non è tanto un merito quanto il requisito principale 
t ed assoluto di ogni attivo servizio pubblico » (i). 



(i) Vigor di vita. Traduzione italiana di Hilda di Malgrà. Milano, Fratelli Tre- 
▼es, 1904. Nell'ultimo citato discorso di Ataianta ha dichiarato solennemente che 



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3 IO RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

Roosevelt non si limita ad esaltare Tonestà nella vita; ma, quasi 
contraddicendo ad altre sue affermazioni, che esporrò subito, tutta la 
sua fede più che nella forza materiale ripone nella forza morale; 
perciò fa sua questa pagina magnifica di Sidney Smith, il grande av- 
versario del militarismo: « La storia del mondo sta a provare che 
« gli uomini non vanno contati dal numero, ma dal fuoco e dal vi- 
« gore delle loro passioni, dal sentimento che hanno dell'offesa, dalla 
a memoria che serbano della gloria passata ; dalla loro sete di nuova 
l. a fama, dalla loro chiara e ferma risoluzione o di cessare di vivere 

^ « o di compiere una particolare impresa; risoluzione che una volta 

a fermata rompe ogni catena o laccio, e dà libero campo ai seati- 
a menti più divini ed eroici. Tutte le azioni grandi e straordinarie 
a vengono dal cuore. Vi sono epoche nel corso delle vicende umane 
a in cui le qualità solite a guidarci nella vita comune risultano de- 
« boli ed inutili ; quando, cioè, gli uomini devono affidarsi al senti- 
« mento per trovare quella salvezza, che la ragione, in quei momenti 
« non saprebbe dare. Tali furono i sentimenti che condussero i die- 
« cimila attraverso i monti Cardùchi ; tali i sentimenti onde un pugno 
« di Greci spezzò la potenza dell* Impero Persiano ; e nelle paludi 
« degli Olandesi e nelle montagne degli Svizzeri cotesti sentimenti 
« protessero la felicità e vendicarono Tcppressione dell'uomo 1 Iddio 
a ridesta tutte le passioni nel loro vigore per la salvezza presente 
« dell'umanità e T ira e la vendetta e l'animo eroico e la prontezza 
« a soffrire — tutte le forze segrete, tutta T invisibile schiera delle 
« commozioni — lutto ciò che la natura tiene in serbo per le grandi 
« scene del mondo. Quando le speranze ordinarie e i soliti aiuti 
« vengono meno, nulla rimane sotto il cielo fuorché quelle passioni 
« che si sono spesso sperimentate come i migliori ministri dei divini 
« voleri, ed i più sicuri protettori del mondo ». 
fe Sin qua il lato dell'idealismo di Roosevelt che non può che susci- 

P tare l'ammirazione in tutti. Ma in lui, come in tutte le grandi in- 

llJr dividualità , ci sono contrasti , ai quali si passa insensibilmente o 

f^' bruscamente. Neil' attuale Presidente della Repubblica nord-ameri- 

cana il passaggio tra un gruppo d' idee e di sentimenti nobili ad 
altro contestabile o riprovevole è graduale. Il male anzi comincia 
dall' esagerazione del bene. Ci è noto il civismo di Roosevelt , che 
vuole chiudere le porte agli immigrati undesiderables per. evitare la 



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y considera necessario metter Hnc ai procedimenti cinici e disonesti impiegati da certe 

}^} persone per ammassare grosse fortune. Bisogna trattare con dispregio la gente che 

porta la corruzione negli atìkrì e nella politica. 



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nOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 3II 

corruzione e la decadenza della repubblica; si può quindi presu- 
ipere, anche se mancassero i dati positivi eh' egli debba essere par- 
tigiano della dottrina di Monroe, 

Il principio di questa dottrina che vuole V America degli americani^ 
onde assicurare r indipendenza del nuovo continente dal predominio 
delle monarchie europee, è intrinsecamente giusto. Era anche più che 
opportuno. quando venne formulato, alla fine del primo quarto del 
secalo XIX, mentre la reazione della Santa Alleanza infieriva nel 
vecchio continente e i pericoli dell* America giovane, poco popolata, 
debole militarmente ed «conomicamcnte, erano reali e imminenti. 
Cessarono^ di essere tali cinquantanni dopo ed anche prima quando 
la forza della sola Unione nord-americana air indomani della guerra 
di secessioke , affermossi trionfalmente di fronte all' Europa Monar- 
chica ed imperiale costringendo Napoleone 3.^ ad abbandonare Tim- 
presa del Messico e a lasciare fucilare in Quaretaro l'avventuriero Mas- 
similiano di Absburgo. 

Il pericolo è cessato oggi; ma della dottrina di Monroe si discute 
più che pel passato e la si afferma artifiziosamente e burbanzosa- 
mente. Deve quindi esserne dimostrata chiara ed evidente l'applica- 
zione degenerativa, 

Roosevelt ritorna spesso su tale dottrina. Come scrittore afferma 
che essa non dev* essere* considerata come una teoria accademica^ ma 
come un principio attivo della politica generale americana. Se non 
esistesse già bisognebbe crearla. Si perde il tempo, soggiunge, di- 
cendo che la dottrina di Monroe non è riconosciuta come princìpio 
di diritto internazionale ; ciò ci è tanto indifferente quanto Y opi- 
nione dei diversi popoli stranieri sulla Dichiarazione dell'Indipen- 
dènza o $ul discorso di addio di Washington (i). 

La dottrina di Monroe riafferma più esplicitamente e adoperando 
le parole a giustificazione dei fatti, come Presidente della Repub- 
blica. Nel Messaggio al 58.** Congresso dichiara : « Non è vero che 
tt gli Stati Uniti desiderino acquisizioni territoriali, o che vagheg- 
t gino d' intervenire negli affari delle altre nazioni d'America, salvo 
t il caso in cui si tratti del bene ài queste stesse. Gli Stati Uniti 
t desiderano unicamente di vedere gli Stati vicini godere della sta- 
« bilità, dell' ordine e della prosperità eh' essi godono. Tutti i paesi, 
« il cui popolo ^ì comporti bene, possono contare sulla nostra sincera 
« amicizia. Se tutti i paesi bagnati dal mare delle Antille progredis- 
ce sero nella civiltà come Cuba e come molte altre repubbliche delle 



(i) V idéal americmin Colin. Paris. ("La doctrine de MonroeJ. 



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312 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

« due Americhe-, noi non avremmo più alcuna ragione d'immischiarci 
t nei loro affari. Ma, comunque, noi non interverremo se non in caso 
« di estrema necessità e solo quando fosse evidente che la loro in- 
t capacità, o il loro mal volere, ha recato offesa ai diritti degli Stati 
a Uniti o suscitato un* aggressione straniera a detrimento di tutte le 
a nazioni americane 9. 

Chi non scorge il perìcolo che si nasconde in queste pretese di 
di voler vedere se i popoli di America si portano bene ? Le inten- 
zioni saranno ottime ; ma le conseguenze devono essere diverse, pes- 
sime. Il Messaggio di Roosevelt continua : t Affermando la dottrina 
a di Monroe , prendendo h provvedimenti che abbiamo presi per Cuba, 
« il Venezuela e Panama ; sforzandoci di circoscrivere il teatro della 
« guerra dell* Estremo Oriente e di assicurare il regime della porta 
« aperta in Cina, noi abbiamo agito nel nostro interesse^ come nel- 
t r interesse della umanità 9. 

« I casi in cui potremo intervenire con la forza delle armi, sono 
« poco numerosi ; ma è inevitabile che una nazione come la nostra 
« desideri esprimere il proprio orrore in casi come il massacro degli 
« ebrei di Kiscinef e la sistematica, lunga e crudele oppressione degli 
t Armeni. Ci è difficilissimo ottenere passaporti per gli ebrei ame- 
tt ricani che viaggiano in Russia. Questa condotta è ingiusta e irri- 
« tante per noi e non si capisce che cosa possa avere di savio dal 
a punto di vista della Russia... ». 

E poi viene la volta delle Filippine... Alle quali promette una Ca- 
mera elettiva se sapranno meritarsela mantenendosi buone,,. 

Non è evidente che la dottrina di Monroe ha avuto un' amplifica- 
zione assai strana e pericolosamente imperialista? Non si limita in bocca 
di Roosevelt ad assicurare V America agli americani^ ma pretende ad- 
dirittura che V America tutta sia sotto l'egemonia degli Stati Uniti ; 
non si contenta dell'America e fa una capatina nell* Estremo Oriente 
ed aspira al dominio del Pacifico ; dove ha messo le mani prendendo 
le isole Havai e le Filippine ; creando una piccola cliente repubbli- 
cana neir Istmo; assicurandosi il dominio del futuro canale di Pa- 
nama. Di più, sempre a fin di bene, attribuisce alla Repubblica delle 
Stelle il compito altissimo di tutore del mondo civile, per non dire 
quello di poliziotto internazionale, com'è stato argutamente chia- 
mato da un giornale italiano (Tribuna 7 gennaio 1905). 

Se quest'alta sorvegliBuza potesse essere esercitata da un grande 
Stato disinteressatamente e in prò dell' umanità e della civiltà noi 
avremmo in essa qualche cosa che realizzerebbe la politica interna- 
zionale di Giuseppe Mazzini, che con tanta eloquenza condannò lo 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 313 

egoismo della polìtica di non intervento. Ma pur troppo T esperienza 
del passato esclude la possibilità di un così alto disinteresse. La 
Santa Alleam^a volle esercitarla precisamente in nome dell' umanità 
e dei buoni principi e ne sono noti i risultati; V imperialismo inglese 
si è tentato di giustificare con questo pretesto civile ed umanitario 
nelle sue colonie indiane ed africane, ed Hobson ha dimostrata tutta 
la ipocrisia e la menssogna del medesimo. 

Il linguaggio orgoglioso di Roosevelt verso V Europa e special- 
mente verso la Russia e la Turchia , che certamente non si portano 
betfe dal punto di vista dell* umanità, avrebbe suscitato gravi recri- 
minazioni diplomatiche ed anche il richiamo dei rispettivi ambascia- 
tori, come osservò il New York Times , se le potenze « non fossero 
abituate a considerare gli Stati Uniti degni di eccezionale tolleranza 
in simile materia 9. 

Ma nel resto dell'America la pericolosa interpetrazione che si vuole 
dare alla dottrina di Monroe^ —- siccome dai casi del Panama, di Cuba 
e di Portoricco si sa che non si tratta di canards e di verbali spa- 
valderie — hanno suscitato un vivo malumore, di cui si sono risentiti 
anche i rapporti commerciali tra gli Stati Uniti e le altre repub- 
bliche del Sud-America ; tanto che lo stesso Roosevelt in un succes- 
sivo Messaggio ha dovuto mettere dell'acqua nell'antico vino ed 
attenuare la intonazione imperialista sulla egemonia che la Repub- 
blica delle Stelle vorrebbe esercitare nel nuovo continente. 

Nessuno si sorprenderà che Roosevelt si professi partigiano fana- 
tico della lotta e dell' espansionismo — comoda espressióne eufemi- 
stica che maschera lo spirito di conquista -— conoscendosi lo spirito 
degenerativo in cui vorrebbe applicare la dottrina di Monroe^ tanto 
pura e retta nelle sue origini. Perciò egli proclama alto : « Ogni 
ce espansione di una grande potenza civile rappresenta una vit- 
« toria della legge, e della rettitudine. Questo si può dire di tutti 
« i casi d* espansione che si sono verificati nel secolo XIX, sia da 
t parte della Francia e dell' Inghilterra, sia della Russia e dell' Ame- 
« rica. In ognuno di questi casi l'espansione ha giovato non tanto alla 
« potenza nominalmente beneficata , quando al mondo intero. E il 
« risultato ottenuto provò che lo Stato il quale accresceva il suo do- 
« minio faceva opera di civiltà assai maggiore e più importante di 
t quella di qualunque altra potenza stazionaria. Prendete il caso della 
a Francia e dell' Algeria. Durante i primi decenni del secolo il Me- 
« diterraneo era infestato dalla più terribile pirateria, e migliaia di 
a uomini civili venivano annualmente trascinati in ^schiavitù dai 
« corsari moreschi. Una pace ignominiosa era comprata dalle potenze 



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3'4 



RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 



c civili mediante pagamento di tributi. Gli stessi Stati Uniti furono 
« una delle nazioni tributarie. L'ultimo nostro pagamento fu effettuato 
« nel 1830, e fu T ultimo perchè in quell' anno cominciò la conqui- 
« sta della Algeria per parte dei Francesi. Il risultato fu che la pira- 
« teria sparì dal Mediterraneo e T Africa prosperò come mai in tutti 
a ì tempi della sua storia. Su più vasta scala si può dire lo stesso 
« deir Inghilterra riguardo al Sudan. La espansione inglese in tutta 
« la Valle del Nilo è stato un guadagno incalcolabile per la civiltà. 
a Lo Stesso si verifica pei progressi della Russia in Asia. Come nel 
a Sudan la conquista inglese fu seguita dalla pace, e segnò la fine 
tf degli innumerevoli massacri del Mahdi, cosi ù conquista russa dei 
tt Khanati dell'Asia centrale segnò il termine di quel barbaro stato 
« dì incessanti guerre nel quale si era intristita ogni civiltà asiatica 
a fin dai giorni di Gengis Khan, sostituendosi il regno dell'ordine e 
a della pace ; 9 perciò egli non esita a biasimare gì' Italiani che con- 
chiusero la pace dopo Abba Garima ; perciò esalta la guerra di se^ 
cessione e dichiara che la repubblica avrebbe agito come una volgare 
femminuccia incapace di prender posto tra le grandi nazioni se 
avesse cercato evitarla ; perciò egli esaltandosi parla come un Pro- 
feta d'Israele nell'Hamilton Club di Chicago (io aprile 1899): 

a Io vengo a predicare non un' ideale di pacifica agiatezza, ma la 
a dottrina di una vita strenua, tutta di pena e di sforzo, di lavoro e 
« di lotta ; vengo a predicare la più alta forma di successo, che viene 
a non all' uomo che desidera solamente la comoda pace, ma all'uomo 
a che non si sottrae al pericolo, alle difficoltà , alla dura pena , per 
a arrivare in fine ad uno splendido trionfo. 

« Dura cosa è cadere, ma peggio è non avere mai tentato di 
« riescirc ». 

In tutte queste affermazioni, che in gran parte si possono leggere 
nei vari capitoli del Vigor di vita, il giusto si trova frammischiato 
coir ingiusto che come risultato ha la prevalenza. Il pericolo è in 
tutti i pensieri e in tutte le frasi e senza intrattenersi degli errori 
enunziati a proposito della guerra Italo-abissinica e della guerra di 
secessione j basta rammentare, per confutarlo, dove ha condotto la 
missione di civiltà e di grande^^a assegnata alla Russia in Asia... 

Le contraddizioni tra il bene e il male, tra V errore e la verità si 
trovano frammischiati in una medesima frase, in un medesimo para- 
dosso. Cosi assonando alle nazioni il compito di perseguire la pace 
della giustizia — thè peace of justice ! — egli non esita ad additare il 
mezzo per raggiungerla nella: guerra e nel militarismo, affermando 
altresì che sole le potenze guerriere lasciano opere durature, che le 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 315 

ricordano; e dimentica che le opere più grandiose della civiltà an- 
tica e moderna, da Atene a Roma a Firenze a Venezia, sono il pro- 
dotto e il simbolo della pace. 

Ma Roosevelt, è un uomo logico in quanto al proporzionamento 
dei mezzi al line. Esalta la guerra e tutti gli istinti guerreschi; ma 
non esita, incoraggiatovi anche dalle buone finanze dello Stato e 
dalle buone condizioni economiche della nazione, a raccomandare, 
ad inculcare come un dovere indeclinabile, le spese militari. 

Neir Ideal Americain scioglie un inno alla guerra e alle spese mi- 
litari. La sua preoccupazione, Tidea fissa è quella della grande flotta: 
a Ci bisogna un' armata di grandi vascelli da guerra se vogliamo 
mettere in pratica la dottrina di Monroe e farla osservare nelle due 
Americhe e nelle isole, che le circondano... Noi domandiamo che la 
costruzione della nostra marina sia intrapresa senza ritardo, affinchè 
gli Stati Uniti possano mettersi tra le potenze marittime... Noi do- 
mandiamo una potente marina, un armamento adatto ai bisogni della 
nazione , non per combattere^ ma per evitare il combattimento. Il ne- 
mico esita innanzi ad un nemico esercitato e i diritti dei popoli 
fortemente armati sono rispettati senza che questi popoli abbiano 
bisogno di ricorrere alla violenza. La pace, come la libertà, non sog- 
giorna lungo tempo in mezzo ai vili o in mezzo a persone troppo 
deboli per meritarla. Noi domandiamo i mezzi di assicurare questa 
pace onorevole eh' è la sola degna di essere meritata ». Cosi egli in 
più punti (ÌQÌV Ideal Americain (pag. 147, 148, 152 e altrove). 

E in veste ufficiale più solennemente riassume il proprio pensiero 
in questi termini nel cennato Messaggio: ce Trattando della nostra 
« politica estera e dell' atteggiamento che la nostra grande nazione 
« deve prendere nel mondo, è assolutamente necessario tener conto 
« dell' esercito e della flotta, ed il Congresso, che esprime il pensiero 
« della nazione, deve sempre aver presente questo fatto fondamen- 
(( tale, che la nostra politica dipende dal nlodoonde ci comporteremo 
a per ciò che concerne il nostro esercito e particolarmente la nostra 
a flotta... » 

« Le leggi internazionali non forniscono ancora i mezzi giudiziari 
« per far valere un diritto. Quando una nazione fa un torto ad una od 
a a parecchie altre, non v' è un tribunale innanzi al quale si possa 
« tradurre la colpevole. Bisogna o tollerare il torto patito, o lottare 
a per sostenere il proprio diritto. Finché non si sarà trovato un me- 
« todo per sottomettere al controllo internazionale le nazioni che fan 
(( torto alle altre, sarà pericoloso disarmare alle nazioni più civili. 
« Se esse disarmassero completamente, ne risulterebbe una recrude- 



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316 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

(( scenza dì barbàrie sotto questa o quella forma. Bisogna che un 
(( certo armamento sia conservato per la polizia internazionale ». 1 
voti in favore delle spese militari, sopratutto in favore della marina 
da guerra, coglie T occasione favorevole per ripeterli all' annunzio 
della caduta di Port-Arthur. 

Qui non è mio compito di far la critica delle idee del militari- 
smo e della guerra, e delle conseguenze di quesf ultima e in ispecie 
della speciosa argomentazione racchiusa neiraforisma : si vis pacem 
para bellum. Tale critica ho fatto più volte; con particolarità nel 
Socialismo (Gap. III). Qui basta ricordare il rapporto esaurientemente 
stabilito da Spencer tra organo e funzione: T uno genera T altra; e 
viceversa : La guerra genera il militarismo; e il militarismo genera 
fatalmente la guerra. 

In quanto alFinfiacchimento delle nazioni pacifiche da lui temuto 
sono gli stessi Stati Uniti che lo smentiscono. I novantanni circa 
di pace — interrotti dalla poco interessante guerra del 1812, che 
corrono dalla proclamazione della Indipendenza nel secolo XVIII 
alisL guerra di secessione — 1861-65 —, fecero forse infiacchire e dege- 
nerare gli uomini della repubblica ? È strano ! mentre un eminente 
uomo addetto alle funzioni civili, quale il Roosevelt, inneggia ai bene- 
tizi delle spese militari, un generale , uno scrittore illustre di cose 
militari, il Generale Marselli, dimostra precisamente che, anche te- 
nuto conto delle ingenti spese indebite che rese necessarie la im- 
provvisazione di un esercito e del suo armamento colla guerra di 
secessione , gli Stati Uniti fecero un affarone tenendosi lontani dagli 
eserciti permanenti e dalle spese militari I 

10 credo che non si potrebbero più caratteristicamente dimostrare i 
progressi infausti che Tidea imperiale ha fatto negli Stati Uniti se non 
fermando la propria attenzione sulla calorosa apologia che Roosevelt, 
da cittadino e da Presidente della Repubblica, ha fatto della guerra e 
delle spese militari, che sono la base incrollabile del militarismo. 

11 trionfo dì Roosevelt,— un vero trionfo, quale non poteva desi- 
derarlo maggiore Washington il fondatore della repubblica e della in- 
dipendenza della unione, fu la sua seconda elezione a Presidente — 
indica eh' egli , colle sue contraddizioni e col misto di qualità pri- 
vate eccellenti e di pericolose aspirazioni di uomo politico, è l'indi- 
viduo che tipicamente incarna le virtù, i vizi, i contrasti del popolo, 
nord americano nell'ora presente. Il suo imperialismo può conside- 
rarsi come l'esponente dell'imperialismo degli Stati Uniti. 

Qualche tratto differenziale tra i due maggiori uomini del mondo 
anglo-sassone e tra i due imperialismi completeranno il quadro, che 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 317 

con maggiori dettagli del solito ho cercato di presentare, perchè 
ritengo che la formaziore dell'idea imperiale è l'indizio maggiore e 
peggiore, riassuntivo, della trasformazione che prepara la decadenza 
di una nazione. 

Notevoli sono le differenze tra Chamberlain e Roosevelt — e tutt;e 
a vantaggio del secondo. In loè , e* è la successione delle credenze 
e delle convinzioni, che indica l'indole essenzialmente opportunistica 
dell'uomo: fu Sindaco repubblicano di Birmingham, divenne mi- 
nistro radicale della monarchia con Gladstone, passò allo unioni- 
smo e si v\à\xs^^ jingoista. In Teddy — come chiamano Teodoro Roo- 
sevelt — c*è coesistenza, contemporaneità di sentimenti in contrasto 
tra le virtù repubblicane e V apologia della forza e della violenza, 
che esclude il calcolo e ne comprova la sincerità. In fondo Roose- 
velt è un uomo onesto. Chamberlain è un colossale affarista o per 
conto individuale o per conto della nazione. Roosevelt rimane un 
grande idealista; Chamberlain è un brutale realista. Questi non si 
sarebbe mai assunto il compito di mettere la pace tra la Russia e 
il Giappone ; avrebbe continuato ad aizzare e non avrebbe mai pro- 
nunziato lo splendido brindisi pronunziato da Roosevelt a bordo del 
May^Flower (i). 



(i) È sintomatica T ammirazione grande che sentono gl'imperialisti nietzschiani di 
Italia (>er Roosevelt. £L Corradini uno dei più simpatici tra di essi così brillante- 
mente riassume nel Regno i contrasti del Presidente della Repubblica americana : 

« Th. Roosevelt , presidente trionfale degli Stati Uniti per la seconda volta, è il 
campione magnifico deiramericanismo conquistatore. Egli ci appare , di lontano e 
artraverso il suo volume, come quei giganteschi uomini storici che per cei to tempo, 
hanno tenuto in loro potere e come articolati nel loro proprio essere i destini della 
loro nazione e li hanno fatti progredire. Egli; pur con le sue contradiziorti ci ap- 
pare come una armonia ; con le varie sue virtù e fortune ci appare una pienezza 
di umanità. Egli è americano e cittadino del mondo , è puritano e conquistatore ; 
è uomo di pace e uomo di guerra, uomo di guerra e di Stato; è idealista e pra- 
tico , anglosassone fin nel midollo delle ossa con grandiosità e solennità romane, 
presidente di una repubblica di uomini d'affari e ha parole quasi di disprezzo per 
gli a&ri e gli uomini di atiRairi e quanto negli affari vi è di più americano, i trusts ; 
è in mezzo al furor del danaro, e conosce tutti i valori eterni dell' anima umana 
individuale e collettiva che stanno sopra di esso, è ove più ferve e turbina la più 
colossale e multiforme vita moderna , e nelle sue parole sono le le^ semplici e 
ferme della pura saggezza antica. Egli è quasi un buon retore classico questo elo • 
quente americano ricco di fatti. Se vo! voleste eoUocarlo in un'epoca storica , vi 
parrebbe di vederlo bene, questo cittadino di New- York, in mezzo ai grandiosi Ro- 
mani onesti, austeri e superbi del miglior tempo repubblicano. Onesto anzitutto. 
Egli è un moralista ». 






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3l8 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

I due paesi anglo-sassoni sono da alcuni anni attraversati e soggio- 
gati dall'idea imperiale; la quale è il prodotto naturale della prosperità 
e della grandezza, cui sono pervenuti. L'evoluzione sua in America è 
stata più rapida che in Inghilterra, e quantunque non incarnata in 
alcuna legge, non preceduta e non seguita da alcun mutamento po- 
lìtico formale, l'avvenimento ha un significato più grave negli Stati 
Uniti che al di là della Manica. Là c*è una repubbllica e tutto ciò 
che indica. Imperialismo vi è in antinomia assoluta colle Istituzioni 
fondamentali ; qui c*è la monarchia e l'Impero non rappresenterebbe 
che una lieve trasformazione ìsti:uzionale. 

L'evoluzione che si matura negli Stati Uniti ha suggerito i ravvi- 
cinamenti colla storia di Roma. C è già chi ha posto il paragone tra 
Roosevelt e Tiberio Gracco (i). E chi non sa che Mommsen dimo- 
strò che dopo i Gracchi l' Impero era fatalmente inevitabile ? 

I Gracchi ebbero di fronte il problema sociale sotto forma di con- 
cessione delle terre ; i presidenti nord-americani hanno di fronte la 
onnipotente plutocrazia, di cui i Trusts non sono che una faccetta. 
Già tra gli stessi anglo-sassoni e' è chi senza aspettare i successori 
dei Gracchi chiama Roosevelt Teodoro I, cui nell' autocrazia non as- 
segna come emulo che Guglielmo II (2). 

Molti trovano conforto nel fatto, che le istituzioni non sono mu- 
tale radicalmente ; e s' illudono. Le forme non contano molto ; ci 
tennero a rispettarle i primi imperatori di Roma. 

L' Imperatore era talora elettivo, come lo è il Presidente : a Roma 
lo sceglievano i pretoriani ; a Washington gli elettori corrotti e as- 
serviti ai Trusts. Rassicura il fatto che i corrotti scelgono uomini 
superiori ed integri come Roosevelt ? 

Anche sotto il regime dei pretoriani si scelsero talora modelli di 
virtù come pertinace. 

Innegabilmente negli Stati Uniti l' Impero non è nelle forme e nelle 
leggi ; ma è negli animi e nei costumi. 

Si arriverà alla estrema trasformazione degenerativa ? Forse, anzi 
probabilmente, sarà scongiurata in ispecie se si eviterà la evoluzione 
centrìpeta, che va di pari passo collo sviluppo del militarismo. Ra- 
gione poderosa a sperare bene si ha nella difficoltà che la Repubblica 
s' impegni in guerre esterne, che creano le aureole gloriose dei ge- 
nerali, sempre fatali alla libertà. Ma il pericolo, giova ripetere la pre- 
visione di Macaulay, cresce per la ineguaglianza estrema nella di- 



fi) Charles S. Dana. Nella North American Reviem, Marzo 1905. 
(2) Blackwood* s Magatine. Gennaio 1905. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 319 

stribuzione della ricchezza; d'onde potrebbero germogliare i barbari 
interni e la guerra sociale, coi suoi malaugurati salvatori. Cosi sorsero 
Cesare, e i Bonaparte. 

4.'' La violen!{a dei costumi, V Impero non è nelle istituzioni', ma 
negli animi. V Idea imperiale , come prodotto della grandezza rag- 
giunta e come aspirazione e stimolo a raggiungerne una maggiore 
ha qualche cosa di seducente, che trascina ali* ammirazione. Ma in 
America come in Roma antica Tldea imperiale trionfa accanto alla 
spaventevole corruzione dei costiuni, accompagnata da una violenza 
di manifestazioni, che è la negazione di ogni vera civiltà. 

A Washington o meglio a New- York, la vera metropoli americana, 
non vi sono ancora le matrone romane che nel Circo, pollice versOy 
inculcano al gladiatore di scannare il caduto; ma i costumi violenti 
e crudeli fanno capolino nella Unione. 

Ivi sono ancora in onora i linciaggi^ cui più volte si accennò. Nei 
linciaggi folle ubbriache dira e di odio fanno giustizia sommaria, 
senza alcuna garanzia delie procedure in uso tra i popoli civili e 
che vengono considerate come uno dei più notevoli progressi sulla 
violenza brutale del medio evo e di tempi più remoti e^più tristi. 
Questa giustizia sommaria, extralegale, che prese il nome dal Co- 
lonnello Lynch che primo la suggerì, viene fatta non poche volte 
col consenso delle autorità locali, che sono state fatte segno a straor- 
dinarie violenze quando esse si sono opposte. Le, popolazioni infero- 
cite non poche volte hanno assaltato le prigioni ferendo ed ucci- 
dendo i custodi per impadronirsi delle vittime designate al linciaggio; 
ì linciatori, tal* altra, hanno percorso città e campagne mascherati 
per rintracciare le stesse vittime, nelle quali si volevano vedere gli 
autori di reati di ogni genere. Questi presunti delinquenti sono messi 
a morte colla massima crudeltà: impiccati ad un albero, squartati 
vivi, impeciati e abbrustoliti. 

L'allarme destato dai gra\i delitti in alcuni Stati del Sud com- 
messi dai Negri, contro le donne bianche in ispecie, dopo Teman- 
cipazione degli schiavi dette la prima spinta al linciaggio, che cosi 
assunse l'impronta di una manifestazione dell' odio e della prepo- 
tenza di una razza contro un' altra, di cui si ebbe anche un segno 
nel Tennessee colla costituzione di una Società segreta, il Kuk" 
luxklan, che commise ogni sorta dì reati e di scelleratezze contro 
i Negri. 

Ma questa specie dì endemia criminosa si estese e degenerò come 
la mafia, contro la quale i superiori anglo-sassoni tuonano e tempe- 
stano con una ipocrisia piuttosto unica che rara. I linciaggi vennero 



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320 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

pure praticati nel Nord e nell'Ovest dove non prevalevano le con- 
dizioni etniche, le tradizioni e i pregiudizi del Sud. Pei conigli e 
pei negri si dice nel Missouri, con cinismo insuperabile^ la stagione 
della caccia è sempre aperta l 

Tra i bianchi più spesso ne furono vittime gl'Italiani: celebre 
l'assalto delle popolazione di New Orleans alle prigioni per impa- 
dronirsi e linciare i siciliani, che vi erano rinchiusi sotto i'accusa 
di avere assassinato un Nord-Americano, l'Hennesy. Di questo lin- 
ciaggio furono ritenuti responsabili anche i membri del gran Giury (i). 

La conoscenza di tali fatti m'indusse in una pubblica conferenza 
nel 1906 a porre nettamente il paragone tra la mafia e il linciaggio. 
Ora mi piace ricordare che un Nord-Americano, il lohnston, all'in- 
domani dell'assassinio di Mack Kinley nella maggiore rivista tran- 
satlantica, la North American Review^ flagellò a sangue i propri 
concittadini per lo scellerato linciaggio, che considerò come una 
delinquenza uguale, se non peggiore, a quella più triste dell' Italia. 
Con maggiore autorità il Roosevelt cosi ha giudicato testé l'endemia 
criminosa del proprio paese: « Una parte della nazione idolatra 
a l'illegalità violenta e omicida. Se la generalità del popolo adottasse 



(i) Il Prof. Senatore A. Pierantoni tn^Xx' Italia coloniale (aprile, maggio e 
luglio 1904) ha pubblicato un interessante monografia suU' argomento, /Y /òfciagg'/ 
negli Stati Uniti e V emigrazione italianaj, nella quale mette in evidenza Tenor - 
mità morale, politica e giuridica di tali usi indegni di popoli civili e la responsa- 
bilità politica internazionale del governo federale. Nel 1890 i line-aggi furono 126: 
90 sui Negri, 31 sui Bianchi, 4 sui Cinesi, i su di un Messicano; nel 1904 furono 
87, di cui 83 contro i Negri e 4 contro i Bianchi. 11 Cardinal Gibbons teste (North 
American Review, Ottobre 1905) si è levato sdegnoso contro il linciaggio affer- 
mando con ragione che esso fa discendere gli Stati Uniti a livello delle società bar- 
bare del Medio Evo. Egli dice che dal 1885 al 1903 furono 2875 i linciati e che solo 
in cinque Stati dell'Unione non viene praticato il linciaggio. Con forme perfettamente 
identiche a quella della Maffia degenerata gli anglo sassoni del Noi-d -America eserci- 
tano, sinora impunemente, altri gruppi di reati contro le persone e contro le pro- 
prietà degli Italiani. Nel West Virginia, ad esempio, in questi ultimi anni (1903) 
contro gl'Italiani ingannati e trascinati là furono commesse infamie inaudite. I 
bosses e gli appaltatori, specialmente un certo Haiman, i giudici di pace ec. eser- 
citano impunemente e sfacciatamente il furto e la violenza mostruosa a danno dei 
lavoratori. Le accuse sono state riconosciute ben fondate da Baiton, Commissario 
del lavoro della Virginia Occidentale. Il governatore White ha promesso 4i porre 
ripari; ma pochi sperano che le promesse vengano mantenute {Inchiesta sugli 
abusi nel West Virginia, Bollettino Ufficiale del Commissariato italiano per 
V Emigrazione, 1903. N® 14). 



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DOTT. NAPOLKONE COLAJANK! 321 

«questi sentimenti, noi proveremmo che «siamo indegni deireredità 
« che i nostri padri ci hanno lasciata e la nostra patria rovinerebbe 
« interamente » (Ideal Americain pag. 5). 

Ma ciò che costituisce Tonta vera e la maggiortf umiliazione degli 
Stati Uniti è la impotenza constatata, in cui essi si trovano d'impe- 
dire tali scempi , tali violazioni flagranti ed esorbitanti dei diritti 
delle genti e dei sentimenti fondamentali dell' umanità. Ed hanno 
la burbanzosa pretesa di volere esercitare la polizìa internazionale 
in nome dei supremi interessi della civiltà !... 

3.** La corruzione. Di fronte alTumanità i linciaggi rappresentano 
una larga macchia di sangue, che difficilmente si può lavare; ma 
rispetto alla salute e all'avvenire della Repubblica delle Stelle essi 
non rappresentano che un neo impercettibile, se rocchio si posa 
sulla spaventevole corruzione che devasta T Unione da un estremo 
all'altro, che s'intìltra da per tutto, e che inquina tutte le manifesta- 
zioni della vita pubblica e privata. 

Si ricordi il significato della corruzione, come fattore, indice e 
segno caratteristico della decadenza di una nazione, esposto nel 
Gap. XXII e si giudichi quali siano le condizioni degli Stati Uniti da 
ciò che sommariamente esporrò sui loro costumi pubblici e privati. 

Si premetta, intanto, che nella Repubblica delle Stelle la corru- 
zione presenta un carattere speciale, che la rende più laida e più 
allarmante. Dapertutto la corruzione dei costumi fu accompagnata 
o preceduta di poco da una grande efflorescenza artistica o intellet- 
tuale e dallo sviluppo della ricchezza. 

Negli Stati Uniti si è visto quanto sia stato rapido e intenso lo 
accumulo della ricchezza; talmente rapido e intenso che una storia 
di fatti incontestabili e statisticamente dimostrati può essere intito- 
lato: romando di milioni (i); ma vi manca quasi interamente V ele- 
vata manifestazione del raffinato sentimento estetico, della genialità 
scientifica e letteraria. La strana, la dolorosa dissonanza anormale 
vennfe rilevata in una brillante conferenza di Ugo Oietti, che leyossi 
contro la sconfinata e ingiustificata ammirazione verso l'educazione 
e verso l'anima americana. Egli si scagliò contro quel benthamismo 



(i) Bridge (James Howard): The Inside History of the Carne gie Steel Com- 
pany, A Romance of millions (New York, The Aldine Book C.^ *903 )• È la 
storia della Compagnia Carnegie ; fondata da Klomann nel 1858 con un capitale 
di L. 25,000 rappresenta oggi dopo la sua incorporazione nello Steel Trust (trust 
dell'acciaio) un patrimonio di due miliardi e 300 milioni ! 
32 - Cola JANNI 



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322 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

e Utilitarismo che v'impera sovrano e che Garlyle chiamò con frase 
mirabile un eroismo sen:{' occhi (i). 

Il Loomis, un alto funzionario nord-americano, alla sua volta con- 
fessa che una nazione ricca di beni terreni e spiritualmente povera 
mostrava la tendenza alla decadenza e alla dissoluzione (Annals oj 
the American Académy, Luglio 1905). 

Negli Stati Uniti c'è dunque la corruzione senza la raffinatezza 
estetica e incellettuale. La prima senza questa brillante vernice ap- 
parisce più mostruosa; tale sopratutto la rende il paragone con gli 
altri uomini e con altH tempi, non remoti, della stessa repubblica. 

Venti anni or sono, Longfellow, il poeta deìV Excelsior ! con vigore 
giovanile, non ostante i tre quarti di secolo che gli pesavano addosso, 
con santo entusiasmo per la patria sua , agitando le folte e canute 
chiome sulla sua fronte veneranda, volgendosi ad Egisto Rossi, che 
visitavalo nella sua villa di Cambridge (presso Boston) fieramente 
poteva esclamare: « Dite all'Europa che la prima delle sue nazioni 
« non vale, politicamente parlando, l'ultimo dei nostri Stati. » 

« Dite ai nostri accusatori, che mentre noi attendiamo a fare dei 
a cittadini laboriosi e indipendenti, essa moltiplica il numero dei 
a pezzenti e dei proletari, che l'abbandonano per disperazione ed ai 
(( quali l'America non offre la miseria o il carcere a prospettiva del 
« loro avvenire , ma il lavoro che redime e la libertà che fortifica 
« alle lotte della vita! » 

Potrebbe oggi dire altrettanto ? Io, che per le istituzioni americane 
ho avuto lo stesso entusiasmo, confesso che a rinsaldare la mia fede 
repubblicana, che rimane incrollabile, non andrei oggi, come circa 
venti anni or sono, a cercare esempi e confronti negli Stati Uniti 
per condannare le monarchie di Europa (2). 



(i) In questa conferenza tenuta nel Collegio Romano, pubblicata a parte dai 
Treves, Ugo Oietti bellamente distinse il riposo latino, ch'è il risultato di tr^emila 
anni di lavoro per la civiltà, mentre gli americani lavorano appena da cento anni. 
Ebbe parole severe contro gli ammiratori ciechi deiramericanismo deplorando che 
né in Francia né in Italia si sia sinora opposto un difensore delPanima latina. Egli 
fu ingiusto. Ugo Ojetti poteva ignorare il mio nome e Topcra mia che incessante 
si svolse da parecchi anni : sono un Italiano e non ho attorno a me camorre e 
coteries ^ che organizzano sapientemente la reclame. Ma poteva ignorare il nome 
di A. Fouillée^ che anche da parecchi anni difende Tanima latina e nei libri e nella 
Reuve des Deux Mondes? 

(2) Mi riferisco al mio opuscolo: Corruzione politica , la cui prima edizione 
rimonta al 1888. 



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porr. NAPOLEONE COLAJANNI 323 

I tempi di Washington e di Franklin, di Madison, di lefferson ecc. 
sono tramontati; agli entusiasmi di Tocqueville e di Laboulaye sono 
succedute le critiche amare di Henry Georges, di James Bryce e di 
cento altri, (i). 

La corruzione è una piovra gigantesca che avvolge ira i suoi ten- 
tacoli tutto il corpo della Repubblica: le elezioni, l'amministrazione 
dello Stato e dei Comuni, i corpi legislativi, la polizia, la giustizia, 
la banca, il commercio, la famiglia, tutto e tutii, sono maculati dalla 
sua bava immonda. Dei suoi guasti tremendi quotidianamente dicono 
i libri, le riviste, i giornali di ogni colore e di ogni nazionalità. 

Per darne un' idea inadequata, incompleta, non si prova che la 
grande difficoltà della scelta tra i fatti innumerevoli, nel materiale 
copiosissimo. 

Giustizia vuole che si dica, che sulla corruzione politica, in tutte 
le sue forme, il ramo primogenito degli Anglo-sassoni, che ne fu 
infetto in altri tempi, oggi si presenta in condizioni molto migliori 
di quelle del secondogenito transatlantico. 

Nel trattare della corruzione nord-americana non si sa davvero 
su quale manifestazione della medesima insistere maggiormente e 
donde cominciare; tanta è la materia I 

Comincio da un accenno ai mutati metodi elettorali per la pre- 
sidenza. Non vi è stata vera lotta per l'ultima elezione di Roosevelt. 

L' avversario Parker non presentò e non sostenne con V antico 
vigore un programma antitetico, anche su qualche punto; ma colla 
massima fiacchezza denunziò i pericoli dei trusts senza invocare freni 
legislativi e timidamente accennò alla riforma doganale, di cui di- 
mostrò la connessione genetica coi primi. Peggio ancora pei suoi 
sostenitori: ci furono tra i democratici dei veri ed insoliti tradimenti: 
Charles Murphy, il nuovo capo della Tammany Hall fece votare per 
Roosevelt per paura; il banchiere AugustBelmont alFultim'ora negò, 
i denari per sostenere la candidatura democratica. Largheggiarono 
invece nella corruzione pecuniaria e nella minaccia i sostenitori di 
Roosevelt; così molti democratici, specie italiani e irlandesi, votarono 
per lui per la paura della chiusura delle fabbriche alla dipendenza 
dei banchieri repubblicani e dei trusts (2). Il capitalismo in tal guisa 



(i) Henry Georges più di venti anni fa scrisse severamente della degenerazione 
politica del suo paese fProgres and Poverty. London 18H1). Nei suoi Problemi. 
sociali (traduzione italiana) la critica è più vivace e lo sconforto è maggiore. Il 
peggio è venuto dopo la sua mnrte 1 

(2) Il giudice Parker, candidato democratico contro Roosevelt , accennò vaga- 



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Sk- 



324 RAZZE SUPEt'IORl E RAZZE INKI.RIORI 

esercitò sulle masse l'azione sua diretta e indiretta. D' onde V inso- 
lito carattere plebiscitario, ch'ebbe l'elezione dell'attuale Presidente, 
in cui il Malagodi scorge uno dei segni più visibili della dittatura 
che si fa strada e in Inghilterra e in America. 
?> La corruzione è più estesa, più degradata e degradante, più si- 

^;. stematica nelle elezioni amministrative. Anche in Italia sono note le 

"^^^ gesta della famosa Tammany-Hall; ma lo sono molto meno quelle 

^. delle altre grandi città, che gareggiano con New York nell'uso dei 

I ' metodi vergognosamente, sfacciatamente e impunementedisoncsti nella 

conquista del potere e nell'uso che se ne fa. 
S^. • Altra volta 1' Europa fu percorsa da una ventata di ottimismo 

sul ritorno alla moralità nei municipi americani, quando la Tarn- 
f..:' many Hall fu sconfitta e trionfò la repubblicana City^en Union e 

l'onesto Mayor Seth Low; ma dopo breve intervallo si rilevò la fami- 
gerata associazione, dinanzi alle cui gesta impallidiscono quelle 
^ idealmente centuplicate della malia e della camorra; riacquistò il po- 

|j, rere nelle elezioni del 1903 con una maggioranza di circa 70,000 voti 

sopra 629,186 elettori iscritti e lo mantenne nel 1905; meno ancora 
si notò la circostanza, che Seth Low e la City^en Union furono 
sconfitti perchè non si chiarirono gran fatto migliori degli avversari 
neir uso del potere e non furono più scrupolosi ed imparziali dei 
P*. predecessori nel the spoils to the winnery y cioè nell' accordare ai 

fr. . propri amici i 40,000 uffici municipali retribuiti con circa 60 mi- 

^- lioni di dollari ! 

)^- La corruzione gigantesca, ripeto, non è della sola metropoli del 

>^'> Nord-america; ma è di tutte le grandi città dell'Unione. 

'^^ Scandalosissima quella di Philadeiphia , Pensylvania — la città 

?(- : dei Puritani — dove i conservatori guidati dal senatore Quay non 

C^ rimangono indietro ai più scapigliati demagoghi nel malfare, come 

?X^ rilevò Giusto Calvi che la corruzione americana studiò sul luogo 

iJ' (Vita Interna!(ionale 20 novembre 1903). 

^v Sono incredibili le gesta disoneste di Doc Ames sindaco di 

t- Minneapolis ; il colonnello Butler a S. Louis vendette tutto ciò che 

^ ^ si poteva vendere ; condannato da un giury a tre anni di prigione 






mente in un suo discorso alla corruzione esercitata dal partito repubblicano. Roo 
sevelt rispose subito che si trattava di una calunnia e aggiunse che se il fatto 
fosse vero avrebbe impresso sopra stesso un marchio d' infamia. L* inchiesta che 
si è fatta noli' autunno 1905 sugli scandali delle Compagnie di Assicurazioni ha 
documentato Taccusa, speciahnente per la Mutual Life e per la New York Life, 
Roosevelt ne sarà rimasto assai mortificato. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 



325 



ebbe annullata la sentenza di condanna dalla Suprema Corte, Fece di 
peggio Chris Magee a Pittsburg. (Blacku^ood's Maga^inCy genn. 1905). 

Deiragli veramente istruttivi ha raccolto William Stead nella for- 
midabile requisitoria contro i corrotti e i corruttori che porrà il ti- 
tolo suggestivo: If Christ carne to Chicago ! Se Cristo venisse a Chi- 
cago. Il diritto d* iscrizione nelle liste elettorali di Chicago è una 
farsa. Ogni cittadino naturalmente può votare e chiunque ha 21 anni 
può essere naturalizzato; sono inutili ali* uopo tutte le precauzioni 
delle leggi e della costituzione americana. Non e' è elezione e non 
c'è carica a cui si é eletti, che non possa dar luogo ad un processo 
(If Christ ecc. pag. 311 a 315); tutto viene completato dallo j?jt?of/ 5>^- 
stem, cui si accennò, secondo il quale ogni uomo, ogni partito che 
riesce vincitore in una lotta elettorale caccia dalle cariche tutti gli 
avversari e v'insedia gli amici, dando luogo ad uno sfacciato nepo- 
tismo, di cui non si ebbe la più lontana idea nemmeno nei tempi peg- 
giori di Roma pontificia. Come si procede nei posti occupati ce lo 
narra Washington Hesing, Postmaster di Chicago: « Pochi anni fa 
« venne da me un amico in una al sig. Chase e mi disse: // signor 
« Chase é povero e ha nulla da fare. Ha bisogno di essere assessore 
a in North Town, Lo stipendio è di soli 1^00 dollari all'anno^ ma ha- 
« stano per liberare lui e la sua famiglia dalla fame. Volete aiutarlo 
« per ottenere il posto ? Chase lo acquistò e lo tenne per quattro o 
cinque anni. Lo lasciò ricco ». (If Christ ecc. p. 212). « Nessun Bor- 
bone, esclama William Stead, era tanto sicuro di avere il diritto di- 
vino di governar male quanto un capo partito americano lo è del suo 
diritto di subordinare ogni considerazione divina ed umana agli in- 
teressi della sua fazione 1 » (If Christ ecc. p. 310). 

Risultato ed esponente della giustizia nelle amministrazioni locali 
sono la iniquità tributaria, lo sperpero e le ladrerie in ogni ramo: 
ladrerie sfacciate, di cui non si riscontrano le uguali negli Stati 
e nei Municipii peggio amministrati di Europa. 

Ciò che Stead in base a documenti ufficiali narra dei furti e delle 
frodi che si commettono a danno del pubblico e dc^a massa dei 
contribuenti in Chicago e altrove, specialmente nelle costruzioni dei 
ponti e delle strade e nelle concessioni di ferrovie, linee telefoniche, 
tranivic qcc, ha addirittura dell'inverosimile (p. 186 a 192). Ciò spiega 
come la City of Chicago (compagnia ferroviaria) abbia guadagnato 
in pochi anni 8,500,000 dollari e non abbia pagato che somme ir- 
risorie come imposta (11,821 dollari); come altre compagnie in dieci 
anni alla fine del 1891 abbiano pagato il capitale di 5,890,005 dol- 



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320 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

lari, distribuiti 15 milioni di dividendi e siano quotate sul mercato 
in febbraio 1893 per 38,500,000 dollari l 

Ancora: Washburne, quando fu Mayor di Chicago, affermò pubbli- 
camente che il valore della proprietà delle ferrovie nella città non 
era minore di 350 milioni di dollari ; nei ruoli delle imposte più 
tardi figurava per meno di 19 milioni (p. 184). 

A maggiore edificazione sulle ruberie colossali si leggano queste 
cifre relative sempre a Chicago sull'incremento del valore della pro- 
prietà secondo i calcoli di coloro che distribuiscono le imposte: 



Anno 


Area 




Popolazione 


Valore calcolato della proprietà 




in miglia 


quad. 




sottoposta ad imposta 


1867 


24 




252,054 


dollari 195,026,844 


1873 


86 




367,396 


» 312,072,995 


1883 


86 




629,985 


» 133,230,504 


1893 


180 




1,430,010 


» 245,790,351 



Per ogni abitante la proprietà sottoposta ad imposta sarebbe stata 
nel 1867 di dollari 774 
» 1873 » 850 

» 1883 » 221 

» 1893 » 170 (p. 199 a 201). 

E ciò quando si sa che V acre di terreno nel centro di Chicago 
che alcuni anni or sono valeva pochi dollari era stato venduto per 
un n^ilione e mezzo di dollari 1 

Fra pochi anni, dice Stead, camminando di questo passo, Chicago, 
in base ai ruoli delle imposte, si potrà comprare per pochi cente- 
simi. In realtà- la proprietà reale e personale vi era valutata dieci 
anni or sono a circa due mila milioni di dollari. Se rispetto alle im- 
poste essa non vale che circa 250 milioni, egli è che per gli asses- 
sori di Chicago due e due fanno meno di quattro. 

Ili conseguenza di tutto ciò non esagera lo Stead affermando che 
Chicago è in mano di una legione di demoni, il più potente dei 
quali è la plutocrazia. « Se Cristo andasse a Chicago poche cose si 
raccomanderebbero alla sua attenzione e alla sua simpatia quanto il 
bisogno di restaurarvi il senso della fratellanza umana e la ricosti- 
tuzione della umana famiglia sopra una base adatta alla vita mo- 
derna. Se Cristo andasse a Chicago troverebbe che molti dei suoi 
cittadini hanno dimenticato la esistenza di ogni legge morale. L'idea 
di legge di Dio sembra che sia scomparsa interamente dal cuore 
di molti uomini , ai quali basta che la loro condotta sìa, legale » 
(p. 86 e 397). 



V- 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 327 

Ma William Stead esagera descrivendo la corruzione spaventole di 
Chicago? e forse il caso di Chicago è eccezioniale ed isolato? 

William Sread che ha messo dell' entusiasmo nella descrizione dei 
cittadini onesti , attivi intelligenti degli Stati Uniti — ad esempio : 
Pingree Mayor di Detroit, Hopkins Mayor di Chicago — non esagera 
menomamente. Alle notizie ufficiali, alle informazioni più autorevoli 
e di sorgente diversa, di suo non ha aggiunto che la vivacità dei 
colori della sua tavolozza e quella intonazione sinceramente mistica, 
che impone rispetto anche agli increduli. 

Il suo: Se Cristo venisse a Chicago! ha avuto centinaia di edizioni 
in America e non ha ricevuto smentite, A Stead, invece, sono ve- 
nute le conferme più autorevoli da parte degli uomini eminenti degli 
Sta i Uniti. 

Il Dana-Durand in uno studio sereno e largamente documentato, 
che vide la luce in una delle più importanti riviste scientifiche del- 
l' America del Nord (The Politicai Science Quarterly di Boston, Set- 
tembre 1900), ha confermato pienamente le denunzie di Stead e di 
molti altri sulla spaventevole corruzione e cattiva amministrazione 
dei Municipi degti Stati Uniti e non della sola Chicago, dimostrando 
anche che il movimento generale nella grande repubblica contro i 
Consigli Comunali e in favore dei maggiori poteri concessi ai sin- 
daci — il Mayor di New York è quasi un despota — che egli rias- 
sume nel titolo deir articolo : Council versus Mayor^ rappresenta un 
rimedio sbagliato, cui ricorrono i cittadini americani per liberare il 
paese dalla piaga cancrenosa che lo deturpa. Col Dana-Durand si è 
dichiarato di accordo nella constatazione del male lohn Ford, seb- 
bene egli sia meno pessimista e da lui dissenta nella designazione 
delle cause. (Il governo municipale negli Stati Uniti. Nella North 
American RevietPy Maggio 1901) (i). 



(i) Mentre correggo . le bozze di stampa di questa 2* Edizione italiana leggo 
nella Revue ( i** novembre 1905) un articolo di L. De Norvìns : Le banditisme 
politique aux Eiats Unis , eh' è difficilissimo a riassumere essendo tutto un in- 
sieme di fatti y di nomi , di cifre senza o con scarsi commenti. Le cose esposte 
suir amministrazione municipale di San Francisco superano , quelle relativamente 
antiche , narrate da Stead per Chicago. Riferisce alcum giudizi di nord-americani 
su questo banditismo. Il Sun , giornale di New York , dice che in tutte le classi 
sociali sono avvelenate le sorgenti della vita , della legge é della giustizia, 
C. B, Lowe Presidente della Corte Suprema del Delaware dice che la repubblica 
,è penetrata tutta dello spirito del banditismo, che la mette in pericolo ; le descri- 
zioni di Me Ciures , Ray Standard , Chalmersy Roberts sono terrorizzanti; Lincoln 
Steflfens intitola un libro: The shame of Cities: La vergogna delle città. L'articolo del 



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328 RAZZE SUPERIORI K RAZZE INFERIORI 

E di fronte a questo spettacolo di generale depravazione e di sac- 
cheggio dei Municipi tacciono pudicamente coloro che tuonano con- 
tro la decadenza latina e che rimasero scandalizzati dalle indelicatezze 
e dalle minuscole ladrerie denunziate lodevolmente dal Senatore Sa- 
redo neir Inchiesta su Napoli !... 

Connesse ìntimamente colla vita dei Municipi nord-americani e 
col sistema elettivo, cui inneggiamo quanti professiamo i principi 
della democrazia, sono la funzione della polizia e l'amministrazione 
della giustizia. Fermiamoci semplicemente, per amore di brevità 
sulla prima. Premettasi che se la corruzione imperversa nelle fila 
della polizia, ciò non avviene a causa delle povertà. Tra i policemen 
non c'è salario al disotto di due dollari al giorno; un policemen ri- 
conosciuto adatto a divenire capo di pattuglia riceve 1000 dollari 
all'anno. La polizia è ben pagata dapertutto in America. A New 
York il capo riceve 6000 dollari; gl'ispettori 3500 dollari; i capitani 
2700; i sergenti 2000; i roundsmen 1300; il capo di pattuglia pel 
primo anno 1000 e poscia un aumento di 100 dollari all'anno. Così 
a Boston, San Francisco, Philadelphia, Cincinnati ecc. {If Christ ecc. 
pag. 294\ 

« Datemi in mano la forza della polizia, dice Sheehan commissario 
di poliziia di New-York, ed io vi darò la maggioranza del voti ». 
Lo stesso a Chicago. La polizia vi è onnipotente ; è la vera forza 
che governa. (If Christ ecc. p. 294). Cosi a S. Francisco (De Norvins). 

Il maggiore M. Claughry , defunto capo della polizia in Chicago, 
diceva amaramente ai capi della . polizia riuniti in Bloomington : 
a Se un agente di polizia resiste a tutte le tentazioni che lo asse- 
« diano nella maggior parte dei casi, sotto il nostro ammirabile si- 
a stema di governo della città , incontra la sorte di essere oltrag- 
a giato e disprezzato e di essere cacciato via nel momento in cui 
« avviene un cambiamento di amministrazione ». 

Un policeman mi disse: In Chicago non vi sono più grandi ladri 
di quelli che si trovano negli uffizi della polizia. 

Il giudice Goggin aveva 1' abitudine di mandare assolti tutti gli 

De Norvins è preceduto da un cartogramma a tinte graduali dal quale apparisce 
che solo sette Stati (Colorado, Jowa, Mississìpì, Carolina del Nord, Michigan, Maine 
e Delaware) sono immuni da corruzione ; 22 Stati appartengono al terzo gruppo 
con tinta nera a corruzione massima. Questa si osserva tra i vecchi Stati della 
Nuova Inghilterra (Virginia , New York , Pennsilvania , Maryland , Connecticut) al 
nord e ad est; all' estremo sud (Luigiana, Texas) e alPovest (California, Oregon). 
Gli Stati a corruzione compieta hanno 60 milioni di abitanti ; 7 milioni quelli a 
corruzione moderata. 



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^^4 



nOTT. NAPOLEONE COL A JANNI 329 

imputati contro i quali non c'erano altre testimonianze che quelle 
della polizia, per la nessuna stima che'di questa aveva (7f Christ ecc. 
pagine 298, 299 e 302). ' ' 

Le grandi tentazioni dtì policeman sono gli allettamenti che gli ^^ 

vengono dall'oste, dalle cortigiane , dall' usuraio , dal giuocatore di 'j 

destrezza e dal ladro abile. . H 

Al Meeting del Sunset Club tenuto it 31 Marzo 1891, il sìg. W. jj 

S. Forrest lesse uno scritto in cui , basandosi sulla sua personale ''•^ 

esperienza, della Corte della Cook Country in cui è compresa Chi- ?y 

cago, si dice: « Vi sono iniquità nelTamministrazione della giustizia >. 

« contro gli accusati, contro la società, contro la lettera e lo spirito -^fj 

« della Costituzione dello Stato. Il ricco ed il potente raramente sono / /f 

« arrestati e giammai condannati. La Corte esiste solamente per pu- - U'"^ 

« nire il povero o il volgo ». L'omicida è assolto; l'innocente è con- 
dannato. Il generale Hiles confermò e aggravò ciò che disse Forrest. 
Confermarono il Chicago- Herald , e 1' Herald. Ripetè le stesse cose 
in un pubblico comizio Giuseppe David il 31 Marzo 1892. (If Christ ec. :.:| 

pag. 341 e 344). Il 

Le tinte del quadro divengono più cupe se da Chicago passiamo Vj^l 

a New York. 

« La corruzione della polizia di New-York è un fatto da nessuno 
seriamente negato. E bene assodato che in New York l'impotenza .^ 

per corruzione della polizia esiste coW approvazione del governo della /^"i^l 

città. Enumeriamo alcuni dei fatti che sono stati provati : '^^ 

a Esistono centinaia di case da giuoco. Esse operano pubblica- 4M 

mente, continuamente, apertamente come i negozi e i saloni. Le :A*| 

autorità di polizia raramente hanno fatto una razzia in quei luoghi , ^• 

che sono frequentati da gran numero di persone. Mentre la polizia ^^^ 

raramente fa eseguire le leggi, le società private e gl'individui hanno ^3^ 

provveduto essi; e sono sempre riusciti a far punire i rei— -meno '^ 

quando è intervenuta la polizia. '.t. 

a La polizia finge d' ignorare 1' esistenza di quelle case ben note - '>^ 

a migliaia di cittadini». ''^^ 

a E stato provato che la polizia ha inventa o il sistema di avver- \i 

tire i tenitori di case da giuoco e di proteggerle contro le vsizzìt ». 

« Il Deputato capo della polizia , eh' è 1' attuale capo del diparti- 
mento, è buon amico di un uomo che sta alla testa di un sinda- 
cato di case da giuoco; e non ha mai molestato una casa che fa 
parte di quel sindacato ». 

« E' assodato e generalmente creduto che le case da giuoco di 
New York pagano grosse somme per godere di una sicura impunità- 



'^ 



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330 RAZZE SUPERIORI RAZZE INFERIORI 

Vi sono non meno di un migliaio di botteghe in condizioni simili 
a quelle delle case da giuoco ». 

« Un migliaio di case di mal costume sono praticamente lasciate 
tranquille dalla polizia. Molte di quelle case sono turbolente, oltrag- 
giose, scandalose. Le famiglie scadalizzate sono costrette a sotfrirle 
senza speranza di rimedio. Alcune delle abitanti -sono fanciulle. La 
seduzione e la rovina delle ragazze fu e continua ad essere un 
commercio regolare di persone e di case che sono sicuramente 
sotto la protezione della polizia. Uomini eminenti del Dipartimento 
sono interessati in tale commercio. Parecchi palazzi dorati di diver- 
timenti sono una sentina di vizi. In queste case i giovani delle 
città vengono corrotti a migliaia; e la gioventù di New York City 
viene reclutata nell'intero paese. 

« La violaziope della legge delle imposte avviene per la corru- 
zione della polizia. » 

« Parecchie sezioni della città sono state terrorizzate dai ladri. 
La condizione della sicurezza è tale che le Compagnie di assicura- 
zioni sono state indotte a creare un ramo speciale di affari colle 
assicurazioni contro i furti, e affermano che il rischio è quattro 
volte maggitire del rischio dell'incendio ! 

(c Pickpockets e ladri della gran via fioriscono. Alcune prostitute 
derubano gli uomini nelle case e nelle strade e i loro protettori 
della poli:(ia le prediligono tanto che intimoriscono, terrorizzano le 
vittime. » 

« Ladri di portafogli, di gingilli (flim-flam) vi sono numerosi e 
trovano vittime. Tutto ciò avviene per Vamicizia che la polizia ha 
coi ladri e per la complicità di coloro che devono sorvegliare la polizia. 
Wardmann Bisserr, Tuomo di fiducia del capitano Diamond, venne 
condannato pel sistema di truffe e di estorsioni della polizia. » 

(( La storia più rivoltante di tutte è quella delle donne di strada. 
(Quando noi incontriamo un cittadino che vive su guadagni di queste 
miserabili e disgraziate creature noi lo esecriamo e lo disprezziamo. 
Intanto non c'è dubbio che parecchi custodi in uniforme e armati 
della legge ricevono un tributo non ufficiale da quelle donne, dalle 
quali prendono il tanto per cento. Nob Nelson, il compagno del 
Deputato Commissario della polizia, ha lungamente fatto un pro- 
spero affare prendendo un profìtto di cinque dollari a testa da 
quelle donne sfortunate. Anche i piccoli negozianti e venditori di 
frutta pagano un tributo ai masnadieri della polizia, la quale nel- 
VEast Side ha ridotto a scienza questo sjruttamento dei piccoli ven- 
ditori. È stato provato che questi venditori occupano continuamente 



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DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 33 I 

e illecitamente delle porzioni dei marciapiedi senza essere molestati 
mediante le mance alla polizia. » 

« Insomma dovunque c'è una violazione delle ordinante del municipio 
si può essere sicuri che e' è la mano della polizia, » 

« Il più pericoloso sintomo della degenerazione della polizia è la 
insolenza e la brutalità che spiegano alcuni dei suoi membri, che 
presiedono il cosidetto pulì II policeman, eh' è uno strumento di un 
politician principale o di un camorrista del Dipartimento, può in 
generale fare tutto ciò che gli piace. Egli è inviolabile. » 

« Per tre anni per le corti e per le strade c'è stata una proces- 
sione di cittadini colle teste rotte; ma pochissimi di coloro che hanno 
commesso la violenza sono stati arrestati. Nella maggior parte dei 
casi le vittime non si sono nemmeno lamentate. Se la vittima si 
querela non riesce a nulla. » 

« La polizia praticamente è al discopra della legge. In tre anni sono 
stati frequenti i casi dì policemen presi in flagranza di atti crimi- 
nosi; ma quasi sempre questi furono direttamente il risultato del 
cattivo esempio dei loro superiori. » 

« Un anno fa i negri di una contrada furono attaccati dai prepo- 
tenti bianchi del luogo e furono assai maltrattati. Per due giorni 
durò questa specie di ribellione senza che la polizia avesse fatto un 
serio- tentativo per porvi fine e proteggere i negri. 

« I cittadini e specialmente i negozianti vedono cose orribili, ma 
non parlano per la paura di subire dei danni dalV oliganismo^ dalla 
teppa^ che gode l'amicizia della polizìa. » 

« .1 buoni policemen non mancano, specialmente tra i sottufficiali, 
(capipattiiglia), ma sono paralizzati dalla paura di avere la peggio 
dai superiori. La polizia è rinomata pel suo odio alla verità: la dege- 
nerazione sua si può misurare dalla forza fenomenale di nascondere 
o negare la verità. » 

« // peggio si è che il rimedio a questo grande male è quasi impos- 
sibile per la corruzione generale che fa apparire a tutti come lecito 
il male. Un giovane avvocato di talento venne a New York. Trovò 
che la Tammany,eT3i potente. Egli dimenticò i principii della sua 
casa e i propri sentimenti e si persuase che il successo era tutto. 
Oggi egli è un grande e ricco* avvocato. 

« Chiunque va a New York impara a violare la legge dai custodi 
della stessa legge, » 

a L'immigrante nuovo arrivato è un uomo onesto. Se se la intende 
colla polizia può andare innanzi; se vuole contare sulla legge e sulla 



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332 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

giustizia è rovinato. I^inisce col corrompersi come gli altri e col cre- 
dere che la corruzione in quello strano paese sia la cosa normale, » 

a Per la grande maggioranza del popolo della città i policemen 
sono i rappresentanti della città, della nazione, della costituzione. 
La polizia è il solo potere ufficiale o la sola autorità che conosca. 
E se questi policemen sono corrotti, immorali, brutali, che cosa di- 
viene il rispetto per la legge e per la nazioae? 

« L'immenso incremento dell'anarchismo nell'Est Side è dovuto 
in gran parte alla condotta della polizia. Tutto educa al vizio e alla 
violenza, a 

« La corruzione , i metodi , la condotta della polizia di Neiv 
York servono di modello a tutte le altre città, o 

« La grande battaglia per la riforma in New York, perciò, è una 
battaglia per la nazione ed occorre che in essa si spieghi il vero 
partriottismo ed il vero eroismo. » (Police corruption and Nation, 
Nella North American Review. Ottobre looi) (i). 

Ma chi è l'autore di questa formidabile requisitoria, che oscura 
dieci Schanzer e cento Saredo, e che non ha paura di citare nomi 
e fatti determinati? 

E il signor Frank Moss: un ignoto. Ma questo ignoto che trova 
ospitalità nella più grande rivista transoceanica è un antico Com-- 
missario della polita di New York ! 

Questi fiori del male che sbocciano rigogliosamente sul suolo della 
vita municipale americana dovrebbero indurci ad essere molto meno 
severi, assai più equanimi, nel giudicare le istituzioni analoghe eu- 
ropee; e noi latini, che il Dana Durand loda ed ammira spesso, do- 
vremmo essere meno corrivi nell'auto-denigrazione. 

Se nei corpi locali e neiramminrstrazione delle città la corruzione 
è cosi gigantesca ed impunita si potrà immaginare facilmente che la 
cancrena debba essere estesa più in alto. Ciò che si può supporre 
però, viene superato da quanto si potette constatare. 

In una recente pubblicazione, che nell'Unione ha ottenuto un suc- 
cesso colossale, dovuta ad un uomo coraggioso che ha un piede negli 
affari ed un altro nella politica, Thomas W. Lawson, si conchiude 
uno dei tanti capitoli consacrati ad illustrare i Trusts e i mi- 
liardari con queste parole : « La legislatura del Massachussetts è 



(i) Perfettamente identica è la descrizione della polizia di S. Francisco fatta 
dal De Norvins. 



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T-i-^-'^JP* -. 



DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 333 

« comprata e venduta come le salcicce e i pesci sul mercato e sui 
« moli » (i). 

Qualche filisteo ha protestato coatro questo linguaggio crudo ed 
anche volgare di Lawson, che non è uno stinco di santo. Il paragone 
colle salsicce e coi pesci forse offende V amor proprio degli uomini 
politici nord-americani , che non credono di valere così poco. Che 
costino di più si è rivelato dall'inchiesta sulla New York Life^ se- 
condo la quale 2,394,635 lire sono state consegnate dopo il 1900 al 
solo Andrew Hamilton per influire sulla legislazione dei differenti 
Stati; altre 3,100,000 lire sono stati spesi da altri per lo stesso scopo. 

L'estensione del male si può immaginare da quest'altro episodio: 
John H. Mitchell senatore e boss dell'Oregon essendo stato accusato— 
e condannato a sei mesi di prigione — per frodi nello accaparra- 
mento delle terre pubbliche fu difeso in un modo singolare dal suo 
avvocato Thurston, ex senatore del Nebraska. La. sua argomenta- 
zione fu semplice : l'accusato, egli disse, non è migliore o peggiore 
di cento altri senatori, tra i quali nominò Depew, il senatore delle 
ferrovie Vanderbilt, Dryden il senatore di una Compagnia di Assi- 
curazione e della Public Service Corporation di New Yersey, e i 
senatori delle ferrovie di Pensilvania.... Il povero Mitchell, egli con- 
chiuse, è, persegui tato dagli ipocriti moralisti dell'Est, che ne fanno 
di ogni colore e non è colpevole che di aver dato un appoggio mo~ 
rale alle Land companies ! 

Un altro scrittore, Lincoln Steffens, occupandosi più di recente 
della corruzione negli Stati Uniti ,. dice : a 11 Senato è il corpo che 
diviene sempre più predominante nella Repubblica ; nel Senato poi 
c'è un piccolo corpo, che comanda alla maggiore assemblea dell'U- 
nione : il Comitato direttivo (Steering Committee), 11 capo di questo 
Gomitato è il senatore Nelson W. Aldrich, ch'è stato descritto come 
il boss degli Stati Uniii, come 1' amministratore (general menager) 
della Repubblica. Il senatore Aldrich è un ricco uomo ed il padre 
spirituale del giovane Rockfeller e si assicura che egli rappresenti 
nelle sfere del governo il Trust dello zucchero e del petrolio o più 



(i) The Chapters that have gone before of « Frenzied Finance » by Tho- 
mas W. Lawson, of Boston. Reprinted from TheEveribody' s Magatine. The Ridg- 
way — Thayer Company, Pubblisheers. Union Square , New-York City, 1904. — 
Il Lawson denunziatore di corrotti e di banditi politici viene accusato da molte 
parti di essere anche lui un grafter y cioè un ladro, un bandito politico. Il Graft 
è l'innesto delia corruzione. I Grafters costituiscono una specie di massoneria 
brigantesca. 



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334 RAZZE SOPERIORT E RAZZE INFERIORI 

semplicemente New- York finanziario o Wall Street II carattere del 

senatore Aldrich si rileva meglio dalla sua azione nel Rhode Island, 

V che egli rappresenta a Washington. Il diritto di voto ivi è ristretto 

'■ ^ ai proprietari ; Tundecima parte della popolazione vi elegge più della 

V metà del Senato. La sovranità dello Stato cosi sta nelle mani dei più 

':'■ [ ricchi; i poveri e gli stranieri non hanno diritto di voto. I voti vi 

sono comprati e venduti colla maggiore sfacciataggine ». 

Il Governatore nel suo Messaggio del 1903 disse: in un numero 
considerevole delle nostre città la corruzione elettorale è così ge- 
nerale e vi dura da tanto tempo, che ha cessato di fare impressione 
' : e vi è considerata come un affare serio e normale. Il denaro che si 

paga per un voto, sia uno siano venti dollari, è chiamato: il pre:{^o 
del tempo. Il denaro dato air elettore non viene considerato come 
una corruzione, ma come un compenso pel tempo perduto nell'an- 
dare a votare. La corruzione nel Rhode Island vi è divenuta una 
;- istituzione, come la Chiesa o la proprietà; e non è conveniente at- 

taccarla. I tre uomini che hanno in mano il Rhode Island sono Mars- 
»| ' den I. Perry, William G. Roelker e Nelson W. Aldrich. Perry è 

l'uomo di affari, Roelker è l'uomo di legge; Aldrich è il politico del 
gruppo. Aldrich dagli affari gradatamente è assurto alla maggiore 
posizione politica ed incarna il cosidetto Rhode Island System {Ma-- 
clure's Magatine, Febbraio 1905). 

A questi dettagli, che, nella sfera del potere esecutivo teste sono, 
stati sinistramente illustrati dal cosidetto scandalo del cotone y cioè 
dalla criminosa azione dei maggiori funzionari del Ministero del- 
l'Agricoltura, che comunicavano anticipatamente i dati statistici sulla 
produzione del cotone ai giuocatori di borsa, — a questi dettagli, 
dico, si deve aggiungere questa semplice osservazione: .Rhode Island 
e Massachussetts, cui particolarmente si riferiscono Je notizie sulla 
corruzione profonda e generale dell'organismo politico, sono due 
Stati della Nuova Inghilterra, nei quali prevale maggiormente il vec- 
chio elemento anglo-sassone. ' 

In questa corruzione che non ha riscontro nella storia, come s' è 
visto, i miliardarii e i Trusts rappresentano la parte dei protagoni- 
sti. Se questi esercitano la corruzione siffattamente, ciò non fanno 
per semplice diletto, come sporta che deve servire per infamarne la 
memoria e tramandarla ai posteri maledetta e disonorata : essi vi 
trovano invece il loro tornaconto : colla corruzione , infatti, e con 
ogni sorta di raggiri, di frodi, di crudeltà e con tutta la gamma de- 
gli atti che il Codice penale punisce come criminosi, es3i hanno co- 
minciato ad accumulare il milione per arrivare gradatamente al mi- 



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"im^"' 



DOTT. NAPOLEONE COLA JANNI 335 



liardo ; ogni milione accumulato rappresenta una somma colossale 
di scelleratezze e di delitti consumati capitalisticamente non solo a 
danno della classe lavoratrice e della Unione Americana, ma mercè 
l'azione che i grandi Trust esercitano sul mercato mondiale, a danno 
di tutte le società : lokn Rockfeller, il Re del Petrolio, dice il Black-- 
wood's Magatine (Gennaio 1905) saccheggia il mondo intero! 

Che cosa siano tali Trusts e i loro uomini non si potrà mai arrivare 
a comprendere da chi non legga le documentate requisitorie del 
Lawson, che non sono state smentite e che non gli hanno procu- 
rato un sol processo, sebbene tali cose siano state annunziate e mi- 
nacciate ogni volta che Everybody's Magatine pubblicava una pagiilla 
losca della vita di questa Fren^ied Finance^ che opportunamente in 
italiano si potrebbe tradurre in Finanza brigantesca. Alla grandiosa 
disonestà di questi briganti della finanza — che giustificano tutte le ac- 
cuse dei socialisti, che spiegano anche come a Patterson e altrove 
neir Unione siano sorti delle vere scuole di propaganda ananar^ 
chica pel fattOj dove vanno a perfezionarsi gli spostati a tendenza 
criminale di tutta Europa — negli Stati Uniti, che mancano della 
chincaglieria ordinaria d^li ordini cavallereschi del vecchio conti- 
nente, è stata attribuita la nascita dell'ordine dei Cavalieri del, 
furto (i). 

E questi cavalieri del furto , tra i quali brillano i Pierpont Mor- 
gan, i Rockfeller, i Vanderbilt, gli Astor, i Whitney ecc. a tempo 
perso assumono la parte di Mecenati e di filantropi in casa propria 
e sono. oggetto d'invidia e di ammirazione sfrenata quando si de- 
gnano di percorrere l'Europa, dove non potendo adoperare il delitto 
per accumulare dollari , lo favoriscono per soddisfare la loro grot- 
tesca passione artistica di parvenus ! Informi il furto del piviale di 
Ascoli rubato per essere venduto al Re del Trust dell'acciaio. 

Il delitto posto illimitatamente ai servizi dei cavalieri del furto 
servi ad assicurare loro i primi milioni ; e questi servirono poscia 



(i) Claude Anet: Les chevaliers du voi aux Etats Unis. Nella Revue l'^-i^ 
Marzo 1905. Degnissimi di figurare tra i Cavalieri del furto , anzi di essere pro- 
mossi a commendatori f sono i direttori delle principali società di assicurazione: Hyde 
deìi'Equitabley Mac Curjày della Mutual Life, Mac Cali e Georges W. Perkins della 
New York Life e della Metropolitan Life. Tutti i giornali del Nord- America e pa- 
recchie riviste del vecchio continente ne hanno illustrato le geste ignominiose. Si 
legga in proposito L'Européen del 28 ottobre 1905 pag. 8 e 9. Degli scandali del- 
l' EquitabUy di Morton ex ministro della marina ed anche dei sindacati operai si 
è occupato pure Pierre Leroy Beaulieu neir Economiste francais dtì 1.5 luglio 2905.'. 



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33^ RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

per comprare elettori, deputati, senatori, municipi, legislature, che 
formarono i miliardi. 

Da Henry Grorges in poi i socialisti denunziarono questa terribile 
influenza depravatrice del dio dollaro; ora è venuto il Lawson a do- 
cumentarla specialmente nel Gap. V, The power of dollarSy dell'opera 
citata ; ma e* era stato chi non può essere menomamente sospettato 
di avversione per passione politica, proprio il miliardiario Carnegie, 
che aveva denunziata la prevalenza scandalosa e disonesta della plu- 
tocrazie nella vita politica americana (U Americanismo contro rim- 
perialismo nella North American Review), a cui si dovette la seconda 
elezione di Mac Kinley e la seconda di Roosevelt (i). 

Negli Stati Uniti come in Inghilterra, nel ramo secondogenito come 
nel primogenito degli Anglo-sassoni, il cultQ del Dio dollaro e della 
Dea sterlina ripercuote la propria influenza nefasta su tutta la vita 
privata e si traduce nello sfrenato desiderio del godimento nel lusso 
quasi sempre antiestetico, come osservò Ugo Oietti, e sempre paz- 
zesco (2). 

« Quando a New York capita di ritrovare e rivedere insieme un 
gruppo di gente tra magnifiche e dementi della enorme plutocrazia 
americana, di cui principalmente New York è la scena, ci si do- 
manda se abbia a nascere e ad apparire il Petronio nuovo, che, con 
eleganza di stile e mordace ironia di espressione, descriva e faccia 
immortali i nuovi Trimalcioni, Perchè, sotto l'aspetto del lusso, dello 
sfarzo, della prodigUità fantasiosa, i begli anni della Repubblica 
americana rassomigliano perfettamente agli anni, che la storia chiama 
bruttissimi, della decadenza dell'Impero romano ». 

« Le cifre enormi non sorprendono più. Chi si stupisce oramai se 
Vanderbilt spende 250 mila franchi per un automobile e la sig.* Cla- 
rence W. Mackay la stessa somma per una gran vasca da bagno 
tagliata in un sol blocco di marmo? Se il senatore Clank, impa- 
ziente d'aver le decorazioni in bronzo per la sua nuova casa nella 
Fifth avenue, si ricompra cinque grandi fonderie di bronzo, disdice 
tutti i contratti per altri lavori, e si serve di tutte e cinque unica- 
mente per le decorazioni che gli occorrono? Se i ricchi americani 



(i) Non ricordo con precisione il numero della North American Review io cui 
Carnegie pubblicò tale articolo. Sulla corruzione nella 2.* elezione di Mac Kinley 
si può anche leggere, nel num. di Decembre 1900 della stessa rivista, Tarticolo del 
suo avversario Villiam 1. Bryan. 

(2) La descrizione che segue vien tolta di peso da una corrispondenza del Cor- 
riere della 5era riprodotta da molti giornali italiani. 



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^1 -Y 



DOrr. NAPOLEONE COLAJANNl 337 

spendono 50 milioni Tanno per i loro circoli e più di 200 milioni 
per i loro j^achts ? Se soltanto il Corsair di Pierpont Morgan , il 
Nahm della signora Goelet e il Valiant di Vanderbilt rappresentano 
il capitale di un milione circa per ognuno dei tre jrachtsì^ » 

« E New York è la sola città di America dove si sono dati pranzi 
di mezzo milione, con portate del costo di circa tremila franchi cia- 
scuna, e si sono date mancie di 500 franchi ai camerieri e si son 
pagati 1250 franchi per un garofano: la sola città di America dove 
un albergo può avere un letto che costa 50 mila franchi ». 

« A Broadway e alla Fifth avenue — piene dei più eleganti e più 
sfarzosi alberghi e ristoranti e catfè — durante la breve stagione 
mondana, i proprietari di quei sontuosi ritrovi fanno dei guadagni 
enormi, quantunque abbiano impiegato un capitale di oltre 200 mi- 
lioni. Il cuoco del Delmonico, che ha uno stipendio annuo di 50 mila 
franchi, dà dei menus di 25 portate, che vengono a costare 250 fran- 
chi Tuna ». 

« Vi sono una dozzina di ristoranti e d'alberghi in cui, durante le 
stagione, si servono ogni sera dei pranzi a 250 o 600 franchi il piatto. 
È rimasta celebre la festa da ballo data lo scorso inverno da « Jimmy » 
Hyde , il famoso vice-presidente di quella Società d' assicurazione 
Equitable in intorno a cui si è poi elevato un così grande scandalo; 
la sola cena gli costò 75 mila franchi , quantunque il menu non 
fosse d'una eccessiva lunghezza e originalità ». 

« Ma questa cena fu servita a cinquecento invitati in una sala da 
ballo trasformata in modo da rassomigliare a una tenda piantata 
sull'erba del parco di Versailles e sotto il baldacchino vi erano cen- 
tinaia di cespugli di rose illuminati da variopinti bulvi di luce elet- 
trica. Intendiamoci : Settantacinquemila franchi servirono a pagare 
unicamente il pasto, non le decorazioni ». 

« Non occorre dire che le spese stravaganti cadono anche sui cagno- 
lini delle signore, i cui collari hanno sempre un valore considere- 
vole: una di queste signore s'è'fatto venire recentemente da Parigi 
pel suo cagnolino un collare che costa io mila franchi. E un*alira 
signora ha fatto costruire una casi speciale per la sua bestiola, una 
riproduzione esatta del* celebre cottage della Regina Anna con tap- 
pezzerie e tappeti da per tutto e cortine di pizzo alle finestre; e 
ogni giorno una speciale governante si reca ossequiosamente alla 
cuccia del cane, gli fa il bagno, lo pettina, lo arriccia, lo profuma 
e lo porta a spasso. Il prezioso animaletto non mangia e non beve 
che in piatti d'argento ». 

« Ma torniamo agli uomini... e alle donne ». 
23 - Col Aj ANNI 



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338 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

a Secondo calcoli accuratamente fatti, vi sono a New York ben 6 mila 
signore che spendono ogni anno in abiti più di 30 mila franchi 
ciascuna, cioè, tutte insieme, la ragguardevole somma di circa 200 
milioni. E dicono i maligni che, nonostante queste cifre, la maggior 
parte delle seimila signore rassomigliano a « manichini » di sarta e 
a vetrine di pizzi e di gioielli. Dicono anche che il più gran dolore 
di queste donne è di- possedere venti abiti e non poterne indossare 
che uno solo per volta. E, in fondo, esse non sono che la plebe 
della grande moda. Basta pensare che Tanno scorso la signora Lars 
Anderson (Boston) si presentò a un ricevimento reale a Londra con 
un abito che costava soltanto 2 milioni e mezzo! L'abito fu chia- 
mato (( chiaro di luna » un sogno di seta e di veli e di pizzi irra- 
diato dalla lucentezza uguale e delicata d' innumerevoli perle, dia- 
manti e smeraldi ». 

a Celebre quanto il vestito della signora Anderson è il pranzo dato 
lo scorso aprile al Cairo da Guglielmo Waldort Astor. I convitati 
sedettero intorno a una grande tavola quadrata — sette per ogni 
lato — sulla quale era riprodotto il deserto egiziano ». 

« La bianca arena era polvere di zucchero, sull'arena apparivano, 
squisitamente modellate, piccole figure d'uomini, di donne, di cam- 
melli e intere carovan:. V'erano delle piccole oasi formate di palma 
in miniatura, di verdura e d'acque correnti ». 

a Nel centro si erigevano le Piramidi e la Sfinge, col Nilo Huente 
e delle barche sopra e nelle barche degli arabi. Dopo i gelati fu 
portata una grande coppa con piccoli picconi e pale d'oro per i 
convitati, che furono pregali di eseguire degli scavi nell'arena del 
deserto ». 

« E dagli scavi vennero alla luce tanti pezzi di antica gioielleria 
egiziana quanti erano gli ospiti, a cui furono donati. Ciascuno di 
quei gioielli costava parecchie migliaia di franchi ». 

« A differenza di Waldort Astor, Howard Gould profonde il suo 
danaro in cose meno effimere ma non meno inutili. Nella sua villa 
d'estate egli ha costruita una vaccheria che gli costa quasi un mi- 
lione e mezzo e un pollaio del valore di quasi un milione; e si cal- 
cola che ogni uovo delle sue galline gli ven^a a costare 25 franchi. 
Non si può certo dire chs Howard Gould impieghi fruttuosamente 
il suo capitale ». 

« Nell'ultima esposizione ippica di Filadelfia è rimastra memorabile 
la prodigalità d' un milionario di Chicago, Hobart Moore. Pagava 
500 franchi il giorno un appartamento al Bellevue-Straford e ne 
spendeva mille pei pasti quando non dava pranzi, perchè allora — e 



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norr. napoleone colajannt 339 

ciò accadeva quasi ogni giorno — ogni portata gli costava da 300 
a 400 franchi e le poetate erano molte e i convitati parecchi, (i) ». 

Ebbene, chi lo crederebbe? Questa corruzione davvero terroriz- 
zante che si accoppia pericolosamente collo sviluppo rapidamente 
vertiginoso dell'Idea Imperiale, non spaventa, non preoccupa coloro 
che quotidianamente scagliano strali arroventati contro i latini e 
cantano le nenie sulla prossima loro morte 1 

A Giuseppe Sergi, che con tanta severità, intesa al bene ed al 
miglioramento della patria sua, ha descritto e giudicato la deca- 
denza della nazione latina^ questi difetti e questi segni di una spa- 
ventevole corruzione tra gli anglo-sassoni dell' America del Nord 
sembrano nei incalcolabili, che non li deturpano; ma se egli li guar- 
dasse colla lente dell' osservazione adoperata nel giudicare la de- 
cadenza di Roma gli apparirebbero come macchie incancellabili. 

Egli notò che « come un malato non trova riposo in nessuna po- 
a siziòne e tutti i suoi movimenti sono poco atti al fine, così una 
« nazione decadente dimostra in ogni fatto la sua disagiata condi- 
« zione. E allora i difetti e gli errori, che sarebbero stati trascurati 
« o nascosti in una nazione fiorente, appariscono con molta evidenza 
a ed aggravano il male. Perchè quando il disagio e il malessere sono 
a universali e turbano le funzioni elementari della vita sociale e 
a individuale, vien meno la ricchezza per diminuzione di attività, 
« ma non i bisogni, che rimangono insoddisfatti; nasce il desiderio 
« del meglio e si aumenta la scontentezza del presente; donde se- 
a guono movimenti e tumulti, rivolte e reazioni, mentre per assicu- 
« rare l'esistenza effimera, perchè l'attività sociale è debole e inerte, 
« si va alla caccia degli impieghi pubblici, e nasce così il funzio- 
« narismo, che dissecca le ultime sorgente delle nazioni, assumendo 
« carattere di parassitismo. » 

E infatti in America e in Inghilterra, lo splendore di ciò eh' è 
grande getta un ombra benefica su tutti i lati turpi; ma questi ingi- 
gantiscono rapidamente e tra breve, forse, oscureranno i raggi bril- 
lanti che si partono dai lati buoni. La decadenza in Inghilterra è 
in America non è che all'inizio e per essere avvertita si può aggiun- 
gere che, più che di una lente d' ingrandimento, c'è bisogno di un 
processo d' isolamento che sopprima i raggi dello splendore ancora 
esuberante in tutto il resto. 



(i) Anche il giornalismo nord americano njlle persone di Bennett, il proprietario 
del New York Herald, sbalordisce l'Europa per il lusso e la munificenza eserci- 
tata nei suoi viaggi in Europa col suo Yacht. 



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^ 






540 hazze superiori e razze inferiori 



Ma se della corruzione e dell' imperialismo degli aaglo-sassoni 
non si allarmano e non si spaventano francesi e italiani che sono 
dominati dalla passione della propria auto-denigrazione, se ne allar- 
mano e se ne preoccupano invece gli Anglo-sassoni, che studiano e 
conoscono le condizioni del proprio paese; e il proprio allarme e lo 
sdegno manifestano uomini appartenenti a tutti i partiti politici ed 
a tutte le classi sociali , come si può vedére da questi tre giudizi, 
che scelgo tra i tanti. 

I socialisti, a proposito degli scandali rivelati dal Lawson osservano 
che lo spettacolo di una grande nazione che assiste indifferente alle 
violazione delle sue leggi, al saccheggio dei suoi santuari finanziari 
e alla polluzione delle sue legislature e delle sue Corti di giustizia, 
probabilmente non ha riscontro nella storia. Nerone, che suona la 
cetra mentre Roma brucia, impallidisce come un esempio d' indif- 
ferenza, se lo si paragona con quello di una intera nazione che 
assiste alla depravazione dei ^oi tribunali come se si trattasse della 
depravazione di singoli individui. (The Contrade, Febbraio 1905 N° 2). 

L'azione rapidamente e profondamente devastatrice della passione 
dell'oro che domina al di là dell' Atlantico ha suggerito pagine di 
sdegno e di amarezza insuperabili allo Stead, 1' ammirevole rappre- 
sentante della borghesia onesta e intelligente. Egli scrisse : Ho se- 
guito la rapida evoluzione della democrazia sociale in Inghilterra; 
ho studiato l'autocrazia in Russia e la teocrazia in Roma e devo dire 
che in nessun luogo, nemmeno in Russia nei primi anni di reazione 
che seguì all'assassinio dello Czar, mi ha colpito l'abbietta sottomis- 
sione al dispotismo più disumano che prevale tra le masse dei cosiJ- 
detti liberi cittadini americani, quando essi si trovano di fronte allo 
onnipotente potere delle corporazioni. « La ricchezza — mi diceva un 
lavoratore, con amarezza — ha soggiogato ogni cosa. Ha conquistato e 
corrotto tutto: la stampa, la legislatura, i giudici, la chiesa, l'Uni- 
versità ». 

William Stead, che arriva a considerarsi nella sua visita a Chi- 
cago come un emissario panslavista che cerca far sollevare i rajahs 
cristiani contro la Turchia, continua : « Il contadino russo che sotfrc 
sotto un corrotto tchniwnik e curva la testa col fatalismo della sua 
razza, non è sottomesso tanto abiettamente alle esazioni illegali 
quanto il cittadino americano lo è all' infinita tirannia della sua plu- 
tocrazia... I cittadini americani sono sotto la tirannia della pluto- 
crazia come gli Ebrei sotto quella degli Assiri. La differenza è que- 
sta: gli Assiri di Chicago non vengono dalla Valle dell' Eufrate; ma 
1^. da Filadelfia 1 » (If Christ, ecc.). 

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DOTT. NAPOLEÓNE CÒLA JAN NI 34 1 

E Tultìma parola lasciamola airìUustre scrittore ed uomo di azione 
che volle negare la decadenza della razza anglo-sassone e che nobil- 
mente rappresenta l'aristocrazia e le classi più elevate della Grande 
Brettagna. « Neil' Inghilterra, dice lord Beresford, la corruzione del 
danaro ha corroso terribilmente la società. Negli Stati Uniti si sen- 
tono i rumori della tempesta che comincia.. La plutocrazia ogni 
giorno di più guadagna in forza dai due lati dell'Atlantico e la de- 
mocrazia rimarrà probabilmente schiacciata sótto il tallone di un 
tiranno peggiore di un Re vestito di porpora o di un dignitario ec- 
clesiastico che si arroga il potere temporale. La società inglese è cor- 
rosa dal cancro del denaro... Il più immorale passa innanzi al pub- 
blico come il più filantropo... » 

a La bellezza è fatta schiava dell'oro e Tintelligenza guidata dalla 
bellezza inconsciamente danza per mezzo dei fili mossi dalla pluto- 
crazia. Il Dio oro è venerato dalla razza anglo-sassone. Ecco il pe- 
ricolo che la minaccia. 

a II mare che minaccia di sommergerla non è quello delle irate 
onde delle razze latine o degli invidiosi ri /ali; altri sono i vermi 
roditori che albergano nel suo cuore : sono la pigrizia, l' indolenza, 
la immoralità lussuriosa; la perdita della maschiezza, dello spirito 
cavalleresco, del coraggio morale, della intrepidezza che la corrodono. 
Questo male, che sommerse Babilonia, la Persia, Cartagine, Atene, 
Roma ed altre nazioni ed altre razze nel passato, adesso minaccia 
la razza cui noi apparteniamo. Ma esse però non possedettero mai 
come noi il principio, il potere della democrazia I » (i). 

Questo omaggio alla forza risanatrice della democrazia è confor- 
tante in bocca di un tale uomo ; ma egli non avrebbe dovuto e po- 
tuto dimenticare che la democrazia è già minacciata fortemente tra 



(i) Mi sia consentita a questo punto una brevissima polemica. Una autorevole 
rivista inglese, Nature (iH settembre 1905) , a proposito della traduzione francese 
di questa opera mia edita dalP Alcan (Parigi 1905) mi rimprovera che io giudichi 
della corruì^ione anglo- sassone da quella degli Stati Uniti. Si «potrebbe domandare 
al critico inglese a quale nazione antropologicamente si potrebbe applicare la cor- 
ruzione latina... Onestamente ho constatato che negli Stati Uniti gli Anglo-Sassoni 
sono in minora..za; ma la corruzione inglese , come s' è visto , non scherza ! Un 
uomo come lord Beresford trova la corruzione ugualmente tra gli Anglo-sassoni del- 
l' Inghilterra e tra gli altri degli Stati Uniti. La sua buona compagnia mi mette al 
riparo di critiche di questo genere. Gli Anglo-sassoni non fanno buon viso al mio 
libro ; e si capisce. Serbano gii entusiasmi pei libri italiani, di cui i loro autori fini 
scono col vergognarsi. 



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'1^7 



•^2 RAZZE SUPERIORI K RAZZE INFERIORI 

gli anglo-sassoni dallo sviluppo del militarismo fatalmente connesso 
col principio imperialista. Nella bene constatata azione del cancro 
della corruzione del denaro e della immoralità lussuriosa , e* è del 
resto quanto occorre per ammettere , per confessione di un siffatto 
rappresentante della razza anglo-sassone, che la decadenza della me- 
desima è già molto inoltrata e che il Dio oro, // tiranno peggiore di 
un Re o di un Papa Re^ sta per stritolare col suo tallone la demo- 
crazia al di qua e al di là dell' Atlantico. 

Questa decadenza spaventevole della razza anglo-sassone potrà es- 
sere arrestata in tempo? Forse! La coscienza dei pericoli che incal- 
zano, la continuità della lotta interna che mantiene esercitate le fa- 
coltà buone in tutte le classi sociali, potrebbero operare il miracolo. 
E si può in esso sperare sino a tanto che il militarismo e Taccen- 
tramento non romperanno le molli poderosamente elastiche delle isti- 
tuzioni democratiche. 

Ed è da augurarsi che il miracolo si operi neir interesse stesso dei 
popoli e delle razze che non hanno raggiunto lo sviluppo e il grado 
di civiltà della razza anglo-sassone. 

Ma se nessuna sapienza di uomini di Stato e resipiscenza di masse 
potesse arrestare lo fatale andare non ci sarebbe da disperare. Le na- 
zioni passano; l'umanità resta, cammina e progredisce sempre! 



CAPITOLO XXV. 
La decadenza delle nazioni latine contemporanee 

A. Spagna — B. Francia 

La decadenza di Roma, il cui vasto impero non ebbe e non po- 
teva avere unità antropologica, è un fatto che rimane fuori di- 
scussione. Non 'fu un fenomeno relativo : vi fu il disgregamento 
politico , la decadenza economica , la corruzione morale, lo sfacelo 
di tutto l'organismo sociale. 

Si può con altrettanta sicurezza parlare di una decadenza delle 
nazioni latine contemporanee ? 

Si sa che dal concetto di nas^ioni . latine si esclude assolutamente 
l'elemento antropologico. Si tratta di aggregati diversi, che subirono 
l'azione della civiltà latina; che furono intellettualmente e moral- 



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nOTT. NAPOLEONE COLAJANNt 343 



mente latinizzate. L'importanza di questa latinijjaì^ione equivale e 
supera forse quella della sassoni^:^a^ione sinora operatasi soltanto 
tra razze antropologicamente affini, mentre la prima si compì sulle 
razze più diverse in ogni angolo dell'Europa e dell'Africa mediter- 
ranea prima e più tardi per mezzo della Spagna e del Portogallo in 
America. La latini{!^apone per la sua intensità ed estensione non 
può paragonarsi in un certo senso che all'azione dell'arianismo. 

Meno che mai potremmo parlare di decadenza latina riferendoci 
all'Ame-ica centrale e meridionale. La inferiorità presente delle po- 
polazioni, che abitano quella parte del nuovo mondo, di fronte agli 
Anglo-sassoni non si può negare , benché ci siano anche degli 
Anglo-sassoni — forse sotto l'influenza di particolari preoccupazioni 
religiose, — che ne affermano la superiorità morale (i). Si nega la 
decaden:{a dei latini nell' America centrale e del Sud per la buona 
ragione che ivi non ci sono, in prevalenza, i discendenti dei popoli 
che furono in Europa latinizzati. 

Non possono esservi per la natura demografica speciale dei colo- 
nizzatori — conquistatori spagnuoli o portoghesi. Infatti mentre al 
Nord gli anglo-sassoni emigrarono con le famiglie, gli spagnuoli e 
i portoghesi che s'impadronirono del Centro e del Sud-America erano 
prevalentemente celibi. Essi furono costretti ad unirsi con le donne 
indigene. Pearson, perciò, potrà fare un merito agli spagnuoli della 
azione più permanente, che non sia stata quella esercitata dagli inglesi 
sulle razze inferiori indigene venute a loro contatto assimilandole 
ed elevandole (2) ; ma in realtà l'opera loro fu una conseguenza ne- 
cessaria delle condizioni demografiche. Le quali fecero sì che ele- 
menti spagnuoli o portoghesi puri non vi rimanes^&ero affatto o vi 
rappresentassero una esigua minoranza. In tal guisa avvenne che 
nel 1876, dopo quattro secoli di contatto coll'Europa e dopo tre secoli 
di dominio della Spagna, nel Perù, sopra tre milioni di abitanti, due 
parlavano ancora dialetti quica (Novìcoìp). Agli indigeni sono anche 
frammischiati in larga misura i Negri, specialmente dopo l'abolizione 
della schiavitù. 



(i) Il maggiore I. Kerbey sostiene che c'è maggiore corruzione e decadenza a 
Pittsburg che in qualunque altra maggiore città del Sud America. NelPÀmerica del 
Sud, di cui fa una calorosa difesa, egli dice^ certe cose non si dissimulano ed ap- 
pariscono quali sono. Nel Nord invece al vizio della dissolutezza si aggiunge quello 
deir ipocrisia. (Latin americans in The Leader di Pittsburg. Riassunto nella Rivista 
interna^^ionale di sciente sociali e discipline ausiliarie. Febbraio 1904). 

(2) Roosevelt: L'ideai americain. Paris- A. Colin. 1904. pag. 164. 



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344 KAZZE SUPERIORI K RAZZE INFERIORI 

Nell'America centrale e meridionale, quindi, anche se perdurasse 
ancora dapertatto lo stalo di semi-anarchia, che la desolò per molti 
anni — e ciò non è — non si potrebbe parlare di decadenza di latini, 
ma di progresso d'indigeni e di negri, dovuto come s'è visto, ai tanto 
calunniati decaduti latini. 

La decadenza latina per tali motivi non può essere studiata che in 
Europa presso le tre nazioni principali , che vi rappresentano la 
civiltà latina : Spagna, Francia e Italia. 

Noto anzitutto per le due prime, che esse subirono quello stesso 
processo evolutivo ^che si osservò per Roma, per Venezia, per TOlanda. 
Il potere e la ricchezza dettero le vertigini; la corruzione s'infiltrò negli 
strati sociali dirigenti; l'imperialismo condannò allo sforzo e all'esau- 
rimento provocando alla lotta organismi politici che si erano len- 
tamente formati. Taine ha riassunto meravigliosamente neìV Ancien 
Regime la decadenza francese e negli svolgimenti successivi la esplo- 
sione di energia e di violenza dei nuovi strati, che assursero al do- 
minio politico in seguito alla grande rivoluzione. 

A) Spagna, — A smentire le fantastiche teorie che attribuiscono 
la grandezza ad altre razze e la escludono per le latinizzate se non 
bastasse la Francia di Luigi XIV, della Rivoluzione e dell'Impero, 
ci sarebbe l'esempio della Spagna. Fu cosi potente che si diceva: 
quando la Spagna si muove , // mondo trema. Venne anche per essa 
l'ora della decadenza. 

Per la Spagna — escludendo la discussione di tutte le ipotesi su ciò 
che sarebbe avvenuto, se la tempesta, il vento mandato dal Signore, 
secondo la semplice e sincera confessione di Raleigh, non avesse 
distrutto la Invincibile Armata — il processo di decadenza fu accele- 
rato e intensificato dal lungo parassitismo coloniale (Leroy-Beaulieu), 
Altre peculiari condizioni contribuirono a dargli proporzioni, che a 
taluni lo fanno apparire irrimediabile. 

Alle cause generali di decadenza, infatti, ivi si aggiunse un pro- 
cesso vero, eccezionale di artificiale e violenta selezione regressiva : 
i migliori furono distrutti o scacciati. La prevalenza cieca del sen- 
timento religioso, il celibato, il monachismo, distrussero l'energia, 
la volontà; la conquista dell' America, la guerra dei Comuneros sotto 
Carlo V ; la repressione del protestantesimo sotto Filippo 2"; l'In- 
quisizione coi suoi In pace e coi suoi Autodafé^ e il cui spirito ne- 
fasto aleggia sempre sulla nazione anche molto tempo dopo eh' è 
caduta l' istituzione (San^n del Rio) ; 1' espulsione dei Mori e degli 
Ebrei ec. operarono una rapida, straordinaria e violenta eliminazione 
dei migliori elementi (Galton, Lapouge). Alcune di tale cause di 



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-*. *ÌT 



nOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 345 

decadenza meritano un cenno speciale; e tra queste l'influenza eser- 
citata dalla conquista dell' America. 

Il pervertimento prodotto dalle colonie americane, dicono alcuni, non 
potrebbe spiegare la decadenza della Spagna, perchè altre nazioni 
colonizzarono e non decaddero: ad esempio l'Inghilterra. Ma il dre- 
naggio che subì l'Inghilterra non può essere comparato a quello della 
Spagna. Le colonie inglesi non generarono la convinzione che l'oro 
verrebbe da altri paesi. Ai metalli preziosi dell' America la Spagna 
accordò la preferenza sui tesori più reali e più duraturi del suolo e 
dell'industria. Arricchiti dalle miniere del nuovo mondo, gli spagnuoli 
presero l'abitudine di domandare agli altri paesi ciò che il proprio 
avrebbe potuto produrre... Una specie di regresso psicologico rav- 
vivò in Ispagna le idee e i sentimenti corrispondenti ai modi pri- 
mitivi di acquisto delle ricchezze (Fouilléé). Una serie di governi 
dispotici e privi d'intelligenza favorì lo sviluppo di tutte le qualità 
inferiori nelle masse : l' indolenza, il misoneismo, la vanità, il for- 
malismo retorico. L' influenza deleteria dei cattivi governi sul sen- 
timenló morale delle masse, dice la Pardo Bazan, fece cadere in tale 
discredito il diritto, che il nome di giustizia in Ispagna fa ancora 
sorridere e fremere ; si teme la giustizia molto più dei malfattori. 
Come in Sicilia: dove lo stato di animo cagionato dai fattori politici 
generò la mafia, 

Fuvvi uno spagnuolo moderno, Jean Valera, che nell' Accademia 
spagnuola nel 1875 sostenne che il potere assoluto e l'inquisizione 
non contribuirono alla decadenza della Spagna... Ma non può ne- 
garsi che r abbiano isolata dal mondo civile. Quest' opera dei cattivi 
governi fu tale che generò la tradizione popolare secondo la quale 
all'origine del mondo la Spagna domandò al creatore un bel cielo, 
un bel mare, bei frutti, belle donne, ed ottenne tutto. Chiese pure 
un buon governo e le fu risposto: No, sarebbe troppo; la Spagna 
sarebbe allora un paradiso terrestre (Fouilléé) (i). 

Sono note le vicende storiche del secolo XIX che tolsero alla Spa- 
gna il dominio coloniale e l' influenza politica nel mondo. La sua 
decadenza divenne evidente ; dolorosa la sua condizione, che del resto 
giudichiamo più nera, perchè la misuriamo alla stregua della dimi- 
nuzione recente di dominio politico e della depressione degli animi, 



(i) A chi crede che certe attitudini industriali siano una qualità di razza ricor- 
diamo ch'erano celebri, oltre tante altre industrie, le arm^ di Toledo e i panni di 
Segovia. A Segovia 3400 operai confezionavano 2500 pezze di panno; a Siviglia 
nel 15 15 c'erano 16000 telai per la seta e 130000 operai. 



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^s-\:^'- Tr^f'T.jti^^i^ 



■"^"^ 



346 



RAZZE SUPERIORI K RAZZE INFERIORI 



che produsse nella penisola. Gli ultimi avvenimenti — la perdita di 
Cuba e delle Filippine, ecc. — non tarderanno ad esercitare sugli 
spagnuoli un' azione benefica. A Barcellona, nella Catalogna, si nota 
un progresso industriale ed economico ; dapertutto e' è già un risve- 
glio vigoroso politico e intellettuale; si avverte la sventura subita; 
si fortifica la volontà di riparare ai mali passati, di cui si studiano 
e si comincia a riconoscere le cause reali. Perciò, col Fouillée col 
Reich e con tanti altri, ritengo che sia. prossimo il risorgimento della 
Spagna, che verrà affrettato dalla guerra implacabile che alcuni buoni 
elementi — specialmente repubblicani e socialisti — hanno intrapresa 
contro il militarismo e il gesuitismo, che la trassero a rovina, che 
sono ancora potenti nella Corte, ma che perdono terreno nel paese. 
Un avvenire non lontano, speriamo, darà una brutale smentita 
— e quante la storia non ne ha date ai profeti ? —- al Vacher de La- 
pouge, che in nome delVantroposociologia scrisse : « La Spagna è oggi 
un cadavere, e lo stesso mare non difenderà forse più a lungo il suo 
territorio contro l'azione dei popoli vigorosi e invadenti di popola- 
zione. Il suo turno sembra segnato, dopo quello della Cina e della 
Turchia; essa è un Marocco di Europa, che sarà preso dal più ardito 
(UAryen ecc., pag. 343) (i). 

B) Francia. — È più facile e più lieto il compito nel trattare 
delle presenti condizioni della più grande nazione latina. 

(i) Sulle condizioni della Spagna e degli spagnuoli di America dal punto di vista 
etnico si riscontrino : 
Rafael Altamura. — Cuestiones liispano-americanas. Madrid, 1900, particolarmente 

i cap. in e IV. 
Id. — Psicologia del pueblo espanol. Barcellona, 19. 
Santiago Alba. — Prologo alla trad. spagnola del libro di Demolms : A quoi tieni 

la superiorité des Anglo-saxons. 
O. Bunge. — Nuestra America ^ con prefazione di R. Aliamira, Barcellona, 1903. 
C. Gòmez Palacios. -^ La ra:(a latina. Buenos -Aires, 1898. 
Telesforo Garcia. — Por la ra^a^ Mexico, 1902. 
Ernesto Quesada. — Nuestra ra^a. — Buenos Aires, 1900. 
Victor Arreguine. — Kn qué consiste la superioridad de los latinos sobre los anglo- 

sajones, Buenos- Aires, 1900. 
E. Rodò. Ariel. Montevideo, 1900. 

Lectura americanas pubblicata nella La Espana modernay da due anni in qua. 
Luis Morote. — La moral de la derota, Madrid, 1900. 

Quest' ultimo scrittore dall' ultimo disastro vorrebbe trarre il maggiore profitto 
per la correzione della mentalità e della educazione spagnuola. Azione oltremodo 
benefica in questo stesso senso esercitano la Liga national de productores, La Ca- 
mera dei Alto Aragon sotto l' impulso di Joaquim Costa. 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 347 

La Francia è in decadenza } Lasciando da parte le burbanzose e 
infondate aspirazioni di pochi alldeutsche^ che credono neiresclusiva 
supremazia presente e futura del mon io germanico, continuando ed 
esagerando l'orgoglio hegeliano, noi non possiamo trovare giudici 
ingiustamente severi contro la Francia... che nella stessa Francia! 

Conosciamo già gli antropo-sociologi alla Lapouge e alla Muffang: 
essi dalle loro utopie scientifiche sono costretti ad ammettere Tin- 
feriorità e la decadenza di una nazione popolata da... mw/r -è la pa- 
rola adoperala dal primo, come venne ricordato, per ispiegare la di- 
minuita natalità del proprio paese — e che ha uno scarsissimo nu- 
mero di dolicocefali, alti e biondi. 

Partendo da principi diversi, movendo dall'osservazione storica e 
non dal presupposto biologo, c'è stato un altro scrittore francese, 
che può fare da pendant a Giuseppe Sergi nell' ammettere la deca- 
denza latina e sopratu^to la francese; esso sintetizza in maniera bril- 
lante ed incisiva tutti i difetti reali o immaginari dei latini e ne 
profetizza la scomparsa nella civiltà futura. Alludo a Leon Bazal- 
gette (i). 

Questo bizzarro e paradossale scrittore, che ha il pregio di essere 
la eco fedele di ciò che molti pensano, divide il mondo in latino o 
cattolico e germanico o protestante (2). Il mondo latino impersona 
nella Francia, che considera come la grande decaduta e la rappre- 
sentante del mondo civile, che subì un doppio disastro morale prima 
colla romanizzazione dei Galli e poscia colla latinizzazione dei Fran- 
chi. Questo processo di trasformazione degli uni e degli altri non 
riuscì ehe allo sviluppo trionfale del verbalilismo morboso. I rap- 
presentanti della vera civiltà invece si trovano in Germania; e dessa 
è civile perchè ha il culto... della forza 1 

Questo signor Bazalgette, personifica nella F ancia il mondo latino 
e lo chiama un mondo femina, che seduce non per la semplice forza 
di attrazione del sesso , ma pei suoi capriccci, per la sua stranezza 
pel suo illogismo , per la sua debolezza , per la sua sentimentalità, 
pel suo incauto equivoco (pag. 139). 

Che cosa e quanto e' è di vero nella asserita decadenza della 
Francia ? 

Nella inchiesta sulla questione intrapresa e pubblicata dair£'wro- 



(i) Le problème de Vavenir latin. Paris 1903. Ltbrairie Fischbacher. 

(2) Mentre il Bazalgette scorge nel dominio del cattolicismo il segno indelebile 
della inferiorità della Francia, il Brunetière si vede la prova della sua superiorità. 
Non si direbbe che i due monosillabismi si elidano a vicenda? 



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34^ RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

péen (i) c'è una risposta, che potrebbe bastare ad eliminare la di- 
scussione. È di Bernard Shaw, un inglese, che trova tanto assurdo il 
dubbio da dire : che bisogna che essa lo sia in realtà giacché vi sono 
dei direttori di giornali che pongono delle quistioni così stupide. 

Le risposte di questa inchiesta sono davvero esaurienti sotto tutti 
i punti di vista e dispensano da qualunque più minuta indagine; 
decisive davvero quelle che vengono dai rappresentanti più illustri 
delle razze e delle nazioni , che sotto molti aspetti sono antagoni- 
stiche della Francia: della Germania e della Gran Brettagna; ven- 
gono, poi , da tali uomini , che escludono assolutamente il sospetto 
che siano state date per compiacenza e per cortesia verso la dire- 
zione di una rivista. 

Uno storico come Bryce, politici come Dilke o Courtney; econo- 
misti come Marshall sanno che il loro no reciso li impegna di fronte 
all'opinione del mondo intellettuale e politico ; e Bryce , tanto mi- 
surato, alla domanda : La Francia è in decadenza ? risponde laconi- 
camente ; No ! mille volte no ! 

Non contentiamoci di questo laconismo ed analizziamo la situa- 
zione della Francia dal punto di vista politico, intellettuale ed eco- 
nomico. Non vi comprendo il morale per non ripetere ciò che esposi 
precedemente (Gap. 13.°, 14." e 15.°). 

i** Decaden:{a politica. Se la grandezza politica consiste nel po- 
,tere imporre la propria autorità agli altri Stati, certamente la Francia 
è in decadenza, poiché non è più possibile che essa eserciti in 5^u- 
ropa quella egemonia che ebbe sotto Luigi XIV, durante la rivolu- 
zione e l'impero. Ma quali altri Stati possono esercitarla? 

Per un momento parve che la Germania dovesse sostituirla ; ma 
sin da quando fu conclusa la Duplice alleanza l'equilibrio fu rista- 
bilito. L*^ equilìbrio fu rotto di nuovo colla disfatta della Russia; ma 
nuovi aggruppamenti internazionali si sono verificati, che lo rista- 
biliscono. V entente della Francia è divenuta davvero cordiale col- 
r Inghilterra e coli' Italia. Se la Repubblica ha subito uno scacco nel 
Marocco lo si deve alla mania di supremazia in Africa, portata al- 
l' estremo da Delcassé, che in Europa preparava la revanche, 

L' Inghilterra , che sembra la più potente , ha sentito paura del 
proprio splendido isolamento e non contenta àoìVentente colla Francia 
ha cercato appoggio al Giappone nell'Asia. Ad isolare realmente la 
Germania e ad indebolirla è riusci a la politica inframmettente 
e pericolosamente donchisciottesca di Guglielmo II (2). 

(i) Numeri del 26 marzo, 2 e 9 aprile 1904. 

(2) La natura e la portata degli ultimi avvenimenti politici sono state acutamente 



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DOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 349 

Quanto fallace e poco consistente sia la grandezza e la preminenza 
politica intesa in senso materiale e volgare ce lo apprende in questo 
momento il declinare della potenza moscovita. E le alleanze si di- 
segnano suir orizzonte con centri di gravità diversi dagli antichi e 
che serviranno ad eliminare le velleità di supremazia in questa o in 
quell'altra nazione (i). 

Rimane, intanto, la grandezza politica interna, che scaturisce lam- 
pante dal consolidamento della repubblica, che si democratizza e 
diviene sempre più repubblicana e dalla lotta trionfale contro il 
clericalismo , che avrà — ce lo auguriamo — risultati più duraturi 
che non abbia avuti il Kultarkampf in Germania (2). 

Quale altro grande Stato in Europa, attraverso ostacoli e pericoli 
giganteschi — il 16 maggio, il Panama, il boulangismo, V affaire 
Dreyfus — ha saputo compiere i progressi politici interni che si pos- 
sono ammirare in Francia? 

2.** Decadenza intellettuale. Sospettarla semplicemente è una be- 
stemmia. La Francia se non sta alla testa delle nazioni nelle arti, 
nelle scienze, nella letteratura certamente a nessuna è seconda; molte 
ne sopravvanza nella letteratura e nelle arti tra quelle che si dicono 
appartenenti alle ra^:[e superiori. E, vedi contraddizioni umane !, i 
nord-americani, dice Fouillée, che declamano sulla decadenza latina^ 
che ne ricercano le cause, ricorrono alla Francia per gli artisti che 
devono costruire i loro più grandiosi monumenti 1 E alla Francia, 
eminenti scrittori anglo-sassoni come il Fiske, assegnano il merito 
di essere stata l'ordinatrice della catena della scienza e della filosofia, 
di cui le altre nazioni non avrebbero dato che la trama; alla Francia 
per mezzo di A. Comte il merito di avere creato la sociologia 1 E se 
nella, diffusione della istruzione elementare — che non dà la misura 
della potenzialità e della efficienza intellettuale, come fu avvertito— 
essa rimane ancora al disotto della Germania, progredisce, però, a 
grandi passi e supera la Gran Brettagna. 

Brandes, Wundt, De Roberty, Bjoernson , Picard, Max Nordau, 
Wells, Lemonnier, Browningec, hanno risposto come essi soli pote- 



analizzate da A. Ular ntìÌB. Revue del i^ novembre 1905. (Francesi, Inglesi e Te- 
deschi dinaniii alla guerra europea). 

(i) Non m'intrattengo del vasto impero coloniale che la Francia si è costituito 
in Àfrica e in Asia e che forma T invìdia della Germania^ perchè non sono ammi- 
ratore della politica coloniale a base di violenza e la credo causa di debolezza. 

(2) Beyerlein , V autore di Yena oder Sedan , nelle inchieste dell' Europeen 
(26 marzo) valuta al giusto questo fenomeno. 



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350 RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

vano farlo su questa pretesa decadenza intellettuale^ negandola. Ma 
un iìatnmìngo meno nolo ha posto dei paralleli efficaci, che non si 
possono né riassumere, né mutilare. Eccoli quali li ha posti Albert 
Mockel. 

a Due nazioni in Europa, la Francia e T Inghilterra, mi sembra 
che dominino tutte le altre. La forza brutale può colpirle; esse ri- 
mangono vittoriose per T intelligenza, per l'energia dei loro uomini 
e per la grandezza del loro carattere. Nella folla mondiale esse sono 
r aristocrazia dello spirito. Sono invidiate e denigrate: è segno che 
esse regnano ». 

« Dal fatto che la Gran Brettagna è un' isola ed a cagione di un 
indirizzo più pratico dell'abitudine mentale, il genio inglese mi sem- 
bra più particolarista , come disse Taine. Il genio francese ha più 
universalità e perciò più irradiazione. Si tratti d'idee o di beltà, esso 
spande la gloria. L' Inghilterra tanto ricca di poeti, non ha uno scul- 
tore , non ha un musico. La Francia al contrario possiede tutto ; e 
questa è la sua forza incomparabile. Non vi è una sola scienza e 
non vi è una sola arte che essa non eserciti con fortuna. Essa è il 
popolo più armonico e più completo, come il suo Louvre è il museo 
più completo ». 

« Le statistiche dimostrano sicuramente che le esportazioni della 
Francia sono inferiori a quelle della Germania; si può constatare 
intanto che il cambio rimane favorevole e che occorrono più di 20 
marchi per fare 25 franchi. Sono un poeta e perciò non sono versato 
nell'economia politica; ma mi sembra che nelle quistioni di questo 
genere si dimentichi volentieri la mercan:{ia intellettuale , di cui le 
dogane non parlano. Che importa alla ricchezza totale della nazione 
che io venda meno ferro, se vendo più musica, più statue, più quadri ? 
Che importa che mi si acquisti meno seta se i miei libri tradotti in 
tutte le lingue , se le mie produzioni drammatiche rappresentate su 
tatti ì teatri stranieri fanno entrare dei milioni nelle mie frontiere — 
e se la beltà delle mie grandi città , la gloria delle mie collezioni, 
la saggezza dei miei uomini di scienza, il gusto da per tutto sparso, 
attirano qui da tutte le parti del mondo, i viaggiatori, che mi por- 
tano il lóro oro? » 

(c Singolare degenerazione quella del popolo francese l In iUosotìa 
può mostrare un Ribot e un Tarde. Nella pittura e nella scultura 
la sua arte governa le tendenze di quasi tutta l'Europa; colla scuola 
di Franck e con Debussy esso rinnova la musica e trasporta nel mondo 
dei suoni le qualità di cui il Parnasso e il simbolismo — entrambi 



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WK^^mfn 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNT -^^I il' 

francesi— hanno dotato la poesia. Non vi è alcuna forma dell' este- 'p^ 

tica, in cui alcuni dei suoi non siano al primo rango ». 'L 

« Altre nazioni contano nelle lettere grandi glorie viventi : Tol- '^ 

stoi e Gorki, Ibsen e Bjoernson, Swinbùrne e^ Meredith. Ma la Fran- «^ 

eia rimane sola (forse colla Inghilterra) a possedere ancora una let- \ 

teratura ed è alla sua fiamma multipla che vengono a scaldarsi le ,*■ 
giovani intelligenze da ogni parte. Quale arte se non T arte francese - f^ 

prendono per guida gli scrittori nuovi del Portogallo e del Brasile, 'f. 

un D'Annunzio in Italia, e i nobili poeti della giovane scuola te- ,y*:- 

desca ? Uno di essi mi diceva recentemente la ragione di questa at- -^^ 

trazione, indicata pure da recente da un critico inglese: solo la Francia >^ 

ha conservato il senso estetico della lingua. Se la letteratura fran- '| 

cese è ammalata, come si assicura, la sua malattia è forse quella di "'ì 

possedere troppi talenti. Cito: un pensatore e uno stilista due volte '^ 

ammirevole come Anatole France; Barrés, Louys, André Gide; dei J^. 

drammaturgi: Mirbeau, Schuré, Gurel, Hervieu; dei poeti: Heredia, ,-[:\ 

Dierx e Mendés, Regnier, Kahn, Quillard e parecchi altri 1 Ed a chi . ji^ 

se non alla Francia, dalla quale si vantano di discendere, riattac- ..r^ 

care le opere di Moréas, di Merrill, di Griffin e della maggior parte r 

dei poeti nati nel Belgio? » f'Ò 

« Si parla davvero di decadenza?... Perdonate l'ingenuità di un / 
Vallone di Liegi: io credea che si parlasse di un apogeo! » 

Penso che la enumerazione del Mockel sia incompleta; ma a- "^ 

vendo egli accennato alla malattia della letteratura francese non è r 
male ricordare che il clinico tedesco, che l'ha più minuziosamente 

analizzata e diagnosticata. Max Nordaux in DegeneraT^ione^ ha do- ^' 

vuto esporre in lingua francese i pensieri sulla medesima, i suoi Ì 

Paradossi e le sue Menzogne convenzionali ed ha subito talmente ^ 

r attrazione di Parigi e della Francia da ricordare quella subita da ': 
Enrico Heine. 

La lingua francese 1 Ma basterebbe questa per formare l'orgoglio 

intellettuale di un popolo ; essa è lo strumento più fino, più deli- , - '^ 
cato, più adoperato per esprimere il pensiero universale (Reich, pa- 
gina 178). 

La mentalità francese l Forse si esagera; ma quale altra nazione 
potrebbe avere maggior diritto di rispondere come ha risposto un 
suo difensore ? 

« La mentalità francese, dice pinot, è la quintessenza della civiltà 
e dei progressi universali, arricchiti dai frutti del suo genio ad una 
volta comprensivo e creatore. Nel corso dei secoli, la Francia è di- 
venuta una specie, di opificio gigantesco delle idee ad uso degli altri 



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35^ RAZZE SUPERIORI E RAZZE INFERIORI 

• 

paesi e degli altri popoli. Le materie prime talora sono proprie, 
tal'altra vengono d' altrove. Che importa del resto la loro prove- 
nienza? Rielaborate alla francese esse fanno il giro del mondo e a- 
limentano le nazioni incivilite ». 

E lo stesso Jean Pinot certamente si lascia trascinare dall' an- 
tico chauvinisme quando orgogliosamente raccomanda di non di- 
menticare che in mezzo a tutti i popoli, è ancora la Francia che 
ha meno pregiudizi etnici e il sentimento più innato dell* ugua- 
glianza degli individui; che essa sarà, come amava dire uno dei 
poeti più gloriosi e più espressivi del suo genio storico — Victor 
Hugo — il cuore e il cervello degli altri popoli 1 (i) Ma è innegabile, 
però, che in quanto ad intellettualità proteiforme la Francia può avere 
degli uguali, non dei superiori e che bestemmia chi ne proclama la 
decadenza. 

3° Decadenza economica. Su questo terreno i denigratori dei Latini 
e della Francia si sentono in una migliore situazione; ma non è 
minore il loro errore. 

Sul terreno economico si giudica erroneamente la condizione della 
Francia perchè si prende per decadenza ciò eh' è o può essere svi- 
luppo meno rapido rispetto a qualche altra nazione : ad esempio, la 
Germania. 

Ma per ricondurre la manifestazione al suo giusto valore causale 
ed escluderne qualunque influenza di razza basta porre il confronto 
tra la Germania e la Gran Brettagna. Ne risulta che da venti anni in 
qua i progressi industriali, commerciali, navali, finanzieri della Ger- 
mania sono assai più rapidi di quelli della Gran Brettagna (2). Il 
paragone dovrebbe sembrare disastroso per la Francia se posto con 
la Gran Brettagna; e chi conosce il grande sperpero di forze che 
la prima ha fatto in un secolo nelle guerre europee e in quella del 



(i) Le prejugé ce. Quatrième panie, Chap. IV. 

(2) Quali furono i progressi economici della Germania e quanti* più rapidi di 
quelli della Gran Brettagna in Francia è stato detto e dimostrato in centinaia di 
articoli di riviste di ogni colore. I rapporti dei consoli inglesi sono in proposito i 
più convincenti e i meno sospetti. In diverse opere si può trovare la più ampia do- 
cumentazione in proposito e sopratutto in : L' essor ùidustriel et commercial du 
peuple Allemand di Georges Blondel. (3' Edizion Paris. La rose Ed. 1900); Hi- 
stoire économique de V AngleterrCy de VAllemagne, des Etats Unis et de la France 
di Ed. Thery (Paris Chez V Economiste Européen , 1902). Interessantissimo, come 
riassunto, per dimostrare V inferiorità intellettuale, scientifica e tecnica, industriale 
e commerciale dell* Inghilterra V articolo già citato di Th. Rothstem : La crise 
industrielle en Angleterre. 'Nel Mouvement socialiste, 17 Dicembre 1903}. 



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r 



DOTT. NAPOLEONE COLAJANNI 



353 



Messico; chi conosce che la Francia perdette 1 suoi possedimenti 
coloniali durante le guerre della rivoluzione e del primo Impero, che 
andarono ad arricchire l'Inghilterra; chi tien conto del salasso di 
cinque miliardi in un colpo fattole dalla Germania non porrebbe 
sorprendersi della inferiorità della evoluzione economica della prima. 
Pure il paragone non riesce svantaggioso alla Francia. Lo ha posto 
il Thery ed è riuscito a questi risultati: 

Comparazione a sessant'anni d' intervallo del capitale necessario 
per avere T 1 *»/o secondo i corsi dei fondi di Stato 



1837 


1897 


Aumento 


Fondi di Stato 


Cono 

89,10 
1 10,00 


Capitale 
per avere 
.1 •/« 


Fondi di Stato 


Cono 


Capitale 
per avere 


del capitale 


30/^ inglese 
5 % francese 


29,70 
22,00 


2 3/4 7o inglese 

3 o/o francese 


112,20 
102,50 


40,80 
34,16 


37,37 ^/o 

55>27 » 



Passando dai fondi di Stato agli altri indizi della prosperità di un 

paese e facendo il paragone col metodo dei numeri-indici (index^ 

numbers) e della totali^^a^ione si ha questa progressione (secondo 
Mulhall) per V Inghilterra : 

1840 1870 1897 

Popolazione ....,..,. 100 121 150. 

Commercio 100 480 623 

Navigazione 100 322 957 

Industria mineraria 100 310 (3o2 

Manifattura lessili ..:... lóo 252 3<k) 

Chincaglieria 100 430 390 

Istruzione pubblica 100 i(32 251 

Agricoltura 100 120 105 

Introiti bilancio 100 140 185 ' 

Ricchezza pubblica 100 208 287 

1000 2540 4120 

Media 100 254 412 

Per la Francia la progressione per altri nove elementi fu la 
seguente : 

24 COLAJANNI 



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354 



Razze superiori e -razze inferiori 



* 
t 





Valori in milioni 


Numeri indici 




1840 


1870 


1897 


1840 


1870 


18»7 


Popolazione (migliaia) . 


34» 124 


38,330 


38,580 


100 


112 


1 12 


Commercio estero . . 


1,442 


6,228 


7»554 


100 


432 


524 


Navigaz. marittima (mi- 














lione tonn.) .... 


3,027 


10,954 


25,276 


100 


361 


835 


Produzione carbone . . 


3^003 


I 3,509 


30,337 


100 


449 


I,OIO 


Ghisa, ferro, acciaio. . 


475 


2,393 


4,263 


100 


504 


897 


Agricoltura 


7,000 


14,000 


16,000 


100 


157 


228 


Introiti bilancio . . . 


1.234 


2,2(17 


3,484 


100 


184 


2H2 


Ricchezza pubblica . . 


51,488 


119,403 


i9^»235 


100 


231 


381 


Casse di risparmio . . 


192 


7H 


4.271 


100 


372 


2,224 




900 


2,802 


0,494 


Media 


. 


. 


. 


. 100 


-^11 


721 ( 






I 



È evidente che Tindice medio totalizzato che in Inghilterra passò 
in cinquantasette anni da 100 a 412, in Francia subì un aumento da 
loo a 721. 

È serio, è onesto parlare di decadenza economica della Francia 
rispetto all'Inghilterra nello insieme dei suoi termini? 

Anche ammettendo che il Thery abbia esagerato — e per la ric- 
chezza, tutti i calcoli essendo stati fatti col metodo De Foville, si 
potrebbe affermare eh' egli si è tenuto^ al disotto del vero — e non 
abbia posto con precisione i confronti, nella peggiore ipotesi si dovrà 
riconoscere che l'evoluzione economica della Francia negli ultimi 
sessantanni non è stata inferiore a quella dell' Inghilterra. 

Per apprezzare al giusto tale evoluzione bisogna, però, illustrare 
più intimamente alcuni termini e aggiungerne qualche altro. 

Un termine di cui non ha tenuto conto il Thery è il salario dei la- 



(i) J. Thery: Histoire économique de VAngleterre, de VAllemagne, des Etats 
Unis et de la France, Pari», chez V Economiste européen. 1902, p. 53 a 57. Nel 
citato articolo critico della Nature mi si rimproverò che tra i termini della evo- 
luzione inglese non si comprese quello sulle casse di risparmio. Il rimprovero è 
meritato; ma non va al mio indirizzo, sibbenc a quello dell'irlandese Mulhall. Per 
parte mia ho diminuito la difformità dei termini eliminandone uno dalla Francia; 
quello degli incassi della Banca perchè non c'era un equivalente tra quelli inglesi. 
Del resto si sa che questi confronti e il metodo della totalizzazione hanno un 
valore non rigoroso. Riducendo a sette i termini totalizzati perfettamente analoghi 
tra 1' Inghilterra e la Francia ( popolazione , commercio , navigazione , produzione 
mineraria, agricoltura, introiti bilancio e ricchezza pubblica) la progressione inglese 
tra il 1840, 1870 e 1897 diventa: 100,243,415; quella francese diviene: 100,347,609. 
Rimane sempre superiore la evoluzione economica della Francia. 



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DOTT. NAPOLEONE COL A J ANN! 3S5 

voratori. Ora indubbiamente i salari sono più alti in Inghilterra che 
in Francia ; giudicando, però, dai dati di Parigi e di alcune grandi 
città della Gran Brettagna Tincremento fu più rapido in Francia tra 
il 1870 e il 1896 : del 25,5 °/o in Francia; del 14,6 nella Gran Bretta- 
gna. Sicché il salario medio ch'era di un dollaro e 30 centesimi nella 
Gran Brettagna e di un dollaro e 6 centesimi in Francia nell'anno di 
partenza (1H70) lo troviamo rispettivamente ad un dollaro e 49 cent, 
e un dollaro e 33 centesimi nel 1896 (i).. 

Se fosse anche maggiore la differenza attuale— di circa 85 cente- 
simi di lira italiana — essa non potrebbe compensare la superiotà 
enorme della Francia dal punto di vista dell'agricoltura e della di- 
stribuzione della ricchezza, poiché é noto che le condizioni dell'agri- 
coltura e delle classi agricole costituiscono un punto nero per la 
Gran Brettagna, che ha anche attaccata al piede quella palla di piombo 
che si chiama l'Irlanda (2). 

È veramente enorme poi la superiorità sociale della Francia dal 
punto di vista della distribuzione della ricchezza. Prevalgono le 
grandi fortune fondiarie e mobiliari in Inghilterra; invece le medie 
fortune sono molto più numerose in Francia nel possesso della 
terra , dei titoli di rendita pubblica ed in tutti gli altri valori mo- 
biliari (3). 

Non si potrà, intìiie, giudicare della evoluzione economica della 
Francia senza tener conto specialissimo di uno dei termini, il primo 
ch'entra a far parte del numero indice totalizzato: la popolazione. 
L' aumento rapido o lento della popolazione costituisce un fattore 
automatico importantissimo nella evoluzione della ricchezza na- 
zionale complessiva. Esso significa: aumento nel lavoro, nella pro- 
duazionc, nei consumi, nella importazione ed esportazione. Se l'au- 
mento della popolazione é più rapido della ricchezza, il quoziente 
della ricchezz*a media individuale potrà diminuire producendo un 



(i) Wages in the United States and Europe, fìullettin of the Department of 
Laàor. Washington. N. 18. Settembre 1898. 

(2) Per le condizioni dell' agricoltura oltfe innumerevoli pubblicazioni inglesi si 
riscontri la grande inchiesta parlamentare inglese (1892 1897) e la recentissima pub- 
blicazione già citata di Rider Haggard: Rural England (Longman, Green and G.^ 
London 1903). Me ne sono occupato ampiamente in; Per la economia e pel da\io 
sul grano, Roma. 1902, presso La Rivista popolare. 

{3) Si riscontrino in proposito le note pubblicazioni di Leroy Beaulieu, De Fo- 
ville , Turquan e Neymarck ec. Molti dati sono stati riprodotti da F. S. Nitti : 
La ricclie{^a dell'Italia, Napoli. L. Pierro. 1904. 



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35^ kAZ25E SdPERIÓft! E RAZZE INFERIORI 

senso di malessere sociale ; ma la ricchezza totale della nazione au- 
menterà sempre. 

Paragonando T aumento della popolazione della Gran Brettagna 
con quello della Francia si scorge che il numero indice della prima 
passa da loo a 150 dal 1870 al 1897 e quello della seconda da 100 
a 113. In cifra assoluta, alla data dei censimenti, la popolazione della 
Gran Brettagna dal 1840 al 1900 aumenta da 27,188,000 a 42,045,000; 
quella della Francia da 32,400,000 a 38,962,000. Indubbiamente se l'au- 
mento della popolazione francese fosse stato uguale a quello della 
inglese nella Repubblica avremmo avuto un più rapido e forte au- 
mento della ricchezza. 

E qui, per lo appunto si leva alta la voce di coloro che suonano 
le campane a morto sulla decadenza latina: il segno più sicuro della 
decadenza della Francia , sinanco la previsione della morte prossi- 
ma, lo scorgono e lo additano con una rara concordia nella sua di- 
minuita natalità che le ha fatto perdere il posto che teneva sessan- 
tanni or sono facendola passare in Europa, per popolazione, dal se- 
condo al quinto posto. 

Non si addice qui una discussione, nemmeno sommaria, sulle cause 
della diminuzione della natalità francese ; la reputo superflua perché 
per parte mia non esito ad attribuirla a bene inteso malthusiani- 
smo ; la ritengo cosciente, voluta e non effetto di modificazioni bio- 
fisiologiche. Nella seconda ipotesi si tratterebbe davvero di una de- 
generazione grave, pericolosa. 

Ma che cosa signilica e quali conseguenze avrà questa diminuita 
natalità ? Gli antropo-sociologi si sbizzarrivano a vedervi un male 
inerente alla ra:{:{a — non alla cosi detta ra^^a latina^ perchè la na- 
talità in Ispagna e in Italia si mantiene alta—; ma dacché si è coii- 
statato che la diminuzione è anche più rapida tra gli Anglo-sassoni 
della Gran Brettagna, degli Stati Uniti, dell'Australia, essi sono co- 
stretti ad ammutolire. La spiegazione etnica non si regge più e si 
deve convenire che se la Francia degenera perchè diminuisce la sua 
natalità si avviano a degenerazione identica tutti gli Anglo-sassoni ! 

Il vero è questo : la diminuzione della natalità corrisponde ad una 
data fase della evoluzione della civiltà — e per me questa fase è più 
elevata della precedente — ; la Francia ha preceduto le altre nazioni 
nella manifestazione demografica, perchè le ha precedute pure nella 
civiltà (i). 



(i) Difesi la Francia sotto questo aspetto sin dal 1888 neiropuscolo : Francia! 
La grande degenerata. Nella inchiesta àoìV Européen sono di accordo con me Murray, 




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p. , ■ w^^^^^mmmm 



nOTT. NAPOLEONE COLAJANNl 357 

Chi parla, adunque, di degenerazione della Francia farnetica e non 
merita fede: o ne ignora la storia e le condizioni presenti, o non 
sa valutare i fenomeni che indicano regresso o progresso: o accecato 
da passione politica e da pregiudizi etnici incoscientemente calunnia 
quella che fu ed è una grande nazione, un faro di civiltà e di libertà 



CAPITOLO XXVI. 

*^ ♦ 

La decadenza delle nazioni latine ,%: 

' . .*» 

C. Italia ; 

Uno dei maggiori spropositi che si commette da storici e sociologi '^ 

è quello di parlare della decadenza dell' Italia , riferendosi, per la •..^' 

vita della medesima, ad un epoca anteriore al i86o, come si potrebbe .^ 

parlare della Francia, della Spagna o dell'Inghilterra. Infatti dalla / \ti 

caduta dell'Impero romano sino al [860 non vi fumai in Italia una \;y_^ 

compagine nazionale, uno Stato, nel senso moderno; ci furono bensì -i 

delle contrade, che ora fanno parte geograficamente e politicamente ? 

dell'Italia, le quali furono sottoposte al dominio di Roma e che vis- ^ 'v 

sero, prima sotto la sua egemonia, e, dopo la catàsfrofe dell'Impero, '^:^ 

in condizione di semi o di completa indipendenza. Ma dal fatto che J] 

dopo il cennato disgregamento dell'impero romano non sorse dalle r; 

sue rovine una na:{ione italiana, uno Stato unitario italiano, come t 

erano sorti gli Stati unificati della Spagna, della Francia e dell'In- V 

ghilterra, a torto si trasse argomento per affermare la sua decadenza. ;..; 

Se la mancata formazione dello Stato Unitario costituisse una de- 
cadenza, e logicamente non può considerarsi che come un arresto j 
di sviluppo, il caso dell'Italia non autorizzerebbe a generalizzare il . 
fenomeno a tutte le nazioni latine. La Spagna e la Francia nel prò- . • 



Ekhoud , Max Nordau , Novicow ecc. Ne trattai più ampiamente nel Gap. IX di 
questa stessa opera. 

Non uso ad adulare individui o collettività non esito a riconoscere che in Francia 
ciò eh 'è assai deplorevole è la lentissima diminuizione della mortalità. Se la morta- 
lità francese discendesse — le sue condizioni economiche lo consentirebbero — a 
livello di quella della Nuova Zelanda, deiringhilterra, delta Svezia ecc* in ogni anno 
in Francia vi potrebbe essere una eccedenza di nati sui morti dì tre a quattrocen- 
tomila, I demograti se ne occupano e questa salutare diminuzione non potrà tardare. 



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358 HAZZE SUPER rORI E RAZZE INFERIORI 

gresso di unificazione non precedettero la stessa Inghilterra? E la 
Germania, che apparterrebbe alle ra^!^e superiori, non subì vicende 
politiche perfettamente identiche a quelle dell'Italia? e non vide 
la formazione della sua nazionalità e del suo organismo politico 
assai tardivamente e isocronamente all'Italia? Dov'è dunque la de- 
cadenza propria, caratteristica, delle nasoni latine sotto questo 
aspetto? 

Perchè si vegga quanto impropriamente, quasi calunniosamente, 
si parli di decadem^a delle nasoni latine per il mancato parallelismo 
nello sviluppo e nella organizzazione politica dell'Italia con quello 
di alcune altre nazioni, sarà opportuno analizzare le cause o con- 
dizioni, che agirono nel produrre l'arresto di sviluppo della prima. 
Per parecchi secoli dopo la caduta di Roma mancò ogni accenno dì 
superiorità tra gli anglo-sassoni. Tutto ciò che si era conservato di 
civiltà antica e tutto ciò che si elaborava e che doveva riuscire alle 
nuove forme di civiltà si riscontrava esclusivamente tra le nazioni 
ellenizzate o latinizzate; e specialmente in Italia. I superiori, si può 
dire, non erano ancora nati. Furono superiori, invece, per qualche 
^; secolo nella notte del medio evo, e brillarono per civiltà vera i 

f'-' prototipi delle razze inferi(fri attuali : gli Arabi in Africa, in Sicilia, 

in Ispagna.... (i) 
X^ Venne l'epoca gloriosa, superba, insuperabile dei Comuni italiani; 

»#'' e i superiori ancora non si facevano vivi. Quei Comuni splendidi 

^^ per civiltà, benché piccoli e divisi e in lotta aspra tra loro, espli- 

carono una forza materiale considerevole e fiaccarono volta a volta 
1^^ gli eserciti alemanni, spagnuoli e francesi. Ma la decadenza soprag- 

giunse sotto forma di guerra civile e di gelosie regionali, che impe- 
dirono in Italia la formazione di uno stato nazionale e la resero 



(0 Non pochi avvenimenti dolorosi, specialmente le gesta delia mafia, la sua 
^^. alta delinquenza, i tumulti frequenti seguiti da sanguinose repressioni, hanno ri- 

chiamato negli ultimi tempi la pubblica attenzione degli Italiani e degli stranieri 
sulla Sicilia; è opportuno» perciò, ricordare, senza rimontare a Siracusa ed alla 
fase preellenica ed ellenica , che essa nel medio evo precedette le repubbliche 
continentali non solo nella civiltà, ma anche nella potenza politica esercitata nel 
Mediterraneo e nell'Africa settentrionale sotto gli Arabi, i Normanni e gli Svevi. 
Su questo periodo glorioso e di prosperità, che non fu fugace, ma durò, alcuni 
& ^ secoli si devono leggere sopratutto le opere classiche